Medicalive

Piccola (grande) storia dell’ortopedia italiana: le grandi tematiche e gli “eroi” degli albori

  Dott. Maurilio Bruno Ortopedico, Gruppo Policlinico di Monza, Clinica San Gaudenzio, Novara     L’ortopedia, intesa specialmente come cura delle deformità traumatiche, ha origini antichissime: Ippocrate si occupa delle fratture e delle deformità e di argomenti analoghi trattano anche Celso e Galeno; quest’ultimo introduce i termini di scoliosi, cifosi, lordosi e pseudoartrosi. Le origini della ortopedia moderna possono essere fatte risalire al Rinascimento, insieme a quelle della chirurgia, della quale l’ortopedia rappresentava una branca: tra i primi esponenti vanno perciò ricordati i maggiori chirurghi del Rinascimento, come A. Parè, e tra gli italiani G. Guidi, G. Andrea della Croce, Girolamo Fabrici d’Acquapendente e in seguito A. Scarpa e D. Cotugno. Come la chirurgia, così anche l’ortopedia ha realizzato enormi progressi dopo la seconda metà dell’ottocento con l’introduzione della disinfezione, dell’anestesia e degli antibiotici. Parallelamente il continuo progredire delle discipline mediche permetteva di chiarire l’origine di molte malattie congenite e acquisite a carico dell’apparato locomotore, occupandosi della prevenzione delle deformità oltre che delle cure. Nasceranno varie Scuole di Ortopedia e si distinsero in particolare la scuola Bolognese e quella Milanese, percorrendo una strada comune secondo un asse che vide intrecciarsi i destini di pochi eletti destinati ad entrare nell’olimpo di questa straordinaria specialità medica.   Francesco Rizzoli (Milano1809 – Bologna 1880); professore di clinica chirurgica all’Università di Bologna (1855) e fino al 1877 primario dell’Ospedale Maggiore in quella città. Patriota, fu deputato all’Assemblea delle Romagne (1859). Nel 1879 fu nominato senatore. Lasciò quanto possedeva per la fondazione dell’istituto ortopedico che porta il suo nome. I metodi da lui introdotti nella cura chirurgica di varie malattie hanno avuto grande importanza per l’ulteriore sviluppo della chirurgia pratica. Le sue opere sono raccolte nella Collezione delle memorie chirurgiche ed ostetriche (1869).   Alessandro Codivilla Nacque a Bologna il 21 marzo del 1861 da modesta famiglia. Si laureò in Medicina e Chirurgia nel 1886 sotto la guida del Prof. Pietro Loreta, eminente chirurgo generale. La sua carriera come chirurgo generale lo vide prima a Castel Fiorentino poi ad Imola. Nel 1899 fu invitato dall’avvocato Giuseppe Bacchelli all’epoca presidente dell’amministrazione provinciale di Bologna ad abbandonare la chirurgia generale per dedicarsi all’Ortopedia e diventare direttore dell’Istituto ortopedico Rizzoli. Così intraprese diversi viaggi all’estero per aggiungere al suo bagaglio scientifico e culturale le mancanti nozioni di ortopedia. Si recò in Germania e Francia dove erano stati compiuti numerosi passi in avanti nel campo ortopedico. Strinse amicizia con esperti ortopedici come Volkmann, Koenig, Bardenheuer, Albert, MiKulitz, Nicoladoni e Wolff. Si interessò in particolare alle paralisi provocate dalla poliomielite perfezionando la tecnica del trapianto tendineo, perfezionò la tecnica di Foerster per la paralisi spastica. Si dedicò con passione al trattamento della lussazione congenita dell’anca, del piede torto congenito (ancora oggi si opera secondo la tecnica di Codivilla), del torcicollo congenito, della scoliosi, della tubercolosi osteoarticolare, della pseudoartrosi congenita. Rivoluzionò il trattamento delle fratture ideando la trazione trans scheletrica mediante il “chiodo di Codivilla”. Questa metodica ancora oggi rappresenta il cardine dell’allineamento dei monconi ossei nelle fratture delle ossa lunghe. Morì, purtroppo prematuramente, all’età di 51 anni nella sua Bologna nel 1912. Alessandro Codivilla è considerato il padre della moderna Ortopedia Italiana e non solo.   