Medicalive

Nutrizione, psiche e attività fisica, convegno NutriMovimento

“NutriMovimento, l’approccio riabilitativo e funzionale: la sinergia tra nutrizione a Km 0, movimento e psiche” è il tema del convegno in programma il 12 marzo 2022 alle ore 19 a Biancavilla, in provincia di Catania. I lavori, introdotti e moderati dal dott. Davide Scalisi – Direttore S.G.A. del I – CD Sante Giuffrida, prevedono i saluti istituzionali dei sindaci di Biancavilla, Adrano, Regalbuto e del Presidente dell’Associazione Sinergie. “La Terapia Nutrizionale a km 0: la dieta del territorio” è il tema che sarà trattato nella relazione introduttiva dalla Dott.ssa Carlotta Rapisarda; “Nutrimento psichico, la Psiconutrizione e i disturbi della condotta alimentare” sarà invece l’argomento trattato dalla Dott.ssa Giordana Perrica; sul tema della “Postura Emotiva: il prodotto del vissuto esperenziale, nutrizionale e mentale dell’individuo” interverrà il Tecnico di Riabilitazione Edwin Tracinà. Seguiranon gli altri approfondimenti. “Gli effetti della scorretta alimentazione in età pediatrica” saranno illustrati dalla Dott.ssa Rachele Cunsolo; “Programmi di prevenzione per uno stile di vita sano” è il focus svolto dalla Dott.ssa Miriam Distefano – Associazione Sinergie; infine “L’importanza dei Social per la figura del professionista” è la relazione conclusiva affidata alla Dott.ssa Melania Torrisi. NutriMovimento è un progetto nato su input della dott.ssa Rapisarda e del tecnico di riabilitazione Edwin Tracinà. “Il lavoro sinergico tra nutrizione corporea, psichica e movimento – sostiene proprio la dott.ssa Carlotta Rapisarda – è lo strumento tramite il quale ottenere uno stato corporeo funzionale duraturo, garantendo un processo di riabilitazione, laddove necessario, che riduca i tempi di intervento e acceleri quelli di recupero. Crediamo fortemente – prosegue – che la cooperazione multidisciplinare sia essenziale per il raggiungimento dell’equilibrio corporeo, equilibrio che pone le basi per godere delle piene capacità cognitive e motorie, garantendo benessere a 360°.  Ad avallare questo concetto è proprio l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che introduce  il movimento tra i nove semplici ma essenziali consigli per godere di buona salute, insieme al mangiare sano e alle corrette abitudini per limitare lo stress. Lo scopo del convegno – aggiunge la dott.ssa Rapisarda – è quello di illustrare le modalità attraverso le quali  è possibile raggiungere suddetto obiettivo e gli strumenti di fondamentale importanza sono: forza di volontà e fiducia nei confronti degli specialisti che accompagnano il paziente lungo il percorso. Compreso che il benessere non è meta, ma viaggio – conclude – si godrà appieno dei vantaggi che ne conseguiranno”. Appuntamento dunque il 12 Marzo a partire dalle ore 19 nella sede di Via Cristoforo Colombo 124 a Biancavilla con il convegno dal tema “NutriMovimento, l’approccio riabilitativo e funzionale: la sinergia tra nutrizione a Km 0, movimento e psiche”. 

