Medicalive

Asl Toscana sud est: Primi risultati “senza tempo di attesa” in cardiologia

Primi risultati per il progetto “Senza Tempo di Attesa”, partito in via sperimentale nell’area cardiologica per la zona senese, grazie alla piena collaborazione tra Azienda Ospedaliero Universitaria Senese e Azienda USL Toscana sud est, con il supporto della Regione Toscana. Nei primi due mesi di sperimentazione, sono state effettuate 681 prime visite cardiologiche che comprendono visita, elettrocardiogramma ed ecocolordoppler, in modo da dare una risposta completa a un bisogno di salute primario. Al momento tutte le prime visite cardiologiche vengono effettuate entro cinque giorni. «Il lavoro che stiamo portando avanti tutti insieme – spiega Valtere Giovannini, direttore generale Aou Senese – punta a ristrutturare integralmente il sistema specialistico, in cui abbiamo diverse criticità, e la cardiologia ha rappresentato uno studio pilota che, visti gli ottimi risultati ottenuti, riproporremo per le altre specialistiche. L’offerta mensile – prosegue Giovannini – è modulata sulla base della domanda di salute da parte del cittadino, questa è la chiave di volta del sistema. Ora stiamo lavorando nel settore della diagnostica per immagini con particolare attenzione alle risonanze magnetiche. Questo progetto – prosegue Giovannini – si inserisce nel piano regionale di riduzione delle liste di attesa orientato a non far crescere le prestazioni del privato in sanità ma ad investire nell’acquisto di attività aggiuntive dai professionisti sanitari pubblici, con maggiori controlli anche nel settore della libera professione che non potrà mai superare l’attività istituzionale. Sarà quindi fondamentale, come già sottolineato dal Presidente della Regione Toscana, anche l’arrivo di maggiori risorse da parte del Ministero della Salute». Le prestazioni del progetto “Senza Tempo di Attesa” sono erogate da ogni zona-distretto in base alle necessità dei cittadini, indicate attraverso il medico di medicina generale che svolge un ruolo fondamentale in piena collaborazione con il medico specialista. «Il progetto di abbattimento delle liste di attesa – aggiunge Enrico Desideri, direttore generale Azienda Usl Toscana sudest – si inserisce nel più ampio progetto riorganizzativo delle “Reti cliniche integrate e strutturate” che ha visto l’Azienda Usl Toscana sud est mettere in rete i 13 ospedali tra loro e sopratutto con l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, in un raccordo strutturato con il territorio e tra tutti i professionisti. Questo modello, mutuato dal Population Health Management, ci permette una presa in carico a tutto tondo del paziente che può trovare, nel proprio territorio, quella continuità e contiguità di cui ha bisogno, quindi massima specializzazione ed expertise ma anche prossimità delle cure, essenziale, soprattutto, per i pazienti cronici». Il progetto rappresenta un cambiamento importante nella gestione del sistema di prenotazione: si tratta di un lavoro di unificazione delle procedure e di una presa in carico totale del “bisogno di salute”. Si parla, nell’ultimo anno, di 580.000 persone che si sono rivolte agli ambulatori di Arezzo Siena e Grosseto su un totale di 843.000 residenti: 2milioni e 800mila accessi per visite ed esami. Indubbiamente sono aumentati ed aumenteranno i volumi prodotti, non si può affermare, infatti, che aumentando l’offerta aumenti la domanda. In tal senso, in altre province, dove è stato sperimentato il “just in time” come per l’eco addome, è stata fatta un’analisi calcolando una previsione di 220 ecoaddome/settimana e ne sono stati programmati 230: così, ad un anno, la richiesta sulla coorte è stabile ed il tempo d’attesa per il primo accesso è entro i 7 giorni. Nella provincia di Siena i tempi per l’ecoaddome sono già di 7 giorni in Amiata, Val di Chiana e Val d’Elsa come per la visita cardiologica ed oculistica. Quindi, come dimostra questo primo anno di sperimentazione, se le prenotazioni sono fatte dai medici rispettando il criterio delle classi di priorità, i tempi d’attesa possono essere azzerati e già oggi il 70% delle visite e degli esami rispettano i tempi previsti (due anni fa erano il 40%). Ad esempio, riprendendo il tema dell’oculistica citata in questi giorni dalla stampa, per una prima visita in Val d’Elsa la prima disponibilità è domani a San Gimignano e la seconda è dopodomani a Colle Val d’Elsa, non vi sono tempi d’attesa nemmeno se la priorità è breve. Per una priorità D, ovvero differita, il primo appuntamento è il 3 luglio a Campostaggia, mentre la visita di controllo è prenotabile nei mesi successivi. Al momento le Aziende stanno anche lavorando per avvicinare la prenotazione al medico prescrittore con il progetto “Dove si prescrive si prenota”, presente già in molte sedi comuni dei medici di famiglia e nei poliambulatori (circa nel 35% dei punti di prenotazione): in questo caso è lo stesso medico che individua per il suo paziente, insieme a lui, la data dell’appuntamento sulla base del tempo più appropriato per l’esame o per la vista (classi di priorità). In ogni caso, comunque, quando c’è divario tra prenotazione e bisogno esiste un helpdesk, in tutte le province, che valuta la situazione e la risolve (90.000 prese in carico/anno). Un altro elemento su cui il progetto ha posto la propria attenzione è la vicinanza. La maggior parte delle visite specialistiche vengono già garantite nell’ambito della stessa Zona Distretto e, per tutte le indagini di diagnostica pesante (rmn, tac..), è in corso la definizione di bacini che soddisfino anche il requisito della prossimità al paziente, ovvero, che la sede di erogazione sia entro distanze accettabili. Infine, dichiarano congiuntamente Desideri e Giovannini «ci scusiamo per i disagi riscontrati dai cittadini sulle liste di attesa ma l’impegno concreto è arrivare a fine anno con la possibilità di accedere “senza tempo di attesa” alle prestazioni specialistiche delle Scotte ogni volta che un medico di medicina generale lo ritenga necessario per un suo assistito. Il nostro è un progetto complesso ma non impossibile: richiede tempi per ridisegnare l’offerta e anche per ristrutturare gli ambulatori, in condivisione con i professionisti, per una nuova cultura assistenziale».

