Progetto PaRIS dell’Ocse, prof.ssa Milena Vainieri nominata referente per l’Italia

Milena Vainieri, è stata nominata “National Project Manager” per l’Italia nell’ambito del progetto “PaRIS” Dal Ministero della Salute arriva un importante riconoscimento. Premiato il lavoro portato avanti dal Laboratorio Management e Sanità (MeS) dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. La professoressa Milena Vainieri, responsabile del Laboratorio MeS, è stata nominata “National Project Manager” per l’Italia. Nell’ambito del progetto “PaRIS”, acronimo di “Patient reported indicator survey”, promosso dall’Ocse. Organizzazione per favorire la cooperazione e lo sviluppo economico. La nomina è formalizzata dal Ministero della Salute. Lo scopo del progetto “PaRIS” è sostenere la creazione e la raccolta di indicatori che derivano da indagini rivolte ai pazienti. Indagini per valutare la capacità di rispondere ai bisogni del paziente da parte delle organizzazioni sanitarie. Questo analizzando sia le esperienze e sia gli esiti. L’obiettivo ultimo è confrontare a livello internazionale il “valore” percepito dai pazienti. Il progetto nasce per rispondere alla mancanza degli attuali sistemi di misurazione internazionali della performance, incentrati sugli indicatori di esito “hard”, come possono essere la mortalità o indicatori sui volumi. L’intento è dunque chiedere al paziente “What matters to you?” (“Cosa conta per te?”) e non più soltanto “What matters with you?” (“Quale problema hai?”). In questo ambito, il Laboratorio Management e Sanità (MeS), attraverso l’osservatorio PREMs e PROMs, dal 2018 raccoglie in modo sistematico e continuo le esperienze e gli esiti di tutti gli utenti che danno la loro disponibilità a essere contattati per il servizio di ricovero negli ospedali Toscani e, poi, anche per un numero sempre maggiore di ospedali in Veneto. Questa raccolta continua e sistematica di tutti gli esiti e le esperienze avviene anche per i percorsi ortopedia, scompenso, tumore alla mammella, materno infantile (anche a Trento) e per alcuni interventi di chirurgia robotica. Si tratta di un’esperienza unica nel panorama italiano e in quello internazionale che adesso è riconosciuto con la nomina della responsabile del Laboratorio MeS Milena Vainieri come “national coordinator” per l’Italia, relativamente al progetto “PaRIS”.
Sin, studio scientifico su diabete e nicotina dimostra un legame diretto tra cervello e pancreas.

Uno studio scientifico dimostra un legame diretto tra cervello e pancreas Un interessante lavoro pubblicato su Nature recentemente mette in relazione diretta lo sviluppo del diabete con l’abitudine e la dipendenza da nicotina. Questo individuando un legame diretto tra cervello e pancreas. In particolare il pancreas ha un forte legame con una regione cerebrale, l’abenula mediale. È ormai noto che i fumatori abbiano un aumentato rischio di sviluppare diabete, ma fino ad oggi non ne era nota la causa. Lo studio in questione ha permesso di dimostrare l’esistenza di un asse diretto tra un gruppo di neuroni, localizzati nell’abenula mediale, che presenta dei recettori per la nicotina e le cellule del pancreas. Cellule che regolano il metabolismo del glucosio e quindi dell’insulina. Questo attraverso un fattore di trascrizione – proteina che si lega con specifiche sequenze di DNA regolando la trascrizione dei geni – denominato TCF7L2. Fattore fortemente presente nelle stesse cellule dell’abenula mediale. Questo fattore regola a sua volta un ormone (GLP-1) che modula la secrezione di insulina dal pancreas. “Questo studio – afferma il Prof. Antonio Pisani, specialista della Società Italiana di Neurologia – è la prova che nell’uomo esiste una regolazione diretta, da parte di specifiche aree cerebrali, del metabolismo glicidico, e che questo “asse” diretto venga modificato dal consumo di nicotina”. Mediante tecniche avanzate di biologia molecolare, i ricercatori hanno dimostrato che l’assenza di questo fattore di trascrizione, in un gruppo di topi mutanti, non dà luogo allo sviluppo di alterazioni del metabolismo del glucosio nel sangue. Inoltre, attraverso un sistema di mappatura, iniettando un tracciante fluorescente nel pancreas, hanno osservato che tale tracciante si andava a localizzare proprio nell’ area cerebrale indicata. Per approfondire questa tematica saranno sicuramente necessari ulteriori studi sperimentali e sull’uomo. L’osservazione fatta da questo gruppo di ricercatori pone le basi sia per spiegare l’osservazione clinica, sia per disegnare strategie di profilassi e di terapie specifiche per un nuovo target. Bibliografia 1: Duncan A, Heyer MP, Ishikawa M, Caligiuri SPB, Liu XA, Chen Z, Micioni Di Bonaventura MV, Elayouby KS, Ables JL, Howe WM, Bali P, Fillinger C, Williams M, O’Connor RM, Wang Z, Lu Q, Kamenecka TM, Ma’ayan A, O’Neill HC, Ibanez-Tallon I, Geurts AM, Kenny PJ. Habenular TCF7L2 links nicotine addiction to diabetes. Nature. 2019 Oct;574(7778):372-377. doi: 10.1038/s41586-019-1653-x.
Coronavirus: Musumeci ringrazia la ricercatrice siciliana

