Asp di Catania, stabilizzati 11 psicologi
Stabilizzati all’Asp di Catania 11 psicologi. Hanno firmato questa mattina il contratto di lavoro. Il manager dell’Asp di Catania, Maurizio Lanza, ha rivolto gli auguri della Direzione Strategica ai neo assunti e ha ringraziato gli Uffici per il lavoro condotto. «Immettiamo nella rete assistenziale nuove risorse professionali, competenti e molto motivate – ha aggiunto -, per rispondere sempre più adeguatamente alla domanda di salute dei cittadini». Presenti alla firma dei contratti, il direttore dell’UOC Risorse umane, Santo Messina; il dirigente responsabile dell’UOS Gestione del personale dipendente, Giuseppe Longo; il direttore dell’UOC Servizio di Psicologia, Daniela Bordonaro. Iter di stabilizzazione concluso anche per: 3 dirigente ingegneri 2 assistenti sociali 1 fisioterapista Sono, invece, in corso le procedure di stabilizzazione in ASP, mediante concorso, per: 1 dirigente medico odontoiatra 7 infermieri. Con la nuova ricognizione del personale precario, saranno, inoltre, stabilizzati, in ASP complessivamente 107 operatori, di cui: nei prossimi giorni, 73 con assunzione diretta, così come previsto dall’art. 20, comma 1, della Legge Madia (22 dirigenti e 51 operatori del comparto) e 34, previo concorso, così come previsto dall’art. 20, comma 2, della citata legge (5 dirigenti e 29 operatori del comparto).
Genitorialità Adottiva: successo del percorso formativo a Ragusa
Si è concluso il percorso formativo per aspiranti genitori adottivi, iniziato il 10 febbraio, che si è svolto nella sede del Centro Polifunzionale di Ragusa – per poter assicurare la partecipazione in presenza. Il corso è stato realizzato dal 2° Consultorio di Ragusa e dall’Assessorato Servizi Sociali – Area Minori – comune di Ragusa. Le dodici coppie aspiranti alla genitorialità adottiva provenienti, oltre che da Ragusa, da diversi comuni della provincia – Comiso, Vittoria, Modica, Ispica, Pozzallo, Scicli – hanno costituito un gruppo coeso e dinamico, dimostrandosi attivi e interessati ai contenuti proposti. Il corso, articolato in sei incontri, ha affrontato gli aspetti giuridici e legislativi dell’Adozione Nazionale e Internazionale, la genitorialità e la filiazione adottiva, la motivazione all’adozione, il post adozione, il ruolo del tutore del minore nell’Adozione Nazionale, il ruolo dell’Ente Autorizzato nell’Adozione Internazionale. Nell’incontro conclusivo le coppie hanno incontrato le famiglie adottive, che hanno voluto condividere le loro esperienze, permettendo ai partecipanti di conoscere i percorsi adottivi personali, confrontarsi sulle ansie e sulle paure, in modo da poter effettuare una scelta matura e consapevole, basata sulla riflessione personale e di coppia per poter diventare genitori affettivamente disponibili. Riportiamo di seguito due testimonianze: “Spendere due parole per un percorso così intenso e coinvolgente ci sembrava quasi riduttivo, ma pensare che potesse essere d’aiuto ad altre coppie come noi, ci ha spinto a farlo. Ci siamo approcciati a questo percorso formativo convinti di non avere grossi dubbi sull’adozione, ma mai convinzione fu smontata così velocemente! Durante ogni singolo incontro si viene travolti da mille utilissime informazioni, in certi momenti si ci sente anche sopraffatti, ma questa sensazione dura ben poco poiché le dottoresse, che sono di una preparazione e delicatezza più unica che rara, hanno la capacità di togliere ogni vostro singolo dubbio, accompagnandovi lungo tutto il percorso con un sorriso e tanti ottimi spunti di riflessione. Si ha la possibilità di confrontarsi con tante splendide coppie, che entrano a far parte della vostra vita, e portano una piacevolissima sensazione di comprensione e coesione. A lungo abbiamo visualizzando, nel nostro immaginario, l’adozione come un’insormontabile montagna…ma ora, grazie a questo percorso, c’è stata fornita l’attrezzatura adeguata a poterla scalare. Ci sentiamo, senza alcun dubbio, di consigliarlo a tutte le coppie che si stanno approcciando al mondo dell’adozione, poiché si ci sente davvero arricchiti. “L’esperienza del percorso formativo sulla “Genitorialità Adottiva” ha rappresentato per noi l’occasione per crescere come coppia e uscire dallo schema mentale che fossimo “soli” in questo faticoso cammino verso la Genitorialità. Abbiamo incontrato coppie come noi, ci siamo rivisti nei loro sguardi smarriti del primo incontro, perché non sapevamo cosa aspettarci, poi però giovedì dopo giovedì siamo diventati un gruppo coeso che esprimeva liberamente dubbi, perplessità paure ed entusiasmo. A guidarci in questa “Strada verso Casa” abbiamo avuto due “autiste” bravissime la Dott.ssa Antonella Pisana e la Dott.ssa Maria Carfi che con schiettezza sincerità e facilità di comunicazione ci hanno dato la mappa per orientarci in questo nuovo percorso ma in realtà più delle parole che a tratti sono stato molto duro, penso ad esempio a: “LUTTO” “ABBANDONO” “VUOTO” “PREGIUDIZI” “DIVERSITA’”, ci hanno trasmesso l’immenso Amore che hanno verso quello che fanno, non un semplice lavoro ma una MISSIONE-VOCAZIONE orientata al benessere dei minori che meritano dei Genitori consapevoli, formati e pronti! Ecco io e mio marito ci portiamo questo dal corso che abbiamo fatto, l’AMORE. Un Grazie particolare poi va alle famiglie che durante l’ultimo incontro ci hanno dato testimonianza di cosa vuol dire ESSERE UNA FAMIGLIA Dl SERIE A++”
Disturbi del sonno, ne soffre il 5% dei modenesi
