Medicalive

Spondilolistesi Lombare, il punto di vista dei MMG. Intervista alla dott.ssa Giaquinta

Una Medicina delle complessità da applicare anche a quei soggetti alle prese con la spondilolistesi lombare. Di questo avviso, la dott.ssa Rosa Giaquinta, presidente dell’Ordine dei Medici di Ragusa. L’intervista, realizzata da Salvo Falcone, è stata registrata in occasione del Focus “Percorsi Iblei per il trattamento della spondilolistesi lombare”. Il responsabile scientifico de corso è il dott. Marco Fazio, neurochirurgo, chirurgo vertebrale e fellow del prof. A.R. Vaccaro del Rothman Institute di Philadelphia. Fazio è stato recentemente nominato referente dell’attività di Neurochirurgia del Gruppo Villa Maria per la Regione Sicilia. Il corso, è stato organizzato da AV Eventi e Formazione. E’ stato attivamente supportato dal GCR, Gruppo di Cura del Rachide

Salute:risulta dannosa la moda di eliminare il latte

eliminare il latte

Importante per costituire la massa ossea in primi 20 anni vita, sbagliato eliminare il latte Attenzione alle tendenze e mode alimentari, come quella vegana, che vedono il latte come dannoso per la salute. Si tratta di un elemento importante per costruire la forza delle nostre ossa. Lo ha spiegato Francesco Tonelli, professore emerito di Chirurgia Generale dell’Università di Firenze. Questo durante la presentazione dell’indagine dell’Osservatorio Prevenzione e Salute di UniSalute curato da Nomisma, oggi a Milano. “Ci sono mode poco salutari, diffuse ad esempio con la dieta vegana o a volte anche a livello medico, che eliminano il latte perché considerato dannoso per la salute. Non è vero – sottolinea – Insieme alle acque ricche di calcio, è l’alimento che ci consente di costruire la massa ossea nei primi 20 anni di vita, perché ci fa assorbire il calcio”. Se si segue la dieta vegana, ha concluso Tonelli, “è importante che sia coadiuvata da un medico. Possono prodursi delle gravi carenze, come quelle di vitamina B12 e D, oltre che di aminoacidi”.

Il lavoro precario rende meno stabili emotivamente e cambia la personalità

lavoro precario

L’insicurezza data dal lavoro precario porta a una minore tolleranza allo stress L’insicurezza del lavoro precario può cambiare la personalità in peggio. Se si è esposti alla precarietà o a un lavoro saltuario per più di quattro anni si diventa meno emozionalmente stabili. Si diventa meno ben disposti e anche meno coscienziosi. Lo rileva una ricerca della Rmit University’s School of Management, pubblicata sul Journal of Applied Psychology. “Si potrebbe essere portati a credere che l’insicurezza lavorativa aumenti la produttività. – spiega Lena Wang, co-autrice dello studio – perché i lavoratori si impegnerebbero di più per mantenere il proprio posto. La nostra ricerca suggerisce che potrebbe non essere così se la situazione persiste. Anzi, abbiamo scoperto che coloro che sono esposti in maniera cronica all’insicurezza lavorativa hanno maggiori probabilità di ridurre gli sforzi ed evitare di costruire relazioni di lavoro forti e positive. Questo può compromettere la produttività nel lungo periodo”. Lo studio ha utilizzato dati di un’indagine sulle famiglie, sul reddito e sul lavoro in Australia (Hilda). Indagine fatta in relazione alle risposte sulla sicurezza lavorativa e la personalità di 1.046 dipendenti in un periodo di nove anni. È stato applicato un quadro della personalità noto come Big Five, che enuclea cinque grandi tratti: stabilità emotiva, gradevolezza, coscienziosità, estroversione e apertura. I risultati dello studio hanno mostrato che l’insicurezza lavorativa a lungo termine ha influito negativamente sui primi tre tratti, che si riferiscono alla tendenza di una persona a raggiungere gli obiettivi in modo affidabile, andare d’accordo con gli altri e far fronte allo stress.

Mauro Tavarnelli, Presidente Nazionale AIFI: La malattia rara contiene qualcosa che interroga tutti

