A.O. Santa Maria TERNI. Influenza 2018/19, il SIT di Terni invita i donatori di sangue a vaccinarsi
Il direttore del servizio immuno-trasfusionale di Terni Augusto Scaccetti invita i donatori di sangue a vaccinarsi contro l’influenza stagionale. Da quest’anno, infatti, la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta gratuitamente non soltanto alle persone sopra i 65 anni e ai soggetti a rischio per patologia o professione, ma anche ai donatori di sangue periodici e associati, e ciò al fine di garantire, per quanto possibile, la continuità delle donazioni e una certa stabilità della disponibilità delle scorte anche nei mesi invernali più critici. A deciderlo la circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019″, elaborata dalla direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute ed accolta con fiducia dal direttore generale del Cns G.M. Liumbruno e dal presidente AVIS e portavoce pro tempore del coordinamento dei donatori Civis G. Briola. “I mesi invernali in cui si verifica il picco influenzale – sottolinea il dottor Scaccetti – sono sempre caratterizzati da un forte calo delle donazioni e delle scorte degli emocomponenti che richiede l’attivazione del sistema di compensazione a livello regionale e nazionale. Un problema importante soprattutto in territori come il nostro, che da tre anni continua a registrare un calo stabile delle donazioni. La vaccinazione offerta gratuitamente ai donatori periodici è una importante opportunità: consentendoci di poter contare su un numero maggiore di donatori che saranno nelle condizioni di donare con continuità, contribuirà infatti ad arginare la carenza di sangue di ogni inizio anno”. Nel 2017 hanno donato il sangue 26.300 donatori in Umbria, di cui 10.100 relativi al SIT di Terni e alla USL Umbria 2. Per informazioni più precise sulla modalità di somministrazione del vaccino influenzale i donatori potranno rivolgersi al proprio medico di famiglia, alla propria Asl di riferimento o all’AVIS.
ASL RIETI concorso n.1 collaboratore professionale sanitario – tecnico sanitario di laboratorio biomedico – cat. d
da assegnare alla sala settoria – Bur lazio n. 88 del 30.10.2018 scadenza domande: 19.11.2018 http://www.asl.rieti.it/avvisigare/concorsi/2018/10/BANDO_bur_88.pdf
ASL di Potenza. Concorso pubblico, n. 7 (sette) posti di dirigente psicologo a tempo indeterminato
Con riferimento ai candidati che hanno partecipato al concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di n. 7 (sette) posti di Dirigente Psicologo – Ruolo Sanitario – Area di Psicologia – disciplina di Psicoterapia (di cui n. 1 (uno) posto riservato al personale precario del S.S.R. in possesso dei requisiti di cui al D.P.C.M. 6 marzo 2015), indetto con D.D.G. n. 2017/00784 del 18/12/2017, si avvisa che in data 15 novembre 2018 verrà pubblicata sul sito internet aziendale www.aspbasilicata.it apposita comunicazione afferente l’eventuale riapertura dei termini con modifica del concorso pubblico in parola. http://www.aspbasilicata.it/sites/default/files/pubblicaz%20comunicaz%20psicoterapeuti%2015_11_18.pdf
In provincia di Chieti postazioni di guardia medica più sicure grazie alle nuove misure della Asl
Nuove misure per innalzare il livello di sicurezza dei presidi sanitari e proteggere operatori e utenti: è questo il senso del provvedimento adottato dalla Direzione della Asl Lanciano Vasto Chieti che ha potenziato i servizi di vigilanza affidati alla società Aquila (vincitrice della gara espletata nel 2015), che dovrà istituire dispositivi a protezione delle sedi di guardia medica e raddoppiare la vigilanza armata presso l’ospedale di Vasto, dotato di una guardia giurata in più che ha già preso servizio nelle ore notturne al Pronto soccorso. Per la continuità assistenziale saranno adottate più misure: ogni sede sarà dotata di videocitofono, comunque utile a filtrare l’accesso, e di due pulsanti “antipanico” collocati in punti diversi dell’ambulatorio e collegati alla centrale operativa della società. Il medico in servizio potrà attivare il sistema di sicurezza in caso di aggressione o di situazioni comunque critiche, facendo scattare l’intervento immediato di una pattuglia e la chiamata alle forze dell’ordine. Ma il programma di miglioramento della security Asl prevede per il 2019 anche altre misure, per le quali si sta cercando la copertura economica, e che prevedono una vigilanza armata aggiuntiva nelle ore notturne negli ospedali di Lanciano, Ortona e Atessa e, sempre dalle ore 22 alle 6, istituire la vigilanza presso l’ospedale di comunità di Gissi. Un’integrazione del servizio è stata prevista anche per il Ser.D. di Chieti per sei ore settimanali, ogni martedì e giovedì pomeriggio. «La salvaguardia dell’integrità degli operatori della continuità assistenziale ha carattere prioritario per la nostra Azienda – sottolinea il direttore generale Asl, Pasquale Flacco – che, allo stesso modo, ha inteso intervenire subito sull’ospedale di Vasto, vista la natura strategica dello stesso e il numero elevato di accessi che registra. Intanto gli uffici sono già al lavoro per dare mandato alla società di vigilanza di installare subito i dispositivi di sicurezza nelle sedi di guardia medica. Con un livello di protezione più alto, il personale potrà svolgere il proprio lavoro con maggiore serenità».