World Obesity Day 2022, iniziativa della Fondazione Valter Longo

Secondo le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, se non si inverte la rotta urgentemente nel 2030 avremo quasi un raddoppio dell’obesità che sommata al sovrappeso costituirà circa il 70% della popolazione globale. Ad oggi, i decessi attribuibili direttamente all’obesità sono circa 3 milioni all’anno nel mondo, rappresentando, obesità e sovrappeso, il quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale e si tenga presente che un obeso grave riduce la propria aspettativa di vita di circa 10 anni e ne passa ben venti in condizioni di disabilità.  La situazione italiana, in materia di alimentazione, è particolarmente preoccupante. Circa 4 bambini su 10 in Italia sono sovrappeso o obesi e quindi a rischio di sviluppare ora e nel futuro malattie non trasmissibili come ad esempio cancro, diabete, malattie autoimmuni. Il problema, chiaramente, non riguarda solo i ragazzi, poiché, se guardiamo i dati relativi alla situazione a livello mondiale, circa il 39% della popolazione adulta è in sovrappeso o obesa. Dai dati ISTAT emerge che in Italia il 46% degli adulti è in sovrappeso, mentre 1 persona su 10 è obesa.  Il 4 marzo prossimo si celebra il World Obesity Day 2022 e Fondazione Valter Longo specializzata nell’attività di ricerca e cura, in relazione alle problematiche legate all’alimentazione, è costantemente impegnata per evitare il protrarsi di tale primato favorendo un’adeguata educazione alimentare anche da un punto di vista terapeutico ai fini dell’obesità. Dall’assistenza sanitaria in ambito nutrizionale svolta presso la Fondazione Valter Longo emerge che i pazienti obesi che seguono una dieta della longevità (alimentazione ricca di cereali integrali, verdura e basse quantità di grassi cattivi, cereali raffinati, dolci e carne rossa) con regolarità, per almeno sei mesi, possono perdere peso in eccesso e grasso viscerale, diminuendo il rischio per malattie cardiovascolari. Secondo i dati raccolti dal team nutrizione della Fondazione Valter Longo sui propri pazienti, la perdita di peso che si ottiene nella popolazione di pazienti obesi grazie alla dieta della longevità può arrivare anche a -14 kg nell’arco di 6 mesi. “La Fondazione Valter Longo è in prima fila per creare consapevolezza su tutti i rischi derivanti da un’errata alimentazione e il World Obesity Day 2022 rappresenta l’occasione per promuovere una rinnovata alfabetizzazione sanitaria della comunità utile a risolvere il problema dell’obesità alla base, cosi da stimolare un ambiente volto alla prevenzione e al mantenimento del bene salute attraverso l’adozione di stili di vita salutari e scelte alimentari adeguate sin dall’infanzia” spiega Antonluca Matarazzo, Amministratore Delegato della Fondazione Valter Longo Onlus che aggiunge: “Una integrazione fra sistema sanitario pubblico e quello costruito dalle realtà del terzo settore, che andrebbe riconosciuto come parte di una complessiva offerta pubblica, sarebbe un passaggio auspicabile e necessario per agevolare l’impatto immediato di interventi realmente risolutivi”. I lockdown e la situazione straordinaria della pandemia hanno favorito l’impennata del tasso di sovrappeso e obesità a livello globale, derivanti da maggiore sedentarietà e abitudini alimentari peggiorate. “Queste errate abitudini alimentari predispongono a infiammazione, peggioramento del sistema immunitario e della flora intestinale, con conseguente alterazione delle vie che controllano il senso di fame e sazietà”, spiega la Dott.ssa Romina Inés Cervigni, responsabile scientifica della Fondazione. La chiave di volta è legata soprattutto all’educazione alimentare, che deve essere condotta già a casa, grazie all’esempio dei genitori, ma anche a scuola. Proprio da questo muovono le iniziative di sensibilizzazione organizzate e promosse dalla Fondazione Valter Longo, che ha organizzato  un webinar in diretta dedicato agli studenti delle scuole superiori, ospitato dall’Istituto di Istruzione Superiore Luigi Castiglioni di Limbiate (MB): che andrà anche in onda in differita il 7 marzo su richiesta di alcuni istituti scolastici. Il 4 marzo, inoltre, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 i nutrizionisti della Fondazione, fino ad esaurimento posti, offriranno consulti gratuiti a persone con problemi di obesità in video conferenza previo controllo del proprio BMI che deve essere uguale o superiore a 30. Per prenotazioni clicca qui. 

Ucraina, Appello della Società Neurologica Italiana (SIN)

“Leggiamo con profonda commozione la dichiarazione del Presidente dell’Accademia Europea di Neurologia, Prof. Claudio Bassetti, sulla situazione in Ucraina. La Società Italiana di Neurologia, una delle società neurologiche più grandi e antiche d’Europa, aderisce pienamente all’appello del prof Bassetti”.  Lo sostiene il Prof. Alfredo Berardelli, Presidente della Società Neurologica Italiana (SIN), sulla situazione in Ucraina.  “Dal 1907 – aggiunge –  la Società Neurologica Italiana lavora per sviluppare una rete internazionale che coinvolga operatori sanitari e scienziati ucraini e russi nell’interesse dei pazienti affetti da malattie neurologiche. I pazienti neurologici sono fragili e necessitano di trattamenti continui e costosi e la guerra in Ucraina comprometterà la cura di questi pazienti. Ciò provocherà un maggior onere per la popolazione civile, per le famiglie ed inevitabilmente crescerà anche il numero di morti. Come medici e scienziati, siamo neutrali e apolitici e la nostra missione è di sostenere i nostri pazienti e i nostri colleghi nella lotta contro le malattie neurologiche. Come affermava Gino Strada: “La guerra, come le malattie mortali, si deve prevenire e curare. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il malato”.  A nome della Società Neurologica Italiana – conclude Alfredo Berardelli –  vi chiediamo di prendere in considerazione la possibilità di contribuire all’UNHCR e all’ICRC, che forniscono soccorso per l’assistenza delle vittime civili e dei rifugiati nella regione”

Salute mentale dei minori, SINPIA esprime preoccupazione per effetti guerra e pandemia

