Ospedale della Fratta, primo intervento odontoiatrico in narcosi

L’anestesia generale viene praticata in caso di pazienti non collaboranti, bambini e disabili CORTONA – E’ stato effettuato nei giorni scorsi il primo intervento odontoiatrico in narcosi su una persona disabile, detta “non collaborante”, all’ospedale della Fratta. In anestesia generale, l’uomo, un 50enne che risiede in una casa famiglia, è stato operato per una bonifica dentale, cioè gli sono stati estratti 5 denti ed è stata effettuata una revisione del cavo orale. Un intervento che, da sveglio, il paziente non avrebbe tollerato e che non sarebbe stato possibile realizzare. In caso di pazienti “non collaboranti”, a causa dell’età o di un handicap, la Asl Toscana sud est predispone un servizio apposito grazie all’equipe dell’Odontoiatria “Special needs” guidata da Alessandra Romagnoli. “Siamo partiti anche al presidio della Fratta, dopo l’esperienza già avviata negli ospedali di Arezzo, Grosseto e Montevarchi – spiega Romagnoli – Con delle specifiche: all’ospedale di Arezzo possono essere operati i bambini dai 3 anni in poi e gli adulti, alla Fratta solo gli adulti, alla Gruccia solo bambini con più di 8 anni e a Grosseto sia bambini da 3 anni in poi che adulti. La nostra odontoiatria è sempre più attenta ai bisogni dei pazienti fragili, per curarli in modo sicuro ed efficace”. “Un servizio importante che avvicina le cure ai pazienti più fragili. Un lavoro di squadra che evidenzia la professionalità e la competenza degli operatori guidati dalla dottoressa Romagnoli a cui va il ringraziamento mio personale e di tutta la comunità” dichiara Anna Beltrano, direttore della Zona Distretto Valdichiana Aretina. L’accesso a questi servizi odontoiatrici avviene attraverso le richieste dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta o dai reparti ospedalieri.
Demenze, non c’è solo la Malattia di Alzheimer. Intervista al dott. Zappalà

Non riuscire ad associare i nomi alle persone care e ai personaggi famosi, potrebbe essere uno dei segni prodromici di una Afasia Progressiva Primaria
Vignola, via al corso per smettere di fumare

Da lunedì 6 maggio dieci incontri per dire addio alle sigarette Lunedì 6 maggio, al Centro antifumo di Vignola, prende il via il corso per smettere di fumare. Il percorso, della durata di due mesi (dieci gli incontri previsti), utilizza una metodica di tipo cognitivo-comportamentale, il cui vantaggio risiede nell’auto mutuo aiuto tra i fumatori che partecipano al gruppo e nel percorso di consapevolezza sui meccanismi della dipendenza. Al gruppo si accede dopo un colloquio preliminare; è possibile inoltre effettuare consulenza pneumologica. Altri corsi sono in fase di organizzazione negli altri Centri antifumo della provincia: in base al Distretto di residenza, gli interessati potranno rivolgersi alla segreteria del Centro antifumo più vicino per avere informazioni sui corsi e conoscere le date di inizio. Tutti i corsi sono gratuiti, non prevedono pagamento del ticket. “Smettere di fumare è un’azione importante per la nostra salute e per quella delle persone che ci circondano. Affrontare la dipendenza con uno sforzo minimo, oggi è possibile – sottolinea Massimo Bigarelli, coordinatore del progetto tabaccologico dell’Azienda USL di Modena – imparando insieme a dei compagni di viaggio le regole fondamentali per smettere e per restare non fumatori per il resto della propria vita”. I dati Gli ultimi dati disponibili, quelli del Sistema di sorveglianza Passi riferiti al periodo 2014-2017, dicono che a fumare in provincia di Modena è il 28% delle persone tra 18 e 69 anni, vale a dire oltre 129mila persone. Una percentuale in linea con quella regionale e con quella nazionale. Pochi sono i fumatori occasionali (4%) mentreil 26% è un forte fumatore (20 sigarette o più al giorno). Poco meno del 2% le persone 18-69enni che hanno riferito di utilizzare la sigaretta elettronica, pari a circa 11mila e 900 persone (il 5,9% fa uso di entrambe). L’elenco dei Centri antifumo dell’Azienda USL di Modena Carpi: P.le Donatori di Sangue 3 – tel. 059 659921 Castelfranco Emilia: P.le Grazia Deledda – tel. 059 929357 Mirandola: Via L. Smerieri 3 – tel. 0535 602434 Modena: c/o ex Ospedale Estense, V.le V. Veneto 9 – tel. 059 436147 Pavullo: Via Ricci 2 – tel. 0536 309721 Sassuolo: Via Cairoli 19 – tel. 0536 863658 Vignola: Via Paradisi 3 – tel. 059 7574650
