Aids, rapporto Onu: infezione in aumento in 50 Paesi
Progressi troppo lenti per obiettivi 2020 Allarme delle Nazioni Unite per la lotta all’Aids: benché i decessi siano in calo e sotto la soglia del milione e benché il numero di persone che hanno accesso a terapie sia in aumento (21,7 milioni nel 2017), le nuove infezioni sono in aumento in almeno 50 paesi e il ritmo dei progressi per sconfiggere l’epidemia non sta al passo con gli obiettivi. Lo rileva Programma congiunto dell’Onu sull’Hiv/Aids (Unaids) nel rapporto intitolato “Un lungo cammino resta da percorrere” e presentato oggi. “Intere regioni sono in ritardo, gli enormi progressi compiuti per i bambini non sono durevoli, le donne sono ancora colpite in modo sproporzionato, le risorse non corrispondono agli impegni presi e popolazioni chiave continuano ad essere ignorate”, ha affermato il direttore esecutivo dell’Unaids, Michel Sidibé. Secondo il rapporto, che cita dati relativi al 2017, nel mondo 36,9 milioni di persone vivono con il virus Hiv, di queste 21,7 milioni hanno accesso alle cure, le nuove infezioni sono state 1,8 milioni e le morti 940.00.
Un test italiano e low cost potrà predire chi avrà la demenza
Basato su un prelievo e un elettroencefalogramma Verso un test semplice e low cost per predire chi si ammalerà di demenza (tra cui Alzheimer). Basato su un prelievo di sangue e un elettroencefalogramma (Eeg), il test sarà rivolto a persone con un lieve declino cognitivo che hanno un rischio demenza 20 volte maggiore. E’ stato sviluppato nell’ambito di una ricerca italiana pubblicata sulla rivista Annals of Neurology e coordinata da Paolo Maria Rossini, direttore dell’Area di Neuroscienze della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, con la collaborazione – tra gli altri – di Fabrizio Vecchio dell’IRCCS San Raffaele Pisana e di Camillo Marra, responsabile della Clinica della Memoria del Gemelli. “Grazie a questo studio conoscere chi si ammalerà di demenza tra i soggetti a rischio sarà semplice e rapido perché basteranno un normalissimo Eeg (analizzato con metodi sofisticati) e un prelievo (un test genetico per la ricerca di una mutazione legata all’Alzheimer, sul gene ApoE)”, spiega Rossini. “A oggi manca nella pratica clinica un test siffatto, che consentirà di iniziare il prima possibile i trattamenti medici e riabilitativi, introdurre le necessarie modifiche nello stile di vita e orientare per tempo scelte anche difficili che si è costretti ad affrontare in caso di diagnosi di demenza”. “Il test è utilizzabile da subito nella pratica clinica – rileva – ma è previsto un suo ‘collaudo’ all’interno di un progetto di ricerca comparativa denominato INTERCEPTOR, di recente finanziato da AIFA e Ministero della Salute”.
Nuovo studio rivela che gli Omega 3 non servono come ‘salvacuore’
Crolla un altro mito sugli integratori a base di olio di pesce Crolla un altro mito sugli integratori. L’assunzione degli acidi grassi Omega 3 a base di olio di pesce ritenuti dagli esperti un ‘salvacuore’, dati alla mano non fanno nulla per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, morti da infarto, eventi di malattie coronarie, ictus o irregolarità cardiache. Lo rileva un’ampia ricerca appena diffusa dalla Cochrane Library, iniziativa internazionale no-profit che valuta e diffonde informazioni su efficacia e sicurezza degli interventi sanitari. Ampi studi avevano già riportato simili conclusioni ma la Cochrane Library ha analizzato 79 sperimentazioni randomizzate che hanno coinvolto 112.059 persone, ricontrollando tutti i dati per verificare l’assenza di parzialità o di errori sistematici. “Non abbiamo osservato – afferma il responsabile della ricerca della Cochrane, Lee Hooper – effetti protettivi. I ricercatori non sono stati in grado di dimostrare un chiaro beneficio clinico nei disturbi cardiaci”. Per ridurre il pesante carico delle malattie cardiache nei paesi occidentali i ricercatori hanno nutrito speranze molto alte nei grassi omega-3. Questi infatti svolgono un ruolo importante nel costruire le membrane delle nostre cellule, e i primi studi sembravano indicare la capacità di ridurre il colesterolo e di sanare le infiammazioni.
