Benessere e la salute nella scuola: l’educazione all’affettività e alla sessualità
Promuovere il benessere e la salute dei bambini della scuola primaria attraverso la scoperta della sessualità. Questo l’obiettivo dell’esperienza sviluppata dal Consultorio Familiare di Monserrato della ASSL Cagliari ed il Convitto Nazionale di Cagliari. Il progetto pilota, nato nel 2012, ha coinvolto i bambini di due sezioni delle scuole elementari,ed è stato condotto dall’equipe multidisciplinare (psicologa ginecologo e ostetrica) sul tema dell’educazione alla sessualità, con un percorso di lavoro con bambini e genitori. Al termine del progetto è stato realizzato un libro sviluppato nella forma del “Diario di Bordo”, in cui i diversi soggetti coinvolti nel progetto quinquennale (èquipe del consultorio, insegnanti e educatori della scuola, genitori e bambini) hanno potuto documentare il lavoro fatto ed esprimere le proprie riflessioni ed i propri vissuti su tale esperienza. L’intervento, rivolto ai bambini delle classi elementari e ai loro insegnanti e genitori, è stato ispirato dalle Linee Guida Europee della OMS sull’educazione all’affettività e sessualità, ed ha voluto lasciare una testimonianza concreta e operativa da condividere con tutti gli adulti interessati a replicare tale impegno educativo a tutela del benessere psicologico, relazionale, affettivo e fisico delle nuove generazioni.
Femore, anca, ginocchio e spalla: dove operarsi in Umbria?
Su www.doveecomemicuro.it (il portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane) le classifiche regionali degli ospedali più performanti (fonte dati PNE 2017). Nell’ambito della chirurgia del sistema muscolo-scheletrico, tra le strutture pubbliche e private accreditate in Umbria, l’Azienda ospedaliera di Terni è una delle eccellenze regionali con il 2° posto per protesi di anca (dopo l’Azienda ospedaliera di Perugia) e il 3° posto per protesi di spalla (dopo la Casa di Cura Clinica Lami e la Casa di Cura Porta Sole di Perugia). Solo poco più di un terzo degli ospedali italiani accreditati rispetta gli standard minimi per volume e per percentuale d’interventi eseguiti entro 48 ore dal ricovero per frattura del collo del femore. Migliora il dato sulla tempestività dell’operazione sugli over 65: le strutture che si attengono al timing sono passate dal 31% nel 2010 al 58% nel 2016. Su www.doveecomemicuro.it le classifiche regionali degli ospedali più performanti (fonte dati PNE 2017): la struttura che effettua un maggior numero di interventi per frattura del collo del femore rispettando al contempo il valore di riferimento istituzionale per cui almeno il 60% delle operazioni sono eseguite entro 48 ore dal ricovero è l’Ospedale di Città di Castello. Al 1° posto, per volume di interventi per protesi d’anca, invece, c’è l’Azienda Ospedaliera di Perugia; mentre per protesi di ginocchio e protesi di spalla, la Casa di Cura Clinica Lami di Perugia 31-10-2018 – Pubblica e membro del Comitato Scientifico di www.doveecomemicuro.it. Volumi annuali e tempestività, infatti, sono i parametri in grado di incidere maggiormente sugli esiti delle cure. “Gli ospedali che effettuano più operazioni per frattura del collo del femore, in base alle evidenze scientifiche, sono quelli che vantano risultati migliori in termini di sopravvivenza a lungo termine”, conferma Francesco Traina, Direttore della Struttura Complessa di Ortopedia e Chirurgia Protesica dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. “D’altra parte, non si può prescindere dal rispetto del timing. Gli studi, infatti, dicono che prima s’interviene e più si riducono le possibili complicanze, come l’embolia polmonare e l’infarto del miocardio. A causa dell’urgenza, quindi, questo tipo di operazione si svolge generalmente nell’ospedale territoriale di competenza”. Solo il 37% delle strutture italiane accreditate rispetta entrambe le soglie minime fissate dalle autorità ministeriali per quanto riguarda gli interventi per frattura del collo del femore. “Per essere in linea, gli ospedali devono eseguire non meno di 75 operazioni l’anno di cui almeno il 60% entro 48 ore dal ricovero”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Sempre più strutture rispettano il timing C’è un dato positivo che riguarda gli interventi per frattura del collo del femore sopra i 65 anni: gli ospedali che eseguono almeno il 60% delle operazioni entro 48 ore dal ricovero sono aumentati notevolmente passando dal 31% nel 2010 al 58% nel 2016 (PNE 2017). “L’obiettivo è arrivare al 100%”, commenta Francesco Traina. “Studi recenti invitano a