Sportiva…mente 2019 – l’utopia possibile

Lunedì 6 maggio 2019, alle ore 10.00, presso la sala conferenze della ASL Foggia (in Viale Fortore, Cittadella dell’Economia – Foggia) si terrà la conferenza stampa di presentazione della undicesima edizione di “Sportiva…mente – l’utopia possibile”. La manifestazione contro lo stigma e la discriminazione del disagio psichico è organizzata dal Centro di Salute Mentale di Troia dell’ASL Foggia, in collaborazione con l’associazione “Tutti in volo” e con il comune di Troia, il GAL “Meridaunia” di Bovino e la Pro Loco di Troia apoteketgenerisk.com. Alla conferenza stampa parteciperanno, tra gli altri, Vito Piazzolla, direttore generale della ASL Foggia, Antonio Nigri, direttore sanitario, Rosaria Caputo, presidente dell’Associazione di familiari “Tutti in Volo” coinvolta nel coordinamento ed esecuzione di tutte le azioni progettuali, Giuseppe Pillo, responsabile del Centro Salute Mentale di Troia e ideatore del progetto, gli amministratori locali dei comuni di Lucera e Troia. Sportiva…Mente rappresenta un grande contenitore con al suo interno una serie di azioni che hanno come obiettivo finale la lotta all’esclusione sociale di donne e uomini in condizioni di estrema fragilità, affetti da disagio psichico. Nel corso della conferenza stampa sarà presentata una nuova iniziativa, finalizzata all’inserimento lavorativo quale strumento di integrazione sociale. Considerata la finalità della manifestazione, l’Azienda rivolge un invito particolare agli organi di informazione affinché, partecipando numerosi, possano fare da cassa di risonanza a tutti gli eventi in programma e contribuire ad abbattere le barriere sociali nei confronti delle persone affette da disagio psichico, migliorando, di conseguenza, la loro qualità di vita.
La Cardiologia di Grosseto coordina un’ importante ricerca internazionale su trombosi e ictus

Il contributo della Cardiologia del Misericordia di Grosseto in un importante studio internazionale che sarà a breve pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Eurointervention. La ricerca, a cui hanno partecipato anche strutture ospedaliere spagnole e tedesche, è stata coordinata dalla Cardiologia di Grosseto, diretta dal dottor Ugo Limbruno, con la partecipazione del cardiologo Alberto Cresti, primo nome della pubblicazione. Lo studio riguarda il rischio di trombosi e di ictus, correlato alle più frequenti aritmie, tra cui la fibrillazione atriale. “È stato dimostrato che nella maggior parte dei pazienti con fibrillazione atriale, la formazione di coaguli di sangue all’interno del cuore, a loro volta responsabili dell’ictus, la più grave complicanza della fibrillazione atriale, si verifica all’interno di un piccolo incavo del cuore, chiamato auricola sinistra e non nelle restanti cavità cardiache, ovvero atri e ventricoli. – spiega Cresti – La ricerca ha evidenziato che la percentuale di coaguli localizzati al di fuori dell’auricola è molto inferiore rispetto a quanto ritenuto fino a questo momento (1% invece che 10%). Questi dati rappresentano un rilevante contributo scientifico alla comprensione dei meccanismi alla base del rischio di ictus cardioembolico e danno nuovo impulso alle tecniche di chiusura dell’auricola sinistra con utilizzo di specifiche protesi, in pazienti con fibrillazione striale, in alternativa alla terapia anticoagulante”.
