Deprecated: YoastSEO_Vendor\Symfony\Component\DependencyInjection\Container::__construct(): Implicitly marking parameter $parameterBag as nullable is deprecated, the explicit nullable type must be used instead in /var/www/vhosts/medicalive.it/httpdocs/wp-content/plugins/wordpress-seo/vendor_prefixed/symfony/dependency-injection/Container.php on line 60

Deprecated: Happy_Addons\Elementor\Classes\Assets_Cache::__construct(): Implicitly marking parameter $widget_cache_instance as nullable is deprecated, the explicit nullable type must be used instead in /var/www/vhosts/medicalive.it/httpdocs/wp-content/plugins/happy-elementor-addons/classes/assets-cache.php on line 30
Redazione, Autore presso Medicalive - Pagina 10 di 174

Medicalive

Malattie reumatiche e coinvolgimento polmonare, intervista al dott. Provenzano

Come si interviene in reumatologia quando, nel paziente, la patologia ha un coinvolgimento polmonare? Ne abbiamo parlato con il dott. Giuseppe Provenzano, Responsabile UOS Reumatologia “Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello” Palermo, in occasione dell’8 Focus Reumatologico dal tema “Gestione delle malattie reumatologiche nell’era del post-covid” svoltosi il 9 e 10 dicembre 2022 all’Hotel Poggio del Sole di Ragusa. Il congresso è stato organizzato da AV Eventi e Formazione con la responsabilità scientifica del dott. Mario Bentivegna, responsabile del Centro Integrato Ospedale/Territorio di Reumatologia presso l’Ospedale di Scicli e Coordinatore della Rete Reumatologica ASP 7 di Ragusa. L’intervista è stata realizzata dal direttore di Medicalive Magazine, Salvo Falcone

Malattie reumatiche e fisioterapia, intervista alla dott.ssa Cristiana Bentivegna

Il contributo della Fisioterapia nella sindrome fibromialgica. Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Cristiana Bentivegna, Fisioterapista in “Fisiomedica”, in occasione dell’8 Focus Reumatologico dal tema “Gestione delle malattie reumatologiche nell’era del post-covid” svoltosi il 9 e 10 dicembre 2022 all’Hotel Poggio del Sole di Ragusa. Il congresso è stato organizzato da AV Eventi e Formazione con la responsabilità scientifica del dott. Mario Bentivegna, responsabile del Centro Integrato Ospedale/Territorio di Reumatologia presso l’Ospedale di Scicli e Coordinatore della Rete Reumatologica ASP 7 di Ragusa. L’intervista è stata realizzata dal direttore di Medicalive Magazine, Salvo Falcone. Vai allo special per vedere tutte le altre interviste realizzate durante l’8° Focus Reumatologico

