Alzheimer e altre demenze, l’origine nella via endo-lisosomiale
All’origine dell’Alzheimer e delle altre due più comuni forme di demenza potrebbe esserci un problema a livello del “sistema digerente della cellula”, la via endo-lisosomiale. Non sarà un percorso facile, ma se le nostre evidenze saranno confermate da ulteriori studi, si potranno aprire nuove frontiere terapeutiche, conferma Roberta Ghidoni, Direttrice Scientifica dell’IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia e coordinatrice del progetto europeo “EU Joint Programme-Neurodegenerative Disease Research JPND LODE” che studia tali meccanismi nella malattia di Alzheimer, nella demenza frontotemporale e nella demenza a corpi di Lewy. Lo studio,, coordinato dalll’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia in collaborazione con l’Università di Anversa e l’IRCCS Besta, ha incluso 948 soggetti ed è stato recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Molecular Sciences. La via endo-lisosomiale rappresenta il “sistema digerente” della cellula, in quanto è responsabile di degradare e riciclare molecole, tra cui le proteine: regola il trasporto delle proteine dallo spazio extracellulare alla cellula, lo smistamento delle stesse all’interno della cellula ed infine la loro degradazione mediata da vescicole lisosomiali o il loro riciclo in altre strutture vescicolari. La malattia di Alzheimer, la demenza frontotemporale e la demenza a corpi di Lewy, le tre principali forme di demenza, sono tutte caratterizzate da un accumulo di proteine a livello cerebrale: per questo si ipotizza che una alterazione nella via endo-lisosomiale possa rappresentare un meccanismo molecolare comune alle tre forme di demenza. «Questi dati sono importanti in quanto mettono in luce l’esistenza di un meccanismo molecolare comune alterato nelle tre differenti forme di demenza» specifica Ghidoni, che è anche responsabile del Laboratorio Marcatori Molecolari dell’IRCCS. «Abbiamo caratterizzato geni appartenenti alla via endolisosomiali nelle tre patologie: il più interessante è quello responsabile del trasporto/smistamento delle proteine all’interno della cellula (SORL1), ma ve ne sono altri due da indagare e forse altri cinque» commenta. «Tali alterazioni possono verificarsi in differenti punti chiave del complesso meccanismo che regola il riciclo, il trasporto e la degradazione di proteine a livello intra-neuronale. Sappiamo che le tre forme di demenza hanno in comune l’essere caratterizzate da accumulo di proteine a livello cerebrale ed i geni identificati regolano questi processi» aggiunge. Un elemento interessante è che le manifestazioni cliniche associate sono diverse e ciò può dipendere altri fattori individuali (genetici/epigenetici/ambientali) in grado di modulare in modo differenziale l’espressione della malattia. «Il nostro impegno è quello di svelare nuovi possibili target terapeutici. I risultati sono frutto del lavoro svolto nell’ambito del progetto europeo EU Joint Programme-Neurodegenerative Disease Research JPND LODE» conclude Ghidoni. Info: L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio FATEBENEFRATELLI è presente in 50 paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche. La Provincia Lombardo Veneta, essendo parte di questa grande comunità ospedaliera, realizza la propria vocazione religiosa dedicandosi al servizio della Chiesa prestando, senza scopo di lucro, attività sanitarie ed assistenziali in particolare nei confronti di malati e bisognosi che soffrono di diverse malattie, tra cui Alzheimer. La mission della PLV è in primo luogo l’ospitalità realizzata attraverso interventi appropriati di prevenzione, promozione della salute, cura e riabilitazione, che garantiscano ad ogni utente la cura più adeguata al proprio bisogno di salute, in una logica di corretto ed economico uso delle risorse. La PLV esplica la propria attività assistenziale in 4 contesti regionali differenti (Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia), attraverso 9 strutture sanitarie/socio-sanitarie accreditate presso il SSN per 2192 posti letto complessivi. I Fatebenefratelli, sulle orme del loro fondatore San Giovanni di Dio, si impegnano a garantire un’assistenza integrale, che pertanto consideri e abbracci tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, sociale e spirituale. Tale assistenza umanizzata viene agita ogni giorno grazie alla compartecipazione alla missione da parte dei Fatebenefratelli e dei circa 2200 collaboratori assunti a vario titolo all’interno della Provincia Lombardo Veneta.
