Analisi dell’equilibrio statico e dinamico: gli effetti della propriocezione sulla postura
Dott. Carmelo Giuffrida Dottore in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate. Docente incaricato all’insegnamento di “Attività Fisica Adattata” presso il Master Universitario di I° Livello in “Posturologia Clinica e Scienze dell’Esercizio Fisico” – Università degli Studi di Catania Sintesi Percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio implica meccanismi fisiologici neurali che coinvolgono sia informazioni con componenti coscienti che inconsce. L’equilibrio può essere migliorato con specifico training somministrato in ambiente altamente specializzato! Abstract La propriocezione è la capacità di comprendere (percepire) e distinguere (riconoscimento) la posizione del proprio corpo nello spazio. La funzione motoria documenta che l’uomo è un essere vivente, specie attiva in grado di pensare, progettare e compiere il movimento come esito di una integrazione funzionale complessa che viene resa da un insieme di comparti neuro-anatomici come le aree corticali motorie, i gangli della base, il cervelletto. Poiché diversi organi sono deputati al controllo dell’equilibrio il sistema globale che ne consente la funzionalità si definisce “sistema integrato”. I fattori che condizionano l’equilibrio umano riguardano il campo fisico, biologico e psicologico. Conseguentemente ad un gesto motorio, gli aggiustamenti posturali possono avvenire tanto in condizioni statiche (aspetti tonici) quanto in condizioni dinamiche (aspetti fasici). Essi debbono essere indagati sia in merito alle interferenze sensoriali (aspetti neuro-fisiologici), alle disorganizzazioni statiche e delle catene cinetiche muscolari, in rapporto agli svincoli artro-cinematici e alle coartazioni, senza trascurare gli aspetti psico-sociali ed emozionali. Le metodologie di sviluppo implicano sia esercizi eseguiti in forma statica che dinamica in grado di favorire la padronanza e il controllo del corpo nell’esecuzione dei gesti motori, della forza muscolare, della velocità, delle capacità coordinative, ecc… L’eminente Biologo, il Naturalista inglese Charles Darwin, nella sua opera cardine della storia scientifica,“L’origine delle specie”, affermava che “Gli organismi viventi sono in equilibrio con il loro ambiente. Siccome l’ambiente cambia, debbono cambiare anch’essi, altrimenti sono condannati a scomparire”! Sir Charles Scott Sherrington, nel 1906, invece, coniò il termine “propriocezione”: poneva le basi della moderna Neuro-Fisiologia. Il termine è formato dalle locuzioni “receptus” (atto del ricevere) e “propius” (da sé stesso), per definire il senso di percezione della posizione del corpo. Propriocezione e Postura La propriocezione è la capacità di comprendere (percepire) e distinguere (riconoscimento) la posizione del proprio corpo nello spazio. Anche senza il rapporto della vista, la percezione dello stato di contrazione mio-fasciale assume importanza basilare per l’essere umano in seno all’articolato meccanismo inerente al controllo dell’atto motorio. Comprendendo i meccanismi fisiologici neurali, il concetto essenziale di propriocezione, nel corso del tempo, si è sviluppato e modificato. La maggior parte delle informazioni propriocettive, essendo demandate al controllo dell’elaborazione del progetto motorio e alla sua esecuzione non raggiungono mai il livello di coscienza. Tendenzialmente, si distinguono: una componente cosciente della propriocezione: le informazioni provenienti dalla propriocezione cosciente vengono trasmesse attraverso la colonna dorsale e spino-cervicale per facilitare le attività motorie più articolate e complesse. Clinicamente, persone che incespicano facilmente, nonostante presentino una deambulazione e una postura normale, possono mostrare una lesione al sistema della propriocezione cosciente. una componente incosciente della propriocezione:la propriocezione assume unafunzione di rilevanza nellaconservazione della postura eretta, nella stazione seduta e nella coordinazione delle attività motorie più semplici. Sul piano clinico, le alterazioni della propriocezione incosciente determinano deficit posturali o i sintomi dell’atassia. La propriocezione è basata su due varietà differenti di sensazione: la cinestesia o movimento articolare: il riconoscimento cosciente dei movimenti corporei; la sensazione articolare: l’individuazione cosciente dell’orientamento e della posizione delle differenti parti del corpo. Equilibrio e propriocezione La funzione motoria documenta che l’uomo è un essere vivente, specie attiva in grado di pensare, progettare e compiere il movimento come esito di una integrazione funzionale complessa che viene resa da un insieme di comparti neuro-anatomici come le aree corticali motorie, i gangli della base, il cervelletto. L’allineamento evolutivo e adattativo tra scatola cranica e i segmenti corporei per la relazione spaziale in risposta all’ambiente circostante coincide con la postura. Una insufficienza del sistema vestibolare, particolarmente quando si manifesta una sensibilità asimmetrica dei canali semicircolari, delle disfunzioni della regolare attività visiva o dei disturbi del riflesso vestibolo-oculare, del nistagmo indotto dal vestibolo, determina forti relazioni con le inefficienze dell’equilibrio. Una valutazione dell’otolito sensibile alla gravità induce a porre in correlazione l’asimmetria vestibolare con la scoliosi idiopatica. E, inconfutabilmente, disturbi propriocettivi trovano correlazioni a scoliosi importanti. Il controllo posturale e la coordinazione dinamica muscolare avvengono: – per effetto dell’integrazione centrale delle afferenze sensoriali, labirintiche, somatiche e visive con le afferenze cerebellari; – per mezzo delle vie piramidali ed extra-piramidali; – attraverso un forte legame tra la propriocettività e l’equilibrio: prolungate immobilizzazioni articolari, stati infiammatori a carico delle strutture capsulo-legamentose, atteggiamenti e vizi posturali possono alterare la funzionalità recettoriale, generando notevoli alterazioni dei riflessi posturali e dell’“instabilità funzionale”. Il sistema propriocettivo ha il compito di ricevere, tramite i meccanocettori e specifici recettori articolari, informazioni che, trasmesse tramite le fibre nervose e integrate mediante il midollo spinale e la corteccia cerebrale, afferiscono dalle aree periferiche. Il ruolo svolto è quello di coordinare i movimenti, garantire una precisa percezione spaziale, fornire informazioni sia a livello cosciente (posizione e movimento in atto) che a livello inconscio, in relazione allo stimolo dei circuiti riflessi spinali (sensazione cinestesica) nella consapevolezza dei rapporti istituiti tra i vari segmenti a riposo (sensazione posturale). L’equilibrio è una qualità fisica complessa di tipo percettivo-motorio che implica diversi sistemi interconnessi che ricevono stimoli dalla periferia e li trasmettono al centro: – raccolta ed elaborazione (cervello), – integrazione, – modulazione (cervelletto), – ri-trasmissione (sistema extra-piramidale) agli organi periferici per il controllo della postura indispensabile per ogni movimento. Gli stimoli percepiti dai recettori periferici sono di ordine: – visivo; – labirintico; – somato-sensoriale (importanza particolare dei propriocettori mio-fasciali e articolari). L’essere umano, negli ultimi milioni di anni ha affinato la capacità di lettura dell’ambiente confrontandone lo stato dei dati afferenti determinati dal movimento anche nel cervello viscerale o enterico, recepito per mezzo della branca somatica del Sistema Nervoso Periferico e, successivamente, elaborato nello strato limbico del cervello, vero e proprio punto di
