Medicalive

Il peperoncino dimezza il rischio di morte per infarto e ictus

Con uso abituale, circa 4 volte a settimana Il rischio di Ictus è ridotto di circa il 60% e di morte per infarto del 40%  se si fa un uso abituale (circa 4 volte a settimana) di peperoncino. Questa affermazione è frutto di uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology e coordinato dagli epidemiologi dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università dell’Insubria a Varese e il Cardiocentro Mediterraneo di Napoli. Lo studio si è basato sull’analisi delle abitudini alimentari di 22.811 molisani il cui stato di salute è stato monitorato per un tempo medio di otto anni. Gli esperti hanno visto che usare il peperoncino 4 o più volte a settimana si associa a una riduzione del rischio complessivo di morte del 23%, una riduzione del rischio di morte per infarto del 40%, e una riduzione di oltre la metà del rischio di ictus. Marialaura Bonaccio, epidemiologa del Neuromed e primo autore del lavoro, ha riferito che l’aspetto più interessante dello studio è che la protezione assicurata dal peperoncino è indipendente dal tipo di dieta adottata complessivamente, ovvero sia che si mangi in modo sano, sia che si scelga un’alimentazione meno sana, l’effetto protettivo del peperoncino è uguale per tutti”.

Natale in Pediatria all’Ospedale Maggiore di Bologna

Pensieri per la Pediatria, ma anche tanti regali offerti dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio per i piccoli ospiti della Pediatria dell’Ospedale Maggiore.  E’ Natale in Pediatria, evento organizzato dall’Azienda Usl di Bologna, in collaborazione con le associazioni di volontariato ABIO e Andare a Veglia. L’appuntamento è per giovedì 19 dicembre alle ore 11, sulla rampa dell’ingresso principale dell’Ospedale Maggiore dalla quale prenderanno il volo un centinaio di palloncini con all’interno i Pensieri per la Pediatria, scritti nei giorni scorsi dai genitori dei piccoli ricoverati. A seguire, scambio di auguri natalizi e distribuzione di gadget della Nazionale Italiana di Calcio ai piccoli ospiti della Pediatria, al 6° piano dell’Ospedale Maggiore. Interverranno Chiara Ghizzi, Direttore della Pediatria, Ospedale Maggiore, Azienda Usl di Bologna, assieme ai rappresentanti della Federazione Nazionale Giuoco Calcio – Sezione Emilia Romagna, e delle associazioni ABIO e Andare a Veglia.

Emilia Romagna, Consorzio Colibrì consolida presenza sul territorio ed è esempio di welfare di comunità

Ad un mese dalla certificazione dell’Emilia Romagna come regione al top per l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza il Consorzio Colibrì, un’organizzazione di 20 strutture sanitarie e socio-sanitarie private nell’anno del decennale, presenta il 7° Bilancio Sociale di Gruppo. Il Consorzio, attraverso l’impegno delle strutture aderenti, contribuisce al mantenimento dell’eccellenza sanitaria regionale. Ecco i numeri più significativi dell’7° Bilancio Sociale (relativo all’anno 2018): 624.069 prestazioni ambulatoriali effettuate; 327 milioni di euro di fatturato (distribuita alle strutture, alla PA, alle banche etc); 7.733 operatori di cui il 73% dipendenti donne e 801 dipendenti stranieri. Il Consorzio si pone l’obiettivo di creare un welfare di comunità per prendersi cura del cittadino attraverso risposte concrete e veloci ai suoi bisogni di salute. Il 7°Bilancio Sociale conferma un ruolo economico e sociale sempre più importante in Emilia Romagna del Gruppo Colibrì. Il Bilancio 2018 realizzato con il coinvolgimento di 20 consorziati (al 31 dicembre 2018) monitora, raccoglie in modo trasparente le attività e iniziative di impresa, presentando agli stakeholders (Regione, Enti locali, Aziende sanitarie, terzo settore, privato profit) il quadro delle performance ed in particolare il valore economico che, a sua volta, arricchisce territorio e comunità. Bologna è la provincia in cui è presente il maggior numero di consorziati: 12. “Ognuna delle nostre consorziate ha storia, capacità organizzative ed esperienza proprie, un know-how distintivo, una missione da realizzare. Tutte, però, sono accomunate dalla volontà di prendersi cura al meglio delle persone, facendosi carico in maniera globale dei loro bisogni, sviluppando soluzioni e servizi di qualità in ottica di reti di collaborazione che amplificano il valore del singolo – dichiara il Presidente del Consorzio Colibrì Ing. Claudia Sabatini. Riteniamo che il Bilancio Sociale sia uno strumento utile per guardare al proprio interno e migliorarsi nel suo stesso agire”. Di presente e futuro di Colibrì parla l’Amministratore Delegato Averardo Orta: “La nostra è una realtà no profit che intende mettere a disposizione dei cittadini una rete di servizi per la salute di qualità. Crediamo che unirci con nuove realtà e attingere ad un bacino di informazioni e di esperienze più grandi possa essere una garanzia per l’utente che fruisce dei nostri servizi e possa avere, come benefico effetto, una “spirale virtuosa” di conoscenze. L’obiettivo per il futuro è continuare a monitorare i risultati raggiunti per capire come e dove possiamo ancora migliorare.

