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Redazione, Autore presso Medicalive - Pagina 11 di 174

Medicalive

Reumatologia, a Ragusa l’8 Focus voluto dal dott. Mario Bentivegna

Intervista al dott. Mario Bentivegna per anticipare i temi dell’ 8° focus reumatologico dal titolo “Gestione delle malattie reumatologiche nell’era del post-covid” in programma il 9 e 10 dicembre 2022 all’Hotel Poggio del Sole di Ragusa. Il congresso è organizzato da AV Eventi e Formazione. Il dott. Bentivegna è il responsabile del Centro Integrato Ospedale/Territorio di Reumatologia presso l’Ospedale di Scicli e Coordinatore della Rete Reumatologica ASP 7 di Ragusa “Il focus reumatologico – dichiara il dott. Bentivegna – è suddiviso in 8 sessioni. Il periodo di crisi pandemica che stiamo vivendo ha provocato una serie di cambiamenti sanitari e sociali così radicali e profondi che hanno prodotto scombussolamenti importanti nella sfera personale sia psichica che psicologica. La gestione della sanità è stata per la maggior parte rivolta alla gestione della fase acuta della pandemia sia per la cura dei pazienti, sia per la prevenzione della diffusione della stessa. In tutto questo periodo l’organizzazione sanitaria ha cambiato volto favorendo i percorsi assistenziale a favore della gestione delle patologie acute, programmando in modo controllato e limitato l’accesso alle affezioni croniche. Le malattie reumatologiche per la quasi totalità appartengono, appunto, alla sfera delle malattie croniche e i pazienti affetti da tali patologie sono pazienti fragili. Tale condizione di fragilità conseguente alle malattie reumatologiche necessita di una assistenza continua o, comunque programmata, al fine di gestire, in modo appropriato, non solo le fasi della malattia, ma anche la gestione delle terapie. In una fase così delicata dell’assistenza sanitaria, subentrano altri aspetti importanti quale la gestione delle liste di attesa, della vaccinazione COVID-19 e soprattutto l’assistenza dei pazienti che hanno contratto e poi superato la fase infettiva della pandemia. L’obiettivo del FOCUS 2022 è quello di affrontare le tematiche assistenziale dei pazienti affetti da malattie reumatologiche sia dal punto di vista organizzativo, sia dal punto di vista sanitario. Da un punto di vista di gestione dell’assistenza sanitaria – prosegue il dott. Bentivegna – sarà affrontato il tema della Telemedicina, oggi tanto dibattuta a livello nazionale, come modello assistenziale importante per la gestione della cronicità. Saranno dibattute le patologie reumatologiche più importanti e a maggiore prevalenza, in modo da approfondire gli aspetti preventivi, diagnostici e soprattutto terapeutici, alla luce anche delle nuove opportunità farmacologiche che si affacciano nel panorama sanitario. Lo schema sarà quello classico del focus reumatologico: relazione frontali da parte di qualificati esperti del settore e a seguire i talk show per il dibattito fra specialisti, associazione dei malati e partecipanti. Non sarà trascurata anche la collaborazione tra diverse specialità che pur non riconoscendo con le patologie reumatologie il meccanismo eziopatogenetico diretto, ne condividono i percorsi di terapia medica, chirurgica e riabilitativa. Ruolo importante e fondamentale, anche alla luce della nuova sanità che si affaccia all’orizzonte, sarà quello della medicina territoriale che vede, in modo strettamente legato, la medicina generale, la specialistica ambulatoriale e l’ospedale. Nel contesto delle malattie reumatologiche – conclude il dott. Bentivegna – si dovrà sempre affrontare il tema della diagnosi precoce e dell’inserimento del paziente in un percorso virtuoso assistenziale attraverso la rete territoriale”. Per iscriversi all’8° Focus Reumatologico clicca qui