Ticket sanitari, nel 2017 spesi quasi 3 miliardi di euro
Secondo un rapporto dell’osservatorio Gimbe, incide per un terzo la scelta dei farmaci di marca Ammonta a poco meno di 3 miliardi di euro la quota incassata dalle Regioni nel solo 2017 per i ticket sanitari, tra farmaci e prestazioni specialistiche. Il ‘paradosso’ è che un terzo di questa cifra è pagato “per scelta dai cittadini”. E’ quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Gimbe che ha analizzato le differenze regionali sulla compartecipazione alla spesa. Nel 2017 le Regioni hanno incassato per i ticket quasi 2.900 milioni di euro che corrispondono ad una quota pro-capite di 47,6 euro: in particolare, 1.549 milioni di euro (25,5 euro pro-capite) sono relativi ai farmaci e 1.336,6 milioni di euro (22,1 euro pro-capite) alle prestazioni di specialistica ambulatoriale. Nel periodo 2014-2017 si è ridotta la spesa per i ticket sulle prestazioni (-7,7%) ed è aumentata quella per i ticket sui farmaci (+7,9%). “Dalle nostre analisi emergono notevoli differenze regionali – dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – rispetto sia all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche”. In particolare, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da 97,7 euro in Valle d’Aosta a 30,4 euro in Sardegna, per i farmaci varia da 34,3 euro in Campania a 15,6 euro in Friuli Venezia Giulia, mentre per le prestazioni specialistiche si va da 66,2 euro della Valle d’Aosta a 8,6 euro della Sicilia. E’ aumentata del 20%, nel periodo tra il 2013 e il 2017, la quota da pagare in più per i farmaci di marca. In dettaglio, dei 1.549 milioni di euro sborsati dai cittadini per il ticket sui farmaci, meno di un terzo sono della quota fissa per ricetta (498,4 milioni pari a 8,2 euro pro-capite), mentre i rimanenti 1.049,6 milioni (17,3 euro pro-capite) sono imputabili alla scarsa diffusione in Italia dei farmaci equivalenti. Rispetto alla quota fissa per ricetta (non prevista da Marche, Sardegna e Friuli Venezia Giulia), il range varia da 18,3 euro pro-capite della Valle d’Aosta a 0,5 euro del Piemonte. La quota differenziale per la scelta del farmaco di marca, invece, oscilla da 22,9 euro pro-capite del Lazio a 10,5 euro della Provincia di Bolzano. Tutte le Regioni sopra la media nazionale sono del centro-sud: oltre al già citato Lazio, Sicilia (22,1 euro pro-capite), Calabria (21,2) Basilicata (21,2), Campania (20,9), Puglia (20,7), Molise (20,3), Abruzzo (19,5), Umbria (19,5) e Marche (18,2).
ASL di Potenza – Concorso per 1 dirigente medico di radiodiagnostica
Concorso (Scad. 12 agosto 2018) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura, a tempo indeterminato, di un posto di dirigente medico, disciplina di radiodiagnostica. In esecuzione della deliberazione del commissario con i poteri del direttore generale n. 2018/00391 del 4 giugno 2018 e’ indetto concorso pubblico, per titoli ed esami, presso l’Azienda sanitaria locale di Potenza, per la copertura a tempo indeterminato di un posto di dirigente medico – disciplina di radiodiagnostica. Il termine per la presentazione delle domande, redatte su carta semplice e corredate dei documenti prescritti, scade il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente bando nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Qualora detto giorno sia festivo ovvero cada di sabato il termine e’ prorogato al primo giorno successivo non festivo. Le domande si considerano prodotte in tempo utile anche se spedite a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento entro il termine indicato. A tal fine fa fede il timbro a data dell’ufficio postale accettante. Il testo integrale del bando, con l’indicazione dei requisiti e delle modalita’ di partecipazione al concorso, e’ stato pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata – Parte II – n. 24 del 16 giugno 2018. L’elenco dei candidati ammessi ovvero ammessi con riserva ovvero esclusi sara’ comunicato esclusivamente mediante pubblicazione, con valore di notifica a tutti gli effetti, sul sito internet aziendale www.aspbasilicata.it il quindicesimo giorno successivo non festivo alla data di scadenza per la presentazione delle domande. Si precisa che il diario della prova scritta, le risultanze della prova scritta, la valutazione dei titoli, la convocazione per la prova pratica, il calendario delle sedute per la prova orale, il superamento della prova orale saranno notificati agli interessati esclusivamente a mezzo pubblicazione sul sito internet aziendale. L’amministrazione si riserva, altresi’, la facolta’ di revocare la presente procedura all’esito delle procedure di mobilita’, gia’ avviate, previste dall’art. 30 del decreto legislativo n. 165/2001. Responsabile del procedimento e’ la dott.ssa Giusj Verrastro – U.O.C. «Gestione e sviluppo risorse umane», alla quale potranno essere rivolte eventuali informazioni relative al presente concorso, consultabile nel sito internet aziendale www.aspbasilicata.it al seguente numero telefonico: 0971-310584 ovvero e-mail: giusj.verrastro@aspbasilicata.it nei giorni lunedi’ e mercoledi’ dalle ore 15,00 alle ore 17,00.
