Congresso nazionale ACD, sconfiggere il dolore oncologico
Oltre 12milioni di italiani attendono quotidianamente una risposta al loro bisogno di “sconfiggere” il dolore (oncologico, acuto, severo o cronico). Il loro bisogno non rimandabile è stato al centro della tavola rotonda socio-politica che SIAARTI ha promosso all’interno del suo Congresso nazionale ACD. Nell’occasione ha portato il suo saluto anche Antonio Gaudioso, capo della segreteria tecnica del Ministero della Salute, che ha sottolineato l’importante lavoro svolto negli anni da anestesisti-rianimatori nell’ambito della terapia del dolore, ringraziando per “l’impegno che questa professione ha profuso a servizio dei cittadini in una fase durissima. Ma il ringraziamento non si deve disgiungere da un duplice impegno comune: da un lato occorre lavorare insieme ed alacremente per realizzare tutte le azioni ancora non attuate della Legge38, dall’altro per connettere tutti questi pezzi con la riforma dei servizi territoriali”. Durante il dibattito sulla terapia del dolore e sul cammino che deve ancora fare la Legge 38/2010, Tiziana Nicoletti (Cittadinanzattiva) ha dichiarato che occorre “prima di tutto assicurare un’attenzione continua e senza tregua verso quella legge innovativa, che purtroppo attualmente rimane una norma poco conosciuta dai cittadini”, e non applicata in modo omogeneo sul territorio nazionale. “È il momento di utilizzare parole chiare”, ha sottolineato Nicola Pazienza (XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati), “Come politici ed istituzioni dobbiamo essere protagonisti nell’attuazione della 38/2010, sfruttando proprio l’attuale periodo in cui c’è una rinnovata attenzione di tutti verso le problematiche della salute pubblica”. Si tratta di operare congiuntamente affinché affinché le Reti di terapia del Dolore siano assicurate su tutto il territorio, evitando differenziazioni, assicurando competenze specifiche e garantendo la presa in carico di tutti i pazienti. Un messaggio che da Firenze è stato lanciato con convinzione da tutti i partecipanti al Congresso SIAARTI. Durante l’evento odierno a cui ha partecipato con un video-contributo anche la senatrice Paola Binetti (oltre a Lorena Martini, Agenas e Franco Vimercati, FISM) l’impegno di SIAARI sulla cura del dolore è stato poi confermato dal presidente della Società, Antonino Giarratano, e dalla coordinatrice dell’evento, Alessia Violini: un impegno che si concretizzerà nei prossimi mesi con la creazione della “cartella SIAARTI per la terapia del dolore” (illustrata da Alessandro Vettori) e con l’avvio del progetto “Registro dolore cronico”, presentato a Firenze da Silvia Natoli. Nell’evento è stato nuovamente rilanciato il Manifesto Sociale contro la Sofferenza prodotto da SIAARTI, documento che identifica le “dieci azioni necessarie per affermare il diritto alla terapia del dolore cronico” come può esserlo il dolore oncologico. Il Manifesto, presentato e diffuso a partire dallo scorso dicembre in tutti i luoghi di cura italiani è già stato condiviso, firmato e sostenuto da un vasto team di sottoscrittori composto da Associazioni dei cittadini ed altre Società scientifiche: AIFI-Associazione Italiana di Fisioterapia; AISD-Associazione Italiana Studio Dolore, AOGOI-Ostetrici Ginecologi Ospedalieri, Cittadinanzattiva, Fondazione Onda, Italia Longeva, Senior Italia-Federanziani, Federdolore, SID, SIGE, SIGO, SIGOT, SIMFER, SIMG, SIN, SIN-RENI, SIOT.