I disturbi del sonno e soprattutto la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS – Obstructive Sleep Apnea Syndrome), affliggono circa il 5% della popolazione modenese. Non si tratta solo di pazienti anziani visto che a soffrirne sono anche numerosi giovani visitati a Villa Pineta Santo Stefano Riabilitazione di Gaiato (MO), appartenente al Gruppo Kos. Proprio nell’ospedale modenese specializzato in diagnosi, cura e trattamento di questa patologia, da gennaio a marzo di quest’anno sono state già lette e refertate 287 polisonnografie. Un dato destinato a crescere, stando alle richieste in arrivo, e a superare il numero di polisonnografie eseguite nel 2021 e cioè 750. Alla luce dell’incremento della patologia, spesso misconosciuta, registrato negli anni coincidenti con la pandemia del COVID19, la Direzione ha preferito dotarsi di un nuovo parco macchine acquistando ben 8 polisonnigrafi di cui 4 nel 2022. Si tratta di apparecchiature portatili con tecnologia innovativa composta da sensori cutanei che lo specialista collega alla persona di cui intende monitorare la qualità del sonno, sia nelle ore diurne che notturne. L’aumento dei nuovi macchinari a disposizione ha consentito di sottoporre ad esame e ricoverare molti più rispetto agli anni passati. L’esperto è il dott. Gianfranco Beghi Direttore Medico e Direttore di Struttura di Villa Pineta che si occupa della visita ambulatoriale successiva all’esame, dove viene illustrato il percorso che il paziente deve compiere per la correzione delle apnee e dell’eventuale successivo ricovero. Il ricovero breve, di circa tre-quattro notti a Villa Pineta è il tempo necessario per sottoporre il paziente alla titolazione dell’apparecchio per la correzione delle apnee e all’adattamento all’interfaccia. “La pandemia ha accentuato i disturbi del sonno – spiega il dott. Beghi – soprattutto per lo stile di vita più sedentario ed un’alimentazione sregolata. Sono crollati i due fattori protettivi fondamentali per la salute. Queste nuove macchine ci consentono di leggere i dati delle polisonnografie con più celerità. Va detto che a quel 5% per cento di persone a cui è stato diagnosticato OSAS va aggiunta un’altra sottopopolazione che non sa di esserne affetta. I sintomi più diffusi sono la stanchezza al risveglio, a volte associata a mal di testa, la sonnolenza diurna, la difficoltà a concentrarsi. L’accensione di questi campanelli d’allarme dovrebbe portare il paziente a rivolgersi al proprio medico curante per comprendere quale iter seguire” – conclude il dott. Beghi. Le 287 polisonnografie eseguite in questi tre mesi si suddividono tra: · 108 pazienti Interni (già ricoverati a Villa Pineta) · 73 pazienti che hanno fatto accesso al poliambulatorio di Modena · 106 pazienti che hanno fatto accesso al poliambulatorio di Gaiato. L’emergenza sanitaria ha di fatto rallentato lo svolgimento di esami diagnostici del sonno come quelli relativi alle OSAS, ma a Gaiato e a Modena, presso i rispettivi Poliambulatori, è ripresa la programmazione delle visite per smaltire le liste d’attesa. Queste le parole di Chiara Collioli fisioterapista di Villa Pineta: “Se fino ad una settimana fa potevamo occuparci soltanto delle polisonnografie dei pazienti mandati dal Policlinico di Modena e dall’ospedale di Baggiovara adesso ci è stato richiesto di aprire a tutti gli altri territori e distretti sebbene con tempi di attesa più lunghi. Diversamente per i pazienti inviati dal Policlinico il tempo di attesa è di circa due-3 settimane”. L’OSAS è una patologia che ha diversi gradi di severità. L’apnea è causata da un’ostruzione temporanea delle alte vie aeree che impedisce il passaggio dell’aria e questo provoca un sonno superficiale con la conseguenza che il paziente non riposa e al mattino accusa una forte spossatezza. In generale una visita specialistica può aiutare a prevenire e ad evitare un possibile peggioramento.
Telemedicina: il futuro dei consulti medici online
SPONSORIZZATA La telemedicina è davvero il futuro della sanità? La tecnologia sta rivoluzionando la nostra quotidianità. Il sistema sanitario, come gli altri settori professionali, sta mutando in virtù di un evoluzione favorita dalla recente pandemia. Infatti, il Covid-19 ha obbligato la società a cambiare rotta, ad adottarenuove abitudini e quindi ad affidarsi, dove e quando possibile, al digitale. Ovviamente il sistema sanitario non poteva fare eccezione davanti alle continue richieste di consulti medici e visite a distanza, motivo per cui si può definire la telemedicina il futuro della sanità. Consulti medici online: un po’ di numeri Secondo un’analisi condotta dall‘Osservatorio dell’Innovazione Digitale in Sanità, in collaborazione con il Politecnico di Milano, la recente emergenza ha spinto gli italiani ad avvicinarsi alla telemedicina. Le statistiche suggeriscono un aumento di quasi venti punti percentuali, dall’11% si è passati al 30%. I numeri sono destinati a crescere ulteriormente, considerando le buone impressioni dei pazienti e la volontà degli italiani di affidarsi a uno strumento comodo e rapido. Il trend non è soltanto italiano, ma globale. L’incremento maggiore di teleconsulti è stato registrato negli Stati Uniti, dove lo US Centers for Disease Control and Prevention ha rilevato una crescita pari al 154% delle visite a distanza durante la pandemia. La telemedicina ha conquistato tutti Lo studio di Frost & Sullivan intitolato “Innovative Business Models Powering the Telehealth Market in Europe”, prevede che entro il 2026 il settore della telemedicina avrà quadruplicato il proprio valore economico rispetto al 2019, raggiungendo un volume d’affari pari a 17 miliardi di euro. In particolare, dovrebbero essere questi gli ambiti più coinvolti: ● i consulti tra specialisti e tra medici e pazienti; ● la