intervenire addirittura entro 24 ore. Purtroppo, alla base di una frattura del collo del femore in età avanzata può esserci un disequilibrio organico tale che pazienti particolarmente fragili, anche se trattati in maniera idonea e in tempi rapidi, possono non sopravvivere a lungo. La mortalità a 30 giorni dall’intervento, infatti, si aggira intorno al 6%, un dato piuttosto alto”. Fondamentale la riabilitazione post intervento assistenziale”. Per questi pazienti andrebbe scongiurata la costrizione a letto per periodi prolungati perché può scatenare la cosiddetta “sindrome d’allettamento”, cioè l’aggravarsi di patologie preesistenti precedentemente ben compensate. In questo contesto, risulta essenziale la riabilitazione. “Questa viene iniziata nell’ospedale in cui si esegue l’intervento, ma poi va continuata in un centro riabilitativo di lunga degenza. E qui entra in gioco la rete territoriale di assistenza: ormai tutte le Regioni, con differenze tra una e l’altra, ospitano questo genere di strutture. In alcune aree, però, le attese sono eccessivamente lunghe. Sarebbe auspicabile, quindi, un intervento della politica per migliorare la continuità. Fotografia della realtà italiana Quante sono e come sono distribuite le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano interventi chirurgici per frattura del collo del femore, protesi d’anca, protesi di ginocchio e protesi di spalla? Gli ospedali che effettuano interventi chirurgici per frattura del collo del femore sono 590: il 43% si trova al nord, il 23% al centro e il 34% al sud. Della totalità dei ricoveri eseguiti il 46% è stato effettuato al nord, il 24% al centro e il 30% al sud. Gli ospedali che eseguono interventi chirurgici per protesi d’anca sono 731: il 44% si trova al nord, il 24% al centro e il 32% al sud. Della totalità degli interventi eseguiti il 58% è stato effettuato al nord, il 23% al centro e il 19% al sud. Le strutture che effettuano interventi chirurgici di protesi di ginocchio sono 684: il 45% si trova al nord, il 24% al centro e il 31% al sud. Della totalità degli interventi eseguiti il 55% è stato effettuato al nord, il 24% al centro e il 21% al sud. I centri che eseguono interventi chirurgici di protesi di spalla sono 440: il 54% si trova al nord, il 24% al centro e il 22% al sud. Della totalità degli interventi eseguiti il 57% è stato effettuato al nord, il 26% al centro e il 17% al sud. Distribuzione dei centri in linea con gli standard Le due soglie fissate dalle autorità ministeriali per valutare le strutture accreditate per eseguire operazioni per frattura del collo del femore sono: minimo 75 interventi in un anno di cui almeno il 60% eseguiti entro 48 ore dal ricovero. I centri italiani accreditati che rispettano entrambi questi valori sono il 37%: il 53% è situato al nord, il 24% al centro e il 23% al sud. Indicazioni agli interventi chirurgici In caso di frattura del collo del femore è sempre necessaria l’operazione? “Sì, a meno che non ci siano delle controindicazioni assolute dovute alle condizioni generali del paziente. Il tipo di intervento, invece, dipende dalla localizzazione della frattura. Se è lontana dall’articolazione, si procede con un trattamento di osteosintesi, che consiste nell’unire due parti dell’osso fratturato con viti, chiodi
Campagna antinfluenzale 2018-2019: i primi cittadini della Conferenza Aziendale dei sindaci testimonial di eccezione
In vista dell’apertura della campagna antinfluenzale che partirà ufficialmente il 9 novembre, sono stati i membri della Conferenza aziendale dei Sindaci a fare da testimonial d’eccezione della vaccinazione. Oggi pomeriggio infatti, in occasione della Conferenza aziendale dei sindaci, tenutasi presso la sede Asl Toscana sud est in piazzale Rosselli a Siena, i primi cittadini insieme alla Direzione Aziendale ed ad alcuni direttori di Zona, come già accaduto lo scorso anno, si sono resi disponibili per dare dimostrazione in prima persona dell’importanza di questo gesto, vaccinandosi. La distribuzione del vaccino antinfluenzale è già iniziata questa settimana nel territorio della Asl Toscana sud est con 169 mila dosi distribuite sulle tre province. Il vaccino è il sistema migliore per difendersi dall’influenza perché non solo la previene ma è in grado di ridurre eventuali complicanze, ricoveri ospedalieri e decessi. La vaccinazione è offerta gratuitamente agli ultrasessantacinquenni e ai cittadini appartenenti alle cosiddette categorie a rischio tra cui bambini dopo i 6 mesi di età, adulti affetti da patologie croniche, bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, bambini