Crisi di natura epilettica su neonati, studio LICE
Per i neonati le crisi di natura epilettica sono spesso difficili da diagnosticare con esattezza attraverso la sola clinica, il rischio di errore di diagnosi e di terapie inappropriate è molto elevato e può raggiungere il 50% dei casi. È quanto emerso nel corso del 45° Congresso Nazionale della Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE), svoltosi a Padova dall’8 al 10 giugno, durante il quale è stato lanciato il primo Registro Italiano Nazionale per il monitoraggio delle crisi neonatali. “La gestione delle crisi neonatali – spiega la Dott.ssa Laura Tassi, presidente della LICE – è spesso affidata a professionisti di diversa specializzazione come neuropsichiatri infantili, neonatologi, neurologi e pediatri, per questo risulta quanto mai necessaria una uniformità diagnostica e operativa. Tutte le crisi sospette che riguardano i neonati devono essere confermate dall’esecuzione di un elettroencefalogramma (EEG), mentre i neonati a rischio devono essere sottoposti ad un monitoraggio continuo e combinato aEEG e cEEG per almeno 24-72 ore dalla nascita. In virtù di questo due anni fa è nato, in collaborazione tra più Società Scientifiche, il gruppo INNESCO (ItaliaN NEonatal Seizure Collaborative Network), primo gruppo di lavoro interdisciplinare formato da neurologi, pediatri, neuropsichiatri infantili, neonatologi e tecnici di neurofisiopatologia che si occupano della gestione delle crisi neonatali”. Al fine di uniformare i protocolli diagnostici ed allinearli alla più recenti evidenze scientifiche il gruppo INNESCO si è impegnato per produrre un documento di consenso sull’uso di EEG ed aEEG nel neonato. Il documento è stato sostenuto e ratificato da varie società scientifiche tra cui la LICE ed è stato pubblicato in inglese l’anno scorso su una rivista internazionale (Clinical Neurophysiology), ricevendo apprezzamenti anche da parte di altri gruppi di lavoro internazionali per l’applicabilità del protocollo di consenso EEG ed aEEG INNESCO anche in altri paesi ad alto reddito. Gli esperti ricordano come l’incidenza di crisi di natura epilettica in età neonatale è di 1-5 ogni 1000 nuove nascite, rapporto che varia da Paese a Paese a seconda delle condizioni di registrazione, mentre nei nati pretermine, inferiori alla 30 settimana gestazionale, il rischio è 10 volte maggiore. Il Registro Italiano delle crisi di natura epilettica neonatali coinvolgerà circa 40 Terapie Intensive Neonatale (TIN su tutto il territorio nazionale), neuro-pediatrie e neuropsichiatrie infantili, in stretta collaborazione con il gruppo INNESCO. “L’istituzione di un Registro Italiano delle crisi neonatali – spiega il Dott. Federico Raviglione, Direttore della U.O.C. UONPIA dell’ASST Rhodense e coordinatore del Gruppo INNESCO – ha come scopo fondamentale quello di creare un database che consentirà di clusterizzare i pazienti in base ad eziologia genetica/metabolica, sindromi epilettiche, eventi sintomatici. Questo consentirà lo studio e l’analisi strategica di casistiche di pazienti con crisi ed Epilessie ad esordio neonatale valutandone con correttezza maggiore sia gli aspetti diagnostici sia le conseguenti azioni terapeutiche mirate”. Riconoscere le crisi neonatali non è mai semplice per i genitori, i primi “guardiani” del neonato: spesso, infatti, le crisi sono confuse con la normale attività motorie. Le cosiddette crisi tonico-cloniche generalizzate, cioè quelle che coinvolgono tutto il corpo con scatti violenti, sono invece molto rare nei neonati. In molti casi, l’insorgere di crisi nei neonati è conseguenza di un danno verificatosi durante o subito il parto come, per esempio, una ipossia o ischemia (riduzione dell’afflusso di sangue al cervello o interruzione) (fuoriuscita di sangue nel tessuto cerebrale) o infezioni. In molti di questi casi la condizione si risolve senza conseguenze e il bambino non sviluppa Epilessia crescendo. In generale si distingue tra crisi neonatali, crisi sintomatiche acute espressione di danno peri-neonatale o prematurità, e le Epilessie neonatali, dovute a condizioni genetiche-metaboliche benigne, ma talvolta ad evoluzione sfavorevole. Le crisi neonatali sintomatiche acute prevedono un trattamento acuto e spesso di breve durata a meno che non esitino in Epilessie lesionali. Le crisi neonatali espressione di epilessie genetico-metaboliche ad esordio, prevedono invece un trattamento mirato, con la possibilità di instaurare fin da subito una terapia di precisione a patto di aver fatto la diagnosi corretta.
