Smart Working, Istituto di Ortofonologia indica come tornare al lavoro in presenza senza traumi

Lo smart working ha generato due situazioni opposte: da un lato ha creato rotture nei sistemi familiari deboli slatentizzando situazioni di crisi, dall’altro ha rinforzato legami nei sistemi familiari forti dove c’era un buono status psichico ed emotivo. In mezzo c’è il cosiddetto sistema misto: una parte della settimana in smart working e una parte in presenza in ufficio, un sistema che probabilmente aiuta tutti perché da un lato consente di riprendere la vita sociale, sia ai genitori che ai bambini, ma dall’altro consente anche di risparmiare ore di traffico e quindi energia quando si lavora da casa”. Bruno Tagliacozzi, coordinatore della Scuola di specializzazione in Psicoterapia Psicodinamica dell’età evolutiva Istituto di Ortofonologia (IdO)– Fondazione MITE, fotografa così la realtà delle famiglie italiane durante la pandemia. Oggi, però, quell’equilibrio casa-lavoro faticosamente trovato deve fare i conti con la prospettiva di un totale ritorno in presenza. “Sarà una situazione difficile da affrontare- evidenzia Tagliacozzi- già oggi il traffico è aumentato del 20% rispetto al periodo pre-Covid e vedere prolungati i tempi di arrivo al lavoro e di ritorno a casa, che già prima erano lunghi, soprattutto nelle grandi città, è un pensiero che per molti può essere insopportabile”. E allora come si possono aiutare i genitori a ritrovare l’armonia, a gestire uno stress quotidiano che dopo il periodo di pandemia sembra ancora più pressante? Come si ritrova l’equilibrio? Come si conciliano di nuovo vita lavorativa e vita familiare? E’ per provare a dare una risposta a queste e altre domande che la scuola IdO-Mite ha organizzato un open day dal titolo: ‘Come aiutare la famiglia a tornare in presenza: giochi, favole ed esperienze’. Un appuntamento, in programma in diretta facebook giovedì 28 ottobre alle 13, nel corso del quale psicoterapeuti e psicoanalisti della scuola tracceranno un quadro di come stanno oggi bambini e genitori cercando di trovare il punto di equilibrio per salvaguardare l’assetto familiare. Oltre a Bruno Tagliacozzi interverranno all’open day Magda Di Renzo, responsabile del Servizio terapie IdO e direttrice della Scuola specializzazione IdO-MITE; Robert Mercurio, psicoanalista junghiano e docente della Scuola specializzazione IdO-MITE; Renata Biserni, psicoterapeuta responsabile dei laboratori della Scuola specializzazione IdO-MITE.
Società Italiana di Nefrologia , Walter Morale nuovo presidente del gruppo di Studio degli accessi vascolari

Il dott. Walter Morale, recentemente nominato direttore della U.O.C. di Nefrologia e Dialisi dell’ASP provinciale di Ragusa ospedale Maggiore di Modica, ricoprirà – per il prossimo triennio – l’incarico di Presidente del gruppo di Studio degli accessi vascolari nell’ambito della Società Italiana di Nefrologia. La nomina alla guida del gruppo di progetto è avvenuta durante il 62° Congresso Nazionale di Nefrologia tenutosi a Rimini dal 6 al 9 ottobre scorso, in seguito al risultato delle votazioni. Con questo incarico il dr. Morale avrà il compito di coordinare. a livello nazionale, i progetti di studio, la ricerca e trials clinici sugli accessi vascolari promuovendo altresì la formazione e l’aggiornamento nel settore della nefrologia Interventistica vascolare in seno alla società scientifica della S.I.N. Nella lettera di insediamento ha esposto il suo programma delineando gli obiettivi futuri che mirano a promuovere la nascita di un registro nazionale che censisca gli accessi vascolari degli emodializzati in Italia. Portare avanti nuovi progetti di studio orientati soprattutto verso l’innovazione tecnologica e la telemedicina applicata al monitoraggio preventivo delle disfunzioni degli accessi vascolari dei pazienti in dialisi, supportare la formazione di nuovi medici nefrologi e del personale sanitario dedicato alla dialisi e, non per ultimo, instaurare rapporti di collaborazione con altre società scientifiche promuovendo la formazione di team di collaborazione specialistica multidisciplinare. Ha manifestato in una recente dichiarazione tutta la soddisfazione e l’entusiasmo derivanti dalla sua nomina- «Ringrazio tutti i colleghi per questa attestazione di stima e fiducia che mi vedrà ancora più impegnato all’interno della nostra società scientifica al fine di offrire risposte sempre più adeguate ai pazienti nefropatici. Questa nomina rappresenta un riconoscimento di merito alla Nefrologia dell’ASP di Ragusa e mi sento di condividerlo con tutti i colleghi e infermieri con cui quotidianamente lavoro.» E ancora – «Esprimo gratitudine per la sensibilità e la lungimiranza dei vertici aziendali dell’ASP di Ragusa, che hanno permesso sul territorio ibleo di creare un ambiente fertile promuovendo un significativo sviluppo della sanità territoriale, incentivando