Malattia di Huntington, Fondazione LIRH da volto a chi ancora è nascosto

Malattia di Huntington: il punto Il 1° Maggio, Mese Internazionale dedicato alla Malattia di Huntington (HD), la Fondazione Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH) ha lanciato #ShowUpForHD. E’ una campagna di sensibilizzazione e di partecipazione per far conoscere quella che è, di fatto, una delle più gravi e più discriminate malattie rare neurodegenerative. Malattia ancora priva di una cura: la malattia di Huntington. Si tratta di una malattia genetica rara, ereditaria, neurodegenerativa, che compromette gradualmente le facoltà cognitive, mentali e fisiche. Colpisce in Italia circa 6.500 persone e circa 40.000 sono a rischio di ereditarla. Conosciuta anche come ‘Ballo di San Vito’ o ‘Taranta’ per via dei movimenti involontari che spesso induce, come di una danza incontrollata. In passato si è persino avuto paura di chiamarla per nome, definendola piuttosto ‘that disorder’, ‘quel male’. Chi ne era affetto veniva accusato di stregoneria, intere famiglie considerate portatrici di negatività e sofferenza e messe ai margini della società. Tutto questo ha generato nel tempo, inevitabilmente, un atteggiamento difensivo. Le persone coinvolte si sono nascoste agli occhi degli ‘altri’, piuttosto che venire fuori e, eventualmente, chiedere aiuto. Più di recente, grazie ad una accresciuta consapevolezza e a una maggiore speranza nella ricerca, sono nate iniziative, sia globali che locali, di reazione a tutto questo. Iniziative volte ad incoraggiare le persone portatrici della mutazione genetica responsabile della malattia e i loro familiari a ‘venire fuori’, a non nascondersi più. Tra tutte, la più globale è stata l’iniziativa HDDENNOMORE- Mai più Nascosta – Oculta Nunca Mas che, il 18 maggio del 2017, ha riunito per la prima volta in Vaticano circa mille famiglie da diversi Paesi nel mondo, di fronte alle quali il Santo Padre stesso ha detto ‘Mai più nascosta’. Ma la malattia di Huntington, purtroppo, nascosta lo è ancora Sono necessari ancora molti sforzi per portarla davvero all’attenzione globale e per evitare di dover spiegare di cosa si tratta utilizzando, ogni volta, “analogie o contrari” rispetto ad altre patologie. La verità è che questa malattia ha una sua storia, una sua drammaticità e una sua specificità distintiva: l’Huntington colpisce in modi diversi; priva gli individui della loro identità, trasformandoli in persone diverse da quelle che erano perché ne modifica, piano piano, la personalità; annovera nella sua storia un fortissimo stigma, legato alla ereditarietà e alla presenza del disturbo mentale. E’, inoltre, una malattia che costringe ad interrogarsi sul futuro perché, seppure prevedibile in anticipo attraverso un test genetico, non si può (ancora) impedire che insorga. Esiste una straordinaria comunità globale di organizzazioni e network di pazienti e di ricercatori, che sta dando un enorme contributo alla conoscenza sul piano scientifico, tracciando così, la rotta verso la cura. Attraverso ‘ShowUp for HD’, la Fondazione Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH) invita tutte le persone che hanno un legame con la malattia di Huntington, siano essi pazienti, familiari, persone a rischio di ereditare la mutazione, caregivers, medici, operatori sanitari, ricercatori a mostrare il proprio volto. “Tutte queste persone esistono, come esiste la malattia, e non è giusto che si debbano nascondere. E’ anche grazie al loro coraggio e al loro contributo alla ricerca, che la sconfiggeranno” – afferma Barbara D’Alessio, Direttore Esecutivo della Fondazione LIRH. Per partecipare alla campagna: https://forms.gle/YzHqLFH3R1cD7XK48 ———————– La Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH) è una fondazione senza scopo di lucro. L’unica organizzazione italiana completamente dedicata alla ricerca, all’assistenza e alla conoscenza della malattia di Huntington e della malattia di Huntington pediatrica. La Fondazione collabora con reti di organizzazioni di pazienti e ricercatori a livello nazionale e internazionale. Missione della LIRH e quella di garantire alle persone affette da malattia di Huntington, alle persone a rischio e ai loro familiari la possibilità di accedere a terapie appropriate e innovative, di ricevere una adeguata assistenza (clinica e psicologica) e di vivere la loro condizione senza essere oggetto di pregiudizi o discriminazioni. www.lirh.it Rimani aggiornati sui nostri corsi ECM
A Roma protesta giovani medici, muovono rabbia ed esasperazione

