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L’empatia del medico

Ranieri de Maria, giurista

Dott. Ranieri de Maria, giurista, sociologo della salute e bioeticista, si interessa dei temi del rapporto terapeutico

Stargardt, sindrome retinica ereditaria rallentata dallo zafferano

Zafferano

Lo zafferano frena una grave e rara malattia degenerativa della vista, la sindrome di Stargardt. È l’importante risultato di uno studio clinico senza precedenti condotto presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e pubblicato sulla rivista “Nutrients”. Il trattamento è semplice e senza effetti collaterali, spiega Benedetto Falsini, dell’Istituto di Oftalmologia, che ha coordinato il lavoro insieme a Silvia Bisti dell’Università degli Studi dell’Aquila. La malattia di Stargardt è una degenerazione ereditaria della ‘macula’, il centro della retina. I sintomi consistono soprattutto nella riduzione della visione centrale (quella che consente ad esempio di riconoscere i visi, leggere, guidare), che inizia durante l’adolescenza o, comunque, in giovane età (prima e seconda decade di vita). E’ causata da ‘errori’ (mutazioni) del gene ‘Abca4’, il cui malfunzionamento provoca disfunzione e perdita delle cellule retiniche per fenomeni neuroinfiammatori indotti dal crescente stress ossidativo (i radicali liberi). Nel trial clinico sono stati coinvolti 31 pazienti trattati con 20 milligrammi al giorno di zafferano in compresse per sei mesi e poi con una sostanza placebo per i successivi sei. La funzione visiva si è mantenuta stabile durante la terapia, mentre tendeva a deteriorarsi durante l’assunzione del placebo. Si tratta di una nuova dimostrazione dei potenti effetti terapeutici dello zafferano, che già in passato in modelli animali di degenerazione retinica si è dimostrato capace di rallentare la progressione del processo neurodegenerativo della retina e mantenere la funzione visiva più a lungo. Nell’uomo l’efficacia del trattamento con zafferano è stata dimostrata, sempre da Falsini, in pazienti con una degenerazione maculare legata all’età in fase iniziale o mediamente avanzata: “l’integrazione per bocca con zafferano ha un effetto benefico sulla funzione visiva e sulla progressione della malattia”, conclude Falsini.

La lingua madre influenza il pianto del neonato

neonato

Vagiti influenzati dai suoni ascoltati durante la gravidanza I piccoli che nascono ad esempio da una mamma che parla mandarino tendono a produrre melodie di pianto più complesse, mentre i neonati svedesi, la cui lingua madre ha quello che viene chiamato un “accento acuto”, producono vagiti più legati al singhiozzare. Lo dimostrano esperimenti svolti in laboratorio dalla dottoressa Kathleen Wermke, del Centro per i disturbi che precedono il linguaggio e legati allo sviluppo della Würzburg University. Già nel 2009 la dottoressa Wermke e i suoi colleghi hanno condotto uno studio che mostra che i neonati francesi e tedeschi producono “melodie nettamente diverse”, riflettendo le lingue che hanno sentito in utero: i bimbi tedeschi più pianti che tendono a variare rapidamente da un tono più alto a uno più basso,imitando l’intonazione della lingua madre, e così i bambini francesi, con l’intonazione verso l’alto. Sintomo che da subito i bambini possono imparare qualsiasi linguaggio, ma sono già influenzati dalla loro lingua madre. Oggi, il laboratorio della studiosa tedesca ospita un archivio di circa mezzo milione di registrazioni di bambini provenienti dai vari Paesi, dal Camerun alla Cina. Il team lavora inoltre anche con i altri esperti della Clinica universitaria di Würzburg per supportare i bambini con difficoltà uditive. L’udito e l’imitazione – riferisce il New Times in un articolo dedicato allo studio – sono fondamentali per lo sviluppo del linguaggio. Entro il terzo trimestre, un feto può sentire il ritmo e la melodia della voce della madre, nota come ‘prosodia’. Poiché le parole sono ovattate da tessuto e liquido amniotico, la prosodia diventa la caratteristica distintiva del linguaggio. Dopo la nascita, i piccoli imitano molti suoni diversi. Ma sono modellati dalla prosodia, che diventa una guida ai vari suoni. I piccoli in una famiglia bilingue usano proprio la prosodia per distinguere i due linguaggi, ascoltandola e anche imitandola. Per i genitori il consiglio è ascoltare, trascorrere tempo con i loro bambini, cantare, coccolarli.