“Il contributo che la ricercatrice siciliana cittadina di Ragusa, Concetta Castilletti, ha fornito nella ricerca per isolare il Coronavirus, ponendo le basi per le cure e la messa a punto di un vaccino, deve inorgoglire ogni siciliano. Il suo, al pari di tanti altri corregionali impegnati nella ricerca e in altri ambiti di eccellenza, è un esempio di tenacia ed abnegazione. Una corsa contro il tempo che l’ha vista tagliare il traguardo nell’interesse di tutti. A lei va il ringraziamento di ciascuno e la nostra gratitudine”. Lo dice il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, commentando la notizia dell’isolamento del Coronavirus, da parte di un gruppo di ricercatrici dell’ospedale Spallanzani di Roma,tra cui presente anche la nostra ricercatrice siciliana . Seguici sui nostri social: Facebook Instagram Linkedin Twitter
Nanoparticelle pac-man divorano le placche responsabili dell’aterosclerosi

Le Nanoparticelle pac-man Stimolano le cellule-spazzino riducendo il rischio d’infarto Ottenute nanoparticelle Pac-man che, introdotte nei vasi sanguigni, divorano le placche responsabili dell’aterosclerosi. Descritte sulla rivista Nature Nanotechnology e realizzate dal gruppo dell’Università di Stato americana del Michigan. Gruppo coordinato da Bryan Smith, in collaborazione con l’Università di Stanford. Le nanoparticelle, per le quali è in corso una richiesta di brevetto, infatti sono formate da nanotubi di carbonio contenenti dei farmaci. Le molecole liberate dalle nanoparticelle, spiegano gli autori dello studio, agiscono stimolando l’attività di alcuni tipi di cellule-spazzino dell’organismo, come i macrofagi e i monociti, che poi divorano parti delle placche. “E’ in questo modo – spiega Smith -che si possono ringiovanire i macrofagi e ridurre la dimensione delle placche. L’obiettivo – conclude -però è mettere a punto sperimentazioni cliniche per verificarne l’efficacia nel limitare il rischio di attacchi cardiaci, riducendo al minimo gli effetti collaterali, grazie all’elevata selettività delle nanoparticelle”.
E’ pronto il primo cuore bionico