Elisoccorso notturno, intervento a Cavezzo: 81enne al Centro Grandi Ustionati di Parma

Il mezzo sul posto per un incendio in abitazione privata; l’atterraggio nella piazzola abilitata presso il campo sportivo Ancora un intervento dell’elisoccorso notturno nel modenese, a Cavezzo, a seguito di un incendio in un’abitazione privata. La chiamata al 118 è giunta all’1.46 di martedì 30 aprile: la Centrale operativa del 118 di Bologna ha immediatamente attivato due ambulanze, un’automedica e l’elisoccorso notturno, atterrato nell’area abilitata presso il campo sportivo di via Cavour. Una volta giunti sul posto insieme a Vigili del Fuoco e Carabinieri, gli operatori sanitari hanno soccorso un uomo di 81 anni, che presentava ustioni sul corpo, e una donna di 78 anni che aveva inalato il fumo sprigionato dalle fiamme. Per il paziente è stato disposto il trasporto in elicottero al Centro Grandi Ustionati di Parma, dove è giunto in circa 20 minuti. Ambulanza e automedica hanno invece portato la 78enne all’Ospedale di Baggiovara, dove è stata tenuta in osservazione per una lieve intossicazione. Quella di Cavezzo rientra tra le superfici abilitate a partire dallo scorso 15 agosto all’atterraggio e al decollo dell’elicottero del 118 dotato di tecnologie per la visione notturna. Il potenziamento ha infatti permesso di aumentare notevolmente le opportunità di intervento – mezzi su gomma, elicottero o intervento combinato fra i due mezzi –, al fine di innalzare ulteriormente il livello di sicurezza dei cittadini.
La scuola Si-Cura di te: oltre 700 ragazzi di Arezzo, Siena e Grosseto formati sulla sicurezza nei luoghi di lavoro

Le loro opere in una mostra a Firenze grazie a un bando regionale In una mostra a Firenze le migliori opere dei 708 ragazzi degli istituti scolastici delle province di Arezzo, Siena e Grosseto, formati dagli operatori dei dipartimenti della Prevenzione e delle Professioni Tecnico Sanitarie, della Riabilitazione e della Prevenzione dell’Ausl Toscana sud est grazie a un bando della Regione Toscana dedicato alla “Promozione della cultura della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro e negli ambienti di vita tramite la scuola”. La mostra, che si è svolta nei locali di Palazzo Panciatichi in Via Cavour, sede del Consiglio Regionale, è stata inaugurata alla presenza del presidente dell’assemblea toscana e dell’assessore alla sanità, nonché di rappresentanti dell’Ufficio scolastico regionale, dell’INAIL e di numerose autorità istituzionali. L’obiettivo del bando è stato quello di favorire l’inserimento in ogni attività scolastica di “specifici percorsi formativi interdisciplinari alle diverse materie scolastiche, volti a favorire la conoscenza delle tematiche della salute e della sicurezza nel rispetto delle autonomie didattiche”. Da qui un contributo economico complessivo di 49mila e 500 euro per gli istituti compresivi dei territori serviti dall’Ausl Toscana sud est, che hanno aderito all’iniziativa. Gli istituti della provincia di Arezzo che hanno partecipato sono: Cortona1 “Gino Bartali”, “Rita Levi Montalcini” di Lucignano,”Petrarca” di Montevarchi; mentre quelli della provincia grossetana sono Grosseto 3, Grosseto 5 e “Monte Argentario Giglio”. Gi istituti comprensivi della provincia di Siena che hanno aderito al progetto sono “Renato Fucini” di Monteroni d’Arbia e Murlo, Poggibonsi 1, “Irisi Origo” di Montepulciano, “Graziano da Chiusi” di Chiusi. A conclusione di tali progetti, la Regione Toscana ha voluto dare massima diffusione ai lavori realizzati dalle scuole primarie e secondarie di secondo grado di tutto il territorio regionale tramite l’allestimento di un’apposita mostra, la cui accoglienza dei partecipanti è stata curata dagli studenti dell’IPSSEOA “Bernardo Buontalenti” di Firenze. I referenti dell’Ausl Toscana sud est che hanno seguito le fasi di programmazione e realizzazione dei progetti sono stati Paola Buonriposi per Arezzo, Paolo Rabazzi per Grosseto, Susanna Vimercati per Siena.