Gli effetti dell’inquinamento indoor sugli Sherpa
Uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche svolto in un villaggio dell’Himalaya abitato dalla popolazione Sherpa dimostra che una cattiva qualità dell’aria in ambiente interno può causare danni al sistema respiratorio e cardiocircolatorio. La ricerca, realizzata in collaborazione con l’Università di Ferrara e l’Università di Pisa, è in via di pubblicazione su European Journal of Internal Medicine Ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche hanno condotto uno studio sulla montagna himalayana per verificare gli effetti dell’inquinamento indoor sul sistema respiratorio e cardiocircolatorio della popolazione locale. Il lavoro, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di scienze biomediche e chirurgico specialistiche dell’Università di Ferrara e con l’Università di Pisa, è in via di pubblicazione sulla rivista European Journal of Internal Medicine. Il tema è oggetto in questi giorni a Ginevra della prima conferenza globale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sugli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute. Secondo i dati dell’Oms, la presenza in atmosfera del particolato atmosferico fine di origine antropica (PM2.5, generalmente definito ‘polveri sottili’) costituisce il sesto fattore di rischio per la salute umana e ha causato nel 2016 a livello globale 4,1 milioni di morti per disturbi respiratori, cardiovascolari e per cancro polmonare. Un numero di decessi maggiore rispetto a quello dovuto a più noti fattori di rischio quali abuso di alcool o inattività fisica, e simile a quello per elevati livelli di colesterolo nel sangue o obesità. “Meno noto è che circa 2 milioni di decessi annui addizionali sono originati dall’esposizione all’inquinamento negli ambienti domestici, fenomeno particolarmente preoccupante nei continenti asiatico e africano, dovuto principalmente all’utilizzo, per riscaldamento e preparazione dei pasti, di combustibili di bassa qualità (sterpi, residui agricoli, sterco animale) con stufe altamente inefficienti e in ambienti non adeguatamente ventilati”, spiega Sandro Fuzzi, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Cnr-Isac) e coautore dell’articolo. “Precedenti ricerche hanno già esaminato questo fenomeno in India, Cina e America Latina. La particolarità di questo studio, condotto nel villaggio di Chaurikharka, a 2.562 metri di altezza, abitato dalla popolazione Sherpa, sono la lontananza da altre possibili sorgenti di inquinamento, nonché la bassissima propensione al fumo, e la rarità dei fenomeni di obesità e diabete nella popolazione. L’assenza di questi fattori rende possibile una valutazione più precisa del rapporto causa-effetto fra l’inquinamento indoor e le affezioni riscontrabili nella popolazione”. In questi ambienti domestici le concentrazioni di PM2.5, contenente a sua volta un’elevata percentuale di black carbon (BC), un derivato dalla combustione estremamente dannoso per la salute, possono superare di molte volte i limiti fissati dall’Oms per l’aria ambiente. “Abbiamo monitorato tredici case del villaggio su un intero ciclo giornaliero per verificare i livelli di concentrazione di PM2.5 e di BC. Settantotto abitanti delle case oggetto delle misure in età compresa fra 16 e 75 anni sono poi stati oggetto di una serie di valutazioni mediche”, aggiunge Lorenza Pratali, ricercatrice dell’Istituto di fisiologia clinica (Cnr-Ifc) e primo autore dello studio. “Dai risultati clinici è emerso che anche una cattiva qualità dell’aria dell’ambiente indoor può causare una precoce disfunzione a carico delle vie aeree e danno cardiovascolare subclinico. L’effetto nocivo è maggiore soprattutto dal punto di vista cardiovascolare nella popolazione con età maggiore di 30 anni, con una più prolungata esposizione al black carbon. È chiaro che semplici interventi che favoriscano l’uso di stufe più efficienti e combustibili più adeguati in queste comunità possono ridurre sostanzialmente le emissioni indoor dovute alla combustione e, di conseguenza l’esposizione degli abitanti e gli effetti sulla salute”.
