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Catania, al via le procedure dei concorsi per i nuovi direttori di Neurologia con Stroke, Oncologia e Patologia Clinica

Neurologia con Stroke

L’Azienda Ospedaliera Cannizzaro si appresta ad effettuare i concorsi per i nuovi primari di Neurologia con Stroke Unit, Oncologia e Patologia Clinica. Al via le procedure dei concorsi per i nuovi direttori di Neurologia con Stroke. Con la delibera del direttore generale dott. Salvatore Giuffrida n. 1679 del 17 giugno, infatti, sono state indette selezioni pubbliche per il conferimento di incarichi di direttore delle tre Unità Operative Complesse, di importanza strategica nell’ambito dell’offerta sanitaria dell’Azienda. L’estratto del bando è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana e, successivamente, su quella nazionale; a partire da quest’ultima data sarà pubblicato sul sito web aziendale l’avviso integrale e decorreranno i termini per la presentazione delle domande. Le procedure per la copertura dei posti di direttore delle strutture complesse prive di figure apicali sono state autorizzate dall’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana. Neurologia con Stroke Unit, Oncologia e Patologia Clinica, in atto sotto la responsabilità di direttori facenti funzione, rappresentano discipline fondamentali. Questo nell’espletamento della mission dell’Azienda e nell’organizzazione del Servizio Sanitario Regionale. In particolare, l’Ospedale Cannizzaro è centro hub per le reti tempo-dipendenti che includono la Stroke Unit. Le stroke sono unità dedicata al trattamento dell’ictus cerebrale ischemico mediante trombolisi, terapia praticabile in pochi centri e, se effettuata tempestivamente, capace di limitare le conseguenze dello stroke. È rivolta alla gestione dell’attività in urgenza-emergenza anche la Patologia Clinica Il laboratorio analisi assolve le esigenze diagnostiche di tutte le discipline, anche per utenti esterni, e in occasione dell’epidemia da Sars-CoV-2 è  potenziato nell’attività di biologia molecolare, permettendo la diagnostica rapida con tampone rino-faringeo e test sierologico. Ruolo significativo è anche quello dell’UOC di Oncologia, che si integra nell’assistenza ai pazienti con le diverse eccellenze dell’Ospedale Cannizzaro nella diagnosi e nel trattamento dei tumori e si è distinta di recente anche sul piano della ricerca scientifica. «Nel rispetto degli indirizzi forniti dall’Assessore Ruggero Razza e in coerenza con la rete ospedaliera – afferma il Direttore Generale, dott. Salvatore Giuffrida – l’Azienda Cannizzaro ha dato il via alle procedure che porteranno ad affidare a nuovi direttori Unità Operative Complesse di estrema rilevanza nell’ambito della sanità regionale. Il completamento del quadro delle responsabilità è un aspetto essenziale alla capacità di programmazione e gestione. Specie nella fase attuale di riconsiderazione del ruolo del servizio sanitario pubblico e di rafforzamento dell’intero sistema». Rimani aggiornato sui nostri corsi ECM https://www.ecmprovider.it/