Gaetano Pini e Pietro Panzeri La scuola ortopedica milanese nasce nel 1874, quando Gaetano Pini fonda l’Associazione per la Scuola dei Rachitici, per la cura dei tanti bambini affetti in quell’epoca da rachitismo. Ben presto si affiancano alla scuola un ambulatorio diretto da Pietro Panzeri e un’officina ortopedica che studia e costruisce apparecchi per permettere ai bambini di muoversi e camminare. Nel 1884 viene costruito un nuovo edificio. Dopo la morte di Pini (1887), Pietro Panzeri divenne direttore dell’Istituto dei Rachitici, e fu qui che si distinse maggiormente per le sue qualità umane e professionali: si occupava della terapia del rachitismo, della scoliosi, del piede torto, della tubercolosi osteo-articolare, della paralisi infantile, avvalendosi sia delle metodiche chirurgiche (tenotomie, osteotomie, osteoclasie), che di quelle incruente (correzioni manuali, ginnastica, ortesi). Per la fama raggiunta, fu chiamato a dirigere il neonato Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, fondato nel 1896, compito che assolse per circa due anni, mantenendo contemporaneamente la guida dei Rachitici di Milano. Lui stesso volle affidare poi ad Alessandro Codivilla la sua successione al Rizzoli, istituto anch’esso destinato a una grande affermazione. L’opera, comunque, più meritoria di Panzeri è stata quella di farsi promotore, nel 1891, della Società OrtopedicaItaliana, dando così la prima svolta all’autonomia scientifica dell’ortopedia. La Società fu fondata a Milano, proprio all’Istituto dei Rachitici, e a Milano si tenne il primo congresso nazionale, sotto la sua presidenza. Morì nel 1901. Riccardo Galeazzi (1866-1952) Nel 1903 assunse la direzione del Pio Istituto dei rachitici di Milano. In questa sede venne quindi incaricato dell’insegnamento della clinica ortopedica presso gli Istituti clinici di perfezionamento. Allo scoppio del primo conflitto mondiale il Galeazzi si arruolò volontario e, col grado di tenente colonnello, prestò la sua opera negli speciali reparti ospedalieri. Prodigandosi incessantemente per ottenere il recupero alla collettività e al mondo del lavoro del gran numero di combattenti invalidi, mutilati e ciechi, ottenne che l’Istituto dei rachitici di Milano concedesse all’autorità militare la facoltà di utilizzare il Rifugio Fanny FinziOttolenghi come scuola di rieducazione dei mutilati di guerra. Al termine del conflitto organizzò e presiedette il primo congresso nazionale per l’assistenza agli invalidi di guerra tenutosi a Milano nel dicembre 1918, fu fondatore e membro del Comitato per l’assistenza ai mutilati di guerra e consigliere dell’Opera nazionale per l’assistenza agli invalidi di guerra; chiamato dal ministero della Guerra a far parte della Commissione centrale delle protesi, fu anche membro e presidente del Comitato interalleato per l’assistenza agli invalidi di guerra. Fu il primo professore ordinario di Ortopedia della neonata Università degli studi di Milano (1923). Le patologie che misero a dura prova lo sforzo e l’ingegno di questi pionieri rappresentano un bagaglio culturale storico che deve assolutamente far parte della formazione delle moderne generazioni di ortopedici. La poliomielite acuta anteriore è stata riconosciuta come malattia da Jakob Heine nel 1840, mentre il suo agente eziologico,

