Medicalive

Bullismo e Cyberbullismo, raccomandazioni Sipps per arginare il fenomeno

Bullismo e Cyberbullismo

Il 7 febbraio è la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Martedì 11 febbraio è il Safer Internet day. Entrambe sono due date fondamentali nella lotta ai soprusi della rete. SIPPS – Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – da sempre attenta e sensibile alla prevenzione dei comportamenti rischiosi, coglie l’occasione, infatti, per invitare ancora una volta genitori e popolazione tutta ad un uso corretto e consapevole delle nuove tecnologie già a partire dalle scuole primarie. “Controllo, educazione e dialogo con i propri figli: il Cyberbullismo deve essere prevenuto e affrontato tramite queste tre azioni – afferma il Dott. Luca Bernardo, Responsabile Rapporti con Enti e Istituzioni della SIPPS – nelle quali la figura dei genitori conserva un ruolo fondamentale e decisivo. Gli ultimi dati diffusi dall’Istat* sul tema bullismo e cyberbullismo, dimostrano infatti che sul totale dei ragazzi, tra gli 11 e i 17 anni, che utilizzano quotidianamente il cellulare (85,8%), ben il 22,2% sono colpite da episodi di cyberbullismo”. Bullismo e il Cyberbullismo sono fenomeni in costante aumento nel nostro Paese, come nel resto del mondo Basti pensare che secondo l’indagine la percentuale di soggetti che ha subìto prepotenze, una o più volte al mese, diminuisce al crescere dell’età passando dal 22,5% fra gli 11 e i 13 anni al 17,9% fra i 14 e i 17 anni. Quella attuale è, infatti, la prima generazione di adolescenti cresciuta in una società in cui l’essere connessi rappresenta un dato di fatto, ma proprio per questo bisogna porre la massima attenzione soprattutto in età giovanissima, poiché le forme di cyberbullismo rappresentano comportamenti lesivi dell’autostima dei nostri ragazzi, con conseguenze anche gravi sul loro sviluppo psicosociale e comportamentale. “La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale da sempre condanna ogni forma di bullismo e Cyberbullismo, dando il proprio supporto anche metodologico a tutti gli educatori e alle famiglie che si imbattono in questa piaga. I risultati evidenziati dall’ultima indagine Istat in merito – aggiunge il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – dimostrano che più del 50% degli intervistati 11-17enni riferisce di essere rimasto vittima, nei 12 mesi precedenti l’intervista, di un qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento. Questo aiuta noi specialisti e le famiglie tutte ad avere una fotografia chiara e netta di una tragica realtà che, purtroppo, è ancora in espansione e necessita di una lotta congiunta di tutti gli attori coinvolti, istituzioni, famiglie e specialisti sanitari”. * Indagine Istat conoscitiva su bullismo e cyberbullismo -audizione parlamentare marzo 2019

