Asp di Catania avvia procedura di ricognizione per la stabilizzazione dei precari

Avviata, all’Asp di Catania, la procedura per la ricognizione del personale in possesso dei requisiti per la stabilizzazione. Il relativo avviso è pubblicato sul sito internet aziendale al seguente indirizzo: https://www.aspct.it/news/default.aspx?news=15265. «Per numerosi lavoratori – afferma il direttore generale dell’Asp di Catania, dott. Maurizio Lanza -, poniamo la parola fine ad anni di precariato. È un provvedimento atteso che, nella cornice normativa nazionale, evidenzia la grande e tempestiva attenzione dell’Assessorato regionale alla Salute grazie al quale le Aziende sanitarie sono state messe nelle condizioni di operare con celerità attivando gli iter di stabilizzazione previsti». La procedura si rivolge ai titolari di incarico di lavoro a tempo determinato e di contratto di lavoro flessibile, in servizio presso l’Asp di Catania dopo il 28.08.2015, al fine di verificare se e di quali requisiti siano in possesso per essere ammessi alle procedure di stabilizzazione così come individuate dalla Legge n. 160/2019 (Legge di Bilancio 2020) e dalle direttive dell’Assessorato regionale alla Salute. «La sanità siciliana, grazie al lavoro e all’impegno dell’assessore regionale alla salute, avv. Ruggero Razza – aggiunge il dott. Lanza -, sta vivendo un grande momento di programmazione e di fermento. Siamo al crocevia di molti percorsi attivati – i nuovi Atti aziendali, le nuove dotazioni organiche, le stabilizzazioni e i concorsi, l’implementazione della rete ospedaliera e tutto quello che è in cantiere in Assessorato – che una volta messi a regime consentiranno alla nostra sanità di essere più competitiva, innovativa, sicura e efficiente nel servizio ai cittadini». Rispetto ai procedimenti di stabilizzazione già avviati e conclusi attraverso la pregressa applicazione dell’art. 20, commi 1 e 2, del D.Lgs. 75/2017 (Legge Madia), le nuove procedure sono rivolte alle stesse categorie di soggetti già destinatarie dei benefici (personale medico, tecnico-professionale e infermieristico, dirigenziale e non, del Servizio sanitario nazionale) che, in virtù dell’applicazione della Legge di Bilancio 2020, hanno maturato i requisiti richiesti dalla normativa alla nuova data del 31.12.2019. «Ultimata la ricognizione – spiega il dott. Santo Messina, direttore dell’UOC Risorse Umane -, provvederemo in tempi celeri alla stabilizzazione del personale di cui al comma 1. Al contempo verranno bandite le procedure concorsuali, previste dalla legge, per la stabilizzazione del personale individuato dal comma 2». Inoltre, il restante personale dirigenziale e non dirigenziale, precedentemente escluso dalla stabilizzazione, è adesso ammesso a partecipare alle nuove procedure, fermo restante il possesso dei requisiti alla data originaria del 31.12.2017. Gli interessati dovranno produrre la documentazione richiesta nell’avviso, secondo le modalità indicate nello stesso (reperibile al link sopra indicato), entro il 6 febbraio p.v.