Acireale, gestione del rischio infettivo nel pre e post-Covid

La pandemia ha lasciato un segno, ha tracciato una netta linea di demarcazione nell’assistenza ospedaliera. Il Covid, “spietato” (poiché ad esso si ascrivono molti decessi) ma per certi aspetti anche “innovativo” (in quanto ha stimolato una maggiore adesione alle misure efficaci come l’igiene delle mani), ha imposto cambiamenti in sanità: da quelli strutturali (per distinzione dei percorsi pulito/sporco) a quelli organizzativi (per es. la conversione dei posti letto). Le Direzioni Sanitarie e le Direzioni Mediche di Presidio di tutti gli Ospedali si così sono trovate a svolgere, a supporto dei clinici, le funzioni igienico-organizzative proprie della specialità di appartenenza, mettendo in atto le misure emanate dalle istituzioni nazionali e regionali. Per fare un bilancio sulla gestione del rischio infettivo prima e dopo il Covid, si sono così riuniti all’Ospedale di Acireale, lunedì 12 dicembre, i medici delle Direzioni Sanitarie e delle Direzioni Mediche di Presidio della Sicilia, nel corso di un evento ECM organizzato dal Centro di formazione S.G. Apostolo di Catania (diretto dal dr Gabriele Leanza) e patrocinato dall’ASP di Catania e dall’ANMDO Sicilia, la responsabilità scientifica del dr Rosario Cunsolo, direttore medico dello stesso Ospedale S. Marta e S. Venera di Acireale. All’attenta e cospicua platea di partecipanti hanno dato il loro saluto diverse autorità: Maurizio Lanza e Antonino Rapisarda, rispettivamente direttore generale e direttore sanitario dell’Asp di Catania; Pietro Castellino, direttore Scuola Facoltà di Medicina, Università degli studi di CT; Ignazio La Mantia, presidente dell’Ordine dei Medici di Catania;Sebastiano De Maria, presidente regionale ANMDO;Gianfranco Finzi, presidente nazionale ANMDO (quest’ultimo in collegamento on line da Bologna). All’evento ha partecipato pure (collegata on line da Palermo) l’assessore regionale della salute, Giovanna Volo. La stessa, nel sottolineare come per la prima volta a rivestire tale ruolo istituzionale sia stato designato un medico igienista, ha espresso parole di compiacimento per l’iniziativa e di vicinanza alla classe medica. “C’è bisogno di creare una forte sinergia tra le varie componenti della sanità regionale, compreso il privato e il volontariato, per dare al cittadino servizi più adeguati ed affrontare al meglio varie problematiche: dall’abbattimento delle liste di attesa all’accesso ai Pronto Soccorso. Insieme, con i vostri suggerimenti, porteremo avanti un programma e lasciare basi solide in modo tale che nel futuro gli altri possano costruire su ciò che adesso verrà messo in campo”. Nel corso della prima sessione, moderata da Luigi Aprea (direttore sanitario dell’AOU Policlinico di Palermo), la prof.ssa Martina Barchitta (associato di Igiene dell’ateneo catanese e coordinatore nazionale del GISIO-SItI,) ha trattato il tema “Epidemiologia e sorveglianza delle ICA: prima e dopo l’emergenza Covid”, sottolineando come la nostra Regione abbia aderito anche all’ultimo studio di prevalenza regionale, nell’ambito dell’indagine europea e