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Redazione, Autore presso Medicalive - Pagina 2 di 174

Medicalive

Salute riproduttiva e patologie reumatologiche, intervista al dott. Francesco Molica Colella

francesco molica colella 3

Un ambulatorio per la presa in carico della salute riproduttiva dedicato alle coppie con l’attivazione di una vera e propria attività di counseling a fronte di patologie gineco-reumatologiche. Ne abbiamo parlato con il dott. Francesco Molica Colella, Specializzando in Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca che fa parte del team coordinato dal prof. Oscar Epis. L’intervista è stata registrata a Gioiosa Marea in occasione del 9° Congresso del CReI Sicilia voluto dal responsabile scientifico dott. Aldo Molica Colella (Responsabile UO di Reumatologia Ospedali Riuniti “Papardo – Piemonte”, Messina – Coordinatore Editoriale Collegio Reumatologi Italiani) e organizzato da AV Eventi e Formazione. VAI ALLO SPECIAL VIDEO PER TUTTE LE ALTRE INTERVISTE DAL CONGRESSO CREI SICILIA 2024

Osteoporosi, update sulla terapia. Intervista al Prof. Giovanni Minisola

minisola

Ricerca continua su nuovi farmaci, l’armamentario farmaceutico si presenta particolarmente performante,  e approcci di cura personalizzati garantiscono una soddisfacente gestione dell’osteoporosi con significativi miglioramenti della qualità di vita dei pazienti. Ne abbiamo parlato con il prof. Giovanni Minisola, Direttore UOC di Reumatologia dell’Ospedale di Alta Specializzazione “San Camillo-Forlanini”, Roma. L’intervista è stata registrata a Gioiosa Marea in occasione del 9° Congresso del CReI Sicilia voluto dal responsabile scientifico dott. Aldo Molica Colella (Responsabile UO di Reumatologia Ospedali Riuniti “Papardo – Piemonte”, Messina – Coordinatore Editoriale Collegio Reumatologi Italiani) e organizzato da AV Eventi e Formazione. VAI ALLO SPECIAL VIDEO PER TUTTE LE ALTRE INTERVISTE DAL CONGRESSO CREI SICILIA 2024

L’influencer e il modello (psicosociale) di vita che rappresenta: spettacolarizzazione o responsabilizzazione?

influencer

Autore Dott.ssa Annamaria Venere Sociologa Sanitaria, Criminologa Forense, Amministratore Unico: AV eventi e formazione, Catania   L’influencer: per una definizione psicosociale Se desideriamo adottare una definizione classica di “influencer”, possiamo riferirci a una figura molto nota sui social network che, in virtù della propria popolarità, è capace di influenzare i comportamenti e le decisioni di un gruppo specifico di utenti. Sul piano professionale, il ruolo dell’influencer si articola soprattutto attorno alle strategie di comunicazione e di marketing, meccanismi dai quali l’influencer trae guadagni, così come l’azienda che si promuove attraverso la sua figura (Riva, 2019). Dal punto di vista psicosociale, non esiste ancora un consenso unanime su ciò che definisce esattamente un influencer. Tuttavia, possiamo concepire l’influencer come un agente sociale che si muove in uno spazio comunicativo con l’obiettivo di orientare le scelte di acquisto o di influenzare il dibattito pubblico, sfruttando il proprio capitale sociale, ossia la comunità digitale a cui si rivolge. Questa definizione mette in evidenza alcuni aspetti distintivi: per prima cosa, l’influencer è senz’altro un attore sociale che possiede capacità di utilizzare strategie mirate, seppur in un contesto digitale, per aumentare la propria visibilità e accrescere il numero di follower; in secondo luogo, detiene un significativo potere sociale, in quanto può impattare sensibilmente sulle scelte di consumo e sui temi di interesse collettivo (Bennato, 2022). Di conseguenza, gli influencer, quanto più vasto è il loro seguito, tanto maggiore potere sociale sono in grado di esercitare sul loro pubblico. Questo avviene tramite una cura meticolosa della propria immagine e personalità, altrimenti detto branding personale, attorno al quale costruiscono un’identità che, benché talvolta possa essere artificiosa, è efficace nell’attrarre follower, celebrità e profitto. Il loro ascendente va ben oltre la mera vendita di prodotti, influenzando i valori, gli stili di vita e perfino l’identità di intere comunità online. Il loro ruolo nel modellare norme sociali e aspirazioni individuali solleva interrogativi sull’autenticità e sull’impatto a lungo termine che queste figure hanno sulla coesione sociale e sugli ideali collettivi. Come “esiste” un’influencer? Due sono le parole che dobbiamo tenere a