Migliorare il nostro stato di eccitazione con i film horror

Quando guardiamo un film horror siamo più vigili e all’erta, come pronti a rispondere a una minaccia. Ma questi film ci piacciono proprio perché ci danno ‘un brivido’, manipolano sapientemente l’attività cerebrale per migliorare il nostro stato di eccitazione durante la visione. Lo rileva uno studio dell’Università di Turku, in Finlandia, pubblicato su Neurolmage. I film horror migliorano la nostra eccitazione. Lo studio è partito dalla realizzazione di una classifica delle più spaventose pellicole degli ultimi 100 anni. Studio realizzato grazie anche al contribuito di 216 appassionati di cinema. Nella top ten c’è ‘La Spina del Diavolo’, film del 2001 diretto da Guillermo Del Toro. A seguire Goksung – La presenza del diavolo, film coreano del 2016, dalla trama particolare tra contagi, demoni, zombie e anche l’Esorcista, una delle pellicole forse più imitate nella storia del cinema. Dal punto di vista degli appassionati di cinema, l’eccitazione è risultata la ragione che spinge a voler vedere un horror movie, che diventa anche una scusa per socializzare perché generalmente non si predilige vederli da soli. È emerso anche che le pellicole di natura psicologica o basati su eventi reali sono reputati i più spaventosi, e fanno più timore cose invisibili o implicite piuttosto che ciò che si può vedere. Per la ricerca è stato poi chiesto a 37 volontari di guardare due film, The Conjuring 2 e Insidious, mentre veniva effettuata una risonanza magnetica. È emerso che quando l’ansia lentamente aumenta, le regioni del cervello coinvolte nella percezione visiva e uditiva diventano più attive. Dopo uno shock improvviso, l’attività cerebrale è più evidente nelle aree coinvolte nell’elaborazione delle emozioni, nella valutazione delle minacce e nel processo decisionale. Queste sono in continuo dialogo con le aree sensoriali durante il film. E’ come se preparassero reti di risposta quando un evento spaventoso diventa sempre più probabile. Pertanto, gli studiosi spiegano che i nostri cervelli ci anticipano continuamente e ci preparano all’azione in risposta alle minacce.I film horror sfruttano questa esperienza per migliorare il nostro stato di eccitazione
I benefici della Bioenergetica dolce pre-, peri- e postnatale. Evento a Roma della Fondazione Mite

La fonte del nostro benessere è il libero fluire dell’energia vitale nell’organismo, dalla testa alla punta dei piedi, con la bioenergetica. Per far ciò bisogna non perdere il rapporto col corpo emozionale, col “vero sé”. Sulla base di questa consapevolezza Michela Avvisati, psicologa clinica e psicoterapeuta in Analisi Bioenergetica, terrà una conferenza sul massaggio bioenergetico dolce. Messaggio che parla al cuore, nell’ambito del ‘Venerdì culturale’ promosso dalla Fondazione Mite. In collaborazione con l’Istituto di Ortofonologia (IdO), il 31 gennaio alle ore 21 in Corso d’Italia 38/A Roma (ingresso libero). “Gli interventi di Bioenergetica dolce, pre-, peri- e postnatale, sono in grado di fare prevenzione. Sono in grado di migliorare la qualità della vita, non solo dei bambini ma anche delle loro madri e padri. Eventi emozionali, anche precocissimi- spiega l’esperta- restano impressi nelle strutture biologiche e influenzano in modo indelebile il successivo sviluppo del cervello, ciò che il bambino sperimenta con il corpo è alla base dello sviluppo cognitivo (Brain imaging). Queste esperienze sono esperienze su base relazionale, in quanto il vero potere dell’esperienza che sta vivendo il bambino è nel condividere con un adulto sintonico la gioia di quell’esperienza”. Cosa è la sintonia? “È uno degli elementi per sviluppare un legame di attaccamento sicuro, l’esperienza della sintonia nasce dalla capacità di rispondere in maniera adeguata ai bisogni, espressi in maniera corporea e non verbale. La sintonia è un’esperienza «di pelle», intuitiva e immediata, corporea. Il massaggio può diventare un importante strumento, sia per lo sviluppo della sintonia che per la costruzione di sintonie meno immediate. È un massaggio estremamente delicato- continua la psicoterapeuta in Analisi Bioenergetica- che nasce come trattamento per i neonati prematuri in terapia intensiva. Da questa prima applicazione, Eva Reich, che lo ha ideato, lo ha poi applicato in tutte quelle situazioni in cui c’erano disturbi nella relazione di attaccamento madre-bambino o problemi postnatali connessi a traumi o a difficoltà nella crescita”. Il massaggio insegnato consiste in una serie di tocchi delicati e leggeri come «ali di una farfalla». Questo grazie alla bioenergetica dolce. Eva Reich, ideatrice della bioenergetica dolce, “parte dall’idea che solo se si è sperimentata una buona situazione di accudimento si può poi restituirla ai propri figli. E’ anche possibile in ogni momento della vita riparare ‘accudimenti passati’ non soddisfacenti. Ricevuto da adulti permette di sentirci di nuovo come neonati curati ed amati da mani rispettose”, aggiungela psicoterapeuta. Avvisati si occupa anche di gruppi emotivo esperienziali per bambini di età tra i 3 e i 10 anni. Questo utilizzando il gioco, il colore, la musica, la danza, la messa in scena di piccole situazioni, e incontri individuali. Conduce poi un gruppo che si chiama «mamme arrabbiate», per tutte quelle mamme che si sentono arrabbiate con i loro figli e/o con i padri. “Cerchiamo di comprendere e gestire questi sentimenti. Con l’occasione- conclude- ci prendiamo cura anche della rabbia dei figli, esplorando nuovi scenari ed elaborando strategie per aiutarli a gestirla e a vivere più sereni”.
