Epilessia, scene di film potrebbero favorirla. Allarme e consigli di Lice

Crisi epilettiche che potrebbero essere scatenate da scene di film. È l’allarme lanciato recentemente dall’americana Epilepsy Foundation in vista dell’uscita di un nuovo remake di una leggendaria space opera nelle sale cinematografiche.
Influ day a Catania per dare lo stop all’influenza

Celebrato anche a Catania, presso l’Ospedale “San Marco”, l’Influ day, la giornata per la prevenzione vaccinale antinfluenzale, promossa, su tutto il territorio regionale, dall’Assessorato alla Salute, guidato dall’avv. Ruggero Razza, nell’ambito della Campagna antinfluenzale 2019-20. Con l’Influ-day 2019 l’Asp Catania e le tre Aziende Ospedaliere della Città – “Garibaldi”, “Cannizzaro” e“Policlinico-Vittorio Emanuele” – hanno voluto promuovere la cultura vaccinale come cultura della prevenzione. Testimonial dell’evento: il dott. Maurizio Lanza, direttore generale dell’Asp di Catania; il dr. Antonio Lazzara, direttore sanitario dell’AOU “Policlinico-Vittorio Emanuele”; la dr.ssa Diana Cinà, direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera “Cannizzaro”, che hanno ricevuto il vaccino. Presenti la dr.ssa Anna Rita Mattaliano, direttore medico dell’Ospedale “San Marco”; l’ing. Antonio Leonardi, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Catania; il dr. Mario Cuccia, direttore del Servizio di Epidemiologia dell’Azienda sanitaria; il dr. Sebastiano De Maria, dirigente della Direzione medica dell’Ospedale “Garibaldi” centro; il dr. Domenico Grimaldi, segretario provinciale della Fimmg. Sono, inoltre, intervenuti: l’assessore comunale alla Protezione civile, Alessandro Porto, in rappresentanza del sindaco Salvo Pogliese; e il comandante della Stazione dei Carabinieri di Librino, Maurizio Prosperi. La vaccinazione antinfluenzale è lo strumento più efficace per prevenire le forme gravi e complicate di influenza e ridurre la mortalità prematura nelle fasce più fragili della popolazione. «Celebriamo quest’anno l’Influ day nella cornice dell’Ospedale “San Marco” – ha detto il dott. Lanza -, dove condividiamo l’obiettivo, d’intesa con la Direzione generale del Policlinico e la Direzione medica del Presidio, di attivare un ambulatorio di vaccinazione per offrire l’opportunità, ai pazienti ricoverati e agli operatori, di poter ricevere il vaccino direttamente in struttura. Vaccinandoci proteggiamo noi stessi e le persone che ci stanno vicine. Questo aspetto è molto importante soprattutto nei grandi contesti urbani e nei grandi ambienti di vita quotidiana. Ribadisco pertanto l’invito ai cittadini a rivolgersi, per la vaccinazione, ai loro medici di famiglia, ai quali rivolgo il mio ringraziamento per il loro prezioso lavoro che consente di raggiungere capillarmente la popolazione». «Questa giornata – ha aggiunto il dr. Lazzara – si inserisce nella campagna di vaccinazione antinfluenzale come momento centrale per richiamare, con coerenza, costanza e forza,l’importanza della vaccinazione di tutto il personale delle nostre Aziende sanitarie. La copertura vaccinale è fondamentale per tutelare pazienti e operatori». È ancora presto per dire quale sarà, quest’anno, l’andamento della diffusione dei virus influenzali.Bisognerà ancora attendere 3-4 settimane. In atto sono stati registrati 3 casi per ogni 1.000 assistiti, un indice al di sotto del cosiddetto livello basale. Nella scorsa stagione il picco fu raggiunto a febbraio, con ben 14 casi per ogni 1.000 assistiti. «Anche quest’anno la Città di Catania si unisce all’invito alla vaccinazione che le Aziende sanitarie catanesi rivolgono alla popolazione, in particolare agli anziani e ai pazienti cronici – ha dichiarato l’assessore Porto -. La vaccinazione è un aspetto della protezione sociale e un metodo di prevenzione che adottiamo anche in Protezione civile. Testimoniamo, pertanto,anche noi la nostra attenzione e il nostro impegno in questa importante campagna di vaccinazione». Per quanto riguarda la vaccinazione degli operatori sanitari e delle categorie a rischio, si registra