Dopo la testimonianza del Presidente CONI Malagò, A.L.I.Ce. Italia ricorda i fattori di rischio per l’ictus

Il Presidente del CONI Giovanni Malagò ha raccontato in questi giorni di essere stato a rischio ictus e di averlo scoperto in occasione di un semplice intervento agli occhi, quando i medici gli hanno diagnosticato la fibrillazione atriale (FA), disturbo cronico del ritmo cardiaco più frequente che colpisce nel nostro Paese circa 1 milione di persone. Le caratteristiche della FA variano da individuo a individuo: alcune persone possono avere sintomi molto lievi, altre non manifestano alcun sintomo e l’aritmia, come nel caso del Presidente Malagò, viene scoperta occasionalmente durante una visita medica eseguita per altri motivi. “La FA è la causa di circa il 20% degli ictus ischemici – dichiara il Prof. Danilo Toni, Direttore Unità Trattamento Neurovascolare Policlinico Umberto I di Roma e Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Odv, Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale. Chi è affetto da FA vede aumentare di 4 volte il rischio di ictus tromboembolico, che risulta generalmente molto grave e invalidante: l’embolo che parte dal cuore chiude arterie di calibro maggiore, con un conseguente danno ischemico che interessa porzioni più estese di cervello; questa forma di ictus determina una mortalità del 30% entro i primi tre mesi dall’evento e lascia esiti invalidanti in almeno il 50% dei pazienti1-2. È quindi estremamente importante ‘intercettare’ il più rapidamente possibile i pazienti con FA e stabilire una terapia anticoagulante per ridurre il rischio di ictus, una volta effettuata la diagnosi”. A.L.I.Ce. Italia ODV, che da anni si occupa di informare e sensibilizzare la popolazione non solo sulla prevenzione di questa patologia ma anche sul post ictus e, quindi, sulle conseguenze che questo comporta, coglie l’occasione per ricordare quelli che sono i principali fattori di rischio modificabili per l’ictus cerebrale: IPERTENSIONE ARTERIOSA: è con la FA il principale fattore di rischio per l’ictus; si parla di ipertensione quando i valori della pressione si mantengono costantemente sopra i 140 di massima e gli 85 di minima DIABETE MELLITO: si parla di diabete mellito quando i valori degli zuccheri nel sangue (glicemia a digiuno) superano i 126 mg/dL IPERCOLESTEROLEMIA: livelli oltre la norma del colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) e dei trigliceridi determinano l’incremento del rischio per ictus in proporzione all’aumento dei loro valori FUMO DI SIGARETTA: aumenta di 2-3 volte il rischio di ictus e dipende dal numero di sigarette fumate al giorno e dal numero di anni in cui si è fumato OBESITA’: favorisce l’insorgenza del diabete RIDOTTA ATTIVITA’ FISICA EMICRANIA PILLOLA ANTICONCEZIONALE: sono a rischio le donne che la assumono e soffrono di emicrania e/o sono fumatrici ABUSO DI ALCOOL: mentre una quantità moderata di vino rosso (mezzo bicchiere ai pasti) può essere un fattore protettivo, l’eccesso di alcool causa l’effetto contrario, aumentando il rischio di ictus. “La nostra Associazione A.L.I.Ce. desidera ringraziare il Presidente Giovanni Malagò per aver raccontato la sua esperienza, che ci dà la possibilità di sensibilizzare ancora una volta la popolazione sui fattori di rischio per l’ictus cerebrale – dichiara Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV. Prevenire è il modo migliore per limitare il rischio di ictus; alcuni fattori, come l’età, la familiarità e il sesso, non sono modificabili ma altri possono essere controllati adottando stili di vita più salutari: il nostro consiglio, dunque, è quello di non fumare, tenere sotto controllo il peso corporeo, limitare il consumo di alcool e praticare una costante attività fisica, oltre che monitorare con costanza la pressione arteriosa e la fibrillazione atriale”. L’ictus cerebrale è una patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 150.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione, sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili per la fase acuta che hanno notevolmente incrementato la sopravvivenza.
