Medicalive

Concorso 19 posti (Scad. 12 aprile 2020) AOU SANT’ANDREA DI ROMA

Concorso

Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di diciannove posti di dirigente medico, disciplina di medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro, a tempo pieno ed indeterminato, con talune riserve di posti, per varie aziende sanitarie. In esecuzione della deliberazione n. 1207 del 20 dicembre 2019, e’ indetto concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo pieno ed indeterminato di diciannove posti di dirigente medico, disciplina di medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro, di cui un posto riservato ai sensi dell’art. 20, comma 2 del decreto legislativo n. 75/2017, per le esigenze dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, otto posti destinati alla ASL Roma 1 ed otto posti destinati alla ASL Roma 2, quali aziende sanitarie locali aggregate. Il testo integrale del bando con l’indicazione dei requisiti e delle modalita’ di partecipazione al concorso di cui trattasi, e’ pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 18 del 3 marzo 2020. Il termine per la presentazione delle domande inviate on-line scade il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami». Qualora detto giorno sia festivo il termine e’ prorogato al giorno successivo non festivo. La domanda di ammissione alla presente procedura dovra’ essere esclusivamente prodotta tramite procedura telematica, secondo le istruzioni di cui al bando di concorso. La procedura informatica per la presentazione delle domande, sara’ attiva a partire dal giorno di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami». Per ulteriori informazioni gli interessati potranno rivolgersi all’U.O.C. Politiche e gestione del personale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, ai seguenti numeri di telefono: 06/33775934-6807-6871-6827

SIOT, oltre 13 milioni di anziani a rischio sedentarietà in epoca Covid-19

SIOT

Sospesa l’attività agonistica e dilettantistica ad ogni grado e livello, chiuse palestre, piscine e centri sportivi, vietate passeggiate e jogging all’aperto seppur in solitudine, ma lo sport e l’attività fisica restano un perno per il benessere fisico e psicologico anche al tempo del Covid-19. Fare movimento e salvaguardare la propria forma fisica è una necessità imprescindibile per la salute di tutta la popolazione costretta a casa dall’emergenza. È quanto ribadito dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) in occasione della Giornata Mondiale dello Sport SIOT ricorda che fare movimento, anche tra le mura domestiche, è una disciplina imprescindibile del benessere della popolazione di ogni età, e in particolar modo per quelle fasce di popolazione più colpite e penalizzate dalla situazione di emergenza, come gli anziani, gli atleti e i bambini. “Anche in questa fase di emergenza e isolamento forzato ma necessario – spiega il Professor Francesco Falez, Presidente SIOT – è fondamentale per tutti stabilire una routine che includa anche l’attività fisica. Farlo non è difficile, attraverso semplici esercizi di ginnastica, stretching e di rinforzo muscolare, oppure corsi di ballo, yoga o aerobica o rintracciabili anche su social media, app e siti web che offrano lezioni di ogni tipo facilmente fruibili da casa”. Oltre ad essere i più vulnerabili ai rischi del contagio, sono soprattutto gli anziani a pagare le principali conseguenze di uno stile di vita sedentario In Italia, paese più “vecchio” dopo il Giappone, gli over 65 sono oltre 13 milioni (ISTAT), e, seppure sia giusto limitare le uscite di casa per tutelarne la salute, è altresì importante mantenere vivo il movimento per salvaguardare, soprattutto è per gli anziani, il proprio benessere fisico. Tra le discipline, raccomandate da SIOT, sono indicate la ginnastica a corpo libero, il Tai Chi,il Pilates e tutto ciò che mantiene il coordinamento e il movimento armonico, sollecitando lo scheletro e la muscolatura, per prevenire osteoporosi e sarcopenia. Attività sportive a basso impatto, quindi, che migliorano di fatto la tonicità e l’elasticità muscolare dell’anziano, con conseguente miglioramento non solo delle performance funzionali ma anche dal punto di vista di un positivo impatto psicologico e sociale. Dall’atletica al calcio, dal basket al ciclismo, milioni di atleti professionisti e amatoriali sono messi a riposo dalla condizione di emergenza, con conseguenze ineluttabili sulle proprie performance e sul proprio stato di benessere Tuttavia è possibile continuare ad allenarsi, attraverso programmi personalizzati di lavoro di cui possono approfittare i professionisti ma accessibili anche agli amatori, che potranno beneficiare delle numerose fonti messe a disposizione dal web dopo aver consultato il proprio coach. In questo modo anche chi è abituato a fare sport può rispettare le regole dell’isolamento senza conseguenze per la propria forma fisica. Unica attenzione, quando sarà possibile tornare a svolgere le normali attività, soprattutto se competitive e agonistiche, sarà necessaria una fase di pre-allenamento mirato per recuperare a pieno le proprie capacità sportive senza rischio di infortuni o incidenti muscolari, sempre con l’aiuto del proprio preparatore atletico. In una condizione prolungata di isolamento è fondamentale anche per bambini e adolescenti mantenere quelle abitudini che permettano di scandire il tempo e organizzare al meglio la giornata. Compreso l’esercizio fisico, che aumenta le energie, e migliora la qualità del sonno aiutando a scaricare eventuali tensioni, oltre a contrastare gli effetti negativi di uno stile di vita troppo sedentario. Non potendo praticare gli sport abituali (basket, nuoto, calcio, ecc.), è opportuno che i bambini facciano esercizio quotidiano, attraverso la ginnastica da fare a casa o con espedienti come il ballo e il gioco attivo.

