Medicalive

Irpef, contributi e assicurazioni MMG: Consulcesi lancia azione collettiva

Possibile recuperare fino a 50 mila euro per ogni annualità La preoccupante escalation di aggressioni e la “crisi di vocazione” (testimoniata dal calo di richieste per l’accesso alle scuole di formazione) sono solo la punta dell’iceberg – più mediaticamente visibile – delle palesi difficoltà dei medici di Medicina Generale. Numericamente sempre più in difficoltà nel rispondere alle richieste di assistenza, i medici di famiglia devono fare i conti con gli effetti dell’imbuto formativo con un ricambio generazionale reso ancora più complicato dalla disparità di trattamento economico, fiscale e assicurativo che subiscono tutti gli MMG durante la formazione post laurea. Il pool di legali di Consulcesi si è già attivato presso i Tribunali di tutta Italia per rivendicare il loro diritto sancito da direttive Ue, non correttamente recepite e attuate. Il Corso di formazione specifica in Medicina Generale è stato, infatti, previsto con la legge 30/07/1990 n. 212, in attuazione della direttiva n. 86/457/CEE ed è un titolo necessario per svolgere l’attività di Medico Chirurgo di Medicina Generale. I partecipanti al corso percepiscono una borsa di studio pari a quella prevista per gli specializzandi con il D.lgs n. 257/91 (11.603 euro circa all’anno: D.M. 7 marzo 2006). Il pool di legali di Consulcesi definisce la questione come trattamento discriminatorio rispetto i colleghi specializzandi. Nello specifico le principali differenze sono le seguenti: gli specialisti (a partire dall’anno accademico 2006/2007) ricevono una retribuzione annua di circa 26mila euro, sono esentati dal pagamento dell’IRPEF, non sostengono gli oneri assicurativi per i rischi professionali e godono di contributi versati per ogni anno di specializzazione. I medici di medicina generale, al contrario, sono borsisti e ricevono circa 11mila euro l’anno con una modalità vecchia di vent’anni, senza l’adeguamento del 2006 che è stato riservato alle borse destinate agli specializzandi; pagano l’IRPEF sulla borsa già tassata, che in tal modo assume valenza di reddito percepito, senza però godere del calcolo del triennio di specializzazione ai fini pensionistici e, infine, pagano i contributi e provvedono a proprio carico alla copertura assicurativa per i rischi professionali. Le migliaia di medici di Medicina Generale che dal ’93 subiscono un trattamento differente, potranno decidere di adire le vie legali con Consulcesi che chiederà un risarcimento a titolo forfettario che può arrivare fino a 50mila euro per ogni anno di specializzazione. Una somma comprensiva di: differenza retributiva tra la borsa di studio percepita e quella presa dai medici in formazione specialistica a partire dall’anno 2006/2007; tassazione IRPEF non dovuta; contributi e costi sostenuti per l’assicurazione. «Come successo per i colleghi medici del periodo 78-2006 a cui i Tribunali continuano a riconoscere il diritto negato, ora siamo in campo per far sì che venga cancellata anche la disparità di trattamento che riguarda migliaia di medici di Medicina Generale», affermano da Consulcesi, che annuncia anche la nuova azione collettiva per il 13 aprile 2018 riservata ai medici di famiglia penalizzati dallo Stato. A disposizione 1000 consulenti contattabili gratuitamente attraverso il sito www.consulcesi.it e il numero 800.122.777.