Oltre il rischio di mortalità, i conflitti armati hanno gravi conseguenze sulla salute mentale dei minori. Non solo per bambini e adolescenti direttamente coinvolti nella tragedia della guerra in Ucraina, come in altre parti del pianeta, ma anche per quelli italiani e di tutto il mondo, già provati duramente dagli effetti della Pandemia. La SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, esprime profonda preoccupazione per gli effetti della guerra in Ucraina sulla salute fisica, mentale e sociale dei soggetti più fragili come sono i bambini e gli adolescenti, ancora di più se affetti da qualunque tipo di disabilità. “Essi sono fortemente vulnerabili allo stress e con minori capacità di adattamento ai traumi, con conseguenze devastanti sul loro sviluppo e quindi sul loro futuro che è il futuro del mondo”, spiega la Prof.ssa Elisa Fazzi, Presidente della SINPIA e direttore della U.O. Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ASST Spedali Civili e Università di Brescia. “È con infinito sconforto, incredulità e dolore – continua – che siamo testimoni, dopo due anni di Pandemia che ha duramente provato tutta la comunità mondiale ed in modo specifico la salute mentale dei bambini e degli adolescenti, del palesarsi dei venti di guerra nel continente europeo con uno scenario che non ci saremmo mai aspettati di rivedere dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non pensavamo che ciò sarebbe mai accaduto di nuovo in Europa”. La guerra arriva in un momento già critico per il benessere dei soggetti più fragili. Secondo i dati di un ampio studio internazionale sull’impatto della Pandemia sulla salute mentale e fisica di bambini e adolescenti recentemente presentato al Congresso SINPIA, il benessere psichico dei minori è diminuito di più del 10% a livello globale, con il raddoppio dei bambini con bisogno di supporto specialistico, e con un aumento di rabbia, noia, difficoltà di concentrazione, senso di solitudine e di impotenza, stress, disturbi del sonno. A questo scenario ora si aggiungono le conseguenze della guerra scoppiata in Europa. La letteratura medica riporta numerosi studi sulle conseguenze dei conflitti armati sugli individui in età evolutiva, come ad esempio un più elevato rischio di nascita prematura ed un incremento di mortalità infantile e l’aumento del numero di bambini orfani. “Durante l’infanzia e l’adolescenza viene segnalata una più alta incidenza di disturbi d’ansia e dell’umore, con evoluzione, nel 30-40% dei casi, in un disturbo post-traumatico da stress. Tale condizione psicopatologica determina un’importante compromissione della salute psichica anche in età adulta”, spiega il professor Alessandro Zuddas, Vicepresidente SINPIA e Direttore della UO dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale A Cao – Università di Cagliari. Recenti ricerche evidenziano inoltre come le conseguenze psichiche della guerra perdurino nelle generazioni successive, determinando ripercussioni negative transgenerazionali sulla salute mentale. Questo vale per i bambini dei Paesi dove la guerra c’è, ma vale in qualche misura anche per i bambini che la guerra la vedono alla televisione o attraverso i racconti degli adulti. Per la SINPIA, così come a livello europeo per la ESCAP – European Society for Child and Adolescent Psychiatry di cui fanno parte molti specialisti anche ucraini e russi, il primo obiettivo deve essere quello di tutelare al massimo la salute psicofisica di ogni bambino e adolescente e quindi di ogni essere umano, per consentire ai bambini e ai ragazzi italiani, europei, ma anche di tutto il mondo, di crescere al sicuro dalle minacce e dalle conseguenze dei conflitti armati. “In questo tempo di grande incertezza – spiega la Dott.ssa Antonella Costantino, Past President della SINPIA e Direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) della Fondazione IRCCS «Ca’ Granda» Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – è indispensabile fare tutto il possibile per proteggere i nostri ragazzi, chiedendo a gran voce di cessare la guerra, ogni guerra. Sfortunatamente, questa guerra aggiungerà molti altri al numero di bambini che subiranno lesioni potenzialmente letali o causa di disabilità future, così come traumi che comprometteranno la loro salute mentale”. Un pensiero anticipatorio va rivolto anche a quanto sta già accadendo in tutti i Paesi europei, compreso il nostro, con l’aumento dell’arrivo di bambini profughi e/o orfani provenienti dalle zone coinvolte nel conflitto. Bambini traumatizzati cui è stato negato il futuro e che rischiano di essere ulteriormente traumatizzati da sistemi di accoglienza inadatti. Bambini che incontreranno altri bambini, i nostri figli, che pure si interrogheranno sul perché di questa tragedia e su come saremo capaci di dare risposte. A tutti dovremo pensare e a tutti dovremo insegnare come vivere in pace.

Malattie Rare, celebrata la giornata mondiale anche a Palermo

malattie rare

“Le malattie rare nella loro rarità possono colpire tutti. Siamo abituati a considerarle come patologie lontane, che non ci toccano, perché distanti dai grandi numeri. Bisogna ripartire da un approccio diverso e doveroso: dalla cura del “singolo”, che potrebbe essere chiunque di noi, e dalla consapevolezza da parte di tutti, pazienti, decisori pubblici e politici, operatori socio-sanitari di cosa siano le malattie rare. C’è molto ancora da fare perché senza un forte impegno della comunità scientifico-sanitaria non può esserci conoscenza. Serve una rete che lavori con cautela ma energicamente e che punti sulla formazione come mezzo necessario per trasferire conoscenza perché la singola eccellenza non basta”. Lo ha detto il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, Toti Amato, componente del direttivo Fnomceo, in occasione della Giornata mondiale delle malattie rare che si è celebrata stamattina a Palazzo Reale, sede dell’Assemblea regionale siciliana, con un incontro titolato “Nel dubbio del domani”. In linea con Amato anche l’epidemiologo Salvatore Scondotto, presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia, che ha ribadito la necessità di creare una rete, evidenziando i progressi ottenuti grazie al Registro delle malattie rare che la Regione siciliana detiene dal 2011; e il professore Vincenzo di Bella, ordinario di neurologia all’Università di Palermo, che ha posto l’accento sull’urgenza di promuovere la ricerca scientifica sullo studio della genetica. La giornata è stata organizzata dall’associazione no profit di malattie rare “La Terra di mezzo” in memoria di Gabriele, un giovane medico deceduto a soli 30 anni, la cui storia di sofferenze è stata raccontata dalla dottoressa Giallombardo, presidente dell’associazione. Una malattia si definisce “rara” quando la sua prevalenza, intesa come il numero di caso presenti su una data popolazione, non supera una soglia stabilita. In UE la soglia è fissata allo 0,05 per cento della popolazione, ossia 5 casi su 10.000 persone. Il numero di malattie rare conosciute e diagnosticate oscilla tra le 7.000 e le 8.000, ma è una cifra che cresce con l’avanzare della scienza e, in particolare, con i progressi della ricerca genetica. Stiamo dunque parlando non di pochi malati, ma di milioni di persone in Italia e addirittura decine di milioni in tutta Europa. Secondo la rete Orphanet Italia, nel nostro Paese i malati rari sono circa 2 milioni: nel 70% dei casi si tratta di pazienti in età pediatrica.