Frattura della clavicola: trattamento chirurgico o incruento
Dott. Roberto Urso Dirigente Medico U.O. di Ortopedia e Traumatologia Ospedale Maggiore, Bologna Abstract Fracture of the clavicle, a frequent occurrence in childhood, statistically represents about 12% of all fractures. In shoulder trauma, the clavicle alone accounts for at least two thirds of injuries. When it comes to managing these fractures, specialists have always been divided between restorative surgery and conservative treatment. Surgery leads to anatomica! alignment, certainly has greater risks, but nonetheless the conservative treatment which can lead to a flawed healing, with shortening frag- ments, unsightly imperfections and inappropriate shoulder postures. La frattura della clavicola, evento frequente nell’età infantile, statisticamente rap- presenta circa il 12% di tutte le fratture. Nella traumatologia della spalla, la sola clavicola rappresenta almeno i due terzi delle lesioni. Nell’ambito della gestione di queste fratture, gli specialisti si sono sempre divisi fra la chirurgia riparativa e il trattamento conservativo. L’intervento chirurgico porta ad un allineamento anatomico, ha sicuramente rischi maggiori, ma non di meno il trattamento conservativo che può determinare una guarigione viziata, con frammenti in accorciamento, sgradevoli inestetismi e atteg- giamenti della spalla non adeguati. Frattura della clavicola: trattamento chirurgico o incruento? La frattura della clavicola, evento frequente nell’età infantile, statisticamente rappresenta circa il 12% di tutte le fratture. Nella traumatologia della spalla, la sola clavicola rappresenta almeno i due terzi delle lesioni. Essa è sempre determinata da un trauma ad azione indiretta (molto rara) o diretta (frequente): con trauma sulla mano a spalla estesa e abdotta oppure caduta sul gomito con trauma riflesso. Dall’età di 45 anni in poi la frequenza di tale frattura diminuisce sensibilmente. Come si presenta clinicamente? Nell’infanzia (35% della totalità di fratture) si presenta sempre con dolore e impotenza funzionale, ma la lesione va attenzionata con scrupolo in quanto, ad occhio meno esperto, potrebbe confondersi con la pronazione dolorosa. Si può presentare con l’aumento della curvatura della scapola, altre volte si presenta nella tipologia «a legno verde». Nell’adulto, solitamente, la frattura è completa quando vi sono spostamento dei frammenti e l’atteggiamento tipico della spalla è di apparire abbassata e traslata in avanti. La clavicola mantiene un’ angolazione a vertice superiore, con pelle tesa. Vi è tumefazione costante, con successivo sanguinamento che riempie la fossa sovra-claveare e spesso la regione pettorale superiore.(fig.1) Esame obbiettivo: Alla palpazione si evoca dolore, ma la motilità preternaturale porta subito a far diagnosi di frattura. Il dolore è tale che obbliga il paziente a mantenere il braccio immobile contro il tronco. Quadro radiografico: Nell’adulto spesso la rima è perpendicolare all’asse della clavicola o obliqua dall’alto verso il basso, con frammenti acuminati. Altre volte vi è la presenza di 3° frammento. Le fratture comminute sono la risultanza di un trauma diretto. (fig.2) Fratture al 3° medio: è la zona della clavicola maggiormente vulnerabile (70% dei casi); è osso poco protetto perché coperto da sola pelle nella sua porzione anteriore ed è soggetto a maggior sollecitazione. E’ la sede di elezione nelle fratture dell’infanzia. Fratture al 3° laterale: come frequenza (20% circa) sono seconde e solitamente oblique. Quando sono vicine all’articolazione acromion-claveare si possono definire del 4° distale o «frattura iuxta-articolare» come fu definita da Delbet. Fratture al 3° mediale: sono rare (3-4%) e quasi sempre composte. Comprendono la piccola porzione compresa fra la sterno-clavearee e il punto di incrocio con la prima costa. Se la frattura avviene all’interno dell’inserzione dello SCM, il moncone può risalire. Frattura esposta: trattamento in urgenza, quando possibile. È generalmente legata ad un politrauma. Complicanze: Lesioni pleuro-parenchimali: l’importante retrazione del frammento prossimale può provocare la perforazione della pleura o creare lesione all’apice del polmone (raro). Lesioni vascolari: Rare, nonostante i rapporti stretti con arteria e vena succlavia. Il muscolo succlavio e il legamento costo-coracoideo formano, al di sotto della clavicola, un cuscinetto di protezione. I rischi maggiori si hanno se uno spostamento mediale del frammento laterale provoca una perforazione della parete o una lesione parziale, con conseguente formazione di aneurisma. Lesioni nervose: non sono molto frequenti. Se accadono, è a causa del forte spostamento indietro di uno dei frammenti, che può ledere il plesso brachiale. Vanno segnalati anche i rarissimi casi di compressione del plesso da esubero di callo osseo riparativo. Trattamento Alcuni chirurghi preferiscono operare per dare un miglior allineamento alla frattura, evitare accorciamenti con guarigioni esteticamente e funzionalmente inadeguate, ma con la negatività di dover effettuare un’anestesia e di avere una cicatrice in sececlaveare, Altri preferiscono non operare e provare con un trattamento incruento per poi accontentarsi di una guarigione che, anche se con monconi accavallati, è comunque solida e stabile. In ogni caso ambedue le scelte possono dare sia grandi soddisfazioni che grandi delusioni. Trattamento incruento: se elenchiamo tutte le tipologie di trattamento incruento che negli ultimi cinquant’anni sono stati attuati, superiamo abbondantemente le 100. (fig.3) La riduzione di per sé non crea difficoltà. L’aspetto precario è l’immobilizzazione (o contenzione) della frattura che, con la grande motilità del frammento laterale, solidale con il cingolo scapolare, e la forza esercitata dallo sterno-cleido-mastoideo, ne determinano la mobilizzazione. (fig.3) Le fratture di clavicola, anche con frammenti accavallati, tendono a guarire, con tempi lunghi, spesso con risultato finale buono in una ampia casistica. Ciò che determina disturbo, soprattutto nel sesso femminile, è l’inconveniente estetico della deformità dei monconi di frattura consolidati viziosamente. Trattamento chirurgico: sicuramente determina un allineamento ideale, quando eseguito da mani esperte. Diventa necessario se la guarigione incruenta sfocia in pseudoartrosi o in “ritardi di consolidazione/scomposizione in corso d’opera”. La chirurgia in queste fratture si può definire rara, ma nei pazienti con significativo accorciamento (per sovrapposizione dei monconi di frattura, deformità angolare, rischio di deterioramento della cute per compressione dei monconi), diventa necessaria poiché troveranno immediato sollievo dalla ripresa della lunghezza anatomica, dal recupero dell’atteggiamento viziato di anteposizione della spalla e una più veloce ripresa al movimento. Una sintesi ben eseguita secondo le tecniche chirurgiche AO, crea una stabilità tale da permettere una precoce liberazione dai tutori reggi braccio. Il successo della chirurgia deriva dalla elevata competenza del chirurgo e dall’uso dei più moderni