La Calabria: terra di ultracentenari con la dieta della longevità
Alcuni Comuni in provincia di Reggio Calabria, sono al centro di un territorio che ospita una delle più alte concentrazioni di ultracentenari d’Italia e rappresenta un caso di studio per scienziati da tutto il mondo. Il territorio è protagonista del primo studio randomizzato in Italia sul ruolo di una particolare nutrizione che sposa la scienza e la dieta dei centenari locali, e che verrà condotto nei prossimi 18 mesi dalla Fondazione Valter Longo. Sabato 25 giugno il piccolo centro di Varapodio (RC) ospiterà la cerimonia di lancio di uno studio clinico sugli effetti della dieta della longevità per ridurre la percentuale di massa grassa, migliorare la composizione corporea, la salute e l’età biologica della comunità dei Comuni di Varapodio, Molochio e Oppido Mamertina e altre aree limitrofe. Oltre al Prof. Valter Longo, Direttore del Programma di Ricerca su Longevità e Cancro presso l’IFOM di Milano e Direttore dell’Istituto di Longevità alla University of Southern California – Davis School of Gerontology di Los Angeles, uno dei centri più importanti per la ricerca sull’invecchiamento e sulle malattie correlate all’avanzamento dell’età dove svolge sia ricerca di base che clinica su nutrizione, genetica e invecchiamento, parteciperanno alla cerimonia il Prof. Passarino e il Prof. Montesanto dell’Università della Calabria, il Prof. Mirisola dell’Università di Palermo, nonché i rappresentanti delle Istituzioni coinvolte e della Fondazione Valter Longo. La Calabria ha un passato di stile di vita longevo, con alcuni paesi che sono testimoni della sua tradizione caratterizzata da una dieta povera di proteine e carne e ricca di legumi e ingredienti vegetali. Tuttavia, negli ultimi decenni, sotto la spinta della realtà postmoderna, la Calabria, come altre aree del Mediterraneo, ha lentamente abbandonato le proprie abitudini ed usanze per omologarsi a una realtà globale perdendo gradualmente molte tradizioni, cultura e stile di vita che racchiudono un’antica saggezza e che hanno contribuito a creare il mito di una dieta portatrice di salute e longevità. Nel presente, la percentuale di bambini e adolescenti in eccesso di peso tra le più alte in Europa e le malattie croniche maggiormente presenti nella popolazione calabrese in età adulta ci deve far riflettere sull’importanza di ritornare ad una nutrizione che riflette sia questo patrimonio storico, ma anche molti dati scientifici necessari a massimizzare l’opportunità di vivere fino a cento anni sani. L’adesione volontaria dei partecipanti al progetto prevede una visita nutrizionale (fase di arruolamento) e un prelievo ematico per la determinazione di eventuali fattori di rischio per la salute. Saranno poi contestualmente indirizzati ad effettuare visite nutrizionali realizzate dagli specialisti che aderiscono allo studio e coordinati e supervisionati dai biologi nutrizionisti della Fondazione Valter Longo, specializzati nella dieta della longevità. Durante la visita nutrizionale saranno comunicate le indicazioni per la successiva adesione al percorso che comprende quattro visite nutrizionali, di cui l’ultima opzionale, nell’arco di 18 mesi e due prelievi ematici a distanza di un anno l’uno dall’altro. La giornata di sabato 25 giugno a Varapodio sarà dedicata a visite nutrizionali gratuite per i cittadini e alla raccolta delle adesioni volontarie allo studio. Per partecipare volontariamente e gratuitamente allo studio, scrivere a varapodio@fondazionevalterlongo.org, tel. 0966 81135. Per informazioni riguardo la Dieta della Longevità, visitate il sito della Fondazione Valter Longo Onlus www.fondazionevalterlongo.org.