Covid-19, a Catania primi trasferimenti nell’hotel convenzionato con l’Asp

Covid-19

L’Azienda Ospedaliera Cannizzaro ha trasferito i primi due pazienti nell’albergo e  individuato dall’Asp di Catania per l’isolamento dei soggetti affetti da Covid-19. Si tratta di un uomo e una donna ricoverati in Malattie Infettive, stabilizzati clinicamente e ormai asintomatici, in attesa di essere sottoposti a tampone rino-faringeo. Il trasporto all’Hotel Ibis Styles di Acireale è effettuato dalla Croce Rossa Italiana. Comitato provinciale di Catania, al quale l’Azienda Cannizzaro sulla base di specifico accordo. Nell’ambito delle misure adottate per affrontare l’emergenza epidemiologica e tutelare la salute del personale, ha affidato i trasferimenti esterni e interni. L’accordo infatti prevede l’impiego di mezzi con idonea dotazione e in particolare pure di una unità attrezzata per l’alto biocontenimento. Il comitato provinciale di Catania della CRI utilizza nelle attività di sanità pubblica autorizzate dal Ministero della Salute. «La dimissione di pazienti le cui condizioni non richiedono assistenza ospedaliera – spiega il dott. Salvatore Giuffrida, Direttore Generale dell’Azienda Cannizzaro – permette di liberare posti letto da dedicare ad altri malati che necessitano di ospedalizzazione, nonché in un’ottica di virtuosa integrazione fra ospedale e territorio».

Covid-19, monito AIE: “Subito isolamento selettivo dei casi individuati per spezzare le catene di trasmissione virale”