5, 6 e 8 marzo tornano le “Erbe aromatiche di AISM per la lotta alla sclerosi multipla

“Non fermiamo la ricerca perché vorrei continuare a sperare. Vorrei che un giorno si potesse dire: c’è la cura” lo chiede Chiara giovane mamma con sclerosi multipla. Lo chiede in occasione della Festa della Donna perché la sclerosi multipla colpisce prevalentemente le donne con un rapporto di 2 a 3 rispetto agli uomini. AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla distribuirà le Erbe Aromatiche per aiutare la ricerca ma soprattutto per potenziare i servizi dedicati alle donne con sclerosi multipla. I volontari di AISM accoglieranno la cittadinanza nei punti di solidarietà distribuiti nelle principali piazze italiane sabato 5 e domenica 6 marzo e ancora martedì l’8 marzo per la Festa della Donna. Già da ora è possibile prenotare la propria confezione di Erbe Aromatiche contattando la Sezione Provinciale della propria città il cui elenco è consultabile su http://www.aism.it/aromatiche oppure chiamando direttamente la sezione provinciale AISM del proprio territorio. Sia con la prenotazione che nelle piazze ognuno potrà ricevere il kit con un mix di due piante di erbe aromatiche profumate a fronte di una donazione di 10 euro. Si va dal timo aromatizzato anche al limone, alla maggiorana, rosmarino, salvia e origano. Ce ne è per tutti i gusti. Un misto di colori e aromi con cui abbellire gli ambienti domestici o insaporire i piatti della nostra cucina ma soprattutto portano il profumo della solidarietà. Le persone con sclerosi multipla sono state colpite due volte dalla crisi sanitaria e sociale scatenata dal coronavirus: a causa della fragilità del sistema immunitario, devono adottare ancora più cautela. Con i fondi raccolti con le Erbe Aromatiche, AISM potrà garantire le risposte di cura, di assistenza e di supporto alla persona ma soprattutto serviranno a non fermare la ricerca scientifica. Anche gli Angeli in Moto offriranno il loro supporto in occasione dell’evento le Erbe Aromatiche di AISM per consegnare a casa aromatici kit a chi ne farà richiesta tramite la sezione AISM di pertinenza. Cos’è la SM. Cronica, imprevedibile e invalidante, la sclerosi multipla è una delle più gravi malattie del sistema nervoso centrale. Il 50% delle persone con SM è giovane e non ha ancora 40 anni. Colpisce le donne due volte più degli uomini. In Italia sono 130 mila le persone con sclerosi multipla, 3.600 nuovi casi ogni anno: 1 ogni 3 ore. La causa e la cura risolutiva non sono ancora state trovate ma grazie ai progressi compiuti dalla ricerca scientifica, esistono terapie e trattamenti in grado di rallentare il decorso della sclerosi multipla e di migliorare la qualità di vita delle persone con SM. Per conoscere meglio la malattia AISM ha lanciato la campagna l’Apparenza Inganna. La sclerosi multipla c’è anche se non la vedi www.apparenzainganna.aism.it. La campagna ha l’obiettivo di sensibilizzare e fornire una corretta informazione sulla sclerosi multipla e sull’impatto che la malattia ha sulle persone che ne soffrono. Un racconto, attraverso le tante storie, ​di ​cosa c’è dietro la sclerosi multipla e ​come si convive con i ​tanti ​sintomi invisibili che rendono complicata la vita di tutti i giorni. E’ una campagna digital a partire dai canali social di AISM, oltre a prevedere una campagna di influencer e di testimonial per rendere #apparenzainganna sempre più virale: una cassa di risonanza per rendere visibile l’invisibile. Un Numero Solidale per donare: il 45512 A sostegno della campagna anche il numero solidale AISM 45512, per finanziare i servizi sul territorio erogati dalle 98 sezioni a sostegno delle persone con sclerosi multipla. Gli importi della donazione saranno di 2 euro da cellulare personale WindTre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali; 5 o 10 euro da chiamata da rete fissa TIM, Vodafone, WindTre, Fastweb, e Tiscali, di 5 euro da chiamata da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile. QRCode: inquadra e scarica la tua ricetta, consiglio o idea preferita Molti chef sosterranno Le Erbe aromatiche di AISM. Al fianco di AISM la splendida madrina Antonella Ferrari, attrice, scrittrice e donna con SM, il ballerino Ivan Cottini. Con loro gli ambasciatori Francesca Romana Barberini, conduttrice radio, TV e Food Ambassador, gli chef Alessandro Dentone, Emanuele Mancuso e Roberto Valbuzzi e tutti gli amici che promuovono “le Erbe Aromatiche di AISM” attraverso i loro canali social tra cui Elena Ballerini, Jill Cooper, Aurora Cortopassi, Annalisa Flori, Pietro Giunti, Eleonora Laurito, Elena Linari, Paola Marella, Josephyne Mary Murena, Ester Pantano, Nando Paone, Marisa Passera, Paolo Sottocorona, Barbara Tabita, Maurizio Tommasini, Gaia Tortora, Vic, Gianluca Zambrotta. All’interno dei kit delle Erbe Aromatiche di AISM offerte dai volontari nelle principali piazze italiane, ci sarà una cartolina informativa con un QRCode attraverso cui scoprire preziosi consigli e idee sfiziose su come utilizzare le erbe aromatiche, non solo in cucina grazie a Massimo Bagnato, Francesca Romana Barberini, Cecilia Biancalana, Andrea Carlini, Alessandro Dentone, Antonella Ferrari, Andrea Filocamo, Daniele Frontoni, Francesca Nerozzi e Rattiflora.