Lo specchio nemico: la sindrome da dismorfismo corporeo

Dott.ssa Annamaria Venere Sociologa Sanitaria; Criminologa Forense; Socio AICIS (Associazione Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza); Amministratore Unico: AV eventi e formazione, Catania; Direttore editoriale: Medicalive Magazine; www.annamariavenere.it   In una società dominata dal potere dei mass media e dei social, l’immagine rappresenta l’elemento essenziale del successo personale, sociale e professionale spingendoci a uniformarci a un ideale di perfezione ampiamente incentrato sull’apparenza. Preoccuparsi del proprio aspetto diviene fondamentale e, allo stesso tempo, difficile da ignorare. I sintomi del disturbo da dismorfismo corporeo possono svilupparsi in maniera graduale o acutamente. Anche se l’intensità può variare, si pensa che il disturbo sia solitamente cronico a meno che i pazienti siano adeguatamente trattati. L’autostima è l’idea che la persona ha di sé, del suo valore e delle proprie capacità. Si tratta di un pensiero in continua trasformazione che fonda le sue radici nei primi anni di vita, per poi evolversi nel tempo. Una fase critica del periodo evolutivo è l’adolescenza, ciclo di vita compreso tra i 10 e i 19 anni (OMS, 2007) che abbraccia l’instaurarsi di diversi cambiamenti psicologici, sociali e morfologici. In alcuni soggetti, questa metamorfosi può condizionare un gesto semplice come guardarsi allo specchio perché il giudizio che hanno di sé, è frutto del confronto fra ciò che vedono e la loro idea di bellezza. Più grande è il divario, più si sentiranno inadatti. Coloro che soffrono di Dismorfismo Corporeo, sono insoddisfatti in forma estrema e ossessiva, lo specchio diventa un oggetto di tortura. I pazienti con il disturbo da dismorfismo corporeo sono profondamente tormentati per un difetto immaginato, guardandolo con “odio, disgusto e imbarazzo” e incapaci di esserne ossessionati. Generalmente, si tormentano per difetti del viso (rughe, cicatrici, acne, colore della carnagione, peli sul viso, paura di possibile calvizie, naso, orecchie) ma qualunque altra parte del corpo può essere il fulcro della preoccupazione. Benché il disturbo da dismorfismo corporeo sia poco conosciuto, non è raro. Grazie ad alcuni studi sembrerebbe che il disturbo sia sotto diagnosticato a causa del riserbo dei pazienti sui loro sintomi e la loro ritrosia a cercare un trattamento psichiatrico; infatti molti consultano dermatologi o chirurghi plastici. La qualità della vita è compromessa dalla continua insofferenza, vergogna, rabbia che portano il soggetto ad evitare le occasioni sociali, a non accettarsi e a cercare di perfezionarsi con interventi estetici. Una particolarità interessante è che qualunque intervento venga effettuato non porterà alla soddisfazione del risultato. L’eccessiva attenzione centrata su sé stessi e di conseguenza sull’immagine corporea negativa, porta la persona a credere che le altre persone hanno la medesima opinione su di loro ed inoltre porta la persona a utilizzare un eccessivo mimetismo. Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo (DDC) è entrato a far parte dei disturbi psicologi solo in epoca recente, infatti la sua inclusione nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali) risale al 1987 e fa parte dello spettro del “disturbo ossessivo-compulsivo e dei disturbi correlati.” Il Disturbo da Dismorfismo Corporeo, come tutti gli altri disturbi psicologici, ha diverse cause che possono spiegarne l’eziopatogenesi cioè l’insieme dei fattori psicologici e biologici e delle condizioni socio-ambientali. É grave ed una invalidante condizione di salute mentale caratterizzata da tutta una serie di sintomi legati alle preoccupazioni dell’immagine corporea. Ma è possibile prevenire? Il termine prevenzione nel campo psicologico fa riferimento a politiche e programmi che hanno l’obiettivo di eludere o perlomeno di prevenire il possibile sviluppo di disturbi psicologici proteggendo così non solo la persona in sé ma anche e soprattutto la popolazione in generale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito tre livelli differenti di prevenzione: Prevenzione di tipo primaria: ha l’obiettivo di adottare interventi specifici e programmi in grado di evitare o ridurre la possibilità di insorgenza e sviluppo di una malattia e si attua riducendo i fattori di rischio. Prevenzione di tipo secondaria: si riferisce alla diagnosi precoce di una patologia, permettendo un intervento tempestivo senza riuscire a evitarne o ridurne però la comparsa. Prevenzione di tipo terziaria: è rivolta alle complicazioni, alla possibilità di recidiva e perfino di morte. Quando, nella mente, si sviluppa una visione distorta del proprio corpo, tale da indurci a porre in essere continui tentativi per correggerla e modificarla, il correlato e inevitabile aumento dello stato d’ansia innesca altrettanto inevitabili sindromi.

Associazioni Ipoacusici spingono per nuovi Lea: “Garantire diritto di sentire”