Fai la differenza. Lava le tue mani! – 5 maggio giornata mondiale dell’igiene delle mani

In occasione della giornata mondiale dell’igiene delle mani, promossa dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’ASL VCO e il Centro Ortopedico di Quandrante (COQ), propongono eventi educativi che coinvolgano in modo diretto i Cittadini e gli Operatori Sanitari. L’evento è in linea con la proposta OMS 2019 che mira a mantenere alta l’attenzione sull’importanza dell’igiene delle mani nella assistenza sanitaria. La campagna educativa è un importante strumento di arricchimento per la popolazione che può generare una forte coscienza collettiva, migliorare i comportamenti al fine di incrementare la sicurezza e migliorare la qualità delle pratiche sanitarie e assistenziali. Gli eventi si svolgeranno fino al 3 maggio: 2 maggio Casa della Salute di Crevoladossola dalle ore 9 alle ore 12 3 maggio Verbania – Domodossola- Omegna dalle ore 9,00 alle ore 12,00 presso l’Ospedale Castelli, l’ospedale San Biagio e il Centro ortopedico di Quarante. Nelle sedi saranno presenti le Infermiere addette al Controllo delle Infezione e le Assistenti Sanitarie Servizio Medico Competente che coinvolgeranno cittadini e operatori sanitari fornendo informazioni ed eseguendo con loro prove pratiche d’igiene delle mani
Colangite Biliare Primitiva (CBP): la gestione clinica attuale e le nuove frontiere terapeutiche

Mariangela Rizzo Studente del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano-Bicocca Alessio Gerussi MD, Specialista in Medicina Interna, Università degli Studi di Milano-Bicocca Marco Carbone MD, PhD, Specialista in Gastroenterologia, Università degli Studi di Milano-Bicocca Pietro Invernizzi MD, PhD, Specialista in Gastroenterologia, Professore Associato, Centro Malattie Autoimmuni del fegato, Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano-Bicocca Introduzione La colangite biliare primitiva (CBP) è una rara patologia autoimmune che colpisce selettivamente i piccoli dotti biliari intraepatici causando colestasi cronica, ovvero una riduzione dell’efflusso di bile con conseguente ritenzione nel fegato. Il fegato e il sistema dei dotti biliari costituiscono un unico grande insieme, perciò un problema colangiocitico può provocare, in seconda istanza, anche un danno agli epatociti. Nonostante abbia più spesso un inizio silente ed una lunga fase asintomatica, la patologia può progredire verso la fibrosi, la cirrosi epatica, l’insufficienza epatica e la morte. Nella maggior parte dei casi è diagnosticata in fase iniziale e i trattamenti sono spesso efficaci nel bloccare la sua progressione. Chiamata per decenni con il nome di “cirrosi biliare primitiva”, una commissione di esperti dell’associazione europea di epatologia (EASL), riunitasi a Milano nel 2014, ha modificato il nome in “colangite biliare primitiva”, alla luce del fatto che non tutti i pazienti affetti da CBP sviluppano cirrosi. Epidemiologia La CBP è una malattia rara, avendo una prevalenza inferiore a 5 casi su 10.000 abitanti (criterio europeo per definire rara una malattia); in Italia si ritiene ci siano tra i 12.000 e i 13.000 casi (Younossi et al., 2018). Secondo Orphanetla prevalenza e l’incidenza globali della CBP sono rispettivamente 2.1/10.000 e 0.3/10.000/anno. Considerando tutti i dati epidemiologici disponibili in varie aree del globo (Nord America, Europa, Australia, Spagna e Israele), si può osservare una variazione in termini di prevalenza ed incidenza tra le diverse aree geografiche, giustificata probabilmente da una diversità di accesso alla diagnosi e alle cure piuttosto che da una reale differenza tra le varie zone. Il sesso maggiormente colpito è quello femminile, con un’età di incidenza superiore ai 40 anni circa; su 10 pazienti circa 9 sono femmine. Tuttavia, un recente studio basato su dati raccolti in Lombardia e Danimarcaha dimostrato che sono affetti da CBP più maschi di quanto fosse atteso. Eziologia La causa dell’insorgenza della