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Redazione, Autore presso Medicalive - Pagina 65 di 174

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SIENA – Maxiemergenza: il nuovo Piano per la gestione di eventi estremi

SIENA - Maxiemergenza

Alcuni dati dell’attività del 118 di Siena e Grosseto   Un nuovo Piano di Maxi emergenza è stato messo a punto dall’Ausl Toscana sud est per la gestione di situazioni estreme. “Abbiamo formato e predisposto un gruppo di infermieri e medici per la gestione dei cosiddetti ‘eventi maggiori’ – ha dichiarato Giuseppe Panzardi, coordinatore aziendale per la Maxiemergenza e responsabile della Centrale 118 di Siena-Grosseto -. Quando ci troviamo di fronte a eventi del tutto staordinari lo schema organizzativo è la chiave che ci consente una buona gestione dei soccorsi in caso di catastrofi naturali o causate dall’uomo, ma anche in occasione di grandi manifestazioni che registrano un afflusso enorme di persone come il Palio di Siena con le sue 15mila presenze o il Bravìo delle botti, che ne registra ogni anno 5mila o Eroica, che richiama da ogni parte del mondo 7/8mila appassionati di strade bianche senesi da percorrere in bici per rivivere l’atmosfera del ciclismo d’epoca”.   La maxiemergenza è solo una delle attività distintive della Centrale 118 di Siena e Grosseto, che dal 2017 ha sede a Ruffolo, in locali all’interno della caserma dei vigili del fuoco, ed è dotata di tecnologia di ultima generazione per la localizzazione automatica dei mezzi di soccorso.   Il personale medico di Centrale prevede 15 unità di cui 10 assegnate a Siena e 5 a Grosseto; quello infermieristico, sempre di Centrale, 30 unità in tutto, di cui 24 di Siena e 6 di Grosseto. Sono previsti anche 4 operatori tecnici del volontariato di Centrale (2 per la movimentazione dei mezzi e altri 2 per la gestione di eventi di secondo livello), che assieme a medici, infermieri e soccorritori delle Associazioni di volontariato del territorio sono impegnati anche nella gestione di percorsi clinico-assistenziali tempo dipendenti, dedicati a pazienti colpiti da patologie per le quali la tempestività dell’intervento è fondamentale non solo per salvare la vita, ma anche per restituire il paziente alla migliore condizione di salute possibile. Si tratta di percorsi disciplinati da appositi protocolli con l’AOU Senese e le strutture ospedaliere dell’Ausl Toscana sud est nell’ambito delle reti ictus, emergenza cardiologica, trauma maggiore, e di recente quella della sepsi.   “Siamo consapevoli della responsabilità del nostro lavoro e di quanto sia complesso. Soccorrere persone in difficoltà, alleviare le loro sofferenze e salvare vite umane, ci ripaga di tutto – ha aggiunto Panzardi – . Ho la fortuna di lavorare con colleghi straordinari, competenti e appassionati del proprio mestiere. Apprezzo molto ciò che fanno. Alcuni di loro dedicano il tempo libero e le ferie al volontariato come le infermiere Perlazzurra Buonaccorsi , volontaria del Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta e Daniela Donnini del punto di emergenza di Abbadia San Salvatore, volontaria di Emergency”.   Il modello organizzativo attuale prevede l’utilizzo su Siena di 7 automediche (medico e infermiere), 5 ambulanze medicalizzate (medico e volontari), 1 ambulanza infermierizzata (infermiere e volontari), 8 ambulanze Blsd di cui 7 in appoggio alle automediche, 2 ambulanze per i trasferimenti interospedalieri.   Su Grosseto sono previste 5 automediche, 2 ambulanze medicalizzate, 8 ambulanze infermierizzate, 19 ambulanze Blsd di cui 5 in appoggio alle automediche, 2 ambulanze per i trasferimenti interospedalieri. Sul territorio di Grosseto è inoltre presente la base dell’elisoccorso Pegaso 2, di cui oggi, 30 maggio, si festeggia il ventennale.   Gli interventi complessivi di emergenza della Centrale 118 di Siena-Grosseto relativi al primo trimestre 2019 sono stati n. 17.096, nel 2018 sono stati 15.570.