Alopecia areata, oggi delle cure esistono e funzionano: lo dimostra la storia di Martina
Perdere i capelli non è mai piacevole, neppure per un uomo di mezza età, ma in quel caso, spesso, si accetta la situazione e si va avanti. Molto diverso è se questo accade a una ragazzina di 13 anni: è ciò che è capitato a Martina. Tutto è iniziato con una piccola chiazza dove i capelli hanno smesso di crescere e la diagnosi è stata subito chiara: alopecia areata,una malattia autoimmune che secondo alcune stime colpisce il 2% della popolazione, 147 milioni di persone nel mondo. La famiglia si rivolge ai migliori specialisti, sostenendo costi ingenti, ma i dermatologi consultati prescrivono alla ragazza dei farmaci a base di cortisone e ciclosporine, che non danno alcun risultato. Anzi, nel giro di qualche mese Martina perde tutti i capelli: l’alopecia diventa quindi “totale” e successivamente “universale”, con la perdita di ciglia, sopracciglia e di tutti i peli del corpo. “È stato un trauma”, racconta la mamma, Donatella. “Questa malattia ha un grande impatto psicologico e relazionale: soprattutto a quell’età, i ragazzi temono le prese in giro e quindi si isolano, non vogliono più andare a scuola o uscire con gli amici. Mia figlia ha iniziato a utilizzare una parrucca, ma anche così c’erano delle cose che non poteva fare, come andare in piscina o fare un pigiama party con le amiche. In quel periodo era sempre stanca, si addormentava anche in macchina, non si alzava più dal divano. Io non mollavo mai, cercavo continuamente di trovare una soluzione, e lei mi rassicurava dicendo che magari i capelli sarebbero ricresciuti. Ma quando la vedevo senza la parrucca, mi si spezzava il cuore”. La svolta, insperata, avviene quando la ragazza inizia una terapia a base di tofacitinib somministrato per via orale: una molecola che fa parte di una classe di farmaci chiamati inibitori delle Janus chinasi, o JAK-inibitori. Alcuni di questi sono già stati approvati per il trattamento di tumori rari come la mielofibrosi e per patologie croniche di tipo autoimmune, come l’artrite reumatoide, o di tipo dermatologico, come la psoriasi e la dermatite atopica, ma possono essere utilizzati off-labelanche per l’alopecia areata. Martina oggi ha 17 anni ed è come se la sua malattia fosse scomparsa: per capire quanto il trattamento abbia funzionato basta guardare i suoi capelli castani, di nuovo lunghi fino alle spalle e curiosamente ricresciuti ricci, mentre prima erano lisci. “Ora può farsi i codini e sperimentare diverse pettinature”, aggiunge la mamma. “Il mio desiderio è quello di far conoscere questa opportunità al maggior numero di persone possibili: la mia preoccupazione è rivolta soprattutto a quei ragazzi che in età adolescenziale devono affrontare tutto questo. Non stiamo parlando solo di un danno estetico: gli studi dimostrano un aumento dei suicidi e dell’uso di sostanze sia nei pazienti che nei loro familiari”. Non stupisce, quindi, che lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock alla Notte degli Oscar sia stato vissuto dalle persone affette da alopecia come un atto liberatorio, una sorta di rivalsa. Il comico aveva scherzato sulla testa rasata di Jada Pinkett, moglie di Will Smith, con un riferimento al film Soldato Jane. Una battuta che l’attrice non ha gradito: dal 2018, infatti, le è stata diagnosticata l’alopecia. A riferire quale è stata la reazione dei pazienti italiani che hanno visto in tv lo schiaffo di Will Smith è la Dr.ssa Alessandra Sbarra, Psicoterapeuta e Presidente di ASAA-Associazione Sostegno Alopecia Areata. “Il gesto di Will Smith, seppure condannato e non giustificabile, è stato vissuto da molte persone che seguono i nostri canali social come una rivalsa per tutti coloro che si sono sentiti umiliati e derisi. Questa malattia porta con sé tanto dolore e imparare a conviverci richiede forza e coraggio. Si può scherzare sull’alopecia? Certamente. Ma, per farlo, bisogna aver costruito una relazione che lo consenta e in cui sia chiaro un messaggio: non so che cosa stai passando ma lo rispetto”, spiega. I costi di questa patologia, inoltre, sono molto alti: dalle protesi alla