Il 22 aprile è la Giornata nazionale della Salute della Donna

Dal 16 al 22 Aprile visite gratuite anche al Cannizzaro L’Azienda ospedaliera Cannizzaro ha aderito alla terza edizione dell’(H)Open Week prevista in occasione della Giornata nazionale della Salute della Donna, che si celebra il 22 aprile. Si tratta di un’iniziativa di ONDA, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, che mira a promuovere l’informazione e i servizi per la prevenzione e la cura delle principali malattie femminili. Nella settimana dal 16 al 22, l’Azienda Cannizzaro offrirà visite e consulti gratuiti e attività di sensibilizzazione, con il coordinamento della dott.ssa Francesca Catalano, direttore della Senologia e referente aziendale dei Bollini Rosa. Diverse le specialità coinvolte. La Senologia offrirà visite senologiche dalle ore 9 alle 12 nei giorni di lunedì 16 e venerdì 21 (ambulatorio F3, piano terra); le prenotazioni sono obbligatorie e saranno raccolte esclusivamente sabato 7 aprile, dalle 9 alle 11, al numero 0957262805. La Dietologia propone consulenze specialistiche con misure antropometriche (peso, altezza, circ. vita, BMI) e intervento di educazione nutrizionale (somministrazione questionario di aderenza ad un corretto modello alimentare e distribuzione di materiale informativo per una sana alimentazione mediterranea). Le consulenze dietistiche saranno offerte al piano 1 dell’edificio Q: lunedì 16, dalle 9 alle 13 (da prenotare venerdì 6, dalle ore 8.30 alle 10.30, al numero 0957262418) e dalle 15 alle 17 (da prenotare mercoledì 4, dalle ore 15 alle 17, allo 0957264928); mercoledì 18, dalle 15 alle 17 (da prenotare anche in questo caso mercoledì 4, dalle ore 15 alle 17, allo 0957264928); e infine venerdì 20, dalle 9 alle 13 (da prenotare venerdì 6, dalle 12 alle 14, allo 0957262420). L’Unità Operativa di Pediatria attiverà, invece, uno sportello di ascolto per “La tutela della salute nell’adolescente: dai disturbi alimentari alla prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale”. L’iniziativa è rivolta a ragazze di età tra 11 e 16 anni, che potranno consultare gli specialisti del reparto (edificio F3, piano 3) martedì 17, giovedì 19 e sabato 21 aprile, dalle 9 alle 12. A seguito della consulenza, per la quale non serve prenotazione, le utenti potranno essere accompagnate a un approfondimento ginecologico. Infine, in occasione dell’(H)Open Week, la Medicina della Riproduzione diffonderà un video informativo riguardante la salute riproduttiva. Sul sito www.bollinirosa.it è possibile consultare il programma delle iniziative con date, orari e modalità di prenotazione.