ASL FG – Troia: dal 15 giugno sarà operativa la nuova Postazione 118

postazione 118

Sale a 45 il numero delle postazioni complessive in Capitanata La nuova Postazione di Emergenza Territoriale 118 di Troia sarà operativa dal 15 giugno 2019. Lo rende noto il Direttore Generale della ASL Foggia Vito Piazzolla. Ubicata al piano terra della RSA San Raffaele, la postazione sarà affidata a Sanitaservice. All’interno vi opereranno, oltre al personale della Società in house, anche infermieri della ASL Foggia. La nuova postazione è stata inserita nel cronoprogramma di riorganizzazione della Rete della Emergenza Urgenza elaborato dalla ASL Foggia e autorizzata dalla Regione Puglia in considerazione della “posizione strategica di Troia rispetto ai comuni limitrofi”. La PET 118 di Troia arricchisce la complessa rete dell’Emergenza Urgenza della ASL che, ad oggi, comprende 45 postazioni 118, 4 Pronto Soccorso, 5 Postazioni Fisse Medicalizzate (ex P.P.I.T.), 8 superfici per l’elisoccorso. Una rete complessa ed efficiente, come confermano i dati ISTAT relativi al quinquennio 2012-2016, secondo i quali il sistema 118 della ASL Foggia è tra i 10 migliori d’Italia per efficacia clinica ed efficienza gestionale.

Il nuovo patto di cura con i cittadini

Patto di cura per i cittadini

3 GUGNO 2019 : PRESENTAZIONE/CONFERENZA DEL PROGRAMMA +VITA ASL LATINA   9 GUGNO 2019 : +VITA IN PIAZZA   La ASL di Latina ha avviato la riorganizzazione dei servizi sanitari, per rendere protagonisti i cittadini della nostra provincia nel sistema di cure. Il prossimo 3 giugno presso l’ospedale di Latina, pal.na Direzionale, verrà presentato il Programma +Vita alla presenza dei decisori amministrativi locali e regionali, delle associazioni di volontariato, dei rappresentanti delle categorie professionali e di altri importanti segmenti rappresentativi della società, a cominciare da quelli produttivi. Tutti saranno coinvolti, in quanto protagonisti, dal cambiamento previsto dal Programma +Vita.   L’8 Giugno 2019 Conferenza pubblica di presentazione “Programma + VITA” presso l’isola di Ponza   Il 9 giugno 2019 presso Piazza del Popolo di Latina è previsto l’incontro con tutta la popolazione per presentare il Programma +VITA e per realizzare attività di screening con visite mediche e tante altre iniziative.   Che cos’è il progetto +VITA   è l’innovativo progetto dell’ASL di Latina che propone un nuovo modello di gestione del percorso di cura del paziente cronico   Il modello proposto intende fornire un approccio sistematico alla gestione della cronicità che parta dal coinvolgimento diretto del paziente, che insieme ai Medici di Medicina Generale e all’Azienda ASL, diventa responsabile e parte attiva delle azioni volte a “prendersi cura del proprio stato di salute”.   L’approccio sistematico alla gestione della cronicità dell’ASL di Latina si fonda su quattro pilastri:   PATTO DI CURA Accordo tra il paziente, il Medico di medicina generale e l’ASL che diventano co-responsabili nella definizione e attuazione del piano di assistenza individuale.   GESTIONE PER PDTA Approccio per processi attraverso l’utilizzo di strumenti   (Percorsi Diagnostico Terapeutici assitenziali) per attuare la presa in carico e la gestione del paziente attraverso il piano di cura.   INTEGRAZIONE OSPEDALE-TERRITORIO Prevede il coinvolgimento della Medicina Generale e l’attivazione delle Centrali di continuità territoriale composte da figure infermieristiche che ricoprono il ruolo di case manager e avranno il compito di facilitare la presa in carico del bisogno assistenziale dell’assistito   UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA Una piattaforma tecnologica comune consentirà ai Medici di Medicina Generale di essere aggiornati sull’andamento del percorso di cura, di seguire il paziente sia nell’organizzazione di visite, esami e prenotazioni, che nell’aderenza a terapia, prestazioni sanitarie e abitudini/stili di vita.   CAMBIA IL RUOLO DEL PAZIENTE CHE DIVENTA IL CENTRO DELL’ORGANIZZAZIONE DELL’OFFERTA DEI SERVIZI NEL SUO PIANO DI CURA   A CHI SI RIVOLGE Destinatari del progetto sono i pazienti affetti da patologie croniche quali diabete, broncopatia cronica ostruttiva, e scompenso cardiaco , condizioni che necessitano di un attento monitoraggio, per limitare i rischi di un aggravamento che può portare a cause di invalidità di diversa entità.