medicina comportamentale; ● i dispositivi indossabili in grado di tracciare i parametri vitali ed integrarsi con le cartelle cliniche; ● il monitoraggio remoto dei pazienti. In Italia, non sono poche le strutture che hanno inaugurato servizi di telemedicina e che oggi vantano un’eccellente capacità di seguire i pazienti a distanza. Un esempio è epiCura, nata nel 2017 con un obiettivo ambizioso: semplificare l’accesso alla sanità. La start up torinese offre prestazioni mediche in studio, a domicilio e in videoconsulto 7 giorni su 7, compresi sabato e domenica. Gli specialisti epiCura operano nei settori più disparati, dalla cardiologia all’oculistica, passando per la psicologia e la pediatria. EpiCura vanta inoltre un’ampia rete di professionisti su tutto il territorio italiano e vuole sempre di più espandersi! Ricercano costantemente figure come Veterinari, Pediatri, Medici di base e Nutrizionisti. Vuoi candidarti? clicca qui Consulto medico online: quali opportunità L’approccio digitale consente a medici e specialisti di essere di supporto in tantissime occasioni: tramite i consulti medici online, uno specialista può seguire i pazienti cronici durante il decorso della malattia, fornire un parere in caso di urgenze oppure consigliare il paziente circa il percorso terapeutico da intraprendere. Ma la telemedicina rappresenta una soluzione ottimale anche in caso di visite specialistiche di vario genere. Per esempio, a giovarne possono essere i nutrizionisti, che fin dalla prima visita online possono raccogliere le informazioni necessarie per elaborare una dieta adeguata e seguire il paziente nel corso del tempo; Anche le consulenze psicologiche online hanno dimostrato tutta la loro efficacia, sia in occasione del consulto iniziale che durante l’iter terapeutico. Poter disporre di un medico di base online è un’opportunità in grado di risolvere moltissimi dei problemi che affliggono coloro che vivono fuori mano, dei pazienti ipomobili e di coloro che sono temporaneamente costretti in casa da un infortunio.
Disabilità, Abetonabile: città dello sport, città per tutti
All’interno delle iniziative di Abetone Cutigliano città Toscana dello Sport 2022, l’amministrazione comunale, insieme alla Regione Toscana e all’Osservatorio Malattie Rare, ha organizzato una intera giornata dedicata alla disabilità con la promozione del convegno “Abetonabile: città dello sport, città per tutti”. Durante il convegno, moderato da Francesco Macchia, Vicepresidente di OMaR, molti gli interventi di rilevanza nazionale, a cominciare da quelli della Senatrice Paola Binetti, che ha ricordato come la sfida dello sport passi necessariamente anche dall’inclusione sociale, e dell’Onorevole Giusi Versace, atleta paralimpica e membro della Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati che ha parlato di quanto lo sport sia uno strumento educativo che aiuta la gente ad approcciarsi al mondo della disabilità con occhi migliori. Per la Regione Toscana, che ha dato il proprio patrocinio all’evento, sono intervenuti il Presidente del Consiglio Antonio Mazzeo, il Presidente della Commissione Sanità, Sport e Politiche Sociali Enrico Sostegni e il Consigliere Diego Petrucci già Presidente del Consiglio Comunale di Abetone Cutigliano: “Uno degli appuntamenti più importanti che abbiamo è quello della Ultramarathon Pistoia-Abetone dove è previsto anche il quarto traguardo: gli ultimi quattro chilometri vengono infatti corsi da atleti con disabilità e sono loro a tagliare per primi l’arrivo, un messaggio importante che ogni anno si ripete durante questa manifestazione”. A fare poi gli onori di casa nel municipio di Abetone è stato il Sindaco Danti che ha dichiarato: “Abetone Cutigliano e la città toscana dello sport vanno di pari passo con il concetto di città aperta: non solo sci ma la possibilità che sul nostro territorio si possa praticare sport davvero per tutti e per 12 mesi l’anno”. Dopo di lui la Consigliera Veronica Scandagli, maestra di sci abilitata: “Questa mattina sulle piste della Val di Luce abbiamo messo in campo gli ausili per lo sci senza barriere e grazie anche all’aiuto dell’Assessore allo Sport Andrea Formento, Direttore degli impianti della Val di Luce, abbiamo dato la possibilità a Carol, una ragazza di 12 anni con disabilità, di sciare per la prima volta: davvero un’emozione grandissima”. Insieme a loro è intervenuto Franco Giachini, Presidente del “Pinocchio su gli sci”, l’evento dedicato a giovani sciatori da tutto il mondo che proprio la scorsa settimana è tornato sulle piste del comprensorio dell’Abetone per la 40a edizione. E proprio dalla sala del convegno Giachini ha dichiarato che già dalla prossima edizione ci sarà “l’impegno ad allargare l’interesse della manifestazione anche a gli atleti con disabilità”. Non sono mancati poi esempi di modelli di sci e disabilità come quello di Tommaso Balasso, Fondatore della scuola italiana “Scie di Passione” di Folgaria e quella di Barbara Milani, Istruttrice nazionale di sci fondatrice di “IN2THEWHITE” dove i ragazzi con disabilità sciano insieme ai ragazzi normodotati a dimostrazione che i nostri limiti interiori possono essere abbattuti anche grazie all’esempio di chi ha più difficoltà. Infine molto interessante è stato l’intervento di Giorgia Tartaglia in rappresentanza dell”Associazione Italiana Vivere la Paraparesi Spastica Onlus – Alleanza Malattie Rare, legata allo studio delle malattie neurologiche e neurodegenerative e alla promozione della qualità della vita dei pazienti, che ha posto l’accento sulla possibilità e la necessità di riappropriarsi di spazi importanti nella propria vita.