Perchè la medicina quantistica
Dott. Tiziano Gastaldi Medico Chirurgo, Dottore di ricerca Medico Chirurgo specialista in Reumatologia, abilitato in Ortopedia e Traumatologia, già docente regionale Piemonte in MG, già inserito come medico sperimentatore, nel primo registro nazionale italiano dell’ASL 22 fase III e IV del farmaco. Arbedo (Ch.) SINTESI La medicina attuale, e la ricerca in campo biomedico in particolare, sono schiave di biochimica e del metodo statistico e sono fondate su assiomi postulati e convenzioni, che possono essere ridimensionati e ridotti ed è giunto il momento di risolvere il problema della crisi delle scienze. ABSTRACT Ancora oggi, nonostante l’utilizzo di sofisticatissimi mezzi di indagine, le diagnosi sbagliate in medicina rappresentano un grosso problema, problema che esiste anche per i farmaci che non sono in grado di eliminare la malattia, generando anche effetti collaterali o non previsti, nonostante siano usati, da una parte gli strumenti, e dall’altra i farmaci seguendo le indicazioni e le linee guida, in maniera corretta. Considerando poi le medicine cosiddette “alternative”, che ottengono risultati, ma che la comunità scientifica internazionale occidentale non vuole accettare nella medicina ufficiale, perché prive di substrato scientifico, a cominciare dall’omeopatia, tutto questo porta a pensare che ci sia qualcosa che manca, o che non sia stato sufficientemente considerato e che ancora ci sfugge nel campo fisiopatologico. Questa lacuna viene, dal mio gruppo, individuata nella mancanza della fisica quantistica in campo medico. Applicare la visione biofisica anche alla virologia, ed al Sars.Cov2 in particolare, descrive un altro panorama utilizzabile sia terapeuticamente e preventivamente, ed è questo l’argomento a cui si stava dedicando il Professor Montagnier col suo gruppo, prima di morire, collaborando con fisici tra cui i più vicini a lui erano italiani, il Professor Vitiello e Del Giudice. A tal proposito ci fu una polemica verso il 2011 che coinvolse alcuni di loro a proposito della memoria dell’acqua: <<Vitiello (Università di Salerno): “Il lavoro di Montagnier è assai serio, e apre nuove prospettive per la scienza, lo critichi solo chi ne ha la competenza scientifica”.Del Giudice (Istituto Nazionale Fisica Nucleare): “Chi non conosce la fisica, provveda a impararla prima di criticare a vanvera”.Roberti di Sarsina (esperto Cons Sup di Sanità): “Le affermazioni di Remuzzi contro le medicine non convenzionali sono solo sommarie generalizzazioni”>>Autori: Accademia Italiana Osteopatia Tradizionale, Libriomeopatia 27.7.2011. Una famosa frase del Professor Velio Bocci (1) “è medicina tutto ciò che fa stare meglio il paziente” “Ogni epoca vede ciò che gli strumenti dell’epoca possono permettersi di vedere” (2). Non cerchiamo cerco cose nuove, ma esploriamociò che è stato trovato, con nuovi strumenti e soprattutto con una nuova forma mentis fondata sul dubbio, e sulla certezza; dubbio relativo alla visione attuale della natura e delle leggi di natura, e certezza che tutto cambia e l’uomo deve inseguire questi cambiamenti cercando di prevederli piuttosto che cercare di bloccarli considerandoli nemici della propria individualità. Questo il metodo utilizzato: Conoscere i meccanismi ed i funzionamenti di ciò su cui intendiamo intervenire o che dobbiamo giudicare, Conoscere i meccanismi ed i funzionamenti di ciò che vogliamo applicare o inserire nel ragionamento, non solo biochimici ma anche biofisici, Conoscere le interazioni interne ed esterne che possono intervenire (i vari condizionamenti possibili nel caso di narrazioni non completamente e scientificamente descritte, con postulati alla base, non dimostrati, ma semplicemente dati per certi in quanto, al momento, indimostrabili) Considerare che interveniamo su meccanismi complessi di cui conosciamo solo una infinitesima parte, e per quanto riguarda le narrazioni coinvolte, considerare che possono anche essere state manipolate, distorte, o fornite in maniera parziale perché condizionate da secondi fini oscuri e non a tutti noti, e a volte nemmeno ipotizzabili, se non da una mente perversa Conservare lo spirito critico per rimettere in discussione tutto ciò che pensiamo sapere, visto che può nel frattempo essere cambiato o possono intervenire altri fattori inizialmente non noti o non presenti o il substrato su cui si è “elaborato” potrebbe non essere “onesto”. Va rammentato che “la filosofia è la madre di tutte le scienze” (Marco Tullio Cicerone). Solo alcuni addetti ai lavori, specialisti e referee, possono capire e determinare regole assolute in campo scientifico, soprattutto in medicina, scomunicando chi non le segue, e per questo solo loro possono capire, ed avere unici, il monopolio della scienza? Cosa c’entra la politica con la scienza? Come può la politica determinare regole assolute, scegliendo anche coloro che devono essere il suo riferimento nei vari comitati tecnici scientifici, potendo anche stravolgere conclusioni scientifiche delegando alla scienzale proprie responsabilità senza pudore? Si dovrebbe poter arrivare a capire se sia onesto chi comunica, per il piacere di comunicare, avendo i requisiti per farlo in maniera onesta consapevole e autorevole, o se la comunicazione non sia viceversa, lo strumento per comunicare, con lo scopo finale di detenere un potere più o meno occulto, inibendo la concorrenza di eventuali altre verità, che potrebbero essere scomode o alternative, e anche più efficaci efficienti e economicamente convenienti, o solamente meno inquinanti. Il primo scopo della scienza è identificare l’ignoranza, ed il secondo è di cercare di ridurla senza avere l’ambizione di trovare verità assolute, questo dicono da più parti, da quando esiste la scienza, i veri scienziati. È pertanto da considerarsi l’esistenza di variabili, e magari anche capire da cosa dipendono queste differenti possibilità, verificando quali differenti particolari abbia considerato colui che espone un’altra teoria, verificando se siano statiben esposta e giustificata, e se abbia effettivamente un substrato per dover essere accettata questa diversa visione, perché corretta, oggettivata ed incontestabile, secondo le regole scientifiche classiche, per allargare la conoscenza. Le condizioni periferiche che aleggiano intorno all’oggetto, visto esclusivamente come materia, continuano a essere regolate da leggi fisiche immutabili, la gravitazione, le proprietà degli elementi, la natura delle particelle elementari, il magnetismo, senza di cui la vita non sarebbe possibile (Heisenberg), e quindi i campi magnetici terrestre e solare, che ci avvolgono, e che rispondono alle leggi universali della fisica, e oggi la fisica quantistica ha soppiantato la fisica classica dimostrandone i limiti.. Va inoltre considerato se l’esame “dell’oggetto” è eseguito staticamente, enel breve o lungo
L’ansia e la depressione causati dal meccanismo anti-infiammatorio del cervello