Codice Celiachia: partenza sabato 1 giugno

Codice Celiachia

Fino a domani 31 maggio saranno sempre validi i buoni cartacei   Da sabato primo giugno è entrato in vigore in Toscana il Codice Celiachia, che consentirà ai pazienti con morbo celiaco o dermatite erpetiforme di prendere i prodotti alimentari specifici semplicemente esibendo un codice abbinato alla tessera sanitaria. Da quella data, non saranno più validi i buoni cartacei in uso finora, che vanno dunque utilizzati entro domani venerdì 31 maggio. Dallo scorso primo maggio il dipartimento della Prevenzione dell’Ausl Toscana sud est (Arezzo, Siena e Grosseto) ha attivato la mail sportelloceliachia@uslsudest.toscana.it, a cui tutti i cittadini possono inviare domande e richiesta di informazioni sulla celiachia. In Toscana i celiaci sono 15.350. Negli ultimi anni le diagnosi sono aumentate grazie alla disponibilità di test diagnostici specifici. Nell’Ausl Toscana sud est si registrano 3468 celiaci, così suddivisi per provincia: Arezzo 1637, Siena 980, Grosseto 851. La quasi totalità dei pazienti è stata contattata e si è presentata agli sportelli, grazie all’attività svolta in maniera capillare dal personale dipendente e anche dagli operatori della Cooperativa (CIS) assegnati al Dipartimento del Farmaco, relativamente al “Progetto Celiachia Cel@RT” della Regione Toscana, per l’Area grossetana”.   Le istruzioni per i ritardatari Chi ancora non è in possesso del proprio Codice Celiachia può andare a ritirarlo al Servizio farmaceutico integrativo della propria Asl di appartenenza. Gli indirizzi degli sportelli e i relativi orari sono disponibili sul sito della Regione Toscana, nelle pagine dedicate alla celiachia, e sui siti delle Aziende sanitarie toscane.   Cos’è il Codice Celiachia Il Codice Celiachia è un codice numerico rilasciato dall’azienda sanitaria di riferimento, che il paziente celiaco potrà utilizzare per acquistare i prodotti alimentari specifici nei supermercati della grande distribuzione organizzata, le farmacie, parafarmacie e gli altri esercizi commerciali comunque convenzionati, su tutto il territorio regionale (in tutto 900 esercizi). Il Codice Celiachia entrerà in funzione dal 1° giugno, ma già da tempo i pazienti possono andare alla Asl di riferimento per avere il Codice. Fino a domani 31 maggio saranno sempre validi i buoni cartacei, che però non saranno più spendibili dal 1° giugno. Il Codice Celiachia rientra nel progetto regionale Cel@RT, che prevede la dematerializzazione dei buoni cartacei e l’introduzione di una piattaforma informatizzata per la gestione di tutto il processo.   Per informazioni e aiuto Numero verde 800004477, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19, il sabato dalle 9 alle 13 Pagine dedicate alla celiachia sul sito della Regione Toscana

Estetica oncologica, a Catania progetto “Io sono Ginestra”