Infezione pregressa Sars-Cov-2, SIAARTI interviene su gestione perioperatoria

Come assistere in assoluta sicurezza – per i pazienti – e secondo buona pratica clinica – per il personale sanitario – la fase pre intra e post operatoria di persone che hanno contratto l’infezione da Covid.19? Se lo è domandato la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva ( SIAARTI ), e lo chiedevano sul campo gli Anestesisti Rianimatori, arrivando a produrre – in tempi rapidissimi, ma con metodologia scientificamente certificata – il documento SIAARTI di Buone Pratiche Cliniche Timing della chirurgia e gestione perioperatoria in elezione di pazienti con infezione pregressa da SARS-CoV-2. Il Documento, messo a punto da un panel di otto esperti SIAARTI coordinati da Angelo Gratarola (Responsabile Sezione Anestesia e Medicina Perioperatoria SIAARTI) e Andrea Cortegiani (Responsabile Comitato Scientifico SIAARTI) si apre con questa considerazione: “La gestione della attività operatoria in regime elettivo nei soggetti che hanno contratto il virus SARS-CoV-2, rappresenta un importante problema clinico-organizzativo. L’infezione costituisce un potenziale rischio aggiuntivo di comparsa di complicanze severe perioperatorie. Lo scenario attuale è profondamente mutato rispetto alla prima e alla seconda ondata pandemica, in quanto l’importante campagna vaccinale ha ridotto il rischio di infezione e mitigato la comparsa di gravi quadri clinici, anche se non è al momento noto l’impatto della comparsa di nuove varianti ad altissimo contagio. SIAARTI ha quindi previsto la stesura di un documento prodotto da un panel di esperti che delinei raccomandazioni cliniche su questa tematica, alla luce della letteratura più recente, delle Linee guida disponibili”. “Ancora una volta SIAARTI conferma la sua capacità di offrire documenti di riferimento per la pratica clinica”, è il commento che Antonino Giarratano (presidente SIAARTI) offre alla pubblicazione, “Quello che abbiamo sperimentato in prima fila durante i periodi di maggior pressione pandemica, rivisitato alla luce della letteratura scientifica di riferimento, abbiamo voluto trasferirlo in una serie di raccomandazioni che offriamo non solo a tutti i nostri colleghi anestesisti-rianimatori, ma a tutta la comunità degli operatori sanitari che è coinvolta nel pericorso peri-operatorio. Sappiamo che anche la necessità di recuperare tanti interventi rimandati per causa COVID.19 mette sotto pressione oggi più che mai le sale operatorie degli ospedali italiani: il recupero di tanti interventi non può avvenire senza la giusta cautela verso pazienti che per via del SARS.CoV.2 devono essere monitorati in maniera attenta e specifica. Ciò che oggi ci preme particolarmente è il ritorno spedito e sicuro verso una situazione che potremmo definire ‘di normalità’, senza mai abbassare la guardia nei confronti di sempre nuove varianti del virus che ha drammaticamente costretto i sistemi sanitari a ripensarsi in termini organizzativi ed assistenziali”. Le Buone Pratiche Cliniche SIAARTI presentano undici Raccomandazioni per il paziente adulto ed altrettante per il paziente pediatrico. Le prime comprendono la conferma che “i pazienti non dovrebbero sottoporsi a chirurgia elettiva entro 7 settimane dall’infezione da SARS-CoV-2, a meno che i benefici dell’esecuzione dell’intervento siano superiori rispetto al rischio di attesa. Si raccomanda una valutazione del rischio personalizzata ed individualizzata”; “I pazienti chirurgici – prosegue il testo – dovrebbero aver ricevuto preoperatoriamente la vaccinazione per COVID-19, possibilmente con tre dosi, l’ultima dose almeno 2 settimane prima dell’intervento chirurgico”. Le altre Raccomandazioni affrontano la casistica correlata alle varianti omicron e successive, alle infezioni asintomatiche, alle discussioni multidisciplinari con il paziente stesso volte a renderlo consapevole dei rischi-benefici in caso di intervento operatorio. Soprattutto viene sottolineato che “nei pazienti con infezione da SARS-CoV-2 recente o sviluppata nel periodo perioperatorio, si dovrebbe considerare di evitare l’anestesia generale a favore, ove possibile, di tecniche di anestesia locale o locoregionale”. La parte dedicata al paziente adulto si conclude con la raccomandazione che “Tutti i pazienti in attesa di intervento chirurgico dovrebbero collaborare per modificare e ridurre i fattori di rischio attraverso: l’esercizio fisico preoperatorio, l’ottimizzazione nutrizionale e la cessazione del fumo attivo”. Le stesse tematiche sono affrontate anche nelle raccomandazioni dedicate al paziente pediatrico. Anche qui viene sottolineato che “è probabile che i pazienti con sintomi persistenti e quelli con COVID-19 moderato/ grave (ad es. coloro che sono stati ricoverati in ospedale), siano maggiormente a rischio per morbilità e mortalità, anche dopo 7 settimane. Pertanto, è necessario procrastinare l’intervento chirurgico oltre questo periodo, bilanciando questo rischio con qualsiasi altro associato a tale ritardo” Per terminare SIAARTI ricorda che il panel di esperti coinvolti nel Documento comprendeva (oltre ai già citati Gratarola, Cortegiani e Giarratano) anche Carlo Alberto Castioni (Bologna); Clelia Esposito (Napoli), Nicola Galdieri (Napoli), Roberta Monzani (Milano), Marco Rispoli (Napoli), Alessandro Simonini (Ancona), Vito Torrano (Milano), Vincenzo Francesco Tripodi (Messina). Il Documento di Buone Pratiche è come sempre disponibile all’interno del portale della società scientifica di anestesisti e rianimatori. UFFICIO STAMPA SIAARTI WALTER GATTI 349.5480909
Ospedale di Acireale, partoanalgesia è ormai una realtà
Parto indolore (partoanalgesia) al “Santa Marta e Santa Venera”. Una vera rinascita dopo il Covid. La neo mamma, trentenne, nelle prime ore di domenica 3 aprile, ha dato alla luce un bel maschietto. La paziente ha partorito naturalmente e senza dolore, partecipando attivamente all’evento. È stata assistita da un’equipe composta da Rosario Garozzo e Roberto Ruggeri, dirigenti medici dell’UOC di Ostetricia e Ginecologia (responsabile Fabio Bonaffini), dall’ostetrica Antonella Bianco, dello stesso reparto; da Gianluca Cammarata, dirigente medico dell’UOC di Anestesia e Rianimazione (direttore Giuseppe Rapisarda) e Rossella Pecoraro, dirigente medico dell’UOC di Pediatria e Neonatologia (direttore Pinella Di Stefano). «Il graduale ritorno alla normalità, anche nell’erogazione dei servizi sanitari, passa da momenti straordinari e di gioia come questo – dichiara il direttore sanitario dell’Asp di Catania, Antonino Rapisarda -. Vogliamo ringraziare tutti gli operatori per aver riportato, in tempi brevi, l’erogazione dei servizi ai più alti standard. La partoanalgesia è ormai una realtà in tutti i nostri punti nascita. Non ci accontentiamo però dei risultati raggiunti, ma puntiamo ancora più in alto, per garantire al maggior numero di donne questa grande opportunità». La partoanalgesia non si propone come alternativa al parto naturale, ma è un’opportunità che la medicina offre alla donna per compiere una libera scelta e per realizzare, con la sedazione del dolore, un maggior grado di consapevolezza e di partecipazione all’evento da parte della partoriente. La procedura adottata all’Asp di Catania, attiva dal mese di ottobre del 2019, prevede che l’analgesia per il travaglio ed il parto vaginale sia ottenuta attraverso il metodo dell’analgesia peridurale. Tale tecnica è la più completa ed efficace nel ridurre il dolore in corso di travaglio.
