Medicalive

Malpractice: il nesso di causalità non può essere parcellizzato

Avvocato Russo

Avv. Angelo Russo, Avvocato Cassazionista, Diritto Civile, Diritto Amministrativo, Diritto Sanitario, Catania   Con l’ordinanza 16 aprile 2018 – 26 febbraio 2019, n. 5487 la Corte di Cassazione fornisce alcuni chiarimenti sui criteri relativi alla distribuzione dell’onere della prova in materia di responsabilità medica.   IL FATTO   In data (OMISSIS), alle ore 18.30, G.G.R. decedeva a seguito di un malore occorsogli, pochi minuti prima, mentre era in auto con la moglie B.M.A. e la figlia S.   Lo stesso, lamentando “dolore al fianco sinistro” anche da “digitocompressione dell’emicostato sinistro”, era stato appena visitato, alle 17.45 dello stesso giorno, da un medico del Presidio della Guardia Medica di (OMISSIS) (struttura alla quale si era rivolto, per la stessa ragione, già i precedenti (OMISSIS), essendogli in entrambe tali occasioni somministrato, in via intramuscolare, un antidolorifico, con prescrizione di un controllo dal medico curante), essendo, anche in quel caso, “rinviato a domicilio”.   A seguito di denuncia – querela contro ignoti, il procedimento penale si chiudeva con un provvedimento di archiviazione, che recepiva le conclusioni dal consulente nominato dalla Procura della Repubblica di Venezia nella propria relazione.   Tale elaborato pur rilevando che “l’invio del G., il (OMISSIS), presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di (OMISSIS) (struttura ubicata nello stesso edificio del Presidio di Guardia Medica) avrebbe quantomeno permesso di defibrillare il paziente e quindi di consentire al Sig. G. maggiori probabilità di sopravvivenza”, concludeva che “la grandezza statistica di tale probabilità, da un punto di vista penalistico, non assurge(va) però ai richiesti parametri della “ragionevole certezza”” dell’esito salvifico, potendo, nondimeno, trovare ampia dignità in responsabilità civile, a fronte dell’assunto giuridico del cosiddetto più probabile che non”.   La moglie e i figli del defunto, quindi, convenivano in giudizio civile la AULSS n. (OMISSIS), affinchè la stessa, riconosciuta responsabile del decesso del loro congiunto, per fatto del personale operante presso il suddetto Presidio di Guardia Medica, fosse condannata a risarcire i danni ad essi cagionati.   In primo grado la domanda veniva accolta.   La Corte di Appello di Venezia riformava la sentenza, escludendo la responsabilità della struttura.   Rilevava il Giudice di appello che il Tribunale aveva attribuito rilevanza causale “al fatto della mancata presenza del G. presso il PS al momento dell’episodio, presumibilmente ischemico, che lo condusse al decesso e, quindi, al fatto del mancato utilizzo tempestivo del defibrillatore.”   L’omissione imputata ai sanitari del Presidio di Guardia Medica, quindi, “non si è inserita nella serie causale che ha condotto all’evento di danno, ma si configura come una sorta di occasione mancata, riferita al luogo di soccorso in collegamento con il mancato utilizzo del defibrillatore, ovvero una circostanza priva di efficacia causale o concausale.”   Precisa la Corte di appello che “non vi è riscontro probatorio circa la presenza di personale di PS pronto ad intervenire immediatamente con il defibrillatore e, soprattutto, non è dato sapere (essendo impossibile dirlo, secondo la stessa valutazione fatta dal consulente del Pubblico Ministero in sede penale) se il suo utilizzo sarebbe stato salvifico, e ciò anche in ragione del fatto che il decesso è stato quanto mai improvviso e repentino”.   Su tali premesse la Corte di appello ha rigettato la domanda risarcitoria, rilevando che nè il Tribunale né il consulente del Pubblico Ministero avevano spiegato “in base a quali regole o dati scientifici si poteva sostenere che le possibilità di sopravvivenza del G. certamente sussistevano”, senza neppure esplicitare quale fosse tanto “la grandezza statistica delle asserite maggiori probabilità di sopravvivenza, quanto i dati scientifici di supporto di detto assunto.”   Contro la decisione della Corte di Appello è proposto ricorso per cassazione con il quale si lamenta che la sentenza impugnata non si sarebbe curata di accertare “se la diligenza dei sanitari della Guardia Medica fosse stata provata (come era suo onere) dalla convenuta, così realizzando una prima violazione del principio della vicinanza della prova, e ciò, oltretutto, avendo parte attrice evidenziato quali fossero i profili di negligenza imputati ad essi.”   I sanitari, invero, si sarebbero limitati “chi a consigliare un controllo del medico curante (eventualmente anche per un’impegnativa di elettrocardiogramma) chi invece a somministrare una terapia con antinfiammatori non steroidei, senza disporre essi stessi l’elettrocardiogramma, o un rilievo per la Tropomina 1, oppure l’emo-gasanalisi, mostrando così di reputare non grave nè urgente la situazione clinica del paziente.”   I familiari del paziente deceduto, invero, dopo aver provato il contatto sociale tra il paziente e la struttura precisano che “la prescrizione – da parte di uno dei sanitari che ebbero in cura il paziente – di accertamenti più approfonditi, al fine di scongiurare la presenza di una patologia cardiaca, avrebbe evitato la morte del G. per attacco ischemico” e che la struttura sanitaria non aveva fornito la prova che all’esito della loro esecuzione “nulla sarebbe stato riscontrato sotto il profilo cardiologico.”   La sentenza della Corte di Appello, inoltre, sarebbe errata laddove afferma (in assenza di riscontri in tal senso) che “i sanitari si sarebbero addirittura comportati con diligenza, giacchè senza le risultanze degli esami che furono, invece, omessi non può in alcun modo essere provato che i sintomi di un’ischemia non vi fossero.”   In conclusione, secondo i ricorrenti, “poichè la morte del G. fu causata da un problema cardiaco e l’esecuzione degli esami omessi avrebbe consentito una diagnosi tempestiva e permesso di monitorare la situazione, evitando la morte per ischemia”, sarebbe spettato alla struttura sanitaria “provare che la morte sarebbe egualmente avvenuta oppure che la sua causa andava rinvenuta in altro evento imprevisto e/o imprevedibile.   E ciò, a maggior ragione, a fronte delle risultanze di una consulenza secondo cui gli accertamenti diagnostici omessi e l’utilizzo del defibrillatore il giorno della morte avrebbero consentito la sopravvivenza del paziente, secondo la regola del più probabile che non.   Si contesta, infine, l’affermazione della Corte di appello secondo cui “non vi è riscontro probatorio circa la presenza di personale di PS pronto ad intervenire immediatamente con il defibrillatore e, soprattutto, non è dato sapere se il suo utilizzo sarebbe stato salvifico, atteso