quest’anno l’iniziativa dell’Azienda Ospedaliera per l’emergenza “Cannizzaro” che, su disposizione del direttore generale dr. Salvatore Giuffrida, ha avviato un programma che prevede, da un lato, la vaccinazione dei dipendenti sanitari e amministrativi nell’ambulatorio dedicato dell’UOC di Malattie dell’Apparato Respiratorio, e dall’altro si rivolge in particolare ai pazienti fragili. «In linea con le indicazioni assessoriali – spiega il direttore sanitario, dr.ssa Cinà – abbiamo attivato un ambulatorio itinerante, curato dall’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive. L’adesione è stata alta, sia con la vaccinazione al letto del paziente alle gravide ricoverate in Ginecologia e Ostetricia, sia fra i pazienti dell’ambulatorio di Endocrinologia». L’Asp di Catania ha acquistato, quest’anno, 200.000 vaccini, con un incremento di circa 25.000 dosi rispetto all’annata precedente. Per il 95% i vaccini saranno somministrati dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta che hanno aderito alla Campagna antinfluenzale. I vaccini sono inoltre disponibili presso gli ambulatori vaccinali dei Distretti sanitari dell’Asp di Catania. «La vaccinazione è lo strumento più importante di cui disponiamo per combattere le malattie infettive, prevenirne i rischi e proteggere le fasce più deboli della popolazione – ha affermato il dr. Grimaldi -. Anche in questa campagna i medici di famiglia sono in prima linea per tutelare la salute dei cittadini e valorizzare questa grande opportunità di prevenzione». Il vaccino è indicato a tutti i soggetti che desiderano evitare la malattia influenzale, in particolare la vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente a: – persone di età pari o superiore a 65 anni – bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi ed adulti – affetti da patologie croniche e/o che aumentano il rischio di complicanze – donne in attesa, anche a partire dal primo trimestre di gravidanza – familiari e contatti di persone ad alto rischio. La vaccinazione è, inoltre, raccomandata agli operatori che svolgono un ruolo strategico per il funzionamento dei servizi pubblici (operatori sanitari, forze dell’ordine e operatori scolastici). La campagna si concluderà il 29 febbraio 2020.
Palermo, due diabetici su tre non seguono la terapia prescritta. Dati Federfarma

A Palermo e provincia un paziente diabetico su tre (pari al 34%) presenta una bassa aderenza alla terapia prescritta dal medico, cioè segue poco correttamente e ad intermittenza la cura che serve a tenere sotto controllo la glicemia. E un altro 35% ha un’aderenza media. E’ l’allarmante risultato provinciale di “DiaDay 2019”, la campagna di monitoraggio gratuito in farmacia organizzata da Federfarma su tutto il territorio nazionale e che ha visto a Palermo e provincia il coinvolgimento di 138 farmacie, nelle quali 333 pazienti diabetici si sono sottoposti a verifica attraverso la compilazione di un questionario. E’ emerso, quindi, che il 69% dei pazienti monitorati (sei punti in più del 63% medio nazionale) non rispetta la cura, andando incontro al rischio di peggiorare o di contrarre gravi malattie correlate a questa diffusa patologia. Se si considera che in questa provincia i diabetici noti al Sistema sanitario sono oltre 100mila e che ve ne sono almeno altrettanti che non sanno di esserlo, è facile immaginare le conseguenze di un approccio poco responsabile alle terapie. L’analisi dei risultati dei questionari consente di tracciare un identikit del palermitano diabetico “distratto”: nella maggior parte dei casi ha un’età superiore a 55 anni, vive da solo, soffre di diabete da più di tre anni, non effettua il monitoraggio della glicemia, nel seguire la cura si fa assistere da un parente, dimentica sovente di assumere il farmaco prescritto e, quando lo riprende, accusa disturbi fisici. Viceversa, il 31% di pazienti “responsabili” è composto in prevalenza da pensionati autosufficienti, che si informano sulle caratteristiche del medicinale, lo assumono puntualmente, non dimenticano di portarlo con sé quando