Vaccini: ancora in calo papilloma, sotto il 50% tra più giovani
Ministero, 1 ragazza su 2 tra nate nel 2005 fa il ciclo completo Continuano a calare le coperture per il vaccino contro l’Hpv (o papilloma virus), il virus responsabile di alcuni tipi di tumore, come quello alla cervice dell’utero e non solo. “I dati 2017, relativi alla corte 2005, mostrano un ulteriore decremento nell’ultimo anno, visibile soprattutto per il ciclo completo”. In questo gruppo infatti, solo il 64,3% ha effettuato la prima dose e solo il 49,9% il ciclo completo. E’ quanto emerge dall’ultima rilevazione relativa ai dati 2017 resi noti dal Ministero della Salute sul portale. I dati relativi alle coorti più vecchie, ovvero alle ragazze nate tra il 1997 e il 2001, e per le quali l’offerta vaccinale si mantiene gratuita in quasi tutte le Regioni fino al compimento del diciottesimo anno, si attestano su una copertura del 73-76% per almeno una dose di vaccino e del 69-72% per ciclo completo. “La copertura vaccinale media per HPV nelle ragazze – si legge – è discreta se si confrontano i dati con altre nazioni europee, ma ben al di sotto della soglia ottimale prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale”, che ha come obiettivo il 95% di coperture nel 2019.
A 44 mila donne medico convenzionate negate le tutele della maternità
Denuncia sindacato, in malattia per allattare oppure non fanno figli Tutela della maternità negata per le 44 mila donne medico convenzionate italiane, un esercito che lavora giorno e notte sulle ambulanze del 118, come medico o pediatra di famiglia, specialiste ambulatoriali, nelle guardie mediche. La denuncia arriva dal Sindacato medici italiani (Smi) che sottoporrà l’argomento, insieme con altri temi all’ordine del giorno, al Ministero della Salute. Sotto accusa è il contratto libero-professionale: infatti, mentre le attuali disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità prevedono uno specifico trattamento per i riposi giornalieri della madre lavoratrice, intendendo in unicamente i dipendenti, le donne medico convenzionate sono escluse. Così succede che, finiti i cinque mesi di maternità, non sono previste pause per l’allattamento e l’unico modo per continuare a nutrire il figlio al seno è prendere giorni o periodi di malattia. Se poi la decisione è di restare a casa per uno o due mesi dopo la nascita, le donne medico convenzionate devono rinunciare allo stipendio in favore di chi le sostituisce. Non solo: se sono medici del 118 e vanno in ambulanza non hanno diritto a una collocazione meno pesante e di grave stress durante la gravidanza, e sono costrette a continuare con i turni di notte sui mezzi di soccorso anche con il pancione di sette mesi. Una situazione ben disegnata dai dati pubblicati quattro anni fa dall’Ordine dei medici di Roma: una donna medico su due ha un solo figlio, una su tre è single, molte rinunciano o alla professione o alla maternità. Forti le criticità anche per l’adozione e l’affido.
