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Redazione, Autore presso Medicalive - Pagina 78 di 174

Medicalive

La Pet Therapy muove i primi passi a Sansepolcro

Pet Therapy

Il progetto ha preso il via nei giorni scorsi in Oncologia. Grande entusiasmo tra i pazienti e il personale   “Siamo arrivate nel parcheggio dell’ospedale e ci siamo sentite chiamare: era un’infermiera dell’Oncologia che stava scendendo ad accoglierci. Ci ha accompagnato in reparto e abbiamo visto il sorriso sui volti dei pazienti”. Con queste parole Elena Bisconti, presidente dell’associazione Gaia, racconta il primo giorno di Pet Therapy all’ospedale di Sansepolcro.   Lunedì scorso, infatti, è iniziata l’attività in Oncologia e l’impatto con Eloise e Carrie, i due cani, è stato straordinario. “La figlia di una paziente ci ha chiesto di andare nella stanza dalla mamma. Eloise è stata invitata a salire sul letto dalla signora, che poi ha voluto conoscere anche Carrie. Il personale medico e paramedico si è dimostrato entusiasta. Un’ infermiera ci ha detto ‘voi non vi rendete conto da quanto tempo vi aspettiamo e quanto abbiamo aspettato questo giorno parlando tra di noi!’. Insomma, un inizio straordinario” dice Bisconti.   Il tono di soddisfazione è confermato anche dalla responsabile dell’Oncologia, Elena Magnani: “I cani della Pet Therapy hanno incontrato i pazienti nella sala terapia e nelle stanze di degenza a due letti. Ero da tempo a conoscenza del progetto della associazione Gaia, ma quando abbiamo saputo che il nostro ospedale era stato selezionato l’emozione è stata grande. L’esperienza diretta è andata comunque oltre le nostre aspettative, con grande entusiasmo da parte dei pazienti e di tutto il personale. L’effetto terapeutico è stato immediato e concreto per tutti”.   Il progetto della Pet Therapy, fortemente voluto dalla Asl Toscana sud est e gestito dall’associazione Gaia, porta gli amici a quattro zampe, accompagnati da due operatori dell’associazione, nei reparti di Oncologia. La Pet Therapy viene già effettuata da alcuni anni negli ospedali della Asl Toscana sud est, quindi anche nel Senese e nel Grossetano, con successo e consensi. Nelle scorse settimane è partita alla Gruccia di Montevarchi.   Ci sono numerose evidenze cliniche di pazienti oncologici che hanno beneficiato di questi interventi. Gli animali possono aiutare i malati a sentirsi meno soli, combattere la depressione, ridurre lo stress e l’ansia del ricovero, offrire svago e distrazione dal dolore, migliorare la qualità del sonno. La mediazione di un animale facilita anche i rapporti di relazione e comunicazione tra malati, familiari e medici/infermieri.

Giovedì 4 aprile all’ex mattatoio comunale di Oristano si terrà un nuovo appuntamento con i veterinari Assl Oristano dedicato alla microchippatura dei cani non ancora iscritti all’anagrafe canina.

microchippatura dei cani

ORISTANO, 29 MARZO 2019 – Giovedì 4 aprile all’ex mattatoio comunale di Oristano si terrà un nuovo appuntamento con i veterinari Assl Oristano dedicato alla microchippatura dei cani non ancora iscritti all’anagrafe, un’operazione che va eseguita dopo i primi dieci giorni di vita del cucciolo e sempre prima di una sua eventuale trasferta o trasferimento di residenza. L’inserimento del microchip elettronico sotto la cute dell’animale ne consente l’identificazione in caso di furto o smarrimento ed evita di incorrere nelle sanzioni pecuniarie previste dalla normativa per i proprietari inadempienti. Per accedere alla prestazione, effettuata gratuitamente dai veterinari Assl, è necessario prenotarla al numero telefonico 345.6619323, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 12.30. Al momento della prenotazione, occorrerà fornire i dati del proprietario, compreso il codice fiscale e il numero di telefono, e quelli dei cani da anagrafare (data di nascita, nome, sesso, razza). All’atto della prenotazione, all’utente saranno comunicati luogo, data e ora in cui il proprietario, o un suo delegato, dovranno presentarsi muniti di un valido documento di riconoscimento. Nel caso il proprietario del cane deleghi un’altra persona, sarà necessario esibire la sua delega scritta sulla base del modello scaricabile dal sito www.asloristano.it (Modulistica > Servizio veterinario).