Salvo Falcone Giornalista; Media Consultant; Direttore Responsabile Medic@live Magazine Ricerca EuroTrak 2022: nonostante 12,5%  degli italiani soffra di perdita dell’udito, solo il 4,4% utilizza un apparecchio acustico Troppi italiani con problemi di udito pagano per poter sentire. Al 20esimo congresso della Federazione italiana audioprotesisti – si legge in un comunicato – si parla anche dei nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza in attesa di approvazione tramite decreto da parte del governo. “C’è ancora tanto da fare e non siamo soddisfatti”, sottolinea il presidente dell’Associazione nazionale audioprotesisti, Ana, Mauro Menzietti: infatti “tante persone avrebbero bisogno di vedere riconosciuto il loro diritto di sentire a spese del Sistema sanitario nazionale, invece dal 2017 esiste un decreto sui nuovi Lea che ancora non trova applicazione, tra l’altro in uno scenario in cui la necessità di massima diffusione delle tecnologie è richiesta dall’Oms e dai governi di tutto il mondo”. Ribadita la richiesta al nuovo governo di “immediata attuazione di questo aggiornamento delle tariffe di assistenza protesica per il bene dell’utente”. Infatti, il 12% della popolazione, circa otto milioni di persone ipoacusiche,avrebbe “un enorme beneficio in termini di qualità di vita dall’uso dei dispositivi, tuttavia solo due milioni li autorizzano regolarmente e molti di loro sono costretti a sostenere il costo di tasca propria”. Ora come ora, conferma il direttore della Federazione italiana audioprotesisti Dario Ruggeri, “i Lea non sono applicati nè applicabili perchè mancano le tariffe, che però “sono in dirittura d’arrivo”, dato che le gare sono state ritenute “non adatte” in quanto i dispositivi, seppure prodotti in serie, sono “personalissimi”. Come sottolinea il presidente di Federanziani Roberto Messina, per gli ipoacusici, assieme a Fia, Ana e Anap, “siamo riusciti a fare in modo che in Italia nessuna gara fosse bandita e aggiudicata facendo ricorsi ai Tar e al Consiglio di Stato che abbiamo sempre vinto”. E ora, aggiunge, “c’è un problema tecnico di cambiamento del nuovo governo che deve fare approvare tutte le tariffe Lea, che sicuramente rivedrà, dopodiché saranno rimesse nuovamente in posizione da tariffa e non da gara anche le protesi per ipoacusici gravi. Spero che entro sei mesi riusciamo a farlo”. Della battaglia – si legge ancora nel comunicato – fanno parte anche gli Industriali: le preoccupazioni, argomenta la direttrice di Confindustria Dispositivi medici Fernanda Gellona, “sono che il decreto Lea con le nuove tariffe non è ancora stato approvato, per cui tutta la revisione è ancora ferma. Se teniamo conto che il decreto è del 2017 e che l’evoluzione tecnologica del settore è molto veloce – rimarca – siginifica che siamo in grave ritardo rispetto alle prestazioni previste”. E il timore è che “i tempi si allunghino ancora”, per cui si confida che “il nuovo governo possa sveltire l’attività. Cittadini e imprese hanno bisogno di risposte che non possono che essere la revisione del decreto Lea tenendo presente inno azioni tecnologiche e strumenti per valutare l”efficacia dei dispositivi e il loro impatto economico”. La sfida che lanciano dunque le associazioni è quella di arrivare al massimo entro il 2024 al ritorno alle tariffe. Nel comunicato si sostiene che nonostante il 12,5% della popolazione in Italia soffra di perdita dell’udito, solo il 4,4% utilizza un apparecchio acustico. Posizionata dietro la Polonia (15%) al secondo posto per perdita di udito, l’Italia registra un tasso di adozione dei dispostivi acustici (35%) più basso rispetto a Paesi come Danimarca (55%) e UK (53%). Una percentuale che è però cresciuta e ha portato in quattro anni un aumento del 5%. È probabile si tratti anche di un effetto della pandemia, ovvero le mascherine hanno sollevato in molti il problema dell’ipoacusia in modo più evidente. Lo dimostra – si legge ancora – anche il fatto che il 71% di coloro che hanno un apparecchio acustico lo hanno acquistato a partire dal 2019 o successivamente. Questi alcuni dei dati emersi da EuroTrak Ita 2022, la ricerca di Anovum sull’impatto delle protesi acustiche sulla popolazione italiana, voluta dall’associazione europea di produttori di apparecchi acustici Ehima, di cui fa parte anche Anifa-Associazione nazionale dei fabbricanti di audioprotesi di Confindustria Dispositivi Medici. “Lo sviluppo tecnologico degli apparecchi acustici, unito alla competenza e disponibilità degli audioprotesisti – ha dichiarato Sandro Lombardi, presidente Anifa-Associazione nazionale dei fabbricanti di audioprotesi di Confindustria Dispositivi medici – ha giocato un ruolo da protagonista anche in un momento fortemente critico quale quello della pandemia. I maggiori disagi che hanno dovuto affrontare le persone con problemi di udito (utilizzo della mascherina, necessità di usare le connessioni per lavoro-relazioni sociali, eccetera) hanno trovato una valida risposta grazie allo sforzo congiunto del nostro comparto e la riprova è proprio quell’incremento di quasi sei punti percentuali di nuovi utilizzatori”. Un altro aspetto evidenziato dalla ricerca EuroTrak, ha concluso Lombardi, è “la scarsa consapevolezza di cosa sia la sordità: più del 50% delle persone pensa che questa patologia non provochi altri danni collaterali (esempio il ritardo cognitivo). Per questo è necessario fare prevenzione e comunicazione. In questo senso è indispensabile la collaborazione tra la figura del medico e dell’audioprotesista, oltre al continuo aggiornamento professionale. Le nostre imprese, dal canto loro, sono impegnate e lo saranno ancor di più in futuro per diffondere e comunicare il valore della tecnologia ai cittadini e a tutte le figure professionali coinvolte per il benessere delle persone, che non può prescindere dalla sfera uditiva”. La ricerca EuroTrak 2022 misura il mercato italiano mappando l’efficacia e la qualità dell’applicazione audioprotesica utilizzando il tasso di adozione o il livello di soddisfazione espresso dai pazienti nei principali mercati internazionali. Dalla ricerca emerge chiaramente come il ricorso ad apparecchi acustici migliori la qualità della vita, le situazioni di ascolto, riducendo l’emarginazione sociale e restituendo la socialità. Nello specifico: Il 97% dei possessori di apparecchi acustici dichiara di aver registrato un miglioramento della qualità della vita. Superato anche il concetto di emarginazione legato all’adozione di audio protesi: secondo il 48% dei possessori, l’esclusione maggiore è causata dalla mancanza di udito, riscontrando un’apertura culturale verso le protesi anche dalle persone vicine. L’87% dei possessori di apparecchi acustici afferma che il proprio apparecchio acustico funziona meglio o come previsto. Il 79% dei possessori di apparecchi acustici è soddisfatto dei propri. L’83% dei possessori di apparecchi acustici si