L’ Odontotecnico non rientra tra le professioni sanitarie. La sentenza del TAR Lazio
Avv. Angelo Russo Diritto Civile, Diritto Amministrativo, Diritto Sanitario, Catania Con la recentissima sentenza n. 2891 del 14.3.2022 il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Quater) si è occupato della questione relativa al riconoscimento della figura dell’odontotecnico nell’ambito delle professioni sanitarie. IL FATTO Confartigianato Imprese, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, L.C. e G.M. proponevano ricorso contro il Ministero della Salute e nei confronti dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani e della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, per l’annullamento delle note (omissis) del Ministero della Salute – Direzione Generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario nazionale – Ufficio V – Disciplina delle professioni sanitarie, recante ad oggetto “richiesta di riconoscimento della figura dell’Odontotecnico quale professione sanitaria”, del parere del Gruppo Tecnico sull’Odontoiatria (G.T.O.) del (omissis) e del “documento tecnico” redatto dalla Commissione Albo Odontoiatri (CAO) Nazionale, richiamato al § 3 del parere G.T.O. del (omissis) e per l’annullamento del documento del C.A.O. Nazionale. I ricorrenti, organizzazioni di categoria rappresentative degli odontotecnici a livello nazionale e soggetti esercenti la professione di odontotecnico, impugnavano le note del Ministero della Salute con le quali “acquisito il parere del Gruppo tecnico sull’Odontoiatria” si era espresso “parere non favorevole alla richiesta di individuazione della figura dell’Odontotecnico quale nuova professione sanitaria”. I ricorrenti avevano presentato istanza, ai sensi dell’art. 5, Legge 1° febbraio 2006, n. 43, che disciplina le modalità con cui le associazioni professionali possano attivare la procedura per richiedere l’individuazione di nuove professioni sanitarie da comprendere in una delle aree di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251. Sostenevano, in sintesi, i ricorrenti: a) Che non è stata garantita la loro partecipazione e che non è stato dato avviso ex art. 10 bis l. 241/1990; b) Che l’osservanza dei principi in tema di motivazione dell’atto amministrativo esigeva che nel parere del 24 settembre 2018 fosse dato conto, in modo circostanziato, dell’esito stesso dell’istruttoria, necessitando che il Ministero della Salute indicasse gli elementi ritenuti ostativi al riconoscimento della figura dell’odontotecnico quale nuova professione sanitaria; c) Che il parere del Gruppo Tecnico sull’Odontoiatria si limitava a richiamare gli esiti di un documento tecnico omettendo di renderne note le relative conclusioni; d) Che l’attività di odontotecnico rientra nell’ambito delle nuove professioni sanitarie, per le quali, ai sensi del comma 3° dell’art. 6 legge n. 43/2006 s.m.i., è prevista la definizione dell’ordinamento didattico della formazione universitaria. Veniva, quindi, impugnato il parere del Gruppo Tecnico sull’Odontoiatria (GTO) e il documento della Commissione Albo Odontoiatri (CAO) “relativo alle criticità tecnico-giuridiche concernenti l’istituzione del profilo professionale dell’odontotecnico nell’ambito delle professioni sanitarie”. Sostenevano i ricorrenti: a) Che, diversamente da quanto sostenuto dal GTO, non è possibile trarre argomenti utili a dimostrare che quella di odontotecnico non è una professione sanitaria; b) Che il R.D. n. 1334/1928 è chiaro nell’elencare l’attività di odontotecnico tra le professioni sanitarie (v. art. 1, comma 1°, lettera a); c) Che, indipendentemente dal fatto che l’art. 99 R.D. n. 1265/1934 qualifichi l’odontotecnica come arte ausiliaria dell’odontoiatria, sono innumerevoli gli indizi da cui inferire che all’attualità quella dell’odontotecnico sia una professione e non un’arte; d) Che con il parere del 30 ottobre/14 novembre del 2001, la Sezione II del Consiglio Superiore della Sanità aveva osservato che la figura dell’Odontotecnico va “inserita nella Classe delle lauree in professioni sanitarie tecniche – area tecnico-assistenziale – (classe 3), di cui al decreto del MURST del 2/4/2001”; e) Che, per effetto della riforma del 1999, deve ritenersi affermata l’unicità delle attività sanitarie di carattere professionale, tutte ricondotte nel novero delle professioni sanitarie. f) Che con la sentenza n. 423 del 19 dicembre 2006 della Corte Costituzionale ha affermato che l’odontotecnico va ricondotto “nell’ambito delle professioni”; g) Che, sia la Direttiva 2005/36/CE, sia la sentenza Malta Dental Technologists Association, richiamate dal parere del CAO, confermano che l’odontotecnica è un’attività professionale e che, pertanto, deve ritenersi superata la qualificazione di essa in termini di attività artigianale; h) Che in base alla Direttiva 2005/36/CE la figura