Massimo Agnoletti, Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica. Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto. Direttore del Centro di Benessere Psicologico, Favaro Veneto (VE) Sintesi Una recente ricerca, ha dimostrato l’esistenza di uno specifico meccanismo di difesa del sistema nervoso centrale, per limitare l’ingresso di molecole infiammatorie che innesca stati d’ansia e di depressione. Si è dimostrato che in questo contesto, tali condizioni sono parte della malattia e non manifestazioni secondarie. English Abstract The etiology of anxious and depressive states is a complex phenomenon where psychological and physiological factors are often intertwined in such a massive way that it is almost impossible to distinguish the nature of one domain of influence from the other. However, a recent study has identified, for the first time in the world, a particular type of anxiety and depression caused by a specific defense mechanism, implemented by changing the permeability of a particular anatomical structure called the Choroid Plexus, to counteract the entry into the brain of inflammatory molecules of intestinal origin. The clinical implications of this type of anxiety and depression are many and need to radically change the protocols adopted by professionals in the sector. Italian Abstract L’eziologia degli stati ansiosi e depressivi è un fenomeno complesso, dove i fattori psicologici e fisiologici si intrecciano spesso in maniera massiccia ed è pressoché impossibile distinguere la natura di un dominio d’influenza rispetto l’altro. Un recente studio ha identificato per la prima volta al mondo, una particolare tipologia di stati di ansia e di depressione causati da uno specifico meccanismo di difesa, che viene messo in atto modificando la permeabilità di una particolare struttura anatomica chiamata Plesso Coroideo, necessarie per contrastare l’ingresso nel cervello di molecole infiammatorie. Le implicazioni cliniche di questa tipologia di stati d’ansia e depressione sono molte, e necessitano di un cambio radicale dei protocolli adottati dai professionisti del settore. Da diverso tempo era noto che per le persone che soffrono di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), note internazionalmente come Inflammatory Bowel Disease (IBD), vi è un’incidenza particolarmente alta di sintomi d’ansia, depressione o entrambe. È altrettanto risaputo da tempo, l’esistenza di un asse comunicativo di natura sia neurale che endocrina tra il sistema nervoso centrale e l’intestino, che modula le reciproche influenze sia da parte della dimensione psicologica su quella fisiologica- cellulare, che della dimensione fisiologica-cellulare su quella cognitiva-emotiva-motivazionale. Esistono due tipi principali di IBD: il morbo di Crohn, che può colpire qualsiasi parte del lungo tratto gastrointestinale, e la colite ulcerosa, che colpisce solo l’intestino crasso ed il retto. Una statistica condotta nel 2016 (Dahlhamer et al., 2016) stima che solo negli Stati Uniti, almeno un milione di adulti (circa l’1,3% della popolazione adulta), soffre di IBD. I sintomi di IBD includono diarrea persistente, dolore addominale, perdita di peso e affaticamento cronico e secondo un recente studio (Byrne et al., 2017), circa il 30% di questi pazienti soffre anche di depressione, ansia o entrambe. Naturalmente il dolore, il disagio e la qualità di vita significativamente degradata dei soggetti affetti, aumentano il rischio di sviluppare disturbi mentali, inclusi l’ansia e la depressione ma vi sono recenti scoperte su connessioni biologiche dirette tra l’infiammazione associata all’IBD e diverse malattie neuropsichiatriche. Un recente studio condotto sui topi (Carloni et al., 2021) dimostra, per la prima volta, che la comunicazione alterata tra l’intestino e il cervello, dovuta ad uno specifico meccanismo di difesa adottato dal cervello (per limitare l’ingresso delle molecole infiammatorie originate a livello intestinale), è responsabile di almeno una particolare tipologia di stati di ansia e depressione. Lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, condotto da un gruppo di ricercatrici coordinate dalla professoressa Maria Rescigno dell’università Humanitas di Milano, ha scoperto un particolare meccanismo che viene messo in atto nel plesso coroideo, struttura cerebrale che gestisce l’ingresso di sostanze nutritive e cellule immunitarie nel cervello, filtrando selettivamente il liquido cerebrospinale (Javed, Reddy, & Lui, 2021). La barriera selettiva fra il circolo sanguigno ed il liquido cerebrospinale, viene alterata dal cervello (in termini di permeabilità) nel momento in cui essa percepisce la presenza di citochine infiammatorie. Il meccanismo ha al fine di proteggere dalle conseguenze che queste molecole avrebbero a livello neurale e altera la comunicazione dell’asse cervello-intestino. L’alterazione induce stati di ansia e di depressione nei topi coinvolti nello studio. L’asse intestino-cervello rappresenta un canale di comunicazione bidirezionale tra i due organi e i microrganismi che vivono all’interno dell’intestino (microbiota intestinale) hanno un ruolo fondamentale in questo complesso e continuo dialogo informativo (Agnoletti, 2021a; Agnoletti, 2021b; Caio et al., 2019; Cheunget al., 2019; Li & Zhou, 2016; Sharon et al., 2019; Foster &McVeyNeufeld; 2013; Garrett et al. 2007; Mangiola et al., 2016; Rodrigues-Amorim et al., 2018; Simpson et al., 2021). Interessante è la scoperta del modo in cui l’infiammazione intestinale può innescare nel cervello la “chiusura”(in termini di diminuzione di permeabilità del Plesso Coroideo) della porta di scambio comunicativo tra i segnali del torrente sanguigno ed il liquido cerebrospinale. Ciò avviene per impedire alle citochine infiammatorie di entrare nella rete del sistema nervoso centrale. In un modello animale è stato mostrato come questo meccanismo di difesa (causato dalla IBD), peggiora le performance cognitive mnemoniche e induce stati di ansia e di depressione. I risultati della ricerca supportano quindi l’ipotesi che almeno parte delle alterazioni comportamentali e cognitive, descritte nei pazienti con IBD, possano derivare non dall’accresciuta infiammazione, come generalmente pensato, ma piuttosto dalla strategia difensiva adottata dall’organismo per proteggere il cervello da possibili danni infiammatori. Precedenti indagini condotte dallo stesso gruppo di ricerca (Spadoni et al., 2015), avevano identificato per la prima volta una “barriera vascolare intestinale” che generalmente impedisce ai batteri di passare dall’intestino al fegato attraverso il sistema circolatorio. Questa “barriera” viene alterata durante uno stato infiammatorio, consentendo ai batteri di diffondersi dall’intestino al fegato, promuovendo quindi l’infiammazione in altre parti del corpo. Lo studio, oggetto di questo articolo, ha dimostrato che nei topi l’infiammazione intestinale innesca la “chiusura” della barriera tra il torrente sanguigno e il fluido cerebrospinale nel plesso coroideo con, determinando
Povertà educative: una riflessione sul benessere e la salute mentale dei giovani nell’Era Covid