Sanremo 2020: Ivan Cottini combatte la sclerosi multipla con la danza

Ivan Cottini

Sarà il duo Ivan Cottini e Maria Bernardi a ballare sul palco dell’Ariston: celebrerà la bellezza e la vita. Lui, persona con SM e lei, danzatrice e sua compagna di viaggio, si esibiranno sabato 8 febbraio alla finalissima di Sanremo. La giornata che decreterà il vincitore della 70ma edizione del Festival della canzone italiana, seguita da milioni di persone in tutto il mondo. E’ stato il conduttore Amadeus a volerli dopo aver visto un video di Ballando con le Stelle, trasmissione presentata da Milly Carlucci, in cui Cottini e Berardi si sono esibiti. Una serata in cui portare un solo messaggio: la diversità è bellezza ed è un valore aggiunto per la società. E come dice Cottini: “sarà una grande fatica per me essere sul quel palco perché la malattia sta progredendo e non mi dà tregua ma voglio essere lì ed accettare l’invito e sarò a Sanremo a mostrare che tutto è possibile se lo si vuole e che la mente non conosce disabilità” Per lui la danza è l’antidoto alla sua malattia, come ha dichiarato recentemente: “Quando ballo non mi sento malato ed è il mio modo di prendere la sclerosi multipla a calci. Io dopo che ho ballato sto bene di testa anche se fisicamente son dolorante. E se si sta bene di testa si vince su tutto, malattie comprese. È questo il mio grande segreto”. Chi è Ivan Cottini Ivan Cottini, marchigiano, è nato nel 1984 e durante la sua carriera ha fatto il fotomodello e il ballerino, fino alla sua partecipazione ad Amici di Maria De Filippi. A 27 anni ha scoperto di avere la sclerosi multipla. Tutto è svanito in un attimo: fidanzata, lavoro futuro. Da quel momento la sua vita è cambiata radicalmente. Dalla depresione alla posività. Mettercela tutta per combattere la malattia ed essere un esempio per chi convive con la SM. Oggi Ivan ha una nuova compagna e una figlia e nonostante la malattia, per lui una forma aggressiva di SM che debilita velocemete il suo corpo, Ivan non ha abbandonato la sua passione per il ballo. La danza e sua figlia Viola continuano ad essere la sua ragione di vita. Il messaggio che Ivan porta avanti è arrivato lontano… ha aiutato e aiuta ogni giorno tantissime persone e tanti giovani che di fronte alla malattia si erano arresi, ma che con l’esempio di Ivan hanno cominciato a reagire!! Ivan è supportato da AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, con la quale ha partecipato a molte serate di beneficenza e incontri nelle scuole, per sensibilizzare la persone e i giovani sulla SM ma anche per raccogliere fondi. Sua la donazione di pulmini alla sede provinciale di AISM – Pesaro nelle Marche. Per il suo impegno personale e sociale, Ivan Cottini è stato insignito col titolo di Cavaliere della Repubblica dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ortopedia: protesi totale al gomito, alla Sapienza di Roma un Cadaver Lab per preparare i chirurghi

Cadaver Lab

Le protesi totali al gomito saranno oggetto il prossimo 7 e 8 febbraio del Rome Elbow 2020. Il corso è giunto all’XI° edizione e che per il secondo anno consecutivo ospiterà un Cadaver Lab dedicato. Una due giorni teorico-pratica a cura della Sapienza Università di Roma e del Policlinico di Roma Umberto I. Richiama circa 150 giovani chirurghi provenienti da tutta Italia, che potranno assistere e sperimentare personalmente le più avanzate tecniche di impianto su reali preparati anatomici. Non solo attraverso teoriche lezioni frontali. “Solo di recente – spiega il Professor Giuseppe Giannicola della Sapienza, presidente del corso – è stato possibile realizzare corsi pratici hands-on presso alcune strutture ospedaliere universitarie. Ciò comporta un importante avanzamento nella formazione dei giovani chirurghi italiani, fino ad ora costretti a praticare questo tipo di esperienze soltanto all’estero. Con questo corso si vuole riportare lo studio delle lezioni e delle tecniche chirurgiche pratiche sul cadavere nella sua sede naturale e più appropriata, l’Università, come avveniva in passato e come avviene in altri Paesi occidentali”. Nella maggior parte dei casi si accede ad un intervento di sostituzione totale dell’articolazione del gomito. In presenza di dolore invalidante e cronico o di rigidità e instabilità dell’articolazione, che impedisce ai pazienti lo svolgimento di una normale vita quotidiana. Gli obiettivi sono molteplici e riguardano soprattutto la risoluzione (pressoché totale) del dolore. Dolore dovuto alla lesione cartilaginee dell’articolazione e la restituzione della mobilità. Principalmente dovuta alle conseguenze di patologie degenerative ed infiammatorie, primitive o post-traumatiche, l’accesso alla sostituzione totale dell’articolazione del gomito è previsto soprattutto per le fasce meno giovani della popolazione. “Per quanto l’impianto di una protesi totale del gomito sia un evento non frequente – spiega Giannicola – è necessario che sia applicabile in tutti gli ospedali e non solo nei centri di riferimento del gomito come accade oggi. Questo perché riguardando principalmente pazienti anziani, è necessario che questi possano accedere all’intervento in qualsiasi ospedale e non doversi spostare lontano da casa per doverlo fare. È bene quindi che ci siano giovani che si avvicinano a questi interventi e che sappiano mettere una protesi in un ospedale di una provincia qualunque”. L’appuntamento è patrocinato da SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia). “La SIOT, attraverso il patrocinio a questa tipologia di corsi hand-on, – spiega il presidente Francesco Falez – intende favorire una nuova idea nella formazione tecnica dei giovani chirurghi italiani, avviando un nuovo percorso più pratico e non più basato solo sugli aspetti teorici”. UFFICIO STAMPA GAS Communication Francesca Rossini Tel 06 68134260 f.rossini@gascommunication.com