nazionale, che si è svolto a novembre scorso con una estesa partecipazione delle strutture siciliane. Durante la relazione sono stati presentati i risultati del progetto SPIN-UTI che evidenziano l’impatto della pandemia Covid-19 sulle ICA e sull’AMR nelle terapie intensive, e che è stato nuovamente avviato per l’edizione 2022-2023. Ha destato molta attenzione, tra i discenti “addetti ai lavori”, la sessione dedicata al processo di sterilizzazione con autoclavi, dettagliatamente esposta da esperti nazionali come Marisa Perin e Francesca Marcello (Veneto) nonché da Giovanni Capello (Piemonte). Detto processo, infatti, rientrando tra i cardini della sicurezza a garanzia e tutela della salute dei pazienti, richiama i direttori sanitari ad una costante vigilanza per la verifica del livello di aderenza alle numerose procedure propedeutiche e finali della sterilizzazione con autoclavi a vapore saturo. Anche la sessione successiva, moderata da medici igienisti e direttori sanitari di lunga esperienza (dr.ssa Anna Rita Mattaliano, direttore medico PO San Marco di Catania e dr. Salvatore Scala, direttore dipartimento ospedalità pubblica e privata ASP di Catania) nonché dalla prof. Margherita Ferrante (ordinario di Igiene dell’Università di Catania), ha fatto registrare particolare interesse per la trattazione di argomenti di grande attualità: l’igiene delle mani, quale principale e più efficace misura di prevenzione (Salvatore Galeano, coordinatore inf. del PO San Marco di Catania). La valutazione della pulizia e i sistemi di sanificazione, secondo approcci ora tradizionali (il monitoraggio del livello di pulizia tramite l’uso del bio-luminometro) ora innovativi (l’utilizzo di apparecchiature che aerosolizzano in nube secca il perossido di idrogeno (Dora Castiglione, dirigente Direzione Medica del PO San Marco di Catania). Le misure di isolamento, articolate secondo il livello di esposizioni in precauzioni standard e precauzioni aggiuntive ed oggetto di audit specifici (Angela Cantarella in collaborazione con Michele Grasso, rispettivamente dirigente della Direzione Medica e referente infermieristico UOC Medicina, entrambi del PO di Acireale). La tracciabilità contro il rischio contenzioso, con una vigilanza permanente finalizzata a prevenire l’accadimento di eventi avversi (Antonino Di Benedetto, direttore medico del PO Ingrassia di Palermo); ICA e ruolo della formazione, con la prospettiva di nuovi scenari per una diversa e stratificata modalità formativa (Angelo Gambera, responsabile UOS Formazione dell’AOU Policlinico di Catania). Interessanti anche il dibattito e le conclusioni che, moderate da Rosario Cunsolo, sono state affidate ad altri professionisti ed esperti nella materia di competenza: Cettina Barbagallo (responsabile delle attività infermieristiche del PO di Acireale); Anna Colombo (dirigente responsabile del Rischio clinico e Educazione sanitaria, ARNAS Garibaldi di Catania); Patrizia Settanni (dirigente responsabile UOS Formazione dell’Asp di Catania; Vincenzo Parrinello (dirigente responsabile del Rischio clinico e Educazione sanitaria, AOU Policlinico di Catania).