Giovani medici in protesta a Roma muovono rabbia ed esasperazione Grande successo della protesta dei giovani medici che si sono dati appuntamento ieri a Roma. “L’avevamo detto e l’abbiamo fatto, commentano le associazioni dei camici bianchi: abbiamo portato in piazza Montecitorio il numero massimo di persone consentite dalla Questura. Insieme ai colleghi abbiamo manifestato per difendere il futuro del Servizio Sanitario Nazionale, contro l’inadeguato numero di contratti di formazione specialistica e per chiedere una vera riforma dell’iter formativo previsto dalla legge 368 del 1999”. “A muoverci oggi sono la rabbia e l’esasperazione nei confronti di un sistema che ci imprigiona nell’imbuto formativo, condizione condivisa da ben 39 rappresentanti delle forze politiche di ogni colore, che sono scesi in piazza per ascoltare dalla nostra voce le ragioni della protesta, chiedendo un filo diretto per sostenerla”. La mobilitazione non termina qui, come promesso nei giorni scorsi dalle Associazioni, e la tappa di Roma è stata solo l’inizio. “Le mobilitazioni si sposteranno da Montecitorio, dove abbiamo fatto richiesta dell’aumento delle borse statali, ad ogni consiglio regionale per chiedere l’aumento delle borse regionali. Nel frattempo partiranno tavoli di confronto con i rappresentanti dei partiti politici per ragionare sul miglior futuro da garantire ai medici”. “Non arretreremo di un millimetro finchè le belle promesse cui siamo abituati non diventeranno fatti reali e concreti nel breve termine. Qualora non fosse così, siamo pronti ad inasprire la protesta. Abbiamo diritto ad una formazione, ma che sia di qualità. Per il nostro futuro e per quello della sanità del nostro Paese”. Rimani aggiornato sui nostri corsi ECM
Pandemia, IdO traccia bilancio su gestione emergenza. Obiettivo puntato sulle famiglie

Ido traccia il bilancio Come si possono aiutare le famiglie da lontano? Parte da questa domanda il primo momento di riflessione dell’equipe IdO sul lavoro fatto durante la fase 1 dell’emergenza Covid-19, un momento di riflessione che si svilupperà durante il nuovo venerdì culturale in programma il 29 maggio. Il titolo dell’appuntamento, organizzato con la Fondazione Mite, è ‘Racconti dell’emergenza Covid-19. Rimanere empatici nella pratica clinica a distanza’. Nel corso dell’incontro si entrerà nel vivo delle iniziative attivate dall’Istituto di Ortofonologia all’interno degli sportelli online ‘IdO con Voi’ e ‘Lontani ma vicini, 30 psicologi in ascolto’. Due servizi a disposizione di scuole e famiglie, promosse nell’ambito della task force del ministero dell’Istruzione e in collaborazione con la Società italiana di Pediatria (Sip). “Un nemico invisibile, proveniente proprio dai luoghi in cui il sole sorge, ha costellato il buio, l’Ombra, ha attivato angosce, ha costretto alla reclusione, ha globalizzato l’annichilimento e ha ridotto alla puerilità le formule della medicina vigente…”. Lo scrive Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO, che condurrà il venerdì culturale del 29 maggioper affrontare, in particolare, due tematiche: Il pensiero clinico e il processo di trasformabilità terapeutica al tempo della Pandemia; gli adattamenti, le risorse e le criticità affrontate da bambini, adolescenti, genitori, studenti, insegnanti e terapeuti durante l’emergenza Covid-19. L’appuntamento sarà alle 21 sulla piattaforma online Google Meet. La partecipazione è libera collegandosi dalle ore 20 al link: meet.google.com/ikq-zroj-tpv. Oltre Di Renzo, saranno presenti come componenti dell’equipe di lavoro IdO le logopediste Francesca Sgueglia Della Marra, Gianna Palladino e Simona D’Errico; la neuropsichiatra infantile Elena Vanadia; le psicoterapeute Laura Sartori, Flavia Ferrazzoli, Paola Vichi, Francesca D’Amico e Floriana Meoli. Rimani aggiornato sui nostri corsi ECM
Giovani medici in piazza mercoledì 27 maggio a Roma

MEDICI IN PIAZZA A ROMA Protesta dei medici in piazza a Roma. Il cartello di 11 sigle in rappresentanza degli studenti in medicina, degli specializzandi e dei giovani medici (AISAS Associazione Italiana Specializzandi/Specialisti Area Sanità – ALS Fattore 2a Associazione Liberi Specializzandi – Anaao Giovani – Federspecializzandi – GMAS Giovani Medici Anti-Sfruttamento – Giovani Medici per l’Italia – Primavera degli studenti – Siamo Futuro Italia – Vento di cambiamento Fenix – Udu Unione degli universitari – Dipartimento Medico) manifesterà mercoledi 25 maggio a Roma a Piazza Montecitorio alle 10.30. Questo per denunciare la scarsa attenzione del DL Rilancio alle istanze dei giovani camici bianchi. “Puntiamo il dito contro l’assoluta assenza di provvedimenti