io sono ginestra

Ricominciare dopo il dramma di un tumore vuol dire passare anche attraverso una riscoperta sensoriale ed estetica che sottopone le donne all’ennesima prova di coraggio. Per sostenerle in questo difficile cammino, dopo avere superato la malattia, nasce un progetto specifico di supporto psicologico e di estetica oncologica a Catania che sarà presentato sabato 15 giugno alle ore 10.00 all’Istituto Oncologico del Mediterraneo (IOM) di Viagrande dove si svolgerà il convegno di presentazione di “Io sono Ginestra”.   Si tratta del progetto di consulenza d’immagine – dedicato alle donne che si sono appena lasciate alle spalle la difficile fase di cura del tumore – che coinvolge medici specialisti dell’Istituto Oncologico del Mediterraneo, make up artist, stilisti, fotografi e tecnici del mondo della moda. Giacomo Puglisi, grazie al supporto di psicologi e professionisti del settore, introduce un nuovo tema per lanciare un messaggio alle donne che hanno affrontato una malattia: il tutto passa appunto dall’estetica oncologica e dal supporto psicologico e non solo.   “Io sono Ginestra” sarà anche l’occasione per parlare dell’iniziativa dell’avvocato Angela Mazzola “Istruzioni per l’uso. Convivere con il Tumore”. Dopo una diagnosi improvvisa di un tumore aggressivo ed inoperabile, l’avvocato Mazzola decide di parlare della sua esperienza con l’obiettivo di diffondere un messaggio: “Tutto si può affrontare. Senza paura”.   Ricerche scientifiche hanno dimostrato negli anni quanto sia importante, inoltre, lo stato psicologico della paziente che affronta un cammino difficile e lungo. Si apre così un dibattito tra Ginestra, IOM e “Istruzioni per l’uso”. Un nuovo modo di affrontare la vita e la malattia con tenacia e determinazione.