Perchè si dovrebbe parlare di asse microbiota-intestino-cervello-mente

Dott. Massimo Agnoletti Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica. Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto. Direttore del Centro di Benessere Psicologico, Favaro Veneto (VE)   Le recenti scoperte relative le dinamiche tra i microorganismi che compongono il microbiota, la barriera intestinale ed il sistema nervoso centrale hanno diffuso il concetto dell’asse microbiota-intestino-cervello, in questa definizione riduzionistica vengono grandemente sottostimate le interazioni biunivoche con la mente umana. Abstract In questo scritto si sottolinea l’esigenza di considerare anche l’aspetto psicologico all’interno dell’asse costituito anche dal microbiota, dall’intestino e dal cervello, per evitare l’ennesimo errore riduzionistico consistente nel pensare che i processi neurali del sistema nervoso centrale siano completamente sovrapponibili a quelli psicologici. Nella specie umana, caratterizzata dalla natura massicciamente integrata tra gli aspetti biologici, psicologici e socioculturali, risulta fondamentale includere anche l’aspetto psicologico e socioculturale all’interno delle continue e vicendevoli interazioni che interessano l’asse microbiota-intestino-cervello per comprendere al meglio questo sistema altamente complesso interpretando correttamente i dati che stanno emergendo dalla letteratura scientifica. This paper emphasizes the need to also consider the psychological aspect within the axis also consisting of the microbiota, the intestine, and the brain, to avoid yet another reductionist error consisting in thinking that the neural processes of the nervous system central are completely superimposable to the psychological ones. In the human species, characterized by a massively integrated nature between the biological, psychological, and socio-cultural aspects, it is essential to include the psychological and socio-cultural aspects within the continuous and reciprocal interactions that affect the microbiota-intestine-brain axis to better understand this highly complex system by correctly interpreting the data that are emerging from the scientific literature. Generalmente si parla di asse “microbiota-intestino-cervello” per connotare tutte le interazioni possibili tra questi tre fondamentali sistemi dell’organismo umano (e non). All’interno di questa definizione propongo di aggiungere riferito al contesto umano anche il termine “mente” perché essa non è riducibile interamente al livello neurale così come ciascun altro termine della dicitura “microbiota-intestino-cervello” non è interamente riducibile al livello fisico-chimico molecolare di cui è composto. Questa precisazione non è motivata da un interesse puramente terminologico o filosofico perché è foriera di molte implicazioni concettuali che, di conseguenza, hanno una loro ripercussione sia nel modo di interpretare i tanti risultati già disponibili dalla letteratura del microbiota sia nelle pratiche cliniche (e non) finalizzate a promuovere la salute umana. Prima di proseguire mi preme sottolineare che, per quanto riguarda la specie umana, il contesto di riferimento deve necessariamente essere bio-psico-sociale al fine di evitare facili riduzionismi nel trattare la salute ed il benessere (Agnoletti, 2004, Agnoletti, 2019; Engel, 1977). La complessità del livello psicologico, così come quello socioculturale, non sono completamente sovrapponibili con i processi rispettivamente neurali ed individuali che, pur rappresentando una condizione “sine qua non”, necessaria quindi, ma non sufficiente per la loro espressione, non determinano tutte le dinamiche caratteristiche degli aspetti mentali o sociali. Per questo motivo autori come l’embriologo evoluzionista Marcello Barbieri (Barbieri, 2003; Barbieri, 1985) così come molti altri scienziati e filosofi (Dennett & Hofstadter, 1992; Dennet, 1991; Cimatti, 2000; Gazzaniga, 2019; ecc.), sostengono a ragione che ciascun livello di complessità è caratterizzato da una sua autonomia rispetto il livello dal quale deriva pur avendo nei confronti di esso una relazione interattiva biunivoca e di necessità che però non è mai sufficiente per descriverne esaustivamente ne le peculiarità ne la complessità. Già nel livello più intimo e ubiquitario della biologia, cioè l’informazione genetica, dobbiamo infatti ricorrete al termine “codice genetico” proprio per sottolineare che la complessità caratterizzante la struttura fisico-chimica delle proteine non è nemmeno lontanamente riconducibile unicamente alle informazioni genetiche contenute nel DNA (Barbieri, 2003; Gazzaniga, 2019). In termini pratici, sappiamo infatti molto bene che l’aspetto mentale è legato anche alle dinamiche neurali ma non è derivabile o riconducibile interamente ai processi causali fisico-chimici caratteristici del cervello. Se così non fosse lo stesso concetto universale di attribuzione di responsabilità, giuridica o meno, così come quello di interazione linguistica non avrebbero alcun senso (Cimatti, 2000; Gazzaniga, 2019). Ho fatto questa disquisizione, che apparentemente può sembrare utile solo come esercizio filosofico, perché invece possiede una enormità di conseguenze pratiche nel momento in cui si applica all’interno del contesto integrato di salute e benessere umano. Nella maggior parte degli studi scientifici relativi l’asse “microbiota-intestino-cervello”, è possibile constatare, grazie ad una semplice ricerca sul web, la presenza, in misura quasi ubiquitaria del termine Stress (tecnicamente sarebbe più corretto parlare di Stress psicosociale negativo) come riferimento ad uno dei più importanti fattori che influenzano la composizione del microbiota e/o la permeabilità dell’intestino facendo credere implicitamente che lo Stress sia totalmente riconducibile ad un fenomeno fisico-chimico neurale del sistema nervoso centrale (cervello). Questa assunzione implicita deriva dal fatto che il paradigma biomedico di riferimento largamente condiviso, anziché essere quello olistico ed integrato bio-psico-sociale più scientificamente aggiornato, è tutto raancorato alla dicotomia mente-materia dove la prima non ha interazioni causali sulla seconda. La fallacia di questa esemplificazione non permette di comprendere come fenomeni non fisico-chimici come le emozioni o le interazioni linguistiche o sociali abbiano un rapporto causale con i fenomeni fisico-chimici che caratterizzano la nostra fisiologia e, in ultima analisi, le nostre cellule. Ormai la letteratura attualmente disponibile ha ampiamente confermato la natura integrata ed olistica della persona umana che coinvolge tutti gli aspetti bio-psico-sociali (Agnoletti, 2004; Agnoletti, 2018; Agnoletti, 2019; Drury et al., 2012; Epel et al., 2009; Friedrickson et al., 2013) e, piuttosto recentemente, grazie soprattutto all’affermarsi del paradigma epigenetico e lo studio del microbiota, abbiamo cominciato ad essere maggiormente consapevoli relativamente l’ulteriore complessità dei fenomeni fenotipici umani (e non) aprendo la strada anche a nuove modalità concrete e tecnologie per promuovere il benessere e la salute umana. Alla luce di quanto finora esposto, parlare ancora di asse “microbiota-intestino-cervello” appare riduttivo e semplicistico perché sottostima grandemente le interazioni non fisico-chimiche peculiari del piano psicologico e sociale che hanno ripercussioni nei livelli neurali, intestinali e della composizione del microbiota. Interessante notare che l’aspetto di gestione dello Stress psicosociale della nostra società attuale ha un ruolo fondamentale nel determinare