A.L.I.Ce. Italia Odv lancia l’allarme: in aumento l’ictus nei giovani

Celebrata la  “Settimana Mondiale del Cervello”, iniziativa annuale realizzata dalla Società Italiana di Neurologia (SIN) che ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione e la lotta a tutte le malattie neurologiche come l’ictus cerebrale, informando nello stesso tempo sugli importanti progressi che la ricerca scientifica sta ottenendo. “Le stagioni del cervello” è il tema scelto per l’edizione 2022 e A.L.I.Ce. Italia Odv, Associazione per la Lotta all’ictus cerebrale, anche quest’anno aderisce a questa importante iniziativa, sottolineando ancora una volta quanto sia importante essere attivi nel tutelare la propria salute fin da giovani e avere una maggiore consapevolezza sui principali fattori di rischio per prevenire l’insorgenza di malattie cerebrocardiovascolari. L’ictus cerebrale, che è più frequente dopo i 55 anni, è spesso considerato una malattia che interessa soltanto soggetti anziani. E’ vero: la probabilità di malattia aumenta con l’aumentare dell’età (il 75% degli ictus si verifica nelle persone con più di 65 anni), ma sempre più spesso ne sono colpiti anche i giovani. “L’età avanzata resta uno dei principali fattori di rischio non modificabili – dichiara il Prof. Danilo Toni, Direttore Unità Trattamento Neurovascolare Policlinico Umberto I di Roma e Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Odv. Tuttavia, si calcola che, nel nostro Paese, circa 12.000 soggetti di età inferiore a 55 anni vengano colpiti da questa patologia ogni anno: la fascia di età più giovane tende ad essere sempre più a rischio perché sono sempre più diffuse condizioni predisponenti come ipertensione arteriosa, diabete, obesità, sedentarietà e cattiva alimentazione”. Inoltre, il sensibile aumento che si è riscontrato in questi ultimi anni, soprattutto nei soggetti under 45, va senz’altro attribuito anche ad una maggiore diffusione di alcol e droghe; l’uso smodato di alcolici e superalcolici rappresenta un fattore di rischio sia per l’ictus ischemico che per quello emorragico, aumentando anche di 3-4 volte la probabilità di incorrere in un episodio di patologia cerebrovascolare o di ictus, ma può costituire anche un fattore precipitante, determinando l’insorgenza dell’evento acuto, ad esempio in occasione di una forte bevuta (binge drinking), magari nel fine settimana. “La prevenzione gioca come sempre un ruolo determinante, è un elemento chiave che va perseguito fin dalla più giovane età – continua il Prof. Toni. È necessario concentrare i propri sforzi per seguire uno stile di vita sano, in cui trovino ampio spazio una corretta alimentazione e un’attività fisica costante, tenendo sotto controllo tutti quei fattori di rischio che possono portare a patologie cerebrocardiovascolari. Davvero importante, inoltre, sottoporsi a periodici controlli medici, che devono essere adeguati al passare degli anni”. “In occasione della Settimana Mondiale del Cervello – dichiara Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv – la nostra Associazione ha ribadito che seguire piccoli accorgimenti può aiutare a proteggere il proprio cervello, in tutte le sue “stagioni” specie da eventi quali l’ictus. Adottare fin da giovani stili di vita sani vuol dire anche mantenere il proprio cervello sano e in buone condizioni dal punto cognitivo e arrivare all’età adulta con un profilo di rischio più basso”.

Gravina di Catania, potenziato l’ambulatorio di Oculistica del PTA

Cresce l’offerta sanitaria dell’ambulatorio di Oculistica del PTA di Gravina di Catania. Attivato il nuovo servizio di fluorangiografia. La fluorangiografia è un esame di alta specializzazione grazie al quale è possibile diagnosticare le patologie vascolari dell’occhio, fra le quali la retinopatia, la degenerazione maculare, le occlusioni vascolari. «Grazie alla competenza dei nostri specialisti e agli investimenti adottati – spiega il direttore sanitario dell’Asp di Catania, Antonino Rapisarda – stiamo modificando il volto dell’assistenza territoriale con l’obiettivo di garantire anche sul territorio prestazioni sempre più in linea con le aspettative di salute dei cittadini. In questo senso l’ambulatorio di Oculistica di Gravina di Catania rappresenta un modello da replicare sia sotto il profilo organizzativo, sia sotto l’aspetto assistenziale». Il nuovo servizio di fluorangiografia, attivato grazie alla sinergia fra PTA e Dipartimento di Emergenza, diretto dal dr. Giuseppe Rapisarda, rappresenta, in ordine di tempo, l’ultimo tassello di un complessivo progetto di potenziamento dell’offerta specialistica sul territorio. L’equipe medica è composta dalla dr.ssa Anna Lisa Fassari, responsabile dell’ambulatorio di Oculistica, e dalla dr.ssa Ilaria Grasso, dirigente medico dell’UOC di Anestesia e Rianimazione di Acireale. «Sento il dovere di ringraziare la Direzione Strategica e la Direzione del Dipartimento di Emergenza per questo nuovo traguardo – dichiara la dr.ssa Caterina Bonaccorsi, direttore del PTA di Gravina di Catania – che risponde a un’esigenza diffusa sul territorio. I cittadini ricevono presso l’ambulatorio di Oculistica un’assistenza di alto livello, per un’ampia gamma di servizi. Siamo quindi in grado di rispondere alla domanda assistenziale sul territorio, riducendo il ricorso agli ospedali». «È un risultato voluto e atteso dalla Direzione Sanitaria aziendale, guidata dal dr. Antonino Rapisarda – afferma la dr.ssa Fassari -. Voglio anche ringraziare il direttore del Dipartimento di Emergenza, il direttore del Distretto sanitario di Gravina di Catania, dr. Carmelo Sambataro, e la dr.ssa Bonaccorsi che hanno coordinato tutti i processi organizzativi, garantendo la piena funzionalità dell’ambulatorio. Ringrazio i miei colleghi e collaboratori per avere accolto questa importante sfida di innovazione». Dall’inizio dell’anno, l’ambulatorio di Oculistica ha attivato numerosi servizi di diagnostica strumentale, con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, fra i quali: argon laser per i laser retinici ecografia bulbare OCT (tomografia computerizzata) pachimetria perimetria computerizzata, con ambulatorio del glaucoma tonometria topografia corneale valutazione film lacrimale e suoi annessi yag laser per le cataratte secondarie e le iridotomia per attacchi di glaucoma acuto. Aperto anche un ambulatorio oculistico pediatrico. L’accesso al servizio avviene tramite prenotazione al CUP, al numero 800.954414. 