la nascita e l’accrescimento di branche specialistiche di grande importanza strategica per la medicina, come la radiologia interventistica. In questa ottica si stanno instaurando collaborazioni multidisciplinari tra i professionisti del territorio in grado di offrire una sanità altamente specialistica che ci ha permesso di affrontare problematiche vascolari complesse e complicate nei pazienti in emodialisi. Lavorare così è stimolante e permette soprattutto di dare risposte sempre più adeguate alle esigenze dei nostri pazienti emodializzati del territorio evitando le migrazioni extra provinciali o extra regionali». Infatti, si è registrata di contro una migrazione inversa orientata verso la nostra sanità locale. «Tra le tante cose da fare – ha aggiunto il dr. Morale – mi impegnerò affinché il prossimo Congresso Nazionale sugli accessi vascolari della Società Italiana di Nefrologia possa svolgersi per la prima volta in Sicilia».
Miastenia grave, bilancio ad un anno dal lancio dell’app MyRealWorldMG

È trascorso esattamente un anno dal lancio di MyRealWorldMG, l’app ideata per le persone affette da miastenia grave (MG). Gratuita e disponibile su smartphone con sistema operativo iOS o Android, l’applicazione è stata ed è un importante strumento utile ai ricercatori nel raccogliere i dati sulla qualità di vita dei pazienti con MG, malattia autoimmune rara che si manifesta nelle giunzioni neuromuscolari provocando debolezza con affaticamento dei muscoli volontari. L’app, uno studio osservazionale realizzato da Vitaccess grazie al sostegno di argenx e di nove associazioni di pazienti appartenenti a diversi Paesi del mondo – tra cui AIM-Associazione Italiana Miastenia e Malattie Immunodegenerative Amici del Besta ODV – ha registrato una grande partecipazione tra i pazienti soprattutto in Italia. I risultati ottenuti nel giro di quasi un anno – aggiornati al 30 giugno – sono stati così presentati oggi nel corso di un evento online organizzato da Osservatorio Malattie Rare in collaborazione con AIM e con il contributo non condizionante di argenx. Facendo una panoramica sullo scenario internazionale – 1.606 le persone che hanno preso parte allo studio – emerge che l’80% dei pazienti ha nella quotidianità, a causa della malattia, limitazioni sul lavoro. “Il 58% ha problemi in azioni che dovrebbero essere ‘naturali’, ovvero camminare, il 47% nel mangiare – ha spiegato Renato Mantegazza, Presidente Associazione AIM Amici del Besta e Direttore U.O.C. Neurologia 4- Neuroimmunologia e Malattie Neuromuscolari della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano – Per quanto riguarda l’ambito familiare-personale, l’84% ha difficoltà nel fare progetti, il 68% nelle attività sociali mentre il 51% per spostarsi in luoghi pubblici”. Per quanto riguarda l’Italia, nello specifico, dove i partecipanti sono stati 650 è stato registrato che il 50% delle persone con miastenia grave riscontra difficoltà nel lavarsi i denti o pettinare i capelli. “Il 47% ha problemi nell’alzarsi da una sedia, il 34% a parlare – ha sottolineato Francesco Saccà, Dipartimento di Neuroscienze e Scienze riproduttive ed odontostomatologiche, Università degli Studi Federico II di Napoli – Altro dato da non sottovalutare è che il 50% dei pazienti sostiene di avere una visione doppia, il 56% difficoltà nel respirare”. L’evento, poi, è stato anche l’occasione per presentare i risultati dello studio “caregiver burden”. “Pochi mesi fa, oltre alla survey per i pazienti, ne è stata lanciata una incentrata sui caregiver, ovvero coloro che supportano le persone affette dalla MG – ha affermato Fiammetta Vanoli, U.O.C. Neurologia 4- Neuroimmunologia e Malattie Neuromuscolari della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano al webinar – Si tratta di uno studio trasversale volto a esplorare diverse sfere della vita dei caregiver, da quella sociale a quella lavorativa, da quella economica a quella familiare. Lo studio coinvolge quattro paesi europei ed è stato creato al fine di comprendere l’impatto della patologia sulla vita e sul benessere di queste figure essenziali. A oggi 25 caregiver hanno partecipato al sondaggio e ben 16 sono italiani”. Le informazioni saranno successivamente inserite in un libro bianco che sarà illustrato durante la settimana delle malattie rare nel 2022. L’app MyRealWorldMG è uno strumento importante soprattutto se si considera che a livello globale ci sono pochi registri sulla miastenia grave e che i dati raccolti provengono dalle valutazioni fatte dai medici piuttosto che direttamente dai pazienti. Un tema affrontato anche in una seduta del Parlamento europeo lo scorso marzo durante la quale alcuni specialisti hanno ribadito come sia fondamentale conoscere, dal punto di vista del paziente e non solo del clinico, l’impatto di una malattia rara come la miastenia grave sulla vita quotidiana delle persone.