Estate e ciclo mestruale: spiegati i 5 no-limits delle coppette

Estate - ciclo mestruale

Estate e ciclo mestruale: spiegati i 5 no-limts delle coppette Estate e ciclo mestruale: Stiamo cominciando a programmare le vacanze fuori casa, dopo un periodo così lungo e intenso come quello del lockdown. C’è anche un calcolo – mai scritto, ma sottointeso per moltissime ragazze e donne – che vorrebbe un riposo assoluto anche dai giorni del ciclo mestruale e dal pensiero che ne deriva. Una soluzione esiste, sia per chi ha già familiarizzato con alternative agli assorbenti sia per chi ha bisogno di buoni motivi per fare una scelta diversa (e anche green). Un taboo che torna, quello legato all’estate a al ciclo mestruale, con un invito a tutte le donne – a partire da quelle più famose – a voler condividere virtualmente situazioni piacevoli anche in “quei giorni” con l’hashtag #WhileBleeding, promosso da Intimina la linea di coppette mestruali compatte in silicone medicale. Tre esperte spiegano quali sono i 5 no-limits per cui vale la pena abbandonare assorbenti e tamponi e indossare le coppette mestruali ESTATE E CICLO MESTRUALE – CONSIGLI: 1. in valigia Si avvicina il momento in cui decidere cosa mettere in valigia. Se poi, la settimana è “quella”, devi fare i conti con l’ingombro di assorbenti o salvaslip per non essere presa alla sprovvista. “Se la valigia è un trolley, un quarto lo occupi con gli assorbenti/tamponi, il che significa che sono almeno un paio di scarpe in meno – spiega Alessandra BITELLI, Mental&Wellness Coach esperta di Woman Empowerment – Poter contare su un dispositivo morbido e compatto in silicone medicale, vuol dire averlo sempre comodamente a portata di mano, anche senza dover monitorare i ricambi. Suggerisco magari di iniziare in questi giorni estivi per utilizzarli, così da essere perfettamente a proprio agio proprio quando vorrai trascorrere le meritate vacanze” 2. al mare Il mare, la piscina, ma anche l’acqua in generale, fanno pensare alla libertà. Ma, per la popolazione femminile, c’è sempre un ma. “Ma se ho le mestruazioni in un angolino del cervello, nascosto in mezzo ai pensieri di libertà c’è quello legato all’assorbente: si noterà? potrei sporcarmi? si potrebbe vedere? Vale anche per il tampone, perchè dopo aver fatto il bagno, si imbeve di acqua e il risultato è che devo correre a cambiarmi – continua Manuela FARRIS, ginecologa e Consigliere della SIC (Società Italiana di Contraccezione) – L’utilizzo della coppetta è quello che mette al riparo da queste preoccupazioni perché non c’è alcun tipo di interferenza con l’acqua perché è studiato per isolare la zona grazie all’effetto “sottovuoto” e quindi evita qualsiaisi tipo di perdita. Senza contare i tempi più lunghi in acqua e al sole, vista la capienza della coppetta stessa, studiata a seconda del livello di assorbenza”. 3. in trasferta Sono tante le situazioni in cui, soprattutto nelle trasferte che ti separano dalla vacanza, non hai sempre la comodità del bagno. E poi ci sono anche situazioni molto poco agevoli in cui gli spazi sono ridotti e l’uso del bagno non è sempre scontato. L’uso delle coppette permette una libertà mai sperimentata, neanche con i tamponi “Un esempio molto ricorrente di mie pazienti è legato all’impossibilità di avere un bagno a disposizione per cambiare l’assorbente o il tampone (es. all’aeroporto, in treno, in barca, in auto). Non è l’assorbente o il tampone in sé ma l’opportunità di non dipendere più da questi supporti che dispensa la donna e il suo corpo dal pensiero e il disagio – precisa FARRIS – Se si tratta di un flusso normale la quantità di flusso corrisponde a circa a una media di 2-3 fino a 5-6 cucchiai. Il parametro dei dei cucchiai aiuta a rendersi conto della reale quantità di flusso e a comprendere come una coppetta possa essere rimossa dopo 8-10 ore, valutando la tipologia migliore di coppette a disposizione a seconda del flusso ” 4. a letto Si sa, le vacanze aprono nuovi scenari di incontri e situazioni affettive dove l’inconveniente delle mestruazioni potrebbe mettere in allerta abitudini a approcci. Ma tra le soluzioni proposte dalle coppette, ne esiste una studiata proprio per consentire i rapporti mestruali anche in “quei giorni”. “Il senso di libertà dato dall’estate e dalla vacanza, genera un maggiore desiderio e quindi anche una maggiore voglia di fare sesso. La maggiore esposizione alla luce del sole fa aumentare il testosterone aumentando la libido anche femminile – si inserisce Roberta ROSSI, psicoterapeuta e sessuologa c/o Istituto Sessuologia Clinica, Roma – Inoltre la luce del sole ha un effetto sul tono dell’umore funzionando come antidepressivo naturale. Quindi uscire e stare all’aria aperta durante l’estate è un ottimo afrodisiaco per corpo e mente. Anche il movimento, quindi l’attività fisica generale, ha un’influenza diretta sul senso di benessere generale, quindi ben venga l’estate.” 5. nell’outfit L’ estate e le vacanze sono legate anche al desiderio di scoprirsi e vestirsi in maniera diversa dal solito, per premiarsi con outfit particolari e programmati magari durante l’anno. “Quante volte ci siamo dette “finalmente posso mettermi quel vestito che ho comprato lo scorso anno che alla fine non c’è stata occasione”, e magari quell’abito non va bene se abbiamo le mestruazioni perché è bianco oppure troppo fasciante e inestetico con l’assorbente esterno – continua BITELLI E’ molto importante vivere la libertà come scioglimento dall’”impegno” che ogni donna prende, senza volerlo, con il proprio corpo E la cosa più bella è che per essere libera non devo modificare nulla nel corso della natura: la lascio fare ma che lei lasci fare me. Sapere che posso contare su una soluzione esteticamente vantaggiosa che mi protegge dall’imbarazzo, significa non avere remore. Insomma, peccato non le abbiano inventate prima…” Rimani aggiornati sui nostri corsi ecm: https://www.ecmprovider.it/

Valvola mitrale: impiantato per la prima volta in Italia a Maria Cecilia Hospital un dispositivo innovativo