Smetter di fumare si può: tornano i corsi di gruppo organizzati dalla Asl Toscana sud est sugli stili di vita sani

Smetter di fumare

Ripartiranno domani martedì 2 aprile i corsi di gruppo per smettere di fumare, organizzati già da alcuni anni dall’Unità funzionale Dipendenze – Area grossetana, della Asl Toscana sud est, in collaborazione con il Centro antifumo dell’ospedale Misericordia. Gli incontri si terranno nei locali dell’Unità funzionale Dipendenze, in via Don Minzoni 9 a Grosseto, dalle 17.30 alle 19, per un totale di 10 sedute, due volte alla settimana. Per iscrizioni e informazioni, è possibile contattare i numeri 0564 – 483741 oppure 0564 – 483718. L’OMS – Organizzazione Mondiale della sanità riferisce che nonostante ci sia stata negli ultimi anni una decisa riduzione dei fumatori, le sigarette uccidono ogni anno circa 7 milioni di persone nel mondo, tra cui quasi un milione muore per le conseguenze del fumo passivo. Ancora secondo l’OMS, nel 2000, fumava il 27% della popolazione mondiale, mentre nel 2016, è scesa al 20% Oltre la metà dei paesi membri ha ridotto il numero di fumatori in questo lasso di tempo, ma solo uno su otto riuscirà a ridurli del 30% entro il 2025, come richiesto dagli obiettivi dell’Oms. Nel mondo oltre 24 milioni di ragazzi tra 13 e 15 anni fumano, di questi 17 milioni sono maschi e 7 milioni femmine. “Fumare è la prima causa di morte evitabile nel mondo, responsabile del 10% dei decessi tra gli adulti. Dire stop a questa dipendenza non è quasi mai facile, ma sempre possibile se ci si affida a professionisti competenti e si ha forza di volontà. – spiega Paola Carmela Valenziano, sociologa dell’Unità Funzionale Dipendenze Asl Toscana sud est, referente dei corsi antifumo provincia Grosseto – Per dare sostegno a chi desidera smettere con il fumo, l’Asl mette a disposizione esperti che oltre ai corsi, svolgono attività di counseling e di supporto in collaborazione con le altre strutture aziendali, come il Centro Antifumo e l’UOC Pneumologia. I corsi che organizziamo sono orientati anche alla promozione dell’importanza della prevenzione e di sani stili di vita. Infatti oltre ai momenti in sede, saranno organizzate passeggiate all’aria aperte e altre attività fisiche leggere”.   Ogni anno in Toscana, quasi 5.500 decessi sono causati dal fumo di tabacco, dovuti a tumori, in particolare quello del polmone, e a malattie cardiovascolari e respiratorie. Nel 2015, la quota più alta di fumatori toscani era nella fascia di età 35-49 anni (28,8%), superando il dato dei coetanei italiani (24,8%). In questa fascia la prevalenza di donne fumatrici toscane (26,5%) superava quella delle coetanee a livello nazionale (17,9%). Nel 2015 i fumatori sono aumentati del 2,4% rispetto al 2014 e sono saliti al 20,5% degli over 14 anni (contro il 19,9% in Italia). In particolare sono le donne a mostrare un comportamento ancora poco incline all’abbandono dell’abitudine al fumo (dati Ars, Agenzia Regionale di Sanità). In Toscana l’8,8% delle donne in gravidanza ha ancora l’abitudine di fumare.   “Smettere di fumare è un regalo che ogni fumatore fa non solo a se stesso ma a tutti coloro che gli stanno vicino. – conclude Valenziano – Difficilmente si riesce a raggiungere l’obiettivo da soli, ci vogliono impegno, convinzione e l’aiuto di figure professionali esperte. Durante il corso, i partecipanti potranno confrontarsi mettendo in condivisione la propria esperienza. Questa sorta di outing servirà loro a prendere maggiore coscienza del problema aumentando lo slancio motivazionale e la predisposizione a farsi aiutare dai professionisti presenti”. L’iniziativa, arrivata all’ottavo anno, è molto apprezzata dai cittadini che partecipano attivamente. All’ultima edizione hanno partecipato circa 10 persone di cui 3 hanno smesso di fumare, risultato coerente con le linee guida della Regione Toscana che prevedono un 35%. Secondo le evidenze, appena concluso il corso, circa il 70% dei fumatori che hanno partecipato smette di fumare, nel lungo periodo però la percentuale si riduce al 30%. Questo accade perché il tabagismo è una patologia e come tutte le dipendenze è caratterizzata da una recidiva molto alta, ragion per cui sono da contemplare eventuali ricadute.