Ospedali Riuniti Villa Sofia – Cervello di Palermo si dota di una nuova TAC

Grazie alla sinergia tra management aziendale, servizio tecnico e servizio di ingegneria clinica e provveditorato, l’azienda ospedaliera “Ospedali Riuniti Villa Sofia – Cervello” si dota di una nuova TAC (Tomografia Assiale Computerizzata), Dual Energy 128 strati, di ultima generazione, destinata al Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero “Villa Sofia”.  “Un risultato – commenta Walter Messina, direttore generale degli Ospedali Riuniti “Villa Sofia-Cervello” – che permetterà di qualificare ulteriormente la nostra dotazione strumentale a supporto dei processi diagnostici e di cura, già altamente qualificati, grazie al nostro personale. La nuova TAC è caratterizzata da requisiti tecnici all’avanguardia, che rappresentano un’opportunità ulteriore di coniugare ottimizzazione delle risorse, qualità dei percorsi assistenziali e perfomance tecnologiche, sviluppando processi gestionali sempre più declinati all’innovazione sanitaria e all’efficacia gestionale”.La nuova TAC,  collaudata e messa in esercizio ieri, presso il Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero “Villa Sofia”, è stata acquistata con fondi PSN 2020 e sostituisce una TAC preesistente, che era stata acquisita nel 2011 con fondi PO FESR Sicilia 2007/2013 e aveva ormai raggiunto un elevato livello di obsolescenza, sia tecnologico che funzionale, visto l’utilizzo intensivo legato all’elevato numero di accessi del Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero di “Villa Sofia”. In particolare, per la sua installazione è stato necessario effettuare alcuni lavori preliminari di riqualificazione della sala radiologica del “Villa Sofia” e di adeguamento degli spazi per l’ottimale collocazione della nuova TAC.La conclusione dei lavori nei tempi previsti da parte dell’U.O.C. Servizio Tecnico ed il collaudo, altrettanto tempestivo, da parte del Servizio di Ingegneria Clinica e la sinergia di tutti gli attori coinvolti nel processo hanno consentito di rispettare il cronoprogramma di installazione e mettere in funzione la nuova TAC minimizzando i disagi per l’utenza.Un risultato che ha visto in premessa l’assegnazione da parte dell’Assessorato della Salute ( con Decreto Assessoriale n. 658 del 27/07/2020) delle risorse per la realizzazione dei Progetti Obiettivo di Piano Straordinario nazionale, anno 2020, relative alla Linea Progettuale 5 “La tecnologia sanitaria operativa come strumento di integrazione ospedale-territorio”, a seguito della quale l’UOC Provveditorato ha indetto delle procedure aperte di gara, a carattere d’urgenza, tra l’altro, per la fornitura di apparecchiature di alta e media tecnologia, di diagnostica per immagini e medicina nucleare. Le suddette procedure di gara, conclusesi in tempi brevissimi, hanno consentito, complessivamente, di procedere all’ordine di sei apparecchi portatili per radioscopia digitale di tipo Arco a C di ultima generazione da sala operatoria ( già collaudati nel corso del 2021), di 8 apparecchi portatili di radiologia digitale da corsia (ancora in corso di consegna), la TC in questione (Tomografo Computerizzato Spirale Multidetettore Dual Energy 128 strati) per il Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero di “Villa Sofia”, appunto già collaudata e, ancora, una Gamma Camera SPECT/TC destinata alla Medicina Nucleare (da installare ancora).

Ucraina, al via la raccolta fondi promossa da Lega Italiana Contro l’Epilessia e Fondazione LICE