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Valvola mitrale: impiantato per la prima volta in Italia Al Maria Cecilia Hospital di Cotignola, Ospedale di Alta Specialità accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, è stato eseguito il primo impianto in Italia (il secondo in Europa) di un nuovo dispositivo per la riparazione della valvola mitrale cardiaca danneggiata da infarto miocardico. “Nei pazienti che vengono operati quando la valvola mitrale è stata danneggiata da infarto miocardico vi può essere la necessità di un nuovo intervento dopo alcuni anni perché la valvola stessa può variare la sua forma nel tempo – spiega il dott. Alberto Albertini, responsabile del reparto di Cardiochirurgia a Maria Cecilia Hospital –. Questo nuovo dispositivo, attraverso un sistema di controllo da remoto, può modificare la sua forma adattandosi alle variazioni della valvola mitrale senza necessità di un nuovo intervento”. Hub chirurgico della Romagna e polo di Alta Specialità per la Cardiochirurgia, la struttura di Cotignola è uno dei centri a maggior volume nella chirurgia della valvola mitrale con oltre 25 anni di esperienza: ogni anno Maria Cecilia Hospital tratta circa 250 pazienti applicando le tecniche più innovative di riparazione valvolare mitralica. Si stima tuttavia che nel 30% dei pazienti, operati per una insufficienza mitralica dovuta ad un infarto miocardico, vi sia la necessità di intervenire nuovamente sulla medesima valvola cardiaca nel corso dei successivi 10 anni. Il nuovo dispositivo ideato da un’azienda francese viene innestato durante l’operazione post infartuale con una tecnica mininvasiva: si tratta del primo device per l’annuloplastica della valvola mitrale che può essere modificato in maniera percutanea per adattarsi alla valvola riparata in ogni momento dopo l’impianto, più volte nel corso di mesi e anni a seguire e mentre il cuore batte, evitando così la necessità di reintervento. “Il dispositivo va a trattare il rigurgito della valvola mitrale nei casi in cui questa sia stata danneggiata da un infarto, una condizione che causa un ritorno parziale del flusso di sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro durante la sistole cardiaca. Questo avviene quando i lembi della valvola mitrale non si chiudono propriamente a causa di un inadeguato contatto o coaptazione tra di loro. Quando il cuore viene danneggiato da un’ischemia, la zona di muscolo colpita non si contrae più ed un lembo della mitrale attaccato a quella zona viene tirato verso il basso, determinando l’insufficienza della valvola. Dopo la riparazione, nel corso degli anni, quella zona può andare incontro ad una dilatazione e tirare ancora più in basso il lembo, questo determina la recidiva dell’insufficienza valvolare”, spiega il dott. Albertini. Nel caso in cui, a distanza di mesi o anni, si manifesti un rigurgito mitralico ricorrente, dopo l’operazione di riparazione della valvola e quando l’impianto è stabile, è possibile adattare il device e implementare la coaptazione di quanto necessario a far combaciare i lembi della valvola mitrale. Lo spazio necessario a farli combaciare viene ridotto grazie all’introduzione di un catetere per via percutanea attraverso una piccola incisione sotto la clavicola dove è stata collocata la fine distale della connessione all’anello del dispositivo. Tramite il catetere vengono inseriti tre “palloncini” nell’anello del dispositivo posto in precedenza sulla valvola mitrale: questi “palloncini” vengono gonfiati quanto necessario in tre zone anatomiche predefinite per fare in modo che i lembi della valvola tornino a combaciare. La procedura viene eseguita grazie ad un’ecografia. L’adattamento può avvenire diverse volte dopo l’operazione alla mitrale, fino alla massima espansione delle tre zone. La riduzione massima dell’area dell’orifizio della valvola, con il massimo adattamento di tutte e tre le zone, è limitato a circa il 15% per prevenire qualsiasi rischio di stenosi (ovvero il restringimento patologico della valvola)

Oculisti AIMO: Post Covid-19 ripresa interventi sarà molto rallentata

Oculisti AIMO

Oculisti AIMO: Post Covid-19 Gli oculisti AIMO ci spiegano cosa fare per tornare a una tempestiva ed efficace presa in carico delle grandi cronicità e a prepararsi a resistere ad una eventuale seconda ondata di Covid. Una serie di proposte vengono dall’Advisory Board costituito da Senior Italia FederAnziani con il coinvolgimento delle principali società scientifiche e organizzazioni sindacali dei medici che le hanno presentate in un incontro istituzionale con il vicepresidente del Parlamento Europeo, Fabio Massimo Castaldo. “In questo periodo a livello ambulatoriale abbiamo sospeso 11 milioni di prestazioni specialistiche che ora vanno recuperate – ha detto Antonio Magi, segretario generale del sindacato Sumai Assoprof – Se dovessimo fare un conteggio, tenendo conto del distanziamento necessario, arriveremmo a 16 milioni. A queste vanno aggiunte quelle che erano già in lista d’attesa. Per far fronte a tutto ciò occorre aumentare il numero degli specialisti ma anche inserire giovani e specializzandi che possano ridare vigore al Servizio sanitario nazionale, risolvendo i danni creati da questo blocco delle visite. Non solo bisogna rafforzare la specialistica, ma anche fare in modo che specialistica territoriale e ospedaliera e medicina generale si parlino”. E per l’oftalmologia? “Dalla visione generale appena esposta si può scendere nel particolare, cioè nell’ambito della nostra specialità – ha fatto sapere il presidente dell’Associazione Italiana dei Medici Oculisti, Luca Menabuoni – per affermare che le criticità sono le stesse. Il motore si è fermato e così tutte le attività ambulatoriali e chirurgiche non urgenti, in particolare si sono fermati gli interventi di cataratta per ben 3 mesi. Se si pensa che in un anno ne facevamo circa 600.000 in Italia, si fa presto a fare i conti. E la ripartenza sarà molto rallentata, per rispettare le nuove procedure di accettazione, sanificazione e dimissione, non sarà possibile effettuare più di un intervento per ora. Anche operando ininterrottamente non sarà possibile fare i numeri di prima, quando facevamo 3-4 interventi l’ora”. Altra criticità sono le prestazioni ambulatoriali, perché gli spazi all’interno degli ospedali “sono angusti, a volte le sale di attesa sono poco più che corridoi- ha aggiunto- e far rispettare il distanziamento sociale determinerà un enorme allungamento delle liste di attesa”. Quindi per Menabuoni sarà necessario “non solo incrementare il numero degli specialisti, ma anche trovare spazi adeguati per farli lavorare. Altro key point sarebbe quello di dotare tutti gli ambulatori Asl di strumenti diagnostici adeguati per evitare l’imbuto delle visite ospedaliere, penso all’OCT per la diagnosi delle maculopatie. Molte i altri punti sarebbero da evidenziare, ma tra questi uno dei principali dovrebbe essere quello di onorare col dovuto rispetto economico i professionisti. Altrimenti sarà inutile formare tanti nuovi giovani perché, per forza di cose, andranno a lavorare negli altri Paesi comunitari dove gli stipendi sono più adeguati”. Infine, secondo il presidente di AIMO, c’è bisogno di “fare chiarezza affinché le varie figure professionali non vengano confuse. I medici da sempre sono chiamati ‘camici bianchi’, ecco basterebbe limitare l’uso di questo ai soli medici e tanti equivoci sarebbero evitati”, ha concluso. Rimani aggiornato sui nostri corsi ECM