che risolvano definitivamente le annose problematiche sull’accesso alle Scuole di Medicina e Chirurgia. Questo prevedendo un maggior numero di posti rispetto a quello attuale. Notizie che cancellino l’imbuto formativo che di fatto limita l’accesso ad una Scuola di Specializzazione. Il titolo obbligatorio per poter partecipare ad un concorso pubblico. È inaccettabile l’indifferenza di fronte alla qualità formativa dei medici specialisti, dimostrata con l’aumento di soli 4.200 contratti formativi. Un numero a nostro avviso insufficiente perchè oltre a non configurarsi come concreta soluzione all’imbuto formativo. Anche alla carenza di Medici Specialisti lascia invariato il rapporto borse/candidati rispetto a quanto previsto per il 2019”. MEDICI IN PIAZZA “Pur comprendendo la gravità di un momento come quello attuale e condividendo ognuna delle misure intraprese dal Governo a favore di lavoratori, famiglie ed aziende, non condividiamo e non comprendiamo però la mancanza di tutele per il Sistema Sanitario Nazionale. In queste terribili settimane si è dimostrando fragile ma anche indispensabile affinché a ogni singolo cittadino sia garantito il diritto alla Salute. Il SSN non potrà mai reggere le sfide del futuro se non ci saranno investimenti sulla formazione di medici specialisti. A nulla vale abilitare 10mila giovani medici se a questi non viene poi garantita la possibilità di specializzarsi e diventare medici specialisti. In grado di occupare una posizione lavorativa concreta”. “Allo stato attuale – scrive il cartello – ciò significa che almeno 10mila medici non verranno formati. Eresia, da questo Paese che è lo stesso ad avergli garantito, sei anni prima, un percorso formativo che a questo punto si definirebbe incompleto. Un’emergenza come questa, tra cinque anni, avrebbe una storia naturale completamente diversa, gli Ospedali non riuscirebbero a garantire neanche la metà dello sforzo e del lavoro di questi giorni, a causa della carenza di personale medico specialistico, difatti mancherebbero così tanti medici specialisti che l’inevitabile esito sarebbe catastrofico e ci ritroveremmo a fare i conti con una strage preannunciata. E a nulla servirebbero gli applausi o i minuti di silenzio per gli eroi medici, a nulla servirebbe ringraziarli pubblicamente, tra cinque anni non ci saranno medici da ringraziare”. “La nostra Mobilitazione non si fermerà mercoledì 27 Maggio, anzi, proseguirà secondo future indicazioni presso le sedi delle Regioni in ogni parte d’Italia, per chiedere un successivo sforzo nell’aumento delle borse di competenza regionale”. Rimani aggiornato sui nostri corsi ECM: https://www.av-eventieformazione.it/
Presentato in conferenza il nuovo libro di Mike Maric: Il Potere Antistress del Respiro

Il nuovo libro di Mike Maric: Il Potere Antistress del Respiro Si è tenuta oggi la conferenza stampa di presentazione del libro “IL POTERE ANTISTRESS DEL RESPIRO: Il metodo per abbandonare definitivamente ansia, tensioni e stanchezza”. Edito da Vallardi, il nuovo libro dello scienziato del respiro MIKE MARIC, medico e coach di tanti atleti medagliati olimpici. Atleti come Filippo Magnini, Igor Cassina, Sara Cardin e team come il Settebello spiega come la potenza del respiro può essere fondamentale per combattere stress, ansia e migliorare le nostre prestazioni fisiche e mentali. La prefazione del libro è dell’amico Filippo Ongaro, ex medico degli astronauti, ideatore del Metodo Ongaro per l’alta prestazione e la crescita personale Alla conferenza, moderata dalla manager e campionessa di pallavolo RACHELE SANGIULIANO, hanno preso parte oltre all’autore, FILIPPO MAGNINI, uno degli atleti di cui MIKE MARIC è coach, e MARCELLA MECIANI, direttore editoriale del gruppo Vallardi Editore. “Mike è stato per me un grande coach e punto di riferimento durante la mia carriera sportiva e non solo. Mi ha aiutato a raggiungere grandi risultati quando era in attività. Mi ha aiutato tantissimo nel mio post carriera e nel mio momento di maggior difficoltà quando sono stato accusato ingiustamente di doping. Grazie ai suoi insegnamenti, consigli, tecniche, esercizi e la sua vicinanza sono riuscito a superare al meglio anche questo periodo. Dimostrazione di questo è il fatto che l’ho voluto insieme a me anche nel mio progetto Remind” ha commentato FILIPPO MAGNINI. “Siamo un editore che crede molto in ciò che pubblica. Non sono tanti gli autori che hanno così tante cose dire da poter fare un secondo altro libro così ricco e nuovo come ha fatto Mike Maric. Questo libro è più che mai giusto e utile in questo periodo. Mi ha