ASL e COQ attivano il PDTA FAST TRACK – Riabilitazione post intervento chirurgico a domicilio o in ambulatorio
Il COQ, in collaborazione con ASL VCO, ha definito per gli interventi di chirurgia ortopedica quali protesi anca e ginocchio il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale fast track per un miglior recupero dopo un intervento chirurgico con l’obiettivo di garantire un recupero ottimale ed un ritorno precoce al domicilio con l’opportunità di prosecuzione della riabilitazione al proprio domicilio o in ambulatorio. Studi internazionali enfatizzano l’importanza dell’immediata presa in carico riabilitativa del paziente sottoposto a chirurgia protesica di anca e ginocchio nel raggiungimento dell’indipendenza funzionale, nella riduzione delle giornate di ricovero e conseguente riduzione dei costi e dei rischi legati al prolungamento delle giornate di ospedalizzazione. Il trasferimento di diverse prestazioni sanitarie dall’assistenza ospedaliera a quella extraospedaliera territoriale e domiciliare è possibile grazie ai progressi della tecnologia medica e a nuovi modelli organizzativi clinico-assistenziali e all’appropriatezza clinica ed organizzativa delle prestazioni sanitarie. Il percorso “fast track” prevede la collaborazione attiva del paziente e dei suoi familiari che se ne prendono cura assumendo il ruolo di care-giver e si basa su alcuni accorgimenti che devono essere presi nella fase precedente ed in quella successiva all’intervento con la collaborazione di una équipe multidisciplinare (ortopedico, anestesista, fisiatra, internista, infermiere e fisioterapista). Questo modello prevede un percorso di assistenza peri-operatorio in grado di ridurre la maggior parte delle procedure potenzialmente negative per il paziente oltre ad un controllo ottimale del dolore, con la ripresa della deambulazione autonoma assistita a distanza di 4/5 ore dal ritorno in reparto. Riveste un ruolo cruciale la collaborazione ospedale-territorio, che con i Medici di Medicina Generale, verrà garantita attraverso l’attivazione tempestiva dell’ADI ed il completamento del percorso al domicilio del paziente. I dati raccolti sui primi 4 pazienti, che nel 2018 hanno seguito tale percorso di riabilitazione precoce, risultano positivi sia dal punto di vista clinico, del gradimento e degli esiti funzionali. In virtù di ciò appare positiva la sinergia con l’ASL VCO e con l’istituto Sacra Famiglia di Verbania che permetterà di proseguire la presa in carico di tali pazienti su tutto il territorio dell’ASL VCO. COQ ed ASL VCO, sono tra le prime strutture sanitarie italiane ad aver attivato tale percorso già ampiamente consolidato nei paesi nord europei. Dove e come mi curo, portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane, ha comunicato che il Centro Ortopedico di Quadrante, per numero di interventi nel 2017, risulta al 2° posto in Piemonte tra le strutture pubbliche e private accreditate per protesi di ginocchio e al 3° posto per protesi di anca.