Ospedale di Giarre, definizione delle proposte di adeguamento della struttura

Sopralluogo del direttore generale e incontro con il sindaco D’Anna e il presidente del Consiglio Longo Il direttore generale dell’Asp di Catania, dr. Giuseppe Giammanco, accompagnato dal direttore sanitario, dr. Franco Luca, ha effettuato un sopralluogo tecnico al “San Giovanni di Dio e Sant’Isidoro” finalizzato alla definizione delle proposte di adeguamento della struttura. Subito dopo il dr. Giammanco e il dr. Luca si sono recati al Palazzo di Città per incontrare il sindaco, avv. Angelo D’Anna, e il presidente del Consiglio comunale, dr. Francesco Longo, e condividere con loro le idee progettuali. «Ho rappresentato al sindaco e al presidente del Consiglio comunale gli interventi tecnici propedeutici a garantire una migliore fruizione della struttura – ha detto il dr. Giammanco -. Le nostre proposte, che vogliamo condivise con il territorio, saranno presentate al vaglio dell’Assessorato regionale alla Salute che ha chiaramente espresso la volontà di riprogettare adeguatamente l’Ospedale di Giarre. In piena adesione alle indicazioni e nel rispetto dei tempi che ci verranno dati dall’assessore Razza vogliamo contribuire a definire un modello funzionale, sostenibile e moderno di assistenza ospedaliera». «Abbiamo trovato una reciproca disponibilità all’ascolto – hanno affermato il sindaco e il presidente del Consiglio comunale – e l’auspicata volontà di poter invertire una tendenza che negli ultimi anni ha registrato un depauperamento dell’Ospedale di Giarre, dando così adeguate risposte alle aspettative dei cittadini di tutto l’hinterland ionio etneo. È stata anche l’occasione per fare una disamina più ampia di tutte le problematiche tra le quali gli interventi da effettuare per la sistemazione delle carenze strutturali che saranno posti a carico di un finanziamento ad hoc». In merito alla voce, peraltro infondata, di una chiusura dell’Ospedale di Giarre il manager dell’Azienda sanitaria catanese ha ribadito che «nessun programma regionale, né dell’Asp di Catania, ha mai deciso la chiusura della struttura del Presidio Ospedaliero di Giarre. Anzi. È oggi imprescindibile, con l’ormai prossima definizione della nuova rete, un suo impiego adeguato». Nel corso dell’incontro si è parlato inoltre dei servizi di anestesia e medicina. «In merito alla paventata limitazione inerente la presenza degli anestesisti – hanno aggiunto l’avv. D’Anna e il dr. Longo -, è stata ribadita l’importanza che venga garantito un presidio settimanale con la presenza degli anestesisti da lunedì a venerdì dalle ore 8.00 alle ore 20.00 e il sabato dalle ore 8.00 fino alle ore 14.00. Ci è stato confermato, inoltre, che il primario di Medicina generale rimarrà ad operare a Giarre in quanto la necessità avanzata dalla direzione dell’Asp di Catania era di utilizzare tale professionista anche a scavalco presso il medesimo reparto di Acireale».