Fatto di robot soffici e tessuti biologici, per testare le valvole cardiache. Ecco il primo cuore bionico E’ pronto il primo cuore bionico: fatto dei tessuti utilizzati per i robot soffici e da tessuti biologici, aiuterà a sperimentare in sicurezza valvole cardiache artificiali e altri dispositivi medici. Descritto sulla rivista Science Robotics, è stato realizzato dal gruppo del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Gruppo coordinato da Ellen Roche, in colaborazione con l’Università americana di Harvard. Si unisce anche l’Università tecnologica Nanyang di Singapore e l’irlandese Royal College of Surgeons. Il dispositivo è un mix di tessuto cardiaco e di un sistema robotico di pompaggio: di qui il nome ‘cuore biorobotico ibrido’. Si tratta, di “una matrice sintetica di robot soffici – dicono i ricercatori – che può essere avvolta attorno a un ventricolo e gonfiarsi”, per agire da pompa come farebbe un muscolo cardiaco. Il tessuto robotico che si avvolge intorno alla valvola cardiaca simulando il movimento del muscolo cardiaco (fonte: Ellen Roche, et. Al) “Abbiamo cominciato dal ventricolo sinistro – ha precisato Roche – perché è il più difficile da riprodurre, a causa delle pressioni più elevate alle quali opera. L’obiettivo di queste ricerche sul cuore bionico – ha concluso – è permettere in futuro di testare e sviluppare più rapidamente, e a costi più ridotti, i dispositivi cardiaci, simulando ciò che accade naturalmente nel cuore umano”.
Ottenuti i primi mini cervelli che simulano i tumori dei bambini

Mini cervelli ottenuti in Italia per studiarli e scoprire nuove terapie Hanno la forma di sfere irregolari e le dimensioni di una piccola arachide, i primi mini cervelli ottenuti in laboratorio. Ottenuti per simulare i tumori cerebrali dei bambini e mettere a punto nuove terapie. Pubblicato sulla rivista Nature Communications, il risultato è stato ottenuto in Italia. Sotto la guida di Luca Tiberi, dell’università di Trento e il sostegno di fondazione Armenise-Harvard, Associazione per la ricerca sul cancro (Airc) e Fondazione Caritro. Lo sviluppo di organoidi, bozze di organi, per i “tumori cerebrali è molto difficile” ha detto Tiberi all’ANSA. “Richiede specifiche capacità scientifiche e tecniche che – ha aggiunto – il dipartimento Cibio è riuscito a sviluppare nei suoi laboratori”. Inoltre, ancora nessuno è riuscito a ottenere un organoide del tumore maligno del cervello più comune nei bambini, il medulloblastoma, da cellule di pazienti “perché le sue cellule una volta prelevate non sopravvivono in vitro”. Per ottenere bozze di cervello in grado di simulare la malattia è stata sviluppata una nuova strategia. “Siamo partiti da cellule non tumorali, prelevate da pelle e sangue di donatori sani. – ha spiegato – Le abbiamo fatte tornare allo stadio di staminali pluripotenti indotte”. In pratica i ricercatori le hanno fatte tornare indietro nel tempo con i quattro fattori di crescita del Premio Nobel Yamanaka dell’università di Kyoto. Poi con altri fattori di crescita “le abbiamo indotte a diventare organoidi di cervello”. Tuttavia, sottolinea, “non è questa la novità: per la prima volta siamo riusciti a far ammalare gli organoidi”, ottenendo il primo modello per studiare il medulloblastoma. I ricercatori ci sono riusciti inserendo nel Dna delle cellule i due geni responsabili del tumore, Otx2 e c-Myc. La ricerca ha coinvolto anche università Sapienza di Roma, Ospedale pediatrico Bambino Gesù e l’Irccs Neuromed-Istituto neurologico mediterraneo di Pozzilli (Isernia)
Coronavirus, le prime trasmissioni uomo-uomo risalgono a metà dicembre – SPECIALE