dermopigmentazione per la ricostruzione delle sopracciglia, dagli esami diagnostici alle visite dermatologiche, fino ad arrivare ai farmaci molto spesso a pagamento. “Da anni ASAA chiede al Ministero della Salute l’inserimento dell’alopecia nei LEA, in quanto patologia rara e recidivante. Questo passaggio è cruciale per dare dignità a una malattia che, al momento, per il Servizio Sanitario Nazionale non esiste. In secondo luogo, è importante poter avere un’esenzione per patologia e non essere costretti a pagare per ausili come le parrucche, che non sono un vezzo ma in molti casi l’unico mezzo per riappropriarsi della quotidianità perduta”, conclude Alessandra Sbarra. L’alopecia areata non va confusa con la calvizie: “Si tratta di una malattia autoimmune, molto diversa dalla calvizie che è invece dovuta al progressivo assottigliamento del capello per effetto degli ormoni androgeni”, sostiene la Prof.ssa Antonella Tosti, Ordinario di Dermatologia Clinica presso la Leonard Miller School of Medicine dell’Università di Miami, in Florida. “Le varie forme di alopecia (areata, totale, universale) sono espressione dello spettro di gravità della malattia, che può coinvolgere solo alcune piccole aree del cuoio capelluto, tutto il cuoio capelluto o tutti i peli del corpo. Più la malattia è estesa e più difficilmente risponde alle terapie. Vi sono molti trattamenti disponibili, ma purtroppo ancora non esiste una cura che guarisca definitivamente la malattia”, prosegue la Professoressa. “Ciò significa che le terapie vanno spesso continuate anche quando i capelli sono ricresciuti e che purtroppo la malattia può ripresentarsi nel tempo. Fra le opzioni terapeutiche ci sono cortisonici topici (intralesionali o per via sistemica), immunoterapia topica con dibutilestere dell’acido squarico o difenciprone, antralina topica, minoxidil topico e sistemico, immunosoppressori orali (ciclosporina, metotrexato). La scelta dipende dall’età del paziente e dalla gravità della malattia”. Molti pensano, sbagliando, che la causa sia lo stress. “È classificata tra le malattie autoimmuni, ma l’esatto meccanismo che induce la perdita (in genere temporanea) del capello è ancora sconosciuta. Esistono tante teorie, ma sappiamo che modificando la risposta autoimmune la malattia migliora, anche se tende a recidivare”, sottolinea il Prof. Claudio Feliciani, Direttore della Struttura Complessa di
Libri, “All’ombra del Tacco” di Annamaria Venere
Ci sono il modus operandi e la firma di Cagliostro nella brutale serie di omicidi contenuti in All’Ombra del Tacco e avvenuti sull’improbabile asse Puglia / Abruzzo che sconvolgono la quiete delle comunità locali e accendono l’intuito di una donna capace di riannodare i fili con il passato criminale del killer. In “All’ombra del Tacco” di Annamaria Venere, sociologa e Criminologa Forense (2022, Daimon Edizioni), la protagonista è Flora, affascinante maestra quarantenne, che accetta di insegnare a Locorontondo in Puglia, dove ritrova un caro amico: Marcello Gentile, capitano dell’Arma dei Carabinieri che spesso la coinvolge nelle indagini. Succederà anche quando, improvvisamente, in un trullo vengono rinvenuti tre cadaveri. Omicidi che apparentemente portano una firma inequivocabile: quella dell’alchimista ed esoterista di origini palermitane. Nelle delicate e intricate indagini, l’acume e la sensibilità di Flora sono una grande fortuna per il capitano dei Carabinieri ma, col passare dei giorni, le vittime aumentano, i notiziari non parlano d’altro, la gente ha paura. Bisogna fare in fretta ed evitare altre morti. All’ombra del tacco si sviluppa in una corsa all’ultimo respiro all’inseguimento del colpevole, in una suggestiva narrazione dove nulla è scontato e nella quale trova spazio anche Paolo, abile giornalista dalla penna d’oro, ma dal carattere schivo e misterioso. La caccia all’uomo porterà i protagonisti a L’Aquila dove tre giovani ingegneri vengono trovati morti. Marcello, detesta ammetterlo, ma dovrà prendere atto che la mente intuitiva e brillante di Flora (che l’ha già aiutato, in passato, a risolvere casi difficili) si rivelerà vincente anche nel trovare la chiave