Covid-19

Secondo gli epidemiologi italiani “Nell’attuale fase dell’epidemia si registrano livelli di diffusione del virus molto differenti tra le diverse aree del Paese e dove si sono rilevati i picchi più alti, una volta usciti dalla fase più critica, la guardia dovrà essere mantenuta molto alta. Accanto a ciò, si osservano Regioni largamente al di sotto dell’incidenza media nazionale (184 casi ogni 100.000 abitanti) (Calabria 37,8; Sicilia 38,6; Basilicata 45,6; Campania 49; Sardegna 53,3; Puglia 52,2; Molise 65,7; Lazio 68,3;), in cui, quando il lock-down (isolamento generalizzato) terminerà, l’isolamento selettivo dei casi individuati dalla sorveglianza e dei contatti scovati mediante il contact tracing sarà il nodo cruciale per spezzare le catene di trasmissione virale e impedire l’insorgenza di nuovi focolai”. “Va compreso – sottolinea AIE – infatti, che è molto importante, nei momenti in cui la circolazione del virus si attenua, passare rapidamente da interventi generalizzati di distanziamento e contenimento sociale come quelli in atto adottati (molto onerosi in termini di costi di sistema socio-economici) ad interventi individualizzati di sorveglianza epidemiologica, che oltre a essere meno costosi, consentano la tempestiva individuazione dei nuovi casi, l’esaustivo tracciamento dei contatti ed il loro isolamento”. Quest’azione, richiede, però, di superare una visione parziale che guarda prevalentemente al versante ospedaliero e – rileva AIE – impedisce di vedere che occorre recuperare un corretto approccio epidemiologico, soprattutto per quelle regioni dove, per fortuna, siamo ancora in tempo a virare; questo se non si continua a perdere di vista il luogo dove il contrasto all’onda epidemica si sarebbe dovuto giocare già ieri: la comunità o, per meglio dire, le comunità”. “L’approccio epidemiologico pragmatico – avverte AIE – è caratterizzato dalla capacità di risposta rapida di indagine e alle emergenze di salute pubblica e nel caso di una pandemia, qual è Covid19, significa affrontarla sul territorio”. Da qui anche la proposta AIE Attualmente al vaglio delle istituzioni centrali – proprio volta a verificare la reale diffusione del virus nella popolazione generale nelle varie Regioni e circa l’adozione di un protocollo di indagine siero-epidemiologica campionaria finalizzata a disegnare su base territoriale le strategie di uscita dall’attuale fase di blocco totale delle attività sociali”. Per AIE, dunque, vanno potenziati i servizi territoriali di prevenzione, soprattutto attraverso il ricorso all’epidemiologia di campo, ovvero i “Dipartimenti di Prevenzione” delle ASP/ASL delle Regionie le loro capacità di sorveglianza delle nuove infezioni sul territorio (casi e loro contatti), unitamente a quella dei medici di famiglia che, al momento attuale, però non sono sufficientemente valorizzati”. L’azione dei dipartimenti di prevenzione, a causa delle diverse disponibilità strutturali e di personale disponibile, non risulta fortemente efficace, o è efficace a macchia di leopardo, quindi in modo disomogeneo per aree geografiche. A tale fine, va considerato il ricorso alle competenze da destinare alle investigazioni epidemiologiche di campo di tali dipartimenti, ovvero “ vanno coinvolte persone esperte, epidemiologi addestrati a reagire rapidamente per fermare minacce per la salute emergenti, che possano dirigere personale anche non necessariamente esperto, ma quantomeno motivato, dopo un breve addestramento”. L’attuazione di efficaci misure di sanità pubblica appropriate a reagire rapidamente per la tutela della salute collettiva contro minacce a livello planetario, note o emergenti, sono strumenti irrinunciabili per il Servizio Sanitario Nazionale. Questi gli esiti emersi dal seminario interattivo webinar in corso oggi pomeriggio, promosso dall’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE), che ha coinvolto circa 800 iscritti in tutta Italia tra epidemiologi, esperti di campo, e istituzioni, impegnate sull’emergenza Coronavirus.

Covid19, Epidemiologi italiani: stimare effettiva circolazione dell’infezione e valutare grado immunità della popolazione