CBP è ancora sconosciuta, anche se è chiaramente una malattia autoimmune. Le evidenze sostengono la relazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali. A favore della prima vi sono un’aumentata concordanza presente nei gemelli omozigoti e l’identificazione, tramite grandi studi genetici (chiamati GWAS, cioè “Genome Wide Association Studies”), di numerosi geni associati alla modulazione della risposta immunitaria (sia innata che acquisita). Inoltre, più della metà dei pazienti affetti da CBP presenta un’altra condizione autoimmune come ad esempio la celiachia, la sclerodermia, la tiroidite autoimmune e la sindrome di Sjogren, il che riflette una predisposizione comune tra le varie patologie autoimmuni. I fattori ambientali, come l’esposizione ad agenti virali o ad agenti chimici, possono essere considerati dei trigger per l’avvio della risposta autoimmune, in questa malattia esclusivamente diretta contro i colangiociti dei piccoli dotti biliari. Una maggiore comprensione dei meccanismi molecolari alla base della CBP consentirà la definizione di nuovi target terapeutici, pertanto la ricerca del meccanismo patogenetico è una tra le più grandi sfide in campo epatobiliare. Aspetti immunologici La patogenesi della malattia è sicuramente autoimmune. È stato dimostrato che la malattia è caratterizzata da una aggressione immunitaria diretta contro alcuni enzimi presenti nei mitocondri (famiglia enzimatica della piruvatodeidrogenasi) che coinvolge tutte le componenti del sistema immunitario, dalla produzione di autoanticorpi sierici anti-mitocondriali (AMA) (immunità umorale) all’attivazione di numerosi tipi di cellule immunitarie come linfociti T CD4, CD8, Natural Killers, monociti/macrofagi, etc. (immunità cellulare). Focus biochimico sugli acidi biliari Gli acidi biliari primari (colico e chenodeossicolico) vengono prodotti dagli epatociti a partire dal colesterolograzie all’enzima citocromo P450 7A1- idrossilasi (CYP7A1); una volta coniugati con taurina e glicina, vengono secreti nei canalicoli biliari. I sali biliari di neosintesi nell’intestino divengono acidi biliari secondari (deossicolico, litocolico e ursudesossicolico) grazie alle reazioni di deidrossilazione e deconiugazione ad opera del microbiota. Il 95% degli acidi viene riassorbito nell’ileo terminale tramite un co-trasportatore sodio dipendente (ASBT) e, una volta arrivato all’interno della circolazione portale, avviene il re-uptake negli epatociti tramite il cotrasportatore sodio-taurocolato (NTCP), situato sul versante sinusoidale dell’epatocita, assieme al trasportatore di anioni organici (OATP). Meccanismi di regolazione dell’omeostasi degli acidi biliari Esistono vari meccanismi che permettono di proteggere gli epatociti dalla tossicità indotta dagli acidi biliari. Il principale meccanismo dell’omeostasi degli acidi biliari è costituito dal recettore nucleare farnesoide X (FXR); negli enterociti, gli acidi biliari legano FXR riducendo l’espressione del gene CYP7A1, con conseguente diminuzione della sintesi degli acidi biliari (meccanismo a feedback negativo); inoltre, FXR riduce l’attività di ASBT, NTCP, OATP e aumenta quella della pompa che secerne gli acidi biliari nella bile(BSEP). Un’altra importante azione di controllo è svolta dal fattore di crescita dei fibroblasti 19 (FGF-19) che, una volta secreto nella circolazione portale, va ad interagire con il proprio recettore posto sugli epatociti, attivando un pathway inibitorio della trascrizione del gene per il CYP7A1. Complessivamente queste azioni creano un ambiente protettivo nei confronti della tossicità della bile, chiamato “ombrello dei bicarbonati” (in inglese, “bicarbonateumbrella”). In particolare, questo “ombrello” svolge un ruolo difensivo per gli epatociti e per i colangiociti, in quanto questo meccanismo, tramite la secrezione di bicarbonato nelle vie biliari, permette l’alcalinizzazione che provoca un passaggio verso la forma ionizzata degli acidi biliari. Quadri istopatologici della CBP Il quadro istologico della malattia viene essenzialmente classificato in 4 stadi (Classificazione di Ludwig): STADIO I: portale o delle lesioni floride (senza interfaccia); STADIO II: infiammazione periportale (epatite interfaccia) o della proliferazione duttulare; STADIO III: bridging porto-portale e centro-portale (fibrosi); STADIO IV: end stage-cirrosi. Nonostante siano descritti come quadri istologici ben definiti, in realtà, nella pratica clinica, i diversi quadri possono spesso coesistere. Diagnosi Al momento la maggior parte dei pazienti