mente, senza le quali l’influencer non esisterebbe: il profilo “social” e la celebrità (Bennato, 2022; Polesana, 2023). Senza un profilo digitale, in primo luogo, non avrebbe nemmeno senso parlare di “influencer”, così come senza l’esistenza dei moderni social media. In secondo luogo, la celebrità. L’influencer vive di celebrità e fama, poiché se ne rimanesse senza, non potrebbe condizionare o influenzare la community né alcuna persona. La celebrità, non a caso, è la tattica principale attraverso cui gli influencer guadagnano profitto e visibilità. Esistono due strategie principali (Bennato, 2022): quella del macro-influencer, caratterizzato da un’elevata visibilità; quella del micro-influencer, relativamente più discreta. Il macro-influencer adotta una strategia di diffusione di contenuti in stile broadcast, raggiungendo un vasto pubblico con un approccio multipiattaforma. Si rivolge a un pubblico generalista più interessato alla sua “persona” che al contenuto stesso, senza stabilire un vero legame con l’audience, mancando di interazione e feedback sui commenti. D’altro canto, il micro-influencer opta per una strategia di diffusione di contenuti più mirata, con una trasmissione ristretta da uno a pochi. Si specializza cioè in una singola piattaforma, come Instagram, YouTube o TikTok, mirando a un pubblico verticale più interessato al contenuto che alla personalità dell’influencer. Questo tipo di influencer, di conseguenza, sviluppa un legame più stretto con il proprio pubblico, rispondendo e interagendo con i commenti e permettendo la presenza di feedback (Bennato, 2022). Se il macro-influencer può vantare una base di follower considerevole, spesso oltre il milione, ma instabile nel tempo, il micro-influencer, con meno di un milione di follower, gode di una comunità più limitata, ma più stabile nel lungo periodo. A seconda della strategia con cui un influencer “esiste”, pertanto, cambia il potere sociale che detiene, nonché la capacità di condizionare le decisioni degli utenti da cui è seguito. Entrambi i tipi di influencer svolgono ruoli significativi nella società moderna, sia in termini di diffusione di informazioni che di configurazione di tendenze culturali. Il potere che esercitano può avere un impatto diretto sulla credibilità delle marche, determinando così le sorti delle aziende nel mercato. Il condizionamento dei follower: spettacolarizzazione o semplice narcisismo? Un influencer solitamente realizza contenuti digitali, foto o video, attraverso i quali esprime alla propria comunità digitale un’opinione su argomenti di vario tipo, come l’abbigliamento, il cibo, la cucina, i viaggi. Il potere sociale, tuttavia, non risiede soltanto nella capacità di influenzare le decisioni di acquisto di uno o di un altro prodotto, quanto di offrire un modello di vita a tutti gli effetti spettacolarizzato. Per mantenere e accrescere il proprio seguito il social influencer è cioè tenuto a rimanere in sintonia con le aspettative condivise dalla sua rete, espresse talvolta implicitamente, altre esplicitamente. In caso contrario, l’accordo implicito con i follower rischierebbe di interrompersi immediatamente, con la coerenza messa prontamente in discussione, il ché andrebbe a discapito della celebrità. In definitiva, se l’influencer non mantiene alto lo stile di vita da sempre pubblicizzato perderebbe potenza (e guadagno) sociale (Riva 2019). Questo modello di vita in cui deve essere tutto perfetto e coerente, ruotante attorno alla sola celebrità e fama di una persona, senza cui non è possibile ottenere profitto, va a discapito delle vere necessità dei giovani. Di come sia illusorio, in altre parole, per una adolescente decidere di rischiare tutto per cercare la fama digitale, a costo di trascurare la propria vita in favore del numero di follower, dei like e di visibilità che gli assicurerebbero facili sogni e guadagni. Quando in realtà, anche dietro il lavoro di un influencer, almeno di quelli che lo fanno per professione, c’è studio e preparazione. Una cultura, quest’ultima, che favorirebbe un clima di narcisismo e spettacolarizzazione della vita con tutti gli effetti, anche psicologici, oltre che sociali, che questo comporterebbe, come la sindrome FOMO, Fear of missing out, cioè la paura di essere tagliati fuori che caratterizza molti utenti dei social media (Riva, 2019a). Eppure gli influencer, nel loro essere agenti chiave nella trasformazione delle percezioni psicosociali, non sono soltanto fautori di