coronavirus

“E’ necessario uno sforzo coordinato dell’SSN (Sistema Sanitario Nazionale) per la realizzazione di un’indagine siero-epidemiologica nazionale trasversale di popolazione su Covid-19, ripetuta a distanza di tempo, per aree geografiche, per fasce di rischio e per classi di età specifiche in linea con gli indirizzi già indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità1 . A tale scopo, la raccomandazione è di iniziare immediatamente una raccolta campionaria ad hoc di campioni di siero nella popolazione sana, ad esempio nei centri per la donazione del sangue, accompagnata dalla registrazione di alcune informazioni individuali. Finora, infatti, la sorveglianza si è concentrata principalmente sui pazienti sintomatici e, dunque, non ci sono informazioni sull’intero spettro della malattia, inclusa la prevalenza delle infezioni lievi o asintomatiche che non richiedono cure mediche”. Questa la proposta degli epidemiologi italiani, contenuta in una nota indirizzata al Ministero della Salute, al Dipartimento di Protezione Civile, al Presidente del Comitato Tecnico Scientifico Covid19, al presidente ISTAT, alla Conferenza Stato–Regioni, al Coordinamento Interregionale Prevenzione Sanità Pubblica. A tal fine, l’AIE avverte: “Le stime del tasso di letalità (rapporto tra numero di decessi e numero di infetti) e di altri parametri epidemiologici sono distorte e devono essere affinate per predisporre ulteriori misure di controllo. Al pari di tante altre infezioni, anche il virus responsabile di Covid-19, lascia una traccia di risposta immunitaria – precisano gli epidemiologi – nelle persone che ha infettato e fin da ora si devono disegnare e programmare studi di siero-epidemiologia, che potranno essere condotti con la disponibilità di saggi di laboratorio adeguati, per stimare l’effettiva circolazione dell’infezione e poter valutare il grado di immunità della popolazione. La disponibilità di saggi di determinazione degli anticorpi specifici adatti per una tale indagine sarebbe infatti cruciale, ma sappiamo che non siamo lontani dalla loro realizzazione. Vi sono molti aspetti, però, ancora da chiarire, tra cui sensibilità, specificità e variabilità tra laboratori I saggi per lo studio di siero-prevalenza dovranno essere sottoposti a validazione prima di un loro uso esteso”. In tale direzione, “l’AIE può mettere a disposizione un protocollo ed un questionario base da utilizzare e può offrire supporto al coordinamento della conduzione dell’indagine, preceduto da un necessario studio pilota”. L’Associazione Italiana di Epidemiologia, infatti, rileva ancora che: “ L’attuale pandemia sta richiedendo al nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) un impegno che non ha precedenti nella nostra esperienza recente e anche dopo il passaggio della prima ondata della curva epidemica sarà necessario continuare a fare fronte al controllo dell’infezione e alla verifica e acquisizione di conoscenze aggiuntive. Vi sono attualmente diverse iniziative per l’attuazione di indagini di popolazione, ma queste non sono coordinate e possono moltiplicarsi nei prossimi giorni. Pur seguendo, inoltre, le direttive nazionali ogni regione e provincia autonoma si è organizzata secondo il proprio assetto e le proprie possibilità, cercando di contrastare l’altrettanto disomogeneo diffondersi delle infezioni, ma anche con tali limiti è importante però cercare di coordinare attività comuni che verranno richieste a breve”. L’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) include molti operatori sul territorio che sono impegnati nella risposta alla pandemia e contribuisce anche attraverso la rivista Epidemiologia e Prevenzione (E&P) permettendo lo scambio di informazioni e strumenti tra gli epidemiologi sul campo ed è pronta a collaborare attivamente alle iniziative che il Servizio Sanitario Nazionale vorrà attuare in collaborazione con le diverse istituzioni.

Sorridere al tempo del Coronavirus con i clown dottori. Iniziativa a Ragusa

clown

Una simpatica dottoressa clown Piastrina guarda al microscopio il cattivo coronavirus, mentre speciali bambini supereroi lo mettono in fuga. È l’ultimo video che i clown dottori di “Ci ridiamo sù” hanno pubblicato sulla loro pagina facebook . Questo per mostrare la loro vicinanza e strappare un sorriso ai pazienti e agli operatori sanitari. C’è la lettura di un libro per bambini in riva al mare. Il bacio della buonanotte per accogliere tanti bei sogni. I messaggi di affetto a chi è impegnato in corsia. Seppur lontani fisicamente dai pazienti, i simpatici dottori dal naso rosso vogliono mostrare il loro esserci con il cuore e con il pensiero. Per farlo in queste settimane stanno promuovendo sulla loro pagina facebook e sul canale youtube dei semplici e delicati contributi. Un modo per continuare a far sentire la loro presenza a chi li attendeva con ansia nei reparti, ai familiari che li hanno conosciuti e ai tanti operatori sanitari che li accolgono in ospedale. L’associazione iblea di comicoterapia risponde così all’emergenza coronavirus che l’ha allontanata fisicamente dai reparti, senza però scalfirne il legame affettivo ed emotivo Ecco allora la dottoressa Piastrina impegnata al microscopio, un libro dedicato alla speranza letto in riva al mare. Un breve e simpatico video che augura la buonanotte e poi il messaggio di supporto agli operatori sanitari che in questi giorni vivono momenti difficili. I clown dottori fanno sentire tutto il loro calore, tutta la loro positività e il loro sostegno via web e continueranno a farlo nelle prossime settimane con altri video e contributi. Ci Ridiamo Sù opera: in ospedale, dove è presenza fissa nella Pediatria del “Giovanni Paolo II” con il progetto “Manda un clown in ospedale” e nel DH Oncologico del “M.P. Arezzo” di Ragusa con il progetto Saturnino; nei centri di ricovero e cura con gli anziani e i diversabili; nelle scuole; con gruppi e comunità; in missioni umanitarie; nei processi formativi/educativi e in tutte le situazioni di disagio socio-sanitario, per alleviare sofferenza, paura e solitudine con la potenza terapeutica della risata e del buon umore. Per conoscere e supportare l’attività dell’associazione “Ci ridiamo sù” di diffusione della comicoterapia è possibile visitare il sito web www.ciridiamosu.it, la pagina facebook oppure è possibile inviare un’email a info@ciridiamosu.it