Principi di soccorso in ambiente ostile: competenze infermieristiche avanzate

  In ogni ambiente naturale, a maggior ragione in montagna dove è possibile trovare diversi scenari, come ad esempio grotte, fiumi, laghi, boschi, dirupi, l’imprevisto è sempre possibile, e spesso si riscontra la necessità di dover attivare un’unità di soccorso specializzata il “soccorso alpino”, in cui l’infermiere riveste un ruolo centrale. Quando si verifica una difficoltà durante una gita/escursione il primo passaggio da effettuare è la chiamata al 118 che attiva la “macchina del soccorso”; dunque l’infermiere dovrà valutare la componente ambientale (localizzazione del paziente, impervietà del luogo, minacce ambientali), la componente sanitaria (condizioni cliniche generali), infine valutare che tipo di squadra di soccorso deve essere attivata. Le maggiori difficoltà durante il soccorso in ambiente ostile, sono legate sia ai rischi ambientali dovuti agli scenari imprevedibili e spesso di difficile accesso, sia alle condizioni cliniche del paziente, che devono essere in primo luogo accertate, monitorate e trattate. La stabilizzazione, la messa in sicurezza e il trasporto seguono questa prima fase; durante il trasporto è fondamentale una continua rivalutazione del paziente. Tra le problematiche più importanti in ambiente montano troviamo: Patologie da freddo (congelamento, stato di ipotermia) Patologie da caldo (colpo di sole e colpo di calore) Traumi (per cadute o sommersione da valanga) Morso di vipera Annegamento (in fiumi o laghi)   Una volta individuato e raggiunto l’infortunato, occorre procedere alla sua immobilizzazione, eseguire le relative manovre sanitarie (in base alle problematiche cliniche) e comunicare con il 118; una volta stabilizzato, è necessario provvedere al trasporto. Una delle maggiori criticità nell’intervento in ambiente ostile è il fattore tempo. Per questo motivo viene spesso attivato il servizio di elisoccorso che, oltre ad essere un mezzo di trasporto molto rapido, può arrivare quasi ovunque con una squadra sanitaria addestrata formata da medico e infermiere che, coadiuvati dai sanitari delle squadre di terra, stabilizzano il paziente e lo centralizzano nell’ospedale adeguato alle sue condizioni.1 Esaminiamo le principali problematiche riscontrabili:   PATOLOGIE DA FREDDO Per ipotermia s’intende una diminuzione della temperatura corporea al di sotto dei 35°C. Tale condizione, reversibile e recuperabile, può precipitare fino all’assideramento, condizione che si verifica quando la temperatura corporea scende al di sotto dei 35°C, sino ad arrivare ai 24-26°C. Quando l’organismo è esposto a basse temperature il corpo umano mette in atto meccanismi fisiologici di difesa per contrastare tale condizione, come ad esempio la vasocostrizione periferica, per cercare di aumentare l’afflusso di sangue caldo ai visceri, l’aumento della frequenza cardiaca per incrementare la circolazione sanguigna e il brivido. Se l’ambiente circostante è freddo, il calore sviluppato viene sottratto in modo rapido dall’ambiente stesso. Nel caso in cui queste reazioni non sortiscano alcun effetto, col passare del tempo tutte le funzioni difensive e fisiologiche cominciano ad indebolirsi progressivamente. In base alla temperatura centrale, l’ipotermia si può distinguere in quattro stadi di gravità: Lieve (35°- 35°C): torpore, confusione mentale, amnesia, disartria, brividi, perdita della coordinazione motoria, tachipnea; Moderata (29°- 32°C): delirio, iporiflessia, brividi, bradipnea e bradicardia; Severa (< 29°C): perdita di coscienza, marcata rigidità, shock, apnea, ariflessia; Morte apparente (14° – 24°C): incoscienza, midriasi fissa, arresto cardiocircolatorio da FV o asistolia. Esistono due metodi per riscaldare il paziente: Interno: si basa sulla somministrazione di liquidi riscaldati attraverso diverse metodologie. Il primo modo per aumentare la temperatura corporea internamente è quello di somministrare liquidi attraverso appositi scalda-infusioni, che possono riscaldarli prima della somministrazione oppure durante la stessa. Per l’ipotermia di grado moderato/severo, va preso in considerazione il ricorso a lavaggi gastrici o vescicali con liquidi scaldati a 40°C. Nel caso il paziente presenti ipotermia severa, infine, va considerato il riscaldamento attraverso la circolazione extracorporea. Ovviamente tutte procedure difficilmente applicabili in campo aperto. Esterno: i più efficienti strumenti per il riscaldamento del paziente e la prevenzione dell’ipotermia sono i sistemi convettivi ad aria calda (“forced air warming”). In commercio esistono coperte di diverso formato in modo tale da garantire un’adeguata copertura del paziente rispetto alle differenti tipologie e sedi di intervento. Altri metodi di riscaldamento esterno sono la coperta elettroriscaldata e i sistemi passivi. Questi strumenti, però, presentano notevoli limitazioni. In riferimento ai sistemi passivi (coperta normale, metallina, ecc.), essi servono soltanto a non disperdere calore per convezione ed irradiazione, ma non a riscaldare il paziente. La misurazione della temperatura corporea deve essere esatta e costante, in quanto risente fortemente del metodo e della sede utilizzati per rilevarla. La temperatura da monitorare è sempre quella centrale, ovvero la temperatura che si registra nel centro termoregolatore a livello dell’encefalo, organi mediastinici e della cavità toracica. Le principali sonde di registrazione sono la sonda nasofaringea, la sonda esofagea e la sonda vescicale, la quale riflette in maniera abbastanza fedele la temperatura centrale con i vantaggi di  sicurezza, attendibilità, economicità e velocità di rilevazione. Per quanto riguarda i presidi non invasivi il più utilizzato è la sonda timpanica, la quale rappresenta il metodo più accurato non invasivo per il monitoraggio della temperatura. Questa sonda, che utilizza una tecnologia ad infrarossi, possiede però un range molto limitante entro il quale è operativa (34° – 42,2°C) e la sonda cutanea, il cui utilizzo non è però raccomandato.2 PATOLOGIE DA CALDO Possiamo identificare due scenari, il primo riguardo ai danni dovuti ad esposizione errata e prolungata  ai raggi solari, il secondo riguardo all’approccio ad un evento di incendio boschivo, nel quale può essere coinvolta la vittima ma anche  il professionista giunto in soccorso, sia esso vigile del fuoco o operatore volontario di antincendio boschivo. Il colpo di sole comporta un aumento della temperatura corporea a causa dell’irradiazione solare e di una protezione inadeguata e può associarsi a ustioni sulla pelle o sul capo: questa condizione avviene soprattutto in montagna, dove le temperature sono più basse ma gli ampi spazi aperti determinano una costante esposizione al sole. Il colpo di calore, invece, può manifestarsi anche al chiuso o in assenza del sole, quando la temperatura esterna è molto alta ed è associata a un elevato tasso di umidità o alla mancanza di ventilazione, condizioni a cui l’organismo non riesce ad adattarsi. Tra i danni da calore negli ambienti