Benefici dell’Attività Fisica Adattata (A.F.A.) nei confronti della patologia emorroidaria

scienze motorie

Autore Dott. Carmelo Giuffrida Dottore in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate Perfezionato in Chinesiologia, in Chinesiologia Rieducativa, in Posturologia e Osteopatia Abstract La patologia emorroidaria, fra altre cause, può trovare origine nelle disfunzioni del pavimento pelvico per un mancato rilascio dei muscoli dello stesso durante la spinta per evacuare (dissinergia del pubo-rettale). La disfunzione del pavimento pelvico è data dalla funzione anomala dovuta ai muscoli che costituiscono questa regione anatomica. L’Attività Fisica Adattata (A.F.A.) è fortemente efficace sulle disfunzioni pelvi-perineali, poiché contrasta l’ipocinesia, consente di cambiare lo stile di vita correggendo le anomalie e i vizi, permette di migliorare la qualità della vita, incrementa l’autonomia personale. In realtà, assume tono di importante mezzo per la prevenzione di patologie e mantenere un buono stato di salute. Rappresenta il trattamento più idoneo nell’ambito delle disfunzioni perineali quando, ormai, è stata superata la fase acuta e non si necessita della prescrizione di un trattamento in specifico ambiente sanitario. Abstract Hemorrhoidal pathology, among other causes, can have its origin in pelvic floor dysfunction due to a failure to release its muscles during the push to evacuate (puborectal dyssynergia). Pelvic floor dysfunction is caused by the abnormal function due to the muscles that make up this anatomical region. Adapted Physical Activity (A.F.A.) is highly effective on pelvic-perineal dysfunctions, as it counteracts hypokinesia, allows you to change your lifestyle by correcting anomalies and vices, allows you to improve the quality of life, increases personal autonomy. In reality, it becomes an important means for preventing pathologies and maintaining a good state of health. It represents the most suitable treatment in the field of perineal dysfunction when the acute phase has now been overcome and there is no need to prescribe a treatment in a specific healthcare environment. Introduzione Gli aspetti clinici della disfunzione del pavimento pelvico possono essere urologici, ginecologici o colo-rettali e, frequentemente, sono correlati. La disfunzione del pavimento pelvico è caratterizzata dalla funzione anomala esercitata dai muscoli che costituiscono la regione pelvica: si riscontrano situazioni di ipertonicità, di ipotonicità o di perdita del supporto pelvico. La funzione disordinata corrisponde all’aumento dell’attività (ipertonicità) o alla diminuzione dell’attività (ipotonicità) o alla coordinazione inappropriata dei muscoli del pavimento pelvico. Le alterazioni relative al supporto degli organi pelvici sono note come “prolasso degli organi pelvici”. Anatomia del pavimento pelvico Per compartimentalizzarne gli elementi riconosciamo le seguenti regioni anatomiche: – anteriore: uretra/vescica, – media: vagina/utero, – posteriore: ano/retto. Il pavimento pelvico è una combinazione mio-fasciale multipla con inserzioni legamentose che creano una cupola diaframmatica attraverso l’uscita pelvica ossea. Questo complesso si estende anteriormente, dal pube al sacro/coccige nella regione posteriore; bilateralmente si colloca in corrispondenza delle tuberosità ischiatiche. La maggioranza della muscolatura pelvica è costituita dall’elevatore dell’ano. Didatticamente, questo muscolo si suddivide in: – pubo-rettale, avvolgendosi come un’imbragatura attorno alla giunzione anorettale, accentua l’angolo anorettale durante la contrazione e fornisce un contributo primario alla continenza fecale. – pubo-coccigeo, rappresenta la componente più mediale che si separa; modella lo iato dell’elevatore con aperture per l’uretra, la vagina (femmine) e l’ano. – ileo-coccigeo. L’elevazione e il supporto degli organi pelvici sono associati a questi ultimi due fasci muscolari. I muscoli bulbo-spongioso e ischiocavernoso sono i principali contributori alla porzione superficiale del pavimento pelvico anteriore. La muscolatura più superficiale del pavimento pelvico posteriore costituisce lo sfintere anale esterno. I muscoli perineali trasversali attraversano la porzione mediana dell’aspetto superficiale del pavimento pelvico e si fondono con i muscoli bulbo-spongiosi e lo sfintere anale esterno come corpo perineale. L’apporto nervoso alle strutture del pavimento pelvico deriva essenzialmente dai nervi sacrali S3 e S4 come il nervo pudendo. L’afflusso di sangue predominante è derivato dai rami parietali dell’arteria iliaca interna. I muscoli del pavimento pelvico hanno diverse funzioni: Supporto degli organi pelvici: – vescica, uretra, prostata (maschi), – vagina e utero (femmine), – ano e retto (entrambi i sessi); Supporto generale del contenuto intra-addominale; Coadiuvare la continenza di urina e feci; Contribuire alle funzioni sessuali dell’eccitazione e dell’orgasmo. Aspetti clinici della disfunzione del pavimento pelvico Urologico Minzione difficile: esitazione, ritardo nel flusso urinario; Cistocele: rigonfiamento o ernia della vescica nella vagina (anteriore); Uretrocele (prolasso uretrale): rigonfiamento dell’uretra nella vagina (anteriore); Incontinenza urinaria: fuoriuscita involontaria di urina. Ginecologico Dispareunia: dolore con o dopo un rapporto sessuale; Prolasso uterino: ernia dell’utero attraverso la vagina oltre l’introito; Prolasso vaginale: ernia dell’apice vaginale oltre l’introito; Enterocele: rigonfiamento o ernia dell’intestino nella vagina (apicale/posteriore); Rettocele: rigonfiamento o ernia del retto nella vagina (posteriore). Colorettale Costipazione: contrazione paradossale o inadeguato rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico durante la tentata defecazione (defecazione dissinergica); Incontinenza fecale: fuoriuscita involontaria di feci (non correlata alla rottura dello sfintere). Prolasso rettale: invaginazione del retto oltre il margine anale (Procedentia) o prossimale all’ano (Occulto). Generale Dolore pelvico: dolore cronico che dura da tre a sei mesi, non correlato ad altre condizioni definite. Spasmo dell’elevatore dell’ano: altro termine per il dolore pelvico cronico correlato alla muscolatura dell’elevatore dell’ano. Proctalgia fugax: dolore spastico fugace, correlato alla muscolatura dell’elevatore dell’ano. Discesa perineale: rigonfiamento del perineo al di sotto dell’uscita pelvica ossea. Emorroidi e patologia emorroidaria Le emorroidi rappresentano una costituente considerevole dell’Anatomia e nella Fisiologia del canale anale. Sono varicosità delle vene del plesso venoso emorroidario deputate alle funzioni di continenza e di evacuazione. Vengono definite come ectasie di uno o più rami dei plessi venosi emorroidari o, piuttosto, come un tessuto spugnoso altamente vascolarizzato, sostenuto da connettivo elastico e fibre della muscolatura liscia in cui una fitta rete di capillari arteriosi contrae anastomosi con i plessi venosi tributari delle vene emorroidarie. L’etiopatogenesi delle emorroidi prevede, essenzialmente, un’alterazione dello strato di supporto fibro-muscolare della sub-mucosa rettale che, degenerando, provoca una dislocazione dei cuscinetti emorroidari dalla loro posizione anatomica normale fino a prolassarsi, con l’aumentare della pressione endoaddominale, durante la defecazione. Il concetto dell’ipertono del canale anale supporta la teoria dello scivolamento della struttura fibro-muscolare anale e giustifica l’uso dei dilatatori anali crio-termici (Dilatan). Quando il tessuto emorroidario si manifesta attraverso varie sintomatologie che vanno dal sanguinamento, al prolasso e al dolore, si determina la malattia emorroidaria. Tale condizione gastro-intestinale