Giornata Mondiale consapevolezza Autismo, iniziativa #sfidAutismo20 di FIA

#sfidAutismo20

In questo momento drammatico per l’Italia e per il Mondo torna la Campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi #sfidAutismo20 di FIA – Fondazione Italiana Autismo, per finanziare progetti di ricerca necessari a scoprire le cause organiche dell’autismo e i rimedi efficaci per le persone con Autismo. Il finanziamento della ricerca è una condizione indispensabile per individuare terapie e interventi psicoeducativi che migliorino la qualità della vita delle persone con autismo e dei loro famigliari Il 2 aprile, XII Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo. Nonostante l’emergenza Coronavirus, alcuni monumenti importanti in Italia e nel Mondo si tingeranno di blu, il colore scelto dall’ONU per l’autismo. Inoltre attraverso i social media di FIA, in tanti avranno la possibilità di condividere il proprio quotidiano in questi tempi di Coronavirus. Il senso di solitudine, talvolta, di isolamento, che le famiglie di persone con autismo avvertono quotidianamente, aumenta enormemente, per ragioni di ordine pratico e di esigenze di vita quotidiana Le loro storie verranno pubblicate anche sul sito della FIA : www.fondazione-autismo.it. Parte anche quest’anno l’iniziativa #URLO. Ci sono silenzi che l’isolamento coronavirus rende ancora più grandi. Il 2 aprile facciamo sentire la nostra voce. L’appuntamento con il flashmob è alle ore 16 da tutti i balconi di Italia con il tradizionale URLOOOO per sfidare l’autismo anche da casa. Chi vuole può mandare il proprio video di questo momento sulla pagina di facebook della FIA www.facebook.com/fondazioneautismo. La Campagna si apre con RAI Responsabilità Sociale. Compatibilmente con la riprogrammazione del proprio palinsesto dovuta al momento di emergenza, dedicherà spazio a questa tematica sulle sue reti a partire dal 30 marzo e trasmetterà lo spot della campagna. Si prosegue poi sulle emittenti di Mediaset e su tante altre emittenti radiofoniche nazionali e locali per concludere la campagna il 12 aprile. Dal 30 marzo al 12 aprile con una donazione Solidale al 45588 sarà possibile sfidare l’autismo donando 2 euro per ciascun SMS inviato. La raccolta fondi di FIA – Fondazione Italiana Autismo è destinata a finanziare i progetti di ricerca in ambito scientifico che sono stati selezionati dai Comitati Scientifici di FIA tra quelli che hanno risposto al Bando FIA 2020. La lista dei progetti selezionati a favore dei quali viene condotta la raccolta fondi #sfidautismo20, è pubblicata sul sito www.fondazione-autismo.it. Tante le storie emerse, aggravate con l’emergenza Coronavirus Tutte hanno lo stesso comune denominatore. Una famiglia, sola, alle prese 24 ore su 24 con il figlio autistico, che da quando è cominciato l’isolamento si è chiuso ancora di più in se stesso. I medici e gli operatori sociali hanno difficoltà a recarsi presso i Centri. Devono inoltre sottostare alla misurazione della febbre e ai necessari controlli medici. Una situazione che comporta un problema più grave, la ricaduta sui bambini. Così devono rinunciare ai trattamenti riabilitativi fondamentali per la loro qualità di vita. Un lavoro interrotto che può causare serie conseguenze nel percorso di cura. Ma il problema non è solo per i bambini. La famiglia che lavora, adesso è ancora più sola, senza aiuti, e con maggiore esigenza di permessi ai sensi della Legge 104 e di assistenza domiciliare. Grazie al progetto “Telefono Blu “di Fia 800 031819, finanziato attraverso la raccolta fondi #sfidautismo15 in questi giorni di emergenza Coronavirus si continua a dare supporto alle famiglie che hanno bisogno di essere sostenute. Il servizio è attivo tutti i giorni feriali dalle 15.30 alle 19 e risponde all’indirizzo di posta elettronica telefonoblu@angsa.it.