colpito molto quello che Mike ha scritto e quanto sia importante trovare un punto zero da cui ripartire attraverso il respiro. Ecco, se c’è un punto zero per tutti noi, possiamo dire che è proprio questo” ha commentato MARCELLA MECIANI direttore editoriale del gruppo Vallardi. Il nuovo libro di Mike Maric: le sue parole “Nel percorso della vita, tutti affrontiamo momenti difficili che ci tolgono il fiato. Proprio attraverso questo libro desidero divulgare le emozioni che mi hanno contraddistinto in questi anni, ma soprattutto le quattro aree del nostro benessere che possono permettere a tutti di poter evolvere in meglio. Filippo né è l’emblema” ha commentato l’autore del libro coach e scienziato del respiro MIKE MARIC. Le conseguenze dello stress cronico sulla salute sono note: danni al sistema immunitario, ipertensione, infertilità, depressione. Per combatterlo, sempre più esperti concordano sui vantaggi di un approccio dolce e non farmacologico. Uno degli strumenti più potenti per attivare la nostra capacità di autoguarigione è anche il più sottovalutato: il respiro. Mike Maric, campione mondiale di apnea, ha sperimentato su se stesso e sugli atleti con cui lavora un metodo innovativo per combattere il sovraffaticamento, la tensione e l’ansia attraverso tecniche di respirazione per tutti i livelli, dai principianti ai professionisti. Partendo dal gesto più naturale, questo libro ci insegna a intraprendere un percorso che ci riconnetta con le nostre risorse migliori per raggiungere gli obiettivi che contano. Usare al meglio i nostri polmoni può cambiarci la vita. “Che si tratti di stress da lavoro o meno, per rispondere alla mancanza di gratificazione personale, al senso di frustrazione e insoddisfazione, all’apatia e al disagio psicofisico, si ricorre a compensazioni che minano la salute. Fumo, sedentarietà, dieta – o, meglio: non dieta – e alcol sono i fattori principali che oggi ci fanno ammalare. Giovani che non fanno sport, adulti che si ammalano, tutti siamo immersi in un vortice di vita che ci lascia senza respiro e mettiamo a rischio il nostro bene più prezioso, che è e rimane la salute” afferma Mike Maric. Rimani aggiornato su tutti i nostri corsi ecm
Premialità Covid-19 previste nel DL “Rilancio”, intervento critico di Anaao Assomed

Intervento critico di Anaao Assomed Critiche da parte di Anaao Assomed. Le risorse economiche per la premialità Covid-19 previste nel DL “Rilancio” (articolo 2, comma 6) sono destinate “prioritariamente alla remunerazione delle prestazioni correlate alle particolari condizioni di lavoro del personale dipendente delle aziende e degli enti del servizio sanitario nazionale direttamente impiegato nelle attività di contrasto alla emergenza epidemiologica determinata dal diffondersi del Covid-19”. Sono assegnate, purtroppo – denuncia il Segretario Nazionale Anaao Assomed Carlo Palermo – in modo indistinto tra Dirigenza medica e sanitaria e Comparto. “Questa infelice scelta sta determinando in alcune Regioni, come Veneto e Piemonte, conflitti tra le categorie e difficoltà legate alla curiosa alleanza tra Confederazioni sindacali e Assessorati regionali alla Sanità per favorire una suddivisione pro capite e a pioggia degli importi economici finanziati dal Governo nel decreto, nonché di quelli incrementali messi a disposizione dalle Regioni attingendo a riserve proprie. Con protervia e arroganza si persegue una suddivisione delle risorse che cozza contro i limiti individuati dal decreto “Rilancio” e contro quelli ancora più restrittivi previsti dal “Cura Italia”. Cosi denuncia Anaao Assomed Con una pervicacia degna di altri fini, ci si ostina nel non riconoscere le differenti condizioni di esposizione al rischio biologico e le differenti durate di esposizione sia per il personale della Dirigenza Sanitaria che per quello del Comparto Sanità, facendo carta straccia perfino del recente protocollo sottoscritto dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dalle Confederazioni sindacali”. “Si tratta – dichiara Palermo – di un vero e proprio schiaffo rifilato a quei volti che abbiamo visto su tutti i media segnati dalla stanchezza, dalla sofferenza e dalle lesioni cutanee determinate dall’uso prolungato delle maschere protettive. Non siamo più ‘eroi’, non siamo più ‘angeli’. La tanto sbandierata riconoscenza per la nostra generosità, lo spirito di servizio e l’abnegazione, passata l’emergenza, cede il posto, come nella Regione Veneto, a più vili e prosaiche esigenze di consenso politico e propaganda elettorale. Tutto si dimentica in fretta. Si dimentica che il personale della Dirigenza