Lo indica l’analisi che ricostruisce le prime fasi dell’epidemia Risalgono a metà dicembre i primi casi di trasmissione da uomo a uomo del coronavirus 2019-nCoV . Sono quindi precedenti alla notifica dei primi casi dell’infezione. Lo indica l’analisi che ricostruisce le prime fasi dell’epidemia, nelle quali i contagi sono raddoppiati ogni 7,4 giorni. Pubblicata sul New England Journal of Medicine, l’analisi si deve ai Centri cinesi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc). Gli esperti hanno analizzato i dati relativi ai primi 425 casi confermati a Wuhan. Hanno determinato le caratteristiche della diffusione della polmonite da coronavirus (Ncip) nella popolazione. “Abbiamo raccolto – scrivono i ricercatori- informazioni su caratteristiche demografiche, cronologia dei contagi e tempi di malattia dei casi di Ncip confermati in laboratorio che erano stati segnalati entro il 22 gennaio 2020”. E’ emerso che tra i primi 425 pazienti con polmonite da coronavirus confermata, l’età media era di 59 anni e il 56% era di sesso maschile. La maggior parte dei casi (55%) con esordio prima del primo gennaio 2020, erano collegati al mercato di animali di Huanan. Rispetto all’8,6% dei casi successivi. Il periodo medio di incubazione è stato di 5,2 giorni. L’analisi indica inoltre che nelle sue fasi iniziali, i contagi sono raddoppiati ogni 7,4 giorni. Sulla base di queste informazioni, scrivono gli esperti “ci sono prove che la trasmissione da uomo a uomo sia avvenuta dalla metà di dicembre 2019”. Gli epidemiologi cinesi avvertono che se “dinamiche simili si verificano anche altrove saranno necessari sforzi considerevoli per ridurre la trasmissione, in modo da controllare i focolai” e sottolineano che le “misure per prevenire o ridurre la trasmissione dovrebbero essere attuate nelle popolazioni a rischio”.
Sindrome di Asperger e Adhd, sono 1,5 mln i malati in Italia, il 20% si cura

Sono 1,5 milioni gli italiani che soffrono della sindrome di Asperger e dell’Adhd, il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Ma sono solo 300mila quelli che vengono diagnosticati e curati: uno ogni cinque. E’ questa la fotografia fatta durante il congresso della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), aperto oggi a Milano. E’ anche l’occasione per inaugurare un network nazionale per promuovere la ricerca del settore. Una rete che vede anche la collaborazione tra neuropsichiatri infantili e psichiatri, e le associazioni dei pazienti e dei loro familiari. Questo per realizzare campagne informative nazionali per diffondere la consapevolezza della necessità di occuparsi delle persone con questo genere di disturbi. Riconoscerli, infatti, è indispensabile per evitare molte difficoltà Si stima che nei soli Stati Uniti il costo sociale dell’Adhd e della Sindrome di Asperger, negli adulti oscilli fra i 140 e i 260 miliardi di dollari. Questo fra spese sanitarie e mancata produttività. Inoltre la presenza di Adhd favorisce la comparsa di altri disturbi. Disturbi come la depressione (nel 40% dei casi), i disturbi d’ansia (nel 35%) e l’abuso di sostanze (il 10%). “I disturbi del neurosviluppo si manifestano di solito nell’infanzia, spesso in concomitanza fra loro, con deficit che possono influenzare il benessere anche in età adulta. Favoriscono la comparsa di altre malattie psichiche e compromettono il funzionamento sociale e lavorativo. Lo spiega Claudio Mencacci, co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia. Questi disturbi infatti persistono nell’adulto, pur con manifestazioni cliniche che possono modificarsi a seguito dello sviluppo individuale. Purtroppo, non sono rari i casi in cui i sintomi restano senza diagnosi ben oltre i 18 anni. Nell’adulto infatti l’Adhd e l’Asperger possono essere ‘mascherati’ da altre condizioni psicopatologiche”. In Italia, precisa Mencacci, “è stato stimato che picchi di Adhd siano presenti nel 25-30% dei pazienti con dipendenze e disturbi alimentari”. Nell’adulto, quali sono i segni tipici dell’Adhd? “La disorganizzazione e l’incapacità di darsi delle priorità, pianificare o focalizzarsi su un compito, la scarsa capacità di gestione del proprio tempo o di portare a termine gli obiettivi, tratti come l’impulsività, la scarsa tolleranza alle frustrazioni, gli sbalzi d’umore frequenti e la difficoltà nel gestire gli stress”, risponde Matteo Balestrieri, co-presidente della Sinpf.
Approvata la legge sull’uso dei cadaveri a fini di studio