Angelo Azzurro Onlus rilancia il connubio tra ambito psichiatrico e artistico

Nella suggestiva cornice dell’Aula Consiliare “Giorgio Fregosi” di Palazzo Valentini, sede della Città metropolitana di Roma Capitale che ha concesso il patrocinio, si è svolta la presentazione della Collana Angelo Azzurro Edizioni, un progetto editoriale di Angelo Azzurro Onlus, un’Associazione Socio-Sanitaria che opera nella Capitale da oltre un decennio, utilizzando molto spesso l’Arte come via vantaggiosa per combattere i disturbi mentali e lo stigma nei confronti di essi. Molti dei progetti riabilitativi che la Onlus romana porta avanti con successo da diversi anni sono legati alla creatività intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. “Solo attraverso la conoscenza e la cultura si può combattere la stigmatizzazione in ogni forma”, ha sottolineato la Presidente di Angelo Azzurro Onlus, la psichiatra Stefania Calapai. In questa prospettiva si inserisce l’iniziativa Angelo Azzurro Edizioni, nata nell’estate dello scorso anno, che registra già diverse pubblicazioni, dedicata alla memoria della prof.ssa Ivana Donati Calapai. Un connubio tra ambito psichiatrico e artistico che si esprime pienamente nei libri che sono stati presentati a Palazzo Valentini: Le dinamiche dell’arte tra disagio e terapia; Io no; Immagini dalla pandemia – archetipi, traumi, visioni. La Collana Angelo Azzurro Edizioni, diretta dal Dott. Giuseppe Capparelli, segna l’avvio di una serie di pubblicazioni specializzate nell’approfondimento di tematiche sociali connesse a teatro, arte, letteratura, poesia, psichiatria, psicanalisi. “Siamo felici di ospitare a Palazzo Valentini questa iniziativa organizzata da Angelo Azzurro Onlus che racconta il suo impegno decennale nel combattere i disturbi mentali e lo stigma attraverso l’arte. Un lavoro pregevole descritto nella Collana Angelo Azzurro Edizioni, che ricalca molte delle azioni in favore dei più deboli che stiamo portando avanti nella nostra politica sociale con la Città metropolitana di Roma. La programmazione di azioni specifiche – ha dichiarato la Consigliera Delegata alle Pari Opportunità della Città metropolitana di Roma, Tiziana Biolghini – che abbiamo avviato con tutte le Associazioni del Terzo settore, operatori e istituzioni, faranno in modo di venire incontro a quelle che sono le specificità delle persone fragili che hanno bisogno di essere valorizzate nella loro peculiarità e dignità individuale. Ringrazio la Presidente Stefania Calapai, per averci dato lo spunto di riflessione per tornare a ribadire che educare alla conoscenza di queste fragilità ci consentirà di affrontarle in maniera più condivisa possibile, per umanizzare il percorso di recupero dei soggetti fragili”. “È estremamente importante per me questa prima tappa di Angelo Azzurro Edizioni a Palazzo Valentini – ha sottolineato, nel suo intervento la Presidente di Angelo Azzurro Onlus, Stefania Calapai. Ringrazio vivamente la Consigliera Tiziana Biolghini delegata alle Politiche Sociali, Pari Opportunità, Cultura, Trasparenza e Anticorruzione della Città metropolitana di Roma Capitale per la solidarietà e l’empatia dimostrata ad Angelo Azzurro Onlus. La lotta allo stigma della malattia mentale è un percorso difficile che deve essere portato avanti con forza e tenacia da tutti noi. L’impegno mio e di tutto il comitato tecnico scientifico per la realizzazione di questa Collana editoriale ha come scopo quello di sensibilizzare il prossimo sui problemi legati alla Salute mentale, dai quali nessuno è escluso, soprattutto in periodi difficili come quelli che viviamo tra pandemie e guerre”. Il dibattito, moderato dagli addetti stampa delegati, Alessio Morganti e Barbara Speca, e al quale hanno partecipato alcuni degli autori dei testi, è stata un’ottima occasione per riflettere sulle complesse strutture della mente alla luce del sottile legame tra Psichiatria e Arte, e degli innumerevoli sconvolgimenti provocati sulla psiche di tutti noi dalla traumatica esperienza della pandemia, con effetti gravi o più o meno gravi ma, in ogni modo, segno tangibile di una forte emergenza emotiva, molto diffusa. Tra i relatori il dott. Fabio De Chirico – Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura – e il dott. Francesco Cro, psichiatra, giornalista e scrittore, Direttore Salute Mentale Viterbo C e il dott. Alessandro Bellotta – Psichiatra Psicoanalista ed Autore Didatta Arpa (Associazione per la ricerca di Psicologia analitica). Durante la presentazione, l’attrice Alessandra Mosca Amapola ha letto alcuni brani del monologo Io no della scrittrice Mariafrancesca Murianni, corredati e accompagnati da una proiezione delle illustrazioni dell’artista Pasquale Ninì Santoro. Come ribadito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la tutela della Salute mentale è una priorità e occorre riflettere su quali sono le vie per perseguirla. Angelo Azzurro Onlus sostiene in particolare scrittori e artisti che dedicano parte del proprio operato all’argomento. In questo contesto, attraverso varie iniziative collegate all’Arte Contemporanea (laboratori e pubblicazioni) l’Associazione svolge un’essenziale operato socio-sanitario. Supportando le attività di psicoterapia più tradizionali, l’Arte rappresenta un mezzo privilegiato per meglio interpretare le complesse strutture della mente. Ha concluso la conferenza stampa Mina Welby, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, da sempre impegnata nel sociale – una vita a sostegno di molte battaglie per il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’essere umano – molto legata alla missione e all’operato di Angelo Azzurro Onlus. Mina Welby ha posto l’attenzione sull’importanza di temi come l’autodeterminazione della persona; l’assistenza infermieristica che affianca il medico di famiglia; l’aiuto psichiatrico e psicologico alle mamme già da prima della nascita dei loro figli, e ovviamente dopo; le scelte di vita e fine vita; la vita indipendente delle persone con disabilità.  