AIFI

Le persone con malattia rara rappresentano una sfida a tutto il sistema sanitario Lasciamoci interrogare e impariamo a personalizzare davvero l’insieme dei trattamenti verso queste persone che ci chiedono quotidianamente dignità, qualità della vita e sollievo dal dolore. Mauro Tavarnelli, Presidente nazionale dell’Associazione Italiana Fisioterapisti (A.I.FI.), in occasione della 13° Giornata mondiale delle malattie rare – che quest’anno cade il 29 febbraio 2020 – esprime tutta la concreta vicinanza dei fisioterapisti alle persone con malattie rare, alle famiglie, ai caregiver.  Solidarietà verso tutti coloro che sono coinvolti nella battaglia per assicurare alle persone con malattie rare. Sono circa 30milioni nella sola Europa, dati EURORDIS 2019) una vita quotidiana a misura di dignità. “La malattia rara contiene qualcosa che interroga tutti, come società, come operatori e come individui perché esprime il paradigma della presa in carico personalizzata della persona”, dice Tavarnelli. “Negli ultimi anni – aggiunge il Presidente AIFI – si ripete molto spesso nei dibattiti di sanità pubblica che il ‘paziente è al centro’. Noi fisioterapisti sappiamo bene cosa questo significhi nella concretezza: per noi non esiste una persona ‘qualsiasi’, ‘comune’ o ‘generica’: ogni persona è unica ed il carico di vissuto che esprime, con le sue aspettative, e le sue richieste di salute ci costringe ad uscire dalla rigidità degli schemi prefissati per entrare in una relazione profondamente diretta e personalizzata. E nell’ambito delle malattie rare questo diviene evidente per tutti In questo senso l’azione che realizza il fisioterapista con persone con SLA, Atrofia Muscolare o Distrofia di Duchenne, solo per indicare alcune patologie rare, è sempre un trattamento personalizzato, identificato all’interno del lavoro di un team di specialisti e proposto alla persone con l’obiettivo specifico di aiutarle a vivere meglio. Noi fisioterapisti interveniamo sulle aree legate alle problematiche osteoarticolari, muscolari, neurologiche, respiratorie, ma anche nel contesto delle cure palliative e delle terapie del dolore. In questo ambito la persona con malattia rara deve avere a disposizione ogni tipo di supporto per avere la migliore qualità di vita possibile ed alleviare il dolore, ricordando che a partire dalla legge 38-2010 la cura del dolore è un diritto per tutti i cittadini e i fisioterapisti su tutto il territorio svolgono da tempo – e con sempre maggior diffusione – un’azione importante e capillare. In occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare, quindi, c’è la possibilità di riflettere su quest’ambito delicato e complesso, proprio per la sua capacità di essere paradigmatico ed anticipatorio per tutto il sistema healthcare, se questo vuole entrare in una autentica fase “matura” della personalizzazione dei trattamenti. Nessun altro ambito come quello delle malattie rare è terreno di necessaria multidisciplinarietà in sanità: “Non esisterebbe possibilità reale di presa in carico corretta della persona con patologia rara se non nell’effettiva multidisciplinarietà”, conclude Mauro Tavarnelli, “I fisioterapisti fanno parte di un team ideale che vede la stretta collaborazione ta di tutte le professioni sanitarie e sociali necessarie, questo almeno nelle situazioni migliori e più avanzate, che noi auspichiamo siano sempre più diffuse su tutto il territorio. Su questo versante per A.I.FI. è sempre importante ed essenziale la formazione continua di chi opera all’interno della nostra professione per assicurare una preparazione adeguata e continuamente aggiornata”.

Sanità penitenziaria. Nel corso del 2019 effettuate oltre 44.000 prestazioni sanitarie negli Istituti di pena etnei