pretermine e di basso peso alla nascita, donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza. Possono vaccinarsi gratuitamente anche gli operatori dei servizi pubblici di primario interesse collettivo (personale degli asili nido e scuole dell’obbligo, volontari del 118, donatori di sangue, personale sanitario, delle case di riposo, della protezione civile e vigili del fuoco, addetti alle poste, forze armate e polizia municipale), i familiari di soggetti ad alto rischio e personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali (suini e volatili). La vaccinazione, come da prassi, sarà effettuata da medici di medicina generale e pediatri di famiglia presso i propri ambulatori, ma in caso di necessità è prevista anche la vaccinazione domiciliare. Sarà possibile vaccinarsi fino a tutto il mese di dicembre. Con l’input della Regione Toscana, che raccomanda fortemente di vaccinarsi anche con il Piano di Prevenzione Vaccinale 2017/2019, le Aziende sanitarie in sinergia con medici di medicina generale e pediatri si impegnano ogni anno a promuovere l’importanza di un gesto semplice, veloce e indolore che rappresenta però una scelta di salute di grande valore per sé stessi e di senso civico.
Ginecologia valdarnese all’avanguardia per il trattamento del tumore dell’endometrio
A confronto esperti da tutta l’Area Vasta su dati e tecniche innovative VALDARNO – Si è svolto il 2 novembre la terza edizione delle “Giornate di ginecologia oncologica” in Valdarno. A dimostrazione di un impegno costante nel tempo in campo oncologico della UOC di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale S.M. La Gruccia, quest’anno è coronato da una novità tecnologica importante: l’introduzione dell’utilizzo della fluorescenza nelle sale operatorie. Una donazione del Calcit che valorizza il lavoro dei ginecologi valdarnesi, oggi all’avanguardia nel trattamento del tumore all’endometrio. “I tumori dell’endometrio – spiega Francesco Catania, direttore U.O. Ginecologia e Ostetricia della Gruccia – colpisce ogni anno in Italia più di 8 mila donne. Il primo passo nella cura è la rimozione chirurgica dell’utero o delle ovaie e tube. In tutti i casi però, sia i più invasivi sia quelli all’apparenza confinati, è di fondamentale importanza sapere se il cancro si è esteso ai tessuti vicini”. Le vie linfatiche e particolarmente le stazioni linfonodali, detti i “linfonodi”, rappresentano una delle vie più interessate dal tumore dell’utero. Conoscere l’eventuale “invasione” dei linfonodi più prossimi alla neoplasia, è cruciale per stabilire se dopo la chirurgia sarà necessario procedere a chemioterapia o radioterapia. In caso di positività dei linfonodi accanto all’utero affetto da tumore maligno, aumenta significativamente il rischio di metastatizzare, ovvero diffondersi a tutto il corpo, e dunque l’approccio chirurgico volto alla rimozione del tumore primario non basta. Allo stato attuale l’approccio più utilizzato consiste nella linfadenectomia estensiva, ovvero la rimozione di tutto il sistema linfatico che circonda l’utero colpito da tumore. “Questo – continua Catania – può comportare però nell’immediato un maggiore rischio d’infezione e, a distanza di tempo, lo sviluppo di importanti accumuli indesiderati di linfa a livello delle gambe e più in generale disturbi neurovascolari. Un problema non di poco conto se si pensa che le donne colpite da questi tumori spesso sono anziane e in sovrappeso”. Per evitare questi problemi da tempo la tecnica del linfonodo sentinella è stata adottata anche per il tumore dell’endometrio. La tecnica consiste nell’isolamento esclusivo del primo linfonodo potenzialmente raggiungibile dalle metastasi. “Maggiori vantaggi per le pazienti quindi- afferma Catania – e minori costi ospedalieri e di sala operatoria associati in particolare alla riduzione nel numero di giorni di degenza. Grazie alla innovativa colonna video laparoscopica donata dal Calcit, è possibile individuare il linfonodo sentinella con l’introduzione del tracciante fluorescente direttamente in sala operatoria”. La tecnica si è dimostrata tanto efficace e vantaggiosa per le pazienti che diversi Paesi Europei e Stati Uniti, l’hanno già inserita nelle linee guida fra le terapie standard da proporre a tutte le donne che devono essere operate per un tumore dell’endometrio in stadio iniziale. Venerdì prossimo, i ginecologi oncologi di tutta l’Area Vasta, alla presenza di un relatore esperto a livello nazionale in ambito ginecologico oncologico, si confronteranno su studi, dati e letteratura e un intervento chirurgico in diretta.