Asp di Catania. Stabilizzati 18 operatori informatici

73 operatori, fra personale dirigente e del comparto, stabilizzati nel 2021. In via di definizione la stabilizzazione di ulteriori 143 operatori precari. CATANIA – Stabilizzati all’Asp di Catania 18 operatori informatici. Svolgeranno le loro funzioni presso varie articolazioni aziendali. «Con la stabilizzazione arriva per voi anche una maggiore serenità per progettare il vostro futuro» ha detto il manager dell’Asp di Catania, Maurizio Lanza, rivolgendosi ai neo assunti. «La stabilizzazione del personale nell’ASP di Catania – ha aggiunto Lanza – rappresenta un tassello del più complessivo Piano del fabbisogno che stiamo per varare per dare così ai servizi maggiore stabilità e opportunità di crescita. Rivolgo il mio grazie agli Uffici e alle organizzazioni sindacali per il grande lavoro svolto. Un particolare ringraziamento rivolgo all’Assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, e al Dirigente Generale del Dipartimento regionale per la Pianificazione strategica, Mario La Rocca, per l’attenzione e la competenza con la quale ci hanno accompagnato nel percorso di approvazione della nuova Dotazione organica, indispensabile atto di programmazione strategica». Presenti alla firma dei contratti, il direttore amministrativo e il direttore sanitario dell’Azienda sanitaria, Giuseppe Di Bella e Antonino Rapisarda; il direttore dell’UOC Risorse umane, Santo Messina; e il dirigente responsabile dell’UOS Gestione del personale dipendente, Giuseppe Longo. «L’anno scorso – ha affermato Di Bella – sono stati stabilizzati 73 operatori presso l’ASP di Catania, ai quali se ne aggiungeranno ulteriori 31 di prossima assunzione. Con la nuova ricognizione del personale precario, si apre adesso una nuova tornata di stabilizzazioni per 112 operatori. Ringrazio gli Uffici amministrativi che stanno sostenendo questa complessa attività». Sul numero totale di stabilizzazioni concluse nel 2021 si segnala il cospicuo numero di assunzioni di operatori sanitari. «È un risultato che contribuisce a rafforzare l’offerta assistenziale – ha spiegato Rapisarda – e a rispondere meglio e con più continuità ai bisogni di salute dei cittadini». Da evidenziare, in questo senso, la stabilizzazione di: 19 dirigenti medici di varie discipline (7 di igiene pubblica, 6 di psichiatria, 2 di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, 1 di neurologia, 1 di pediatria, 1 di medicina trasfusionale, 1 di anestesia); 1 dirigente farmacista; 1 dietista; 1 logopedista; 3 educatori professionali; 3 tecnici di laboratorio; 4 tecnici della riabilitazione psichiatrica; 4 tecnici di radiologia; 12 operatori socio sanitari.