Obbligo vaccinale e profili risarcitori

Avv. Angelo Russo Avvocato Cassazionista, Diritto Civile, Diritto Amministrativo, Diritto Sanitario, Catania     A quasi da due anni dall’insorgenza della pandemia Covid 19 è possibile tracciare alcuni punti fermi in ordine alle problematiche derivanti dall’obbligo vaccinale, in varie forme imposte dallo Stato, e dai connessi profili risarcitori. Sul punto della legittimità e del fondamento costituzionale dell’obbligo vaccinale, essa è stata recentemente ribadita dalla sentenza n. 7045/2021 del Consiglio di Stato che ha fissato, in modo estremamente preciso e puntuale, i motivi di necessità che lo giustificano a tutale di una società democratica. Il Supremo Organo della Giustizia Amministrativa, in sintesi, ha chiarito: “Il legislatore, in una situazione pandemica che vede il diffondersi di un virus a trasmissione aerea, altamente contagioso e spesso letale per i soggetti più vulnerabili per via di malattie pregresse – si pensi ai pazienti cardiopatici, diabetici od oncologici – e dell’età avanzata, ha il dovere di promuovere e, se necessario, imporre la somministrazione dell’unica terapia – quella profilattica – in grado di prevenire la malattia o, quantomeno, di scongiurarne i sintomi più gravi e di arrestare o limitarne fortemente il contagio”. “Questa scelta dello Stato avviene nella consapevolezza sia di rischi a breve termine che dell’esistenza del c.d. “ignoto irriducibile”, cioè del margine di incertezza, che nonostante tutti gli sforzi della ricerca scientifica, rende impossibile prevedere il rapporto rischio/beneficio degli effetti del vaccino nel lungo periodo.” L’iter motivazionale del Consiglio di Stato sottolinea, pur nella centralità della tutela della persona, la legittimità dell’imposizione di un trattamento sanitario che possa recare qualche rischio, anche sconosciuto, per la salute. L’obbligo vaccinale, invero, non viola il primato della persona, “e ciò non perché (come afferma chi enfatizza e assolutizza l’affermazione di un giusto valore concepito però come astratto bene) la persona receda a mezzo rispetto ad un fine o, peggio, ad oggetto di sperimentazione, in contrasto con il fondamentale principio personalista, a fondamento della nostra Costituzione, che vede nella persona sempre un fine e un valore in sé, quale soggetto e giammai oggetto di cura, ma perché si tutelano in questo modo tutti e ciascuno, anzitutto e soprattutto le persone più vulnerabili ed esposte al rischio di malattia grave e di morte, da un concreto male, nella sua spaventosa e collettiva dinamica di contagio diffuso e letale, in nome dell’altrettanto fondamentale principio di solidarietà, che pure sta a fondamento della nostra Costituzione (art. 2), la quale riconosce libertà, ma nel contempo richiede responsabilità all’individuo”. Il Consiglio di Stato chiarisce, in linea con l’orientamento della CEDU, che “in un ordinamento democratico la legge non è mai diritto dei meno vulnerabili o degli invulnerabili, o di quanti si affermino tali e, dunque, intangibili anche in nome delle più alte idealità etiche o di visioni filosofiche e religiose, ma tutela dei più vulnerabili, dovendosi rammentare che la solidarietà è la base della convivenza sociale normativamente prefigurata dalla Costituzione”. Sul punto della presunta lesione del diritto all’autodeterminazione, la sentenza sottolinea (e stigmatizza) la “logica dei diritti tiranni e, cioè, di diritti che non entrano nel doveroso bilanciamento con eguali diritti, spettanti ad altri, o con diritti diversi, pure tutelati dalla Costituzione, e pretendono di essere soddisfatti sempre e comunque, senza alcun limite”. La pretesa autodeterminazione (che non accetta l’imposizione vaccinale) per il Collegio è estranea ad un ordinamento democratico, quant’è vero che “il concetto di limite è insito nel concetto di diritto”. Il Consiglio di Stato, poi, mette un punto fermo sulla tesi della “sperimentalità” del vaccino. Il vaccino anti-Covid19, per il Consiglio di Stato, non è sperimentale (contrariamente a quanto si sente spesso ripetere in modo acritico e improprio). I vaccini anti-Covid19 non hanno carattere “sperimentale”, ma hanno ricevuto piuttosto un’ autorizzazione all’immissione in commercio condizionata che può essere rilasciata anche in assenza di dati clinici completi, “a condizione che i benefici derivanti dalla disponibilità immediata sul mercato del medicinale in questione superino il rischio dovuto al fatto che sono tuttora necessari dati supplementari”. La questione è centrale anche in relazione alle possibili richieste di indennità o di risarcimento. Il carattere condizionato dell’autorizzazione, sottolinea il Consiglio di Stato, non incide sui profili di sicurezza del farmaco ma impone unicamente al titolare di «completare gli studi in corso o condurre nuovi studi al fine di confermare che il rapporto rischio/beneficio è favorevole». Il discorso, quindi, si sposta su effetti e reazioni avverse. Le reazioni, dopo la somministrazione del vaccino, sono distinte in: Evento avverso: episodio sfavorevole non e necessariamente causato dall’aver ricevuto la vaccinazione. Reazione avversa: risposta nociva e non intenzionale alla vaccinazione, per la quale è possibile stabilire una relazione causale con la vaccinazione stessa. La differenza si fonda sulla possibilità di risalire a una causa legata al vaccino e non è sufficiente che l’evento si sia verificato a breve distanza dalla vaccinazione. Effetto indesiderato è l’ effetto non intenzionale connesso alle proprietà del vaccino, che non è necessariamente nocivo ed è stato osservato in un certo numero di persone. Si tratta, quindi, di un possibile effetto noto, verificatosi nel corso del tempo e considerato accettabile. A loro volta le segnalazioni di eventi a seguito della somministrazione del vaccino si distinguono in: Correlabile allorquando l’associazione causale fra evento e vaccino è considerata plausibile. Non correlabile allorquando altri fattori possono giustificare l’evento. Indeterminata se l’associazione temporale è compatibile, ma le prove non sono sufficienti a supportare un nesso di causalità (fonte AIFA). Quanto ai numeri degli effetti avversi di una certa gravità (gli unici suscettibili di essere indennizzati o risarciti), alla data della sentenza del Consiglio di Stato (fine settembre 2021) l’AIFA segnalava 120 segnalazioni di “sospette reazioni avverse” ogni 100 mila dosi somministrate, (101.110 segnalazioni su un totale di 84.010.605 di dosi) indipendentemente dal tipo di vaccino e dalla dose. Le segnalazioni riguardavano soprattutto Comirnaty , che è stato il più utilizzato, mentre in minor misura Vaxzevria e Spikevax. L’85% degli eventi avversi sono classificati come eventi non gravi. Il 14,4% come reazioni avverse (17 ogni 100 mila dosi) con esito in risoluzione completa o miglioramento nella maggior parte dei

Il contributo genetico della felicità largamente sovrastimato. L’epigenetica e il microbiota lo dimostrano.

Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica. Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto. Direttore del Centro di Benessere Psicologico, Favaro Veneto (VE)     Lo studio ha finora supposto che circa il 50% della felicità fosse dovuta a fattori genetici ma, sia l’epigenetica che lo studio del microbiota, convergono nel ridimensionare significativamente il ruolo della componente genetica ,evidenziando la grande sopravvalutazione fino ad adesso attribuita ai geni. ABSTRACT 🇮🇹 La felicità è stata, come molti altri elementi psicologici, oggetto di studio anche nelle sue supposte componenti genetiche, utilizzando soprattutto metodologie focalizzate sulla comparazione tra soggetti gemellari omozigoti ed eterozigoti ed assumendo che, la componente invariante attribuita degli indici di felicità dei soggetti analizzati, fosse correlata alle invarianti genetiche umane esistenti all’interno delle due tipologie di gruppi. Recentemente, sia l’affermarsi del paradigma epigenetico (che studia il ruolo dei fattori extra genetici che influenzano la fitness dell’organismo), sia l’emergere della scienza del microbiota (il complesso ecosistema formato da batteri, virus e funghi che vivono nel nostro organismo e che non condividono il nostro DNA), testimoniano l’esistenza di fattori che influenzano grandemente anche la nostra felicità e che sono stati sottostimati a livello concettuale e metodologico. 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿 Happiness has, like many others psychological elements, been studied also in its supposed genetic components using overall methodologies focused on the comparison between homozygous and heterozygous twin subjects and assuming that the invariant component attributed to the happiness indices of the subjects analyzed were related to the genetic invariants existing within the two types of groups. Recently both the ever-increasing affirmation of the epigenetic paradigm that studies the role of extra genetic factors in influencing the body’s fitness even in twin studies and the emergence of the science of the microbiota, that is the complex ecosystem formed by bacteria, viruses, and fungi that live in our organism and that do not share our DNA, testify to the existence of factors that also greatly influence our happiness and that have been largely underestimated at a conceptual and methodological level in the study of this factor. La felicità e il benessere soggettivo sono, da decenni, fattori oggetto di indagine scientifica, dove l’obiettivo consiste nella comprensione di come l’individuo valuta la propria vita globalmente, nel suo stato presente, passato e futuro, anche per periodi prolungati. Tale valutazione include il modo in cui l’individuo reagisce emotivamente agli eventi, il suo umore, come giudica il livello di soddisfazione della propria vita, della propria realizzazione, e degli ambiti principali quali le relazioni o il lavoro (Diener et al., 2009; Diener, E. & Seligman, 2002; Seligman & Csikszetmihalyi, 2000). Piuttosto recentemente la felicità e il benessere soggettivo sono state considerate sia nelle loro componenti esperienziali edoniche (cioè attinenti la loro natura squisitamente legata al piacere), che eudaimoniche (esperienze più complesse non riducibili esclusivamente alla dimensione edonistica). Questi particolari stati psicologici generano significato in ciò che facciamo, sono cioè elementi che a posteriori consideriamo molto significative e che aumentano il benessere e la qualità di vita personale (Seligman e Csikszentmihalyi 2000; Ryan e Deci, 2001; Delle Fave,Massimini e Bassi, 2011). In generale, due sono le principali strategie di ricerca che esplorano le influenze genetiche e ambientali sulla felicità ed il benessere: l’analisi genetica molecolare e la genetica quantitativa. La genetica molecolare cerca di tracciare i percorsi causali da specifiche varianti qualitative