Per AIFI è un compleanno, per il Sistema salute nazionale è una sfida

AIFI è un compleanno

AIFI e il suo compleanno Aifi compie gli anni. Erano altri tempi, segnati dalla partenza del nostro Paese verso il traguardo di un boom economico. Boom che avrebbe portato l’Italia verso un benessere diffuso e inatteso, e verso i vertici dell’economia mondiale. Era l’8 giugno del 1959 e nasceva AITR, Associazione Italiana Terapisti della Riabilitazione. Sono trascorsi 61 anni e la professione del fisioterapista è diventata una realtà strutturata, visibile e riconoscibile composta da oltre 65mila unità presenti su tutto il territorio nazionale. AITR ormai da molti anni si è trasformata in AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti) che a tutt’oggi, per decreto Ministeriale, rappresenta, tutela e promuove la categoria dei fisioterapisti, sviluppando la conoscenza e l’approfondimento scientifico della professione, la pratica clinica, la formazione e la ricerca, nell’interesse di tutti i cittadini e del Servizio Sanitario Nazionale. Negli anni la professione ha goduto di continui e importanti riconoscimenti e inquadramenti, fino a registrare nel 2018 un definitivo punto di approdo istituzionale e sociale insieme alle altre professioni sanitarie con l’istituzione degli Ordini e la Costituzione degli Albi delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Consapevole di queste importanti novità e del proprio processo di trasformazione in ATS, l’Associazione Italiana Fisioterapisti ha già avviato una proficua collaborazione con le Commissioni d’Albo dei Fisioterapisti nel reciproco rispetto dei ruoli. 61 anni dopo la sua nascita, l’AIFI si ritrova non solo a festeggiare Bensì – soprattutto – a riflettere su sé stessa mentre l’Italia (come nel 1959) si trova “a ripartire” dopo il Coronavirus. Nella pandemia i fisioterapisti si sono subito impegnati sia nelle fasi di triage, che nella gestione ordinaria dei pazienti a partire dalle loro competenze specialistiche. All’interno dell’emergenza, le attività non si sono mai interrotte, ma ora si entra in una fase di nuove sfide: come il SSN riuscirà a ripensare a se stesso? Il messaggio che AIFI intende lanciare in questa occasione è semplice e ma diretto: il Paese deve trovare le forze etiche, professionali, di programmazione e di governance per ripartire subito e i fisioterapisti su questo sono pronti a dare il loro contributo. Occorre che tutte le professioni sanitarie siano in grado di essere unite e compatte nel loro contributo al futuro del Servizio Sanitario del nostro Paese. Serve un ripensamento basato sulla centralità delle richieste di salute e i Fisioterapisti – parte rilevante del SSN – sono pronti a offrire risposte appropriate e sostenibili. Oggi, dunque, l’Associazione Italiana Fisioterapisti “compie gli anni” e tutti i fisioterapisti associati si raccolgono attorno al presidente nazionale Mauro Tavarnelli, ai consiglieri nazionali, ai presidenti regionali e a tutti i Gruppi di Interesse Specialistico (GIS) e Network di Interesse Specialistico (NIS), in un festeggiamento ideale. AIFI è una realtà viva e pulsante, impegnata nel cammino per la completa trasformazione in ATS (Associazione tecnico Scientifica) e nella promozione della Fisioterapia nel nostro Paese, sempre più puntuale nell’adattamento e produzione di Linee Guida e buone prassi, sempre più autorevole e riconosciuta negli studi e pubblicazioni scientifiche che promuove e sostiene, e nella sua proposta formativa, vicina alla quotidianità dei soci (e dei loro problemi), ed ancora più attenta alle richieste dei cittadini. Per AIFI è un compleanno, per il Sistema salute nazionale è una sfida, per l’intero Paese è il momento della ripresa coraggiosa: uniamo le forze e riusciremo a costruire una reale “ripartenza italiana”. Rimani aggiornato sui nostri corsi ECM