All’ospedale di Acireale il primo parto indolore

parto indolore

È stata eseguita all’Ospedale “Santa Marta e Santa Venera” di Acireale, la prima procedura di parto indolore. La paziente, primipara, ha dato alla luce una bella bambina. È stata assistita da un’equipe composta dal dr. Fabio Bonaffini, dirigente medico dell’UOC di Ostetricia e Ginecologia (direttore dr. Angelo Tarascio), dal dr. Giuseppe Pirrello, dirigente medico dell’UOC di Anestesia e Rianimazione (direttore dr.ssa Anna Marcella D’Amico), e dall’ostetrica Giovanna Chianchiano. «È un importante traguardo raggiunto – dichiara il direttore generale dell’Asp di Catania, dott. Maurizio Lanza. Si deve a una scelta programmatica del Direttore sanitario aziendale, dr. Rapisarda, che con grande competenza ha infatti implementato questo servizio in tutti i punti nascita dell’Azienda. Ringrazio tutti gli operatori per il lavoro svolto e l’impegno profuso». «Si allarga e migliora l’offerta assistenziale dell’Ospedale di Acireale – aggiunge il dr. Antonino Rapisarda, direttore sanitario dell’Azienda sanitaria catanese – con un servizio che rappresenta un salto di qualità e un esempio di civiltà e di innovazione. Rivolgo agli operatori il mio apprezzamento per il avoro condotto. Con il parto indolore vogliamo aiutare le donne a vivere in modo più sereno, confortevole, concentrato e in piena sicurezza questo straordinario momento». Il servizio di partoanalgesia è attivo negli Ospedali di Acireale, Bronte, Caltagirone e Biancavilla e si colloca nella cornice più generale del “percorso nascita”. La realizzazione di questo progetto ha richiesto un cambiamento organizzativo interno che ha visto la partecipazione e il costruttivo contributo degli operatori delle Unità Operative di Anestesia e Rianimazione, Ginecologia e Ostetricia, Pediatria. In ogni punto nascita aziendale, negli ambulatori dedicati sono fornite, a tutte le donne in gravidanza, le informazioni necessarie per fare ricorso alla procedura del parto indolore. «L’attivazione del servizio – aggiunge il dr. Rapisarda – è preceduta dall’approvazione di specifiche procedure aziendali e dall’individuazione di appropriati percorsi organizzativi e clinici, nel pieno rispetto delle linee guida nazionali, in modo da garantire omogenei livelli assistenziali e di sicurezza nei quattro punti nascita aziendali». Il dolore del parto ha caratteristiche e durata peculiari. È un fenomeno soggettivo, ma dipende da molteplici fattori. Per molte donne rappresenta uno scoglio da superare ma un passaggio molto difficile. La partoanalgesia non si propone come alternativa al parto naturale, però è un’opportunità che la medicina offre alla donna per compiere una libera scelta e per realizzare, con la sedazione del dolore, un maggior grado di consapevolezza e di partecipazione all’evento. L’analgesia per il travaglio e per il parto vaginale èottenuta attraverso il metodo dell’analgesia peridurale. Tale tecnica è la più completa ed efficace nel ridurre il dolore in corso di travaglio. Può essere richiesta in qualsiasi momento del travaglio attivo, indipendentemente dalla dilatazione cervicale.