Sciopero Nazionale 9 Novembre 2018
Informazioni sullo Sciopero Nazionale di 24 ore del personale appartenente alla dirigenza medica, veterinaria, sanitaria, professionale, tecnica ed amministrativa del SSN Ai sensi della legge n° 146/90 e successive modificazioni, si comunica che le Organizzazioni Sindacali ANAAO ASSOMED, CIMO, FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SSN, FVM Federazione Veterinarie Medici, FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR), CISL MEDICI, FESMED, ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI, COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE AREE CONTRATTUALI MEDICA VETERINARIA SANITARIA UIL FPL hanno proclamato lo Sciopero Nazionale di 24 ore del personale appartenente alla dirigenza medica, veterinaria, sanitaria, professionale, tecnica ed amministrativa del SSN, ivi compresi IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico), IZS (Istituti Zooprofilattici Sperimentali) ed ARPA, i dipendenti delle Aziende ed Enti del SSN, compresi quelli delle Strutture anche di carattere privato e/o religioso che intrattengono un rapporto di convenzione e/o accreditamento con il SSN, per il giorno 9 novembre 2018. L’Azienda assicurerà, negli Ospedali e nelle strutture sanitarie territoriali di propria competenza, il rispetto delle norme di legge sulla garanzia dei servizi pubblici essenziali e delle emergenze, per ridurre il più possibile eventuali disagi alla cittadinanza. In particolare saranno garantiti i servizi di emergenza e di Pronto Soccorso; potranno invece subire interruzioni e sospensioni le attività prenotate e programmate.
Ginecologia valdarnese all’avanguardia per il trattamento del tumore dell’endometrio
A confronto esperti da tutta l’Area Vasta su dati e tecniche innovative VALDARNO – Si svolgerà il 2 novembre la terza edizione delle “Giornate di ginecologia oncologica” in Valdarno. A dimostrazione di un impegno costante nel tempo in campo oncologico della UOC di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale S.M. La Gruccia, quest’anno è coronato da una novità tecnologica importante: l’introduzione dell’utilizzo della fluorescenza nelle sale operatorie. Una donazione del Calcit che valorizza il lavoro dei ginecologi valdarnesi, oggi all’avanguardia nel trattamento del tumore all’endometrio. “I tumori dell’endometrio – spiega Francesco Catania, direttore U.O. Ginecologia e Ostetricia della Gruccia – colpisce ogni anno in Italia più di 8 mila donne. Il primo passo nella cura è la rimozione chirurgica dell’utero o delle ovaie e tube. In tutti i casi però, sia i più invasivi sia quelli all’apparenza confinati, è di fondamentale importanza sapere se il cancro si è esteso ai tessuti vicini”. Le vie linfatiche e particolarmente le stazioni linfonodali, detti i “linfonodi”, rappresentano una delle vie più interessate dal tumore dell’utero. Conoscere l’eventuale “invasione” dei linfonodi più prossimi alla neoplasia, è cruciale per stabilire se dopo la chirurgia sarà necessario procedere a chemioterapia o radioterapia. In caso di positività dei linfonodi accanto all’utero affetto da tumore maligno, aumenta significativamente il rischio di metastatizzare, ovvero diffondersi a tutto il corpo, e dunque l’approccio chirurgico volto alla rimozione del tumore primario non basta. Allo stato attuale l’approccio più utilizzato consiste nella linfadenectomia estensiva, ovvero la rimozione di tutto il sistema linfatico che circonda l’utero colpito da tumore. “Questo – continua Catania – può comportare però nell’immediato un maggiore rischio d’infezione e, a distanza di tempo, lo sviluppo di importanti accumuli indesiderati di linfa a livello delle gambe e più in generale disturbi neurovascolari. Un problema non di poco conto se si pensa che le donne colpite da questi tumori spesso sono anziane e in sovrappeso”. Per evitare questi problemi da tempo la tecnica del linfonodo sentinella è stata adottata anche per il tumore dell’endometrio. La tecnica consiste nell’isolamento esclusivo del primo linfonodo potenzialmente raggiungibile dalle metastasi. “Maggiori vantaggi per le pazienti quindi- afferma Catania – e minori costi ospedalieri e di sala operatoria associati in particolare alla riduzione nel numero di giorni di degenza. Grazie alla innovativa colonna video laparoscopica donata dal Calcit, è possibile individuare il linfonodo sentinella con l’introduzione del tracciante fluorescente direttamente in sala operatoria”. La tecnica si è dimostrata tanto efficace e vantaggiosa per le pazienti che diversi Paesi Europei e Stati Uniti, l’hanno già inserita nelle linee guida fra le terapie standard da proporre a tutte le donne che devono essere operate per un tumore dell’endometrio in stadio iniziale. Venerdì prossimo, i ginecologi oncologi di tutta l’Area Vasta, alla presenza di un relatore esperto a livello nazionale in ambito ginecologico oncologico, si confronteranno su studi, dati e letteratura e un intervento chirurgico in diretta.