Medicina Integrata, un cammino condiviso

agopuntura

Autore Dott.ssa Flavia Lanzoni Medico-chirurgo       Abstract In questo articolo si mettono in evidenza le ragioni per cui l’agopuntura, o più in generale la Medicina Tradizionale Cinese desti tanto interesse in Occidente sia nei pazienti che negli operatori sanitari. Non meno importante è l’attenzione suscitata negli organismi preposti al controllo della salute pubblica del mondo occidentale che hanno riconosciuto ufficialmente la validità terapeutica della MTC. La MTC e, più in particolare, una delle sue branche più importanti, l’agopuntura, studiata, sperimentata e validata secondo i criteri EBM occidentali, può essere usata per risolvere alcuni problemi funzionali del paziente senza aumentarne il carico farmacologico. Il cammino verso un futuro caratterizzato dall’integrazione delle due medicine è aperto. Abstract This article highlights the reasons why acupuncture, or more generally Traditional Chinese Medicine, arouses so much interest in the West in both patients and healthcare professionals. No less important is the attention aroused in the bodies responsible for monitoring public health in the Western world which have officially recognized the therapeutic validity of TCM. TCM and more specifically, one of its most important branches, acupuncture, studied, tested and validated according to Western EBM criteria, can be used to solve some functional problems of the patient without increasing the pharmacological load. The path towards a future characterized by the integration of the two medicines is open. La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) è stata ufficialmente riconosciuta come medicina mondiale, essendo stata inserita, nel 2018, nel Compendio della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); il Compendio è diventato operativo per gli stati membri a partire dal 2022. Questo riconoscimento si trova nell’ICD-11, cioè nell’undicesima revisione dell’International Classification of Diseases, nel quale si orienta il modo in cui i medici fanno diagnosi, inserendo la valutazione di segni e sintomi caratteristicamente propri della diagnosi in MTC e riconoscendo loro, per la prima volta, una validità clinica efficace per la cura dei pazienti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’obiettivo di questa decisione “è promuovere l’uso sicuro ed efficace della Medicina Tradizionale Cinese regolando, ricercando e integrando i prodotti della medicina tradizionale, i professionisti e le pratiche nei sistemi sanitari”. Sempre nel 2022, l’agopuntura, una delle terapie classiche della MTC, insieme alla farmacologia e alla dietetica cinese, al massaggio e alle ginnastiche mediche, è stata inserita nelle Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), grazie ad uno studio di tre anni, condotto dalla FISA (Federazione Italiana Società di Agopuntura), con il supporto di consulenti esterni, tra cui i ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Milano, che ha dimostrato, al di là di ogni dubbio, come l’agopuntura sia efficace quanto i farmaci, ma senza averne i frequenti e pericolosi effetti collaterali e tantomeno i costi sanitari, in due patologie largamente diffuse e invalidanti nella società, causa del deterioramento della qualità di vita dei pazienti e di ripetute assenze dall’attività lavorativa, quali l’emicrania e la lombalgia cronica. Per conoscere nei particolari come è stato condotto questo studio ed i risultati ottenuti si può andare sul sito dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) e digitare “agopuntura” in “Linee guida concluse” (https://www.iss.it/snlg). Sull’argomento si trovano, poi, molte altre evidenze, cercando fra tutti gli studi portati avanti in questi anni sull’efficacia dell’agopuntura nel dolore acuto e cronico. Per rimanere sui sintomi “emicrania” e “lombalgia”, prendiamo in considerazione, ad esempio, uno studio del 2016, pubblicato su PubMed. Questo analizza le prove dell’efficacia dell’agopuntura per il trattamento o la prevenzione dell’emicrania, della cefalea di tipo tensivo e dei disturbi della cefalea cronica e valuta i risultati di revisioni sistematiche selezionate e meta-analisi; se ne evince come l’agopuntura sia associata a risultati clinici migliori rispetto alle sole cure di routine, alla gestione medica e all’agopuntura fittizia (placebo) fino a 2 mesi dopo la randomizzazione. Anche se le prove a sostegno dell’efficacia comparativa dell’agopuntura in periodi di follow-up più lunghi siano contrastanti, queste analisi di costo-efficacia condotte nel Regno Unito e in Germania suggeriscono che l’agopuntura sia un’opzione di trattamento anche economicamente vantaggiosa per questi Paesi. Per quanto riguarda la lombalgia, sempre su PubMed, si trova un lavoro che ha analizzato i dati di 8 database per un totale di 12 studi che hanno coinvolto 1842 partecipanti. I risultati presi in considerazione includono efficacia (percentuale di pazienti che hanno migliorato totalmente o parzialmente i sintomi clinici), intensità del dolore e soglia del dolore ed hanno dimostrato come l’agopuntura sia più efficace della Medicina Occidentale in termini di ottenimento di risultati positivi per il paziente.           La MTC e, con essa, l’agopuntura è praticata in Cina da più di 3000 anni ed anche ai giorni nostri viene esercitata in ambulatori e ospedali cinesi per il trattamento di tutte le patologie, tranne le chirurgiche, ed insegnata nelle loro università.           La MTC riconosce caratteristiche più filosofiche e di esperienza pratica, mentre la nostra Medicina Occidentale si basa sul metodo scientifico sperimentale e sulla ricerca sistematica; si tratta di due modi completamente diversi di indagare la realtà, che partono da presupposti e metodiche diverse, ma che hanno come obiettivo comune la salute del paziente. In Occidente, l’utilizzo dell’agopuntura viene sottoposto agli stessi criteri che regolano la nostra medicina, di conseguenza l’appropriatezza dei suoi trattamenti e dei protocolli terapeutici viene valutata con gli strumenti della medicina basata sulle prove di efficacia (EBM). Ne derivano innumerevoli evidenze, date dalle prove sperimentali, che sono aumentate esponenzialmente negli ultimi anni, tanto da contare più di 30.000 studi solo su PubMed, che dimostrano come l’utilizzo dell’agopuntura sia efficace, oltre che nel dolore, anche in molte altre patologie che vanno dall’insonnia alle vertigini, dalle oculoriniti allergiche alla dismenorrea ed a problematiche come favorire il rivolgimento fetale in caso di posizione podalica del feto. Risulta essere, inoltre, un valido strumento di accompagnamento alle coppie che affrontano un percorso di procreazione medicalmente assistita o come terapia di supporto in ambito oncologico in quanto risulta essere utile per contrastare i sintomi collaterali alle terapie della Medicina Occidentale come nausea e vomito indotti dai farmaci chemioterapici, neuropatie periferiche, ossia i dolori delle terminazioni nervose spesso molto invalidanti per la qualità di vita dei pazienti