escono da casa, non accusano disturbi fisici dopo l’assunzione, non hanno difficoltà a mantenere il piano terapeutico. “Sono indicazioni – spiega Roberto Tobia, presidente di Federfarma Palermo-Utifarma e segretario nazionale di Federfarma – che mettiamo a disposizione delle autorità sanitarie affinché valutino attentamente le conseguenze per la collettività sul piano della tutela della salute dei pazienti diabetici e di quello dei costi aggiuntivi che il Servizio sanitario nazionale subisce a causa dell’aggravarsi della patologia. Allo stesso tempo – aggiunge Tobia – i risultati di questa ennesima nostra iniziativa di prevenzione gratuita mettono in risalto il ruolo sociale della farmacia territoriale, quale presidio avanzato del Servizio sanitario nazionale; ruolo che può e deve sempre più integrarsi con l’attività dei medici di medicina generale come supporto nel controllo dell’aderenza alla terapia da parte di tutti i pazienti cronici, nell’ottica di rendere ancora più efficiente ed efficace l’azione di prevenzione e di contenimento dei costi per l’Erario”. “I risultati del DiaDay 2019 – sottolinea Tobia – consentono in tal senso di comprendere il fatto che, attraverso il contatto diretto con la farmacia, è possibile stimolare un approccio più consapevole da parte del paziente, coinvolgere in maniera più costante familiari e parenti, organizzare meglio l’assistenza soprattutto ai pazienti che vivono da soli e gestire in modo costante verifiche e controlli per informare il medico su ogni variazione o anomalia”. In questa ottica, conclude Tobia, “la norma che finanzia in via sperimentale la ‘Farmacia dei servizi’ in nove regioni e che partirà a breve anche in Sicilia, sarà l’occasione per mettere meglio a fuoco il ruolo sociale delle farmacie nel concretizzare finalmente l’obiettivo del legislatore volto a creare una rete sinergica tra ospedali, medici di medicina generale e farmacie territoriali che assicuri un’assistenza sanitaria completa e una verifica costante dei suoi pazienti”.
Medicina di genere, 2 bollini rosa per ospedali del ragusano
L’Asp di Ragusa con l’ospedale “Giovanni Paolo II” e l’ospedale “Maggiore” ha ricevuto oggi da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, due Bollini Rosa sulla base di una scala da uno a tre, per il biennio 2020-2021. I Bollini Rosa sono il riconoscimento che Fondazione Onda, da sempre impegnata sul fronte della promozione della medicina di genere, attribuisce dal 2007 agli ospedali attenti alla salute femminile e che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne. Rispetto al Bando precedente, gli ospedali premiati sono aumentati, passando da 306 a 335. Oltre a una crescita in termini di numeri, assistiamo a un miglioramento della qualità: gli ospedali che hanno ottenuto il massimo riconoscimento, tre bollini, sono infatti passati da 71 a 96. Inoltre, 167 strutture hanno conquistato due bollini e 72 un bollino. Una particolare attenzione è rivolta al tema della depressione che riguarda 3 milioni di persone in Italia, tra cui più di 2 milioni di donne. Per questo, Fondazione Onda assegna una “menzione speciale” a 10 ospedali con i Bollini Rosa che si distinguono per l’impegno sul tema della “depressione in un’ottica di genere”. Tre i criteri di valutazione con cui sono stati valutati gli ospedali candidati: la presenza di specialità cliniche che trattano problematiche di salute specificatamente femminili e patologie trasversali ai due generi che necessitano di percorsi differenziati, di percorsi diagnostico-terapeutici e di servizi clinico-assistenziali in grado di assicurare un approccio efficace ed efficiente in relazione alle esigenze e alle caratteristiche psico-fisiche della paziente e di ulteriori servizi volti a garantire un’adeguata accoglienza e degenza della donna tra cui il supporto di volontari, , la mediazione culturale e l’assistenza sociale. A partire dal 7 gennaio 2020 sul sito www.bollinirosa.it sarà possibile consultare le schede degli ospedali premiati, suddivisi per Regione, con l’elenco dei servizi valutati.