Decreto Scuola: accolto l’appello di APIAFCO per consentire la didattica a distanza per gli studenti più fragili

Decreto Scuola

Decreto Scuola: accolto l’appello di APIAFCO Accolto l’appello dell’Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza (APIAFCO) con l’approvazione dell’emendamento all’articolo 2 comma 1 del “Decreto Scuola”. Questo consentirà agli studenti con patologie gravi o immunodepressi di poter seguire la programmazione scolastica avvalendosi anche eventualmente della didattica a distanza. Tale emendamento è stato portato avanti da membri della 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport). E’ stato approvato durante la seduta della Camera dei Deputati del 6 giugno 2020. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria da Covid-19, APIAFCO aveva lanciato un appello per esprimere preoccupazione per gli studenti più fragili. Studenti per i quali non era stata prevista una specifica tutela in previsione della futura riapertura delle scuole e delle Università. “Si tratta di un’ottima notizia – commenta Valeria Corazza, Presidente APIAFCO –. Le Istituzioni hanno dimostrato grande sensibilità nell’ascoltare la voce di chi rappresenta le fasce più deboli della popolazione. In un futuro ritorno alla normalità, grazie all’approvazione di questo emendamento nessuno studente verrà lasciato indietro: poter scegliere di seguire lo svolgimento dell’attività scolastica o universitaria nella sicurezza della propria abitazione, garantirà protezione a coloro che corrono maggiori rischi di salute”. “Con il nostro appello – prosegue Valeria Corazza – abbiamo voluto ribadire la nostra volontà di stare al fianco di chi soffre di psoriasi e dei loro familiari, affinché si sentano difesi e supportati nell’affrontare le varie problematiche legate alla patologia in tutti gli aspetti della loro vita quotidiana”. APIAFCO Dal 2017 l’Associazione Nazionale Amici della Fondazione Natalino Corazza Onlus – poi diventata APIAFCO Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza – si batte quotidianamente per il diritto alla salute e la qualità della vita dei pazienti psoriasici. APIAFCO vuole essere un punto di riferimento per i malati di psoriasi, per un coinvolgimento sistematico nel percorso di cura, al fine di vedere riconosciuta la patologia all’interno delle policy sanitarie, anche di cronicità e definire un miglior percorso di assistenza di cui queste persone necessitano. Tra gli obiettivi di APIAFCO l’informazione e quindi il patient empowerment: un paziente preparato potrà essere protagonista consapevole delle sue scelte e del proprio ruolo. In quest’ottica, l’Associazione opera attraverso il sito internet, i canali social e numerose attività quali incontri sul territorio, open hospital, conferenze, campagne di sensibilizzazione. Rimani aggiornato sui nostri corsi ECM

Ospedale Sacco e gestione del diabete con i dispositivi: un caso di successo per efficienza, consapevolezza e prospettive future