Nasce il primo farmaco creato da intelligenza artificiale

farmaco creato da intelligenza artificiale

Al via in Giappone,’inventato’ per disturbo ossessivo compulsivo il farmaco creato da intelligenza artificiale Per la prima volta un farmaco creato da intelligenza artificiale sarà testato nell’ambito di una sperimentazione clinica pronta per partire in Giappone. È stato creato dalla British start-up Exscientia e dalla nipponica Sumitomo Dainippon Pharma. La sua potenziale indicazione è il disturbo ossessivo compulsivo e questa prima assoluta potrebbe segnare una rivoluzione nello sviluppo di nuove terapie che oggi richiede anche 5 anni per approdare a un primo trial clinico, contro i 12 mesi che ci sono voluti per questo nuovo farmaco, ha spiegato il direttore generale di Exscienta, Andrew Hopkins. “Si tratta del primo uso diretto dell’intelligenza artificiale nella creazione di un farmaco”, sottolinea Hopkins su BBC Health online. La molecola si chiama ‘DSP-1181’ ed è stata selezionata da algoritmi tra una miriade di composti; la bellezza degli algoritmi, conclude Hopkins, è che possono essere applicati a qualunque malattia. L’azienda ha già altre molecole nel cassetto, sempre selezionate dall’intelligenza artificiale e che si spera seguiranno presto la stessa direzione di DSP-1181 in future sperimentazioni cliniche.

I tumori si nascondono al sistema immunitario, la chiave in due proteine

I tumori si nascondono

I tumori si nascondono al sistema immunitario Si nasconde nello stesso sistema immunitario il meccanismo che permette ai tumori di sfuggire a ogni controllo. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science Advances, potrebbe aprire la via a nuove terapie anticancro. Si deve al gruppo tedesco coordinato dall’italiana Teresa Carlomagno, della Leibniz University Hannover (Luh), in collaborazione con Maja Banks-Khn e Wolfgang Schamel, dell’universita’ di Friburgo. Le due proteine che involontariamente aiutano i tumori si chiamano Pd-1 e Shp-2 e si trovano sulla superficie delle cellule T del sistema immunitario. In condizioni normali il loro intervento e’ necessario in quanto si legano fra loro per frenare un’eccessiva reazione immunitaria. In particolare la proteina Pd-1 “ha la funzione di sopprimere un’eccessiva risposta immunitaria per evitare processi infiammatori eccessivi”, dice all’ANSA Carlomagno. Per funzionare, aggiunge la ricercatrice, “la proteina ha bisogno di essere attivata. In seguito all’attivazione interagisce con un’altra proteina chiamata SHP-2 e da’ inizio a una cascata di eventi che porta al blocco della risposta immunitaria”. Il problema, prosegue, “e’ che i tumori si “appropriano” di questo meccanismo per sfuggire alla risposta immunitaria”. In pratica, spiega la biologa strutturale, le cellule tumorali la proteina Pd-1 e “danno inizio alla sua interazione con la proteina Shp-2, dando vita alla cascata di eventi che porta alla soppressione della risposta immunitaria”. E’ cosi’ che i tumori si nascondono Attualmente esistono gia’ terapie anticancro che mirano a disturbare l’attivazione della proteina Pd-1 da parte delle cellule tumorali, ma sono basate su anticorpi costosi e hanno effetti collaterali. La scoperta apre la strada a terapie alternative in grado di riattivare le proprie difese contro le cellule tumorali. Scoprendo come le due proteine interagiscono tra loro, conclude l’esperta, “abbiamo creato la base di conoscenza necessaria per sviluppare molecole che disturbino il legame di Pd-1 a Shp-2 e che agirebbero su un altro anello della catena, rispetto agli anticorpi in commercio”.