Tiralatte elettrici donati dalla “Tribù dei nasi rossi”

Tiralatte elettrici

La consegna al reparto di Neonatologia del San Donato AREZZO – L’associazione di volontariato “La Tribù dei Nasi Rossi” ha donato 4 tiralatte elettrici portatili al Reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale di Arezzo. I tiralatte saranno destinati alla “Banca del Latte Umano Donato” presente nel reparto, che raccoglie, pastorizza, controlla e distribuisce il latte donato da moltissime mamme. Il latte umano donato è preziosissimo per quei neonati prematuri e ammalati ricoverati che, per la loro condizione, non possono essere alimentati con il latte artificiale. Ogni anno sono oltre 30 le mamme donatrici e oltre 200 i litri di latte lavorati dalla Banca. “Cogliamo questa occasione per ringraziare, a nome del reparto e di tutti i piccoli neonati ricoverati, le numerose mamme che hanno donato un po’ del loro latte per questo importantissimo scopo” ha dichiarato il direttore della Neonatologia, Letizia Magi.

Il volto futuro dell’Ospedale S. Andrea di Vercelli. In un moderno cubo concentrate tutte le attività di area critica

Ospedale S. Andrea di Vercelli

È un vero e proprio cubo. Un monoblocco dedicato all’emergenza urgenza che sarà parte dell’ospedale S. Andrea di Vercelli. È stato presentato, con una cerimonia pubblica, quello che sarà il nuovo volto dell’ospedale S. Andrea di Vercelli. Alla presenza dell’assessore alla sanità Antonio Saitta, il direttore generale dell’Asl di Vercelli Chiara Serpieri ha illustrato il progetto in corso per la costruzione, ex novo, di una nuova ala dell’ospedale. Un monoblocco in cui saranno concentrate le attività di emergenza urgenza e di area critica: dal pronto soccorso, alle Terapie intensive alle sale operatorie, oltre che i servizi di supporto, come la sterilizzazione. Un progetto avviato a settembre 2016 partendo dalla consapevolezza di una struttura, quella del S. Andrea, costruita nel 1964 con logiche e percorsi del passato e che, come tale, fa i conti con una obsolescenza di fondo e con la necessità di un importante rinnovamento del parco tecnologico. L’Asl di Vercelli ha analizzato e vagliato più opportunità prima di scegliere il percorso da intraprendere. La scelta di puntare alla realizzazione di un nuovo plesso da collegare all’ospedale sfruttando lo spazio corrispondente con l’area vicina a largo Giusti è stata vagliata perché considerata più vantaggiosa sotto diversi punti di vista: la certezza di non dover interferire con l’attività ospedaliera quotidiana e la possibilità in contemporanea di realizzare ulteriori lavori di “umanizzazione” con la rivisitazione di alcune aree di degenza per renderle più confortevoli. “A Vercelli – ha sottolineato l’assessore Antonio Saitta – si prepara un importante progetto di sviluppo ed ampliamento dell’ospedale S.Andrea. Ritengo che quando si pensa a un’opera di questo tipo, tutto vada chiaramente inquadrato nel contesto di riferimento. Come Regione Piemonte crediamo in questo progetto e abbiamo formalizzato proprio oggi il nostro parere favorevole. Sullamodalità di procedura da adottare stiamo valutando ulteriori soluzioni per alleggerire l’Asl di Vercelli. Il sistema pubblico nella realizzazione delle opere ha spesso tempistiche lunghe. Mi sento sicuro nel voler avviare questo percorso e prima della scadenza del mandato assumeremo una decisione definitiva sulla procedura più adatta. L’obiettivo è quello di dare risposte: vogliamo avere un punto fermo, in modo che alla fine del mandato il direttore generale abbia tutti gli strumenti per andare avanti con questo progetto, a vantaggio dei cittadini e degli operatori sanitari di Vercelli”. “Purtroppo l’impegno determinato dalla convocazione odierna del Consiglio regionale – ha detto il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino – mi impedisce di essere presente alla presentazione del progetto per il nuovo monoblocco per le emergenze. È un’opera importante, molto attesa a Vercelli, che consentirà di razionalizzare e migliorare le attività di area critica dell’ospedale Sant’Andrea”. “Una soluzione – ha sottolineato il direttore generale Chiara Serpieri – che riteniamo essere in linea con una visione moderna di realtà ospedaliera, concepita sempre più per intensità di cura e che per altro consentirà anche di ottimizzare al meglio le risorse e il personale presente. Un unico blocco operatorio è più efficiente a parità di risorse e supporterà meglio il programma d’incremento dell’attività e il posizionamento di Vercelli nella rete ospedaliera”. All’incontro sono intervenuti anche il sindaco di Vercelli Maura Forte, il presidente dell’Ordine dei Medici di Vercelli Piergiorgio Fossale, il presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Vercelli Giulio Zella e il Direttore della Medicina e Chirurgia d’Urgenza e Accettazione dell’ASL VC Roberta Petrino.