Ictus cerebrale. Grandi novità scientifiche dal congresso Esoc 2019 di Milano

ictus-cerebrale

Avere più tempo per somministrare il trattamento che può salvare dall’ictus cerebrale: il Congresso dell’European Stroke Organisation evidenzia un notevole passo avanti in questa direzione. Aumentare le possibilità di recupero e limitare le conseguenze disabilitanti causate dall’ictus cerebrale intervenendo con la trombolisi, cioè con la somministrazione di un farmaco capace di disostruire l’arteria cerebrale occlusa, entro le prime 4,5 ore dalla comparsa dei sintomi o con la trombectomia meccanica (utilizzando cioè device meccanici per via endovascolare) entro le prime 6.   Queste le finestre temporali entro le quali oggi si può intervenire per limitare i danni dell’ictus cerebrale, patologia che, nel nostro Paese, colpisce circa 150.000 persone ogni anno. Quella cerebrovascolare è, infatti, una patologia tempo-dipendente: indipendentemente dalla gravità del quadro clinico, è fondamentale che, in presenza dei sintomi dell’ictus, la persona venga trasportata dall’ambulanza del 112 al Pronto Soccorso dell’Ospedale dotato di Unità Neurovascolare (Stroke Unit) più vicino.   Dal Congresso ESOC arriva invece la notizia che il trattamento trombolitico può essere somministrato, con buoni risultati, entro una finestra temporale più lunga – che può arrivare fino alle 9 ore dopo la comparsa dei sintomi – in pazienti selezionati con l’utilizzo delle più recenti tecniche di neuroimaging.   “L’efficacia della terapia dipende dal tempo – conferma il Prof. Danilo Toni, Presidente dell’Italian Stroke Organization e Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare e Neurologia d’Urgenza Policlinico Umberto I di Roma. È stato dimostrato che la mortalità, il rischio di emorragie intracraniche e le disabilità permanenti diminuiscono in maniera significativa ogni 15 minuti giocati in anticipo sull’ictus”.   Nel corso del Congresso è stata ribadita l’importanza dei 7 campi inseriti nel Piano di Azione per l’Ictus in Europa 2018-2030: prevenzione primaria, organizzazione dei servizi dell’ictus, gestione dell’ictus acuto, prevenzione secondaria con follow up organizzato, riabilitazione, valutazione degli esiti e della qualità dei servizi, la vita dopo l’ictus.   “Il Piano di Azione, al quale hanno aderito tutti i Paesi Europei, ha sicuramente degli obiettivi ambiziosi, come la riduzione del numero assoluto degli ictus in Europa del 10%, il trattamento di almeno il 90% dei pazienti colpiti in una Unità Neurovascolare (Stroke Unit) come primo livello di cura e la creazione di piani nazionali specifici che comprendano tutto il percorso, dalla prevenzione primaria fino alla vita post ictus – dichiara la Dottoressa Francesca Romana Pezzella, neurologo presso la Stroke Unit dell’Ospedale San Camillo di Roma e delegata A.L.I.Ce. Italia per S.A.F.E., E.S.O. e W.S.O e selezionata dal Direttivo ESO come co-chair (cioè co-Presidente) per la implementazione dell’ACTION PLAN IN EUROPE nel triennio 2018-2021. Dobbiamo considerare che, in base ai dati raccolti nello studio Burden of Stroke – Impatto dell’Ictus in Europa (pubblicato nel 2017), si stima che entro il 2035 si verificherà complessivamente un aumento pari al 34% del numero totale degli eventi cerebrovascolari acuti nell’Unione Europea e che, conseguentemente, salirà anche il numero delle persone che dovrà convivere con gli esiti di una patologia che diventa cronica”.   Questi obiettivi sono pienamente condivisi, nel nostro Paese, dall’Osservatorio Ictus Italia, costituito nel 2016 dall’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus e da A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), in collaborazione con ISO (Italian Stroke Organization), ESO, Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. “Riteniamo necessario favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di questa devastante malattia – conclude la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. Obiettivo condiviso dell’Osservatorio è quello di far adottare in tutto il Paese criteri scientificamente basati e uniformi in materia, mettendo in atto politiche dedicate sia a livello nazionale che regionale, da una parte coinvolgendo gli operatori sanitari affinché vengano adottati modelli organizzativi efficaci, e dall’altra, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza di adottare uno stile di vita sano per prevenire e contrastare le malattie cerebrovascolari e quelle cardiovascolari”.   Un aspetto particolarmente sentito anche dall’Osservatorio Ictus Italia è quello del ruolo delle donne. Dati recenti pubblicati nel 2019 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno evidenziato, infatti, come solo un terzo dei ricercatori in tutto il mondo e il 12% dei membri delle accademie scientifiche nazionali appartengano al sesso femminile. Non solo: questa diseguaglianza tra i sessi peggiora nel corso della carriera: il 70% delle donne in accademia è Assegnista di Ricerca o Ricercatrice e solo il 10% è Professore Ordinario.   Nel 2014, l’European Stroke Organisation ha eletto la prima Presidente donna della sua storia, la Prof.ssa Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale Misericordia di Perugia che, come primo obiettivo, si è prefissata quello di aumentare il numero delle donne iscritte e di farle partecipare attivamente nell’ambito della società scientifica: in soli tre anni, dal 2014 al 2017, la percentuale di donne aderenti all’ESO è passata dal 31% al 40%.   “Questa inversione di tendenza, con l’aumento della presenza delle donne nell’ambito della Neurologia – dichiara la Prof.ssa Valeria Caso, Past President ESO – si è potuto notarla già nel corso della quinta edizione della Conferenza Annuale dell’European Stroke Organisation, che si è appena conclusa a Milano con la partecipazione di oltre 5.600 specialisti: ben il 40% dei relatori era composto da donne”.   Nel caso specifico dell’ictus cerebrale, le disuguaglianze si registrano, anche per quanto riguarda l’accesso alle cure (tra i fattori determinati di questa disparità si segnalano, oltre al genere, il basso status socio-economico e l’età anziana) e la dimensione organizzativa nel post ictus. Si calcola che 1 donna su 5 avrà un ictus nell’arco della sua vita (per gli uomini il rapporto è di 1 su 6) e, considerando che le donne vivono più a lungo degli uomini, aumenta la probabilità di esserne colpite.   L’ictus uccide il doppio del tumore mammario, ma notizie non troppo rassicuranti arrivano anche dal punto di vista dei fattori di rischio: fumo e diabete sono pericolosi più per le donne che per gli uomini. Una sola sigaretta in una donna provoca un danno