STOP alle allergie da arachidi nei bambini. In USA il primo farmaco

allergie da arachidi

Utilizza l’immunoterapia orale, non è una cura ma una protezione. Gli Stati Uniti hanno approvato il primo trattamento per l’allergie da arachidi nei bambini. Il farmaco utilizza l’immunoterapia orale. Prevede la somministrazione, sotto controllo medico, di minuscole ma crescenti quantità di proteine di noccioline americane per un periodo di sei mesi. Successivamente, i pazienti devono continuare ad assumerne una minima dose giornaliera per poter tollerare l’esposizione accidentale all’allergene. Negli ultimi decenni si registra un costante aumento del numero di persone colpite da allergie alimentari in Occidente. Le conseguenze possono andare da orticaria, difficoltà respiratorie e vomito, fino allo shock anafilattico. In particolare, le arachidi sono l’allergene alimentare più comune negli Stati Uniti. Sono anche un ingrediente spesso presente, in minime proporzioni, in diversi prodotti industriali, come biscotti e merendine. Il farmaco AR101, o Palforzia, è il primo ad essere approvato, a questo scopo, dalla Food and Drug Administration (FDA), ente regolatorio statunitense. Approvato per l’uso in pazienti di età compresa tra 4 e 17 anni, si presenta sotto forma di polvere che viene spruzzata sul cibo. Tale immunoterapia orale offre “protezione ma non una cura” per le allergie alle arachidi. Il trattamento è efficace solo mentre i pazienti continuano a assumere piccole quantità di allergene. I produttori avvertono che permane il rischio di una reazione anafilattica potenzialmente fatale. I pazienti debbono continuare a evitare le arachidi nella loro dieta.

Il mistero sulle origini del coronavirus

origini del coronavirus

Si cerca il progenitore misterioso, un mistero le origini del Coronavirus Come in ogni giallo che si rispetti, il cerchio si sta lentamente stringendo ma il colpevole continua a restare nell’ombra. I gruppi di ricerca che in tutto mondo stanno esaminando le sequenze del coronavirus 2019-nCov depositate nelle banche dati GenBank e Gisaid. Banche dati liberamente accessibili ai ricercatori di tutto il mondo, sono riusciti a identificare sette varianti principali del nuovo virus. Le loro caratteristiche fanno sospettare l’esistenza di un progenitore comune. Nel frattempo si affilano altre armi e anche l’Europa, come hanno già fatto Cina e Stati Uniti, ha messo a punto il suo test, che risponde alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Lo ha ideato il gruppo di Christian Drosten, dell’istituto di Virologia dell’Università Charité di Berlino. Il gruppo lo ha messo a punto il gruppo del laboratorio di Virologia dell’Università di Padova diretto da Andrea Crisanti, nell’ambito della rete di laboratori europei Envid (European Network for Diagnostics of ‘Imported’ Viarl Dideases). Anche in questo caso le sequenze del virus contenute nelle banche dati hanno avuto un’importanza decisiva. Proprio la rete Gisaid ha pubblicato una sorta di albero genealogico genetico del coronavirus. Albero basato sulle 51 sequenze finora pubblicate. dalle prime arrivate dalla Cina fino a quelle ottenute negli Stati Uniti, in Francia, in Germania. I ricercatori hanno rintracciato così fra i coronavirus isolati finora delle somiglianze di famiglia. Fra queste spiccano “sette mutazioni relative a un antenato comune” che avrebbe diffuso l’infezione nell’uomo nel periodo compreso fra novembre e dicembre 2019. In attesa che arrivino nuovi indizi, c’è chi torna sul “luogo del delitto” per fare un po’ di luce sull’identità del misterioso progenitore: i ricercatori della Banca dati cinese di Microbiologia hanno analizzato i campioni dei tessuti animali prelevati dal mercato di animali vivi di Wuhan, considerato il principale punto di partenza dell’infezione. Dei 585 campioni analizzati, 33 sono  positivi al coronavirus, confermando molto chiaramente che è un animale selvatico venduto nel mercato il laboratorio vivente nel quale il nuovo coronavirus si forma ed è diventato capace di adattarsi all’organismo umano. I pipistrelli sono i primi indiziati, anche se sono prospette altre ipotesi, come quella dei serpenti, ma ora bisogna trovare le prove.