La configurazione del legame di attaccamento madre-bambino in carcere

carcere

Autore Dott.ssa Francesca Denaro Psicologa libera professionista, Prato     ABSTRACT – In questo articolo si sottolinea, come la “teoria dell’attaccamento” di Bowlby, considerato uno dei maggiori psichiatri del XX° secolo, trovi un suo valido riscontro, anche e soprattutto, in situazioni difficili per costruire un rapporto madre-figlio sereno, quale la detenzione in carcere delle donne-madri. I risultati di ulteriori, più recenti studi riportati confermano come l’ambiente disagiato e la possibilità di separazione futura incidano negativamente su tale rapporto, importantissimo per la crescita e l’evoluzione psichica del bambino. ABSTRACT – This article underlines how the “attachment theory” of Bowlby, considered one of the greatest psychiatrists of the 20th century, finds its valid confirmation, also and above all, in difficult situations to build a peaceful mother-child relationship, such as the detention of women mothers in prison. The results of further, more recent studies reported confirm how the disadvantaged environment and the possibility of future separation negatively impact this relationship, which is very important for the growth and psychological evolution of the child. La “teoria dell’attaccamento” di Bowlby (1969) sottolinea la stretta relazione che esiste tra lo sviluppo affettivo del bambino, con particolare accento sugli scambi del bambino con la figura di accudimento (legame madre-bambino) e le condizioni ambientali che possono favorire o contrastare questo reciproco rapporto. Il legame affettivo del bambino con il caregiver si sviluppa a partire da alcuni comportamenti geneticamente determinati che si manifestano con la funzione adattiva del mantenimento della vicinanza fisica all’adulto, al fine di ricevere cura e protezione dai pericoli dell’ambiente esterno. Dalla nascita fino al raggiungimento dei due anni di vita circa, il bambino sviluppa progressivamente un legame di attaccamento preferenziale con la persona che si prende cura di lui, generalmente la madre; in base all’esperienza vissuta all’interno di questo specifico rapporto, il bambino si formerà delle rappresentazioni interne (non completamente irreversibili) che guideranno il suo comportamento durante tutto il corso della vita. E’ anche nel corso dell’interazione con l’ambiente, che un individuo costruisce, secondo Bowlby (1969), dei modelli operativi del mondo e di se stesso nel mondo, mediante i quali percepisce gli eventi, prevede il futuro e dà forma ai propri programmi. Una rappresentazione interna dinamica di sé in rapporto con gli altri costituisce un Modello Operativo Interno, ovvero rappresentazione mentale in grado di raffigurare, con sufficiente coerenza, l’esperienza vissuta dal bambino nelle interazioni con le persone che si prendono cura di lui. Intorno al primo anno di vita, il bambino inizia ad organizzare, quindi, la sua esperienza affettiva. La funzione dei Modelli Operativi Interni è quella di organizzare le conoscenze acquisite di sé e della figure di attaccamento, per poter pianificare il proprio comportamento, sulla base della previsione delle probabili risposte degli altri alle sue azioni. Essi influenzano le percezioni, i pensieri, i sentimenti e tutta la personalità dell’individuo. La stabilità del modello di attaccamento nei primi due anni di vita, quindi, è una proprietà della diade madre-bambino che, con il passare del tempo, determina una organizzazione interna del comportamento del bambino sempre più stabile e meno influenzabile dai cambiamenti (Bowlby, 1969). La condizione di co-detenzione in carcere di madre e bambino rappresenta una situazione ad alto rischio, che può influenzare negativamente la qualità degli scambi interattivi diadici, esponendo il bambino alla possibilità di esiti psicopatologici sin dai primi mesi di vita. Tambelli, Speranza, Trentini e Odori (2010) dimostrano come coppie madre-bambino, considerate ad alto rischio psicosociale, siano caratterizzate da una modalità di interazione che presenta processi di regolazione affettiva compromessi. Quando la madre è incapace di fungere da elemento regolatore esterno per gli stati di attivazione emotiva del bambino, egli tende a manifestare costanti comportamenti di autoregolazione, finalizzati a regolare i livelli di attivazione interna e ridurre il suo coinvolgimento nelle attività. Questo stile di coping auto-diretto compromette gli scambi del bambino con il suo ambiente e la sua motivazione ad interagire con il mondo. Biondi (1995) ha osservato che le madri detenute utilizzano con maggior frequenza un comportamento deleterio per lo sviluppo affettivo dei bambini: l’utilizzo, come mezzo disciplinare, della minaccia di abbandonare o affidare ad altri il bambino. Seppure questi metodi vengano comunemente utilizzati anche dai genitori in condizioni di libertà, nel contesto detentivo questi possono avere gravi ripercussioni sul bambino. Infatti, può essere difficile in seguito spiegargli come la separazione dalla madre al terzo anno di età sia avvenuta per disposizioni di legge e non perché il suo comportamento sia stato così cattivo da meritare una punizione. E’ comune che i bambini, una volta separati dalla madre, si sentano responsabili della condizione di sofferenza che insieme hanno vissuto. In genere, le relazioni affettive di un bambino evolvono da una dipendenza completa del neonato dalla madre verso una condizione di autonomia che permette di sviluppare relazioni anche con gli altri che costituiscono il suo ambiente. Ciò che, invece, si osserva in carcere è la difficoltà della madre di ridurre progressivamente il suo forte legame simbiotico con il figlio e di incoraggiarlo all’esplorazione. Il carcere sembra, infatti, condizionare il legame madre-bambino, rendendolo da un lato simbiotico, dall’altro discontinuo; obbliga, in conclusione, il bambino a mettere in atto comportamenti di verifica, a volte provocatori, per “capire” in quale reale condizione affettiva egli si trovi. Dall’osservazione di 24 bambini tra i due e i tre anni, Biondi (2005) ha notato il caso di una bambina che, entrata in carcere dopo quattro mesi di separazione dalla madre, al momento dell’ingresso, ha mostrato notevoli problemi di adattamento e rifiuto verso qualsiasi invito a giocare. La bimba, probabilmente, durante il periodo di separazione aveva sviluppato sentimenti di paura di abbandono e perdita. Tanti bambini, in situazioni simili, manifestano protesta, disperazione e distacco; questi comportamenti in carcere vengono considerati dalle madri più che una richiesta di aiuto, piuttosto come un capriccio del bambino stesso. In altri casi si osserva, invece, la contrapposizione tra due comportamenti, attaccamento ansioso da un lato e distacco aggressivo dall’altro che si sovrappongono e si mescolano creando difficoltà di comprensione da parte chi osserva queste dinamiche in una coppia madre-figlio. Biondi (2005) ha