Emofilia A, disponibile in Italia il nuovo fattore VIII ricombinante a lunga emivita, damoctocog alfa pegol

Una vita più semplice e una migliore qualità di vita per i pazienti con emofilia A sono ora possibili. Da oggi è infatti disponibile in Italia il nuovo fattore VIII ricombinante a lunga emivita, damoctocog alfa pegol. Indicato per il trattamento dei pazienti con emofilia A a partire dai 12 anni di età. Bayer ha infatti ottenuto dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) la rimborsabilità per il fattore VIII damoctocog alfa pegol. Il farmaco per uso endovenoso ha un’emivita prolungata e consente un regime terapeutico personalizzabile con infusioni ogni 5 giorni, ogni 7 giorni o 2 volte alla settimana. La decisione di AIFA, a seguito dell’approvazione di EMA, è basata sui risultati dello studio registrativo PROTECT VIII. Lo studio ha valutato la sicurezza e l’efficacia del farmaco per la profilassi, il trattamento on demand e la gestione perioperatoria di pazienti adulti o adolescenti. Pazienti con emofilia grave, precedentemente trattati e di età uguale o superiore a 12 anni. Questi risultati ,sono stati confermati dal successivo studio PROTECT VIII Extension. Studi della durata di oltre cinque anni. “Dopo un follow-up durato oltre cinque anni – afferma il professor Giovanni Di Minno, Direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli e del Centro di Riferimento Regionale per le Emocoagulopatie. Il risultato finale di questi studi è quello di aver dimostrato che circa il 90% dei pazienti ha potuto beneficiare di una riduzione delle infusioni. Damoctocog alfa pegol garantisce per più tempo livelli sostenuti di fattore VIII nel sangue con una buona protezione dal sanguinamento. Permette a pazienti e familiari di sentirsi sicuri e ben protetti. Generalmente i pazienti in profilassi si infondono a giorni alterni o 3 volte alla settimana. Grazie all’indicazione di damoctocog alfa pegol, sarà possibile una personalizzazione della terapia. Potrà durare da 2 volte alla settimana fino a ogni 7 giorni”. Il buon profilo di sicurezza ed efficacia di damoctocog alfa pegol è stato mantenuto nel corso di oltre 5 anni. Anni di esperienza e osservazione nel PROTECT VIII e nella successiva fase di estensione. Nella fase di estensione dello studio, infatti, l’ABR (Annual Bleeding Rate) totale dei pazienti partecipanti si è ridotto rispetto a quello osservato nello studio principale PROTECT VIII. Nessun paziente con Emofilia A, ha sviluppato inibitori e non si è verificato alcun problema di sicurezza. “Siamo molto soddisfatti dell’importante traguardo raggiunto – afferma la dottoressa Simona Gatti, Responsabile Medical Affairs Area Specialty di Bayer – . Da oggi possiamo infatti offrire ai pazienti un trattamento in grado di migliorare la loro qualità di vita. Frutto della nostra costante ricerca che ci pone da oltre 25 anni al fianco della comunità dei pazienti con emofilia. Nel corso di questi anni infatti abbiamo sviluppato diverse generazioni di fattore VIII ed oggi offriamo un’ulteriore soluzione terapeutica alle persone con emofilia. Soluzione ancora più efficace e con una maggiore emivita. I pazienti con emofilia A potranno avere una vita più semplice e svolgere attività a cui fino ad oggi avevano dovuto spesso rinunciare. Attività come ad esempio quella legata ad alcune discipline sportive”.