Salute e benessere all’Istituto Minorile di Catania con progetto “Cani in…”

Soddisfatti e sorridenti mettono in bella mostra il loro attestato di certificazione delle competenze acquisite nella cura e nella gestione dei loro cani. La cornice di questa storia di crescita e di cambiamento è l’Istituto Penale per Minorenni di Catania. I protagonisti sono cinque ragazzi, ospiti della struttura, e Saro, un grande cane corso meticcio. Il 13 maggio di quest’anno, all’IPM, hanno preso il via le attività di “Cani in…”, un progetto di Educazione assistita con gli animali (EAA) nato dalla collaborazione fra l’Istituto e l’Asp di Catania con l’obiettivo di contribuire alla salute e al benessere degli ospiti della struttura. Le attività di addestramento dei cani sono state condotte secondo il “metodo Gentile”, basato sulla ricerca di una strettissima relazione di fiducia fra animale e conduttore. Grazie a questa esperienza relazionale con l’animale, si è voluto promuovere lo sviluppo delle abilità sociali, espressive e di apprendimento dei ragazzi, con ricadute positive nell’ambito emotivo-relazionale e educativo-lavorativo. Ieri, in una straordinaria giornata di sole, nel campo sportivo dell’IPM, a conclusione del progetto, i cinque ragazzi che hanno partecipato alle attività, hanno ricevuto i loro attestati, consegnati dal direttore della struttura, Letizia Bellelli, e dal direttore generale dell’Asp di Catania, Maurizio Lanza. «Concludiamo, con questa simpatica giornata, il percorso fatto dai ragazzi con gli operatori dell’Asp, i conduttori e i nostri operatori interni – ha detto la direttrice Bellelli -. Il progetto ha riscosso molto successo e molta partecipazione, anche emotiva, come del resto il rapporto con un animale spesso induce. Sentire parlare di gentilezza, anche da parte dei ragazzi, e dell’abitudine a relazionarsi con gentilezza, che è il filo conduttore di tutto questo corso, credo sia un bell’insegnamento, soprattutto per ragazzi che sono vissuti in condizioni difficili, ma anche di abitudine al reato come condizione di vita normale. È bello vederli così! Noi auspichiamo che questo sia l’inizio di ulteriori progetti con l’Asp, per offrire sempre nuove opportunità ai nostri ragazzi che ritengo siano una parte significativa della nostra comunità». «Questo è solo il primo passo di un percorso che siamo pronti a compiere insieme – ha aggiunto il manager Lanza -. Credo che con questo progetto si siano conseguiti molti obiettivi, anche ulteriori rispetto a quelli definiti nella programmazione. Mi riferisco innanzitutto alla sinergia realizzata fra le Istituzioni, segno concreto di un impegno comune a servizio della società e in particolare dei giovani e dei suoi membri più fragili. Ogni intervento, anche il più piccolo, rivolto a loro è un investimento per il futuro e segno di speranza per le loro vite e per la comunità. La relazione con l’animale, in questo caso i cani, è inoltre portatrice di stimoli e valori importanti stimolando il senso di responsabilità e l’attitudine alla cura, che sono fra i pilastri fondamentali per una società aperta e inclusiva, rivolta alla promozione dei suoi membri». Le singole fasi progettuali sono state seguite da una equipe multidisciplinare composta dalle psicologhe Maria Gabriella Gullotta (responsabile del progetto) e Daniela Arcidiacono, e da Mirella Basile, medico veterinario, tutte dirigenti dell’Asp di Catania esperte in Interventi assistiti con gli animali; da Paola Piccirillo, educatrice e referente progettuale per l’IPM; e da Antonio Asero, conduttore dell’animale (figura professionale esterna in convenzione con la struttura ospitante). Nel corso della giornata gli operatori dell’equipe hanno illustrato le attività realizzate e i risultati conseguiti. Presenti, per l’occasione, anche il sostituto commissario della Polizia Penitenziaria dell’IPM di Catania, Giovanni Cuddè; e, per l’Asp di Catania, il direttore del Dipartimento di Prevenzione veterinaria, Emanuele Farruggia; il direttore dell’UOC Servizio di Psicologia, Daniela Bordonaro; il direttore dell’UOC Coordinamento staff, Daniela Castronovo; il direttore dell’UOC Medicina penitenziaria, Salvatrice Riillo.