Proteine e infanzia, SIPPS ne raccomanda il giusto apporto per fasce d’età

Nell’ambito del progetto di educazione nutrizionale Nutripiatto arrivano le raccomandazioni di SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) per un corretto consumo di proteine.Le proteine, infatti, pur essendo un elemento essenziale nella crescita dei bambini, possono rappresentare anche un pericolo per l’organismo, soprattutto nei più piccoli, con complicanze a livello renale, modifiche dell’appetito e obesità che sono, infatti, i rischi principali di un eccessivo consumo di proteine. I bambini di età inferiore ai 3 anni non devono superare il 12% di apporto proteico giornaliero. A raccomandarlo è la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) che fornisce alcune precise indicazioni alimentari per non cadere in errori che possano compromettere la salute del bambino di oggi e dell’adulto di domani.Fondamentali a tutte le età, ma soprattutto in età pediatrica, le proteine rappresentano “i mattoni” necessari a costruire nuovi tessuti e riparare quelli danneggiati. Sono 5 le categorie alimentari considerate fonte primaria di proteine (carne, uova, pesce, legumi, latte e derivati). A mettere in evidenza la giusta ripartizione nell’arco di una settimana è la SIPPS che raccomanda 4 porzioni di legumi, 4 di pesce, 1 uovo a settimana, 1 porzione di carne rossa, 2 porzioni di carne bianca e 2 porzioni di formaggio. Le proteine sono in realtà contenute, sebbene in quantità inferiori, anche in altri alimenti: pasta, cereali, orzo, farro, avena, frutta secca, castagne, persino alcuni frutti e ortaggi. Basti pensare che una porzione di crusca di frumento apporta lo stesso quantitativo proteico di un vasetto di yogurt.“È di estrema importanza prestare attenzione al nostro introito proteico e consumare una sola fonte primaria di proteine ad ogni pasto – sottolinea il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – da scegliere, dunque, tra legumi, carne, pesce, uova o latte e derivati, ma mai combinandole nello stesso pasto. Troppo spesso si eccede nel consumo di proteine senza rendersene conto, come nel caso del panino con formaggio e prosciutto. Le proteine svolgono un ruolo di base nel mantenimento di un buono stato di salute pertanto, nel rispetto generale di sane abitudini alimentari, la costante attenzione alla frequenza di rotazione consigliata delle fonti proteiche, unitamente al consumo di porzioni equilibrate, è in grado di preservare e promuovere la salute dei nostri bambini.”L’indicazione prudenziale proposta dai LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana, 2014) per i bambini al di sotto dei 3 anni è prevedere un apporto proteico quotidiano che si trovi all’interno del range 8-12% dell’energia totale e comunque perentoriamente al di sotto del 15% dell’energia totale giornaliera.“Dai 3 anni in poi, sulla base delle indicazioni del Larn – aggiunge la Dott.ssa Lisa Mariotti, Nutrizionista Pediatrica Dipartimento Medicina dell’Infanzia e dell’età Evolutiva ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, consulente nutrizionista SIPPS – per l’apporto proteico, è bene rimanere nell’intervallo di riferimento 12-18% sulle calorie giornaliere. Il pericolo di un consumo eccessivo può portare a complicanze a livello renale, sovrappeso/obesità e modifiche dell’appetito”.Le proteine, dopo l’acqua, costituiscono la parte maggiore dei tessuti per questo sono uno dei principali alimenti indispensabili nella dieta dell’uomo. Hanno una funzione prevalentemente plastica (servono per lo sviluppo, la conservazione e il ripristino delle cellule) e, in misura minore, energetica. In particolare, i fabbisogni proteici di bambini e adolescenti (1-17 anni) sono calcolati per soddisfare le richieste necessarie per la crescita e per il mantenimento di una massa proteica in progressivo aumento.“Le proteine non sono tutte uguali – conclude il Dott. Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS – quelle di origine animale si definiscono complete, in quanto una singola porzione dell’alimento che le veicola è in grado di soddisfare pienamente il fabbisogno dell’organismo in termini proteici. Al contrario, le proteine derivanti da fonti vegetali quali i legumi si definiscono incomplete: in tal caso, una singola porzione non copre i fabbisogni proteici dell’organismo; per raggiungerli, è necessario consumare insieme un’altra fonte alimentare. Il classico consumo di pasta e fagioli è l’esempio principe di questo concetto: combinando le proteine dei legumi con i cereali la qualità proteica viene migliorata per via di una reciproca integrazione, permettendo di raggiungere il fabbisogno proteico ideale”
Salute della donna, l’Ospedale Israelitico di Roma si tinge di Rosa

L’Ospedale Israelitico di Roma ha conseguito oggi da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, 2 Bollini Rosa sulla base di una scala da uno a tre, per il biennio 2020-2021. I Bollini Rosa sono il riconoscimento che Fondazione Onda, da tempo impegnata sul fronte della promozione della medicina di genere, attribuisce dal 2007 agli ospedali attenti alla salute femminile e che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne. Un’apposita commissione multidisciplinare, presieduta da Walter Ricciardi, Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute della Donna, del Bambino e di Sanità Pubblica del Policlinico Gemelli di Roma, ha convalidato i bollini conseguiti dagli ospedali nella candidatura considerando gli elementi qualitativi di particolare rilevanza e il risultato ottenuto nelle diverse aree specialistiche presentate. Tre i criteri di valutazione con cui sono stati valutati gli ospedali candidati: la presenza di specialità cliniche che trattano problematiche di salute specificatamente femminili e patologie trasversali ai due generi che necessitano di percorsi differenziati, di percorsi diagnostico-terapeutici e di servizi clinico-assistenziali in grado di assicurare un approccio efficace ed efficiente in relazione alle esigenze e alle caratteristiche psico-fisiche della paziente e di ulteriori servizi volti a garantire un’adeguata accoglienza e degenza della donna tra cui il supporto di volontari, la mediazione culturale, religiosa e l’assistenza sociale. “Il conferimento per il biennio 2020-2021 dei Bollini Rosa all’Ospedale Israelitico di Roma conferma ancora una volta – ha dichiarato il Presidente dell’Ospedale Israelitico, Avv. Bruno Sed – l’attenzione e la cura delle nostre strutture per la promozione e la sensibilizzazione della salute della donna. E’ per noi oggi motivo di grande onore ricevere un premio così significativo, che ci stimola ad andare avanti e fornire una risposta sempre più corretta per le donne, dalla prevenzione, alla diagnosi fino alla terapia. La strada è quella giusta”
2 Bollini rosa assegnati all’Ospedale Castelli di Verbania

L’Ospedale Castelli di Verbania ha ricevuto oggi da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, 2 Bollini Rosa sulla base di una scala da uno a tre, per il biennio 2020-2021. I Bollini Rosa sono il riconoscimento che Fondazione Onda, da sempre impegnata sul fronte della promozione della medicina di genere, attribuisce dal 2007 agli ospedali attenti alla salute femminile e che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne. Rispetto al Bando precedente, gli ospedali premiati sono aumentati, passando da 306 a 335. Oltre a una crescita in termini di numeri, assistiamo a un miglioramento della qualità: gli ospedali che hanno ottenuto il massimo riconoscimento, tre bollini, sono infatti passati da 71 a 96.Inoltre, 167 strutture hanno conquistato due bollini e 72 un bollino. Una particolare attenzione è rivolta al tema della depressione che riguarda 3 milioni di persone in Italia, tra cui più di 2 milioni di donne. Per questo, Fondazione Onda assegna una “menzione speciale” a 10 ospedali con i Bollini Rosa che si distinguono per l’impegno sul tema della “depressione in un’ottica di genere”. “La 9a edizione dei Bollini Rosa, che ha visto la