Odontoiatria: nasce la Cabina di regia, insediata presso la FNOMCeO
Nasce la Cabina di Regia dell’Odontoiatria, insediata presso la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo). Si sono infatti riuniti la Commissione Albo Odontoiatri nazionale, i coordinatori delle quattro Aree Tematiche dell’Odontoiatria (‘Cultura’, ‘Politica’, ‘Relazioni esterne’ e ‘Deontologia, Comunicazione, organizzazione’) e gli interi Consigli direttivi di Andi (Associazione nazionale dentisti italiani) ed Aio (Associazione italiana odontoiatri), le due principali sigle sindacali della professione. In rappresentanza dell’Enpam, la cassa di previdenza, era presente il vicepresidente vicario Giampiero Malagnino. “L’incontro si è svolto in clima di cordialità e di fattiva collaborazione – afferma Raffaele Iandolo, presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale – e ha delineato le linee programmatiche della Professione per i prossimi anni, ciascuno nell’ambito del proprio ruolo e delle proprie prerogative”. Molti i punti all’Ordine del giorno: dalla politica estera alla pubblicità sanitaria, dall’elaborazione di progetti di legge alla direzione sanitaria degli ambulatori, dall’esercizio in forma societaria alle problematiche fiscali, sino ad arrivare al profilo e formazione della nuova figura dell’Aso, l’assistente alla poltrona odontoiatrica. Fausto Fiorile presidente Associazione Italiana Odontoiatri plaude all’iniziativa: “Siamo molto soddisfatti che i temi sui quali AIO ritiene da tempo che tutta la professione debba lavorare insieme, siano stati affrontati in questo primo incontro organizzato in Federazione tra Cao, Aio, Andi e Enpam attraverso loro delegazioni. Pubblicità, direzione sanitaria, società di capitali, detraibilità fiscale sono solo alcuni dei temi sui quali Aio si è dichiarata pronta a dare il proprio contributo”. “Un incontro utile ad aprire il confronto sui punti di vista di ognuno dei partecipanti rispetto alle questioni all’Ordine del giorno – ribadisce Carlo Ghirlanda Presidente ANDI – sulle quali abbiamo espresso ognuno le rispettive posizioni: oggi diciamo che tutti possiamo e vogliamo lavorare insieme, senza protagonismi e con leale senso di collaborazione. Siamo certi che i primi risultati di questa nuova fase per la odontoiatria italiana saranno presto evidenti”. L’Assemblea ha inoltre approvato all’unanimità la partecipazione di una delegazione della Commissione Albo Odontoiatri nazionale agli incontri del Ced, il Council of European Dentists di Bruxelles, organismo che rappresenta oltre 340mila odontoiatri dell’Unione Europea ed è interlocutore privilegiato della Commissione europea per l’Odontoiatria.
Se desiderate un bambino meglio provare al mattino presto e in primavera
Analizzati 12.245 campioni di sperma provenienti da 7.068 uomini Se cercate un bambino il momento ideale per l’attività sessuale è prima delle sette e trenta del mattino, meglio se in primavera. Lo suggeriscono i dati di una ricerca svizzera, condotta dall’Ospedale universitario di Zurigo, pubblicata sulla rivista Chronobiology International. Per la ricerca sono stati analizzati 12.245 campioni di sperma provenienti da 7.068 uomini, raccolti presso il laboratorio di andrologia del Dipartimento di Endocrinologia Riproduttiva dell’Ospedale, tra il 1994 e il 2015. Quelli raccolti al mattino presto, prima delle 7 e 30, hanno mostrato i più alti livelli di concentrazione spermatica e conta di spermatozoi, oltre che una loro morfologia, cioè una forma, normale. Inoltre, in primavera è stato riscontrato un aumento significativo della concentrazione spermatica e del numero totale di spermatozoi, con significative diminuzioni in estate. Secondo quanto evidenziano gli studiosi, gli spermatozoi hanno il loro orologio interno di 24 ore, e sono più potenti nelle prime ore del mattino. Il liquido seminale, inoltre, ha le dimensioni e la forma più salutari per fertilizzare un ovocita nei mesi di marzo, aprile e maggio.
Camera, proposta di legge per lo status di pubblico ufficiale ai medici
“Per combattere gli atti di violenza contro i camici bianchi” Presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge per l’attribuzione della qualifica di pubblico ufficiale ai medici e al personale sanitario nell’esercizio delle loro funzioni. La proposta porta le firme degli onorevoli Michela Rostan, Federico Conte, Giuseppina Occhionero, Rossella Muroni, Paolo Siani, Federico Fornaro e Roberto Speranza e arriva dopo numerose sollecitazioni da parte degli ordini professionali in seguito ai casi di violenza contro i camici bianchi. “Abbiamo raggiunto un risultato importante, dopo le battaglie portate avanti per accendere un faro sul tema della violenza nei confronti dei medici”, commenta il Segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale e presidente dell’Omceo (Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri) di Napoli Silvestro Scotti. Lo status di pubblico ufficiale consente che, nel caso di aggressioni, la magistratura proceda automaticamente e non dietro denuncia come avviene attualmente. Dopo la presentazione della proposta di legge, “soddisfazione” è stata espressa dall’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate. “Abbiamo portato avanti un percorso condiviso – sottolineano – e lo abbiamo fatto con impegno e con tutta l’autorevolezza del presidente Scotti, che prima di ogni altra cosa, da medico, non ha mai avuto paura di metterci la faccia”. Dal canto suo, Scotti ringrazia per l’impegno in particolare la prima firmataria della proposta, Michela Rostan (vicepresidente della Commissione Sanità e Affari Sociali) e Paolo Siani, “che da medico conosce bene il problema delle aggressioni”.