Giornata mondiale autismo, appello IDO: pronti per visione meno catastrofica

IDO

Appello IDO : “Possiamo iniziare ad avere una visione meno catastrofica dell’autismo. Naturalmente non sempre, perché credo ci siano ancora tante cose che dobbiamo imparare. Stiamo osservando sempre di più che tutti i bambini raggiungono un miglioramento, possono essere adattati maggiormente al mondo e che per alcuni di loro ci sono veramente delle possibilità di un inserimento normale nel mondo esterno”. Lancia un messaggio sereno e rassicurante Magda Di Renzo, responsabile del Servizio Terapia dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo 2020 che si celebra in tutto il mondo. Di Renzo ha recentemente pubblicato il libro ‘Autismo Progetto Tartaruga. L’approccio evolutivo-relazionale a mediazione corporea’ (Magi edizioni), in cui sistematizza il modello DERBBI dell’IdO (Developmental Emotional Regulation and Body-Based Intervention), per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico. “È il racconto di quello che facciamo con i bambini- chiarisce la terapeuta- è la spiegazione del nostro metodo evolutivo, basato sulla relazione e la regolazione emotiva, la cui specificità è l’utilizzazione della dimensione corporea. Noi accompagniamo i nostri bambini, che fortunatamente arrivano sempre più piccoli nel nostro servizio, sostenendo i genitori affinché possano imparare ad entrare in comunicazione con i figli, che hanno tante atipie nella loro interazione con il mondo. È il risultato di moltissimi anni di lavoro, di un’esperienza quarantennale con l’uso di questo modello che si è concretizzato nella creazione del Progetto Tartaruga che ormai data oltre quindici anni- ricorda Di Renzo- e che vede la partecipazione di un’equipe multispecialistica sia nella fase di valutazione, che in quella terapeutica”. Il libro spiega, fondamentalmente, come sono gestiti i primi quattro anni di terapia. “Abbiamo parlato dei possibili risultati che raggiungiamo con un determinato gruppo di bambini, ovvero con quelli che hanno mostrato dei segni predittivi. Il nostro appello è che anche altri possano trovare segni predittivi in altre forme di autismo. Noi con questo gruppo di bambini- continua Di Renzo- abbiamo raggiunto dei risultati interessanti, già pubblicati a livello internazionale. La precocità dell’intervento sta rendendo possibile dei cambiamenti in tempi più brevi rispetto a quanto accadeva in precedenza Naturalmente- puntualizza la studiosa- anche i bambini che escono dalla diagnosi Ados di autismo – aspetto su cui stiamo portando avanti un grande lavoro di follow-up relativo agli outcome positivi, in modo da seguire questi minori nelle loro atipie – hanno delle manifestazioni totalmente diverse l’uno dell’altro. Alcuni stanno particolarmente bene, altri hanno bisogno ancora di essere accompagnati, soprattutto in percorsi psicologici. In entrambi i casi hanno tutti raggiunto dei buoni livelli nell’organizzazione cognitiva”. Nei bambini seguiti all’interno del Progetto Tartaruga “abbiamo potuto valutare se esistono dei predittori del processo di empatia emotiva e della intenzionalità, esaminando la presenza del contagio emotivo e del possibile sviluppo futuro della costruzione della teoria della mente. Un altro elemento interessante- nota l’esperta- è che nella valutazione cognitiva questi bambini mostravano un ragionamento fluido maggiore di quello invece legato alle