di volta in questa orribile serie di strani omicidi. Intanto più cresce il desiderio di scoprire l’identità dell’assassino, più è chiaro che lui stesso voglia sfidare i protagonisti delle indagini. La permanenza di Flora nella città abruzzese non sarà facile: un incontro la sconvolgerà e la fagocita in una fitta rete di segreti; le mura della caserma non la aiutano e diventeranno particolarmente opprimenti; qualcosa la inquieta, sente di essere vicina alla soluzione e capisce che è necessario immergersi nella mente dell’assassino per tentare di comprendere la sua psicologia contorta. Flora scoprirà che il male esiste davvero e che l’unica speranza – restando all’Ombra del Tacco – è non rimanerne invischiata. Guarda il trailer: Per acquistare il libro, clicca qui. _____ Annamaria Venere nasce a Gioia del Colle il 21 ottobre del ’66 e trascorre l’infanzia nel suo paese natale. Da piccola sogna di fare la cantante lirica ma, non trovando condivisione in famiglia, si appassiona alla lettura e alla pittura che abbandonerà definitiva-mente a tredici anni. Con l’inizio dell’adolescenza comincia a provare il disagio dell’irrequietudine e, consigliata dalla sua giovane professoressa di italiano, comincia a scrivere storie che narrano i suoi pensieri. Annamaria, con spirito talvolta ironico e dissacrante, talvolta profondo e doloroso o ancora, caratterizzato da malinconico ottimismo, nel corso di quattro anni scriverà undici racconti brevi. A diciassette anni, affascinata da un volume di sociologia, inizia ad approfondire lo studio attraverso altre opere, studi che condurrà in maniera autonoma e disorganizzata per molti anni. Si trasferisce a Bari, si laurea in Scienze delle professioni sanitarie e inizia la sua attività professionale nella splendida cornice della Valle D’Itria, luogo del quale s’innamorerà profondamente. Viaggiare per quasi 200 km al giorno (lo farà per dieci anni), rappresenterà l’opportunità per raccogliere appunti dettati al suo piccolo registratore, dal quale diventerà inseparabile. Donna dallo spirito indipendente, sarcastica, amante delle metafore, cultrice del disincanto, acuta osservatrice della specie umana, spia e coglie sguardi che altri non afferrano e ne lascia traccia scritta: per lei è un modo di tenere insieme ciò che era destinato ad essere dimenticato. In quegli anni scopre la sua naturale propensione all’ascolto degli altri e la comprensione dei vissuti delle persone e decide di iscriversi nuovamente all’Università, alla facoltà di Sociologia. Consegue presso l’Università Alma Mater Studiorum, Polo di Forlì ‘R. Ruffilli’ la laurea magistrale in “Sociologia, Politiche Sociali e Sanitarie” e successivamente perfeziona la formazione in “Criminologia Forense” presso l’Università di Messina. In parallelo a questi progetti e agli studi è coautore di ‘Elementi di comunicazione per le professioni sanitarie. Strategie operative per le aree infermieristica, preventiva, riabilitativa e tecnica’ (Franco Angeli, Milano 2008), ‘Il falso in Sanità. Problematiche giuridiche e aspetti sociologici’ (Franco Angeli, Milano 2013), ‘L’infermiere di famiglia e cure primarie: aspetti gestionali e competenze cliniche” (Piccin Nuova Libraria, Padova 2017). Nel frattempo, la sua vita privata e professionale “attraversano” lo stretto e si realizzano in Sicilia dove tutt’ora vive. Si sposa e ha due figli, Carla e Flavio. Nel 2009, fonda a Catania una società di organizzazione di eventi medico scientifici e formazione sanitaria e diventa Provider ECM. Successivamente, la stessa società diviene editore di Medicalive Magazine, rivista online d’informazione del settore sanitario e viene nominata Direttore Editoriale. Pubblica svariati articoli e nel 2020 il suo ultimo lavoro scritto in collaborazione con due ufficiali dell’Arma dei Carabinieri ‘Vittime di violenza di genere. La gestione giuridica dell’operatore sanitario’ (Franco Angeli, Milano 2020). Con il tempo, si riconosce sempre più nel mondo della scrittura e la sua natura creativa si mostra durante il periodo del lockdown da Covid-19 del 2020, quando decide di sperimentare un genere per lei nuovo, con ‘All’ombra del tacco’.