Sclerosi multipla, diminuisce qualità di vita in pazienti insoddisfatti in ambito sanitario e sociale

L’assistenza psicologica e residenziale, la riabilitazione. E ancora, il lavoro, le finanze e le barriere architettoniche. Quando si chiede alle persone con sclerosi multipla quali sono gli aspetti più complicati nella gestione della malattia, sono queste le aree più critiche. La maggior parte delle persone ha difficoltà a gestire la sclerosi multipla (SM), sia sul piano sanitario che sociale. E questi bisogni insoddisfatti pesano sulla loro qualità di vita. A ribadirlo, indicando possibili linee di intervento per migliorare la gestione della malattia e così della vita quotidiana, è una ricerca guidata da Michela Ponzio ricercatrice della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) pubblicata su Multiple Sclerosis and Related Disorders. «Dopo aver indagato in che modo le risorse nel territorio pubbliche e private riescono a rispondere o meno ai bisogni delle persone con sclerosi multipla, abbiamo cercato di capire quanto i bisogni insoddisfatti dei pazienti pesano sulla loro qualità di vita», spiega Ponzio, illustrando un filone di ricerca che porta avanti da tempo. La ricercatrice e i colleghi hanno indagato in primis i bisogni insoddisfatti chiedendo direttamente alle persone con sclerosi multipla quali fossero. «Parliamo sia di necessità sanitarie, quali quelle in ambito riabilitativo, di accesso a farmaci e ausili, possibilità di ospedalizzazione o ricovero presso residenze assistenziali, sia di bisogni di natura sociosanitaria, quali quelli che riguardano i trasporti, le finanze, il lavoro, o la burocrazia» dichiara Michela Ponzio. Sempre tramite l’uso di questionari i ricercatori hanno quindi indagato la qualità di vita dei pazienti, chiedendo loro se e quali livelli di problematiche venivano incontrate in ambiti diversi quali la cura personale, la mobilità, dolore e fastidi, ansia e depressione e le normali attività quotidiane. Parallelamente gli scienziati hanno analizzato anche il livello di disabilità dei pazienti inclusi nello studio, poco più di mille, contattati e reclutati attraverso il sito di AISM e le sezioni locali dell’associazione. Una volta raccolti questi dati i ricercatori hanno cercato di capire quanto pesassero i bisogni insoddisfatti sulla qualità di vita. «All’aumentare del numero dei bisogni insoddisfatti la qualità di vita diminuiva. Abbiamo osservato come alcune variabili, quali la durata della malattia e il livello di disabilità, contribuiscono a peggiorare la qualità di vita, e più in generale a spiegare la percezione dei pazienti» spiega la Ponzio. Ovvero, così come la sclerosi multipla è una malattia molto complessa, anche la qualità della vita delle persone con SM lo è, e andrebbe considerata come una dimensione multifattoriale, con tante variabili in grado di influenzarla. Nel complesso, si legge nello studio, oltre l’80% dei pazienti arruolati riferiva almeno un bisogno insoddisfatto in ambito sanitario o sociale, e oltre il 60% almeno un bisogno insoddisfatto per le due macro categorie prese in considerazione. «Quanto abbiamo osservato conferma che i bisogni insoddisfatti in ambito sanitario e sociale da soli sono correlati significativamente a una minore qualità di vita, anche se la complessità e multifattorialità della sclerosi multipla rendono difficile identificare la combinazione di variabili capaci di predire completamente la variabilità della qualità di vita», scrivono gli autori in chiusura del paper. Simili ricerche potranno servire in futuro per capire quanto il percepito dei pazienti trovi corrispondenza nell’offerta dei servizi, con risvolti applicativi importanti per la vita delle persone con sclerosi multipla: «Il nostro studio può aiutare a identificare quali sono le aree su cui intervenire, allocando risorse e potenziando i servizi, come quello della riabilitazione. Rispondere ai bisogni insoddisfatti dei pazienti è importante perché, come abbiamo visto, sono correlati alla loro qualità di vita», commenta Ponzio. Ma non solo: «In futuro contiamo anche di sviluppare una scala validata per raccogliere i bisogni insoddisfatti dei pazienti, a partire da quanto abbiamo già fatto, così da rendere più standardizzabile il processo di valutazione anche in ambito di ricerca».