Farmaci e aiuti economici ai colleghi medici e alle persone con epilessia travolte dalla guerra. Dall’Italia la Società Scientifica LICE si mobilita in sostegno dei pazienti e dei colleghi ucraini coinvolti nel conflitto. La LICE – Lega Italiana Contro l’Epilessia e Fondazione Epilessia LICE lanciano una campagna per la raccolta di farmaci anticrisi e di fondi da destinare alla Lega Contro l’Epilessia dell’Ucraina. La raccolta fondi di LICE proseguirà fino al 31 marzo 2022 e ogni donazione potrà essere effettuata versando una somma anche piccola tramite Donazione spontanea PayPal o tramite bonifico IBAN IT 43 A 03069 09606 100000060774 – Fondazione Epilessia LICE. In Ucraina, a causa della guerra, l’assistenza alle Persone con epilessia rimaste nel Paese sta subendo importanti limitazioni e addirittura il reperimento dei farmaci sta diventando un grave problema. “La situazione in Ucraina è estremamente difficile – racconta Laura Tassi, presidente della LICE e dirigente medico in Chirurgia dell’Epilessia presso l’Ospedale “Niguarda” di Milano – i nostri colleghi ucraini ci hanno raccontato di molti pazienti costretti negli scantinati per paura di morire sotto le bombe. Trovare i farmaci ed in questo momento è praticamente impossibile. Chi soffre di Epilessia però deve assolutamente mantenere stabile la terapia, non possiamo permetterci di abbandonare queste persone al proprio destino”. L’allarme della LICE si aggiunge a quello lanciato da tante organizzazioni umanitarie e società scientifiche italiane e internazionali, che in queste settimane si sono mobilitate per il sostegno alle persone con disabilità le quali, a causa dell’attacco della Russia in Ucraina, si teme vengano abbandonate. La raccolta fondi di LICE proseguirà fino al 31 marzo 2022, a conclusione della campagna saranno pubblicati sul sito e sui canali della LICE, sia l’importo totale raccolto che il destinatario dei fondi. Per info e donazioni, clicca qui.

Disturbi comportamento alimentare, SINPIA lancia allarme: casi triplicati

Tra il 2019 e il 2021 i ricoveri in ospedale per cause legate ai disturbi del comportamento alimentare sono triplicati, con un trend in ulteriore aumento in questo inizio del 2022. Nello stesso periodo l’età d’esordio di tali disturbi, che molto spesso coincide con quella evolutiva, si è abbassata, con casi gravi anche a partire dagli undici, dodici e tredici anni. È l’allarme lanciato dalla SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza in occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, secondo cui tra gli effetti della Pandemia c’è, tra gli adolescenti e i preadolescenti italiani, la maggiore incidenza di disturbi legati al comportamento alimentare, come l’anoressia e la bulimia. “Le richieste sarebbero ancora maggiori – spiega la prof.ssa Elisa Maria Fazzi, presidente della SINPIA e Direttore della U.O. Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ASST Spedali Civili di Brescia – dato che molti, soprattutto  ragazze, non potendo essere accolti nei reparti per mancanza di posti letto, vengono appoggiati in realtà non specificatamente attrezzate, non ricevendo le cure idonee per la loro patologia per la quale l’approccio del neuropsichiatra infantile, che cura mente e corpo, è parte integrante e fondamentale soprattutto nei soggetti più giovani . La presa in carico precoce e la riuscita del primo percorso di cura è fondamentale per la prognosi della patologia. Stiamo parlando di pazienti molto complessi – continua – in cui alle problematiche internistiche e psicopatologiche specifiche del disturbo si associano spesso diverse e gravi comorbidità psichiatriche e le competenze dei servizi di neuropsichiatria infantile sono assolutamente centrali nei percorsi della presa in carico di queste pazienti, non ultima l’importanza che viene data al coinvolgimento della famiglia nel percorso di cura”.  I disturbi del comportamento alimentare o disturbi dell’alimentazione, che insorgono prevalentemente in adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile, sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. I principali disturbi dell’alimentazione sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o Binge Eating Disorder – BED). Durante il confinamento e la Pandemia la preoccupazione per la salute, per l’aspetto fisico e per l’attività sportiva sono stati tra i fattori principali per l’insorgenza dei disturbi alimentari tra gli adolescenti. A questi si aggiungono altri fattori di rischio come l’eccessivo tempo trascorso utilizzando i social media e l’influenza che questi hanno sull’ideale di magrezza. Inoltre, isolamento e solitudine sono conseguenze dell’anoressia e possono essere peggiorate dalle quarantene imposte durante la crisi sanitaria. “La paura dell’infezione dal virus – spiega la Dott.ssa Rosamaria Siracusano, Coordinatore della Sezione Scientifica di Psichiatria della SINPIA e Dirigente Medico UOSD Neuropsichiatria Infantile AOU Federico II di Napoli – ha favorito la sensazione di perdita di controllo che, nelle persone con disturbi alimentari, è spesso gestita con un aumento delle restrizioni dietetiche o altri comportamenti estremi di controllo del peso o con episodi da abbuffata”. Secondo la SINPIA, il peso dell’acuzie e della gravità di casi legati a disturbi alimentari si è tradotto in modo drammatico sui ricoveri di pazienti sempre più compromessi, che trovano solo nei reparti ospedalieri un immediato luogo di accoglienza in situazioni gravi o gravissime. Inoltre, l’aumento della complessità e della gravità dei casi si ripercuote in degenze più lunghe rispetto al passato, anche per la carenza di strutture intermedie, di percorsi di macro-attività ambulatoriali o day hospital, in cui permettere al paziente un ritorno al territorio o a strutture più specificamente riabilitative. Infine, la cura di pazienti con disturbi alimentari richiede il coinvolgimento attivo della famiglia (spesso disfunzionale), processo che rende necessario un percorso di sostegno ai genitori, di graduale reinserimento della paziente nell’ambiente famigliare e nella vita sociale e scolastica, mantenendo uno stretto percorso di sorveglianza.