Respinti al mittente suini polacchi non identificati correttamente

Respinti al mittente suini polacchi non identificati correttamente

Controlli effettuati dal servizio veterinario Usl Umbria 1 per scongiurare la presenza del virus della Peste Suina Africana, presente in Polonia   Si è conclusa con il rinvio al mittente, un’importante azione di prevenzione eseguita dai veterinari della USL Umbria 1 su una partita di 112 suini provenienti dalla Polonia, che a fine gennaio era stata introdotta in un allevamento di Cannara. Al fine di scongiurare la presenza del virus della Peste Suina Africana, presente in Polonia, il servizio di Sanità Animale della ASL ha subito provveduto ad eseguire dei campionamenti evidenziando anche una non corretta identificazione degli animali e, quindi una non sicura corrispondenza degli stessi alle garanzie sanitarie attestate nei documenti di accompagnamento. Ha pertanto posto sotto sequestro gli animali stessi ed ha avviato una procedura di rispedizione al mittente degli animali, in accordo con il Ministero della Salute, che si è conclusa con successo soltanto nei giorni scorsi. La procedura di rispedizione è stata molto laboriosa. Ha coinvolto il Ministero della Salute, l’Ufficio Veterinario per gli adempimenti CEE di Ancona, l’Ambasciata della Polonia, l’Ispettorato Veterinario della Polonia e ha dovuto superare le opposizioni dei legali dei vari operatori esteri coinvolti. “Si tratta di un’importantissima azione di vigilanza permanente, a tutela del consumatore ma anche di tutti gli operatori della filiera suinicola – dichiara il direttore del servizio di Sanità Animale dott. Giovanni Battista Pauselli – che porterà i suoi frutti anche in futuro. È infatti importante lanciare il segnale agli operatori esteri del settore che gli animali in arrivo nel nostro territorio vengono puntualmente controllati ed accettati solo se conformi a quanto prevede la specifica normativa”.