partecipazione di 344 ospedali italiani e il patrocinio di 23 società scientifiche – afferma Francesca Merzagora, Presidente Onda – rinnova l’impegno di Onda nella promozione di un approccio gender-oriented all’interno delle strutture ospedaliere riconoscendo l’importanza della sua promozione attraverso servizi e percorsi a misura di donna, in tutte le aree specialistiche. Qualità e appropriatezza delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale, elementi indispensabili per assicurare uniformità di accesso alle prestazioni, sono evidenziate dagli ospedali con i Bollini Rosa che vengono valutati e premiati mettendo in luce le specialità di maggior impatto epidemiologico nell’ambito della salute femminile, i servizi e i percorsi dedicati nonché l’accoglienza e l’accompagnamento alle donne. I 335 ospedali premiati costituiscono una rete di scambio di esperienze e di prassi virtuose, un canale di divulgazione scientifica per promuovere l’aggiornamento dei medici e degli operatori sanitari e per la popolazione rappresentano l’opportunità di poter scegliere il luogo di cura più idoneo alle proprie necessità, nonché di fruire di servizi gratuiti in occasione di giornate dedicate a specifiche patologie, con l’obbiettivo di sensibilizzare e avvicinare a diagnosi e cure appropriate”. La valutazione delle strutture ospedaliere e l’assegnazione dei Bollini Rosa è avvenuta tramite un questionario di candidatura composto da quasi 500 domande suddivise in 18 aree specialistiche, due in più rispetto alla precedente edizione per l’introduzione di dermatologia e urologia. Un’apposita commissione multidisciplinare, presieduta da Walter Ricciardi, Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute della Donna, del Bambino e di Sanità Pubblica del Policlinico Gemelli di Roma, ha validato i bollini conseguiti dagli ospedali nella candidatura considerando gli elementi qualitativi di particolare rilevanza e il risultato ottenuto nelle diverse aree specialistiche presentate. Tre i criteri di valutazione con cui sono stati valutatigli ospedali candidati: la presenza di specialità cliniche che trattano problematiche di salute specificatamente femminili e patologie trasversali ai due generi che necessitano di percorsi differenziati, di percorsi diagnostico-terapeutici e di servizi clinico-assistenziali in grado di assicurare un approccio efficace ed efficiente in relazione alle esigenze e alle caratteristiche psico-fisiche della paziente e di ulteriori servizi volti a garantire un’adeguata accoglienza e degenza della donna tra cui il supporto di volontari, , la mediazione culturale e l’assistenza sociale. A partire dal 7 gennaio 2020 sul sito www.bollinirosa.itsarà possibile consultare le schede degli ospedali premiati, suddivisi per Regione, con l’elenco dei servizi valutati. “La conferma di 2 Bollini Rosa anche per il biennio 2020-2021 è motivo di orgoglio perchè testimonia come la qualità e la molteplicità dei servizi offerti nell’ambito dell’ attenzione, prevenzione e cura dell’universo femminile nel nostro Ospedale siano molto ampi – commenta il Dott. Alberto Arnulfo, Direttore della SOC Ostetricia Ginecologia. La SOC di Ostetricia e Ginecologia ha istituito quest’anno un ambulatorio per l’endometriosi, e con il Reparto di Urologia un ambulatorio per la patologia del pavimento pelvico e grazie alla collaborazione voluta con altri Reparti (Nefrologia, Cardiologia, Diabetologia) ha ampliato le possibilità di offerta di servizi dedicati alle donne. 2 Bollini Rosa significano che, nonostante le difficoltà di personale, io e tutti i miei medici, infermieri e ostetriche stiamo costantemente lavorando e migliorando gli standard qualitativi e quantitativi dei Servizi Offerti in Ostetricia e Ginecologia. “ Il Direttore Generale esprime grande soddisfazione per questo importante riconoscimento, che si aggiunge ai risultati già ottenuti nel biennio 2018-2019 con l’assegnazione di due bollini e in precedenza nel biennio 2016-2017 con l’assegnazione di un bollino.