Grosseto: Casi di melanoma in aumento, il sole una delle possibili cause

È arrivata l’estate e si riaccende la riflessione sui rischi che si possono correre per la troppa esposizione al sole. A tutti piace godersi il mare e il sole, ma ci sono delle indicazioni che è bene tenere sempre presenti, anche in inverno, ma specialmente in questo periodo dove i raggi solari sono più forti e ci sono più ore di luce. Nel 2017 sono ben 14mila le persone che hanno ricevuto una diagnosi di melanoma, colpendo 7300 uomini e 6700 donne. Questo problema rappresenta addirittura il 3% di tutti i tumori. Ogni anno in Toscana venivano effettuate 1.200 nuove diagnosi di melanoma, con un’incidenza complessiva di 18 casi ogni 100mila abitanti. Negli ultimi 5-6 anni nella provincia di Grosseto, come lungo la costa e nella parte sud della nostra regione, tale incidenza à diventata di 40 – 45 casi per 100.000. A livello mondiale, l’incidenza di questo tipo di tumore è raddoppiata negli ultimi dieci anni. “I principali fattori di rischio per l’insorgenza del melanoma cutaneo – spiega il dottor Riccardo Sirna, direttore dell’Area omogenea di Dermatologia della Asl Toscana sud est e dell’UO Dermatologia del Misericordia di Grosseto – sono esistenza di una predisposizione familiare alla malattia, presenza di numerosi nevi, pelle chiara e ustioni solari avvenute in età infantile o giovanile catalunyafarm.com. Dato che sono soprattutto le radiazioni ultraviolette UVA e UVB a essere pericolose per il benessere della cute, in generale la possibilità di sviluppare un tumore delle pelle aumenta con l’esposizione prolungata al sole, come per esempio quella in cui incorre chi lavora all’aperto. E’ fondamentale che le persone prendano precauzioni e che si diffonda sempre di più una cultura della prevenzione, in particolare nei giovani”.