Da Faenza parte un progetto “approdato” anche in Senato, Eradicare l’epatite C

L’infezione da virus dell’epatite C (Hcv) rimane una causa significativa di morbilità e mortalità a livello mondiale. Si stima che in Italia ci siano circa 280mila pazienti con epatite c ancora da diagnosticare. È quanto emerge da uno studio basato su un modello matematico presentato lo scorso novembre dalla dottoressa Loreta Kondili. Studio presentato al Congresso annuale dell’American Association for the Study of Liver Diseases. Lo sviluppo di innovative terapie antivirali ha aggiunto un ottimo profilo di tollerabilità. Permette di ottenere l’eradicazione virale dell’epatite c nel 90-95 per cento dei pazienti che ricevono il trattamento. Questo consente di trattare efficacemente anche i casi più difficili e anche nei casi di pazienti che fanno o hanno fatto uso di sostanze stupefacenti. L’utilizzo di queste nuove terapie, in particolare tra questi pazienti, potrebbe dare un forte impulso all’eradicazione di questa patologia. Inoltre migliora notevolmente la qualità di vita dei pazienti. E’ in corso presso l’AUSL Romagna un progetto multidiscplinare coordinato dal Centro epatologico dell’Ospedale di Faenza e dal dottor Francesco Foschi (nella foto) dell’ospedale manfredo, in collaborazione con servizi per la tossicodipendenza e medici (internisti, infettivologi e gastroenterologi) . Servizi di tutta l’Azienda ed il Laboratorio unico di Pieve sistina, contro l’epatite c Questo progetto ha lo scopo di effettuare, direttamente nelle strutture di riferimento delle persone con tossicodipendenza, la prescrizione di queste nuove terapie dopo aver valutato esami. Esami valutati dai pazienti precedentemente effettuati ed una apposita ecografia epatica e fibroscan. Si stima che i casi da trattatre ancora, nell’Azienda Romagna siano poco più di 400. Un progetto innovativo unico in Italia, tanto che altre realtà extra-romagnole stanno valutando di “adottarlo”, ed il dottor Foschi ha partecipato, nei giorni scorsi, ad una audizione presso il Senato, nell’ambito di una riunione su come, a livello nazionale, questa problematica viene trattata. “Nonostante l’ottimo lavoro finora svolto – commenta il dottor Foschi – ci sono ancora oggi casi non conosciuti che devono essere individuati e trattati, e l’emersione del sommerso continua quindi a rappresentare una sfida fondamentale per poter mirare a raggiungere l’eradicazione dell’infezione. L’Azienda si sta muovendo a tutto tondo, a questo scopo”. Seguici sui nostri social: Facebook Instagram Linkedin
Sedici i nuovi conduttori volontari per i gruppo di cammino

Sedici i nuovi conduttori che guideranno i walker astigiani tra i percorsi naturalistici individuati dall’ASL AT. Individuati nel progetto dei Gruppi di Cammino dedicato al benessere ed alla prevenzione delle malattie cronico-degenarative. Sono stati, infatti consegnati oggi pomeriggio, giovedì 23 gennaio. Consegnati con una cerimonia tenutasi presso la Sala Congressi dell’Azienda, gli attestati per i volontari che hanno seguito il corso di formazione per “Walking Leader”. Tutto promosso dalla struttura di Promozione Educazione Salute e Screening dell’ASL AT lo scorso 22 novembre. Fa gli onori di casa il Commissario Giovanni Messori Ioli che presenta ai partecipanti i saluti ed i ringraziamenti dell’Azienda. A seguire, la dott. sa Daniela Rivetti, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL AT, consegna le qualifiche di partecipazione. Qualifiche corredate da un kit di pronto soccorso per la prima emergenza e un manuale esplicativo dal titolo calzante “A Passeggio con la Salute”. Da venerdì 24 gennaio, quindi, Anselmi Lorenza, Bellisi Mario, Bielli Carmen, Boido Carla, Cabrini Marina, Cocino Silvia, Dagna Caterina, De Luca Antonella, Di Bella Silvana, Gallo Tiziana, Macagno Aldo, Napoletano Damiana, Nebbi Rita, Salvadore Elena, Salvatore Pasquale, Suani Mauro faranno parte della squadra dei conduttori ASL a tutela delle buone pratiche per un corretto stile di vita tema fondamentale nella filosofia dell’Azienda astigiana.