Tumori rari, per OMAR l’istituzionalizzazione della Rete Nazionale è ancora un “miraggio”
È trascorso più di un anno dalla presentazione del Quaderno “Tumori Rari: quale futuro per la Rete”, frutto del lavoro congiunto di clinici, società scientifiche, associazioni di pazienti e principali stakeholder del settore, coordinato dall’Osservatorio Malattie Rare, ma ad oggi, nonostante l’impegno assunto dal Ministero della Salute, con l’approvazione di ordini del giorno e mozioni, la Rete Nazionale Tumori Rari (RNTR) non è ancora stata istituzionalizzata. “5”, ha affermato Paolo G. Casali, Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, in apertura dell’evento istituzionale online organizzato da OMaR – grazie al contributo non condizionante di BeiGene, Bristol-Myers Squibb e Incyte – per fare il punto sul tema della Rete Nazionale Tumori Rari e discutere dei passi fino ad ora compiuti e delle azioni necessarie per il settore. Con l’articolo 2 della Intesa Stato-Regioni del 21 settembre 2017 e con il successivo decreto del Ministro della Salute del 1° febbraio 2018, è stato istituito presso l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (appunto, AGENAS) il “Coordinamento funzionale della Rete Nazionale di Tumori Rari” con l’obiettivo di garantire il funzionamento della Rete e di favorirne lo sviluppo, anche attraverso la partecipazione delle associazioni di pazienti e delle società scientifiche di riferimento. Il Coordinamento ha condotto, nel corso del 2019, una rilevazione nazionale volta ad acquisire elementi descrittivi sull’assetto organizzativo di ciascuna rete regionale per tumori rari, definire i PDTA e identificare i Centri User e Provider delle diverse Regioni e Province autonome, per tre famiglie di tumori rari (tumori rari solidi dell’adulto, tumori ematologici e tumori pediatrici). Successivamente a ciò, però, non sono stati raggiunti gli ulteriori obiettivi prefissati e di fatto l’avvio veloce della Rete Nazionale Tumori Rari e il relativo finanziamento non sono avvenuti. “Proprio come sottolineato già nel 2020, noi pensiamo che si potrebbe partire rapidamente con la nuova Rete ‘istituzionale’, facendo inizialmente affidamento sui Centri che sono già stati formalmente riconosciuti come membri delle 3 European Reference Network (ERN) oncologiche, che, per l’Intesa Stato-Regioni del 2017, sono di diritto membri anche della stessa Rete Nazionale Tumori Rari”, ha aggiunto Casali. “Se per le malattie rare l’Italia ha strutturato reti di presa in carico, con un sistema di registri ad hoc e diverse normative con le modalità organizzative di settore, per quanto riguarda il ramo dell’oncologia che si occupa di Tumori rari, il lavoro da fare è ancora molto – ha detto la Sen. Paola Binetti, Presidente Intergruppo Parlamentare per le Malattie Rare-XII Commissione Senato della Repubblica, ‘Igiene e Sanità’ – Occorre immaginare che la rete dei tumori rari abbia punti di contatto con la rete nazionale tumori e con la rete delle malattie rare, perché per ragioni diverse condivide con l’una e con l’altra alcuni aspetti essenziali: la natura tumorale del problema e la rarità; il che può creare sinergie con l’una o con l’altra rete, senza però potersi mai assimilare del tutto all’una e all’altra. È necessario, creare una specifica Rete, riconosciuta a livello nazionale ed internazionale, capillare, diffusa su tutto il territorio, facilmente accessibile a tutti i pazienti, e poiché spesso si tratta di bambini, capace di dialogare adeguatamente con le loro famiglie. Sia i genitori dei bambini che gli stessi pazienti spesso si trovano davanti una presa in carico difforme tra le varie regioni e troppo spesso con una scarsa conoscenza del sistema”. In Europa si definiscono “rari” i tumori con una incidenza pari o inferiore a 6 casi su 100.000 all’anno nella popolazione: sono 198 le patologie oncologiche che hanno avuto questa classificazione grazie al progetto RARECAREnet, supportato dalla Commissione europea e coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. In Italia rappresentano il 24% di tutte