Cannabis ad uso terapeutico, un mondo poco conosciuto: proprietà farmacologiche e terapie

Dott. Renzo Scaglioni Farmacista. Direttore Farmalabor Campus, Milano   Della famiglia delle Cannabaceae, la cannabis (Linneo, 1753) è un genere da cui derivano diverse specie. Le più comuni e diffuse sono: Cannabis sativa, Cannabis indica, Cannabis ruderalis. La cannabis contiene al suo interno tantissime sostanze (più di 400), l’insieme di queste è detto fitocomplesso. Le infiorescenze femminili e le foglie rappresentano le principali fonti di principi attivi e quindi gli unici tessuti della pianta ad essere impiegati nella produzione di farmaci a base di cannabis.   PRINCIPALI UTILIZZI E PRESCRIZIONI Cura dell’ansia e della tensione muscolare in quanto il CBG inibisce il neurotrasmettitore GABA (acido gamma-amminobutirrico) Trattamento del glaucoma in quanto riduce la pressione intraoculare aumentando il drenaggio del fluido dell’occhio, al pari degli altri Cannabinoidi Trattamento delle malattie infiammatorie intestinali come il morbo Crohn Antidepressivo Effetti anti-nausea e anti-emetico, Proprietà neuroprotettive Proprietà antifungine e antimicrobiche Trattamento della psoriasi in quanto inibisce la proliferazione dei cheratinociti Trattamento delle disfunzioni vescicali, in particolare nella riduzione delle contrazioni vescicali   CARENZA CRONICA DI CANNABIS Ancora oggi il principale ostacolo, nell’utilizzo dei derivati della cannabis, nelle terapie in cui sarebbe di grande utilità, è la carenza sul mercato Nazionale ed Internazionale della materia prima. La necessità, di derivati della Cannabis a livello Nazionale, sono 4-5 volte superiori alla disponibilità del mercato, mercato che, a livello Europeo, è governato dall’Olanda dove sono nati i primi studi sull’utilizzo dei derivati della C. in campo farmacologico e di conseguenza dove si sono sviluppate le coltivazioni mirate a fornire una pianta con caratteristiche sempre più vicine alle necessità estrattive di principi attivi. In Italia la produzione della cannabis, destinata all’utilizzo terapeutico, è di competenza esclusiva dell’Officina Farmaceutica Militare di Firenze; sono in fase di valutazione concessioni ad altri produttori per cercare di sopperire alla carenza cronica. In Italia la cannabis ad uso medico è legale dal 2013. Viene venduta in Farmacia con ricetta medica, partendo dalle infiorescenze che vengono vendute come tali o lavorate dal Farmacista Galenista per ottenerne un estratto oleoso, l’olio di cannabis (oliva, MCT, altro) in gocce da assumere per bocca, sia per uso umano che uso veterinario. Il medico dovrà compilare per ogni assistito, una scheda di monitoraggio per la raccolta dei dati dei pazienti trattati, da inviare alla Regione territorialmente competente secondo le indicazioni che le stesse Regioni forniranno. Oggi il paziente può acquistare in farmacia preparati a base di Cannabis dietro prescrizione medica e già molte Regioni riconoscono questi preparati che vengono dispensati in Regime di SSN. Grazie alla ricerca, che da voce allo sviluppo della letteratura scientifica, medici e pazienti rivolgono, sempre più frequentemente, l’attenzione all’utilizzo di Cannabis nel trattamento, come terza quarta scelta all’interno delle terapie di routine, di specifiche patologie.   UTILIZZO DELL’OLIO Per quanto riguarda la preparazione dell’olio, la forma farmaceutica più prescritta, al centro di controversie legate alla reale concentrazione di attivi finali disponibili,  viene effettuata sapendo che comunque prima dell’utilizzo questa preparazione va sottoposta ad un’analisi presso laboratori attrezzati, ed ora i tempi di attesa si sono molto ridotti, 2-3 giorni, ricordiamoci che i pazienti sottoposti a questo tipo di terapia, non hanno urgenze in quanto comunque sono coperti, sempre, da terapie da protocollo.