SIFO, puntare sulle nuove terapie digitali

Le Terapie digitali (Digital Therapeutics-DTx) rappresentano un’innovazione della terapia medica. Una DTx può essere utilizzata da sola o in associazione con altri interventi terapeutici, ad esempio un farmaco. In quanto tali, non devono essere confuse con le centinaia di migliaia di applicazioni digitali a disposizione dei cittadini per un’enorme varietà di scopi di benessere e salute. Alcuni esempi sono già disponibili nella pratica clinica negli USA, in Francia e Germania, soggetti a prescrizione medica e ammissibili al rimborso da parte dei servizi sanitari pubblici per il trattamento delle dipendenze da sostanze da abuso, obesità, reazione avverse alle terapie antiblastiche, disturbo da deficit di attenzione/iperattività, disturbi dello spettro autistico, BPCO ed asma, diabete mellito). In particolare, una terapia digitale su prescrizione (prescription digital therapeutic-PDT) è un software solo su prescrizione che fornisce interventi terapeutici basati sull’evidenza per prevenire, gestire o curare un disturbo o una malattia medica. Il tema è stato al centro della sessione dal titolo ‘Digital Medicine & Therapeutics’, che si è svolta in occasione del XLII Congresso Nazionale SIFO appena concluso. “Il Servizio Sanitario Nazionale- ha spiegato la dottoressa Barbara Meini, coordinatrice Editoria scientifica SIFO e dirigente farmacista presso l’USL nord-ovest Toscana – è impostato per assorbire innovazioni evolutive, come nuovi dispositivi medici e farmaci che si inseriscono nel modello esistente di erogazione delle cure”. Per le tecnologie realmente trasformative, come le terapie digitali su prescrizione, è necessario quindi “un nuovo percorso normativo- ha spiegato la dottoressa Meini- In analogia ai medicinali, le PDTs devono essere sottoposte ad un processo di sperimentazione clinica nell’uomo per dimostrare sicurezza ed efficacia prima che raggiungano i pazienti, che coinvolge esperti del trattamento della malattia, esperti di informatica, farmacisti ospedalieri, pazienti e caregiver”. Le terapie digitali sono considerate dispositivi medici e sono dunque soggette alle disposizioni del Regolamento (UE) 2017/745 sui dispositivi medici, entrato in vigore nel maggio 2021. “Tuttavia, tale Regolamento non contiene disposizioni specifiche per DTx- ha sottolineato la dottoressa Meini- e, più in generale, vi sono alcuni aspetti normativi sui quali sarebbero auspicabili indicazioni con un maggior grado di dettaglio (per esempio in merito alla suddivisione in classi di rischio, l’approccio da adottare da parte degli organismi notificati in merito alla normativa applicabile al DTx, ecc.). In termini normativi, è quindi evidente l’esigenza di indicazioni specifiche in merito a DTx. Tali indicazioni sarebbero particolarmente utili in relazione alle caratteristiche peculiari di DTx, come la loro tecnologia in rapida evoluzione e le potenziali vulnerabilità in termini di protezione dei dati e cybersecurity”. Secondo la dottoressa Meini, referente della sessione sul tema al Congresso SIFO, è poi necessaria una nuova metodologia di valutazione: “Anche le valutazione di HTA che oggi conosciamo- ha spiegato – deve tenere conto di un più alto turnover e rapidità di obsolescenza, ma del valore intrinseco derivante dalla raccolta dati nella real life da parte delle PDTs nell’espletamento dell’effetto terapeutico per determinarne valore terapeutico e posizione nella terapia con il fine di supportare i decisori ai diversi livelli nelle decisioni relative ad acquisto, rimborso ed utilizzo. Anche in questo ambito le esperienze assai limitate riguardano essenzialmente le valutazioni del NICE”. Inoltre, serve un nuovo paradigma per il rimborso: “Con l’ingresso