Virgilio P. D.,PhD in Scienze Sociali e giuridiche, Pedagogista, Ricercatrice, Docente UNISOM Vaccara A. ,Dirigente Scolastico MIUR, Docente, Studiosa Esperta di Formazione Continua Pagano V.,Pedagogista, Educatore e Studiosa di Neuroscienze Renda N., Psichiatra, Psicoterapeuta Università degli Studi di Parma Abstract Educational poverty is linked to the social, cultural and relational context that young people experience in their daily lives and it is connected to elements of discomfort concerning health, cognitive skills, relationship skills and values. In order to effectively combat educational poverty, specific actions are needed to ensure educational richness from the earliest years of a child’s life, both in the family and in the surrounding context. Nowadays, the phenomenon takes part in the political choices and it is considered a priority for the upcoming years (Marucci, M., &Porcarelli, C., 2022). The recent Covid 19 health emergency has contributed to exacerbating the whole problem (Gozzelino, G., & Matera, F., 2021). Indeed, society has to deal with the explosion of problems such as mental distress among adolescents and pre-adolescents and the effects of social isolation on young people and families. School closures, restrictions on activities imposed by the government and reduced interactions outside the home are measures that have caused a significant (and stressful) psychological impact on children and adolescents (Okuyama, J., et al., 2021). Riassunto Le povertà educative si legano al contesto sociale, culturale, relazionale che il giovane sperimenta nella sua quotidianità e si collega a componenti di disagio che riguardano la salute, le capacità cognitive, le capacità relazioni e i valori. Per contrastare efficacemente le povertà educative servono azioni capaci di garantire ricchezza educativa fin dai primi anni di vita del bambino sia in famiglia che nel contesto che la circonda. Il fenomeno ha, oggi, un posto nelle scelte politiche ed è considerato una priorità per i prossimi anni (Marucci, M., & Porcarelli, C., 2022). La recentissima emergenza sanitaria da Covid 19 ha contribuito ad acuire il complesso problema (Gozzelino, G., & Matera, F. (2021).La società, infatti, fa i conti con l’esplodere di problematiche come il disagio mentale tra adolescenti e preadolescenti e con gli effetti dell’isolamento sociale su giovani e famiglie. La chiusura delle scuole, le restrizioni alle attività imposte dal governo e le ridotte interazioni fuori casa, sono misure che hanno avuto un notevole impatto psicologico (stressante) su bambini e adolescenti (Okuyama, J., et al., 2021). Premessa Affrontare il complesso tema delle povertà educative implica la necessità di individuare i molteplici aspetti di un fenomeno estremamente articolato inferendone le diverse connotazioni, attraverso specifici determinanti, utili al fine di realizzare una mappatura che consenta un approccio sistemico al problema e alle sue ramificate conseguenze sui minori (Ruggeri, F. 2005). Studi recenti evidenziano, infatti, la necessità di tener conto di diverse categorie di determinanti che permettano, andando oltre l’esclusiva considerazione della variabile economico-reddituale, di evidenziare ulteriori aspetti di vulnerabilità focalizzandosi su possibili elementi di rischio per l’insorgere di condizioni di patologia, malessere fisico o psichico. Nella raccomandazione della Commissione Europea del 20 febbraio 2013 sul tema “Investire nell’infanzia” leggiamo dell’importanza di prevedere ed attuare strategie integrate volte a supportare le famiglie non solo provvedendo ad assicurare adeguati sostegni finanziari, ma promuovendo l’inserimento professionale dei genitori, tutelando i minori e il loro futuro attraverso la garanzia dell’accesso ai servizi essenziali, come un’istruzione (prescolare) di qualità, l’assistenza sanitaria, servizi nel settore degli alloggi e servizi sociali, e prevedendo l’offerta ai minori di occasioni di partecipazione alla vita sociale e di esercizio dei loro diritti al fine di promuovere pienamente la realizzazione del loro potenziale e aumentare la loro capacità di resistenza alle avversità. Appare, pertanto, funzionale inquadrare lo studio delle diverse forme di disagio che hanno insorgenza concreta e quotidiana, su un orizzonte analitico che si dipana nell’area funzionale-organica, attraverso quella cognitivo-comportamentale e socioambientale-relazionale, fino a ricomprendere quella valoriale e spirituale. L’incidenza e l’intensità della povertà vissuta da una popolazione viene, oggi, misurata con un indicatore composito, il MultidimensionalPoverty Index (MPI) che attraverso 3indicatori, ovvero la salute, l’educazione e lo standard di vita, consente di inferire i diversi tipi di privazione che gli individui sperimentano contemporaneamente. Ovviamente il valore di ciascun indice va valutato contestualmente ai valori degli altri 2 indici, al fine di poter esprimere una rilevazione esaustiva ed ecologica. L’MPI, del resto, è positivamente correlato con l’indicatore AROPE usato da Eurostatal fine di migliorare la valutazione dell’aspetto multidimensionale della povertà e dell’esclusione sociale utilizzando tre indicatori: il tasso di rischio di povertà educative, il tasso di grave deprivazione materiale e il tasso di intensità di lavoro molto bassa, misurati sulla base di tre criteri: reddito, spese non monetarie e occupazione/lavoro. Nel dettaglio, però, si osserva che la correlazione tra l’AROPE e i sottoindici dell’MPI globale varia assestandosi su coefficienti più elevati nel caso dell’MPI-standard di vita (coefficiente 0,870), inferiori nel caso dell’MPI-salute (0,754)e decisamente più limitati nel caso dell’MPI-istruzione (0,275). (cit. Vignola et al. 2016). L’MPI-istruzione rileva, infatti, la povertà in relazione al livello di istruzione posseduto: nel target dei giovani tra 16 e 24 anni, ad esempio, l’indice si abbassa nei casi in cui non si frequentino i percorsi di istruzione superiore al termine della terza classe di scuola secondaria di primo grado, quindi, costituisce indicatore di «povertà educativa» il mancato adempimento del diritto/dovere formativo che, oggi, garantisce la frequenza scolastica fino a 16 anni e il conseguimento di almeno una qualifica triennale entro il 18 anno. Similmente, in relazione al target successivo, giovani dai 24 anni in su, è la mancata prosecuzione degli studi dopo il diploma a rappresentare un indicatore di povertà. Di recente alcuni studi sostengono l’opportunità di aggiungere 33 potenziali indicatori per rafforzare l’MPI globale (Alkire, S., et al., 2021). Ad ogni buon conto, l’MPI rappresenta un “metodo di conteggio” che consente di effettuare comparazioni tra paesi, regioni e nazioni e, all’interno dello stesso paese, fra le fondanti categorie caratteristiche di una comunità. Così, gli indicatori pubblicati annualmente per ciascuna nazione consentono di mappare, appunto, una cartina delle povertà educative, evidenziando la situazione rilevata nei diversi paesi: ad oggi, hanno
Uno spot per la campagna di prevenzione dell’ictus e delle sue conseguenze, Massimo Lopez il testimonial