SPECIAL VIDEO | Il Damage Control Orthopaedics nella traumatologia della mano e del polso

traumatologia polso

I sempre più frequenti infortuni lavorativi, domestici, durante lo svolgimento di attività motoria e gli incidenti stradali, hanno fatto sì che la branca della traumatologia superasse numericamente l’ortopedia. Molti Ospedali – seguendo il modello americano – si sono evoluti dunque in Trauma Center per l’applicazione di protocolli che, oltre a salvare la vita al paziente, garantiscono la presa in carico dell’arto o degli arti coinvolti. Mano e polso, per la grande importanza che rivestono per la vita di relazione della persona, non devono passare in secondo piano in caso di traumi ad alta complessità. Se ne è discusso a Bologna il 16 febbraio scorso, durante lo svolgimento dell’evento scientifico dal tema “Il damage control orthopaedics nella traumatologia della mano e del polso”. Si tratta del 3° congresso sul tema con la responsabilità scientifica del dott. Roberto Urso, specialista in Ortopedia e Traumatologia presso il Trauma Center dell’Ospedale “Maggiore” di Bologna e organizzato da AV Eventi e Formazione. Traumatologia della mano e del polso, l’azione dei trauma center. Intervista al dott. Urso Damage control orthopaedics nella traumatologia della mano e del polso, intervista al dott. Roberto Urso   Rete di emergenza-urgenza di chirurgia della mano, intervista alla dott.ssa Pfanner  Traumi mano e polso, l’approccio seguito dal prof. Max Haerle Quali sono i protocolli seguiti nel processo di riabilitazione dei soggetti trattati dopo un trauma alla mano o al polso? Intervista alla dott.ssa Sartini Puntare sui giovani e consolidare la presenza della SICM. Intervista al prof. Michele Riccio Rete regionale per il Trauma in Veneto, intervista al dott. Coraìn Linee guida SICM e attività peritale, intervista al dott. Caruso

Traumatologia della mano e del polso, l’azione dei trauma center. Intervista al dott. Urso

urso

I sempre più frequenti infortuni lavorativi, domestici, durante lo svolgimento di attività motoria e gli incidenti stradali, hanno fatto sì che la branca della traumatologia superasse numericamente l’ortopedia. Molti Ospedali – seguendo il modello americano – si sono evoluti dunque in Trauma Center per l’applicazione di protocolli che, oltre a salvare la vita al paziente, garantiscono la presa in carico dell’arto o degli arti coinvolti. Mano e polso, per la grande importanza che rivestono per la vita di relazione della persona, non devono passare in secondo piano in caso di traumi ad alta complessità. Se ne discuterà a Bologna il prossimo 16 febbraio nel corso dell’evento scientifico dal tema “Il damage control orthopaedics nella traumatologia della mano e del polso”. Si tratta del 3° congresso sul tema con la responsabilità scientifica del dott. Roberto Urso, specialista in Ortopedia e Traumatologia presso il Trauma Center dell’Ospedale “Maggiore” di Bologna e organizzato da AV Eventi e Formazione. L’evento – in programma presso il Centro Congressi “Eataly World Fico” – ha il patrocinio SICM e la segreteria scientifica è firmata dai dottori Roberto Adani e Alberto De Mas. “Molti Ospedali sono diventati Trauma Center – afferma il dott. Roberto Urso – seguendo l’esempio della scuola americana che per prima ha iniziato l’approccio e la gestione in emergenza-urgenza dove, con priorità d’azione e protocolli studiati appositamente fanno sì che prima venga il salvataggio della vita del paziente, in unione al salvataggio dell’arto o degli arti coinvolti. Il tutto gestito da un pool organizzativo che deve dimostrarsi una macchina perfetta. Cercheremo di capire – prosegue – se questa perfezione esiste o se alcune modifiche devono essere fatte per migliorare la gestione chirurgico-interventistica di tutti i segmenti ossei coinvolti nel paziente politraumatizzato, nessuno escluso. E l’arto superiore, con mano, polso e tegumenti, con la sua vitale importanza per la vita di relazione dell’uomo, non deve passare in secondo piano. Questa giornata sul Damage Control – conclude il dott. Urso – è dedicata a tutti i colleghi ortopedici che trattano i grandi traumi muscolo-scheletrici, ai giovani medici, ortopedici-traumatologi, medici di medicina d’urgenza, fisiatri, fisioterapisti, infermieri di sala operatoria che si trovano di fronte ad un paziente da trattare, in urgenza per salvare la vita, i grandi segmenti ossei, le mani e i polsi e in differita per il processo riabilitativo e rieducativo alla funzione”. Clicca qui per rivedere tutti i video del Congresso