delle PDTs è necessario stabilire le modalità di rimborso – ha sottolineato l’esperta – L’unico esempio in Europa è la legge tedesca sulla Sanità Digitale (Digitales Versorgungsgesetz–DVG) che ne prevede il rimborso da gennaio 2020”. È “altrettanto importante” prevedere un “adeguato sistema di sorveglianza post-marketing in relazione a DTx”, ha aggiunto la dottoressa Meini, che consenta una rivalutazione nel mondo reale del loro profilo rischio-beneficio. “Un aspetto di grande interesse è che, nell’erogazione della terapia, consentono la raccolta continua in tempo reale di dati e informazioni, che possono così essere recuperati dalle banche dati per scopi di ricerca e per un eventuale adattamento della terapia; in questo modo, DTx può essere uno strumento per la conoscenza e la gestione delle prove dei dati del mondo reale”. Per questi motivi, le PDTs in Italia presentano “un’assoluta novità, con più domande aperte rispetto a conclusioni certe”. Per questo SIFO, consapevole della potenzialità delle PDTs nel trasformare la gestione clinica ed economica delle malattie croniche e dipendenze, insieme a tutti gli attori del sistema “vuole impegnarsi nella sperimentazione clinica sistematica, nella definizione dei criteri di valutazione multidisciplinare e degli aspetti regolatori (prescrivibilità e rimborsabilità), nonché nella descrizione dei requisiti della farmacia clinica digitale (Digital Clinical Pharmacy) e la costruzione dei PDTA”, ha concluso la dottoressa Meini
Antonio Giarratano nuovo presidente SIAARTI

Si è chiuso a Roma ICARE2021, il 75° Congresso annuale della SOCIETA’ ITALIANA DI ANESTESIA, ANALGESIA, RIANIMAZIONE E TERAPIA INTENSIVA-SIAARTI, evento che ha richiamato al Centro Congressi La Nuvola di Roma circa 3000 anestesisti-rianimatori da tutta Italia. Oltre ai tanti contenuti professionali, ai workshop ed alle sessioni specificamente sviluppate per i giovani specialisti della disciplina, l’evento ha registrato il rinnovo delle cariche societarie: Antonio Giarratano (Palermo) è infatti entrato in carica come nuovo presidente SIAARTI per il triennio 2022-2024, mentre Paolo Pelosi (Genova) è stato designato come presidente eletto ed entrerà in carica nel periodo 2025-2027. Con Giarratano e Pelosi entrano nel nuovo Consiglio Direttivo anche Andrea Cortegiani (Palermo, responsabile comitato scientifico), Elena Giovanna Bignami (Parma, responsabile comitato formazione), Antonio Corcione (Napoli, comitato congressi), Angelo Gratarola (Genova, anestesia e medicina-perioperatoria), Nicola Latronico (Brescia, rianimazione e terapia intensiva), Alessia Violini (Trento, medicina del dolore e cure palliative), Roberto Balagna (Torino, medicina critica dell’emergenza), Claudio Spena (Genova, medicina iperbarica), Maria Grazia Frigo (Roma, cure materno-infantili), Nicola Logrieco (Napoli, neospecialisti), Irene Steinberg (Torino, medici in formazione). LE PRIME PAROLE DEL NUOVO PRESIDENTE – Antonino Giarratano (Palermo, 1961) è professore ordinario di Anestesiologia presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Palermo, ed è Direttore della Scuola di Specializzazione in Anestesia Rianimazione Terapia Intensiva e del Dolore presso la stessa università. E’ autore di oltre 200 pubblicazioni su riviste scientifiche indicizzate. Il suo primo commento come neo-presidente SIAARTI: “ritengo che sarò – più che un presidente – un coordinatore dei componenti del direttivo della Società scientifica, tutti professionisti dotati di altissima qualità ed esperienza. L’obiettivo del prossimo triennio è uno solo: tutelare e promuovere con la massima dedizione la salute pubblica. Questo si può fare puntando su quanto la SIAARTI è in grado di esprimere in termini di competenze, ricerca e