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Ospedale Sacco e gestione del diabete Del monitoraggio glicemico in continuo in ambito ospedaliero si parla da molto tempo, anche nell’ospedale Sacco. Tuttavia i dati disponibili nella letteratura scientifica sono limitati, così come le esperienze cliniche. La donazione di alcuni tra i più nuovi dispositivi da parte di un’azienda, ha mostrato in un importante ospedale milanese, i molteplici vantaggi evidenziati nel corso di questa gestione. “L’epidemia che stiamo affrontando e la possibilità di utilizzare degli strumenti donati dalle aziende hanno creato il presupposto per poter finalmente introdurre i più nuovi dispositivi. Questo in un contesto ospedaliero. Così spiega Antonio ROSSI, dirigente medico dell’Ospedale Sacco di Milano. “Mi riferisco al monitoraggio continuo della glicemia in pazienti ricoverati per patologie acute che sta offrendo grandi vantaggi. Il primo e più intuitivo è la possibilità di prevenire episodi ipoglicemici, particolarmente pericolosi soprattutto in pazienti fragili. Ma anche la possibilità di valutare il compenso con nuove metriche che vengono fornite solamente da questi strumenti” OTTENERE IL MASSIMO DAI DISPOSITIVI, SOPRATTUTTO IN QUESTA SITUAZIONE Il cosiddetto rtCGM (real time continous glucose monitoring) è una tecnologia che permette di monitorare in continuo e in tempo reale la concentrazione del glucosio a livello sottocutaneo, fornendo avvisi e allarmi in caso di escursioni glicemiche eccessive. Si parla di glucosio interstiziale perché la misurazione è effettuata nel liquido interstiziale dove la concentrazione del glucosio riflette con buona approssimazione quella presente nel sangue. “L’esperienza che stiamo maturando nei reparti ci mostra come vengano amplificati vantaggi e criticità di questi sistemi, soprattutto in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo. La condizione di isolamento dei pazienti – continua ROSSI – il carico assistenziale del personale e la complessità di molti casi ha portato in modo naturale a cercare di ottenere il massimo da questi strumenti, sfruttando la possibilità di non effettuare calibrazioni per ridurre al minimo l’intervento del sanitario e quella di poter monitorare a distanza i dati del paziente”. PERCHE’ IL MONITORAGGIO IN CONTINUO E’ PIU’ DI UN INFUSORE Questa metodica ha rivoluzionato la cura del diabete di tipo 1 e in una certa misura del tipo 2 migliorandone radicalmente la qualità della vita, sicuramente più di quanto abbiano fatto in passato i microinfusori. Nonostante alcuni limiti tecnici tuttora presenti e un’accuratezza molto buona, ma ancora migliorabile, vanta delle evidenze scientifiche di efficacia inconfutabili. “I motivi di questo enorme impatto sulla salute dei pazienti – precisa ROSSI – sono molteplici: la garanzia di una drastica riduzione del rischio di ipoglicemie severe (prevenute grazie ad allarmi e informazioni dettagliate sulla variazione della glicemia), la disponibilità di una maggiore quantità di dati rispetto ai glucometri (strumenti storicamente utilizzati per monitorare la glicemia), l’effetto su aderenza ed educazione terapeutica”. MAGGIORE EFFICIENZA IN REPARTO Questa esperienza in reparto potrà aiutare a sfruttare sempre meglio i vantaggi del CGM gestendo in modo più efficiente le criticità. “Gli specialisti diabetologi possono correggere le terapie in pochi istanti senza spostarsi dal proprio ambulatorio. Con un enorme risparmio di tempo a fronte di una maggior presenza nella gestione del paziente. La formazione del personale infermieristico – interviene ROSSI – sarà fondamentale. Così come l’abitudine nell’interpretazione del dato di glucosio interstiziale che può in certe situazioni risultare diverso rispetto a quello del sangue. UNA CONSAPEVOLEZZA SUPERIORE, ANCHE TRA I MEDICI Poter valutare la glicemia facilmente e in ogni momento stimola le persone con diabete a ragionare maggiormente sui comportamenti e le decisioni da prendere nella gestione della malattia. “Ma questa rivoluzione ha investito anche i medici. In pochi anni abbiamo ribaltato il modo in cui analizziamo gli andamenti della glicemia, che ormai viene valutata in termini temporali. Sostanzialmente – continua ROSSI – possiamo capire quanto tempo il paziente passa in determinati range di glicemia. Diventa così più facile per gli operatori sanitari giudicare il compenso metabolico del paziente. Infine stratificare il rischio in relazione alle oscillazioni glicemiche e capire dove intervenire”. IL FUTURO SENZA GLUCOMETRI MA SOLO SENSORI CGM “Non nutro dubbi sul fatto che in un futuro non molto lontano anche in ospedale si parlerà di sostituire i glucometri con sensori per CGM e di introdurre i sistemi di erogazione insulinica automatizzata, il cosiddetto pancreas artificiale” – conclude ROSSI.