Il Lions Club di Gualdo Tadino dona un videoproiettore all’ospedale di Branca
Gubbio – Nei giorni scorsi il Lions Club di Gualdo Tadino ha consegnato alla Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Gubbio–Gualdo Tadino un videoproiettore destinato alla nuova sala formazione realizzata presso la struttura del nosocomio. In questo modo, oltre all’Auditorium, diventerà pienamente funzionante una seconda sala per lo svolgimento dei corsi di aggiornamento e di formazione del personale. La donazione è frutto di un’attività di servizio messa in campo dal Club nell’annata Lionistica 2017-2018 che si è appena conclusa. La consegna è stata effettuata dal Past President Gianni Alessio Padoin insieme all’attuale Presidente Paolo Forconi, al Segretario Enrico Amoni e all’Officer Distrettuale Lions Guido Pennoni.Si aggiunge così un altro tassello al pluriennale rapporto di sostegno e collaborazione del Lions Club di Gualdo Tadino con la locale Struttura Ospedaliera per il quale, il 10 marzo 2018, in occasione del decennale dell’apertura, è stato conferito all’Associazione di uno speciale Attestato di Merito “per il costante Impegno la grande disponibilità nei confronti dei pazienti e degli operatori.”
Ospedale di Mirandola, Stefano Sassi nuovo responsabile della Chirurgia
Novità all’Ospedale di Mirandola: il dottor Stefano Sassi è stato nominato responsabile della Struttura semplice di Chirurgia generale dopo il pensionamento di Enzo Maria Villa, in Azienda USL dal 1982, che negli anni di servizio al Santa Maria Bianca ha contribuito a mantenere un elevato livello qualitativo dell’attività chirurgica. Sassi opera a Mirandola dal 2009: già membro dell’équipe di Villa, ne raccoglie dunque l’eredità, nella Struttura semplice afferente alle Struttura complessa diretta dal dottor Michele Varoli. Specializzato in tecniche mininvasive, ha partecipato al percorso di sviluppo della piattaforma chirurgica dell’Area Nord in rete con Carpi, che ha consentito di migliorare i livelli di performance a Mirandola, che attualmente offre il 100% degli interventi erogato nei tempi previsti dalle normative (obiettivo raggiunto e mantenuto da maggio 2018). Un cammino avviato con un’accurata riorganizzazione dei blocchi operatori valorizzando le vocazioni delle due strutture – Mirandola e Carpi – e consentendo la rotazione dei professionisti fra le due sedi che consente oggi di garantire un alto livello di esperienza dei professionisti e la condivisione delle valutazioni cliniche, a tutto beneficio dei pazienti. Un’équipe molto affiatata e ben organizzata, quella della chirurgia mirandolese che, tra l’altro, ha fatto da apripista nelle attività di “pre-ricovero”. Vale a dire l’esecuzione in un unico giorno di tutte le prestazioni per la preparazione all’intervento chirurgico, grazie al coordinamento del personale infermieristico dedicato, con l’obiettivo di garantire una reale continuità di presa in carico fino al momento dell’operazione. Al paziente vengono al contempo tutte le necessarie informazioni, con l’obiettivo di accompagnamento personalizzato in un momento così delicato. Il pre-ricovero diviene così spazio di relazione con il cittadino e punto di riferimento per gli specialisti che effettuano l’intervento. A testimonianza dell’alta qualità raggiunta nella struttura, anche la presenza a Mirandola di un’area diurna polispecialistica a vocazione chirurgica per i pazienti operati in regime ambulatoriale, un’attività molto articolata dal punto di vista organizzativo per le diverse professionalità coinvolte, i tempi e le modalità degli interventi. Sempre nell’ottica di una crescente integrazione, presso il Santa Maria Bianca sarà estesa l’attività chirurgica ambulatoriale (dermatologia, otorinolaringoiatria, urologia) e di chirurgia vascolare con sedute aggiuntive.