5° Congresso Artemisia 2022 [VIDEO]

Il MMG costituisce l’asse portante delle cure primarie del nostro SSN e rappresenta il primo riferimento per i bisogni di salute della popolazione. Messo a dura prova e sempre in prima linea durante la pandemia da Covid 19, il medico di famiglia ha dovuto integrare la clinica con l’informatica, al fine di mantenere un collegamento costante con i propri assistiti. La trasformazione in atto con il nuovo PNNR rischia di ridimensionare il suo ruolo di riferimento per il cittadino, riducendolo nelle sue priorità di cura e appiattendone la professionalità e competenza. Sono questi i cardini costitutivi alla base dell’Associazione Scientifica Artemisia di Catania, di cui nel 2022 si è celebrato il 5° congresso con la responsabilità scientifica del dott. Marcello Scifo, presidente di Artemisia, consigliere dell’Ordine dei Medici di Catania e coordinatore del Polo Didattico di Catania della Scuola di Formazione Specifica di Medicina Generale. In questo congresso – organizzato da AV Eventi e Formazione – hanno trovato spazio tematiche tradizionali come l’ipertensione arteriosa, lo scompenso cardiaco, la BPCO, nonché aggiornamenti scientifici recenti. Tutte le sessioni congressuali sono state concluse da Talk-Show in cui tutti i partecipanti hanno interagito liberamente coi relatori. 5° Congresso Artemisia 2022, intervista al dott. Marcello Scifo 5° Congresso Artemisia 2022, intervista al Prof. Igo La Mantia 5° Congresso Artemisia 2022, intervista al dott. Fabio Paternò 5° Congresso Artemisia 2022, intervista al dott. Giuseppe Zappalà 5° Congresso Artemisia 2022, intervista al dott. Vincenzo Piso 5° Congresso Artemisia 2022, intervista al dott. Francesco Puglisi 5° Congresso Artemisia 2022, intervista al dott. Nino Rizzo 5° Congresso Artemisia 2022, intervista al dott. Alessandro Carbonaro 5° Congresso Artemisia 2022, intervista alla dott.ssa Concetta Persano 5° Congresso Artemisia 2022, intervista alla dott.ssa Corinna Miceli 5° Congresso Artemisia 2022 a Catania, intervista al dott. Marcello Scifo

Congresso Artemisia 2022, intervista al dott. Igo La Mantia

Al 5° Congresso Artemisia, l’Accademia del Sapere Medico, dal tema ‘Il medico di Medicina Generale 4.0. La clinica medica integrata con l’informatica’, abbiamo intervistato il presidente dell’Ordine dei Medici di Catania, prof. Igo La Mantia. L’evento è stato organizzato da AV Eventi e Formazione, responsabile scientifico del Congresso il dott. Marcello Scifo, presidente della stessa Associazione e consigliere dell’Ordine dei Medici di Catania.