formazione. Credo che questo sarà il nostro impegno quotidiano, in continuità con l’enorme lavoro svolto dal presidente uscente Flavia Petrini. Sarà nostra cura dare enorme sostegno alla presenza dei giovani anestesisti-rianimatori, attuando una parità di genere che rispetti innanzitutto il merito e facendo crescere la qualità della disciplina e della sua offerta sanitaria. Comunicazione, professionalità, educazione continua, competenza, ricerca e innovazione saranno le parole chiave del prossimo triennio: un periodo in cui auspico che la nostra sia una Società che possa fare da ponte tra i cittadini e la politica sanitaria, un soggetto centrale nel rinnovamento del SSN che il Piano nazionale di ripresa e resilienza si pone come obiettivo“. GLI ANESTESISTI-RIANIMATORI OGGI – Durante il Congresso è stato anche delineato il profilo dell’anestesista-rianimatore iscritto a SIAARTI: i soci sono 9442, con 5223 donne (55,4%) e 4199 (44,6%). La professione presenta numeri davvero rilevanti di Under 40: 3211 donne (59.3%) e 2201 uomini (40.7%). Entrando nei settori di pratica professionale (le percentuali si riferiscono a professionisti che sono coinvolti in impegni multipli): l’ambito di anestesia e medicina perioperatoria è quello che coinvolge il 68% dei soci, mentre la rianimazione e la terapia intensiva riguarda da vicino il 60% degli iscritti SIAARTI; gli altri settori che coinvolgono i soci SIAARTI sono la medicina d’emergenza (19%), la medicina del dolore (15%), le cure materno-infantili (8%), la medicina iperbarica (4%). PETRINI SUL TRIENNIO CONCLUSO – Con la chiusura del 75° Congresso la Presidente del triennio 2018-2021, professoressa Flavia Petrini, ha voluto tirare le somme dei lavori congressuali, ma anche di 3 anni di lavoro di un Consiglio Direttivo che ha affrontato l’emergenza SARS-CoV2. “ICARE2021 è stato un Congresso di grande importanza e partecipazione, risultati per niente scontati visto che l’emergenza per noi non è assolutamente finita”, è stato il commento della presidente Petrini, “gli interventi dei Ministri Cristina Messa e Roberto Speranza al Congresso ed i messaggi inviati dal Coordinatore della Commissione Salute nella Conferenza Stato-Regioni Raffaele Donini e del presidente della regione Lazio Zingaretti, hanno voluto sottolineare il valore dei nostri professionisti nella risposta alla crisi”. “Oggi gli anestesisti-rianimatori italiani riescono a esprimere eccellenze medico-scientifiche che a livello europeo ci invidiano, ma noi desideriamo che tutto questo possa contribuire a rispondere con maggiore forza e velocità ai bisogni dei cittadini. Desideriamo sottolineare che i fondi del PNRR non debbono andare sprecati: SIAARTI deve e vuole partecipare allo rinascita dell’offerta di salute da oggi verso il futuro”. Riferendosi al lavoro di questi tre anni Flavia Petrini ha sottolineato che è stato bellissimo vedere durante ICARE2021 tanti giovani partecipare a sessioni complesse: “sono orgogliosa di aver contribuito a far nascere in questo triennio l’area Proxima ed anche che i medici in formazione siedano nel Direttivo SIAARTI: ben poche Società scientifiche lo fanno. Quello che abbiamo realizzato con la nostra Società è oggi un modello raro nel panorama delle società elencate dal Ministero dopo la Legge Gelli-Bianco e tutto questo ora va riconosciuto. Dato che le parole hanno un peso, a maggior ragione in questa nostra era di infodemia, vorrei concludere affermando che il motto di SIAARTI è quanto mai illuminante: I CARE (mi importa) e PRO VITA CONTRA DOLOREM, SEMPER. Noi abbiamo la responsabilità di prenderci cura del soggetto, nella sua interezza: questo è lo spirito con cui la nostra disciplina è al servizio del paziente. Uno spirito che ci rende orgogliosi”.