La Bottega della Salute di Montalto apre le sue porte alla cittadinanza

Bottega della salute

PERGINE LATERINA – Inaugurata domenica 31 marzo alle ore 10,30 la Bottega della Salute di Montalto, situata nei locali di proprietà del Comune all’interno del Centro socio-sanitario della frazione. Lo sportello erogherà servizi pubblici (di tipo sanitario, sociale e di pubblica utilità). La presentazione alla stampa è stata fatta questa mattina in Comune a Pergine. “La Bottega della salute è il frutto di una convenzione tra Asl Toscana sud est, Comune di Pergine Laterina, Anci Toscana, Misericordia della Valdambra e di San Giustino Valdarno – ha spiegato il sindaco Simona Neri – Metterà a disposizione gratuitamente numerosi servizi al cittadino. Partiamo con una fase di sperimentazione, con l’obiettivo di erogare nel giro di breve i seguenti servizi: consultazione del fascicolo sanitario, attivazione della carta sanitaria elettronica, prenotazione esami o visite, verifica o modifica della fascia economica per il ticket sanitario, accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione, richiesta informazioni sui servizi del Comune, pagamento bollo auto”. “Il nostro obiettivo, come Azienda sanitaria, è di rendere accessibili i servizi anche nelle zone periferiche, con una particolare attenzione ai soggetti più fragili e vulnerabili – spiega Patrizia Castellucci, direttore Zona Distretto Valdarno – Un servizio di prossimità messo a disposizione della collettività, che consente al cittadino di sbrigare una serie di adempimenti e pratiche vicino a casa. Il progetto della Bottega della Salute coinvolge i giovani del Servizio Civile Regionale, appositamente formati, i quali forniranno informazioni, orientamento e accompagnamento agli utenti. Lo sportello sarà aperto due volte alla settimana, in concomitanza con l’orario degli ambulatori medici già presenti all’interno del Centro socio-sanitario”. “La Bottega della Salute stringe il rapporto con la Medicina generale e realizza le condizioni per un’esperienza che mutua le buone pratiche della Casa della Salute” ha concluso Mario Arnetoli, coordinatore clinico del Distretto.

Bloodstain Pattern Analysis (BPA). L’operatore sanitario dell’emergenza sulla scena del crimine e le tracce di sangue