medica e sanitaria ha ritenute Irpef ben più alte di quelle degli operatori del Comparto e che i valori economici delle indennità di disagio valgono il doppio secondo i disposti contrattuali. Si dimentica di riconoscere un’indennità infettivologica anche ai medici e ai biologi, come se tutti non avessero operato in prima linea, fianco a fianco, per far fronte all’emergenza epidemica. Evidentemente anche chi ha sofferto per il contagio e le vittime hanno un peso differente”. Alla fine, dopo la decurtazione per gli oneri previdenziali riflessi e la tassazione fiscale verrà distribuita ai Dirigenti dell’Area sanità una premialità una tantum che somiglia più ad una elemosina. “La dignità della categoria non può essere ulteriormente oltraggiata. Fabrizio De Andrè scrisse che “dal letame nascono i fiori”. È solo tramite chi ha saputo vivere le difficoltà e le sofferenze della vita, che si può costruire qualcosa di migliore. Queste le parole di Anaao Assomed Potremmo aderire alla sua esortazione – conclude Palermo – destinando l’obolo a favore del Fondo per le famiglie degli operatori sanitari che hanno perso la vita nella lotta al Coronavirus, promosso dalla Protezione Civile”. Leggi anche: https://medicalive.it/lorenzin-nessuno-stop-ad-alunni-non-vaccinati/ Scopri i nostri corsi: https://www.av-eventieformazione.it/
Con LAD i piccoli pazienti oncologici diventano artisti e creano un meraviglioso cartone animato

LAD i piccoli pazienti oncologici Iniziativa di LAD. Si può creare arte durante una grave malattia e in isolamento? Pare proprio di sì. A spiegarcelo, in un momento per tutti noi così difficile a causa della pandemia, sono proprio i bambini. Gli angeli del Reparto di Ematologia e Oncologia Pediatrica del Policlinico di Catania, diretto dalla prof.ssa Giovanna Russo. Tante piccole mani che, intrecciandosi, diventano una forza prorompente. Si immergono tra cartoncini colorati, tessuti e bottoni, con l’animo coraggioso di chi rende prezioso ogni a2mo di vita nonostante il peso della malattia. E dalla loro inarrestabile fantasia nasce un progetto straordinario: il cartone animato “Signor Sveglia Signor Sonno” tratto dall’omonima fiaba della scrittrice veneziana Carmela Cipriani. È il meraviglioso risultato di Cine LAD, il laboratorio creativo realizzato dalla Onlus del “Cure & Care in Oncologia Pediatrica” grazie al sostegno economico della Fondazione Alta Mane Italia e Fondazione con il Sud. La lettura della fiaba ha messo in moto la fantasia dei piccoli pazienti dando vita a questi meravigliosi personaggi, protagonisti anche nella edizione speciale del libro pubblicata da Skira “Il messaggio di grande forza trasmesso da questi bambini – dichiarano i fondatori di LAD, Cinzia Favara Scacco ed Emilio Randazzo – e una iniezione di coraggio e di speranza in un momento tragico come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia. L’ambita normalità che oggi noi tutti cerchiamo di recuperare, per loro e quella del ricovero, costellata da ristrettezze e difficolta. Grazie all’arte che cura, con il metodo di intervento messo a punto da LAD, i piccoli pazienti possono evadere dalla reclusione imposta dalla degenza, recuperando la qualità del tempo e quindi della vita. Un metodo innovativo, nato dall’esperienza maturata nel reparto di Oncologia Pediatrica del Mount Sinai Hospital di New York e del Policlinico di Catania. Utilizza l’arte come strumento di psicoterapia in ambienti trasformati ad hoc attraverso concorsi di architettura. Per l’evidenza dei benefici prodotti, LAD ha ricevuto importanti riconoscimenti dalla comunità scientifica internazionale e dalla stampa nazionale Orologi, letti, pecorelle e alberi, rappresentano solo alcuni degli strepitosi collage realizzati con oggetti di recupero dai piccoli pazienti insieme a mamme e papà. Con la supervisione del regista Carlo Lo Giudice, dell’art director Salvatore Cultrera e della psicoterapeuta Karolina Maślak, i personaggi di Melamelandia hanno preso vita. I protagonisti sono due divertenti personaggi dai caratteri diametralmente opposti. Signor Sveglia, perennemente munito del suo “orologio infernale”, corre per tutto il paese a svegliare le persone, ossessionato dallo scandire del tempo. Signor Sonno, sempre abbracciato al suo comodo cuscino, un vero e proprio sregolato, un sognatore seriale che dispensa a tutti incredibili letarghi. Litigano sempre e nella vita hanno due eccentriche compagne magistralmente interpretate da Dori Ghezzi e da Marisa Laurito. Le dinamiche di questa storia, raccontate con l’inconfondibile ritmo narrativo di Pif, ci riportano