Frattura di polso: la chirurgia di salvataggio

classificazione fratture

Abstract: Le fratture del polso sono sempre più frequenti e avvengono spesso anche nei giovani. Sono fratture estremamente complicate perché legate alla dinamica dell’evento, sono fratture “ad alto impatto”, altrimenti definite, “ad alta energia”. L’artrosi post-traumatica è un’eventualità spesso inevitabile, ma un intervento chirurgico precoce e preciso può allontanare nel tempo questa possibilità di degenerazione articolare. Le fratture “chirurgiche” non sono, quindi, solo quelle che compromettono lo spazio articolare, ma anche quelle che appartengono al gruppo delle fratture con spazio articolare intatto, ma “con traslazione grave”. Abstract: Wrist fractures are increasingly frequent and often occur in young people. They are extremely complicated fractures because they are linked to the dynamics of the events, they are “high impact” fractures, otherwise defined as “high energy”. Post-traumatic arthrosis is often an inevitable eventuality, but early and precise surgery can remove this possibility of joint degeneration over time. “Surgical” fractures are therefore not only those that compromise the joint space, but also those that belong to the group of fractures with intact joint space, but “with severe translation”. Introduzione I traumi del polso e della mano, sia nel paziente anziano, sia nel paziente di giovane età, rappresentano la stragrande maggioranza dei traumi che si presentano giornalmente nei nostri Pronto Soccorso. Sono evenienze molto frequenti; da un lato nel paziente anziano legate all’età, alla fragilità ossea e all’elevato rischio di caduta, data l’instabilità intrinseca del soggetto, dall’altro, nel giovane, l’aumento delle probabilità di lesioni il polso sono prevalentemente legate alle attività giornaliere, spesso svolte in maniera concitata e veloce: spostamenti in moto e in bicicletta per la città o traumi legati all’attività sportiva. Questo tipo di frattura, soprattutto nei giovani, è estremamente complicata da trattare, in quanto strettamente connessa alla dinamica dell’evento; si tratta, cioè di fratture a grande impatto, definite, anche, “ad alta energia”. In precedenza abbiamo parlato delle fratture del polso, della loro classificazione e abbiamo messo in evidenza come, nell’ambito degli Studi Internazionali, le fratture a più frammenti, ma ancor più quelle ad interessamento articolare, siano sempre di tipo “chirurgico”, cioè necessitino di un intervento per poter ripristinare al meglio la linea articolare ed evitare al paziente, in futuro, un’artrosi prematura. L’artrosi post-traumatica è un’evenienza che purtroppo risulta inevitabile, ma una chirurgia precoce e precisa può procrastinare, nel tempo, questa possibilità. Le fratture “chirurgiche” non sempre sono solo quelle che compromettono la rima articolare, ma appartengono a questa categoria anche le fratture con rima articolare integra, ma con grave traslazione. Si è tendenzialmente abituati a vedere pazienti con importanti gessi che coinvolgono il braccio, l’avambraccio e la mano e, quasi sempre, si percepisce la scontentezza legata al fatto che certi gessi dovranno essere portati per un periodo che va dai 30 ai 35 giorni, peggiorando la qualità di vita della persona. L’apparecchio gessato è una terapia sempre valida, anche se fastidiosa. La sua efficacia è legata ad alcune obbligatorie regole: il gesso deve essere fatto assolutamente da mani esperte e la frattura deve essere assolutamente ben allineata. Troppo spesso accade, però, che le cosiddette “buone riduzioni di frattura” siano in realtà riduzioni approssimative che porteranno, poi, ad una consolidazione viziata e a gravi problemi funzionali. Altrettanto spesso si vedono articolazioni della radio-carpica che, una volta rimosso il gesso, risultano deviate verso un asse sbagliato, in radializzazione o in iperestensione. Tale situazione provoca non solo un danno estetico, ma anche un danno funzionale a discapito della qualità di vita della persona. Possiamo ben immaginare che cosa potrebbe provare un paziente che, in piena età lavorativa, guarisca con una grave deviazione dell’articolazione del polso, magari addirittura a carico dell’arto dominante. Nel tentativo di recuperare un minimo di funzionalità vengono, spesso, prescritti mesi e mesi di fisioterapia che, però, il più delle volte non porta a “restitutio ad integrum” l’articolazione del polso. Casi clinici: In questa sessione voglio mostrare alcuni casi clinici di fratture di polso arrivate alla mia attenzione, dopo rimozione dell’apparecchio gessato; come si può vedere, mostrano già una buona consolidazione, ma anche deformità residua e grave deficit della motilità.                                   La domanda che mi sento porre dalla maggioranza dei pazienti, a questo punto, è: ”Ma si può fare qualcosa?” Secondo le Linee Internazionali, la chirurgia differita è una indicazione limite per rischi di insuccesso, rischi medico-legali e future spese che il paziente dovrà sostenere, oltre alla chirurgia stessa che è fonte di disagio psicologico e, spesso, non viene affrontata. Nel mio storico vi sono centinai di interventi sul polso e molti di questi sono chirurgie differite su polsi che, al togliere del gesso, sono risultati in consolidazione viziata. Nell’ambito dell’ortopedia non è solo la capacità chirurgica che gioca un ruolo determinante, ma anche l’attenta valutazione della tipologia di frattura collegata al tipo di paziente e alle sue aspettative. Analizzeremo dei casi particolari, ma dirimenti per questo tipo di argomentazione. Caso clinico 1: Donna di anni 58, professionista, frattura del polso destro tipo Frikman I (in iper-estensione, secondo Goyrand) sull’arto dominante. Trattamento con gesso braccio-avambraccio- mano per 35 giorni. (Fig.1) Alla rimozione del gesso, come prima impressione (negativa), vi fu il riscontro di grave deviazione del polso in senso mediale (radializzazione), di estrema rigidità dell’articolazione e di dolore costante, determinato dal processo di guarigione, ma anche dalla grave deviazione nel verso errato, non fisiologico. La radializzazione della frattura determinava un inpingement della stiloide del radio sulla prima filiera del carpo. Il permanere di questa situazione, oltre che dolorosa per la paziente, è anche pericolosa, perché candida la sua articolazione ad una evoluzione artrosica precoce. Indicazione chirurgica: intervento di revisione chirurgica con via di accesso secondo Henry, asportazione del callo osseo riparativo, riduzione della neo-frattura e stabilizzazione con placca in titanio nickel-free a basso profilo. In considerazione della ottima stabilizzazione, si lascia libera da subito l’articolazione per un inizio precoce della riabilitazione. Un tutore termoplastico sarà, poi, posizionato per essere usato nei momenti di maggior stress e rischio (attività lavorativa e durante la notte). Nella figura 2

Analisi comparativa delle metodologie della stimolazione transcutanea auricolare del nervo vago