Funzionamento Intellettivo Borderline e fragilità psichiatrica. Una riflessione psicopedagogica

Virgilio Paola Daniela, Pedagogista, PhD student at University of Cordoba, Faculty of Legal and Social Science. Jiménez Fanjul N. – PhD from the University of Córdoba (UCO) in the Social and Legal Sciences program. Professor of Didacties of Mathematics Teaching. Department of Mathematics. Universidad de Córdoba (UCO), Córdoba, Spain. Renda N. – Psichiatra, Ser.T. ASP TP Schifano M. – Psicologo, responsabile U.O. Psicologia clinica e di Comunità ASP TP Maz Machado A. -PhD in Mathematics from the University of Granada (UGR). Professor of Didacties of Mathematics. Department of Mathematics. Universidad de Córdoba (UCO), Córdoba, Spain. Abstract According to some studies, the borderline cognitive functioning exists significantly within (clinical) population, especially during childhood and adolescence. That’s why we need to examine further the problem. This article analyzes the current scientific literature, focusing on relationships between borderline cognitive functioning and mental disability. The purpose of the study is to offer a psychopedagogical analysis of the problem, from pre-school age up to adulthood. The review aims to provide a clear picture of the probability of developing psychiatric problems, by comparing children and adolescents affected by borderline intellectual problems with young people whose IQ is greater than 80. Alcuni studi dimostrano che il funzionamento cognitivo borderline è significativamente presente nelle popolazioni cliniche specialmente nell’infanzia e nell’adolescenza. Ciò giustifica la necessità di ulteriori analisi del problema. Quest’ articolo esamina la letteratura attuale e si concentra sui collegamenti tra il funzionamento cognitivo borderline e il ritardo mentale e propone una riflessione psicopedagogica del problema in età prescolare, scolare e adulta. Il contributo è una riflessione sulle probabilità che hanno i bambini e gli adolescenti con Funzionamento Intellettivo Borderlinedi sviluppare problemi di natura psichiatrica rispetto a giovanissimi con QI superiori a 80. Introduzione Il funzionamento intellettivo borderline, posto per definizione come una sorta di limbo, un confine tra intelligenza normale e ritardo mentale (e.g. Vianello et al., 2014), costituisce una popolazione a cui oggi è necessario prestare grande attenzione. Una quota non trascurabile dei soggetti che approdano alla cura specialistica, segnalati dalle scuole, evidenziano una significativa correlazione tra il funzionamento intellettivo al limite ed una evoluzione verso la patologia psichiatrica e la deriva sociale (Biaggini 2004). La fragilità emotiva e intellettiva espone bambini e adolescenti con funzionamento intellettivo borderlinea rischi di implicazioni psicopatologiche, poiché sperimentano l’insuccesso scolastico che provoca in loro un grave stress emotivo. In alcuni casi, talvolta, sfocia in comportamenti e psicopatologie con componenti di aggressività, e stati d’ansia. A scuola, in classe, i problemi riscontrati dagli insegnanti sono legati a: lentezza, scarso rendimento in tutte le discipline, scarsa capacità mnestica, iperattività, difficoltà di lettura e scrittura, disattenzione, atteggiamento rigido e poco adattivoed alterazioni affettive che, come dicevamo, si manifestano, in alcuni casi, con impulsività e aggressività. Nei casi più