fratoni

Dott. Fabrizio Fratoni, Tenente Colonnello dei Carabinieri Tecniche Investigative Applicate Scienze criminologiche per l’investigazione e la sicurezza Alma Mater Studiorum Università di Bologna   L’intervento del personale del servizio 118 sul luogo di un crimine per prestare i primi soccorsi, pur essendo orientato a soddisfare le prioritarie esigenze e i doveri di soccorso, deve comunque tener conto delle esigenze di conservazione dei luoghi per l’accertamento giudiziario dei fatti. Tale aspetto è fondamentale per la polizia giudiziaria, per un corretto svolgi- mento del sopralluogo (come dimostra l’esperienza operativa) al fine assicurare che tutte le tracce materiali, morfologiche e di situazione siano efficacemente individuate, repertate e conservate, quali potenziali fonti di prova, che possono essere individuate in questa prima fase d’indagine1.     Ciò anche in considerazione del fatto che il sopralluogo della polizia giudiziaria sul luogo del reato, non solo è un atto tecnicamente irripetibile come la relativa documentazione, ma è anche essenziale per il positivo sviluppo del procedimento solo se viene assicurata la preservazione dei luoghi da ogni forma di modificazione per potere efficacemente procedere alla corretta acquisizione di tracce e cose, comunque pertinenti al reato, che debbono essere ricercate con una metodologia standardizzata per individuare e raccogliere utilmente le fonti di prova. L’esecuzione dei rilievi e del repertamento della polizia giudiziaria, infatti, ha come scopo fondamentale quello di acquisire con metodologie atte a garantire la loro genuinità le cose e le tracce pertinenti al reato individuate nel corso del sopralluogo al termine di un’accurata ricerca, individuazione e descrizione delle stesse, tenuto conto delle peculiari indicazioni che ne possono derivare per la ricostruzione della dinamica dell’evento, e per la definizione delle circostanze in cui il reato è stato compiuto nonché per l’identificazione dell’autore. Ciò anche inconsiderazione degli elementi che si possono trarre dallo studio della conformazione delle macchie di sangue definita più comunemente BPA- Blood-stain Pattern Analysis che sta sempre più assurgendo, nell’esperienza operativa, a metodologia di analisi forense molto utile per l’individuazione della modalità d’azione dell’autore del reato e in definitiva di evidenziare ulteriori elementi di prova per portare sua identificazione.2     La BPA consiste nello studio delle caratteristiche qualitative e quantitative (morfologia, numero, distribuzione e modalità di composizione) delle tracce di sangue presenti sulla scena di un crimine, in considerazione del fatto, che tali caratteristiche dipendono dalla sorgente e dalle modalità con cui sono generate: si distinguono, infatti, macchie per contatto, per proiezione a bassa, media e alta velocità, per gocciolamento. Dal loro studio è possibile risalire al punto di origine, alla causa e al numero di eventi che le hanno prodotte, all’eventuale posizione di aggressore e vittima e quindi procedere a formulare ipotesi circa la dina- mica delittuosa”.3 Questa nuova metodologia può essere particolarmente utile nella ricostruzione della dinamica degli eventi in presenza di sangue sulla scena del crimine, qualora sia possibile stabilire la distribuzione, la forma e la dimensione delle tracce ematiche, nonché il loro andamento e la posizione nello spazio. Uno studio che chiama in campo la biologia, perché il sangue è traccia biologica, la fisica, perché il disegno lasciato dalla goccia dipende dalla gravità, dalla viscosità e da altre caratteristiche del liquido ematico, la matematica, perché l’angolo d’impatto può essere calcolato grazie a una formula, ma anche geometria, logica, statistica e chimica. Le tracce di sangue assumono quindi valenza medico-legale e criminalistica poiché le indicazioni che forniscono sono utili sia per stabilire la dinamica del delitto, sia per l’identificazione del DNA, è intuibile quanto esse siano rilevanti ai fini investigativi, possono dirci l’origine e il punto d’impatto delle gocce di sangue, la loro direzione e la posizione del corpo colpito, il numero di colpi inferti, la cronologia dell’evento, i movimenti della vittima e dell’autore, le loro posizioni e numerosi altri dati. Per capire meglio come sfruttare la BPA è indispensabile conoscere quali sono le proprietà del sangue.4 Le proprietà della superficie di un liquido tendono a farla con- trarre a causa delle forze d’attrazione tra le molecole del liquido stesso, queste forze coesive tendono a resistere sia alla penetra- zione sia alla separazione. La dinamica delle gocce viene influenzata dalla forza di gravità (direzione verticale verso il suolo), dall’attrito (direzione e verso della velocità) e dalla coesione mole- colare. Il moto di una goccia al volo si sviluppa in base all’accelerazione di gravità e velocità iniziale, tendendo ad assumere una forma sferica con stiramento lungo la direzione del moto. In ogni caso, prima di sottoporre le tracce di sangue a BPA, occorre procedere sempre con un “protocollo” preliminare, volto a stabilire: se la macchia è effettivamente costituita da sangue, se si tratta di sangue umano, ovvero se il sangue appartiene a un determinato soggetto, ed inoltre l’epoca della macchia e da quale parte del corpo proviene. La presenza di globuli rossi ed emoglobina fornisce l’indicazione che si tratta di sangue, ma questi componenti sono rilevabili facilmente al microscopio quando la macchia è fresca, se è vecchia possono scaturire dei dubbi poiché l’essiccamento o il loro raggrinzimento comporta la loro deformazione e la perdita della forma originaria. In questi casi può essere utile un’analisi chimica con benzidina, fenolftaleina, malachite e tintura di guaiaco5, anche se altre tracce organiche (muco, latte, pus, ecc.) con questi test possono reagire come il sangue. Si può ricorrere, inoltre, alla spettroscopia o alla cristallografia o, ancora, alla cromatografia. In ogni caso la diagnosi specifica serve a stabilire se la macchia è umana o no, rilevando le differenze morfologiche tra globuli rossi umani e quelli di altre specie animali. Nell’uomo le emazie, composti da globuli rossi, sono sferiche e prive di nucleo mentre in altre specie sono a forma d’ellisse e nucleate, ma in presenza di altro mammifero è necessario ricorrere all’immunodiffusione o alla immunoelettroforesi. La diagnosi individuale, tramite l’analisi del DNA, consente di attribuire quel determinato campione di sangue a un solo soggetto. Mentre la cosiddetta analisi regionale serve a stabilire da quale parte del corpo proviene il campione di sangue mentre quella cronologica serve a stabilire quanto la macchia è vecchia. Bisogna sottolineare come la morfologia delle