del DNA correlandole con la misurazione della felicità, soddisfazione o benessere soggettivo. Un esempio di questo tipo di analisi, che in generale finora ha portato a risultati piuttosto contradditori, è lo studio che ha evidenziato che, la presenza di un particolare allele del gene 5-HTTLPR ( funge da vettore per la serotonina), è correlata ad alti livelli di soddisfazione di vita (De Neve, 2011). L’analisi genetica quantitativa stima invece, attraverso l’analisi di frequenze statistiche, l’entità delle influenze genetiche e ambientali complessive senza specificare particolari sequenze di DNA. Questo tipo di analisi applicata al fattore felicità rappresenta la quasi totalità degli studi esistenti e si basa sulla comparazione di categorie gemellari omozigoti e dizigoti in relazione all’ambiente che queste due categorie possono o meno condividere. Nella ricerca scientifica della felicità e del benessere soggettivo, si è cercato di individuare il contributo delle componenti genetiche di tale costrutto all’interno del paradigma generalmente accettato, relativo la natura dicotomica natura/ambiente e dell’altrettanto diffusa concezione gene-centrica, che implica l’assunto legato all’importanza dominante dei geni nello spiegare anche i comportamenti complessi umani. In questo contesto vi sono stati diversi tentativi che sottendono gli stessi assunti di fondo, ossia che le interazioni biologiche possono essere suddivise in maniera dicotomica in genetiche ed extragenetiche (quindi in maniera superficialmente sovrapponibile all’altra dicotomia natura/ambiente), e dove la fitness biologica umana è determinata dalla qualità della componente genetica delle sue cellule che quindi condividono il medesimo DNA umano. Come già accennato gli assunti appena descritti sono stati declinati a livello metodologico, soprattutto in studi che hanno avuto come obiettivo la stima della componente genetica della felicità, analizzando i tassi di variazione differenziale tra due categorie di soggetti: i gemelli omozigoti ed i gemelli eterozigoti e in due contesti distinti (ambiente familiare condiviso o non condiviso). I gemelli identici, detti anche omozigoti, condividono naturalmente lo stesso genoma perché derivano dal medesimo zigote (l’unione della cellula uovo della madre con lo spermatozoo del padre) a differenza dei gemelli eterozigoti, che derivano invece da diverse cellule uovo fecondate da spermatozoi differenti e che quindi condividono statisticamente solo il 50% dei geni. Fondamentalmente, la metodologia in oggetto si basa sull’assunto che la variabilità differenziale tra i due gruppi di gemelli relativamente il tratto fenotipico della felicità, sia attribuibile alla componente extra genetica in forza all’esposizione di esperienze post nascita che hanno prodotto tale variabilità. Questa metodologia quantifica la componente genetica considerandola attraverso una logica di sottrazione da quella extra genetica. In questo paradigma la variabilità rilavata, se non è extra genetica, dev’essere genetica (Goldsmith, 1983; Nichols, 1978). Questa logica è stata utilizzata anche comparando gruppi di gemelli omozigoti ed eterozigoti nei contesti in cui le persone analizzate hanno vissuto all’interno dello stesso ambiente

Encondroma: cos’è e come si cura

L’encondroma, è una forma tumorale classificata benigna, che spesso viene interpretata come una più grave patologia causando paura e sconcerto.

“L’encondroma è un tumore benigno formato da cartilagine ialina matura ad insorgenza sia centrale che eccentrica”. (2) La frequenza più elevata la sia ha nella seconda decade di vita e comunque nei soggetti in accrescimento. Non ha predilezione di sesso.  L’encondroma solitario è descritto in tutte le ossa, ma con preferenza nelle falangi della mano, delle coste e del piede. (fig.1) Rappresenta il 2,6% di tutti i tumori dello scheletro e l’11% dei tumori benigni (Dahlin).