Mortalità perinatale, alto il numero dei decessi. Male la Sicilia

Nell’isola evitabile il 38% dei casi, criticità nell’assistenza. Mortalità perinatale altissima. Rimane ancora alto in Italia il numero di Mortalità perinatale entro la prima settimana di vita. I primi risultati del progetto SPItOSS, che si è concluso dopo tre anni di lavoro e ha coinvolto tre regioni italiane. Ha mostrato che ogni 1000 bambini nati si registrano 4 morti in Sicilia, 3,5 in Lombardia e 2,9 in Toscana. Rispetto alla mortalità materna – si legge sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) – si tratta di un evento di gran lunga più frequente: 1800 morti perinatali contro 40 morti materne per anno. Gli esperti che hanno eseguito le indagini confidenziali a livello regionale e nazionale hanno anche valutato la evitabilità dei decessi. Risulta pari a zero in Toscana, 11% in Lombardia e 38% in Sicilia. In quest’ultima regione sono state evidenziate più frequentemente criticità sia nella qualità che nell’organizzazione dell’assistenza ostestrica e neonatale. L’appropriatezza della gestione di diabete e ipertensione in gravidanza e dello screening dei difetti di accrescimento fetale insieme alle indicazioni all’induzione del travaglio e al taglio cesareo. Queste sono tra le principali criticità di pertinenza ostetrica. La qualità dell’assistenza rianimatoria neonatale, ma anche la mancata sorveglianza dei neonati ricoverati in regime di rooming-in. Anche la mancata informazione delle madri ricoverate circa i segnali di allarme per i quali occorre chiedere assistenza per il neonato sono alcune delle criticità segnalate in ambito neonatale. I dati raccolti collocano l’Italia in linea con Paesi come la Francia e il Regno Unito, che hanno sistemi socio-sanitari analoghi al nostro ed evidenziano una variabilità per area geografica. Questa penalizza il Sud del Paese. Il Progetto pilota di sorveglianza della mortalità perinatale è coordinato dall’Iss. Finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della salute
La Ausl Toscana sud est investe sull’Infrascanner: Nuova tecnologia al servizio della salute

La Ausl Toscana investe sull’Infrascanner. “Quale conseguenze ha avuto il trauma dentro la testa del paziente?”. Questa è una delle domande più importanti che il medico si fa di fronte a un evento traumatico, come un incidente, e dalla cui risposta più o meno tempestiva può dipendere la vita del paziente stesso. La Ausl Toscana investe sull’infrascanner. A tale riguardo, la Asl Toscana sud est investe ancora una volta nella tecnologia come ulteriore risorsa per la salute dei cittadini accanto alla competenza dei professionisti. Con l’introduzione, prima sperimentale e adesso definitiva, dell’Infrascanner. E’ un dispositivo di screening portatile che utilizza la tecnologia Near-Infrared (NIR) per valutare la presenza anomala di sangue nella area cerebrale. E’ appena terminata la gara che ha consentito l’acquisto di 16 infrascanner per i mezzi dell’Emergenza (compreso Pegaso 2) e 6 per i Pronto Soccorso. Ognuno costa 15 mila euro. Si tratta di un rilevatore di ematomi cerebrali che serve ad individuare in tempi brevissimi i pazienti ad alto rischio o che dovranno effettuare una tac. Attraverso la tecnologia dei raggi infrarossi, si può rilevare il sanguinamento intracranico. Possono essere individuati ematomi di volume superiore a 3,5 cc fino a una profondità di 2,5 cm dalla superficie del cervello e 3,5 cm dalla superficie cutanea. Inoltre Infrascanner presenta una sensibilità di diagnosi del 90% nei casi positivi e del 99% in quelli negativi, rilevabile nell’arco di 2/3 minuti. Si migliora così l’attività e il lavoro della Rete del Trauma, senza considerare il minor numero di Tac a cui dovranno essere sottoposti i bambini, per esempio. Lo strumento ha applicazioni in diversi contesti clinici, ma è particolarmente utile nell’ambito dell’Emergenza-Urgenza sul territorio. Infatti