IL MODELLO BIOPSICOSOCIALE ALLA LUCE DELLA SCIENZA DEI TELOMERI

Dott. Massimo Agnoletti

Dott. Massimo Agnoletti Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto, Direttore del Centro di Benessere Psicologico – Favaro Veneto (VE)   Il modello biopsicosociale acquista ulteriore significato visto attraverso la recente prospettiva offerta dalla scienza dei telomeri. Abstract   ENGLISH VERSION   Bio-psycho-social model, born as in contrast to biomedical model focused on the pathology where the etiology of the unbalancing factors was limited to the physical-chemical interaction of some elements involved, acquires a new more explanatory meaning in light of the recent telomere’sscience because it shows the essential role of communication between different organic codes (cultural, social, psychological, neural, metabolic, cellular) where the meaning of information has a fundamental function to understand dynamics that occur between these codes.   VERSIONE ITALIANA   Il modello bio-psico-sociale, nato come contrapposizione del modello biomedico focalizzato sulla patologia dove l’eziologia dei fattori disturbanti era limitata all’interazione fisico-chimica di alcuni elementi coinvolti, acquista un nuovo significato maggiormente esplicativo alla luce della recente scienza dei telomeri perché essa dimostra il ruolo imprescindibile della comunicazione tra diversi codici organici (culturali, sociali, psicologici, neurali, metabolici, cellulari) dove il significato dell’informazione ha una funzione fondamentale per comprenderne le dinamiche che avvengono tra questi codici.   ___   Il modello bio-psico-sociale (d’ora in poi BPS) afferma che ogni condizione di salute o di malattia sia la conseguenza dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali/culturali (Engels, 1977; Scwartz, 1982). Esso attribuisce il risultato della malattia e della salute, all’interazione complessa e non lineare di fattori fisico chimici organici o biologici (genetici, interazioni chimiche, ecc.), fattori psicologici (cognitivi, emotivi e motivazionali) e fattori sociali (culturali, familiari, economici, ecc.). Il modello BPS si contrappone al modello biomedico tradizionalmente inteso, che attribuisce la malattia quasi esclusivamente a fattori di natura causale lineare fisico-chimica. Un esempio estremo di questa diversità di approcci si può comprendere facendo riferimento alla depressione intesa dal modello biomedico tradizionale come locale sbilanciamento di alcuni neurotrasmettitori e delle loro interazioni biochimiche presenti a livello cerebrale (prevedendo quindi come soluzione l’intervento localmente focalizzato per ristabilire l’equilibrio molecolare) quando invece il modello BPS considera ad esempio anche le dinamiche psicosociali rappresentate dai fattori placebo/nocebo presenti anche solo nel momento in cui il paziente riceve l’intervento previsto della somministrazione di sostanza psicoattive “compensatorie” la depressione stessa.   Tra i documenti chiave che fanno riferimento all’approccio BPSvi è la definizione di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che prevede un concetto di salute dell’essere umano non esclusivamente limitata alla mancanza di patologie/malattie ma come più complessa e piena espressione psicosociale delle individuali potenzialità e risorse. Il paradigma biomedico tradizionale è stato storicamente messo in discussione perché essenzialmentenon èpiù stato considerato soddisfacente per la comprensione della natura delle complesse interazioni che avvengono nel tempo tra i livelli micro e macro degli organismi e/o dagli aspetti multifattoriali non riconducibili alla logica lineare dei modelli matematici tradizionali.   