Potenziamento delle attività negli istituti penitenziari di Sassari e Alghero

L’ASSL Sassari ha potenziato l’attività specialistica ambulatoriale negli istituti penitenziari di Sassari e Alghero, per un totale di quaranta ore settimanali. Le branche coinvolte sono l’odontoiatria, la cardiologia, l’ortopedia, l’ecografia, l’oculistica, la neurologia e la tossicologia. A queste attività si aggiungono la fisiatria, la chirurgia, la dermatologia, la gastroenterologia e l’urologia, garantite dal personale medico dipendente. Oltre all’attività specialistica ambulatoriale, l’ASSL Sassari ha riorganizzato l’offerta del servizio di base dedicata ai detenuti delle due strutture carcerarie. Il nuovo modello è vincolato alla presa in carico dell’assistito ed è basato sul rapporto medico paziente, una novità che garantisce a tutti i detenuti la possibilità di rivolgersi, in condizioni ordinarie e non di urgenza, sempre allo stesso professionista. Inoltre è stata implementata l’offerta psicologica, garantita a tutti i detenuti delle due case circondariali e non più ad alcune categorie specifiche, e il servizio clinico dell’offerta psichiatrica che, nel carcere di Bancali, è assicurato da quattro medici psichiatri con quattro accessi settimanali e, ad Alghero, è garantito con due accessi settimanali. «Negli ultimi sei mesi abbiamo lavorato alla riorganizzazione dell’offerta sanitaria in carcere – afferma il direttore del Distretto Sanitario di Sassari, Nicolò Licheri. Dopo i necessari confronti di approfondimento con le direzioni carcerarie, a febbraio abbiamo incontrato il garante dei detenuti e successivamente abbiamo dialogato con le rappresentanze sindacali. Una volta raccolti i loro pareri e analizzate le richieste dei detenuti, abbiamo riorganizzato l’offerta sanitaria ponendo pari attenzione sia all’attività medica di base sia all’attività medica specialistica ambulatoriale. Siamo certi che questa rimodulazione delle priorità cliniche renderà più efficiente l’accesso e l’erogazione dei servizi sanitari in carcere». Anche la dotazione strumentale è stata oggetto di revisione. Per migliorare l’assistenza nel carcere di Alghero è in fase di aggiudicazione il riunito odontoiatrico, richiesto per l’espletamento dell’attività specialistica. Mentre per le strutture di Bancali e Alghero è imminente la fornitura di due ulteriori lampade a fessura per l’attività oculistica. Infine l’ASSL Sassari ha rinnovato la convenzione con la clinica di Malattie Infettive dell’AOU di Sassari per le consulenze nei due istituti penitenziari. «Raggiunto questo primo risultato, pur nelle note difficoltà legate al contesto normativo ed economico, il Distretto di Sassari continuerà ad impegnarsi – conclude Licheri – per migliorare ulteriormente la qualità delle prestazioni e per rispondere in modo ancora più puntuale alle esigenze dei detenuti anche grazie al confronto, che si ritiene indispensabile, con le istituzioni competenti».

AUSL Toscana Sud Est: Incontinenza urinaria, visite gratuite al San Donato

Giovedì 28 giugno ricorre la Giornata mondiale dedicata alle patologie del pavimento pelvico Visite gratuite per le donne in occasione della Giornata mondiale dedicata alle patologie del pavimento pelvico e incontinenza urinaria, giovedì 28 giugno dalle 8:30 alle 12:30. Anche quest’anno l’ambulatorio integrato per l’incontinenza urinaria mette a disposizione professionisti che svolgeranno gratuitamente visite uro-ginecologiche presso la Ginecologia dell’ospedale San Donato di Arezzo, previa prenotazione telefonica ai numeri 0575/255326 o 0575/255328. Quelle dell’incontinenza per un mal funzionamento del pavimento pelvico sono patologie che interessano un gran numero di donne, soprattutto a seguito di eventi particolari che hanno modificato la fisiologia dell’apparato uro-ginecologico come parto naturale, aumento della pressione addominale, menopausa, prolasso o interventi chirurgici. “Ad Arezzo – spiega Stefano Rosadi, responsabile dell’ambulatorio del pavimento pelvico – le donne che presentano disfunzionalità dell’apparato urogenitale sono circa 1100 all’anno. Ci sono vari livelli di gravità e quindi diverse possibili soluzioni: dalle cure mediche e riabilitative fino agli interventi chirurgici. La valutazione e presa in carico del problema viene fatta dall’equipe: ginecologo, ostetrica e personale di sala operatoria, a seconda della soluzione più idonea per la paziente”. A volte, basta una rieducazione dei muscoli del pavimento pelvico, effettuata dalle ostetriche con strumenti e corsi specifici in Casentino e Valdarno. Rosadi e la sua equipe, con sedute chirurgiche mensili effettuate ad Arezzo e Bibbiena, intervengono per via transvaginale o laparoscopica. In questi casi la riabilitazione è affidata alle ostetriche nel post operatorio.