dell’odontotecnico formatosi in Italia andava senz’altro qualificata come figura professionale di tipo paramedico; i) Che anche dopo la Direttiva 2013/55/U.E. l’odontotecnico può esercitare la propria attività grazie al possesso di titolo di formazione specificatamente concepito per tale professione; l) Che, diversamente da quanto affermato nel documento del C.A.O. Nazionale, ulteriori indicazioni circa la necessità di ricondurre l’odontotecnica nelle professioni sanitarie vanno ricavate anche dalle fonti eurounitarie in tema di dispositivi medici su misura; m) Che il divieto di cui al citato comma 4° del novellato art. 5 legge n. 43/2006 non può che riguardare le professioni di nuovo conio. LA DECISIONE Il T.A.R., nel merito, ritiene il ricorso infondato. L’esame del ricorso si incentra sulla decisione del Ministero della Salute di esprimere “parere non favorevole alla richiesta di individuazione della figura dell’Odontotecnico quale nuova Professione sanitaria”, adottata a seguito dell’instaurazione della procedura ex art. 5 Legge n. 43/2006, con la quale, a seguito delle modifiche apportate con la l. n. 3/2018, è stato contemplato un peculiare iter per il riconoscimento delle professioni sanitarie. I motivi oggetto di esame riguardano, invero, la correttezza del procedimento e la legittimità del provvedimento oggetto dell’impugnazione. Fatta questa premessa, il Tribunale precisa che “dovrebbe essere incontestato che la figura dell’odontotecnico non rientra nell’ambito delle professioni sanitarie” e ciò, anzitutto, perché i ricorrenti hanno chiesto l’applicazione dell’art. 5, l. n. 43/2006, (Individuazione e istituzione di nuove professioni sanitarie), per il quale: “1. L’individuazione di nuove professioni sanitarie da comprendere in una delle aree di cui agli articoli 1,2,3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251, il cui esercizio deve essere riconosciuto in tutto il territorio nazionale, avviene in sede di recepimento di direttive dell’Unione europea ovvero per iniziativa dello Stato o delle regioni, in considerazione dei fabbisogni connessi agli obiettivi di salute previsti nel Piano sanitario nazionale o nei Piani sanitari regionali, che non trovino rispondenza in professioni già riconosciute, ovvero su iniziativa delle associazioni professionali rappresentative di coloro
Epigenetica: il ruolo della psiche nella modulazione del materiale genetico

Dott. Angelo Pio Taronna Docente e ricercatore in Biochimica, Biologia molecolare, Biotecnologie, Ferrara Abstract La convinzione secondo la quale i geni sono gli unici e indiscussi protagonisti del destino biologico dell’uomo è stata ampiamente confutata. Numerosi studi, infatti, documentano che lo stile di vita, l’alimentazione e/o addirittura i pensieri e le emozioni – attraverso la regolazione dell’espressione genica – sono in grado di influenzare la biochimica cellulare, condizionando così lo stato di benessere psicofisico. Il DNA (acido deossiribonucleico) è preservato all’interno del nucleo cellulare. Presenta una lunghezza di circa due metri e contiene tutte le informazioni che definiscono le caratteristiche di un individuo. Attraverso il progetto genoma umano, gli scienziati hanno cercato di scoprire e decifrare tutti i geni presenti nell’organismo, al fine di comprendere l’intimo segreto della vita. Tali acquisizioni, però, sono state piuttosto deludenti. Un primo problema riguarda l’identificazione del numero di geni. Data la complessità umana, i ricercatori si aspettavano – in ogni cellula – la presenza di non meno di 100.000 geni, ma i dati ottenuti hanno documentato un quarto del valore ipotizzato: dato sconcertante se si tiene conto che un semplice grano di riso ne contiene 38.000! Inoltre, malgrado la corrispondenza del 99% tra il codice genetico umano e quello degli scimpanzé, non c’è nulla nel nostro DNA che spieghi perché siamo più intelligenti e mostriamo particolari e specifiche abilità. Infine, la quota di materiale genetico utile (codificante) è circa il 2%; tutto il resto viene definito «junk DNA» (DNA spazzatura), ovvero DNA non codificante (Boukaram, 2014; International Human GenomeSequencingConsortium, 2001). Tuttavia, nel corso degli anni, alcuni ricercatori hanno suggerito che la sequenza non codificante (circa 98%) possa svolgere una qualche attività funzionale. Queste acquisizioni sono state largamente contestate da altri gruppi di ricerca. Il dibattito resta tuttora aperto. La risposta a questi interrogativi la si può trovare proprio nell’epigenetica. Tale disciplina studia come l’ambiente e la storia individuale di ciascuno di noi condizionano l’espressione dei geni contenuti nel DNA. Queste acquisizioni hanno smantellato la convinzione secondo la quale sono unicamente i geni a determinare il destino biologico degli individui, lasciando spazio all’idea che spesso ciascuno di noi