Spondiloentesoartriti, intervista al dott. Salvatore D’Angelo

Diagnosi e cura delle Spondiloentesoartriti. Ne abbiamo parlato con il dott. Salvatore D’Angelo, Dirigente medico UOC Reumatologia AO “San Carlo” Potenza, in occasione dell’8 Focus Reumatologico dal tema “Gestione delle malattie reumatologiche nell’era del post-covid” svoltosi il 9 e 10 dicembre 2022 all’Hotel Poggio del Sole di Ragusa. Il congresso è stato organizzato da AV Eventi e Formazione con la responsabilità scientifica del dott. Mario Bentivegna, responsabile del Centro Integrato Ospedale/Territorio di Reumatologia presso l’Ospedale di Scicli e Coordinatore della Rete Reumatologica ASP 7 di Ragusa. L’intervista è stata realizzata dal direttore di Medicalive Magazine, Salvo Falcone. Vai allo special per vedere tutte le altre interviste realizzate durante l’8° Focus Reumatologico

8° Focus Reumatologico di Ragusa, un successo. Intervista al dott. Mario Bentivegna

Il Focus Reumatologico, giunto quest’anno all’ottava edizione, si è confermato un grande successo per la qualità degli interventi di natura scientifica e per la grande partecipazione registrata. Due giorni in cui, grazie all’input del dott. Mario Bentivegna, responsabile del Centro Integrato Ospedale/Territorio di Reumatologia presso l’Ospedale di Scicli e Coordinatore della Rete Reumatologica ASP 7 di Ragusa, si è discusso di Reumatologia in connessione con le altre specializzazioni in una visione multidisciplicare e interdisciplinare. Il congresso è stato organizzato da AV Eventi e Formazione. L’intervista è stata realizzata dal direttore di Medicalive Magazine, Salvo Falcone.

Salute, nuova Rete oncologica siciliana

Si rafforza, con il potenziamento della Rete oncologica siciliana (Reos), il patto di salute tra il Sistema sanitario regionale e i cittadini. La svolta, con l’offerta di nuovi percorsi terapeutici e nuovi servizi alla popolazione, è stata presentata oggi a Palermo, allo Steri, nel corso di un seminario organizzato dalla Regione Siciliana, tramite l’assessorato della Salute.   «Lo sviluppo della Rete oncologica siciliana – dice il presidente della Regione Renato Schifani – si traduce nella possibilità, offerta ai cittadini, di accedere alle cure migliori su tutto il territorio regionale in modo uniforme ed equo. Questo, inoltre, permetterà ai pazienti di essere curati vicino alla propria casa, ai propri cari, riducendo in modo sensibile il fenomeno della migrazione sanitaria».   In particolare, oltre ai nuovi percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (Pdta), l’incontro allo Steri è servito per mostrare agli addetti ai lavori e al pubblico la nuova sezione del portale “Costruire Salute” dedicata alla Reos. Un insieme di pagine in cui si possono trovare tutte le informazioni necessarie per la prevenzione e la cura e dove è possibile consultare una mappa interattiva della Sicilia. Una volta selezionata la patologia tumorale di riferimento, saranno visualizzati tutti i centri presenti sul territorio regionale per l’assistenza di quel particolare tipo di tumore. All’individuazione del centro, corrisponderanno anche l’indicazione del referente della struttura e le indicazioni stradali per raggiungere il luogo nel minor tempo possibile.   «Oggi – dice l’assessore alla Salute Giovanna Volo, intervenuta nel corso del seminario – segniamo il raggiungimento di un obiettivo importantissimo. Attraverso la Reos costruiremo una stretta sinergia tra strutture sanitarie e territorio. Quest’ultimo, infatti, dovrà farsi carico della cura di pazienti oncologici in fase di remissione che non necessitano di assistenza ad alta intensità. Il nostro obiettivo è quello di includere nel sistema tutte le componenti della sanità».    «La Rete oncologica siciliana – aggiunge l’assessore alla Famiglia Nuccia Albano – deve rispettare le linee guida nazionali, garantire gli utenti con percorsi diagnostici uguali a quelli delle regioni più avanzate, evitando così il ricorso a cure fuori dall’Isola che, da un lato, incidono sull’economia delle famiglie e, dall’altro, costituiscono un danno psicologico per i pazienti che devono affrontare viaggi lontani dagli affetti più cari».La sezione dedicata alla Rete oncologica siciliana sul portale “Costruire Salute” si può consultare a questo indirizzo. 