5° Congresso Artemisia a Catania, intervista al dott. Scifo

Il medico di Medicina Generale 4.0 La clinica medica integrata con l’informatica. Se ne discuterà al 5° Congresso Artemisia, l’Accademia del Sapere Medico di cui è presidente il dott. Marcello Scifo che abbiamo intervistato.  L’evento, organizzato da AV Eventi e Formazione si svolgerà il 4 e 5 Novembre 2022 al Plaza Hotel di Catania, per partecipare clicca qui. “Il MMG – afferma il dott. Marcello Scifo che ricopre anche il ruolo di Consigliere dell’ordine dei Medici di Catania e coordinatore del Polo Didattico di Catania della Scuola di Formazione Specifica di Medicina  Generale e presidente del 5° Congresso Artemisia – costituisce l’asse portante delle cure primarie del nostro SSN e rappresenta il primo riferimento per i bisogni di salute della popolazione. Messo a dura prova e sempre in prima linea durante la pandemia da Covid 19, il medico di famiglia ha dovuto integrare la clinica con l’informatica per mantenere un collegamento costante con i propri assistiti. La trasformazione in atto con il nuovo PNNR rischia di ridimensionare il suo ruolo di riferimento per il cittadino, riducendolo nelle sue priorità di cura e limitandone la professionalità e competenza. Il costante incremento della popolazione anziana del nostro paese, con oltre il 30% dei cittadini affetti da patologie croniche, considerando lo scenario pandemico non ancora completamente risolto, sottolinea ancor più l’importanza e la centralità della medicina generale. Alla luce di ciò l’aggiornamento professionale e scientifico del medico in presenza, unito all’integrazione specialistica territoriale, rappresenta l’arma migliore per potenziare e rendere più accessibili i servizi per la popolazione. Sono questi i cardini costitutivi che stanno alla base dell’Associazione Scientifica Artemisia di Catania, di cui nel 2022 si celebra il 5° congresso. In questo congresso – prosegue –  troveranno spazio tematiche tradizionali come l’ipertensione arteriosa, lo scompenso cardiaco, la BPCO, nonché aggiornamenti scientifici recenti come la vaccinazione per L’herpes zoster con ricombinante, l’utilizzo e prescrizione dei NAO (nota 97) e del Dapaglifozin (Nota 100) da parte del Medico di famiglia. Tutte le sessioni congressuali del Congresso Artemisia – conclude il dott. Scifo – saranno completate da Talk-Show in cui tutti i partecipanti potranno interagire liberamente con i relatori”. Rivedi lo speciale video 2021.

Taormina, la cardiologia nell’era post Covid tra antiche problematiche e nuovi orizzonti

Di cuore artificiale si parla ancora poco nei media, fatta eccezione per la cronaca degli interventi che stanno segnando la storia della medicina in sala operatoria e della cardiologia. Ma per gli specialisti siciliani è arrivato il momento di fare il punto sui VAD, i dispositivi di assistenza ventricolare usati quando non si può ricorrere al trapianto. Anche le miocarditi sono tornate all’ attenzione degli specialisti:  la novità è che possono insorgere anche a seguito dell’ infezione o addirittura del vaccino anti Covid. Sono solo due fra i temi più caldi affrontati nel corso della due giorni di congresso internazionale su “La cardiologia nell’era post Covid tra antiche problematiche e nuovi orizzonti” organizzato dal dottor Giuseppe Leonardi, cardiologo responsabile dell’ambulatorio dello Scompenso Cardiaco dell’ Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Catania (responsabile scientifico), con la presidenza di Salvatore Di Somma, professore di Medicina Interna e direttore di Medicina Emergenza-Urgenza del Dipartimento di Scienze Medico-Chirurgiche e di Medicina Traslazionale dell’ Università La Sapienza di Roma, con il patrocinio di ANMCO, dell’ Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Catania, Siracusa e Messina.  Riunitosi a Taormina, il gruppo di lavoro oltre la cardiologia ha affrontato le novità internazionali relative alla rivoluzione della telemedicina; lo stesso Leonardi ha già realizzato un nuovo software in grado di comunicare con tutti i device digitali, smartwatch compresi, e di effettuare tele visite rimanendo a casa. “I pazienti anziani gradiscono il contatto diretto e continuativo con lo specialista – dice Leonardi- pur rimanendo a casa e mantenendo lo stesso riferimento medico e infermieristico. I dati che si ricevono da bilance e sfigmomanometri, dagli smartwatch o da qualunque altro device, compresi sensori della grandezza della moneta di due euro che si applicano con cerotti in nanotecnologia, grazie a questo software ci permettono una gestione multiparametrica dei pazienti a domicilio. Ci stiamo proiettando nel futuro più prossimo per correggere e prevenire i ricoveri in ospedale”.  Anche il “Registro della genetica delle cardiomiopatie” è una novità che parte da Catania ma che è pronta a fare la differenza in Sicilia e in Italia. L’obiettivo è quello di dimostrare che in cardiologia le cardiomiopatie a coronarie libere sorgono su base genetica, e non, come si è sempre pensato, in conseguenza delle miocarditi.  La proposta di Leonardi, che ha presentato i dati raccolti dal suo progetto, ha trovato riscontro nell’ANMCO nazionale (Associazione  Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) ed è stata accettata per essere inclusa nel prossimo studio nazionale sullo scompenso cardiaco promosso dalla stessa società scientifica, come annunciato dal direttore del Centro Studi, dottor Aldo Maggioni , e dal presidente nazionale, dottor Fabrizio Oliva.  La ricerca vedrà anche la collaborazione dell’Università di San Diego, oltre che dei centri nazionali.  Al congresso hanno partecipato molti specialisti e studiosi stranieri; tra loro il professor David Brenner (Rettore della S. Diego University), i professori Ryan Wereski di Edinburgo, Tatiana Kisseleva di San Diego-USA, il professor Josep Brugada di Barcellona, luminare internazionale nel campo delle aritmie ed Ewa Piotrowicz di Varsavia.  Tra gli ospiti italiani hanno partecipato il direttore di Cardiochirurgia dell’Ospedale Niguarda di Milano, Claudio Russo, il professor Gianfranco Sinagra di Trieste, Il dottor Edoardo Gronda di Milano, il professor Franco Cecchi di Firenze, il professor Garagnani di Bologna, il professor  Serenelli di Ferrara,  i dottori Maurizio Gasparini e Caterina Bisceglie di Milano; quest’ultima ha relazionato sul moderno trattamento ablativo delle aritmie ventricolari. Molto apprezzato gli interventi di dottori Giuseppe Sgarito e Maria Catalano, e del professor Roberto Scicali; tutti professionisti siciliani annoverati tra i più quotati. Giuseppe Leonardi ha infine espresso “grande soddisfazione” per la riuscita del congresso e per l’apprezzamento arrivato fuori Sicilia a  e fuori nazione, ma anche “altrettanta amarezza per non aver mai ricevuto riscontro alle proposte organizzative e alle richieste di risorse per poter dare una risposta ai pazienti con cardiomiopatie e scompenso cardiaco siciliani, in ben 30 anni di attività”.