È l’attore Massimo Lopez il testimonial dello spot per la campagna di prevenzione dell’ictus e delle sue conseguenze. Agire tempestivamente può fare la differenza per la vita delle persone colpite da ictus e agire precocemente con un programma di riabilitazione appropriato cambia il grado di disabilità e la loro qualità della vita. Lo spot è stato presentato il 20 aprile nella sede del Ministero della Salute in occasione della conferenza stampa della Italian Stroke Association – Associazione Italiana Ictus (ISA-AII) alla presenza dei componenti dell’ufficio di presidenza, Danilo Toni del Policlinico Umberto I di Roma, Mauro Silvestrini dell’Università di Ancona e Paola Santalucia presidente eletto della Società, e dirigente medico dell’ASP di Ragusa. Secondo una recente indagine condotta nell’ambito della campagna “Strike on Stroke” ai fini della valutazione della copertura della rete riabilitativa e della qualità delle cure riabilitative, la riabilitazione è insufficiente per un paziente su tre. «I più esposti al rischio della patologia sono gli uomini sopra i 65 anni tra i quali registriamo circa il 75% dei casi – afferma Paola Santalucia, Presidente Eletto di ISA-AII. Anche quando non è fatale, l’impatto che determina è davvero notevole, sia per il singolo paziente che per l’intero Sistema Sanitario Nazionale. Il numero di pazienti è destinato a crescere nei prossimi anni insieme all’incremento dell’età media della popolazione del nostro Paese. Una riabilitazione organizzata ed efficiente, in tutti e 21 sistemi sanitari regionali della Penisola, deve essere una priorità assoluta da realizzare. Come Società Scientifica siamo pronti e disponibili a dialogare con le istituzioni sanitarie nazionali e locali per trovare soluzioni concrete e risolvere così le attuali problematiche». Da circa due anni l’ASP di Ragusa ha attuato il percorso ictus aziendale con la possibilità di accesso al trattamento trombolitico in tutti i Pronto Soccorso della provincia per tutti i pazienti colpiti da ictus. Il paziente, superata la fase acuta e successivamente al ricovero in Stroke Unit nella UO di Neurologia del P.O. “R. Guzzardi” di Vittoria può proseguire il percorso di recupero presso uno dei servizi riabilitativi dell’ASP con la possibilità di programmi personalizzati intensivi anche con l’ausilio della robotica e ambulatoriali anche in telemedicina.
La Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) avvia MOTORCAMP
Che c’entra una sala operatoria o una terapia intensiva con la Formula 1? Per SIAARTI sembra inusuale, ma in realtà sono tantissimi i punti di contatto tra la disciplina dell’anestesia e rianimazione e il mondo dell’alta velocità automobilistica : necessità di fare diagnosi e decidere in pochi secondi, precisione nella gestione del rischio, necessità di competenze continuamente aggiornate, presenza di altissima tecnologia e ricerca continua, lavoro in team. In pratica entrambi gli ambiti (quelli della velocità a 300 all’ora e quello di chi gestisce momenti clinici e percorsi salvavita) possono essere concepiti come “aree critiche” in cui i professionisti devono prendere in carico eventi e persone all’interno di uno schema organizzativo votato alla massima efficienza e sicurezza. Su questi presupposti la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), ha costruito il programma del suo CAMP7 con il titolo di MOTORCAMP, evento multiprofessionale che si tiene presso l’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola dal 29 al 30 aprile (Piazza Ayrton Senna da Silva, Imola). “L’obiettivo del CAMP7 è sottolineare il ruolo della disciplina medica con particolare riferimento alla medicina perioperatoria, alla terapia intensiva e all’emergenza sanitaria, come supporto sanitario dove in caso di un necessario intervento correlato alla emergenza di un incidente non solo l’elevata qualità delle competenze degli anestesisti-rianimatori è determinante, ma anche la loro capacità di fare squadra e di sviluppare efficienti modelli organizzativi sanitari possa fare la differenza”, risponde Antonino Giarratano, presidente SIAARTI e Coordinatore scientifico di MOTORCAMP, “In questo congresso infatti oltre ai relatori di ambito clinico parteciperanno in qualità di speakers ingegneri, tecnici, driver, comunicatori: tutte figure non mediche che hanno avuto o hanno un ruolo determinante nello sviluppo e nella ricerca della sicurezza e della qualità, in una logica di contaminazione e confronto tra mondi diversi, ma orientati all’innovazione. La sede scelta per il CAMP 7, l’Autodromo di Imola, è sicuramente inusuale ma, per le sue caratteristiche strutturali e per il mondo altamente tecnologico e organizzato che rappresenta, è estremamente adeguata ad accogliere in contemporanea le sessioni frontali e i numerosissimi workshop pratici che caratterizzano il programma”. Perché un evento che pone in correlazione la sicurezza nel mondo dei motori e quella nel mondo dell’anestesiologia? Risponde Elena Giovanna Bignami (tra le coordinatrici scientifiche dell’evento SIAARTI): “Si tratta di un evento scientifico che si caratterizza per unicità nel suo genere. In entrambi gli ambiti i professionisti hanno a che fare con la gestione del rischio, e con la gestione del tempo, nel senso che le situazioni possono variare anche in senso negativo molto velocemente. Il mondo dell’ingegneria meccanica richiama diversi aspetti che la accomunano con l’anestesia e rianimazione e che nel CAMP7 saranno sviluppati in una logica di continua contaminazione e confronto: innovazione, organizzazione, ricerca tecnologica, team work, sicurezza, forte ricorso alla simulazione, qualità”. Tante le sessioni (plenarie e parallele) e tanti anche gli argomenti affrontati sempre nel confronto specifico tra i due mondi, quello della velocità e quello dell’anestesia-rianimazione, da “Sicurezza nel mondo dei motori e nel mondo anestesiologico” (ore 9.30, 29 aprile) al confronto tra “Management nel mondo delle corse e nel blocco operatorio” (0re 10.00, 30 aprile). Particolarmente stimolante risulta poi il dialogo (ore 11, 29 aprile) che SIAARTI metterà in confronto tra gli anestesisti con Corrado Onorato (coordinatore dell’area Design Scuderia Ferrari) su temi specifici di entrambe le discipline: “Officina ed ECMO”; la Diagnostica; la Ventilazione; Motore e trasmissione; Carburanti e nutrizione. Tra gli altri temi, quello dell’Intelligenza artificiale sarà particolarmente approfondito in più di una sessione di MOTORCAMP. Che contributo può dare l’IA al mondo della sicurezza, del rischio clinico e dell’errore medico? “Sicuramente l’IA sta modificando la nostra professione di medici, e in particolare di Anestesisti-Rianimatori”, risponde Elena Giovanna Bignami, “come avviene in altre discipline, grazie allo sfruttamento di queste tecnologie, stiamo per entrare in una nuova era di gestione del rischio. Questi sistemi sono infatti in grado di analizzare grandissime quantità di dati e di natura anche molto differente tra loro in modo da calcolare il rischio in maniera puntuale, per quel singolo paziente e in quella specifica situazione, il più delle volte anche real time, e quindi in maniera molto lontana dagli attuali score generici. Il passo successivo è tradurre poi tutto questo in strumenti capaci di fornire al medico nuove armi al fine di amplificare le sue capacità analitiche e assottigliare le possibilità di errore, aumentando quindi la sicurezza per i suoi pazienti”.