le nuove diagnosi di tumore: questo significa 89.000 nuovi pazienti ogni anno e circa 900.000 persone complessivamente. Un tumore raro non è necessariamente incurabile anche se, secondo i dati AIRTUM, le neoplasie rare sono generalmente legate a peggiori tassi di sopravvivenza rispetto ai tumori “frequenti”: la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi è circa del 68% per i tumori comuni e solo del 55% circa per quelli rari. Dal punto di vista dell’accesso alle terapie farmacologiche, di recente, grazie a un emendamento presentato dall’On. Fabiola Bologna al Decreto legge 6 novembre 2021, n. 152, «Disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose», le tempistiche di inserimento dei farmaci autorizzati nei Prontuari Terapeutici Regionali sono state ridotte da sei a due mesi per i farmaci orfani per malattia rara. “Consentire alle persone con tumore raro di poter accedere alle terapie esistenti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale è un dovere delle Istituzioni – ha commentato l’On. Fabiola Bologna, Commissione XII ‘Affari Sociali’, Camera dei Deputati – Oltre ad un adeguato monitoraggio sulla corretta applicazione di quanto già previsto a livello normativo, nel prossimo futuro e per le nuove terapie sarà necessario lavorare al fine di garantire tempistiche certe anche per la fase autorizzativa”. Ulteriore passo in avanti, e in particolare in tema di diagnosi, è stato fatto in Legge di Bilancio 2022 con l’approvazione di un emendamento che istituisce, presso il Ministero della Salute, un fondo per i test di Next-Generation Sequencing-NGS con una dotazione pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023 destinato al potenziamento di test di profanazione genomica dei tumori dei quali è riconosciuta evidenza e appropriatezza. “La profilazione genica rappresenta una delle più importanti innovazioni per la personalizzazione delle terapie per i pazienti oncologici – ha dichiarato la Sen. Maria Domenica Castellone, Commissione XII ‘Igiene e Sanità’, Senato della Repubblica – Oltre a una diagnosi più veloce e certa, infatti, consente di offrire al paziente cure più mirate e appropriate. Con l’emendamento approvato in Legge di Bilancio si è voluto sottolineare l’importanza di questi test attraverso l’istituzione di un fondo con risorse dedicate, che dovrà essere costantemente incrementato per consentire un uso esteso e frequente di questo strumento diagnostico”. “La conoscenza del profilo genomico dei pazienti con tumori offre la possibilità di un intervento terapeutico con agenti target-based. Le tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (NGS) si stanno rivelando un potente strumento per valutare il
La sclerosi multipla c’è anche se non la vedi Parte la campagna di AISM l’apparenza inganna

Fornire una corretta informazione sulla sclerosi multipla e sull’impatto che la malattia ha sulle persone che ne soffrono. E’ questo l’obiettivo di AISM con la campagna L’Apparenza Inganna. Una campagna che vuole rendere visibile l’invisibile, che vuole raccontare cosa c’è dietro la sclerosi multipla per le persone che ne sono colpite e per le loro famiglie. Una campagna per andare oltre l’apparenza. Nessuno può essere se stesso se gli altri lo confinano dentro la prigione di uno sguardo che non vede la vera realtà. La sclerosi multipla è una malattia che si conosce ma non si vede. L’opinione pubblica se ne rende conto solo davanti a una carrozzina o a una disabilità grave. Ma nessuno sa che sono solo il 25% le persone che arrivano alla carrozzina, il 75% delle persone con SM, grazie ai progressi della ricerca scientifica, non hanno necessità di usarla ma hanno tanti sintomi invisibili che comunque rendono complicata la vita di tutti i giorni. Quello che preoccupa è che la SM colpisce principalmente i giovani tra i 20 e i 40 anni, nell’età di vita più produttiva, e le donne con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini. La sclerosi multipla è una emergenza sociale. Il solo costo medio della malattia è di circa 6 miliardi di euro l’anno. Ci sono farmaci