all’anno presente, a comprendere l’importanza di ogni istante, che va impiegato all’insegna della ricerca della bellezza. Il cartone animato che è già online, è quindi un patchwork di colori ed emozioni dal grandissimo impatto sociale Un esempio virtuoso, offerto da piccoli artisti, che regalano spunti per collezionare e rendere fruttuosi pezzi di esistenza, senza arrendersi mai.Adesso e importante sostenere LAD ONLUS, impegnata a Catania nel completamento di WonderLAD, la grande casa/laboratorio, frutto di un concorso internazionale di architettura, dove i bambini affetti da gravi malattie possono riscoprire attraverso l’arte la bellezza della vita. È possibile farlo attraverso una donazione (IBAN IT10B0200816934000103081297) oppure devolvendo il proprio 5×1000 in dichiarazione dei redditi indicando il C.F. 93162430875. Leggi anche: https://medicalive.it/covid-19-a-l-i-ce-fa-il-punto-sullictus-cerebrale-in-italia-dopo-lemergenza-pandemia/ Scopri i nostri corsi: https://www.av-eventieformazione.it/
Covid-19, A.L.I.Ce. fa il punto sull’ictus cerebrale in Italia dopo l’emergenza pandemia

A.L.I.Ce. fa il punto sull’ictus cerebrale in Italia Nel corso della pandemia causata dal Covid-19, A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) ha più volte lanciato l’allarme. Questo a causa della notevole diminuzione del numero dei pazienti con ictus cerebrale arrivati nei Pronto Soccorso dei nostri ospedali. Cosi sottolineando, anche attraverso il video #lictusnonrestaacasa realizzato con il supporto dei maggiori esperti a livello nazionale , quanto sia importante non sottovalutare i sintomi che possono costituire “campanelli d’allarme” di questa patologia. L’ictus cerebrale è una patologia tempo-correlata. I risultati positivi che possono essere ottenuti grazie alle terapie disponibili (trombolisi e trombectomia meccanica) dipendono, infatti, dalla tempestività con cui si interviene. È dunque fondamentale riconoscere il prima possibile i sintomi e chiamare immediatamente il 112 (118). Questo in modo da poter arrivare rapidamente negli Ospedali attrezzati per la cura della patologia. In questo modo è, di fatto, possibile ridurre il rischio di mortalità, ma soprattutto gli esiti di disabilità, spesso invalidanti, causati da questa malattia. Il punto sull’Ictus Cerebrale La pandemia ha inevitabilmente e radicalmente mutato lo scenario dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese. Nonostante questo, le Unità Neurovascolari o Centri Ictus (Stroke Unit) sono riuscite a rispondere al meglio alla situazione di emergenza, garantendo percorsi diagnostici e terapeutici efficienti ed efficaci. Hanno inoltre gestito i pazienti in totale sicurezza, istituendo corsie specifiche per il Covid. Inoltre mantenendo un distanziamento sicuro durante tutto il percorso clinico assistenziale. Adesso che la situazione più critica sembra essere finalmente alle spalle, è assolutamente necessario che anche i posti letto tornino “in possesso” delle Unità Neurovascolari. Quello dell’adeguato numero di queste Unità di cura essenziali per i trattamenti della fase acuta, ma non solo. Anche della riabilitazione precoce di chi ha subito l’ictus, così come del numero di posti letto per quegli abitanti che devono essere ricoverati “nel posto giusto e al momento giusto”. Questo è un tema particolarmente sentito dall’associazione che rappresenta i pazienti colpiti. A.L.I.Ce. Italia Odv intende ancora una volta e con forza evidenziare la drammatica carenza che purtroppo si registra tuttora sul territorio nazionale Nonostante, già in base al Decreto del Ministero della Salute n. 70 del 2 aprile 2015 (Dm 70/2015) sia stata ufficialmente codificata la necessità di organizzare l’assistenza all’ictus cerebrale su due livelli. Il primo livello è quello dei centri dove è possibile effettuare la trombolisi, situati in ospedali con bacino d’utenza compreso fra 150.000 e 300.000 abitanti; il secondo livello è quello dei centri che si trovano negli ospedali con un bacino d’utenza compreso fra 600.000 e 1.300.000 abitanti, dove, oltre alla trombolisi, si possono effettuare anche i trattamenti endovascolari. L’ampia differenza dei bacini d’utenza tiene conto delle realtà locali (orografiche, amministrative ecc.). Facendo media sarebbero necessari un centro di primo livello ogni 200.000 abitanti e un centro di secondo livello ogni milione di abitanti. Quindi, prendendo in considerazione la popolazione del nostro Paese, in base al Decreto 70/2015 sarebbero necessari complessivamente circa 300 centri, di cui 240 con funzioni di I livello e 60 con funzioni