Giornata mondiale sclerosi multipla, l’impegno di SIN e AISM

Sclerosi Multipla

In occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla che si svolgerà oggi, la Società Italiana di Neurologia (SIN) annuncia gli importanti progetti che sta costruendo in collaborazione con l’Associazione Italiana di Sclerosi Multipla (AISM) Unite per il bene dei pazienti, SIN e AISM, insieme alle diverse figure professionali e a tutti gli altri attori coinvolti, stanno definendo le Linee Guida Nazionali per l’assistenza ai pazienti con SM, aggiornando e adattando alla realtà italiana le linee guida già elaborate dal Nice (UK), in particolare per quanto riguarda la terapia. “La SIN come società scientifica è impegnata in prima linea con le associazioni che rappresentano i pazienti – ha dichiarato il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN – poiché gli obiettivi di sostenere e indirizzare la ricerca, favorire la formazione e migliorare l’assistenza sono obiettivi comuni che vengono perseguiti al meglio attraverso la condivisione delle esperienze e delle competenze reciproche. E cosi la sinergia tra i neurologi della SIN e i rappresentanti dei pazienti dell’AISM è un esempio concreto di collaborazione fattiva e costruttiva nel perseguire gli obiettivi di sviluppo non solo della ricerca e quindi della terapia ma anche della assistenza”. SIN e AISM si stanno dedicando anche ai Centri Italiani per la Sclerosi Multipla, in particolare per ciò che riguarda la valutazione del carico di lavoro e le prospettive di miglioramento della loro attività. In Italia esiste una situazione particolarmente favorevole, dove operano più di 200 Centri SM, nati oramai quasi 25 anni fa, e distribuiti in maniera uniforme e capillare sul territorio nazionale, dove operano specialisti neurologi con particolare competenza sulla malattia. Si tratta di una realtà italiana di grande rilevanza, unica nel suo genere nel panorama internazionale, che va sostenuta sia facilitando lo sviluppo di reti collaborative regionali di tipo orizzontale, dove i diversi centri collaborano fra di loro con uno o più punti di riferimento di particolare specializzazione, sia attivando specifiche competenze anche nei centri più piccoli. “Recentemente – ha commentato il Prof. Francesco Patti – Coordinatore del Gruppo di Studio SIN sulla Sclerosi Multipla – le due associazioni, SIN e AISM, si sono impegnate nell’elaborazione del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) a valenza nazionale, che tenga conto di tutti i passaggi assistenziali del paziente con SM, dalla diagnosi, alla presa in carico, alla terapia. Un PDTA che consideri non solo le fasi iniziali della malattia ma anche le fasi più tardive, quando la disabilità può arrivare a livelli tali che il paziente deve essere seguito sul territorio e non più dai Centri SM”.