è capace di influenzare la biochimica cellulare attraverso lo stile di vita, l’alimentazione e/o addirittura i pensieri e le emozioni. In tale contesto un ruolo cruciale viene svolto sia dall’alimentazione che dall’equilibrio psicoemozionale, condizione che gli psicologi clinici identificano come ricchezza interiore espressa per mezzo di disponibilità, interesse, desiderio e piacere nel vivere la vita di relazione. A quest’ultimo aspetto sono stati dedicati diversi studi con risultati piuttosto interessanti. In questa dissertazione verrà affrontato in maniera succinta l’aspetto psico-emozionale, unicamente per supportare l’ipotesi secondo la quale un’alimentazione corretta senza equilibrio psichico non produce alcun beneficio evidente. Ciò spiega, infatti, perché numerose persone trovano vana ogni tipo di alimentazione e in maniera assennata vagano da uno specialista all’altro. Relazione tra psiche e sistema neuroimmunoendocrino Il sistema immunitario gioca molteplici ruoli: è coinvolto nei processi infiammatori che permettono di riparare i tessuti danneggiati e ha la responsabilità di difenderci contro tutti gli «invasori» (invasori esterni: batteri, virus e funghi; invasori interni: cellule cancerose) che ogni giorno attaccano il nostro organismo. È dimostrato che il sistema immunitario funziona in maniera ottimale in uno stato di serenità. Al contrario, gli stati prolungati di ansia e disagio emotivo (lutto non risolto, depressione, ecc.) compromettono seriamente il sistema immunitario. Tali stati emozionali negativi diminuiscono il numero e la qualità delle cellule protettrici, ivi comprese quelle capaci di difenderci dalle cellule cancerose. La disperazione, l’isolamento sociale, le discordie familiari persistenti sono fattori capaci di indebolire il sistema immunitario. Alcuni ricercatori dell’Università di Tokushima in Giappone hanno studiato gli effetti dello stress psicologico cronico, documentando delle modificazioni nei geni coinvolti nel network immunitario (Kawai et al., 2007; Yehuda et al., 2009); invece, gli studi condotti da Robert Ader, della Rochester University di New York, hanno provato che il cervello è capace di influenzare il sistema immunitario: esiste un’associazione tra lo stato emotivo di un individuo e l’efficacia del suo sistema immunitario nel contrastare le patologie (Ader, 2000). Studi successivi hanno individuato gli specifici pathways di comunicazione tra il sistema immunitario e il sistema nervoso: gli studi del neuroscienziato statunitense David Felten hanno, infatti, dimostrato l’innervazione degli organi linfoidi primari (timo e midollo osseo),secondari (linfonodi e milza) e delle cellule immunitarie da parte delle fibre del Sistema Nervoso Autonomo, rilascianti catecolamine, acetilcolina e neuropeptidi. Quindi, le fibre nervose e le cellule immunitarie formano vere e proprie sinapsi, denominate «giunzioni neuroimmunitarie» (Bottaccioli, 2014). Tali cellule contengono granuli ricchi di istamina, che sono in grado di rilasciare nei tessuti e nel sangue, provocando infiammazione (Bottaccioli, 2005). Una via di comunicazione tra il sistema nervoso e il sistema immunitario è rappresentata dal decimo nervo cranico (nervo pneumogastrico o nervo vago), che da solo comprende la maggior parte delle fibre parasimpatiche. Originatosi dal bulbo, raggiunge tutti gli organi viscerali e permette la comunicazione bidirezionale tra questi e il sistema nervoso centrale, grazie alle fibre afferenti ed efferenti di cui è composto. Il suo ruolo è connesso all’equilibrio del sistema neurovegetativo e quindi alla sua funzione parasimpatica, cioè alla capacità di contrastare l’eccessiva attivazione prodotta dal sistema nervoso simpatico sui vari organi (Bottaccioli, 2014). Recentemente è stata scoperta la sua funzione immunomodulatoria, responsabile del cosiddetto «riflesso infiammatorio», che possiede sia una componente immuno-sensitiva che una componente immunosoppressiva: la prima si riferisce alle fibre vagali afferenti, in grado di rilevare i livelli dicitochineproinfiammatorie prodotte dalle cellule immunitarie e inviarli al nucleo del tratto solitario (Johnston, 2009); la seconda, invece, si riferisce ai neuroni del nucleo del tratto solitario che proiettano informazionial nucleo motorio dorsale delvago,da cui origina la maggior parte delle fibre vagali efferenti pregangliari, responsabili della componente immunosoppressiva. La branca efferente del vago è nota anche come «cholinergicantiinflammatorypathway», poiché utilizza come principale neurotrasmettitore l’acetilcolina. Le cellule immunitarie esprimono infatti, tra i vari recettori, anche quelli per l’acetilcolina e l’esposizione a questo neurotrasmettitore provoca l’inibizione della sintesi di citochine proinfiammatorie (IL-1β,IL-6, IL-8, TNF), ma non di quella
Esiste uno stress cronicopositivo?