Mirone (fondazione pro): “prevenzione, il rapporto uomo-donna è 1 a 30. Necessaria rivoluzione culturale”
A Napoli nella Giornata Internazionale dell’Uomo (19 novembre) si fa il punto con “Androday” Napoli, 30 ottobre 2018. Al via dal 1° novembre il mese dedicato alla salute e alla prevenzione maschile. Un tema che per molti rappresenta ancora un tabù. “Quando si parla di prevenzione – spiega Vincenzo Mirone, presidente della Fondazione Pro, l’unica Fondazione italiana dedicata esclusivamente al benessere e alla salute maschile – gli uomini assumono quasi sempre un atteggiamento molto distaccato, dettato soprattutto dalla paura di scoprirsi vulnerabili. Un dato riflette bene questa situazione, il rapporto uomo-donna in tema di prevenzione è di 1 a 30. Un gap inaccettabile che proviamo a colmare con un processo di sensibilizzazione che fa della cultura della prevenzione il suo pilastro. La salute maschile non va tradotta, come accade spesso, in tumore alla prostata ma va concepita come un concetto molto più ampio che passa per l’alimentazione, la sessualità, la vita lavorativa”. Tante le iniziative di sensibilizzazione organizzate sul territorio italiano in occasione del mese della prevenzione maschile. “La Fondazione Pro – annuncia Mirone – ha scelto una data importante per l’evento principale delle sue attività: il 19 novembre, Giornata Internazionale dell’Uomo. È in questo giorno che a Napoli, nella prima edizione di Androday, riuniremo esperti, protagonisti del mondo dello sport, dell’impresa e della cultura nazionali per discutere di benessere maschile e fare il punto sulle abitudini degli italiani grazie alla ricerca condotta in collaborazione con Ipsos che si propone di indagare come l’uomo italiano si rapporta alla tavola, alla sua salute, al lavoro. Con un particolare focus padre-figlio. Ne parleremo, tra gli altri, con Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos, Luigi Nicolais, professore emerito di Ingegneria dell’Università Federico II di Napoli, Katia Esposito, docente di Endocrinologia presso l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli e tra i principali esperti internazionali di nutraceutica, e Aldo Masullo, filosofo e membro del comitato direttivo della Fondazione Pro”. Androday, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Pro, beneficia del patrocinio del Ministero della Salute.