Solo il 2,6% dei lavoratori ha contratto interinale

E’ stata firmata oggi, come annunciato nei giorni scorsi, la delibera per l‘assunzione a tempo indeterminato di 199 persone, di cui 146 infermieri, 29 ostetriche e 24 Oss in tutta l’Area Vasta per garantire la copertura del turn over dallo scorso agosto al prossimo marzo. La firma del direttore generale suggella un impegno importante, che si quantifica sui 10 milioni di euro, frutto anche di un confronto continuo con i rappresentanti dei lavoratori. “Il nostro personale è adeguato e coerente alle necessità – spiega Lorenzo Baragatti, direttore del Dipartimento delle Professioni Infermieristiche ed Ostetriche – Il lavoro di monitoraggio è continuo e quotidiano, con l’obiettivo di garantire i servizi al cittadino e un impegno sostenibile ai dipendenti. Il ricorso alle agenzie interinali è limitato, se si pensa che gli assunti con contratto di affitto rappresentano il 2,6% della forza lavoro del Comparto. Le “infornate di interinali” di cui parla Nursind nel suo comunicato non sono una realtà riscontrabile, quindi, visti i numeri. A volte però, è necessario seguire questa strada. Per esempio quando le graduatorie non ci sono oppure a fronte di numerose rinunce, come già accaduto recentemente. Nell’ultimo anno, rispetto al dicembre 2018, abbiamo assunto molti infermieri in più in Azienda, e in Valdarno la quota è stabile”. I dati sul rapporto tra infermieri e pazienti forniti da Nursind, sono relativi a uno studio internazionale. “Ma è uno studio, non ci sono leggi che definiscano gli standard europei da rispettare – continua Baragatti – L’ospedale del Valdarno, come riportato nei documenti ministeriali, è sicuro e lo sono tutte le nostre strutture. A livello aziendale, e non solo per la Gruccia quindi, negli ultimi mesi è stata rafforzata la presenza in area medica. Inoltre, nel periodo del picco influenzale, oltre a garantire le sostituzioni delle assenze a vario titolo, il Pronto Soccorso del Valdarno sarà ulteriormente rafforzato con l’assegnazione di due operatori sociosanitari. Vorrei concludere dicendo che, diversamente da quanto detto da Nursind, in Sanità non si ragiona più in termini di dotazione organica ma di fabbisogno, in base ai servizi quindi. Ci lavoriamo ogni giorno”.