Disposizioni sul governo delle liste di attesa, la ASSL Sassari incontra i medici prescrittori

Disposizioni sul governo delle liste di attesa, la ASSL Sassari incontra i medici prescrittori

Si sono concluse giovedì pomeriggio le quattro sessioni di incontri dedicate alle nuove disposizioni regionali sul governo delle liste d’attesa. Nella sala conferenze della Camera di Commercio di Sassari, la Direzione della ASSL Sassari ha incontrato i medici di medicina generale, i pediatri, gli specialisti ambulatoriali, e più in generale tutti i medici prescrittori, per illustrare loro le novità previste dalla recente disciplina regionale.   Al centro del percorso di formazione, condiviso con l’Ordine dei Medici e con le organizzazioni sindacali, sono stati posti tre elementi di novità rispetto all’attuale meccanismo di prenotazione e di erogazione della prestazione sanitaria: i raggruppamenti di attesa omogenea (Rao), gli ambiti di garanzia e la distinzione tra primo e secondo accesso.   Rao. A partire dal primo aprile, e nel corso del 2019, tutte le agende della ASSL Sassari (1200 circa) saranno riorganizzate tenendo conto dei raggruppamenti di attesa omogenea e dunque delle priorità cliniche. Questo consentirà al Cup di governare le richieste secondo uno schema preciso: visite urgenti (72 ore); visite brevi (10 giorni); visite differite (30-60); visite programmate (180 giorni). Ambiti di Garanzia. Per le prestazioni sanitarie più critiche sono state individuate delle porzioni di territorio entro le quali dovranno essere erogate le visite: le prestazioni ordinarie dovranno essere eseguite nel distretto di riferimento; le prestazioni complesse nell’ASSL di appartenenza; le prestazioni di tipo strumentale all’interno delle macro aree individuate dalla Regione Sardegna e suddivise in Area Nord, Area Centro e Area Sud. Distinzione tra primo e secondo accesso. Un altro elemento di novità sarà rappresentato dalla distinzione tra primo e secondo accesso. Questo sistema prevede che la prenotazione della prima visita continuerà ad avvenire tramite il Cup mentre la prenotazione di un’eventuale ulteriore visita sarà effettuata non più dall’utente ma direttamente dallo specialista che ha preso in carico il paziente. I tre punti appena descritti sono stati oggetto di discussione e confronto con i medici dei distretti di Alghero e Ozieri, nella giornata di mercoledì 20 marzo, e con i medici del distretto di Sassari, nella giornata di giovedì 21 marzo.

Ambulatorio Cefalee del Misericordia, arriva l’accreditamento da parte della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee

Ambulatorio Cefalee del Misericordia, arriva l’accreditamento da parte della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee

Chi può dire di non aver mai sofferto di mal di testa? Le cefalee, chiamate comunemente “mal di testa”, sono una patologia molto diffusa, ma all’Ambulatorio per le Cefalee del Misericordia di Grosseto, che ha ottenuto l’accreditamento da parte della SISC – Società Italiana per lo Studio delle Cefalee, le cure sono di qualità.   La SISC è una delle maggiori Società Scientifiche italiane, che da più di 40 anni ha il compito di definire gli standard di ricerca e di didattica che i centri specializzati delle vari Aziende sanitarie devono rispettare per ottenere il riconoscimento di un adeguato livello dell’offerta assistenziale.   L’Ambulatorio per le Cefalee è parte integrante della Neurologia dell’ospedale Misericordia, diretta dal dottor Roberto Marconi ed è attivo dai primi anni 2000. Si occupa di diagnosi, prevenzione e cura delle cefalee o più comunemente “mal di testa”, con particolare attenzione all’emicrania, la forma di cefalea più diffusa e invalidante, e dei dolori alla testa e al volto, più o meno estesi e che interessano di solito persone adulte o anziane, derivanti dai nervi del cranio, come il trigemino. L’Ambulatorio, a cui si accede tramite prenotazione al CUP con richiesta di visita per cefalea, svolge attività il mercoledì pomeriggio.   I pazienti seguiti a Grosseto sono mediamente oltre 350, in prevalenza adulti, ma vengono curati anche molti adolescenti. Le persone che si rivolgono all’Ambulatorio, vengono accuratamente visitate e in base alla valutazione della loro storia clinica, possono essere sottoposte ad esami specialistici per il riconoscimento e la prevenzione dei fattori scatenanti della cefalea. Gli specialisti decidono poi la tipologia di terapia più adatta al caso.   “Il mal di testa è un disturbo assai frequente. La forma più comune è la cefalea di origine prevalentemente muscolare. Dello stesso gruppo (cefalee primitive) fanno parte l’emicrania e la cefalea a grappolo. Un secondo gruppo comprende le cefalee secondarie che insorgono come manifestazione di un’altra problematica già presente, come ad esempio può accadere in seguito a un trauma. – spiega il dottor Sergio Pieri, referente clinico dell’Ambulatorio Cefalee di Grosseto – In particolare l’emicrania colpisce circa il circa 12% degli individui della popolazione generale. Sebbene possa verificarsi a tutte le età, la sua prevalenza è più bassa nei bambini e negli anziani, mentre raggiunge un picco nella fascia di età compresa fra 25 e 39 anni. A partire dal momento dello sviluppo e per tutta l’età fertile, si osserva una prevalenza nettamente più elevata nelle donne rispetto agli uomini”.   “Il Global Burden of Diseases Study, lo studio integrato e approfondito dell’influenza che patologie, infortuni e fattori di rischio hanno sulla popolazione mondiale, pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, colloca l’emicrania fra le dieci patologie neurologiche più disabilitanti e al primo posto come causa di disabilità al di sotto dei 50 anni. – commenta Marconi – In molti casi, chi soffre di frequenti mal di testa può trovare difficoltà nel normale svolgimento dei compiti quotidiani, in ambito lavorativo per esempio o nello studio, ma la patologia può impattare anche le relazioni sociali, causando quindi una riduzione del benessere generale della persona”.

Sopralluogo del Sindaco con la Direzione dell’Azienda USL per verificare l’avanzamento dei lavori.

Sopralluogo del Sindaco con la Direzione dell’Azienda USL per verificare l’avanzamento dei lavori.