che rallentano la progressione della malattia ma una cura non è stata ancora trovata. Ed è sui giovani, soprattutto a quelli che non sono coinvolti nella sclerosi multipla, che questa campagna vuole attirare la sua attenzione. Li vuole informare, catturare il loro interesse e chiedere la loro partecipazione. Proprio per questo la campagna ha una forte matrice digital a partire dai canali social di AISM, oltre a prevedere una campagna di influencer e di testimonial per rendere #apparenzainganna sempre più virale: una cassa di risonanza per rendere visibile l’invisibile. Fondamentale per sensibilizzare un mini-sito che, oltre a informare sulla malattia, contiene le storie di giovani con SM, che si sono spesso trovate vittime del gioco delle apparenze. Storie che vogliono creare empatia ed emozione con chi non è direttamente implicato nella sclerosi multipla. Sono le storie di alcuni dei protagonisti della campagna Cinzia, Claudia, Davide e Giulia che rappresentano le 130 mila persone con SM in Italia. Raccontano l’invisibilità della SM in diversi aspetti della vita: lavoro, relazione di coppia, amici, sport. Testimonianze di una invisibilità della malattia rilasciate ad Antonella Ferrari madrina da 20 anni di AISM. Attrice e scrittrice Antonella ha scoperto di avere la sclerosi multipla a 29 anni ma i sintomi di quella malattia che inizialmente nessuno era riuscito a “vedere” erano iniziati almeno 20 anni prima. Anche Antonella è vittima di quella apparenza che inganna e che magistralmente racconta nel suo libro “Più forte del destino tra camici e paillette. La mia lotta alla sclerosi multipla”. “Ascoltare le storie di questi 4 ragazzi mi è servito a capire che l’apparenza è un filo rosso che accomuna la vita di molti di noi. Le persone ci percepiscono sani mentre la realtà, purtroppo, è molto diversa” dichiara Antonella Ferrari. A tu per tu con Antonella Ferrari, Cinzia racconta la sua malattia invisibile agli occhi dei colleghi. Claudia i suoi sintomi invisibili nello sport. Davide la paura di non poter utilizzare più le mani, importanti per lui che è uno scrittore e il suo rapporto con Rosanna la sua futura moglie. Giulia la relazione con gli amici, i suoi sbalzi d’umore e la sua continua richiesta di un bagno ovunque vada a causa dei suoi disturbi urinari. Sintomi che ci sono ma che nessuno vede e come dice Davide “ogni volta che dici di avere la sclerosi multipla è come uno scanner su di te per cogliere il segno della malattia”. La Campagna gode del contributo incondizionato dell’azienda farmaceutica Celegene|Bristol Myers Squibb Company.
Malattie reumatologiche, tavola rotonda medici e pazienti a confronto [VIDEO]

Guarda qui tutte le video interviste realizzate dal direttore di Medicalive Magazine Salvo Falcone nell’ambito dell’evento dal tema “Diagnosi e trattamento precoce con i farmaci biologici. Personalizzazione della terapia” svolto nella sede dell’Ordine dei Medici di Palermo su iniziativa dell’ASIMAR, Associazione Siciliana Malati Reumatici di cui è presidente Teresa Perinetto. Il convegno, al quale si è registrata una notevole partecipazione di pubblico, è stato organizzato da AV Eventi e Formazione con il supporto non condizionante di Fresenius Kabi. Reumatologia, la terapia personalizzata. Intervista al dott. Giuseppe Provenzano Reumatologia siciliana verso una svolta, intervista al dott. Mario Bentivegna Terapia personalizzata in Reumatologia, facciamo chiarezza. Intervista al dott. Pistone Medicina di precisione in Reumatologia, intervista al dott. Sebastiano Tropea Premio alla memoria del dott. Angelo Ferrante, iniziativa del prof. Rosario Foti Reumatologia, al via nuove unità dipartimentali. Intervista alla presidente ASIMAR Perinetto
La tiroide nelle mani del medico di famiglia [VIDEO]