di II livello. Attualmente, invece, in Italia ci sono circa 200 Centri, l’80% dei quali è concentrato al Nord, lasciando così scoperte ampie aree. Queste non sono quindi in grado di offrire una risposta sanitaria efficiente e adeguata alla gravità della patologia.i dati Istat ci confermano infatti che il tasso di mortalità per malattie cerebrovascolari in Sicilia è più del doppio rispetto a quello che si registra in Trentino Alto Adige. Le Unità Neurovascolari hanno dimostrato di garantire una gestione ottimale del paziente con ictus cerebrale tale da ridurre sia mortalità che invalidità residua. Questo se messe a confronto con strutture non specializzate e dedicate Riteniamo quindi fondamentale che vengano rapidamente ripristinate, ma soprattutto equamente e omogeneamente implementate. Con l’obiettivo di avvicinarsi finalmente il più possibile ai rapporti numerici previsti dal Decreto Ministeriale 70/2015. Risulta infine evidente che ci sia un discreto margine di miglioramento anche per i Centri attuali, che auspicabilmente devono rendere sempre più efficaci le proprie procedure e prestazioni, mediante l’implementazione di un’organizzazione in rete, di efficienti percorsi extra e intra-ospedalieri e adeguato supporto dei servizi sul territorio. E’ necessario consentire a tutti i Cittadini di accedere alle medesime cure e trattamenti con la stessa professionalità ed efficienza nel minor tempo possibile e in ogni luogo del nostro Paese, evitando che cronicità e disabilità incidano sulla qualità di vita di interi nuclei familiari. Leggi anche: https://medicalive.it/caltagirone-visita-del-manager-lanza-allospedale-gravina/ Rimani aggiornato sui nostri corsi ecm: https://www.av-eventieformazione.it/
AIOP traccia bilancio di questi mesi insieme ai 44 ospedali privati e in sinergia con la Regione Emilia-Romagna

“Gli ospedali AIOP ci sono stati nella fase più critica dell’emergenza COVID, ci sono per affrontare l’epidemia in atto e continueranno ad esserci, quali componenti di diritto privato di un unico sistema sanitario regionale e nazionale, per consentire il graduale ritorno alla normalità dentro e fuori le case di cura”. Bruno Biagi presidente dell’Associazione dell’Ospedalità Privata dell’Emilia-Romagna fa un bilancio di questi mesi insieme ai 44 ospedali privati e in sinergia con la Regione Emilia-Romagna. La collaborazione tra AIOP e l’Assessorato regionale alla salute, guidato da Raffaele Donini, continua ad essere fattiva. Nelle prossime settimane si cercherà di ridefinire il piano delle liste di attesa, per far ripartire a regime prestazioni di ricovero e ambulatoriali. Questo mettendo in pista progetti riabilitativi per i pazienti gravi post COVID. Questa la dichiarazione dell’Assessore regionale alle politiche per la Salute Donini: “La rete delle strutture Aiop e la professionalità dei loro dipendenti sono stati preziosi nel corso dell’emergenza COVID19. In particolare nella gestione dei pazienti positivi al Coronavirus nelle CRA. Proprio le strutture AIOP, infatti, sono state un punto di approdo in cui assicurare le condizioni di isolamento necessarie ai pazienti per cui era richiesto il trasferimento. Così alleggerendo la pressione sulle CRA e contribuendo, in generale, ad una gestione della crisi sanitaria che ha richiesto il massimo sforzo da parte di tutti. Il rapporto della Regione con AIOP, ottimo nella fase dell’emergenza, sarà saldo anche nel post-emergenza Ci aspetta un periodo in cui la sanità è chiamata a ripensarsi. Sarà richiesta la collaborazione e la professionalità di tutti gli attori in campo . Il ringraziamento di AIOP ER va in particolare alle strutture sanitarie che anche in questa seconda fase continuano a sacrificarsi con il mantenimento di reparti COVID per prendersi cura dei pazienti inviati dagli ospedali pubblici. “Tutte le strutture AIOP hanno avuto un ruolo fondamentale in questa emergenza. Così conclude il presidente dell’associazione regionale AIOP Biagi. “Da quelle COVID a quelle no COVID, strutture riabilitative e psichiatriche, che assicurando per tutta la fase critica dell’emergenza prestazioni a chi ne aveva bisogno sono state centrali per il sistema sanitario regionale soprattutto nelle province più colpite. Piacenza che ha risentito dell’impatto della vicina Lombardia e Rimini delle Marche. Anche nelle altre province emiliano-romagnole si continua a fronteggiare l’epidemia nella massima sicurezza. Con un’ottica più propositiva rispetto ai mesi passati, ma sempre con piena disponibilità e la prontezza di affrontare nuovi possibili picchi di contagio” – aggiunge Biagi.