Asl Cn2: nominato il nuovo primario di Medicina Interna per la sanità di Alba e Bra
È il dronerese Fulvio Pomero: “Una sfida che vinceremo coniugando qualità e quantità delle prestazioni che si rivolgono soprattutto verso un paziente anziano” Da giovedì primo novembre – il reparto di medicina interna dell’Asl Cn2 ha un nuovo primario: Fulvio Pomero, 47 anni di Dronero. “Sono entusiasta per questo nuovo incarico – ha detto il neo primario -, che considero una sfida da portare avanti con impegno e serietà, nei confronti di un territorio, come quello compreso nell’Asl Cn2, che anche dal punto di vista sanitario ha ambizioni importanti, primo fra tutti far diventare un’eccellenza, il nuovo ospedale di Verduno. Voglio però sottolineare che la nostra è una Sanità dalle basi molto solide: le equipe di Alba e Bra sono entrambe di alto livello e pensando ad un futuro prossimo con l’apertura del nosocomio di Verduno, troveremo il modo di formare una sola equipe, unendo le due esistenti ora nell’Asl Cn2, per ottimizzare costi e risorse, soprattutto quelle umane che, ripeto, sono di primo livello”. Ora, infatti il dottor Fulvio Pomero è primario di Medicina Interna dei due nosocomi di Alba e Bra, per poi diventare il primo primario di Medicina Interna della nuova struttura albese e braidese. “La medicina interna è la specialità della complessità – spiega il dottor Pomero -, ha a che fare con il paziente complesso, spesso anziano e l’impegno è quello di affrontare una sfida importante, per coniugare qualità e quantità, perché di fatto l’aumento dell’età della popolazione comporta anche problemi di salute, che gravitano intorno alla medicina interna”. Laureato nel 1996 all’Unversità di Torino, specializzato in medicina interna nel 2002, per quattordici anni ha svolto servizio al Santa Croce e Carle di Cuneo. Inoltre ha redatto numerose pubblicazioni sul tromboembolismo venoso e il paziente complesso, vero denominatore comune della medicina interna. “La sfida a livello generale – conclude il primario Fulvi Pomero -, come ho detto è quella di coniugare la qualità della singola prestazione con la quantità. Viviamo in un momento in cui le richieste al servizio sanitario nazionale sono particolarmente importanti, soprattutto in relazione all’invecchiamento della popolazione e all’anziano, che è un paziente che gravita intorno alla medicina interna, reparto che si occupa dei problemi di salute che non richiedono un intervento chirurgico”.
Novità e innovazione nei laboratori analisi della provincia di Arezzo
Un SMS al cellulare del paziente in Terapia anticoagulante orale con la risposta dell’analisi velocizza i percorsi AREZZO – I pazienti in terapia anticoagulante orale potranno ricevere, a seguito di loro richiesta, un SMS al proprio cellulare con il valore di INR (tempo di protrombina). Il servizio sarà possibile richiederlo dal 12 novembre (attivazione entro una settimana dalla richiesta). “ Si tratta di un grande traguardo per la provincia di Arezzo di cui siamo molto soddisfatti- afferma Agostino Ognibene direttore del Laboratorio Analisi- da oggi infatti offriamo a tutti i cittadini in terapia anticoagulante orale la possibilità di leggere il loro risultato del valore INR tramite un SMS nel proprio cellulare. Intendiamo così velocizzare e facilitare il ritiro di questo tipo di analisi che nei pazienti in terapia, circa 3000 nella nostra provincia, deve essere fatta regolarmente, talvolta ogni settimana.” “Finalmente anche Arezzo- commenta Morando Grechi direttore Medicina di Laboratorio ASL Toscana sud est- come già avviene per Grosseto e Siena, avrà questo importante servizio. Ringraziamo il direttore dell’Area funzionale Agostino Ognibene per il raggiungimento di questo importante risultato.” L’attivazione del servizio richiede la compilazione di un modulo di consenso, che può essere scaricato dal sito aziendale o ritirato presso i CUP al momento della prenotazione dell’esame e firmato. L’utente che intende aderire al servizio deve consegnare il modulo riempito all’infermiere in occasione del prelievo (punti prelievo). Il valore di INR, verrà inviato così direttamente dal Laboratorio al numero di cellulare indicato (entro una settimana dalla richiesta). La procedura è tracciabile in tutte le sue componenti e non esiste possibilità di errore nell’accoppiamento paziente/cellulare. Agli utenti è richiesto di telefonare al numero 0575 255241 quando il valore non è stato recapitato entro le ore 15,00 sia per segnalare la non conformità ma anche per ottenere il valore di INR non inviato per SMS. Se ci sono eventuali variazioni di cellulare o la volontà di cessare il servizio vanno comunicate presso i Cup attraverso la stessa modulistica.
Neuraprassia del plesso brachiale indotta da linfoadenopatia correlata a tatuaggio: diagnosi differenziale con Melanoma, approccio chirurgico ed istopatologico

Dott. Maurilio Bruno Responsabile UN.OP. chirurgia della mano e microchirurgia ricostruttiva – Istituto ortopedico Galeazzi IRCSS, Milano
Essere genitori oggi: La sfida dell’educazione nella società post-moderna

Dott. Claudio Marcassoli Psichiatra Psicoterapeuta – Criminologo forense – Complesso “La Garberia” – Sondrio
Gli effetti placebo/nocebo derivanti dalla conoscenza epigenetica

Dr. Massimo Agnoletti Psicologo Dottore di ricerca Esperto di stress e Psicologia positiva