Dott. Massimo Agnoletti Psicologo, Dottore di ricerca, Esperto di stress, Psicologia Positiva ed Epigenetica. Formatore/Consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti- Veneto. Direttore del Centro Benessere Psicologico, Favaro Veneto (VE). Abstract Il concetto classico di Stress prevede l’esistenza di uno Stress Positivo (Eustress) connotato da una dinamica temporale breve ma intensa detta “acuta” relativa l’attivazione neuro-endocrina finalizzata a garantire la sopravvivenza dell’organismo ed uno Stress Negativo (Distress) caratterizzato da un’attivazione meno intensa ma prolungata nel tempo detta “Cronica” che comporta molteplici problematiche psicofisiche. In questo contesto teorico focalizzato sulle priorità biologiche dell’organismo, il concetto di Stress non ammette l’esistenza di un Eustress che perdura nel tempo e che promuove la salute psicofisica delle persone: lo Stress Cronico Positivo o Eustress Cronico. I recenti settori scientifici della Psicologia Positiva e della Longevità sottolineano l’esigenza di estendere il concetto di Stress anche ai contesti cronici positivi cioè dove lo Stress perdura nel tempo in senso vantaggioso per la salute ed il benessere psicofisico. Il canonico concetto classico di Stress attualmente condiviso all’interno della comunità scientifica prevede che vi sia un’attivazione psico-neuro-endocrino-immunologica finalizzata a ripristinare un equilibrio preesistente nell’organismo. Questo equilibrio omeostatico può essere perturbato da un cambiamento interno o esterno all’organismo (per esempio la temperatura) o da una minaccia per la sopravvivenza reale (per esempio la presenza di un predatore) o potenziale (per esempio lo spostamento di un ciuffo d’erba vicino al nostro piede mentre stiamo camminando in montagna che potrebbe indicare la presenza di una vipera). La logica del meccanismo dello Stress è sempre quella di risolvere una situazione potenzialmente pericolosa per l’organismo. Lo stesso padre del concetto di Stress Hans Selye (1976), ma anche molti autori come Lazarus&Folkman (1987), McEwen (2007), Sapolsky (2006) e Chrousos (2009) hanno nel tempo aggiunto dettagli alla stessa logica esplorando alcuni aspetti psicologici ma soprattutto dettagliandone la natura molecolare. Chrousos e Agorastos (Agorastos&Chrousos, 2021) sintetizzano il concetto classico di Stress in modo paradigmatico affermando che: “Lo stress è definito da uno stato di minaccia all’equilibrio omeodinamico da un’ampia gamma di sfide o stimoli intrinseci o estrinseci, reali o percepiti, definiti come fattori di stress. Per preservare questo stato omeodinamico ottimale all’interno di un intervallo fisiologico, gli organismi hanno sviluppato un sistema altamente sofisticato, che serve all’autoregolazione e all’adattabilità dell’organismo mediante il re-indirizzamento dell’energia in base alle esigenze presenti.” (Tradotto dall’originale “Stress isdefinedas a state of threatenedhomeodynamic balance by a wide range of intrinsic or extrinsic, real or perceivedchallenges or stimuli, definedasstressors. To preservethisoptimalhomeodynamic state within a physiologicrange, organismshavedeveloped a highly sophisticated system, the stress system, whichserves self-regulation and adaptability of the organism by energyredirectionaccording to the currentneeds.”). Nella visione tradizionale, il meccanismo adattativo che sottende la particolare attivazione psico-neuro-endocrina ha una finalità, una teleonomia, esclusivamente biologica e per questo motivo le definizioni di Eustress (Stress Positivo) e Distress (Stress Negativo) hanno significato unicamente in funzione del vantaggio in termini di sopravvivenza dell’organismo. Se la sopravvivenza viene garantita ristabilendo l’equilibrio precedente l’esposizione alla minaccia (di natura batterica, virale o, ad esempio, da parte di un possibile predatore) si parlerà di Stress Positivo, se invece la reazione comporta una diminuzione della fitness biologica (la morte, nel caso estremo) si parlerà di Stress Negativo. In questa visione esiste uno Stress “acuto”, caratterizzato da una intensa ma breve attivazione del sistema nervoso e del sistema endocrino, e uno “cronico”, se connotato da una attivazione psico-neuro-endocrino-immunologica quantitativamente di minore intensità ma prolungata nel tempo. Nel primo caso si tratterà di Stress Positivo perché finalizzato ad evitare un pericolo imminente, nel secondo caso di uno Stress Negativo perché non è funzionale all’evitamento di un pericolo effettivo per la sopravvivenza. Nel concetto tradizionale, o classico, del termine viene assunta implicitamente una visione puramente quantitativa del fenomeno nel senso che esso può essere positivo solo nel contesto “acuto” (attivazione neuroendocrina breve e intenza) e solo all’interno della finalità strettamente biologica legata alla sopravvivenza (Agnoletti, 2020). In questo contesto teorico non vi è alcun riferimento significativo o funzionale agli altri livelli di complessità che caratterizzano gli aspetti psicologici e socioculturali umani e in questo senso c’è l’esigenza di colmare questa lacuna concettuale anche per le molteplici implicazioni pratiche nella promozione del benessere e la salute psicofisica umana (Agnoletti, 2021; Agnoletti, 2022). La letteratura scientifica ha già ampiamente dimostrato quanto l’aspetto psicologico e sociale possa influenzare la longevità dell’organismo modificando l’epigenetica delle nostre cellule (Agnoletti& Formica, 2021, Epel et al., 2004, Kim et al., 2020), così come ha solidamente affermato la necessità di considerare la natura cognitiva relativa cosa pensiamo dello Stress per valutarne gli effetti psicofisici (Keller et al., 2012), quindi continuare a considerare esclusivamente il piano strettamente biologico è una visione pericolosamente miope e riduzionistica. Escludendo nella concettualizzazione del termine gli aspetti psicologici e sociali non è possibile comprendere l’importanza fondamentale di determinare se lo Stress è Negativo o Positivo anche a livello psicologico e questo impedisce di distinguere lo Stress psicologico che promuove la nostra salute ed il nostro benessere da quello che invece li ostacola. A livello esperienziale psicologico possiamo facilmente identificare uno Stress Positivo quando viviamo esperienze sfidanti ma gratificanti connotate da motivazione intrinseca come le esperienze chiamate eudaimoniche (Ryan e Deci, 2001; Delle Fave, Massimini e Bassi, 2011). Queste esperienze sono connotate da un aspetto psicologico positivo e gratificante associato anche a cambiamenti epigenetici che promuovono la salute fisiologica-cellulare (Fredrickson et al., 2013; Lewis et al., 2014) ma non possono essere considerate all’interno del paradigma classico dello Stress dove lo Stress è considerato unicamente positivo perché garantisce la sopravvivenza. Tutte le esperienze eudaimoniche non sono un meccanismo difensivo funzionale a garantire la sopravvivenza dell’organismo ma rappresentano ugualmente uno Stress Positivo che è molto facilmente intuibile dal punto di vista esperienziale. Si tratta delle esperienze che ci rendono felici e soddisfatti delle nostre vite. Nonostante queste evidenze, lo Stress Positivo fa fatica ad essere compreso all’interno del paradigma classico se non limitato al contesto strettamente biologico in cui vi è un pericolo reale o potenziale per la sopravvivenza. Anche l’importante sforzo concettuale da parte di Lazarus e Folkman (Lazarus&Folkman, 1984)