7° Congresso CReI Sicilia [VIDEO]
Il 7° Congresso CReI coinvolge oltre al reumatologo, le altre figure specialistiche previste nella cura delle malattie reumatiche. Ampio spazio è stato dedicato alla sessione sui rapporti della pandemia da COVID-19 con le malattie reumatiche – come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica e le spondiloartriti, il lupus, o la sclerosi sistemica – provando a comprendere come devono comportarsi i pazienti che ne sono affetti. Presenti anche le associazioni dei pazienti, con uno spazio loro dedicato per potere esprimere tutte le loro problematiche condotto dal direttore di Medicalive Salvo Falcone. Una grande occasione di confronto e di alta formazione professionale, un successo di pubblico e di presenze. Di seguito tutte le video interviste: Congresso CReI Sicilia, intervista al dott. Molica Colella Congresso CReI Sicilia, intervista al prof. Sarzi Puttini Presa in carico Reumatologo-Odontoiatra, intervista alla dott.ssa Maria Grazia Cannarozzo Fratture da fragilità, intervista al dott. Mario Bentivegna Cura delle artrosi, intervista al dott. Sebastiano Tropea Osteoporosi, intervista al dott. Giovanni D’Avola Task force per la prevenzione ONJ, intervista al dott. Alessandro Molica Colella
Task force per la prevenzione ONJ, intervista al dott. Alessandro Molica Colella
Sulla proposta di istituire in Sicilia una task force per la prevenzione dell’ONJ, osteonecrosi dell’osso della mandibola, al 7° Congresso CReI Sicilia abbiamo intervistato il dott. Alessandro Molica Colella, odontoiatra, libero professionista – Messina. L’osteonecrosi della mandibola (ONJ) è una lesione orale che coinvolge l’osso mandibolare o mascellare scoperto. Essa può causare dolore o può essere asintomatica. La diagnosi viene fornita grazie alla presenza dell’osso esposto per almeno 8 settimane. Il trattamento consiste in sbrigliamento limitato, antibiotici e sciacqui orali. L’osteonecrosi della mandibola è stata osservata raramente in soggetti che hanno ricevuto forti dosi di bifosfonati per via endovenosa, in particolare se affetti da tumore o se si erano sottoposti a un intervento chirurgico del cavo orale mentre assumevano i farmaci. L’osteonecrosi della mandibola non è stata collegata all’uso abituale di bifosfonati assunti per via orale come trattamento per l’ osteoporosi. Le persone devono quindi continuare ad assumere bifosfonati come prescritto. Tuttavia, ove possibile, ogni eventuale intervento chirurgico orale necessario deve essere effettuato prima di iniziare l’uso di bifosfonati. I pazienti devono continuare anche ad avere una buona igiene orale durante l’assunzione di bifosfonati. L’evento di alta formazione scientifica, ha riunito attorno allo stesso tavolo di discussione Reumatologi e Odontoiatri nella ricerca di un percorso virtuoso comune. Il 7° Congresso CReI Sicilia è stato organizzato da AV Eventi e Formazione su input del dott. Aldo Molica Colella. Intervista di Salvo Falcone Vai allo special con tutti i video dell’evento
Osteoporosi, intervista al dott. Giovanni D’Avola
Al 7° Congresso CReI – Collegio dei Reumatologi italiani Sicilia – svolto a Giardini Naxos il 27 e 28 Maggio 2022 – in tema di diagnosi e cura dell’osteoporosi abbiamo intervistato il dott. Giovanni D’Avola del Servizio di Reumatologia dell’ASP 3 di Catania e Responsabile Clinico dell’Ambulatorio di Osteoporosi MOC. L’osteoporosi è una patologia che comporta un’alterazione della struttura ossea con una diminuzione della resistenza al carico e un aumento del rischio di incorrere in fratture. Si tratta di una malattia cronica che interessa 1 donna su 3 oltre i 50 anni e 1 uomo su 8 oltre i 60. Tra i pazienti affetti da osteoporosi, però, solo circa il 50% accede alle cure. Esistono diversi farmaci approvati per la prevenzione e il trattamento dell’osteoporosi. Spetta al medico scegliere caso per caso il più adatto alle esigenze di ogni singolo paziente, tenendo conto del sesso (ci sono medicinali approvati solo per le donne e altri approvati per entrambi i sessi), dell’età (per esempio, alcuni sono più indicati per le donne in post-menopausa giovani, altri per quelle più anziane), della gravità dell’osteoporosi, presenza di ulteriori fattori di rischio (per esempio il rischio di cadute) e delle comorbilità del paziente (alcuni farmaci sono controindicati in condizioni cliniche particolari). L’osteoporosi è una malattia dalla quale non si può guarire. Tuttavia, si può fare qualcosa, oltre che per prevenirla, anche per rallentarne o arrestarne la progressione. In alcuni casi, i trattamenti disponibili permettono addirittura di aumentare la densità dello scheletro e, in una certa misura, di invertire la tendenza alla perdita di massa ossea. Il 7° Congresso CReI Sicilia è stato organizzato da AV Eventi e Formazione su input del dott. Aldo Molica Colella. Intervista di Salvo Falcone. Vai allo special con tutti i video dell’evento