Legge Sileri sull’uso dei cadaveri a fini di studio approvata in commissione Camera in sede legislativa Via libera definitivo della commissione Affari sociali della Camera, in sede legislativa, alla legge in materia di disposizione all’uso dei cadaveri. Approvata per fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica. Il testo proposto in Senato per iniziativa del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri (M5S), è stato definitivamente approvato a Montecitorio all’unanimità. De Filippo, uso cadaveri dà a scienza strumento in più “Da oggi la sanità e la ricerca scientifica hanno uno valido strumento in più dalla loro parte”. Lo dichiara Vito De Filippo, capogruppo di Italia Viva in Commissione Affari sociali della Camera. A proposito dell’approvazione della legge sull’utilizzo del corpo e dei tessuti post mortem a fini scientifici. “Quello compiuto dalla legge – spiega – è un passo significativo per il sistema medico e scientifico. La possibilità di studiare il corpo umano e i tessuti post mortem permetterà alla ricerca di allargare il suo campo di applicazione. Si spera, anche i suoi avanzamenti. E insieme offre agli aspiranti medici un decisivo strumento di formazione. Il tutto nel rispetto della volontà del ‘donatore’ che potrà esprimere il proprio consenso”. “Siamo per questo molto soddisfatti che un provvedimento importante, che abbiamo sostenuto e votato, sia diventato realtà”, conclude. Carnevali, legge post mortem dono prezioso per ricerca “Ci sono voluti anni e quasi due legislature per approvare la cosiddetta Legge post mortem, la cui storia richiama alla Proposta di Legge del collega Gero Grassi e altri approvata alla Camera nella scorsa legislatura. È una legge di solidarietà che permette a chi lo consente, nel rispetto del corpo umano, di donare corpo e tessuti ai fini di studio, formazione e ricerca scientifica. Con un decreto verranno individuati i centri di riferimento per i progetti di ricerca scientifica che avranno un ruolo cruciale per diversi campi, come l’eziologia di alcune malattie come Alzheimer o Sla oggi sconosciuta, a cui anche le Banche del cervello (Brain Bank) costituiscono un riferimento importante. Ora è necessario che si compia un lavoro di promozione dell’informazione e della conoscenza di questa legge. Abbiamo bisogno di un’alleanza tra istituzioni e professionisti perché vi sia la consapevolezza diffusa che il dono del corpo e dei tessuti per questi fini è un gesto che permette la crescita della ricerca e della formazione di tanti futuri professionisti”. Lo afferma Elena Carnevali, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali alla Camera.
Salgono a quaranta in un mese i casi di morbillo in Salento

Asl, allarme morbillo in Salento. Cerchiamo di spezzare catena contagio, vaccinatevi Circa 40 casi di morbillo in meno di un mese a Lecce e in provincia: a essere stati colpiti dalla malattia sono in prevalenza adulti tra i 23 e i 50 anni, tra cui un pediatra; e quattro bambini, due dei quali figli di genitori ‘no vax’. La notizia è confermata all’ANSA dal direttore servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Asl di Lecce, Alberto Fedele, il quale spiega che si tratta di “una quarantina di casi: stiamo facendo il punto della situazione”. “I casi più lievi – evidenzia – sono trattati a domicilio mentre altri casi con complicanze sono stati ricoverati”. Ora l’obiettivo è “spezzare la catena di trasmissione – sottolinea – attraverso la chiamata attiva e l’invito a tutti i soggetti che non hanno avuto la malattia o che non si sono vaccinati, a fare la vaccinazione a prescindere dall’età”. “Ovviamente – prosegue Fedele – il richiamo c’è anche nei confronti degli operatori sanitari per immunizzare anche loro: il problema della vaccinazione degli operatori sanitari è delicato”. Per quanto riguarda i quattro bambini ammalati, aggiunge, “due erano troppo piccoli per essere vaccinati, e a loro la malattia è stata trasmessa dai genitori che non erano immuni; mentre gli altri due non erano stati vaccinati per convincimenti dei genitori”. “Temevamo il caso di un quinto bambino – precisa – ma è stato accertato che non si tratta di morbillo”. Il focolaio, prosegue, è “dovuto ad un accumulo di soggetti che non si sono vaccinati o che non hanno avuto da giovani il morbillo e quindi non ne sono immuni”. Il vaccino, adesso, con la “legge Lorenzin, è obbligatorio per i ragazzi fino ai 16 anni”.