Svolta nella lotta ai linfomi: Aifa rimborsa tafasitamab

Arriva una svolta per i pazienti oncologici affetti da linfomi diffusi a grandi cellule B refrattari alla chemio-immunoterapia o ricaduti nella malattia dopo il primo trattamento. L’Agenzia italiana del farmaco dà infatti il via libera al rimborso del tafasitamab, anticorpo monoclonale somministrato per via endovenosa in combinazione con il principio attivo lenalidomide. L’annuncio è arrivato stamattina da Palazzo Giureconsulti, a Milano, e apre le porte a un trattamento medico innovativo.Distribuito da Incyte Italia attraverso il farmaco Minjuvi, questa soluzione a lunga durata evita un secondo ciclo chemioterapico e induce una risposta positiva in una parte dei pazienti che non hanno trovato una risposta nella chemioterapia, che pure è efficace in circa il 65% dei casi. Il restante 35-40% ha quindi bisogno affrontare una seconda fase di cure, che adesso passerà anche attraverso il tafasitamab. “Consideriamo guarito un paziente che a cinque anni dalla fine della terapia ha ottenuto una risposta e non è mai ricaduto”, afferma il professor Pier Luigi Zinzani, ordinario di Ematologia all’Università di Bologna. “Nel gruppo di 81 pazienti trattati con la combinazione tafasitamab-lenalidomide, il 40% di loro ha avuto una remissione completa. Se aggiungiamo anche chi ha avuto una risposta superiore al 50%, arriviamo a circa il 60% dei pazienti, con una mediana della durata della risposta molto prolungata, fino a 44 mesi”.Un altro dato da sottolineare è la limitata tossicità del trattamento, esclusivamente ematologica e ben gestita. Il linfoma diffuso a grandi cellule B è la forma più comune e aggressiva tra le tipologie di linfomi non Hodgkin. “È un tumore ematologico che colpisce più gli uomini che le donne. L’età mediana di insorgenza è intorno ai 60-65 anni”, spiega Andrés José Maria Ferreri, direttore dell’Unità Linfomi del San Raffaele di Milano. Nel nostro Paese “si stima ci siano 28mila pazienti che ne sono affetti e ogni anno si fanno poco meno di 4.500 nuove diagnosi”. Nonostante la gravità, resta una patologia potenzialmente guaribile anche se diagnosticata in una fase disseminata della malattia innanzitutto grazie alla chemio-immunoterapia.Oltre al supporto strettamente medico, c’è quello che coinvolge i caregiver che si occupano dei malati. Un punto, questo, su cui si focalizza la dottoressa Rosalba Barbieri, vicepresidente dell’AIL-Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma. “Se non si può arrivare alla guarigione completa, il nostro obiettivo è almeno quello di agevolare il paziente e chi si prende cura di lui con il supporto psicologico. Da oltre cinquant’anni l’AIL agisce in maniera capillare tramite consulenze gratuite di esperti grazie a un numero verde”, afferma, ricordando anche la giornata nazionale dedicata al contrasto di tutte queste patologie come i linfomi, il 21 giugno. “La ricerca è la prima cosa. Lo scopo di AIL è pensare a chi ancora non ce la fa”, interviene il general manager di Incyte Italia, Onofrio Mastandrea: “Questo è un momento importante, perché quando si mette in campo un nuovo farmaco si punta a dare una risposta a chi credeva di non averla. Lo scopo della nostra azienda è proprio questo: mettersi a disposizione dei pazienti e cercare di trovare risposte concrete ai bisogni ancora da soddisfare. Ricordiamoci che la ricerca genera valore nel sistema Paese, un valore che è anche economico”.Il trattamento tafasitamab-lenalidomide è così una nuova speranza per chi affronta la malattia. “Se pensiamo a cosa potevamo offrire solo qualche anno fa e facciamo il confronto con oggi, appare chiaro che le prospettive sono radicalmente cambiate”, conclude il professor Zinzani. Un altro, grande passo della ricerca verso la completa curabilità della patologia