Il modello bio-psico-sociale aggiunge al modello tradizionale vari elementi tra i quali l’aspetto olistico derivante dalla consapevolezza che la globalità del sistema non è riconducibile alla somma delle parti del sistema stesso e la teleonomia cioè la presenza di uno scopo che identifica sia la globalità del sistema preso in considerazione che i sottosistemi che lo compongono. Una degli approcci più interessanti derivanti dal modello BPS è attualmente rappresentato dalla psico-neuro-endocrino-immunologia, ambito della scienza che si occupa dei rapporti altamente integrati e vicendevolmente interagenti tra i suddetti piani teleonomici (Bottaccioli F. & A.G., 2017). Più precisamente la definizione di approccio BPS è la seguente: strumento d’analisi del comportamento che considera il livello biologico, psicologico e sociale come sistemi in continua e reciproca interazione (Massimini, Inghilleri, Delle Fave, 1996). L’approccio BPS è quindi il tentativo di tener conto delle informazioni, spesso eterogenee, che emergono da una sistematica analisi parallela di queste tre aree. Ciascuno dei sistemi considerati dall’approccio BPSrappresenta un sistema di informazioni che si modificano nel tempo, seguendo le regolarità caratteristiche dei sistemi evolutivi (Miller, 1970; Monod, 1970; Morin, 1985; Prigogine, 1976). In altri termini, sia il livello biologico, che sociale che psicologico soddisfano la definizione di sistema informazionale che evolve nel tempo. Negli ultimi quarant’anni è stato effettuato un massiccio sforzo teorico da parte di diverse discipline, quali la biologia teoretica e la fisica, nel cercare di cogliere i principi comuni a tutti i sistemi viventi e a quei sistemi che più in generale sono capaci di aumentare la complessità evolvendo nel tempo (Barbieri, 2003; Miller, 1970; Monod 1970; Morin, 1985; Prigogine, 1976). Ai fini di questo scritto possiamo limitarci nel dire che i tre livelli d’analisi peculiari dell’approccio BPSrappresentano un sistema evolutivo cioè un insieme di informazioni che si trasmette nel tempo in maniera sostanzialmente conservativa e che prevede un tasso di variazione oggetto di un processo selettivo. Questa definizione è di natura generale poiché non fa alcun riferimento né al substrato nel quale si realizza né precisa parametri specifici, come ad esempio l’arco temporale evolutivo o il meccanismo di trasmissione delle informazioni, ma coglie la natura complessa e condivisa dai tre sistemi integrati nell’approccio BPS. Il fatto che tale definizione non necessiti di un riferimento relativo la sua realizzazione permette di cogliere gli elementi comuni alle tre aree d’analisi, rivelando delle regolarità che trascendono le numerose differenze distintive di ciascun livello. Un altro modo di esprimere il concetto appena esposto è che le dinamiche informazionali relative all’approccio BPS devono trasmettersi nel tempo, essere dotate di una definita variabilità oggetto di selezione e includere una serie di requisiti minimi legati alla natura delle entità replicative. In passato numerosi autori si sono espressi riguardo alle caratteristiche che un’entità replicativa (detta anche “replicatore”) deve possedere per generare un processo evolutivo (Barbieri, 2003; Dawkins, 1976; Monod, 1970) ma per definire gli assunti concernenti l’approccio BPS, ritengo sia sufficiente trattare due caratteristiche: la teleonomia ed il codice memoria. La loro breve descrizione ci aiuterà a comprendere i criteri comuni dei piani d’analisi considerati.     La teleonomia è la proprietà identificata da Jacques Monod per cui tutti gli esseri viventi sono