Covid-19 e sclerosi multipla: più servizi, più diritti, più ricerca

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Covid-19 e sclerosi multipla Garantire la ripresa dei percorsi di cura e l’effettività dei livelli di assistenza per le patologie gravi e croniche come la SM più esposte al rischio di contagio ed agli effetti della pandemia: prevenzione, rete di patologia integrata, presa in carico, riabilitazione, telemedicina, assistenza territoriale, domiciliarità. Sono le richieste per la salute delle persone con SM in questo periodo di Covid-19 più esposte al contagio. E per il lavoro assicurare l’accesso ed il mantenimento dell’occupazione per le persone con SM, disabilità, gravi patologie: diritto al lavoro agile, potenziamento dell’inserimento mirato, contrasto all’ impoverimento, tutele contro licenziamenti, supporto ai caregiver, riprogrammazione, potenziamento risorse e incentivi. Anche più ricerca che includa anche gli enti del terzo settore che hanno fatto la loro parte dimostrando competenze strategiche nell’affrontare la pandemia COVID-19. Perchè la ricerca è un bene per la collettività. “Partendo dalla nostra esperienza del lockdown, bisogna fare convivere le scelte di sicurezza dei cittadini con la garanzia delle risposte non solo a chi ha una malattia cronica grave, come la sclerosi multipla ma anche altre patologie. Per questo abbiamo lavorato a una mappa strategica di azioni perché ripartire non vuol dire un ripristino della normalità ma fare esperienza di quello che l’emergenza a una pandemia ci ha insegnato a guardare con nuovi occhi al futuro” dichiara Mario Alberto Battaglia, Presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla. Le richieste di AISM sono arrivate alle istituzioni in occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla che si è aperta con un coro di 120 persone sulle note di “Lean on me” di di Bill Withers Molte le emozioni, le storie, le domande, i volti delle persone con sclerosi multipla che hanno composto il coro, la colonna sonora, il messaggio di questa giornata mondiale della sclerosi multipla, vissuta nel filo rosso delle “connessioni”. “I Connect, You Connect” è il tema che oggi congiunge 70 Paesi del mondo nel prendere consapevolezza di ciò che è la condizione scritta dalla sclerosi multipla nella vita di milioni di persone – 2,5 milioni nel mondo, 126 mila in Italia – soprattutto in questo periodo vissuto nell’emergenza Covid-19. In questa giornata tutto il mondo è connesso – in particolare in questo momento di emergenza – per sfidare tutte quelle barriere che portano le persone con SM a sentirsi sole ed escluse socialmente. Presentato alle istituzioni l’anteprima del Barometro della SM – il dossier Covid-19 e SM la lettura della realtà della sclerosi multipla attraverso la lente di un’altra emergenza, la pandemia che ha colpito il nostro Paese e il mondo intero, cambiando in tre mesi la realtà delle cose. “Una lettura che ci aiuta a rendere concreti i principi della Carta dei Diritti delle Persone con SM anche in questa fase, che ha bisogno di criteri su cui costruire le scelte. Ci aiuta a rivedere nell’ottica del cambiamento l’Agenda della Sclerosi Multipla e il suo valore di proposta. Ma soprattutto ci aiuta a disporre di evidenze robuste, che partono dalla vita delle persone e dalla storia dei tanti operatori coinvolti in questi mesi di pandemia, da cui far partire e ripartire vecchie e nuove priorità” Questo dichiara Francesco Vacca, Presidente della Associazione Italiana Sclerosi Multipla Da questo racconto di pandemia esce un quadro di forti criticità, in cui in particolare i diritti di salute, autodeterminazione, inclusione, lavoro, partecipazione attiva hanno “sofferto” gli effetti dell’emergenza. I dati raccolti nel dossier Covid-19 e SM, analizzati ed elaborati da AISM, sono patrimonio di tutti – delle istituzioni e di tutti gli attori che ruotano attorno al mondo della sclerosi multipla – fonte di ispirazione per mettere a punto quelle sfide poste dal Covid -19.

Covid 19, Lydia la paziente uno di Montecatone si racconta

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Lydia la paziente uno di Montecatone si racconta Il 19 marzo, a poche ore dal suo settantesimo compleanno, la temperatura corporea di Lydia comincia a salire ed è una pessima notizia in piena emergenza Covid19. A quell’anomalia si accompagnano anche, con insistenza, colpi di tosse. Lydia, elegante signora originaria di Aversa, già preside di un istituto comprensivo nel Vicentino, paziente del Montecatone Rehabilitation Institute. Era stata trasportata in Emilia-Romagna il 27 novembre del 2019. Questo dopo aver perso, in una manciata di minuti, dieci o anche meno, la mobilità degli arti inferiori. «Stavo cucinando – ricorda turbata – quand’ho avvertito un bruciore fortissimo al bacino irradiarsi rapidamente a gambe e piedi. Una mielite, verosimilmente, di origine sconosciuta». Sottoposta in Puglia ad alcuni cicli di farmaci antivirali e antibiotici, Lydia arriva a Montecatone che manca poco meno di un mese al Natale. Inizia il percorso riabilitativo con l’équipe Gialla (Silvia Volini, Manuela Marani, Luca Spallone ed Elisa Bacchilega). I risultati sono ottimi: «Sì, gli esercizi mi avevano permesso di rinforzare tronco e braccia, tutto stava andando per il verso giusto». Un ottimismo che il 19 marzo viene meno a causa di sintomi simili a quelli pandemici che lo staff medico di Montecatone – fino a quel momento struttura Covid free – ha esigenza immediata di interpretare. Viene subito disposto un tampone il cui esito, che arriva nel cuore della notte, è positivo. L’Istituto allerta la Rete Ospedaliera dell’Area Metropolitana e alle 10 del 20 marzo Lydia, nel giorno del suo 70mo compleanno, viene ricoverata al Sant’Orsola di Bologna con una diagnosi di coronavirus da metabolizzare nel corpo, certo, ma anche nella mente. A Montecatone, intanto, è attivato il protocollo di stretta sorveglianza per quanti nelle ore precedenti avevano avuto contatti con Lydia, nessuno escluso. Si dispone altresì, a partire dall’indomani, il divieto di accesso all’Istituto per parenti e visitatori. Lydia la paziente uno di Montecatone «Al Sant’Orsola, dove sono rimasta una ventina di giorni – racconta – la diagnosi è stata di polmonite bilaterale. Ero seguita da personale altamente qualificato, disponibile, attento, così come a Montecatone. Ho avuto tanta paura, ho temuto per la mia vita. È stata dura, un’esperienza dolorosa sia fisicamente sia psicologicamente». In terapia intensiva Lydia non ci è mai entrata; ciò nonostante i collegamenti con l’esterno erano sospesi, «ma per fortuna ho sempre potuto contare, a Bologna come a Montecatone, sulla collaborazione dei sanitari per le comunicazioni ai parenti». L’11 aprile Lydia rientra in Istituto, nel reparto Covid19. E’ seguita da Silvia Volini e Alessandra Areni, medici alle quali rivolge la sua gratitudine, che ci tiene ad estendere a tutto il personale infermieristico e a quanti, ogni giorno, si prodigano per prendersi cura di lei. Da qualche giorno la situazione è cambiata, il virus non c’è più e la riabilitazione, dopo una ventina di giorni di isolamento, ha potuto riprendere. «La mattina mi dedico alla ginnastica respiratoria, sto bene ma è preferibile continuare per espandere i polmoni – specifica – perché più si espandono meglio è. Inoltre, sono impegnata con la terapia occupazionale che mi aiuta a compiere di nuovo gesti ed azioni in autonomia. Covid19 è stato un disastro – conclude – ma almeno sulla mia strada ho trovato degli angeli». Resta aggiornati sui nostri corsi ECM