Celebrata a Palermo la Giornata mondiale della sindrome di Down

“Sosteniamoci insieme. Adultità, individualità e dopo di noi” a sostegno della sindrome di Down T2. Sul tema, l’Ordine dei medici di Palermo ospiterà un momento di confronto e di condivisione dei percorsi sanitari e formativi attivabili, che oggi si rendono indispensabili per affrontare le sfide e i problemi sempre più complessi legati al mondo delle disabilità. L’appuntamento, organizzato in occasione della Giornata mondiale della sindrome di Down, che ricorre il 21 marzo, è a Villa Magnisi, sabato 19 marzo, a partire dalle 10.30. Nel corso della giornata di lavori saranno presentati i risultati del progetto ”Sosteniamoci insieme” arrivato alla sua fase conclusiva. Al convegno, che sarà moderato dalla giornalista Anna Cane, interverranno Giampiero Gliubizzi presidente di SporT21 Sicilia, Ignazio Cusimano, presidente di AIPD Termini Imerese, Martina Biundo, progettista Formalab. Parteciperanno Toti Amato, presidente dell’Omceo di Palermo, Roberto Lagalla, assessore regionale alla Formazione, Gianluca Inzerillo, consigliere comunale Palermo, Maria Concetta Buttà, assessore alle Politiche sociali del comune di Termini Imerese. Il vicepresidente della Fondazione Down Friuli Venezia Giulia, Sergio Silvestre, e il dirigente dell’ufficio legislativo e legale della Regione siciliana, Salvatore Taormina, affronteranno rispettivamente, i “Percorsi possibili per una vita indipendente” e gli “Strumenti legislativi del terzo settore per il dopo di noi” disponibili. Interverranno, inoltre, il dirigente regionale dell’Area 5 Brand Sicilia e Marketing Bruno Lo Bianco, il presidente di Confindustria Sicilia Alessandro Albanese, il presidente C.S.A. In Palermo Eros Lodato, l’imprenditore Vito Biundo del birrificio Bruno Ribaldi, the president and head of Hospitality Mangia’s – Aeroviaggi Marcello Mangia, Girolamo Tavolanti per la ‘La Casa del Volontariato’ di Termini Imerese, il presidente del Rotaract Palermo Vincenzo Traina. Il progetto “Sosteniamoci insieme” è stato finanziato dall’assessorato regionale alla Famiglia per sostenere l’inclusione sociale dei ragazzi con disabilità intellettiva relazionale con sindrome di Down. L’obiettivo è sviluppare un approccio consapevole della coltivazione dei prodotti attraverso la conoscenza delle principali tecniche di produzione e di trasformazione ecosostenibili dei grani antichi siciliani e degli ortaggi.

La Società Italiana di Neurologia fa il punto sull’impatto della pandemia sui disturbi del sonno