Cardiologia Vercelli: Installato pacemaker senza fili con procedura di Elettrofisiologia

Si chiama “leadless”, è poco più grande di una capsula e pesa pochi grammi. Utilissimo in pazienti che hanno già subito un impianto e che incorrono in infezioni pericolose È un ulteriore tassello nel processo di crescita avviato dalla cardiologia dell’Asl di Vercelli il trattamento effettuato nelle scorse settimane su alcuni pazienti. Si tratta dell’installazione con successo di un pacemaker senza fili su pazienti affetti da fibrillazione atriale, con diverse patologie associate, e che in precedenza avevano già avuto un impianto. Si chiama “leadless” (senza fili), è poco più grande di una capsula e pesa pochi grammi. Uno dei rischi maggiori in chi ha un pacemaker tradizionale con uno più elettrocateteri, cioè con i fili, è quello di poter incorrere in infezioni o ematomi nella tasca sottocutanea dove di solito viene posizionato il generatore di impulsi (pacemaker). La procedura eseguita dal team di elettrofisiologia è mini-invasiva e consente di applicare – attraverso un tubicino flessibile inserito nella vena femorale a livello dell’inguine – il sistema contenente il pacemaker rilasciandolo in modo sicuro dentro al cuore senza fili e ancorandolo a livello della parete cardiaca. Dopo aver verificato la stabilità del pacemaker viene rimosso il tubicino nell’inguine e, trascorse circa 24 ore di riposo a letto, il paziente può alzarsi ed essere dimesso. Una tecnologia che consente di stimolare solo un punto del cuore e che spesso si rileva efficace, oltre che nei pazienti con episodi di infezione, anche in pazienti diabetici, con insufficienza renale o dializzati, con problemi di trombosi venosa alle braccia. “Uno dei due pazienti trattati era già stato sottoposto a un precedente impianto con la tecnica tradizionale – spiega il direttore della Cardiologia Francesco Rametta – e aveva avuto una complicanza importante. Grazie a questo intervento è stato possibile recuperare velocemente. Inoltre tali sistemi possono essere volta al mese. Ad oggi sono stati trattati sei pazienti con questo metodo. Un passo importante per un centro in cui non è presente la cardiochirurgia e che è stato possibile grazie alla collaborazione di tutto il personale della cardiologia”. monitorizzati da casa tenendo sotto controllo i parametri
A Reggio Emilia tre giorni di studio e confronto organizzati dalla Struttura di Fisica Medica

I Big Data a servizio delle nuove frontiere della medicina personalizzata. Questo è il tema al centro del convegno organizzato dalla Struttura di Fisica Medica dell’Azienda USL IRCCS di Reggio Emilia nella sede del Core per domani, 12 dicembre, cui seguiranno due giorni di approfondimento specialistico sulla diagnostica per immagini sino a sabato 14. “Le grandi quantità di dati provenienti da molteplici fonti di informazione rappresentano una risorsa fondamentale attraverso la quale studiare lo stato di salute degli individui e definire percorsi assistenziali commisurati al singolo individuo” spiega Mauro Iori, fisico e direttore della struttura. Le informazioni utili a farlo sono contenute nei registri clinici dei medici di base o dei pediatri, nelle cartelle cliniche ospedaliere, nei referti delle visite specialistiche e negli esami di laboratorio, come pure sono condivisi dalle persone sui social media o registrati da dispositivi indossabili ormai di uso comune. “Disponendo di Big Data è possibile recuperare, integrare, aggiornare e conservare le informazioni in modo da trovare associazioni sinora sconosciute tra fenomeni per studiare la salute della popolazione e formulare modelli di previsione” continua Iori. A questo obiettivo sono orientate le tecniche di apprendimento automatico (Machine e Deep Learning) mutuate dal campo dell’intelligenza artificiale (AI) che sfruttano la capacità dei computer di gestire enormi quantità di dati e imparare a svolgere attività intelligenti e ragionamenti tipici della mente umana. In questo contesto i fisici dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che operano nel campo della ricerca e sviluppo, e i fisici dell’Associazione Italiana di Fisica Medica, operativi negli ospedali, mettono a disposizione esperienza e competenza nel trasferimento tecnologico, nella realizzazione di infrastrutture informatiche, nell’ottimizzazione e validazione dei sistemi di supporto. Il convegno di domani ha l’obiettivo di avviare un primo decisivo confronto su questi temi coinvolgendo i partner istituzionali che a vario titolo operano nel campo dei Big Data e dell’AI quali il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, il Garante della privacy, l’Assessorato alla Sanità della Regione Emilia Romagna, il Centro di competenza Bi-REX, il Centro di calcolo Cineca e l’Università di Bologna.