Rivedi qui tutte le video interviste realizzate al corso di formazione scientifica dal titolo “La tiroide nelle mani del medico di famiglia” svoltosi a Polignano a Mare con la responsabilità scientifica del dott. Agostino Specchio, medico di medicina generale e endocrinologo, e l’organizzazione di AV Eventi e Formazione. L’evento formativo si è posto l’obiettivo di focalizzare l’attenzione del medico di famiglia sulle patologie tiroidee che può riscontrare nei suoi pazienti e dargli l’incoraggiamento a seguire i pazienti tireopatici in collaborazione con lo specialista, fornendo le competenze di base anche dei rudimenti della diagnostica ecografica tiroidea. Medico di famiglia protagonista nella cura della patologia tiroidea, intervista al dott. Specchio Tiroide e fertilità, intervista alla dott.ssa Emilia Martedì Tiroide e apparato osseo, intervista alla dott.ssa Moscatelli Ipotiroidismo e formulazione liquida della levotiroxina, intervista al dott. Moretti
La Medicina Generale Territoriale nella Pandemia da COVID 19 [VIDEO]

Rivedi qui tutte le video interviste realizzate a Catania in occasione del 4° Congresso dell’Accademia del Sapere Medico “Artemisia”. L’evento è stato organizzato da AV Eventi e Formazione, responsabile scientifico il dott. Marcello Scifo. Il corso di formazione ha approfondito, soprattutto, il ruolo della Medicina generale territoriale in funzione della pandemia. Artemisia Catania, il dott. Marcello Scifo anticipa i temi del 4° Congresso Artemisia celebra il Congresso della “ripartenza”. Intervista al dott. Scifo Medico di medicina generale sempre più “polispecialista”. Intervista al dott. Calabrese Atrofia vulvo-vaginale, intervista al dott. Francesco Puglisi Vitamina D e Covid 19, intervista al dott. Nino Rizzo Il ruolo del medico generale durante la pandemia da Covid-19, intervista alla dott.ssa Corinna Miceli Nutraceutici e dislipidemia, intervista alla dott. Concetta Persano
1° Congresso Giornate centro-meridionali dell’artrosi [VIDEO]

Guarda tutte le video interviste realizzate a Matera in occasione del 1° congresso delle “Giornate Centro-Meridionali dell’artrosi” con focus diretto sulla Gonartrosi. L’evento è stato organizzato da AV Eventi e Formazione con la responsabilità scientifica del prof. Biagio Moretti, vicepresidente della SIOT, Società italiana di ortopedia e traumatologia e Direttore della UOC Universitaria e Scuola di specializzazione di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Policlinico” di Bari. Ortopedia, così a Bari si accorciano le liste di attesa. Intervista al prof. Biagio Moretti Artrosi, protesi al ginocchio. Quando farla? intervista al prof. Giuseppe Sessa Artrosi del ginocchio, quali sport praticare? Intervista al prof. Giuseppe Solarino Infezioni alle protesi di anca e ginocchio, come intervenire. Intervista al prof. Mariconda Artrosi del ginocchio e riabilitazione post operatoria. Intervista alla prof.ssa Notarnicola Artrosi del ginocchio e terapie infiltrative. Intervista al prof. Alberto Migliore Artrosi, protesi al ginocchio. Quando farla? intervista al prof. Giuseppe Sessa Osteoartrosi delle ginocchia, fisiopatologia. Intervista al dott. Bruno Buono Gonartrosi, valutazione con diagnostica per immagini. Intervista al dott. Francesco Di Pietto
1° Congresso Giornate Centro-Meridionali sull’ipertensione e le malattie dismetaboliche [VIDEO]

Guarda qui lo special con tutte le video interviste realizzate a Salerno in occasione del 1° Congresso “Giornate centro-meridionali sull’ipertensione e le malattie dismetaboliche”, organizzazione AV Eventi e Formazione, responsabile scientifico il prof. Pasquale Perrone Filardi, presidente SIC (Società Italiana di Cardiologia), Professore Ordinario di Cardiologia, Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università Federico II di Napoli e responsabile del PI di Cardiomiopatie ed ipertensione polmonare del Policlinico federiciano. L’evento è stato organizzato con il contributo non condizionante di IBSA. Le video interviste sono state realizzate dal direttore di Medicalive Magazine Salvo Falcone Ipertensione e malattie dismetaboliche, focus con il prof. Pasquale Perrone Filardi Nuova lotta al colesterolo. Intervista al prof. Vincenzo Montemurro Il rischio cardiometabolico, intervista al prof. Marco Matteo Ciccone La prevenzione cardiovascolare, intervista al prof. Francesco Barillà