Festival della Scienza Medica, dal 12 al 14 maggio a Bologna
Torna l’atteso appuntamento con il Festival della Scienza Medica, ideato da Fabio Roversi Monaco e promosso da Fondazione per la Promozione e lo Studio della Scienza Medica, in collaborazione con l’Università di Bologna e con il supporto del Gruppo Intesa Sanpaolo. Dal 12 al 14 maggio 2022, presso l’Aula Magna di Santa Lucia a Bologna, si terrà l’ottava edizione del Festival della Scienza Medica in veste rinnovata e ibrida: il pubblico torna finalmente in presenza (senza necessità di prenotazione, fino a esaurimento posti), ma si è scelto di mantenere il live streaming per permettere la fruizione virtuale di ogni appuntamento. L’approdo sul digitale nelle precedenti edizioni ha, infatti, consentito di raggiungere utenti in 23 Paesi, superando 1,4 milioni di visualizzazioni online, numeri che si punta a eguagliare quest’anno. Il Festival, nelle edizioni passate, ha ospitato esperti da tutto il mondo, tra cui 22 Premi Nobel. L’Aula Magna di Santa Lucia, di recente rinnovata, sarà la sede del Festival della Scienza Medica 2022: tale scelta è fortemente simbolica, poiché evidenzia il legame preferenziale del Festival con l’Università di Bologna e le sue studentesse e i suoi studenti. Nel corso delle tre giornate si alterneranno su tre palchi – Aula Magna, Aula Absidale e Aula Virtuale – relatori di fama internazionale per presentare nuovi studi, tavole rotonde e lezioni magistrali. L’edizione 2022 presenta un’ulteriore novità, ovvero la collaborazione con il Karolinska Institutet, una delle più importanti istituzioni universitarie al mondo: saranno presenti esponenti dell’istituto in qualità di relatori e il Premio Nobel per la chimica 2012 Brian Kobilka. Il tema dell’ottava edizione, Educare alla cura: insegnare e apprendere, pone l’accento sulla necessità di unire la volontà di ogni individuo di prendersi cura di sé con i benefici apportati dai più moderni approcci terapeutici. “Se da una parte la medicina ha fatto progressi sotto ogni aspetto, dall’altra il paziente vive spesso inquietudine e diffidenza verso di essa – dichiara Roversi Monaco –. Il progresso in campo medico scientifico, con l’apporto della tecnologia, ha aumentato il divario, soprattutto comunicativo, tra ricercatore e medico, e a sua volta tra medico e paziente. Un esempio significativo di questa dinamica è il vaccino contro Covid-19, che ha diviso in “credenti e non” la popolazione”. Obiettivo del Festival della Scienza Medica 2022 è anche capire come gettare le basi di una efficace comunicazione scientifica, al fine di educare alla cura e alla fiducia nella medicina i potenziali pazienti. In particolare, fra i temi trattati in questa edizione emergono le più recenti ricerche scientifiche sul diabete – patologia che interessa oltre 400 milioni di persone nel mondo -, grazie alla presenza dei massimi esperti italiani e svedesi, tra i quali Per-Olof Berggren, professore di endocrinologia sperimentale e membro dell’Assemblea del Nobel al Karolinska Institutet, e Stefano Del Prato, presidente dell’EASD (European Association for the Study of Diabetes) e Chair della Fondazione Europea per gli Studi sul Diabete. Nei tre giorni del Festival si affronteranno anche temi legati all’Intelligenza Artificiale e alla trasformazione digitale dell’assistenza e della ricerca medica, alla neurobiologia, con la presentazione di studi sul degrado cognitivo negli anziani, ai sogni e al loro significato in medicina, allo studio delle modificazioni sul genoma per la cura delle malattie, all’impatto della pandemia sulla salute mentale, alle conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute infantile. Un focus particolare, in linea con il fil rouge Educare alla cura, sarà dedicato a confronti fra gli specialisti sull’insegnamento della medicina, sulle modalità di lettura dei dati in ambito sanitario, su come assumere decisioni, sulla responsabilità medica e le scelte informate. Tra i protagonisti dell’edizione del Festival della scienza medica: Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria; Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri; Maria Laura Costantino, presidente del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia MEDTEC School, istituito congiuntamente da Humanitas University e Politecnico di Milano; Robert Alexander, medico e ricercatore nell’ambito della IT applicata alla trasformazione digitale dell’assistenza e della ricerca medica; Michele Colajanni, professore ordinario di ingegneria informatica all’Università di Bologna; Carlo Combi, docente del dipartimento di Computer Science dell’Università di Verona; Arnaldo Benini, docente di neurochirurgia e neurologia all’Università di Zurigo; Pietro Pietrini, medico chirurgo – specialista in Psichiatria; Luigi Naldini, professore ordinario di Istologia e Direttore Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), Milano; Nicola Magrini, presidente AIFA; Giovanni De Girolamo, dirigente medico di II° Livello e responsabile dell’Unità Operativa di Psichiatria Epidemiologica e Valutativa presso l’I.R.C.C.S. Fatebenefratelli di Brescia; Tobias Alfvén, Dipartimento di Salute Pubblica Globale del Karolinska Institutet e pediatra presso il Sachs’ Children and Youth Hospital di Stoccolma; Giuseppe Amato, procuratore della Repubblica. Tra gli appuntamenti significativi spicca, venerdì 13 maggio, la rassegna cinematografica dedicata a cinema e narrazione della malattia, a cura di Gian Luca Farinelli, direttore della Fondazione Cineteca di Bologna, con la collaborazione del prof. Claudio Rapezzi, specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare e docente di cardiologia all’Università di Ferrara.