Comunicato – SPDC di Sora: ” Ecco come stanno le cose”

Le precisazioni dell’ Azienda Sanitaria In relazione alla ristrutturazione dell’SPDC di Sora è bene evidenziare e precisare: 1) attualmente l’SPDC di Sora non risponde ai requisiti strutturali previsti per legge; 2) già nel 2014 la Regione Lazio ha stanziato fondi per € 750.000,00 per lavori di ristrutturazione; 3) questi lavori non hanno mai potuto essere avviati poiché, fra l’altro, da quattro anni i 3 SPDC della ASL di Frosinone stanno accogliendo gran parte dei pazienti provenienti dalla provincia di Latina, con l’SPDC dell’Ospedale di Latina chiuso (dovrebbe essere riaperto nelle prossime settimane); 4) la Regione Lazio ha stabilito che dal 15 giugno del c.a. i pazienti di Latina non graveranno più sulla ASL/FR ma saranno destinati ad altre ASL; 5) i lavori presso l’SPDC di Sora avranno la durata di 3 mesi e restituiranno un Reparto di eccellenza fra i migliori nell’ambito dei programmi di valorizzazione dell’Ospedale di Sora; 6) non è stato possibile spostare il Reparto presso altri locali poiché questo avrebbe comportato lavori di ristrutturazione ed adeguatamento, particolarmente gravosi. Infatti le norme che regolano gli SPDC sono particolarmente impegnative, e si sarebbe trattato di una procedura amministrativamente molto discutibile, – né sarebbe stato possibile prevedere una riduzione dei posti letto con lavori per singoli posti, poiché il disagio ed i rischi per pazienti ed operatori sarebbe stato insostenibile; 7) non si prevedono disagi all’utenza in quanto i due SPDC di Frosinone e Cassino sono in condizione di coprire, temporaneamente, tutte le emergenze in ambito psichiatrico della nostra provincia; 8) i Dirigenti e gli Operatori dell’SPDC di Sora sono stati, in pieno accordo, temporaneamente destinati ad altri servizi del Dipartimento di Salute Mentale e Patologie da Dipendenza, pronti a rientrare non appena ultimati i lavori. «In conclusione, – dichiara il Commissario Straordinario della ASL di Frosinone, Dr. Luigi Macchitella – il nuovo SPDC di Sora consentirà un vero salto di qualità nell’assistenza psichiatrica nella nostra provincia, valorizzando il Presidio Ospedaliero di Sora e non determinando disagi alla nostra utenza».

AUSL Toscana Sud Est: riorganizzazione del Distretto

Tutti i numeri di servizi e attività Risposte sempre più integrate e multidisciplinari, dunque più efficienti, ed un’organizzazione più puntuale sul territorio con grande attenzione per le fasce deboli della popolazione valdarnese. Sono queste le linee guida che stanno ispirando l’attività e il lavoro della Zona Distretto del Valdarno, guidata da un anno esatto da Evaristo Giglio. Un lavoro che ha portato a utilizzare in pieno il fondo per la non autosufficienza e quello per le gravissime disabilità. Per il 2017, hanno usufruito del Fondo 88 disabili sotto i 65 anni, 336 anziani non autosufficienti e 25 ricoveri temporanei in strutture residenziali assistenziali. Sempre lo scorso anno, i finanziamenti per le gravissime disabilità hanno permesso l’erogazione di 359 mila euro destinati a 35 utenti residenti nel Valdarno per l’acquisto di servizi socio-assistenziali e sanitari, in modo da evitare i ricoveri o le istituzionalizzazioni e garantire la permanenza al domicilio di persone portatrici di gravi complessi patologici. Per il 2018 sono previsti 303 mila euro, per un totale di oltre 600 mila euro in due anni. Nel 2017 il Distretto ha distribuito 456 quote tra ricoveri in RSA e Centri Diurni. Nell’ultimo anno si è proceduto alla riorganizzazione dell’UVM (Unità di Valutazione Multidimensionale), un nucleo composto da medici di Distretto, assistenti sociali dei Comuni e della Asl, infermieri, il cui lavoro di valutazione sanitaria e sociale degli utenti garantisce l’equità di accesso all’offerta dei servizi, attraverso l’individuazione di specifici parametri. Contemporaneamente, è stata definita l’equipe dell’ACOT (Agenzia per la continuità assistenziale ospedale-territorio) che permette la presa in carico programmata di pazienti fragili, affetti da malattie croniche, nella fase di dimissione dall’ospedale. Tra i vari progetti in ambito socio-sanitario promossi dalla Regione, ai quali ha partecipato il Valdarno, si ricorda la recente co-progettazione sul “Dopo di Noi”, a favore di disabili che sperimentano forme di crescente autonomia attraverso particolari soluzioni abitative. L’efficace cooperazione tra l’ASL, il Comune capofila di Terranuova, il Terzo Settore e il Privato Sociale ha garantito l’approvazione del progetto che sta partendo proprio in questi giorni. L’attività di coordinamento è alla base anche di un gruppo di lavoro che vede impegnati il Dipartimento della Salute Mentale e il “Servizio Sociale” (di Distretto e dei Comuni), per definire un protocollo d’intesa che andrà in Conferenza dei sindaci tra qualche settimana. “Una delle maggiori criticità che ci troviamo ad affrontare in questo ambito – spiega Giglio – è definire un percorso appropriato quando ci troviamo di fronte a condizioni in cui non è facile stabilire se è prevalente il disagio sociale o il disturbo psichico. E’ un aspetto difficile e da non sottovalutare: la presa in carico del paziente deve avere un’origine condivisa, con una procedura integrata tra i servizi sociali dei Comune e gli specialisti dell’ASL. A questo stanno lavorando i due poli (socio-sanitario e socio-assistenziale), sia per gli adulti che per i minori”. Dal marzo di quest’anno è stato attivato l’Atelier Alzheimer, al Centro Bartolea di Montevarchi. Si tratta di un punto di riferimento per i malati di Alzheimer in forma media o lieve, dove vengono svolte attività educativo-riabilitative e aggregative rivolte ai malati. In Valdarno i soggetti con disturbi cognitivi presi in carico dai centri specialistici sono oltre 200. L’Atelier Alzheimer si è aggiunto ad un altro servizio, dedicato a coloro che si prendono cura dei malati gravi: il Caffè Alzheimer, uno sportello di ascolto e relazione per i familiari e i care givers. “Negli ultimi mesi abbiamo rinforzato l’assetto professionale della Neuropsichiatria Infantile e quello degli psicologi – conclude Giglio – L’arrivo di due nuovi psicologi nei servizi territoriali supporterà gli interventi della Neuropsichiatria e, insieme al contributo del SerD, permetterà la presa in carico di situazioni di grave disagio sociale, sempre più frequentemente segnalate ai Comuni e al Distretto Sanitario anche dalla Magistratura (abusi, maltrattamenti, affidi, adozioni ecc)”.