consente un triage veloce già nel luogo dell’intervento. Lo strumento aiuta gli operatori a decidere la miglior destinazione di quel paziente. Nei casi di responso negativo, quindi di non presenza di ematomi, si potrà scegliere di trasportare il paziente in un ospedale che non sia necessariamente quello di riferimento. Questo evita di sovraffollare i Pronto Soccorso degli ospedali di livello maggiore. La Sud Est è stata la prima azienda sanitaria in Toscana e tra le prime in Italia a dotarsi di questo strumento. L’esperienza di circa un anno a bordo dell’elicottero Pegaso 2 ha prodotto risultati incoraggianti. I risultati confermano che, se utilizzato insieme a un attento governo clinico del paziente, Infrascanner può rispondere adeguatamente ai bisogni di salute dei pazienti. In questo anno grazie al suo impiego anche al Pronto Soccorso del Policlinico Santa Maria alle Scotte, in occasione di una tesi di specializzazione in Medicina d’Emergenza Urgenza, sono stati valutati i risultati su pazienti trasportati da Pegaso 2 e su altri pazienti con accesso diretto al DEA. I pazienti sottoposti all’esame sono stati in totale 62. Con una valutazione della TAC encefalo successiva all’esecuzione dello scanner che ha confermato una concordanza significativa tra i due esami. Un altro possibile utilizzo dello strumento è rappresentato dal monitoraggio clinico nei reparti di Terapia Intensiva. Infrascanner fornisce infatti la possibilità di monitoraggio al letto dei pazienti sottoposti a osservazione per ematomi di piccoli dimensioni o nel post-intervento neurochirurgico.
ASP Ragusa, dipendenze curate con stimolazione magnetica transcranica

Per la prima volta in Sicilia, nella sanità pubblica, si potranno curare le dipendenze attraverso la stimolazione magnetica transcranica. L’Asp di Ragusa, prima nel Sud Italia, attraverso l’U.O.C. Dipendenze Patologiche e mediante fondi vincolati, si è dotata del complesso e moderno macchinario. Uno strumento che permette di avviare la nuova terapia elettrostimolante che integra l’utilizzo dei farmaci nella cura delle patologie nate dalle dipendenze. Soprattutto quelle dovute all’uso di sostanze stupefacenti, ma anche la ludopatia. Dipendenze che colpiscono giovani e adulti impegnati nelle scommesse e nei giochi d’azzardo. E, ancora, il gaming disorder, cioè la dipendenza da videogiochi che riguarda sempre più i bambini. Fino alla cosiddetta porno-dipendenza in crescita, per il facile accesso via internet, anche tra gli adolescenti. Mediante questa nuova terapia è possibile applicare nel cervello un campo magnetico che si trasforma in un campo elettrico. Campo capace di attivare alcune particolari cellule per produrre la modifica dell’assetto strutturale e neurobiologico. Questo mettendo in moto dei meccanismi di rimodulazione celebrale. «È una tecnica che sta facendo parlare di sé in tutto il mondo e che non ha effetti collaterali signifiiativi e questo ci rassicura sulle modalità di applicazione – commenta Giuseppe Mustile, direttore U.O.C. Dipendenze Patologiche, Asp Ragusa – Una terapia nuova, non farmacologica né psicoterapica ma elettrostimolante. È un’alternativa ai farmaci soprattutto in alcuni casi specifici come per chi ha sviluppato la dipendenza da cocaina, ma anche la ludopatia. C’è una scarsissima possibilità di intervento farmacologico». Aderendo a uno specifico corso tenuto dai docenti universitari Marco Diana e Angela Maria Sanna, l’Asp ha provveduto a formare numerosi operatori sanitari di tre diversi servizi (tossicodipendenza, psichiatria e neurologia) con l’obiettivo di favorire la condivisione delle conoscenze tra specialisti differenti. «Un fatto nuovo, importante e da emulare perché ha consentito di formare i sanitari di più reparti nell’approccio uniforme verso l’utilizzo di questa terapia. Terapie che permette di intervenire su diverse patologie – commenta il manager dell’Asp Ragusa, Angelo Aliquò – . Siamo la prima