nervo vago

Abstract Versione italiana In questo lavoro vengono descritte alcune delle principali metodologie, le tecniche, i potenziali bersagli e la corretta somministrazione della stimolazione transcutanea nervo vago auricolare (taVNS) sull’orecchio umano. Sono sempre più numerose le ricerche che dimostrano l’utilità e l’efficacia di questa interventistica clinica che, pur essendo non invasiva, riesce a manipolare efficacemente il funzionamento del nervo vago. Questo nervo vago, permettendo in maniera unica la comunicazione veloce tra la mente, il cervello e tutto il resto del corpo, rappresenta di fatto una modalità strategicamente cruciale per il trattamento di molti disturbi sia psicologici e che fisiologici trattati all’interni di un’ottica integrata. Questo scritto analizza i principali lavori scientifici che hanno indagato i parametri di somministrazione del trattamento terapeutico che hanno dimostrato una migliore efficacia clinica offrono. Abstract English version This paper describes some of the main methodologies, techniques, potential targets and proper administration of transcutaneous vagus auricular nerve stimulation (taVNS) on the human ear. More and more research is demonstrating the usefulness and efficacy of this clinical interventional procedure, which, while noninvasive, can effectively manipulate the functioning of the vagus nerve. This nerve, uniquely allowing for rapid communication between the mind, brain and the entire rest of the body, is in fact a strategically crucial modality for the treatment of many disorders both psychological and physiological, treated within an integrated framework. This paper reviewed the main scientific papers that investigated the parameters of therapeutic treatment delivery that demonstrated better clinical efficacy offer. Introduzione Come è stato altrove più dettagliatamente descritto (Mariano, 2023) il X nervo cranico, meglio conosciuto come nervo vago, è un nervo che ha origine nel tronco encefalico e ha diverse terminazioni sia connesse a strutture cerebrali “superiori”, sia periferiche, raggiungendo tutti gli organi principali del torace e dell’addome (Berthoud, 2000). Data la sua estesa e diffusa natura anatomica e funzionale, il nervo vago rappresenta uno punto strategico particolarmente prezioso per promuovere un cambiamento psicofisico positivo nelle persone soprattutto per i professionisti che adottano trattamenti nell’ambito di una metodica terapeutica integrata (Agnoletti & Mariano, 2023). Benefici della stimolazione del nervo vago Nell’ultimo decennio, sono state prodotte numerose prove di applicazione, con esiti positivi, di taVNS finalizzate a ridurre i sintomi di un’ampia gamma di condizioni mediche, tra cui l’epilessia e la depressione entrambe resistenti ai farmaci (Hein et al., 2013; Bauer et al., 2016), ma anche acufeni (De Ridder et al., 2014), schizofrenia (Hasan et al., 2015), demenza di Alzheimer (Kaczmarczyk et al., 2018), emicrania (Sacca et al., 2023) o dolore cronico (Napadow et al., 2012). Inoltre, la taVNS, insieme alla neuro-riabilitazione ha migliorato con successo i sintomi dei disturbi motori negli adulti e nei bambini (Badran et al., 2020; Cook et al., 2020). In soggetti sani, la taVNS si è dimostrata efficace anche nel modulare l’attenzione e la cognizione (Sun et al., 2017; Fischer et al., 2018; Sellaro et al., 2018). Si presume che questi effetti cognitivi indotti dalla taVNS in soggetti e pazienti sani siano correlati a cambiamenti di concentrazione del neurotrasmettitore della noradrenalina (NE) e dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA) (Van Leusden et al., 2015) causati da una stimolazione del locus coeruleus (LC) attraverso fibre vagali afferenti (Ruhnau & Zaehle, 2021). Metodologie di stimolazione del nervo vago Inizialmente la stimolazione elettrica del nervo vago (VNS) comportava l’impianto chirurgico di elettrodi bipolari adiacenti il ramo sinistro cervicale del nervo vago. Alcuni impulsi elettrici venivano somministrati al nervo tramite un generatore di stimoli (IPG) impiantato chirurgicamente nel petto (George, 2000). Tale procedura è, tuttora, approvata dalla FDA (Federal Drugs Administration statunitense) per l’epilessia, la depressione refrattaria e l’obesità cronica. Tuttavia, questa metodologia, presenta alcune criticità: è una procedura costosa ma soprattutto, sebbene sia una pratica sicura, comporta inevitabilmente le possibili problematiche connesse ad un intervento chirurgico e i suoi possibili effetti iatrogeni negativi (Nemeroff, 2006). Per superare e annullare effetti indesiderati e criticità, da circa vent’anni è stata introdotta una metodologia di stimolazione transcutanea non invasiva che sfrutta le terminazioni superficiali del ramo auricolare del nervo vago (ABVN). Studi anatomici dell’orecchio suggeriscono che il trago, la conca e la cymba concha sono i luoghi del corpo umano in cui sono presenti le distribuzioni del nervo vago afferente cutaneo (Peuker & Filler, 2002) e si ritiene che la stimolazione di queste fibre afferenti producano effetti terapeutici simili a quelli della stimolazione invasiva (Hein et al., 2012; Rong et al., 2012; Stefan et al., 2012; Yap et al., 2020). In particolare, Peuker e Filler (2002) descrivono come il vago innervi con l’ABVN, nel 45% dei casi da loro analizzati, il cavum conchae e, nel 100%, la cymba conca. Ma le fibre vagali dell’ABVN innervano, seppur forse in percentuale minore, anche la parete anteriore del condotto uditivo esterno, quella identificata con il trago. Il trago offre anche alcuni vantaggi in termini di facilità di applicazione di un eventuale elettrodo, invece di dover inserire e tenere un elettrodo premuto contro la conchae (Badran et al., 2018a). Da Yap JYY, Keatch C, Lambert E, Woods W, Stoddart PR and Kameneva T (2020). Critical Review of Transcutaneous Vagus Nerve Stimulation: Challenges for Translation to Clinical Practice. Front. Neurosci. 14:284. doi: 10.3389/fnins.2020.00284 Un altro target solitamente usato per la taNVS è la cymba concha (Ruhnau & Zaehle, 2021). Parametri e protocolli Nonostante le numerose prove di efficacia della stimolazione auricolare, vi sono in letteratura alcuni studi che hanno fornito risultati incoerenti di efficacia della taVNS, effetti assenti o addirittura invertiti (ad esempio, Keute et al., 2018, 2019; Borges et al., 2021). Lo studio di D’Agostini è giunto anche alla conclusione di una sostanziale inefficacia della stimolazione continua del cymba concha per aumentare l’attività noradrenergica, la frequenza respiratoria e il flusso salivare (D’Agostini et al., 2022). Una ragione di tali discrepanze potrebbe essere dovuta alla variabilità dei parametri di stimolazione applicata e il posizionamento degli elettrodi per la stimolazione stessa (Ruhnau & Zaehle, 2021). Uno studio, che ha analizzato oltre 130 ricerche sulla VNS e la taVNS, ha dimostrato l’ampia gamma di impostazioni della forma d’onda elettrica che possono essere utilizzate per trattare i