6° Congresso CReI Sicilia [VIDEO]

Il 6° Congresso CReI coinvolge oltre al reumatologo, le altre figure specialistiche previste nella cura delle malattie reumatiche. Ampio spazio è stato dedicato alla sessione sui rapporti della pandemia da COVID-19 con le malattie reumatiche – come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e le spondiloartriti, il lupus, o la sclerosi sistemica – provando a comprendere come devono comportarsi i pazienti che ne sono affetti. Presenti anche le associazioni dei pazienti, con uno spazio loro dedicato per potere esprimere tutte le loro problematiche condotto dal direttore di Medicalive Salvo Falcone. Una grande occasione di confronto e di alta formazione professionale, un successo di pubblico e di presenze. Di seguito tutte le video interviste: Intervista al dott. Sarzi Puttini sugli effetti del Covid-19 in Reumatologia In Sicilia fatto il punto sulla reumatologia, intervista al dott. Aldo Molica colella Vaccini e malattie reumatiche, come comportarsi?. Intervista al Dott. Giuffrida La Pandemia Covid-19 minaccia la salute psicologica, intervista alla dott.ssa Zitelli
1° Congresso Giornate Dermatologiche Iblee

La diagnosi e il trattamento dei melanomi sono stati affrontati nei due interessanti congressi che hanno permesso di approfondire le interazioni terapeutiche comuni a Dermatologia e Oncologia. Il tema è stato discusso anche con le relazioni di specialisti dell’Istituto nazionale dei Tumori di Milano, dell’Ospedale di Taormina e Avola e dell’Università di Catania. Grande apprezzamento è stato espresso dai discenti per la qualità delle relazioni e per l’opportunità offerta grazie ai tavoli di discussione specifici. Un tema lungimirante quello scelto dal dott. Castelli che conferma la necessità di tornare alla formazione di eccellenza svolta in presenza. Di seguito tutte le video interviste: Intervista al dott. Gianpiero Castelli che presenta il 1° Congresso Giornate Dermatologiche Iblee 1° Congresso Giornate Dermatologiche Iblee, eccellenze a confronto e successo di presenze Il miglior trattamento per la cura del Melanoma. Intervista al Dott. Mario Santinami Malattie della pelle, il ruolo del medico di famiglia. Intervista alla dott.ssa Iole campo Trattamento della dermatite atopica a Siruca, intervista alla dott.ssa Attilia Musumeci Melanoma, l’intervento chirurgico. Intervista al dott. Andrea Maurichi Trattamento malattie della pelle in età pediatrica, intervista al Dott. Giuseppe Arcidiacono
Una nuova alleanza terapeutica per i pazienti in terapia intensiva

Le terapie intensive non possono più essere luoghi blindati, inaccessibili, dove cure, assistenza e dolore sono privi di contatti con il mondo esterno, con gli affetti, con le dinamiche relazionali. La SOCIETA’ ITALIANA DI ANESTESIA, ANALGESIA, RIANIMAZIONE E TERAPIA INTENSIVA-SIAARTI da tempo sta lavorando per avviare una diversa relazione tra operatori, pazienti e famiglie: non a caso all’interno del suo Congresso annuale ICARE2021 (inaugurato oggi a Roma) la comunicazione con i pazienti e i loro cari è uno dei temi principali di discussione. Nella sessione dedicata particolarmente a giovani anestessiti e specializzandi, proposta nell’area Proxima, oggi viene proposta dal professor Giovanni Mistraletti una relazione intitolata: “COMUNICAZIONE EFFICACE IN TERAPIA INTENSIVA: IL TRIANGOLO MEDICO-PAZIENTE-FAMIGLIA”. Perché il ruolo degli anestesisti è così rilevante in questa “triangolazione”? “Il punto di vista degli anestesisti-rianimatori è molto particolare”, risponde Mistraletti, componente del Gruppo di Studio per la Bioetica SIAARTI e coordinatore del progetto Intensiva 2.0, “ci troviamo infatti nelle condizioni di stare vicino e di curare persone che attraversano un momento estremamente difficile della loro vita. Fidarsi di qualcuno che ti addormenta o sperare in qualcuno che sostiene una delle tue funzioni vitali porta inevitabilmente a maturare una maggiore consapevolezza sui temi etici della medicina. Quando curiamo un ‘paziente critico’ abbiamo la possibilità e il dovere deontologico di prenderci cura anche di chi gli sta vicino: coinvolgere i familiari e renderli ‘capaci di fare’ è un aspetto di fondamentale importanza. Permette di migliorare la guarigione dei malati, ed anche di far stare meglio gli stessi loro familiari. Certo, ci sono delle responsabilità di scelte cliniche che non possono essere delegate: su queste bisogna lavorare sempre in équipe. Ci sono però degli aspetti della ‘biografia’ delle persone che prendiamo in carico, che sono fondamentali per curarle al meglio e secondo i loro desideri. Aspetti che possono essere scoperti solo attraverso la buona comunicazione con i familiari, creando perciò con loro una relazione che diventa una vera alleanza terapeutica”. La pandemia ha “sollevato il velo” su alcuni problemi che già erano noti: quali criticità ha fatto emergere e cosa ha insegnato il periodo pandemico nella gestione della comunicazione e nell’umanizzazione