SIN e ISA su Aprile mese della prevenzione dell’ictus: riconoscere precocemente i fattori di rischio

La Società Italiana di Neurologia (SIN) e l’Italian Stroke Association (ISA), in occasione dell’iniziativa “Aprile mese della prevenzione dell’ictus cerebrale” realizzata da A.L.I.Ce. Italia Odv, richiamano l’attenzione sull’importanza di attuare una strategia di prevenzione personalizzata che tenga conto dei fattori di rischio dell’individuo e delle possibilità di intervento su questi. Il riconoscimento precoce e la rimozione di tali fattori di rischio può ridurre fino al 70% dei casi la probabilità di andare incontro all’ictus, patologia che ogni anno colpisce circa 185.000 persone nel nostro paese. “La parola “ictus” o colpo, ”stroke” in inglese, evoca immagini di un evento imprevedibile, un fulmine a ciel sereno – afferma il Prof. Alfredo Berardelli, Presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN)- In realtà, pur essendo l’ictus una malattia che si presenta improvvisamente, le condizioni che lo rendono possibile si sviluppano nell’arco del tempo, anche di anni, e pertanto possono essere previste e prevenute attraverso l’individuazione dei fattori di rischio ossia quelle condizioni che aumentano la probabilità di andare incontro alla malattia”. Tra i fattori di rischio per l’ictus vi sono molte variabili che possono essere identificate e ridimensionate, se non addirittura rimosse. Si parla, infatti, di fattori di rischio modificabili che sono legati allo stile di vita come dieta ricca di grassi animali, sedentarietà, fumo di sigaretta, sostanze stupefacenti, abuso di alcool, oppure legati a condizioni patologiche, quali ipertensione, diabete, malattie cardiache quali la fibrillazione atriale, ipercolesterolemia, obesità. Anziché agire semplicemente e in modo non coordinato su una lista di condizioni favorenti, è fondamentale delineare un profilo di rischio individualizzato, intervenendo con maggiore energia sui fattori critici più rilevanti per la singola persona. Solo indicazioni “su misura”, la c.d “medicina tailor made”, possono infatti consentire di ridurre il rischio di andare incontro ad un ictus “Oggi – dichiara il Prof. Mauro Silvestrini, Presidente dell’Italian Stroke Association – l’aumentata attenzione verso stili di vita sani, l’uso di innovazioni tecnologiche, come le applicazioni per smartphone di supporto ai programmi di fitness, di registrazione dell’attività cardiaca o per diete personalizzate, e l’avvento di nuove categorie di farmaci hanno reso personalizzabili le strategie per la prevenzione dell’ictus che devono comunque essere sempre governate dal medico curante o dal neurologo per evitare erronee impostazioni dovute alle comuni pratiche del “fai da te”. Controllo medico e attenzione anche per l’utilizzo dei cosiddetti “integratori”, che spesso agiscono con modalità del tutto simile a quelle dei farmaci e necessitano comunque di sorveglianza, anche circa le possibili interazioni con altri farmaci che la persona può assumere.
L’Asp Catania, a maggio “porta a porta” la prevenzione oncologica
Parte il 6 maggio la nuova campagna di promozione degli screening oncologici dell’Asp di Catania. Fino al mese di settembre 2022 il camper della prevenzione raggiungerà i 58 Comuni della provincia per eseguire test di screening oncologici. “Door to door” è il titolo della campagna di promozione degli screening oncologici che dal mese di maggio al mese di settembre 2022 interesserà i 58 Comuni della provincia di Catania. La prima tappa in programma è fissata per il 6 maggio a Catania. Il progetto di screening oncologico, promosso e organizzato dall’UOC Prevenzione malattie cronico degenerative-Screening Oncologici, prevede l’utilizzo di un camper attrezzato per eseguire test di screening “door to door”, ovvero “porta a porta”, raggiungendo i singoli Comuni della provincia, comprese le aree non ben collegate logisticamente. L’obiettivo dell’iniziativa è di migliorare l’accessibilità ai servizi di prevenzione oncologica e dare l’opportunità ai cittadini di effettuare il test di screening di primo livello nel proprio comune di residenza. «Le attività di screening oncologico itineranti nella provincia, attraverso il camper – spiega il direttore generale dell’Asp di Catania, Maurizio Lanza – rappresentano un’occasione per avvicinare la popolazione alla cultura della prevenzione, essenziale per individuare precocemente le malattie tumorali, oltre che un modo per esprimere la vicinanza dell’ASP ai bisogni di salute dei cittadini». La realizzazione del progetto ha coinvolto, in un grande lavoro di squadra, i sindaci dei Comuni, i Distretti sanitari, coordinati dal Dipartimento per le Attività territoriali, oltre che il Dipartimento di Scienze radiologiche, il Dipartimento Materno-infantile, il Dipartimento di Diagnostica di laboratorio, permettendo l’organizzazione di tali eventi nell’intero territorio provinciale. «L’idea di fondo – aggiunge il direttore sanitario dell’Asp, Antonino Rapisarda – è quella di promuovere la partecipazione offrendo un servizio di prossimità, favorendo un acceso equo ai servizi e migliorando l’adesione ai programmi di prevenzione oncologica anche per la popolazione che vive in aree meno servite della provincia». Anche in questa attività sarà fondamentale il ruolo e il supporto dei medici di medicina generale e delle Farmacie. «Grazie alla sinergia con le istituzioni locali e i nostri partner mettiamo in campo una grande campagna di prevenzione – spiega il direttore del Dipartimento di Prevenzione, Antonio Leonardi -. Puntiamo, anche attraverso queste iniziative, ad assicurare una moderna assistenza all’utenza e interventi che avvicino le persone a questa tipologia di controlli, determinando attraverso la diagnosi precoce un aumento della possibilità di guarigione». «Abbiamo riscontrato una grande disponibilità da parte dei Sindaci della provincia oltre che da parte degli operatori e dei medici di medicina generale dei Distretti – aggiunge Renato Scillieri, direttore dell’UOC Prevenzione malattie cronico degenerative-Screening Oncologici -. Infatti già molte utenti hanno chiesto di essere prenotate. La popolazione di alcuni Comuni di questa Provincia partecipa, a volte, poco ai programmi di prevenzione oncologica e ciò è spesso dovuto ad una informazione non completa e alla paura di potere scoprire un tumore, pur essendo perfettamente in salute. È necessario aumentare la fiducia e la consapevolezza dei cittadini verso tali attività». Sul camper saranno eseguiti gratuitamente mammografie alle donne da 50 a 69 anni), pap test e HPV test alle donne da 25 a 64 anni. È già possibile effettuare la prenotazione chiamando il numero verde dedicato agli screening oncologici dell’Asp di Catania 800894007. Ai cittadini, in fascia di età (donne e uomini da 50 a 69 anni) saranno, inoltre, distribuiti i kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci, che potranno essere riconsegnati nelle farmacie del Comune di abitazione. L’elenco delle iniziative e i dettagli delle sedi e degli orari è disponibile sul sito screening.aspct.it . Le patologie oncologiche prevenibili con i programmi di screening colpiscono complessivamente, ogni anno, nella provincia di Catania circa 1500 persone (di cui circa 700 uomini e donne per il tumore del colon retto e circa 800 donne per il tumore della mammella). Prevenire è importante.