Un investimento di 7milioni e 400mila euro per uno dei principali punti di riferimento per la salute dei cittadini modenesi Cinque piani più un’area a parcheggio a quota stradale e un parcheggio interrato, a disposizione di dipendenti e cittadini, vicinissimi alla stazione ferroviaria, per un complesso di oltre 3000mq di superficie utile. La Casa della Salute di Modena è stata oggetto di un sopralluogo da parte del Sindaco Gian Carlo Muzzarelli e dell’Assessora a welfare e sanità Giuliana Urbelli che, insieme ai giornalisti, hanno potuto verificare l’avanzamento del cantiere e visitare le parti già ultimate. Presenti alla visita anche il Direttore Generale dell’Azienda USL Massimo Annicchiarico accompagnato dal Direttore del Servizio tecnico Ausl Gerardo Bellettato e dai suoi tecnici, il Direttore lavori Elena Cazzaniga e il progettista Michele Zini dello studio ZPZ Partners, che hanno illustrato i dettagli del progetto e le fasi di realizzazione. Insieme a loro è stato possibile osservare l’esterno e il piano terra dell’edificio, già ultimato, oltre al piano interrato con i garage. Il termine dei lavori è previsto per giugno 2019; seguiranno i collaudi e le autorizzazioni necessarie all’avvio dell’attività. Per la Casa della Salute Modena Nord l’investimento complessivo è di 7milioni e 400mila euro. Si realizzerà così uno dei principali punti di riferimento per la salute dei cittadini, che troveranno in un unico luogo, ben riconoscibile, risposte qualificate ai principali e più frequenti bisogni sanitari, grazie alla presenza all’interno della Casa della Salute di una pluralità di servizi e di professionisti. La struttura e l’organizzazione interna saranno orientate prevalentemente alla salute del bambino, dell’adolescente e della famiglia (ma saranno presenti anche servizi per adulti e le cronicità) e qualificheranno ulteriormente il sistema di cure territoriali già attivo a Modena, rendendo la Casa della Salute un polo nevralgico per l’accoglienza e l’erogazione dei servizi sanitari, sociosanitari e socioassistenziali per quasi 50mila abitanti dell’area nord della città.   Al sopralluogo erano presenti anche il Direttore del Distretto di Modena Andrea Spanò, il presidente del Quartiere Due Carmelo Belardo e alcuni familiari e amici del professor Gian Paolo Vecchi, – medico modenese e professore ordinario di Geriatria all’Università di Modena – cui la Casa della Salute sarà intitolata. Tra loroLuciano Belloi, Presidente del Fondo M. Gasparini Casari e l’ex Vice Sindaco di Modena Baldo Flori. Alla realizzazione della Casa della Salute Modena Nord seguiranno altre due strutture, la Casa della Salute in via Panni (all’istituto Charitas) con il progetto in corso, per un investimento di quasi cinque milioni di euro a servizio dell’area sud-ovest della città, e nel complesso dell’ex ospedale Estense (Casa della Salute Modena Estense) dove il Comune sta effettuando il consolidamento antisismico cui seguiranno, nel 2020, le finiture edilizie e impiantistiche, finanziate dall’Azienda sanitaria per un milione 700 mila euro.   Cos’è una Casa della Salute   Le Case della Salute sono il modello organizzativo di riferimento per le cure territoriali definito dalla Regione Emilia-Romagna. Un unico luogo, accessibile e chiaramente identificato, dove si concentrano tutte le risposte ai principali e più frequenti bisogni della comunità e dove operano congiuntamente diverse professionalità – sanitarie, sociosanitarie e amministrative – a servizio della salute dei cittadini.

Prevenzione malattie cardiache nelle donne: il 14 Aprile a Vercelli “Si Cammina con il Cuore”

Prevenzione malattie cardiache nelle donne: il 14 Aprile a Vercelli “Si Cammina con il Cuore”