Giornata della violenza sulle donne: i 5 segnali da non sottovalutare

“E’ vero che si poteva evitare?” E’ la domanda postuma che viene fatta quando si palesano situazioni di volenza e che, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, riportano l’attenzione su un tema sempre più diffuso. Lo psichiatra Enrico Zanalda, Presidente della Società Italiana di Psichiatria Forense*, spiega i 5 segnali preventivi che possono proteggere la persona fragile che altrimenti diventerà vittima di violenza sulle donne. “Bisogna essere consapevoli che le relazioni umane possono essere pericolose soprattutto quando vengono instaurate con persone narcisistiche o dissociali. E’ difficile rendersi conto di questo quando si è all’interno di un rapporto di coppia – spiega Enrico Zanalda, Presidente della Società Italiana di Psichiatria Forense – ma quando si intuisce un potenziale pericolo bisogna avere la forza e il coraggio di agire senza minimizzare, nascondere o giustificare quei comportamenti. Spesso sono violenze verbali che fanno soffrire e lasciano forti sensazioni di disagio, dimostrando quanto il partner non ci stia rispettando moralmente o addirittura fisicamente”.I 5 SEGNALI DA MONITORARE IN UNA RELAZIONE DI COPPIA1)    NON SOTTOVALUTARE LA SENSAZIONE DI PERCOLOLa prima regola è quella di essere consapevole che le relazioni umane possono essere pericolose e come tali, fai attenzione a non sottovalutare la sensazione di pericolo se l’avverti all’interno di una relazione di coppia.Affrontale con il partner o con le persone con cui hai maggiore confidenza. Solitamente il comportamento violento giunge dopo aver dato reiterati segnali che vengono sottovalutati. 2)    FAI CHIAREZZA E ASTIENITI DAI GIUDIZIQuando con il partner si affrontano discussioni o chiarimenti, meglio non esprimere giudizi ma esplicitare invece i fatti così come sono avvenuti, avvisandolo che quel comportamento non è tollerabile. Evita l’escalation di aggressività insultandolo per un suo comportamento molesto. Ad esempio non dire “sei un ubriacone perché ieri sera a tavola con gli amici non ti sei contenuto nel bere e abbiamo fatto una figuraccia”, ma avvisalo che ha un problema con l’alcol che si è reso evidente a tutti nella serata precedente.3)    IMPARA A GESTIRE LE EMOZIONI PER EVITARE SORPRESEAll’interno della relazione devi essere consapevole delle tue emozioni e devi saperle gestire per evitare di sottostimare i segnali di pericolo e contenere la tua impulsività. Le nostre emozioni sono la chiave per poter risolvere o peggiorare la relazione, ecco perché è utile riconoscerle e confrontarci con altri soggetti esterni alla relazione (meglio se professionisti della psiche).4)    DEVI VOLERTI BENE PER NON ACCETTARE RUOLI PASSIVI Scegliere di non diventare vittima in una relazione, vuol dire che devi volerti bene e avere la dignità di non accettare un ruolo passivo quando avvertiamo che non stiamo più bene in quella relazione che ci provoca prevalentemente sofferenza e avvertiamo segnali di pericolo per la nostra dignità.5)    AL PRIMO SOSPETTO DI VIOLENZA CHIEDI E ACCETTA AIUTO Chiedi e accetta l’aiuto degli altri: parenti, amici, istituzioni, associazioni di volontariato per le vittime di violenza, specialisti, centri legali. Fallo al primo comportamento violento del partner, anche se solo verbale, se questo ha determinato una forte sensazione di pericolo e disagio. Affrontare il problema relazionale del pericolo all’inizio della sa comparsa permette in molti casi di risolverlo proteggendo così sia la vittima che il carnefice da un’evoluzione a spirale dell’aggressività.