Ridurre i valori della pressione arteriosa dimezza il rischio di ictus

L’appello di A.L.I.Ce. Italia Onlus Definita “killer silenzioso” che colpisce, nel nostro Paese, il 33% degli uomini e il 31% delle donne, la metà dei quali non ne è a conoscenza, l’ipertensione è la prima causa di mortalità al mondo. Nella popolazione italiana l’ipertensione arteriosa è molto frequente, soprattutto nelle persone anziane: sopra i 65 anni d’età, infatti, circa due terzi dei soggetti hanno valori eccessivamente alti. Secondo le Linee Guida dell’European Society of Cardiologists (ESC) e dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito costituiscono fattori per il rischio di malattie cerebro e cardiovascolari. L’ictus cerebrale rappresenta una delle principali complicanze di questa patologia, caratterizzata da un aumento stabile della pressione del sangue nelle arterie. “Il ruolo dell’ipertensione come fattore di rischio per l’ictus è noto da quasi un secolo – dichiara il Prof. Carlo Gandolfo, Ordinario di Neurologia all’Università di Genova, componente del Comitato Tecnico-Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). Le prime segnalazioni risalgono infatti agli anni ’20 del secolo scorso; è però dai primi anni ’90 che è risultato evidente, da numerosi studi clinici controllati, che ridurre la pressione arteriosa con i farmaci riduce drasticamente la probabilità di andare incontro alla malattia; una riduzione anche modesta dei valori di pressione, sia sistolica che diastolica, consente di abbassare il rischio di malattia anche del 40-50%. La scelta del trattamento – continua il Prof Gandolfo – è specifico compito del medico. Abitualmente il medico di medicina generale, che ben conosce il paziente, è in grado di cogliere la presenza di valori elevati di pressione arteriosa e di trattarla adeguatamente, se necessario”. Un adeguato livello di pressione arteriosa è necessario perché il sangue riesca a scorrere nel nostro sistema circolatorio, assicurando così il nutrimento necessario per i tessuti dell’organismo. Il cuore batte in modo regolare e in questo modo fa circolare il sangue all’interno delle arterie. La pressione arteriosa più alta, definita “sistolica” o “massima” si verifica quando il cuore si contrae e il sangue passa nelle arterie, la pressione arteriosa più bassa, definita invece “diastolica” o “minima” è quella che si registra, all’interno delle arterie, tra un battito e l’altro del cuore. In occasione di Aprile mese della prevenzione, A.L.I.Ce. Italia Onlus realizza, in numerose città italiane, iniziative di sensibilizzazione e di informazione sui principali fattori di rischio ictus e sull’importanza del riconoscimento tempestivo dei sintomi. “I cittadini devono avere una maggiore conoscenza e consapevolezza dei fattori che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano il rischio di avere un ictus: 8 ictus su 10, infatti, possono essere evitati seguendo stili di vita adeguati, attraverso un’attività fisica moderata ed una sana alimentazione – dichiara Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. Il controllo della pressione arteriosa risulta fondamentale, fino dai 40 anni, ancora più importante nei diabetici, così come il riconoscimento della aritmia cardiaca definita fibrillazione atriale e l’astensione dal fumo”. L’ictus cerebrale è una patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 200.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione, sia perché tra i giovani è in aumento l’abuso di alcool e droghe. A.L.I.Ce. Italia Onlus è una Federazione di associazioni di volontariato diffuse su tutto il territorio nazionale, oltre 80 tra sedi e sezioni regionali e locali, le quali, pur autonome e indipendenti nelle proprie attività, collaborano al raggiungimento di comuni obiettivi statutari a livello nazionale, tra cui: diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia, sul tempestivo riconoscimento dei primi sintomi e sulle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza anche attraverso i media; sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening; tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza, uniformi ed omogenei. Loro peculiarità è quella di essere le uniche ad essere formate da persone colpite da ictus, dai loro familiari e caregiver, da neurologi e medici esperti nella diagnosi e trattamento dell’ictus, medici di famiglia, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione, personale socio-sanitario e volontari. Sono associazioni senza scopo di lucro, democratiche, apolitiche, con personalità giuridica e non, iscritte nei registri regionali delle associazioni di volontariato. A.L.I.Ce. Italia è membro della WSO, World Stroke Organization e di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazioni che riuniscono le Associazioni di persone colpite da ictus a livello mondiale ed europeo, diffondendo linee guida per la prevenzione, la miglior cura e la riabilitazione dell’ictus, oltre che delle Società Scientifiche ISO, Italian Stroke Organization ed ESO, European Stroke Organization. Nel 2016 A.L.I.Ce. Italia Onlus ha promosso la costituzione dell’Osservatorio Ictus Italia insieme all’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, ISO, ESO, ISS – Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. L’Osservatorio opera per favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di tale devastante malattia e si pone, come obiettivo condiviso, quello di far adottare in tutto il Paese criteri scientificamente basati e uniformi in materia. Lo scorso 8 novembre, grazie all’azione di A.L.I.Ce. Italia Onlus e dell’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, la XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha approvato la Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale: Governo e Parlamento sono chiamati a promuovere e sostenere il più appropriato ed avanzato sistema di cura per l’ictus su tutto il territorio nazionale. A.L.I.Ce. Italia Onlus, promotrice e in prima linea fin dall’inizio nel contribuire alla definizione di questo documento

Oristano, il 5 aprile doppio appuntamento per le coppie in dolce attesa

Negli ospedali San Martino di Oristano e Mastino di Bosa Parto indolore: come, quando, perché sceglierlo. Se ne parlerà, come ogni primo giovedì del mese, nel doppio incontro fissato il 5 aprile alle ore 10 all’ospedale Mastino di Bosa e alle 17 nella sala convegni dell’ospedale San Martino di Oristano. Dedicato alle future mamme, l’appuntamento è promosso dalle Unità operative di Anestesia e rianimazione di Oristano e Bosa in collaborazione con il reparto di Ginecologia e ostetricia del nosocomio oristanese e con il Consultorio familiare bosano. Nel corso dell’evento, gratuito e aperto anche ai familiari delle donne in gravidanza, gli specialisti illustreranno gli aspetti medici e tecnici della partoanalgesia, metodologia che permette di attenuare il dolore del travaglio grazie all’iniezione peridurale, e risponderanno a eventuali domande sul tema. La partecipazione all’incontro è necessaria per poter richiedere il parto indolore, servizio che il punto nascita dell’ospedale San Martino di Oristano garantisce gratuitamente 24 ore su 24, sette giorni su sette. A Oristano la seconda parte dell’assemblea informativa sarà dedicata alla donazione del sangue del cordone ombelicale: i medici del Centro trasfusionale illustreranno i motivi di questa scelta, un gesto di solidarietà senza rischi né controindicazioni per la donna e il nascituro, ma capace di salvare la vita di persone affette da leucemie, linfomi e altre gravi malattie.