Cambio medico: si fa anche online

Si può fare richiesta senza muoversi da casa, in occasione della cessazione dell’attività di diversi medici del Distretto di Modena In occasione della cessazione dell’attività di alcuni medici di medicina generale e pediatri di libera scelta del Distretto di Modena, per i pazienti è possibile presentare la richiesta di cambio medico anche senza muoversi da casa, evitando così l’eventuale fila allo sportello.   I pazienti, che hanno già ricevuto comunicazione al domicilio, potranno farlo dal portale web dell’Azienda USL (alla pagina www.ausl.mo.it/cambiomedicoonline) inserendo il codice fiscale e il codice di accesso personale ricevuto con la lettera. Per agevolare i cittadini, l’AUSL ha realizzato anche un video illustrativo. Il cambio medico è possibile on line anche attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico, oppure con il modulo ricevuto per posta che può essere inviato via mail a sportelloonline@pec.ausl.mo.it  o consegnato in farmacia. Resta comunque possibile effettuare la scelta del medico di medicina generale anche presso i Punti unici di prenotazione e assistenza di base.

San Secondo – Quando la tosse non passa, i consigli del pediatra

Il 19 dicembre alla Casa della Salute, appuntamento con l’educazione sanitaria Un’iniziativa dell’AUSL di Parma Che fare quando al nostro bimbo non passa la tosse? Ne parliamo con il pediatra di libera scelta Giulio Attanasi. L’appuntamento è per giovedì 19 dicembre, con l’incontro di educazione “Il tè del giovedì”, alla Casa della Salute di San Secondo. A partire dalle ore 17, non mancheranno anche consigli per gli adulti. e utili raccomandazioni sull’importanza della vaccinazione contro l’influenza. Come d’abitudine sarà offerto il tè. E’ un’iniziativa dell’AUSL di Parma. L’ingresso è libero e la cittadinanza è invitata a partecipare

Erogazione buoni per cittadini in condizioni di fragilità

Progetto finanziato dalla Comunità Europea. Ecco come accedere AREZZO – Assistere e sostenere al domicilio le persone che hanno una condizione di fragilità per problematiche di tipo cognitivo e/o per persone completamente non autosufficienti seguite dai servizi. E’ l’obiettivo di un progetto finanziato dalla Comunità Europea, attraverso la Regione, al quale hanno partecipato le Zone Distretto della Sud Est. Il progetto ha una durata di 18 mesi. Si rivolge a cittadini con diagnosi specialistica di demenza lieve o moderata, per i quali possono essere attivate prestazioni professionali domiciliari, extra domiciliari e semiresidenziali, ma anche a cittadini non autosufficienti in carico ai servizi sociosanitari territoriali per supportare la persona e la sua famiglia rimanendo al proprio domicilio (attraverso l’erogazione di un contributo economico a supporto della spesa per l’assunzione regolare di un assistente familiare). Nella Zona Distretto Arezzo, Casentino e Valtiberina, per informazioni le famiglie possono rivolgersi ai Punti Insieme della Zona Distretto, ai medici di medicina generale e agli Sportelli di Segretariato Sociale e al Servizio Sociale Professionale di riferimento per le persone già seguite dai servizi. I numeri di telefono da chiamare (in orario 8,30-13,30) sono: per articolazione Aretina, tel 0575/255801; per il Casentino tel 0575/588452; per la Valtiberina tel 0575/757776.

Tumore al seno: da oggi nei centri mammografici della provincia di Reggio Emilia lo screening sperimentale personalizzato sulla base del rischio di sviluppare la malattia