Federdolore-Società Italiana dei Clinici del dolore: continua l’emergenza anestesisti negli ambulatori del dolore

Federdolore-Società Italiana dei Clinici del dolore: Tra le categorie degli specialisti più occupati in reparto (o in reparti allestiti per l’emergenza Covid), continua a essere quella degli anestesisti, gli stessi da sempre impegnati nella terapia del dolore cronico. “Dal nostro monitoraggio emerge che in questo periodo 9 centri su 10 hanno ridotto di oltre il 50% le attività ordinarie ambulatoriali e chirurgiche di terapia del dolore nel caso di pazienti affetti da dolore cronico non oncologico – spiega Giuliano DE CAROLIS, Presidente di Federdolore-SICD- Abbiamo invece constatato una situazione migliore per quanto riguarda la gestione del paziente affetto da dolore cronico oncologico dove i centri che hanno avuto una riduzione di oltre il 50% dell’attività ordinaria sono scesi a 5 su 10. Riguardo il personale sanitario operante nei centri di terapia del dolore abbiamo registrato che in 8 centri su 10 c’è stata una riduzione di oltre il 50% del personale medico e infermieristico”. IL SUPPORTO DI FEDERDOLORE-SICD Federdolore-SICD ha monitorato a campione, in ben 18 regioni italiane, quanto l’attuale emergenza nel cosiddetto periodo della ‘fase 1’ ha inciso sulla riduzione delle attività ordinarie dei centri/ambulatori di terapia del dolore e le riduzioni del personale sanitario degli stessi centri a causa di trasferimenti presso i reparti Covid costituiti nei vari ospedali. Questa attività di monitoraggio proseguirà anche nei prossimi mesi con lo scopo di verificare il normale ripristino delle attività ordinarie dei centri/ambulatori di Terapia del Dolore. “In questo momento di emergenza nazionale Federdolore-SICD – continua DE CAROLIS – ha messo a disposizione dei medici di medicina generale un servizio gratuito tramite un numero verde (800.026.027) di consulenze specialistiche effettuate da parte di un gruppo di esperti medici algologi distribuiti su tutto il territorio nazionale” QUALI EFFETTI PUO’ PROVOCARE LA QUARANTENA Molti studi dimostrano come a livello cerebrale c’è una forte interazione tra le aree che processano gli stimoli dolorosi e quelle che elaborano le emozioni. “Per questo motivo oggi i pazienti affetti da dolore cronico potrebbero avere un peggioramento dei loro sintomi. Per questi pazienti è importante consigliare di mantenere le loro abitudini di vita compatibilmente con le norme di sicurezza vigenti. Se dovessero avvertire sensazioni di malessere emotivo è bene che parlino con una persona cara che sia in grado di dare loro conforto. La psicologia ci insegna che in situazioni emergenziali come questa che stiamo attraversando è fondamentale evitare un isolamento comunicativo. Per fortuna oggi abbiamo molti strumenti tecnologici che ci possono aiutare a comunicare con molte persone” PROGRESSI CON LA TELEMEDICINA, MA IL PAZIENTE DEVE TORNARE IN AMBULATORIO “La telemedicina ha contribuito notevolmente alla gestione dei pazienti, che si sono dimostrati molto collaborativi. Ma non possiamo pensare a una realtà ancora troppo lontana senza ambulatori. I pazienti sono spaventati e noi clinici siamo preoccupati: abbiamo tante visite in attesa che non possono ancora essere prenotare presso i nostri ambulatori. Oltre al sostegno morale e psicologico che un clinico può offrire, ci sono trattamenti specifici che devono essere fatti in ambulatorio. Per alcuni si tratta di rimodulare la terapia farmacologica (e possiamo solo immaginare la situazione dopo questo periodo), per altri quella non farmacologica (come la neurostimolazione). Senza dimenticare che per i dolori più complessi, è possibile intervenire anche a livello midollare grazie alla chirurgia, ma senza l’attuale accesso alle sale operatorie è tutto in stand-by”.