Il tatto e la sua importanza nella relazione assistenziale-terapeutica

Annamaria Venere

Dott.ssa Annamaria Venere Sociologa Sanitaria Amministratore Unico AV Eventi e Formazione Direttore editoriale Medic@live Magazine   Nell’ambito delle professioni sanitarie, il tatto merita assolutamente un discorso a parte per l’importanza che assume nella pratica professionale. Il tatto rappresenta un modello remoto di comunicazione affettiva e sociale vissuto e sperimentato da ciascuno di noi sin da bambini che riveste un ruolo di rilevante importanza per una crescita armonica sia negli uomini che negli animali. Sfortunatamente da adulti questa modalità comunicativa tanto profonda quanto intuitiva viene esperita con piena coscienza solo di rado benché la necessità del contatto fisico con un’altra persona sia un bisogno primario in qualsiasi stagione della vita. Basti pensare quanto piacere provochi una pacca sulla spalla per esprimere le congratulazioni, anche se a farla è solo un conoscente, o il valore di comunicazione profonda che riveste l’abbracciare forte un amico per esprimergli il cordoglio per un caro venuto a mancare, senza dimenticare quanto sia ricca di baci e carezza la dimensione amorosa. Esempi di comunicazione che toccano corde profonde dell’animo umano senza dovere necessariamente verbalizzare. Il tatto non è un senso circoscritto ad un solo organo ma si estende su tutta la superficie del corpo. Può essere utilizzato anche come forma di richiamo quando, ad esempio, tocchiamo il braccio o la spalla di qualcuno per richiamarne l’attenzione. A differenza della vista non è un senso che usiamo in modo immediato ed automatico ma, ciononostante, è in grado di cogliere analiticamente l’informazione. Nel contesto di cura, il contatto fisico ha un potenziale comunicativo straordinario. Le sensazioni trasmesse attraverso il tocco che rappresenta alleviamento e che aiuta, è valutato come necessario nella cura del malato. Il tocco rappresenta uno strumento d’indispensabile rilevanza per andare incontro alle necessità conoscitive e affettive dei pazienti. Una relazione basata dalla corporeità, a quale concreta forma di assistenza è relativa e che caratteristiche possiede? È principalmente per mezzo del corpo che impostiamo e ampliamo le nostre relazioni: se esiste un corpo che comunica, necessitiamo obbligatoriamente di un altro che sappia e voglia ricevere i nostri segnali, che ci permetta di “raggiungerlo” anche quando questi sembra essere difficilmente accessibile. Nel momento in cui una persona si ammala la capacità relazionale del suo corpo, si altera, diviene difficoltosa, confusa. In una situazione patologica fatta di sofferenza, di riduzione delle capacità neuro-motorie, il corpo si trasfigura e la recettività relazionale si basa su canali differenti. Con tempi e modi diversi il paziente accetta e sopporta quella che considera una specie di attacco esterno al proprio corpo (come nel caso di esami diagnostici invasivi e cruente manovre terapeutiche) pur continuando a stabilire delle relazioni. Molte di queste relazioni sono costrette, qualche volta non volute o non richieste. Sono queste le ragioni che dovrebbero far riflettere chi esercita una professione sanitaria sull’impiego cosciente del contatto corporeo. Le mani dell’operatore sanitario, infermiere, fisioterapista, neuro psicomotricista dell’età evolutiva o altro ancora racchiudono in se gesti non solo di carattere funzionale, ma rappresentano anche sollievo, fortificando la relazione d’aiuto e predispongono il malato ad un aumento delle risposte positive, rafforzando la sua sensibilità fisica ed emozionale. Con il tocco si possono comunicare distinti livelli di empatia, confermandoli in base al bisogno della persona di cui ci si sta prendendo cura di lei. E bene che l’operatore sappia che l’altro “sposta” su di lui figure che sono     appartenute al suo vissuto, e che in passato si presero cura del suo corpo. Stranamente, il primo che favorì lo studio del contatto fisico col paziente fu proprio Cochrane, creatore del movimento che portò all’EBM, (medicina basata sulle prove di efficacia e non sulle idee) mentre Veldman studiò a lungo la “scienza dell’affettività” espressa attraverso il contatto. Studio che fu ripreso successivamente da Marie de Hennezel che definì aptonomia (dal greco hapsis, “tocco” e nomos, “regola”). Fondamentalmente utilizzata alla nascita e nel primo periodo di vita, la sua applicazione fu successivamente estesa allo stadio ultimo della vita in quanto chi si avvicina alla morte ha necessità di comunicare, di percepire amore e accudimento con la dolcezza che si dedica ad un bambino. L’aptonomia non fonda i suoi concetti esclusivamente sul tatto, ma invece valuta l’importanza della partecipazione di chi cura in quanto l’atto di toccare trasmette la volontà di voler accogliere, e ricevere consapevolmente, vuol dire identificare e incontrare non un corpo, ma un individuo. Un contatto psico- tattile rappresenta un contatto consolante, tranquillizzante e rafforzante che ha la forza di offrire attenzioni alla persona malata, la possibilità di ridargli la stima, la dignità, il senso di sé come integro, e la percezione di sé come unico. Un tocco-massaggio può sciogliere la sensazione di blocco, di costrizione, può riorganizzare, riparare l’immagine del proprio corpo, distinguendone le parti sane e funzionali da quelle malate e non rispondenti. Molti operatori sanitari per le loro pratiche professionali sono autorizzati a toccare il corpo del malato, tocco che può giungere fino alla sua anima esponendoci anche a una relazione profonda e intensa, essendo padroni della capacità di comunicare vicinanza o distacco, apertura o chiusura, incoraggiamento o sfiducia. (Marsaglia C, Galizio M. I gesti della cura. Oltre le mani. Da: WorkShop presso Hospice Casa Madonna dell’Uliveto, Aprile 2002). Studi comprovati dalla letteratura ci confermano che l’aptonomia (caring touch) è in grado di determinare:   – l’ottimizzazione del servizio – la forza interiore nelle proprie capacità – l’aumento della percezione del proprio valore – il miglioramento della relazione empatica col paziente – la presa in carico e la considerazione del paziente come persona unica.   A volte, purtroppo, un atteggiamento veloce, manovre frettolose e superficiali, la mobilizzazione del corpo del paziente come fosse un oggetto rischiano di offenderlo se non addirittura di umiliarlo procurandogli forse altra sofferenza. Sarebbe auspicabile che le strutture sanitarie non oberassero gli operatori sanitari con smisurati carichi di lavoro che sfiniscono ed esauriscono il professionista impossibilitato così ad “avere tempo” sufficiente da dedicare alla persona da curare. Un tempo sufficiente consente di capire che può essere necessario correggere un atteggiamento scorretto che si concentra solo nel