Protocollo d’intesa Asp-Caritas per il sostegno e l’inclusione delle persone con disabilità psichica

Sostenere le persone con disabilità psichica e combattere lo stigma e il pregiudizio con azioni concrete di accoglienza, di inclusione e di prevenzione della marginalità sociale. È quanti prevede il protocollo d’intesa fra Asp di Catania e la Caritas diocesana di Catania, siglato questa mattina, presso la Direzione Generale dell’Azienda sanitaria catanese, dal manager Maurizio Lanza e dal direttore della Caritas, don Piero Galvano. Presente per l’occasione, il direttore sanitario dall’Asp di Catania, Antonino Rapisarda. «Con questa iniziativa – afferma Lanza -, che abbiamo subito condiviso, vogliamo potenziare l’accessibilità ai nostri servizi di Salute mentale per rispondere meglio ai bisogni di salute della popolazione. Spesso, infatti, al disagio psichico si aggiungono condizioni di povertà e vulnerabilità economiche e sociali che con le iniziative che metteremo in campo intendiamo prevenire e contrastare». Il protocollo punta a promuovere la conoscenza e l’accessibilità ai servizi di salute mentale e favorire la costituzione di una rete di assistenza e di accompagnamento socio-sanitaria per la realizzazione di interventi specifici di inclusione, di integrazione e di sostegno per i soggetti più fragili e vulnerabili. «Le difficoltà di tanti fratelli e sorelle che quotidianamente accogliamo e aiutiamo all’Help Center derivano anche da fragilità psicologiche e mentali – spiega don Galvano -. In quest’ottica, grazie al prezioso riferimento del Dipartimento di Salute Mentale (DSM), cerchiamo di indirizzarli verso percorsi terapeutici in grado di supportare il nostro operato che promuove una ripresa autonoma della propria esistenza. La firma di oggi è un ulteriore tassello di questa consolidata collaborazione che diventa reciprocità, dal momento che la nostra Caritas metterà a disposizione le proprie strutture per accogliere soggetti segnalati dal DSM col proposito di fargli espletare, tramite esperienze di volontariato, attività di riabilitazione e inserimento sociale». «Voglio ringraziare la Caritas diocesana per la disponibilità e la grande attenzione che hanno espresso – spiega Rapisarda -. Mettiamo in campo un nuovo progetto che arricchisce la rete assistenziale provinciale integrandola con la preziosa rete sociale costruita dalla Caritas. Il risultato che intendiamo raggiungere è l’organica presa in carico della persona per attivare percorsi di riabilitazione e autonomia». Intervenuti anche il direttore del DSM, Carmelo Florio, accompagnato dalla referente del progetto Fabiola Chiarenza, terapista della riabilitazione psichiatrica presso il DSM; e il vice direttore della Caritas diocesana, Salvo Pappalardo. Fra le iniziative condivise anche l’attivazione, presso la Caritas, di percorsi di riabilitazione e di reinserimento sociale e la realizzazione di “interventi a bassa soglia” a favore di soggetti presi in carico dai servizi del DSM. Prevista anche la costituzione di laboratori o sessioni individuali e gruppali di musicoterapia, al fine di sviluppare abilità e competenze sociali attraverso la promozione di una comunicazione che sfrutti il canale sonoro, incrementando i livelli di pro-socialità e riducendo il rischio di ritiro sociale. Il protocollo ha durata di 3 anni. Per un più effiace monitoraggio delle attività previste la Caritas diocesana condividerà, inoltre, con il DSM la rilevazione annuale dei dati statistici presenti all’interno del report Caritas dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse, tramite la somministrazione e compilazione di una scheda informativa Caritas, al fine di acquisire dati utili per il DSM per il report delle azioni intraprese.