Ruolo, competenze e percorso formativo dello Specialist di sala operatoria

product specialist

Ruolo, competenze e percorso formativo dello Specialist di sala operatoria a cura ufficio marketing – 29.09.2022 Il Product Specialist collabora con i membri del team della sala operatoria per garantire un’eccellente uso del prodotto. E’ un esperto delle imprese produttrici e distributrici di dispositivi medici che, su richiesta del chirurgo,  fornisce supporto tecnico applicativo per l’utilizzo del prodotto dell’azienda per cui svolge la propria attività. In genere lavora a stretto contatto con il Product Manager, responsabile della gestione dei prodotti durante l’intero ciclo di vita. Il Product Specialist rappresenta il ponte tra azienda produttrice del dispositivo e il chirurgo. Gode della fiducia del medico perché ha la completa conoscenza delle protesi o degli strumenti dell’azienda per cui lavora e ha una grande esperienza per il numero di interventi a cui ha partecipato e con chirurghi diversi. Il suo ruolo è connesso al miglioramento del “gesto tecnico” del chirurgo. Tuttavia, organizza ogni cosa con congruo anticipo rispetto alla data dell’intervento, oltre ad assistere direttamente. Requisiti e qualifiche di Product Specialist Il Product Specialist ha conoscenza dettagliata e grande competenza tecnica sui dispositivi medici, inclusi quelli più innovativi e tecnologicamente avanzati.  È in grado di stabilire e correggere la programmazione, infatti la sua presenza è prevista nei settori distinti per elevata scienza tecnologica, complessità e con possibilità di “personalizzare” il funzionamento del dispositivo medico sul paziente. Nel settore ortopedico, poiché soggetto all’uso frequente di protesi, viti, chiodi e placche, è facile immaginare la sempre maggiore necessità, per il chirurgo, di avere un supporto qualificato e specifico fuori e dentro la sala operatoria. Il Product Specialist si occupa di informare e formare il clinico sulle caratteristiche tecniche del prodotto, chiarendo tutte le indicazioni per l’impiego ottimale del dispositivo. Non gli è consentito, però, toccare il paziente o interagire con lui se non autorizzato e in presenza del medico. Quanto guadagna un Product Specialist? Le responsabilità e l’importanza di un professionista in grado di ottimizzare delicati e importanti risultati in campo sanitario, influenzano non poco la remunerazione del Product Specialist. La retribuzione media annua tiene conto della continua disponibilità del professionista, del livello di specializzazione, del tipo di dispositivo, dall’esperienza, dagli spostamenti. Un calcolo medio prevede una retribuzione base lorda di circa 45mila euro. Percorso formativo Il sopraggiungere di patologie che richiedono l’intervento di nuove tecnologie e i progressi della scienza necessitano, per la formazione di un  Product Specialist, di una formazione specifica che, dopo il diploma o la laurea, va integrata con corsi di specializzazione. Pianeta Studio ha realizzato, in collaborazione con AptaBiomedical, un corso di alta formazione (primo in Italia) per diventare Product Specialist. Il corso si pone l’obiettivo di aumentare le competenze dei discenti per favorire la crescita delle competenze tecniche specifiche da utilizzare sul campo. Il percorso didattico progettato da Pianeta Studio, vede partner di rilievo internazionale come  Medtronic e Nuvasive. Pianeta Studio accompagna i discenti anche dopo il termine del progetto formativo per agevolarli nell’inserimento lavorativo attraverso consulenze e supporto personalizzato. Il servizio di CAREER CONSULTANT avrà anche la preziosa funzione di organizzare i colloqui di lavoro. Link al corso https://hub.pianetastudio.eu/corso-specialista-di-sala-operatoria?utm_source=medicalive