Alopecia androgenetica

Dott.ssa M. Cusmai - medicina geriatrica

Dott.ssa M. Cusmai Medicina Geriatrica del territorio e Responsabile Sanitario RSA “Madre Pia” Universo Salute, Medicina Estetica Bisceglie (BT)   INTRODUZIONE   PLASMA RICCO DI PIASTRINE    Plasma ricco di piastrine (PRP) è emerso come una nuova modalità di trattamento in chirurgia plastica rigenerativa e dermatologia. Il PRP è un’opzione di trattamento semplice, economica e fattibile con elevata soddisfazione del paziente per la perdita dei capelli e può essere considerato una valida modalità di trattamento adiuvante per l’alopecia androgenetica e altri tipi di alopecia non cicatriziale. Abbiamo proposto un modello denominato “ancoraggio dorato con” bloccaggio molecolare “di componenti ectodermici e mesenchimali per la sopravvivenza e l’integrità del follicolo pilifero (HF)”. L’ancoraggio dorato comprende le cellule staminali del rigonfiamento, la membrana basale ectodermica e la porzione di rigonfiamento dell’APM. Il PRP con il suo apporto autologo di milioni di fattori di crescita lavora su “ancoraggio dorato” insieme a cheratinociti (PDGF), papilla dermica (fattore di crescita dei fibroblasti e IGF), vascolarizzazione (VEGF e PDGF) e cellule neurali (fattore di crescita nervoso) in un multiprodotto servendo da “elisir” per la crescita dei capelli e il miglioramento dell’ambiente generale.   INTRODUCTION   PLASMA RICH IN PLATES   Platelet-rich plasma (PRP) has emerged as a new treatment modality in regenerative plastic surgery and dermatology. PRP is a treatment option simple, economical and feasible with high patient satisfaction for the loss of hair and can be considered a valid method of adjuvant treatment for androgenetic alopecia and other types of non-cicatricial alopecia. We proposed a model called “golden anchor with” molecular blocking “of components ectodermal and mesenchymal for survival and integrity of the hair follicle (HF) “. The golden anchor includes the stem cells of the bulge, the Ectodermal basement membrane and the swelling portion of the APM. The PRP with the his autologous contribution of millions of growth factors works on “golden anchorage” together with keratinocytes (PDGF), dermal papilla (fibroblast growth factor e IGF), vascularization (VEGF and PDGF) and neural cells (growth factor nervous) in a multiproduct serving as an “elixir” for hair growth and improvement of the general environment.   ___   L’alopecia androgenetica è il tipo più comune di calvizie clinicamente caratterizzato da perdita progressiva di capelli. La prevalenza più elevata si riscontra nei caucasici che colpiscono fino all’80% di uomini caucasici e il 40% di donne. Uno studio di popolazione composto da 1.005 maschi indiani di età compresa tra 30 e 50 anni ha mostrato una prevalenza del 58% di AGA. La frequenza di AGA aumenta con l’età, anche se può iniziare alla pubertà.   Patogenesi e presentazione   L’AGA si verifica a causa della miniaturizzazione HF all’interno delle unità follicolari. Vi è una progressiva riduzione del diametro, della pigmentazione e della lunghezza del fusto del capello. I capelli miniaturizzati sono il marchio di garanzia di AGA. Attualmente, il sistema di classificazione Hamilton-Norwood per i maschi e il sistema Ludwig per le femmine sono più comunemente usati per la descrizione del pattern di perdita di capelli. La perdita di capelli a fantasia femminile (FPHL) è un’alopecia diffusa non cicatriziale, che si evolve dalla progressiva miniaturizzazione degli HF e successivamente porta a una riduzione del numero di capelli, specialmente nelle regioni centrale, frontale e parietale del cuoio capelluto. Olsen ha osservato che la perdita di capelli nelle donne può verificarsi in uno schema sottile che diventa evidente solo quando si esegue una parte della linea mediana in quanto vi è spesso una progressiva diminuzione della densità dei capelli dal vertice alla parte anteriore del cuoio capelluto, noto anche come “albero di Natale” distribuzione della perdita. Più unità follicolari composte comprendenti un follicolo primario e diversi follicoli secondari sono presenti in tutto il cuoio capelluto. Nelle prime fasi della perdita dei capelli, i pazienti di solito si lamentano di assottigliamento dei capelli e una diminuzione del volume della coda del pony, ma c’è poca calvizie visibile. La miniaturizzazione avviene prima nei follicoli secondari. L’APM inizialmente perde l’attaccamento ai follicoli secondari regressivi solo in alcune unità follicolari note anche come “unità di araldo”. Il muscolo rimane ancora attaccato al follicolo primario in questa fase. Con la progressione della malattia, la miniaturizzazione continua e il muscolo perde completamente l’attaccamento ai follicoli secondari. Successivamente, i follicoli primari nelle unità di araldo sono anche influenzati dalla miniaturizzazione e alla fine l’attaccamento muscolare viene perso. La calvizie si verifica quando l’intera unità follicolare viene miniaturizzata. Un modello simile di miniaturizzazione e perdita di massa muscolare continua fino a quando tutte le unità follicolari non sono colpite e in questo stadio è visibile la calvizie. L’interazione tra l’APM e il mesenchimale del follicolo potrebbe essere una parte essenziale del ciclo HF. La DP e la guaina dermica comprendono una popolazione di cellule staminali mesenchimali che contribuiscono all’omeostasi del follicolo.   Ci sono due principali scuole di pensiero nella patogenesi dell’alopecia androgenetica. Uno è il ciclo follicolare coordinato     con il movimento delle cellule tra la DP e la guaina dermica. Si ritiene che questo processo venga interrotto in AGA causando la perdita di cellule dal DP e la conseguente miniaturizzazione del follicolo. Le cellule della DP e della guaina dermica sono in grado di subire sia la muscolatura liscia che la differenziazione adiposa in vitro. Pertanto, anche le cellule del mesenchima follicolare possono contribuire al mantenimento dell’APM. La degenerazione muscolare osservata nell’AGA può essere causata dalla perdita di popolazione di cellule progenitrici responsabile del mantenimento sia dell’APM che del DP. L’altra patogenesi proposta è che la nefronectina è un importante mediatore delle interazioni epidermiche con le cellule mesenchimali, poiché il recettore della nefronectina è l’integrina α8β1 che è espressa nella papilla dermica e nell’APM. La perdita di nefronectina o espressione di integrina α8 porta alla delocalizzazione dell’APM che porta alla miniaturizzazione. Nel loro studio, Torkamani et al. hanno trovato che l’APM era degenerato e sostituito dal tessuto adiposo in tutti i campioni di AGA. Il volume muscolare è diminuito e il volume del grasso è aumentato significativamente in AGA rispetto ai controlli.   TRATTAMENTO   Le opzioni di