prestazioni. Il ragionamento fluido non è condizionato dagli apprendimenti- spiega Di Renzo- quindi, laddove era più elevato, diventava un predittore. Effettivamente, in una percentuale statisticamente significativa, questi bambini sono usciti dalla diagnosi Ados”. Di Renzo, per non creare equivoci, ripete e sottolinea che “uscire dalla diagnosi Ados di autismo è una cosa molto importante. In letteratura si sta parlando della possibilità di outcome positivi non legati solo, come si diceva in passato, a diagnosi sbagliate ma a delle possibilità nuove che si stanno aprendo. Ora credo che l’impegno della ricerca e della clinica sia quello di capire cosa succede a questi bambini che escono dalla diagnosi Ados, ovvero qual è la loro possibile evoluzione”. Questo libro, quindi, non solo ha sistematizzato l’approccio che l’IdO porta avanti nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico, ma spiega anche la batteria di test che l’IdO ha messo a punto per la valutazione dei disturbi dello spettro autistico Si chiama T.U.L.I.P. (TCE, UOI, Leiter-R as Indicators of Predictivity) e indaga le abilità intellettive (attraverso il test Leiter-R), relazionali (con il test sulla capacità di comprendere le intenzioni altrui – UOI – Understanding of intention) ed emozionali (Tce: Test del contagio emotivo) dei bambini con autismo. “È il risultato del grande impegno di tutta l’equipe multidisciplinare- puntualizza Di Renzo- sono presenti neuropsichiatri, psicoterapeuti, logopedisti della riabilitazione, osteopati e neurologi. È il frutto di una sinergia di tutti, perché diamo una grandissima importanza alla fase di valutazione iniziale. Come ci ricorda il Dsm-5, ci troviamo di fronte agli autismi e non più a una sindrome unica- spiega la responsabile dell’IdO- siamo lungo un continuum di gravità. È fondamentale, nella fase iniziale, fare una valutazione molto attenta del singolo bambino, per mettere a punto e focalizzare i suoi deficit ma, anche e soprattutto in ambito terapeutico, per mettere in evidenza le sue potenzialità”. La batteria di test “ci ha permesso di vedere i predittori e ci ha incoraggiato a lavorare sempre più e sempre meglio sulle potenzialità presenti” È un lavoro molto importante anche per i genitori, “perché per loro non ha rappresentato solo una speranza infondata- sottolinea Di Renzo- ma il potersi basare su dei dati presenti, incoraggiandoli. Sapere di confrontarsi con un bambino che ancora non ha raggiunto un adeguato livello cognitivo, ma che ha delle potenzialità cognitive, permette di rapportarsi con lui in maniera diversa: mi attiverò molto di più se penso che capisce- chiarisce la psicoterapeuta- così come mi atteggerò diversamente a livello emotivo se sento che questo bambino, che in realtà è sopraffatto dalle sue emozioni, ha bisogno di essere contenuto. Si credeva una volta che il bambino autistico non avesse un’adeguata empatia, che non avesse una capacità di vivere le emozioni- ricorda la terapeuta- oggi invece sappiamo che la sua difficoltà nel costruire l’empatia è determinata proprio dal fatto che lui è sopraffatto dalla dimensione affettiva. Sapere questo significa avere strumenti migliori, ecco il grande lavoro che facciamo con i genitori. Questi lavorano con noi nella stanza non dal punto di vista educativo- conclude Di Renzo- li sosteniamo e conteniamo emotivamente, affinché possano incontrare il loro bambino secondo le sue