tumore seno

Nell’arco di un biennio saranno reclutate 5mila donne per lo studio europeo MyPeBS che vede l’Azienda sanitaria di Reggio Emilia capofila a livello italiano; l’obiettivo è individuare le migliori linee-guida per uno screening efficace. La lotta al tumore al seno inizia dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce. In questo ha un ruolo importante lo screening mammografico, finalizzato a individuare la malattia prima che se ne manifestino i sintomi. Ogni donna, tuttavia, ha una diversa predisposizione a sviluppare questo tipo di tumore; conoscere il rischio individuale può significare essere in grado di offrire un percorso di screening personalizzato. Lo studio MyPeBS (My Personal Breast Screening ovvero Il mio screening personale al seno) si propone di reclutare circa 85mila donne di età compresa tra i 40 e i 70 anni residenti in 6 paesi: Italia, Francia, Inghilterra, Belgio, Israele, Spagna. In Italia, paese per il quale l’Azienda sanitaria di Reggio Emilia è capofila, gli 11 centri partecipanti coinvolgeranno complessivamente 30mila donne e nella nostra provincia saranno 5mila a partire da oggi. Le donne saranno assegnate in modo del tutto casuale (random) a uno dei due gruppi oggetto di studio: in uno sarà seguito il percorso tradizionale di screening mentre in quello sperimentale la frequenza dei controlli sarà rapportata al rischio di andare incontro al tumore. Il grado di rischio di ogni donna sarà calcolato attraverso quattro fattori: l’età, la storia familiare di tumori al seno,  la densità del seno e le caratteristiche del DNA. Sulla base del profilo emerso sarà valutata la frequenza con cui eseguire le mammografie e quali esami aggiungere: l’ecografia e, in casi rarissimi, la risonanza magnetica. Il periodo di analisi di ciascuna donna ha durata di 5 anni. L’obiettivo è rendere sempre più efficace il controllo del seno e limitare le criticità legate al metodo di screening attuale che sono di due tipi: le diagnosi tardive su tumori sviluppati nell’intervallo di tempo trascorso tra un esame e il successivo e i “falsi positivi” ovvero i casi in cui sembra sia presente la malattia ma si tratta di un allarme infondato, verificabile soltanto attraverso l’esecuzione di una biopsia che comporta ansia e disagio per la donna e costose procedure per il sistema sanitario. “MyPeBS è il primo studio clinico randomizzato (con assegnazione causale ai due gruppi) condotto su scala europea per valutare i benefici di un programma di screening la cui frequenza sarà commisurata alle caratteristiche del singolo individuo” sottolinea Massimo Costantini, Direttore scientifico dell’IRCCS di Reggio Emilia. “Negli ultimi anni l’azienda sanitaria di Reggio Emilia è divenuta pun­to di riferimento internazionale nella ricerca sullo screening del tumore mammario ed è referente italiano per questo studio europeo. Lo dobbiamo al fatto che qui sono stati messi a punto e sperimentati nuovi sistemi di diagnostica quali la Tomosintesi, possibile alternativa alla mammografia tradizionale nello screening, e la CESM (Contrast-Enhanced Spectral Mammography) valida alternativa alla risonanza magnetica in pazienti claustrofobiche” spiega il Direttore sanitario Cristina Marchesi. “Il risultato sperato è di vedere aumentare i casi nei quali il tumore viene individuato a uno stadio molto precoce in virtù del fatto che le donne portatrici di un rischio maggiore saranno controllate con più frequenza rispetto agli intervalli standard oggi in vigore nei diversi paesi interessati dal progetto” spiega Pierpaolo Pattacini, direttore della Struttura Complessa di Radiologia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova e del Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Medicina di Laboratorio “Qualunque sia il risultato, da questo progetto usciranno le migliori linee-guida per lo screening mammografico a livello europeo” conclude. “Lo studio prevede la comparazione tra le donne che fanno parte dei due programmi anche in termini di soddisfazione percepita e stato di ansia. Valuteremo, inoltre, la sostenibilità e l’impatto del programma sulle diseguaglianze. I programmi di screening mammografici proposti nella nostra regione, infatti, hanno dimostrato di essere non solo molto efficaci ma anche sostenibili e di ridurre le diseguaglianze nelle cure e nei risultati di salute. Perché si decida di superare un programma che ha avuto tali successi vogliamo che la novità non solo abbia solide basi teoriche ma che funzioni nella pratica”  aggiunge Paolo Giorgi Rossi, Direttore del Servizio di Epidemiologia. Il progetto MyPeBS ha una durata complessiva di 8 anni, oltre a quelli già citati vede partecipare nel comitato scientifico e nell’analisi dei dati altri due paesi, Stati Uniti e Olanda, e ha ricevuto dall’Unione Europea un finanziamento pari a 12,4 milioni di euro nell’ambito del programma Horizon 2020.

ANMAR Ragusa, dalla parte dei pazienti reumatici

Il 6° Focus Reumatologico svolto a Ragusa su iniziativa del dott. Mario Bentivegna, consigliere nazionale della SIR e responsabile della rete reumatologica dell’ASP, con l’organizzazione di AV Eventi e Formazione ha permesso di fare un approfondimento sulla condizione dei pazienti reumatici in ambito lavorativo e sociale. Ne abbiamo parlato con la Presidente ANMAR Ragusa e delegata regionale ASIMAR, Maria Lucia Volante. L’intervista è stata realizzata da Salvo Falcone. Comitato scientifico del Congresso formato dai dott.ri Galfo e Tropea.