Cura delle artrosi, intervista al dott. Sebastiano Tropea
Approccio di medicina di precisione per la diagnosi e la cura delle artrosi. Ne abbiamo parlato con il dott. Sebastiano Tropea, dirigente medico Reumatologo presso l’ASP 3 di Catania. Più del 30% degli italiani sopra i 65 anni soffre di dolori legati ad artrosi. Una patologia legata ad un danno delle articolazioni che non dipende soltanto dall’invecchiamento ma si associa ad altri fattori di rischio. L’artrosi è una malattia cronica, e per questo ha un decorso lentamente progressivo ed invalidante. Le lesioni ossee sono irreversibili, ma il dolore può essere intermittente, con fasi di riacutizzazione e fasi di benessere, e spesso diminuisce con il progredire della malattia, lasciando spazio alle deformità, che sono permanenti. L’artrosi non è curabile, cioè non esiste a tutt’oggi un farmaco che la guarisca. Gli interventi terapeutici sono quindi volti a lenire il dolore. Questi interventi possono essere di tipo medico – farmacologico o chirurgico – e/o fisico. I farmaci più usati sono gli analgesici e gli anti-infiammatori che possono essere somministrati per bocca, per via intramuscolare o direttamente sulla cute. In alcuni casi si ricorre a infiltrazioni con acido ialuronico o, più raramente, con cortisone. La prevenzione dell’artrosi si basa sul controllo dei fattori di rischio. Occorre a tal proposito evitare il sovrappeso, le posizione viziate ed i carichi eccessivi e ripetuti. L’intervista, realizzata da Salvo Falcone, è stata registrata al 7° Congresso CReI – Collegio dei Reumatologi italiani Sicilia svolto a Giardini Naxos su iniziativa del dott. Aldo Molica Colella. L’evento di alta formazione scientifica è stato organizzato da AV Eventi e Formazione. Vai allo special con tutti i video dell’evento
Fratture da fragilità, intervista al dott. Mario Bentivegna
La realizzazione di un coordinamento regionale multidisciplinare per la prevenzione delle fratture da fragilità è stata valutata positivamente dal dott. Mario Bentivegna, responsabile del Centro Integrato Ospedale / Territorio di Reumatologia dell’ASP 7 di Ragusa. Dolore e affaticamento insostenibili, sono alcuni dei sintomi nei quali si traducono le fratture da fragilità, eventi che colpiscono uomini e donne e costituiscono un enorme problema di salute pubblica in tutto il mondo, soprattutto negli ultimi anni in considerazione del progressivo aumento dell’età media della popolazione generale. Si tratta di un grave ostacolo all’invecchiamento in buona salute, che può compromettere l’indipendenza e la qualità della vita dei 4 milioni di persone che convivono con l’osteoporosi in Italia. Pare che una donna su tre e uomo su 5 sopra i 50 anni, svilupperà una frattura da fragilità. Questa è causata dalla rottura di un osso fragile del nostro scheletro e si differenzia da quella da trauma perché non è causata da un evento tale da giustificare una simile lesione. A rompersi infatti non è un osso sano ma sono segmenti indeboliti, di frequente a seguito di un processo osteoporotico, ma non solo. Sono le conseguenze di una ridotta resistenza (vedi glossario) dello scheletro, in seguito a un’alterazione della quantità e/o della qualità del tessuto osseo (osteoporosi), una situazione resa particolarmente insidiosa per il fatto che spesso è asintomatica, fino al manifestarsi della frattura da fragilità. Colpisce più di frequente vertebre, collo del femore, avambraccio/ep Lo abbiamo intervistato in occasione del 7° Congresso CReI – Collegio dei Reumatologi italiani Sicilia svolto a Giardini Naxos lo scorso fine settimana su iniziativa del dott. Aldo Molica Colella. L’intervista è di Salvo Falcone; il congresso è stato organizzato da AV Eventi e Formazione. Vai allo special con tutti i video dell’evento