complessi i soggetti con Funzionamento Intellettivo Borderline presentano una comorbidità altissima con i disturbi psichiatrici (Wallander, J.L., Dekker, M.C., &Koot, H. M. 2003); Approfondimento Il funzionamento cognitivo limite (o borderline) delinea un quadro che va dall’ipoevoluzione nell’organizzazione cognitiva, immaturità psicoaffettiva e difficoltà ad acquisire un pensiero flessibile – fondamentale per risolvere operazioni mentali complesse, a casi di compromissioni maggiori che possono riguardare anche l’area del linguaggio. I bambini e gli adolescenti che presentano un Funzionamento Cognitivo Limite rientrano nella categoria dei Bisogni Educativi Speciali (BES).Nei casi in cui si ottenga un punteggio di QI che si attesta nella fascia borderline è necessario ottenere un profilo di funzionamento allargato anche alla valutazione del linguaggio, delle funzioni esecutive, delle abilità visuo-spaziali, della lettura, della scrittura, delle abilità di calcolo, della comprensione del testo e del problemsolving; ma occorre anche escludere la presenza di eventuali disturbi del neurosviluppo e/o condizioni mediche associate (es. sindrome di Prader Willi). Tra i primi passaggi più significativi ed importanti bisogna sottolineare la necessità di escludere la presenza di un disturbo del linguaggio, tenendo a mente la natura biunivoca della relazione tra linguaggio e lettura: il linguaggio, infatti, è necessario per imparare a leggere (Carroll e Snowling, 2004) e il tempo dedicato alla lettura influenzerà lo sviluppo di un adeguato bagaglio lessicale che, a sua volta, influirà sull’efficienza della lettura (Chilosi, Lami, Pizzoli, Pignatti, D’Alessandro, Gruppioni, Cipriani e Brizzolara, 2003). Sarà anche necessario escludere la presenza di un deficit dell’attenzione/iperattività o l’eventuale compromissione delle funzioni esecutive (es: abilità di pianificazione, programmazione ed esecuzione, controllo e memoria di lavoro). Considerata, inoltre, la frequente comorbidità con il disturbo evolutivo della coordinazione motoria (DCD) (presente in misura variabile tra il 35 e il 47%, secondo lo studio di Kadesjo e Gillberg, 2001) sarà opportuno, anche, escludere con anamnesi e valutazione clinica, la presenza di elementi riconducibili a difficoltà di coordinazione motoria. E infine, potrà essere utile e/o necessario escludere la presenza di un disturbo non verbale dell’apprendimento (NVLD), caratterizzato da difficoltà cognitive specifiche di natura visuo-spaziale (es: nell’incolonnamento dei numeri, nella lettura direzionale da sinistra a destra, nella lettura e riproduzione di segni aritmetici, nei riporti e nelle procedure, nell’operare con figure-regole geometriche, in geografia). Infine va considerato che bambini ed adolescenti con disturbi del neurosviluppo sono in larga misura esposti: ad insuccessi scolastici, frustrazioni, difficoltà emotive e comportamentali (e.g. Nestler&Goldbeck, 2011), superiori livelli di ansia (e.g. Alesi et al., 2015). In considerazione di ciò il profilo psicologico va allargato agli aspetti emotivi-relazionali ed al fondamentale ruolo che questi aspetti hanno nella prognosi (Kempe, Gustafson e Samuelsson, 2011). Il compito degli specialisti è di: valutare il soggetto nella sua complessità emotiva e neuropsicologica, escludere patologie neurologiche o sensoriali (visive/uditive), fornire un inquadramento diagnostico preciso (comprensivo di codifica secondo la classificazione ICD-10 e/o DSM-5), individuare un profilo di funzionamento dal quale si possano ricavare indicazioni per la personalizzazione delle strategie didattiche e delle modalità valutative (Termine e Stella, 2013). L’insegnante potrà trarre dal profilo funzionale tutti gli elementi utili a calibrare la metodologia didattica, come previsto dalla Direttiva MIUR del 27.12.2012. È importante, inoltre, sottolineare che le diverse tipologie di Funzionamento Intellettivo Limite o Borderlinesono strettamente legate alla loro origine (da