Più tamponi e DPI per difendere la Sicilia dal Covid-19. Petizione on-line dell’AIDM di Catania

aidm

Una richiesta di aiuto alle Istituzioni per difendere la Sicilia dal COVID-19 viene lanciata, con una petizione on line su Change.org, dall’ AIDM (Associazione Italiana Donne Medico di Catania). L’iniziativa é voluta e sostenuta dalla dott.ssa Claudia Pricoco, consigliere nazionale AIDM e past president della sezione di Catania e dalla dott.ssa Patrizia Barone, consigliere AIDM Catania. Nella nota, inoltrata ai vertici dello Stato e della Regione, si richiedono soprattutto tamponi e dispositivi di protezione individuale DPI.     “Partecipi del gravoso lavoro che le istituzioni preposte stanno svolgendo e del quale Vi siamo infinitamente grati. Desideriamo evidenziare le gravi criticità che a tutt’oggi vive la Regione Sicilia. Il personale sanitario è ancora privo degli essenziali presidi di protezione per affrontare il lavoro in ospedale e sul territorio. E’ gravissima la carenza dei reagenti per la lettura dei tamponi. Non sono messe in atto le strategie di prevenzione adottate nelle altre Regioni d’Italia che prevedono l’esecuzione dei test non solo ai sanitari. Così come disposto dagli organi competenti della nostra Regione, anche a tutti i lavoratori che sono esposti al contatto giornaliero con il pubblico. Infine anche agli ospiti delle residenze sanitarie assistenziali per anziani e disabili e, ove necessario, ai familiari”. In particolare – sostiene l’AIDM (Associazione Italiana Donne Medico di Catania) – i tamponi permetterebbero la selezione dei sani dagli asintomatici positivi. Questa è ad oggi unica strategia per limitare la pandemia ed evitare l’ingorgo delle strutture sanitarie. La petizione dell’ aidm è indirizzata al presidente della Repubblica Mattarella, al premier Conte, al ministro della salute Speranza, al governatore della Regione Siciliana Musumeci e all’assessore alla sanità Razza “Anche l’OMS – si legge – sollecita l’esecuzione capillare di test nel Centro-Sud dove ancora l’emergenza non è al picco. Abbiamo 15 giorni di vantaggio rispetto alle più sfortunate regioni del Nord che non dobbiamo sprecare. Certi dell’attenzione, vista la gravità del momento, con l’auspicio di riuscire a superare nel più breve tempo possibile questa fase di emergenza. Infine, conclude l’associazione Italiana Donne Medico di Catania, ci rivolgiamo alle SS.LL. e, in particolare, al Sig. Presidente della Repubblica che, in quanto siciliano, di questa terra conosce virtù, limiti e condizioni, affinché si possa provvedere urgentemente all’attuazione delle misure sopra sollecitate prima che la situazione precipiti rovinosamente”. Per sottoscrivere la petizione: http://chng.it/qfjZ8xRC

Una mostra on line per la XIII Giornata nazionale sulla disabilità intellettiva

anfffas

La XIII Giornata nazionale sulla disabilità intellettiva e i disturbi del neurosviluppo – promossa dall’Anffas (Associazione nazionale delle famiglie di persone con disabilità intellettiva e/0 relazionale), “si celebra in un periodo non solo di emergenza Covid-19, ma anche di sofferenza per le barriere legate all’isolamento e alla nuova modalità di supporto a distanza. L’Istituto di Ortofonologia (IdO) in loro sostegno propone una mostra virtuale dal titolo ‘Prospettive d’arte’”. A lanciare l’iniziativa è Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile dell’IdO. La mostra virtuale è visibile sul sito ortofonologia.it e “raccoglierà disegni e opere di bambini, ragazzi e giovani adulti affetti da disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettiva e condizioni di tipo psichiatrico/psicopatologico. Rimarrà sul sito come work in progress- spiega la neuropsichiatra- e potranno essere via via inserite tutte le ulteriori produzioni artistiche che le famiglie avranno piacere di condividere. Dunque una mostra dinamica inaugurata il 28 marzo e che rimane aperta non solo per le visite, ma per la creazione di ulteriori sezioni virtuali”. L’equipe dell’IdO offre in questo periodo di emergenza delle consulenze gratuite e mette a disposizione numerosi video tutorial per le famiglie di bambini e ragazzi affetti da disturbi globali e specifici dello sviluppo, disagio scolastico e psicologico attraverso gli sportelli ‘Ido con voi’ (sul sito www.ortofonologia.it) e ’30 psicologi in ascolto’ nell’ambito del progetto ‘Lontani ma vicini’ (sul sito www.diregiovani.it), quest’ultimo rivolto anche agli insegnanti. “Siamo consapevoli delle difficoltà contingenti che si sommano e amplificano quelle preesistenti- continua Vanadia- e che possono in alcuni casi determinare rischi differenti dal contagio, ma pur sempre da considerare. Ci uniamo all’intento di diffondere una cultura della disabilità basata sui diritti umani e, a nostro avviso- conclude la neuropsichiatra infantile- sul diritto al gioco dei bambini e sull’espressione creativa e personale di ciascun soggetto”.