AUSL Toscana sud est: “La salute mentale a 40 anni dalla Legge Basaglia”

Usl e Koinè tracciano un bilancio e disegnano il ruolo delle comunità nella salute mentale. Un mese di eventi tra Arezzo e il Valdarno Riflessioni sulle esperienze realizzate in Valdarno e, più in generale, nell’Aretino. Un mese di iniziative nelle scuole, nelle biblioteche, in fattoria di agricoltura sociale. Tra psichiatria, storia, arte, teatro… Come è stato possibile cambiare gli approcci alla salute mentale e cosa resta da fare. Questi sono alcuni dei temi delle iniziative presentate stamani dagli organizzatori e cioè Asl Toscana Sud Est, Dipartimento aziendale della Salute Mentale e cooperativa sociale Koinè in collaborazione con Federsanità, Airsam, Legacoopsociali ed Educoop. “Tra Arezzo e Valdarno – ha commentato Enrico Desideri, direttore generale Asl – sono numerose le esperienze relative alla Salute mentale che abbiamo realizzato e che stiamo portando avanti, grazie alla sinergia con tanti soggetti del territorio che ringrazio. Per fare un’analisi del momento storico, di quanto fatto e di quanto c’è ancora da fare in questo ambito, è stato predisposto un calendario di eventi nelle prossime settimane. Il filo conduttore del programma è riflettere su come è stato possibile cambiare la salute mentale in questi 40 anni passati dalla Legge 180, che possiamo definire rivoluzionaria perché ha consentito di portare avanti tanti interventi di inclusione. Oggi il fenomeno della vulnerabilità sociale è in crescita e si porta dietro un aumento della disuguaglianza e del disagio psichico. Una comunità accogliente è il luogo dell’inclusione, è il luogo in cui gli interventi sono più efficaci e comportano una minore spesa sanitaria, come succede sempre quando si parla e si attua la prevenzione”. “Il contesto sociale è segnato dal riemergere di pulsioni alla esclusione e alla segregazione – ha sottolineato il Direttore di Koinè, Paolo Peruzzi – nonché dal fiorire di numerose quanto rilevanti minacce alla coesione sociale. Se è sempre più evidente, anche nei nostri contesti comunitari, il legame tra salute e sviluppo, benessere individuale e cultura personale e sociale, altrettanto lo è – ci sembra – che la difesa della salute mentale come diritto di cittadinanza passi anche dal rafforzamento di alleanze sociali e di comunità, che agiscano sull’idea di salute mentale come bene comune, cioè come bene che la comunità stessa è chiamata a presidiare, difendere, generare e rigenerare al fianco dei servizi sanitari e sociali pubblici. Del resto, ciò che assieme all’Azienda Sanitaria locale, al DSM ed alle amministrazioni locali, abbiamo prodotto in Valdarno, questo sono state: servizi, programmi ed azioni mirate a coinvolgere le persone, le famiglie, gli attori sociali e le intere comunità in progetti per lo sviluppo locale, l’abilitazione, l’inclusione, l’integrazione lavorativa. Esperienze come quella della socio riabilitazione, di Betadue (che è nata in questo alveo), della Fabbrica di Cioccolato e del Patto del Valdarno per la salute mentale dimostrano quanto possano essere feconde le pratiche di innovazione sociale basate sulla attivazione delle comunità locali e, allo stesso tempo, quanto fondata, praticabile e credibile fosse l’intuizione della Legge Basaglia e