Camminata non competitiva di 5 km promossa dal Soroptimist Club Vercelli. Con i fondi raccolti saranno acquistati materiali per la cardiologia dell’ASL VC dedicati alla medicina di genere Il 14 Aprile “Si cammina con il cuore “a Vercelli. Il Soroptimist Club di Vercelli organizza una camminata non competitiva di 5 km aperta a tutti. Una iniziativa promossa nell’ambito del progetto “Si parla di cuore”: una campagna di informazione sulla medicina di genere e in particolare sui rischi legati alle malattie cardiovascolari nel sesso femminile nell’ottica di una salute più equa per tutti, uomini e donne. Appuntamento è alle ore 10 retro Basilica S. Andrea; la partenza è fissata alle 10:30. Sarà possibile dare la propria adesione fino a 30 minuti prima della partenza o nei giorni precedenti presso la Gioielleria Leonardi in via Foa n. 29 (tel. 0161215683). La quota minima per partecipare è di 5 €, il ricavato sarà devoluto alla Cardiologia dell’Asl di Vercelli per l’acquisto di materiale dedicato alla Prevenzione di Genere. “L’obiettivo – spiegano le organizzatrici – è soprattutto quello di informare e sensibilizzare la popolazione femminile sull’incidenza che le malattie cardiache hanno nelle donne, valorizzando le attività e gli stili di vita più giusti da adottare per prevenirle. La camminata è una di quelle. L’invito è esteso a tutti: donne e uomini; si potrà intervenire anche con i propri bambini, passeggino al seguito se c’è, o animali da compagnia. L’auspicio è che vi possa essere un’ampia partecipazione e condivisione”. In Italia la mortalità per malattie cardiovascolari (cardiache e cerebrali) è del 48,4% nelle donne e del 38,7% negli uomini (dati del ministero della salute del 2016). La prima causa di morte della donna in tutti i paesi industrializzati è l’infarto del miocardio e lo scompenso cardiaco colpisce nella terza età più donne che uomini. Anche l’ictus colpisce maggiormente la donna dell’uomo (+55%). È su questi presupposti che, in tutto il mondo, si stanno portando avanti campagne mediatiche per sensibilizzare le donne sulla prevenzione cardiovascolare.

Riorganizzato il pre-ricovero, arriva il medico hospitalist

Riorganizzato il pre-ricovero, arriva il medico hospitalist

La Fondazione Giglio di Cefalù ha riorganizzato l’area del pre-ricovero con “un investimento sia strutturale che organizzativo”, come ha sottolineato nel corso della presentazione il presidente dell’Istituto, Giovanni Albano. “Raccolte le criticità – ha detto Albano – abbiamo ripensato l’intera organizzazione per dare al cittadino un servizio di qualità e che funzioni al meglio attraverso: la riduzione dei tempi di attesa, la definizione di un equipe multidisciplinare per le valutazioni cliniche, l’unificazione dei percorsi amministrativi e l’individuazione di un responsabile nel dottor Maurilio Cirrito, specialista in medicina interna”. Nel pre-ricovero vengono valutati i pazienti da sottoporre a chirurgia elettiva e programmata. “Abbiamo reingegnerizzato l’intera organizzazione del servizio – ha detto Cirrito – ripensandolo in ottica multidisciplinare. Il processo di prericovero non sarà più solo basato sulla figura dell’anestesista ma vedrà – ha aggiunto Cirrito – protagonisti anche lo specialista chirurgo di branca e gli specialisti di medicina interna. In più l’unità di pre-ricovero si occuperà del paziente anche nel post operatorio al fine di garantire la continuità assistenziale durante l’intero percorso di ospedalizzazione”. La nuova unità di pre-ricovero è stata ubicata al secondo piano della struttura sanitaria dove sono state predisposte 3 sale visite, 3 sale d’attesa, un ambulatorio per infusione di farmaci, la medicheria e la sala prelievi ed elettrocardiogramma. Avrà uno staff dedicato comprensivo di tre medici specialisti in medicina interna, personale infermieristico ed operatori socio sanitario. La sala infusioni del pre-ricovero sarà anche di rifermento per i pazienti che devono essere sottoposti alla somministrazione di farmaci in vena che necessitano di stretto monitoraggio e competenze specifiche. Il presidente Albano ha anche annunciato l’introduzione di una nuova figura nell’organizzazione sanitaria, di derivazione statunitense, l’Hospitalist ovvero un medico che agisce in modo trasversale in tutti i reparti, occupandosi della gestione del paziente complesso. A ricoprire questo ruolo è stato chiamato l’internista dottore Marcello Cadelo. “Il miglioramento delle risorse diagnostiche e terapeutiche con il conseguente aumento della aspettativa di vita – ha rilevato Cadelo – ha generato un aumento dei pazienti fragili e ad elevato grado di complessità, generando un forte impegno delle risorse assistenziali. Occorre pertanto standardizzare i percorsi di cura, e ridurre il rischio di complicanze”. (Scritto da Vincenzo Lombardo)