Asp che utilizza la stimolazione magnetica transcranica per la cura delle dipendenze patologiche, una terapia alternativa anche ai farmaci almeno per alcune specifiche dipendenze come ad esempio quelle comportamentali. Il macchinario è attualmente ospitato presso il Sert di Vittoria ma sono già in fase di allestimento a Ragusa i nuovi e più funzionali locali che presto andremo a inaugurare». Sarà inoltre attivato un successivo modulo terapeutico destinato a pazienti con particolari patologie, come i cocainomani, gli ossessivo-compulsivi, i depressi, i ludopatici, i malati di Alzheimer. Ma come interviene la stimolazione magnetica trancranica? «È una terapia alternativa a quella farmacologica e avviene attraverso la stimolazione elettrofisiologica seguendo una logica di tipo anatomico – spiega Marco Diana, farmacologo e docente dell’Università di Sassari – Il campo elettromagnetico ha il vantaggio di attraversare la teca cranica in modo indolore. Nel tessuto celebrare si trasforma in un campo elettrico che depolarizza o iperpolarizza i neuroni modulando dunque l’attività delle strutture sottostanti come la corteccia celebrale. Stimolando specifiche aree, convogliamo su determinati sistemi neurotrasmettitori che riteniamo essere importanti nella patogenesi della malattia». Una terapia che ha diverse applicazioni pratiche, come conferma Angela Maria Sanna dell’Università di Cagliari. «Non solo un intervento nell’ambito delle dipendenze e della psichiatria ma anche nel campo della neurologia. La stimolazione magnetica transcranica rallenta la progressione del disturbo di alcune malattie neurodegenerative, dove non è, tra l’altro, possibile intervenire attraverso risorse farmacologiche. E a fronte di effetti collaterali molto limitati, questa diventa una metodica molto importante».
Senza l’olfatto è condizionato quasi ogni aspetto della vita

Perdita interessa 5% persone, per infezioni, farmaci, Alzheimer. Senza l’olfatto tutto condizionato. La perdita del senso dell’olfatto, collegata a diverse malattie, incluse quelle della vecchiaia, condiziona quasi ogni aspetto della vita: dall’inappetenza fino alla rottura delle relazioni sociali. A rivelare gli impatti emotivi e pratici di un problema che potrebbe interessare 5 persone su 100 è uno studio pubblicato su Clinical Otolaryngology. I disturbi dell’odorato sono dovuti a molte cause, dalle infezioni delle vie respiratorie a lesioni nervose, da malattie neurologiche. Da malattine come Alzheimer e Parkinson all’effetto collaterale di alcuni farmaci. Ricerche precedenti avevano dimostrato che chi ne soffre “riferisce alti tassi di depressione e ansia, abbiamo quindi voluto sapere di più” sulle conseguenze di un problema. Problema che, in misura diversa, “colpisce il 5% della popolazione”, spiega il primo autore, Carl Philpott. I ricercatori della University of East Anglia hanno pertanto intervistato 71 persone tra 31 e 80 anni. Tutte afferenti alla clinica Odori e Sapori della James Paget University, a Gorleston-on-Sea, nel Regno Unito. Ne è emerso che tali pazienti sperimentano problemi di intimità sessuale, perdita di appetito e peso (se non si percepiscono gli odori non si percepiscono neanche i sapori) e sono inoltre esposti a maggiori rischi come mangiare carne andata a male, bere latte acido, non percepire l’odore di una fuga di gas o del fumo di un incendio. “I partecipanti allo studio avevano perso interesse nella preparazione dei cibi. Alcuni hanno detto che erano imbarazzati a cucinare per parenti e amici, con un impatto sulla loro vita sociale”. L’incapacità di collegare gli odori ai ricordi felici era un problema e l’igiene personale era “un grande motivo di imbarazzo, perché non sentono il proprio odore” . Tutti questi problemi hanno portato a rabbia, ansia, frustrazione, isolamento. I ricercatori sperano che i risultati possano “aiutare i medici a offrire migliore comprensione e supporto a questi pazienti”