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Circa un terzo della nostra vita lo trascorriamo dormendo. Il sonno rappresenta una condizione importante e indispensabile per la vita stessa: indispensabile in quanto condizione necessaria alla sopravvivenza, importante per le modificazioni neuronali, biochimiche, metaboliche che avvengono con il sonno e durante il sonno. Con queste premesse la Società Italiana di Neurologia partecipa oggi alla celebrazione della Giornata Mondiale del Sonno e fa il punto sull’impatto della pandemia sui disturbi del sonno. “Numerosi studi che si sono occupati delle conseguenze provocate dalla infezione COVID-19 – commenta il Prof. Giuseppe Plazzi, Direttore del Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’Università di Bologna – evidenziano come l’insonnia si posizioni al secondo posto (dopo il disturbo d’ansia) nelle sequele psichiatriche dei pazienti COVID-19. Indipendentemente dal background, Inoltre, l’insonnia, una volta comparsa tende a divenire una condizione permanente. Considerando, quindi, i considerevoli fattori di rischio associati ad una insonnia persistente (la bidirezionalità dimostrata con disturbi dell’umore – ansia e depressione – disturbi cognitivi, disturbi endocrino-metabolici e cardiovascolari) gli studi hanno fatto emergere le importanti implicazioni per prognosi e trattamento dell’insonnia.” In Italia ben 12 milioni di persone soffrono di tali disturbi: difficoltà di addormentamento, frequenti risvegli durante la notte, risvegli precoci la mattina e difficoltà di riprendere sonno. Secondo i recenti dati dell’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (AIMS), nel nostro Paese circa 1 adulto su 4 soffre di insonnia cronica o transitoria. Sono soprattutto le donne ad essere maggiormente interessate, circa il 60% rispetto al totale. Il 20% dei casi riguarda invece bambini e minori. Cifre che, secondo gli esperti, sarebbero addirittura raddoppiate nell’anno della pandemia da COVID. “Un sonno frammentato e disturbato – dichiara il Prof. Alfredo Berardelli, Presidente della Società Italiana di Neurologia – predispone alla deposizione patologica nel cervello di proteine anomale, associate a fenomeni neurodegenerativi, all’infiammazione, all’arteriosclerosi. Riconoscere, quindi, un disturbo del sonno che ne comprometta qualità e durata del sonno notturno consente un tempestivo trattamento che eviterà anche pericolose conseguenze diurne quali disturbi dell’umore, cognitivi, di attenzione e sonnolenza.” Il confinamento della pandemia ha impattato anche sulla popolazione pediatrica soprattutto per l’esposizione indiscriminata agli strumenti elettronici e l’assenza di sincronizzatori sociali che hanno causato una vera e propria esplosione di disturbi del ritmo circadiano, insonnia e conseguenti disturbi dell’umore e comportamentali. Considerando l’importante ruolo che il sonno ha nella prevenzione e nella promozione del benessere fisico mentale delle persone, e le gravi conseguenze prodotte da una sua scarsa qualità, è necessario prestare molta attenzione questa fascia di popolazione attraverso azioni d’intervento concrete.

Malattie rare, appello per aggiornare subito i LEA

“Aggiornate subito i LEA”, è questa la richiesta chiara e forte che oltre 130 associazioni di malati cronici e rari – aderenti all’Alleanza Malattie Rare coordinata dall’Osservatorio Malattie Rare e al Coordinamento Nazionale Malati cronici e rari (CNAMC) di Cittadinanzattiva – fanno alle Regioni. Il primo passo da fare, spiegano in una lettera che è stata inviata la scorsa settimana a tutti i livelli istituzionali, è approvare la bozza di Decreto Tariffe ferma ormai da oltre due mesi alla firma della Conferenza delle Regioni. “Ancora una volta siamo di fronte a leggi fatte per i malati e non applicate a causa della mancanza di decreti attuativi.  I ‘Nuovi LEA’ approvati nel 2017 non sono infatti ancora realtà perché manca il decreto sulle Tariffe della specialistica ambulatoriale, che contiene anche il nuovo nomenclatore degli ausili e delle protesi. È un paradosso che le Regioni non vogliano firmare, visto che questo documento è stato lungamente preparato dal Ministero della Salute insieme a loro. Senza questo atto tutti quelli conseguenti sono bloccati: non potranno esserci nemmeno nuovi aggiornamenti, che pure già sono stati valutati e che sarebbero necessari, perché non si può aggiornare qualcosa che non è ancora nemmeno in vigore. A rimetterci in questo assurdo tira e molla sono sempre i pazienti”, spiega Ilaria Ciancaleoni Bartoli, Direttrice dell’Osservatorio Malattie Rare in un video diffuso proprio in concomitanza con la Giornata delle Malattie Rare. “Finalmente nel 2017 sono stati definiti i nuovi LEA, ma da allora la situazione è bloccata per mancanza delle tariffe – afferma Annalisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva, anche lei intervenuta con un video sulla vicenda – Da allora tante prestazioni nuove potevano essere messe a disposizione delle persone, ma non è stato fatto. Le Regioni nel tempo si sono mosse ognuna in modo differente e alcune sono rimaste molto indietro nel garantire i diritti dei cittadini ad alcune prestazioni, come la procreazione medicalmente assistita, gli screening neonatali estesi o i test genetici per alcune forme tumorali. Questo decreto va approvato in tempi rapidissimi; occorre tornare e in fretta alle cure ordinarie, perché i cittadini, in modo particolare quelli con malattie croniche e rare, non possono più aspettare, occorre che la voce di oltre 130 associazioni sia ascoltata”. Su questa vicenda la scorsa settimana la Sen. Paola Binetti, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per le Malattie Rare, ha presentato una interrogazione parlamentare rivolta al Ministro per gli Affari regionali e le autonomie e al Ministro della Salute, per sapere quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, per garantire l’approvazione e la piena operatività del nuovo nomenclatore tariffario. Successivamente sulla questione è intervenuto anche Andrea Urbani, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero, nel corso dell’evento organizzato dal Centro Interdipartimentale Malattie Rare (CIMR) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I e da Sapienza Università di Roma in occasione della Giornata delle malattie rare: “Nel momento in cui approveremo il Decreto Tariffe, che farà entrare finalmente e definitivamente in vigore il DPCM LEA 2017, siamo già pronti con il primo aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza che darà un’ulteriore risposta ai portatori di malattie rare. Siamo altresì pronti ad adottare il primo decreto di aggiornamento, grazie a uno stanziamento specifico di duecento milioni di euro previsto dal Governo proprio per l’aggiornamento dei LEA. Nell’aggiornamento è prevista una ulteriore estensione dello screening neonatale esteso”. Ci sono dunque ulteriori fondi e ulteriori aggiornamenti già pronti, ma tutto è fermo in attesa della firma delle Regioni, verso le quali la protesta delle associazioni si sta facendo sempre più forte.