Pronto il test europeo per la diagnosi del Coronavirus

diagnosi del coronavirus

Messo a punto in Italia, dall’Università di Padova, e’ pronto il test europeo per la diagnosi del coronavirus 2019-nCoV, che risponde alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). E’  ottenuto in Italia, nel laboratorio di virologia dell’università di Padova. Ottenuto nell’ambito della rete di laboratori europei Envid (European Network for Diagnostics of ‘Imported’ Viarl Dideases). Rete specializzata nello studio dei cosiddetti “virus da importazione”, come quelli di Febbre del Nilo Occidentale e Dengue. Il Laboratorio di Padova ha applicato la procedura pubblicata recentemente da Christian Drosten. Drosten è responsabile dell’istituto di Virologia dell’Università Charité di Berlino. La procedura è su www.eurosurveillance.org. “Abbiamo utilizzato le nuove sequenze del coronavirus depositate nelle banche dati internazionali”, ha detto il responsabile del laboratorio, Andrea Crisanti. “E’ un test molto sensibile – ha aggiunto – e si colloca fra i migliori al mondo”.

Il Colosseo si illumina per la giornata mondiale contro l’epilessia

colosseo si illumina

Il Colosseo si illumina per combattere l’epilessia Come simbolo italiano nel mondo della lotta all’epilessia, il nostro Colosseo si illumina. È in occasione dell’International Epilepsy Day che il prossimo 10 febbraio uno spettacolo di luci viola colorerà per la prima volta l’Anfiteatro Flavio. Sarà simbolo della lotta contro i pregiudizi e per stimolare la raccolta fondi a favore della ricerca scientifica su questa importante malattia. L’iniziativa è promossa dalla Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) che per l’importante appuntamento lancia il claim “La solidarietà si propaga. Sarà  #liberalaricerca”: un gesto solidale, infatti, può diventare contagioso e fare la differenza nella vita delle oltre 500.000 persone.  In Italia sono 500.000 chiamate a fare i conti con l’epilessia e le problematiche che ne derivano. Quindi come prima volta nella storia il Colosseo si illumina. All’avvio dello spettacolo, sullo storico monumento di fama mondiale verrà proiettato il logo LICE che, per l’occasione, festeggerà il proprio quindicennale impegno nella promozione di campagne di sensibilizzazione, nella divulgazione di una corretta informazione e nel supporto costante alla ricerca scientifica su questa malattia neurologica che conta 50 milioni di pazienti in tutto il mondo. Non solo Colosseo però. A vestirsi di viola numerosi monumenti, nonché luoghi di storia e di cultura, che anche quest’anno verranno illuminati per sottolineare la necessità di far luce sull’epilessia e sui falsi miti che spesso ruotano attorno a questa patologia generando sconforto e isolamento nelle persone che ne soffrono. Inoltre, numerosi convegni, open day, ma anche spettacoli di musica e teatrali, scandiranno la Giornata in tutto il territorio italiano: Bolzano, Torino, Novara, Udine, Padova, Milano, Reggio Emilia, L’Aquila, Assisi, Terni, Roma, Venafro, Bari, Foggia, Lamezia Terme, Catania e Cagliari le città aderenti all’iniziativa. “Il prossimo 10 febbraio oltre 120 Paesi nel mondo accenderanno i riflettori sull’epilessia – ha commentato il Professor Oriano Mecarelli – Presidente LICE, Dipartimento di Neuroscienze Umane La Sapienza (Roma) -. L’Italia è da molti anni tra quelli in prima linea nella lotta a questa patologia che nel nostro Paese interessa oltre mezzo milione di persone, di tutte le età