Reggio Emilia: inaugurato il Discovery MI, la Pet/Ct donata all’Ausl IRCCS

Prodotta negli USA, è la prima in Italia dotata di una configurazione così avanzata per diagnosi sempre più precise Inaugurata la nuova PET/CT donata all’Ausl IRCCS grazie ai fondi raccolti con il progetto Pet Puzzle, promosso da Grade Onlus e sostenuto da Fondazione Manodori e Unindustria Reggio Emilia. Prodotta da General Electric, la nuova apparecchiatura Discovery MI è destinata prevalentemente alla diagnosi oncologica ed è stata acquisita nella configurazione più avanzata presente al momento in Italia. Consentirà di aumentare il volume di attività, migliorare la qualità diagnostica e valutare in modo approfondito la risposta alle terapie in virtù di una più efficace quantificazione dei fenomeni metabolici in atto. Installata nelle scorse settimane nel reparto di Medicina Nucleare del Santa Maria Nuova, in un locale di 42 metri quadri appositamente predisposto, entrerà in funzione già nei prossimi giorni. La cifra di 2 milioni di euro necessaria all’acquisto proviene in buona parte dalle generose donazioni di cittadini, aziende, associazioni che hanno preso oltre 14mila delle 20mila tessere che compongono il grande puzzle benefico. Alla cerimonia, che si è svolta all’aperto nell’area antistante l’ospedale Santa Maria Nuova, erano presenti, insieme al Direttore generale dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia Fausto Nicolini, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il Sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, il presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi e il direttore generale di Grade Onlus Roberto Abati.

PO Soverato: inaugurati punto accettazione ticket e area ambulatoriale

Inaugurati il nuovo Punto accettazione ticket e l’area ambulatoriale del Presidio ospedaliero di Soverato. La cerimonia si è svolta alla presenza del Sindaco di Soverato, il dott. Ernesto Francesco Alecci, del Presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Catanzaro dott. Enzo Ciconte, del Direttore generale dell’ASP di Catanzaro dott. Giuseppe Perri, del Direttore Unico dei Presidi dott. Antonio Gallucci, del direttore del Dipartimento di Staff dott. Carmine Dell’Isola, del Direttore dell’Ufficio Tecnico Arch. Carlo Nisticò. “Grazie al dott. Dell’Isola, al dott. Gallucci ed all’Arch. Nisticò, – ha dichiarato il Direttore Generale Perri – abbiamo potuto aggiungere un altro piccolo tassello di miglioramento all’Ospedale del Basso Ionio della città di Soverato, inaugurando il nuovo fronte office e la nuova area ambulatoriale, mettendola a disposizione dei cittadini.”