Casa della Salute, inizia l’attività a Pratovecchio Stia

Casa della Salute, inizia l’attività a Pratovecchio Stia

Inaugurata la struttura che si trova in piazza Pertini. Era presente anche il nuovo direttore generale della Asl Toscana sud est, alla sua prima uscita ufficiale   PRATOVECCHIO STIA – Anche l’Alto Casentino ha la sua Casa della Salute. La struttura è stata inaugurata questa mattina in piazza Pertini a Stia. Erano presenti l’assessore regionale Stefania Saccardi, il vice presidente del Consiglio regionale Lucia De Robertis, il nuovo direttore generale della Asl Toscana sud est Antonio d’Urso, il direttore sanitario Simona Dei, il direttore amministrativo Francesco Ghelardi, il direttore di Zona Evaristo Giglio, il sindaco Nicolò Caleri e tanti cittadini.   “Quando l’assessore Saccardi mi ha prospettato la possibilità di essere presente, come mio primo impegno, all’inaugurazione della Casa della Salute di una zona interna, ho accolto con entusiasmo la proposta, perché ci troviamo di fronte ad un esempio di quanto ha fatto negli anni Enrico Desideri, che saluto e ringrazio – ha dichiarato D’Urso – Equità di accesso ai servizi e alle prestazioni. È l’obiettivo che continueremo a perseguire e lo faremo con passione, in tutto il territorio aziendale”.   “Ringrazio il sindaco e la sua amministrazione perché hanno capito in quale direzione si stanno muovendo i servizi al cittadino – ha detto l’assessore Saccardi – E mi fa piacere vedere che sono presenti anche i sindaci di altri comuni del Casentino. Quando si attiva una struttura, questa non è solo di quel territorio ma è patrimonio di tutti”.   “Siamo molto felici di questa apertura perché conferma la volontà della Sud Est di consolidare i servizi più vicini al cittadino, soprattutto nelle aree più interne – ha commentato Simona Dei – Queste strutture sono risorse preziose per la salute dei cittadini ma anche per i medici di famiglia, che hanno l’occasione di lavorare meglio, di integrarsi tra di loro e con gli specialisti”. “Dopo Poppi e Rassina, la medicina di iniziativa per la sorveglianza della patologie croniche si estende ad oltre il 75% dei 22 medici di medicina generale che fanno parte dell’Aggregazione Funzionale del Casentino (AFT) – ha dichiarato Giglio – La filosofia delle Case della Salute riguarda la presa in carico a 360 gradi del paziente, con la collaborazione e il coordinamento tra medici di base, specialisti, infermieri e servizi, in strutture facilmente accessibili e centrali”.   “Siamo onorati che il direttore D’Urso sia presente questa mattina qui a Stia e gli diamo un caloroso benvenuto – ha detto il sindaco – Per noi è una giornata importante perché garantiamo ai cittadini un servizio rafforzato. Dal mese di aprile partirà anche la navetta, che unirà alcuni punti del paese con la Casa della Salute. Ringrazio i dipendenti comunali e le associazioni che ci aiuteranno nella realizzazione di questo servizio”. Nella Casa della Salute saranno presenti 4 medici di famiglia, 1 ambulatorio pediatrico, un poliambulatorio specialistico per attività di attesa (dermatologo, oculista, ginecologo) e un ambulatorio per la Medicina di Iniziativa, rivolta alle persone con patologie croniche (diabete, cardiopatie ischemiche, broncopatie). Un team composto da medico di medicina generale, infermiere e collaboratore di studio garantisce l’accesso diretto alle prime cure, ai prelievi ematici e alla prescrizione di visite specialistiche ed analisi (Cup), secondo il modello del “Chi prescrive, prenota”. Sarà presente anche un’assistente sociale per favorire l’integrazione tra area sanitaria e area sociale (casa, famiglia, non autosufficienza, disabilità ecc.). Sono infine previste sale per riunioni e audit. La Casa della Salute si trova lungo il viale di scorrimento che unisce Stia a Pratovecchio, facilmente accessibile e dotata di parcheggio per disabili.