con picchi tra i bambini e gli anziani. La ricerca scientifica ha fatto enormi passi avanti nella diagnosi e nella cura, ma c’è ancora tanto da fare, soprattutto per quelle forme di epilessia farmaco-resistente di cui soffre il 30% dei pazienti. Il fatto che le crisi arrivino spesso senza alcun preavviso, potendo provocare traumatismi o altri tipi di conseguenze negative, – ha proseguito Mecarelli – rende le persone con epilessia insicure, ansiose e dipendenti dagli altri. Ma non tutti possono contare sull’aiuto di una persona cara e l’assistenza socio-sanitaria sul territorio è ancora molto carente”. Ed è proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo queste tematiche che in occasione della Giornata promossa a livello mondiale dalla International League Against Epilepsy (ILAE) e dall’International Bureau for Epilepsy (IBE), LICE invita la popolazione al Piccolo Eliseo di Roma per “Il nostro album dei ricordi. 15 anni di immagini e parole per raccontare l’epilessia”. Un evento, quello che si svolgerà lunedì 10 febbraio alle ore 19.30, realizzato per festeggiare 15 anni a supporto delle persone con epilessia. Per prenotarsi è necessario inviare un’email a fondazionelice@ptsroma.it. “Aiutare davvero le persone con epilessia – conclude il Professor Mecarelli – significa finanziare e stimolare la ricerca, organizzare meglio i Centri specializzati su tutto il territorio nazionale, scoprire nuove strategie di cura e permettere equamente l’accesso alle terapie più innovative: solo questo potrebbe consentire una qualità di vita il più possibile normale, nonostante l’epilessia”. Nei Paesi industrializzati, l’epilessia interessa circa 1 persona su 100. Questa patologia si può verificare in tutte le età, con due maggiori picchi di incidenza, uno nei primi anni di vita e l’altro – sempre più elevato – nelle età più avanzate. Attualmente si calcola infatti che in Italia ogni anno si verifichino 86 nuovi casi di epilessia nel primo anno di vita, 20-30 nell’età giovanile/adulta e 180 dopo i 75 anni. Alla base dell’alto tasso di incidenza nel primo anno di vita ci sono soprattutto fattori genetici e rischi connessi a varie cause di sofferenza perinatale, mentre per gli over 75 la causa risiede nel concomitante aumento delle patologie epilettogene legate all’età: ictus cerebrale, malattie neurodegenerative, tumori e traumi cranici. Se questi sono i dati epidemiologici già preoccupanti nei Paesi industrializzati, il quadro diventa drammatico nei Paesi in via di sviluppo dove la prevalenza della patologia diventa 3-4 volte più frequente. L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha più volte attenzionato questo problema, sottolineando che nel mondol’accesso alle cure necessita di un’inversione di rotta: dati allarmanti, infatti, evidenziano come la disponibilità di medicinali antiepilettici nei Paesi a basso e medio reddito sia inferiore al 50%. Ma l’80% delle persone con epilessia vive proprio nei Paesi a medio-basso reddito e, di queste, circa tre quarti potrebbe non ricevere le cure necessarie. Anche in relazione a questo, presso l’Assemblea plenaria dell’OMS sarà discusso l’Epilepsy Action Plan promosso da ILAE ed IBE ed appoggiato da molti Stati membri. Se l’Epilepsy Action Plan verrà approvato, nel prossimo decennio tutti gli Stati membri dell’OMS dovranno mettere in atto tutte le azioni possibili per assicurare migliori strategie di diagnosi e cura alle persone con epilessia e migliorarne quindi la qualità di vita.