Giornata della Sclerosi Multipla, dati su relazione tra malattia e Covid 19

Giornata della sclerosi multipla

Giornata della Sclerosi Multipla: In occasione della Giornata della Sclerosi Multipla, 30 maggio, diffusi i dati aggiornati dello studio MuSC 19 che indaga sulla relazione tra Covid -19 e sclerosi multipla, promosso dalla Società Italiana di Neurologia (SIN) e dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) con la sua Fondazione FISM. Lo studio svolto su alcune centinaia di casi conferma come i pazienti con SM, anche in corso di terapia immunoattiva, non hanno avuto un maggior rischio di infezione da SARS-COV2 rispetto alla popolazione generale. “L’Italia è stato il primo Paese al mondo a segnalare i casi di infezione da SARS-COV2 in persone con sclerosi multipla – afferma il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente della SIN – pubblicando, appena qualche settimana fa su Lancet Neurology, la prima analisi descrittiva MuSC 19 relativa a 232 pazienti. In queste settimane lo studio MuSC19 non è mai stato interrotto e consente di aggiornare informazioni utili per i nostri assistiti. È importante segnalare, in base ai dati finora raccolti, che non sembra emergere una maggiore suscettibilità al virus o a forme più gravi di COVID 19 per i pazienti con SM. L’analisi dei dati in fase di elaborazione fornirà indicazioni più accurate sull’effetto e sulla gestione delle terapie”. Sclerosi multipla: i dati Tra i dati emersi dallo studio, risulta che oltre il 10% dei pazienti oggetto dello MuSC19 ha dovuto fare ricorso a cure ospedaliere e nel 4% circa dei casi a reparti ad alta intensità di cura. Sono stati osservati alcuni decessi in percentuale inferiore al 2% di tutti i casi raccolti, in pazienti con età variabile da 52 a 76 anni; di questi, più della metà non assumevano farmaci specifici per il trattamento della SM; per la maggior parte erano affetti da forme progressive di SM e tutti tranne 1 avevano sensibile disabilità con EDSS superiore a 5.5. La gran parte dei pazienti deceduti era affetta da altre comorbidità quali ipertensione, diabete, coronaropatie, malattie cerebrovascolari, dislipidemia e altre patologie. “E’ verosimile ritenere – commenta il Prof. Francesco Patti, Responsabile del Gruppo di Studio Sclerosi Multipla della SIN – che l’azione di supporto rivolta ai pazienti per far rispettare loro le misure generali di protezione dall’infezione. Misure come il distanziamento sociale, l’attenzione verso l’igiene, la ridotta esposizione al rischio di essere contagiati (uso mascherine in ospedale, o in ambienti con altre persone, telemedicina, invio a domicilio dei piani terapeutici e persino di certe categorie di farmaci, esenzione dal lavoro) unitamente all’azione immunoregolatoria ed antiinfiammatoria dei farmaci immunoattivi, abbia potuto contenere il possibile maggior rischio d’infezione in persone fragili come quelle con SM”. La SIN e l’AISM con la sua Fondazione (FISM) in grande sintonia continuano a monitorare l’infezione COVID19. Questo aggiornando i dati e suggerendo nuove modalità di comportamento ai pazienti, ai loro caregivers e a lavorare per riadattare l’organizzazione assistenziale negli Ospedali e nel territorio di tutto il paese. La sclerosi multipla (SM) è una malattia cronicadel sistema nervoso centrale che insorge generalmente tra i 20 e i 40 anni con unamaggiore frequenza nelle donne. Solo in Italiala SM colpisce circa 126.000 persone e oltre 3400 i nuovi casi l’anno. 1 diagnosi ogni 3 ore. Si tratta di una patologia dal forte impatto emotivo e sociale che comporta una disabilitàrilevante, che, spesso, compare dopo alcuni anni di storia clinica di malattia e un lungo decorso che si prolunga per tutta la vita. I sintomi più comuni sono perdita di equilibrio, cattiva coordinazione, tremori, disturbi del linguaggio, vista sfocata, riduzione di forza, perdita della capacità deambulatoria, perdita del controllo sfinterico, deficit delle funzioni cognitive, disfagia, dolore, e fatica, sono variamente presenti anche nello stesso soggetto Rimani aggiornato sui nostri corsi ECM