della de-manicomializzazione”. “Queste iniziative – ha spiegato Michele Travi, UF Salute Mentale adulti Arezzo – ci consentono di riprendere una riflessione non solo sulla legge 180 ma, soprattutto, sulle trasformazioni sociali ed economiche che sono intervenute in questi anni. Le difficoltà di molte famiglie stanno determinando un aumento della domanda, che si traduce in una delega ai servizi psichiatrici. Una risposta d’èquipe, che sappia coordinare tutti i soggetti, è quella in grado di rispondere a questa nuova emergenza”. “E’ più che necessario riportare l’attenzione generale sui temi della salute mentale – ha detto Elisabetta Truglia, direttore UF Salute mentale Zona Valdarno – Va ricreata una cultura diffusa e gli eventi programmati sono in grado di dare un contributo. Non solo con i due convegni, il 20 ad Arezzo e il 26 a Terranuova, ma anche con le altre iniziative che vanno dall’arte al teatro, dall’agricoltura sociale agli interventi nelle scuole”. “Fondamentale è il coinvolgimento e il protagonismo delle comunità locali. Da qui, anche il patrocinio dei Comuni di Area Vasta. Le alleanze a livello territoriale sono in grado di produrre i processi di cambiamento” ha dichiarato Sauro Testi, Coordinamento Patto territoriale della salute mentale per Koinè. “Esperienze come quelle realizzate in Valdarno e ad Arezzo – ha concluso Simone Naldoni, Federsanità Toscana – rappresentano buone pratiche da studiare e diffondere non solo a livello toscano. Le riflessioni dei prossimi giorni saranno utili a “sedimentare” il lavoro fatto in questi anni e a diffondere le esperienze”. Tra i presenti alla conferenza stampa anche Grazia Faltoni ed Elena Gatteschi, presidente e vice presidente di Koinè. Ecco il calendario degli appuntamenti di questo mese dedicato alla salute mentale ed allo sviluppo sociale. Il primo è “Tra il bianco e il nero, mille colori”, esposizione dei dipinti dell’atelier di pittura e asta di solidarietà per il sostegno dell’attività di pittura della salute mentale. Dal 7 al 14 aprile negli esercizi commerciali del Corso Italia di San Giovanni Valdarno e il 14 aprile, alle ore 17, esposizione nella Biblioteca comunale di San Giovanni Valdarno. La centralità delle famiglie è il motivo della festa organizzata nella fattoria di Ramarella, nel comune di Pergine Valdarno. La festa “Nella vecchia fattoria” è in programma per le ore 11.30 di sabato 7 aprile. Dalle famiglie agli studenti con “Da Basaglia a Pirella: quando il cuculo fa il nido a scuola”, incontri sulle esperienze per la salute mentale seguite alla chiusura del Manicomio di Arezzo. Quattro gli appuntamenti. Lunedì 9 aprile, ore 11, istituto Galileo Galilei di Arezzo; mercoledì 11 aprile, ore 8.30, Magiotti Socio-sanitario di Montevarchi; giovedì 12 aprile, ore 10.30, Liceo Scienze Umane Colonna di Arezzo e infine venerdì 13 aprile, alle ore 8.10, nel Liceo Scienze Umane di San Giovanni Valdarno. Sempre per il 13 aprile, ma alle 18.30 nella parrocchia di Sant’Andrea di Montevarchi, “Ho intravisto l’unicorno”, spettacolo teatrale degli adolescenti a conclusione del laboratorio teatrale. Due convegni si propongono di valutare il lavoro di questi anni e di delineare nuove piste per il futuro. Il primo convegno, “Comunità attive per la salute mentale”, è in programma per