delle cure? “Soprattutto nelle fasi iniziali del lockdown è molto aumentata la consapevolezza nella nostra società riguardo all’importanza delle cure intensive e al ruolo insostituibile degli anestesisti-rianimatori”, sottolinea Mistraletti, “La comunicazione telefonica o attraverso videochiamate e messaggi è molto più faticosa; anche se ‘è meglio che niente’ non può sostituire la presenza fisica”. Gli anestesisti in periodo pandemico hanno toccato con mano quanto è importante per i pazienti stare vicino ai propri cari. A maggior ragione nei momenti finali della vita: quando la malattia è troppo grave si deve affrontare un dolore inevitabile, dovuto alla perdita di una persona amata (per i familiari) o di un proprio paziente (per i medici). “Se a questo dolore inevitabile si aggiunge il ‘dolore evitabile’ della lontananza fisica”, prosegue il professore, “spesso si arriva a sperimentare una condizione di lutto complicato per i familiari (cioè l’impossibilità di elaborare il proprio dolore, che rimane costante nel tempo e talvolta diventa insostenibile) e di moral distress per i medici (cioè l’obbligo di fare qualcosa che non si condivide moralmente). Molti familiari, pazienti, medici e infermieri hanno sperimentato il desiderio di ribellarsi a una condizione francamente inaccettabile. Queste difficoltà ci hanno insegnato l’importanza dell’umanizzazione della terapia intensiva e della cura dell’invisibile”. Umanizzazione significa anche condivisione del vissuto, sia dei pazienti, che dei caregiver, che degli operatori. Per far emergere le esperienze vissute in terapia intensiva, SIAARTI nel 2017 ha avviato il progetto Intensiva 2.0, che ha raccolto tutti i centri interessati a studiare strumenti per ridurre i sintomi di stress post-traumatico, l’ansia e la depressione nei familiari, ed anche per ridurre il burn out degli operatori. Il Progetto è partito nel 2017 e fino al 2020 ha coinvolto 335 reparti di Rianimazione italiani. Come si è evoluta nel tempo della SARS.CoV.2 questa attività? “Il Progetto Intensiva 2.0 è stato sostanzialmente bloccato dalla pandemia”, conclude Giovanni Mistraletti, “Senza familiari presenti in Rianimazione non si poteva più studiare il nostro intervento per potenziare la comunicazione fra équipe medico- infermieristica e visitatori. Ci siamo quindi occupati di creare un blog che raccogliesse i racconti degli operatori sanitari (https://vissuto.intensiva.it) che ha raccolto più di 160 contributi, molto belli e profondi. Ci siamo poi occupati di descrivere come comunicare bene nel completo isolamento (Progetto ComuniCoViD). Abbiamo dedicato tempo ed energie a preparare la ripartenza, creando una brochure per spiegare specificamente il ‘percorso del fine vita’ in Terapia Intensiva (Progetto BroFiViTI) e creando una serie di brochures e libretti per bambini, ragazzi e giovani che hanno un genitore o un loro caro ricoverato in Terapia Intensiva (Progetto MinViTI). A partire da marzo 2021 abbiamo poi riaperto la possibilità di proseguire la raccolta dati bruscamente interrotta a febbraio 2020, e che potrà proseguire fino al giugno del prossimo anno: è molto bello relazionarsi con centri in cui la pandemia non ha frenato l’entusiasmo per questi importanti temi”.
Impegno per la Pace, iniziativa dell’Ordine dei Medici di Palermo

“E’ assolutamente necessario adoperarsi contro l’esclusione sociale, la violenza e comportamenti di odio e di razzismo. Oggi più che mai. Non ci può essere salute e sanità equa senza pace e rispetto tra le persone. Educare e costruire la pace sono elementi di uno stesso processo in cui il ruolo educativo dei medici è centrale perché i valori della tolleranza e della solidarietà, che sono i cardini della convivenza civile, del rispetto dei diritti umani, della tutela delle diversità e della giustizia sociale nell’accesso alle migliori cure per tutti, si impartiscono a qualsiasi età, a partire dai più piccoli”. Con queste parole il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo Toti Amato, componente del direttivo della Federazione nazionale Fnomceo, ha ribadito l’impegno dell’Omceo nella promozione dei valori fondanti dell’Unione europea. L’occasione è stata la diretta streaming dal Senato “Educazione alla pace per il progresso degli individui e delle comunità” organizzata dal Segretariato della Dichiarazione di Bruxelles “Pledge to Peace”. La Dichiarazione di Intenti, siglata il 28 novembre 2011 nella sede del parlamento europeo, si ispira ai principi di libertà, eguaglianza e solidarietà della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Oggi, ne fanno parte soggetti pubblici e privati che realizzano attività e programmi autonomi per la costruzione di una società basata sugli ideali di dignità, pace e solidarietà. L’Ordine dei medici di Palermo tra i primi firmatari (unico tra gli Omceo italiani), dal 2011 ha assunto tali valori ad indirizzo delle sue iniziative, diventando così parte attiva del benessere dei popoli.