Long Covid, iniziativa di Omceo Enna per fare il punto in Sicilia

L’Omceo di Enna riunisce esperti e istituzioni per fare il punto in Sicilia sui pazienti e i sintomi persistenti del post covid. Se le incertezze restano tante su molti aspetti del Covid-19, altrettanto carenti sono le informazioni disponibili sul cosiddetto long covid, una sindrome caratterizzata da segni e sintomi causati dalla Sars-Cov2 che continuano o si sviluppano dopo quattro settimane dall’infezione acuta, come l’ha definita l’Istituto superiore di sanità (Iss). Non esiste ancora, infatti, un elenco completo e codificato dei sintomi associati: l’Oms ne ha contati oltre 200. La variabilità dei dati finora rilevati sulla persistenza e le dimensioni del fenomeno è dovuta alla mancanza di informazioni coesi che non hanno consentito pratiche comuni a livello nazionale per la definizione del trattamento. Esistono linee guida generali rappresentate da un documento dell’Iss, ma nei fatti molte Regioni stanno producendo dei piani propri. Alla luce di tali incertezze, l’ordine dei medici di Enna, guidato da Renato Mancuso, ha organizzato il congresso “Il paziente e la sintomatologia persistente. L’appuntamento è sabato 5 marzo 2022 all’Hotel Federico II di (Enna), a partire dalle 8.45. Molti esperti del panorama scientifico e istituzionale si confronteranno per “accendere i riflettori sull’impatto e le conseguenze a lungo termine del post covid in Sicilia, analizzando anche i percorsi attivabili dal punto di vista diagnostico, terapeutico e riabilitativo in modo da correggere, fino alla regressione, una serie di sintomi non ancora classificati”, come ha spiegato il presidente dell’Omceo Mancuso. Ma anche “per ‘sorvegliare’ la popolazione pediatrica – ha proseguito il presidente dell’ordine dei medici di Palermo Toti Amato – . Nell’ultima ondata il virus ha infettato molti bambini e adolescenti provocando numerose ospedalizzazioni. Poco o nulla si sa sul ricorso delle famiglie ai servizi sanitari, che rappresentano il primo indicatore per una stima sul numero, l’entità, la durata e l’impatto dei sintomi”. Al centro delle quattro sessioni del convegno, introdotto dai saluti istituzionali e da un approfondimento sul ruolo della comunicazione sanitaria, il ruolo della medicina generale, la sintomatologia respiratoria persistente, le patologie infettive opportuniste, le manifestazioni neurologiche, la riabilitazione cardio-respiratoria e i rischi in età pediatrica. Ad arricchire i lavori, oltre agli interventi di autorevoli esperti, la lettura magistrale di Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e una tavola rotonda (prevista alle 16)  sul tema “Long covid: nuova patologia o patologia da definire”. Al tavolo del dibattito: Toti Amato (presidente Omceo e consigliere Fnomceo), Filippo Anelli (presidente della Federazione nazionale Fnomceo), Giuseppe Arcidiacono (cardiologo all’ospedale Garibaldi di Catania), Bruno Cacopardo (infettivologo al Garibaldi Nesima di Catania), Emanuele Cassarà (direttore sanitario dell’Asp di Enna), Fabrizio De Nicola (direttore generale dell’Arnas Garibaldi di Catania), Salvatore Leonardi (docente dell’università di Catania), Roberto Mattina (microbiologo, docente della Statale di Milano), Fabrizio Pregliasco (virologo, docente della Statale di Milano), Ligia Dominguez Rodriguez (docente dell’Università Kore di Enna). L’evento è patrocinato dalla Federazione nazionale Fnomceo, l’assessorato regionale alla Salute, l’Azienda sanitaria provinciale e la Libera Università Kore di Enna.