Sanità penitenziaria

Presentati questa mattina, presso la Direzione generale dell’Asp di Catania, i dati di produttività, per l’anno 2019, della rete dei servizi di sanità penitenziaria della provincia. All’incontro sono intervenuti: il manager dell’Azienda sanitaria catanese, dott. Maurizio Lanza, insieme al direttore sanitario e al direttore amministrativo, dr. Antonino Rapisarda e dott. Giuseppe Di Bella; il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catania, dott. Carmelo Gesualdo Giongrandi. I direttori delle Case circondariali del territorio, dott.ssa Elisabetta Zito (Piazza Lanza), il dott. Giuseppe Russo (Bicocca), la dott.ssa Giorgia Gruttadauria (Caltagirone), la dott.ssa Milena Mormina (Giarre); il direttore del CPA di Catania, dott.ssa Antonia Chiarenza; il direttore dell’Istituto penale per minorenni di Bicocca, dott.ssa Letizia Bellelli, accompagnata dal vice direttore, dott.ssa Maria Randazzo, e il direttore dell’Istituto penale per minorenni di Acireale, dott.ssa Carmela Leo. Presenti, inoltre, per l’Asp di Catania, il dr. Giuseppe Spampinato, dirigente dello Staff; il dr. Carmelo Florio, direttore del DSM; il dr. Renato Passalacqua, direttore dell’UOC Medicina delle migrazioni, in rappresentanza del direttore del Distretto sanitario di Catania, il dr. Renato Raciti, direttore del Distretto sanitario di Giarre. I dati di attività sono stati illustrati dalla dr.ssa Salvatrice Riillo, responsabile dell’UOS di Sanità penitenziaria, che ha anche presentato le procedure e le misure di contenimento e gestione dell’emergenza coronavirus nelle carceri. «I risultati ci soddisfano e ci gratificano – ha detto il dott. Lanza -. Il successo del lavoro è della squadra e della sinergia istituzionale che si è creata e per la quale ringrazio i direttori degli Istituti. Sin dal mio insediamento ho voluto sottolineare l’importanza di quest’area di lavoro che, insieme ad altri profili, rientra a pieno titolo negli stati di fragilità, i quali rappresentano, per noi, una priorità assistenziale». L’Asp di Catania è l’Azienda sanitaria che, in Sicilia, a seguito della riforma della medicina penitenziaria, ha preso in carico il più alto numero di Istituti penitenziari. Apprezzamento per il lavoro svolto è stato espresso dal dott. Giongrandi che ha sottolineato «la svolta impressa dalla Direzione strategica dell’Asp di Catania che, con criteri manageriali, ha attivato una serie di servizi nelle carceri e ha risolto diversi problemi operativi». Nel corso del 2019, le prestazioni erogate, presso gli Istituti penitenziari della provincia sono state oltre 44.200: più di 20.000 prestazioni rese presso la Casa circondariale di Caltagirone e oltre 15.700 nella Casa circondariale di Piazza Lanza. Il modello organizzativo adottato dall’Asp di Catania, per ottimizzare costantemente l’erogazione di livelli essenziali di assistenza ai detenuti, è quello di un poliambulatorio, di base e specialistico. Ogni poliambulatorio, sotto il profilo organizzativo, fa riferimento al direttore del Distretto sanitario di zona. Le linee di indirizzo operative sono impartite dall’UOS di Sanità penitenziaria che assicura l’omogeneità degli interventi e la proporzionalità delle risorse in base ai bisogni di ciascuna Casa circondariale o Istituto penale. Attraverso la realizzazione di protocolli omogenei, l’Azienda sanitaria provinciale ha garantito: l’assistenza primaria di base e la valutazione dello stato di salute dei nuovi ingressi e, più in generale, di tutta la popolazione detenuta predisponendo, per l’adozione, il modello della medicina di iniziativa e non d’attesa; le risposte alle urgenze e la garanzia del primo soccorso; le prestazioni specialistiche; la cura delle patologie infettive; la promozione di programmi di screening; la promozione delle pratiche vaccinali; la tutela della salute delle detenute e della prole; la tutela della salute delle persone immigrate; la presa in carico dei pazienti cronici per la continuità delle cure (diabetici, BPCO e cardiopatici). Sono stati, inoltre, acquistati presidi e attrezzature per un importo di 330.000,00 euro circa. Da segnalare la fornitura di un riunito odontoiatrico per la Casa circondariale di Bicocca, nonché di elettrocardiografi, elettrobisturi, diatermo coagulatore, kit ferri chirurgici, attrezzatura per oftalomologia, attrezzatura misura visus, spirometri portatili ai diversi Istituti. Sono state discusse e affrontate, inoltre, alcune criticità, in ordine all’incremento di alcune specialistiche ambulatoriali. Si è, in particolare, puntata l’attenzione sui servizi di psicologia, psichiatria e Sert, e sulla tutela dei diritti dei detenuti.

Spondilolistesi lombare, focus a Ragusa con il prof. Marco Fontanella

marco fontanella

Ne abbiamo parlato con il prof. Marco Fontanella, uno dei massimi esperti di neurochirurgia. Fontanella è Docente Ordinario di Neurochirurgia presso l’Università degli Studi di Brescia, Direttore UO di Neurochirurgia ASST Spedali Civili di Brescia, past president della Società Italiana di Neurochirurgia. E’ anche al vertice di diversi incarichi di grande prestigio come quello che lo vede alla guida del Collegio degli Ordinari di Neurochirurgia. L’intervista, realizzata da Salvo Falcone, è stata registrata in occasione del Focus “Percorsi Iblei per il trattamento della spondilolistesi lombare”. Il responsabile scientifico de corso è il dott. Marco Fazio, neurochirurgo, chirurgo vertebrale e fellow del prof. A.R. Vaccaro del Rothman Institute di Philadelphia. Fazio è stato recentemente nominato referente dell’attività di Neurochirurgia del Gruppo Villa Maria per la Regione Sicilia. Il corso, è stato organizzato da AV Eventi e Formazione. E’ stato attivamente supportato dal GCR, Gruppo di Cura del Rachide.

Festa della donna, visite ginecologiche e dermatologiche gratuite all’Ospedale Israelitico di Roma

Ospedale israelitico di Roma

In occasione della Festa della Donna, L’Ospedale Israelitico di Roma, già premiato con 2 bollini rosa per l’attenzione alla salute delle donne dalla Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, aderisce all’(H)-Open Weekend dedicato alla ginecologia, dedicato all’intimità di coppia e al benessere intimo femminile durante la menopausa. Scopo dell’iniziativa è quello di promuovere la consapevolezza e favorire la corretta sensibilizzazione e informazione in merito ai disturbi fisici femminili. Importanti anche i cambiamenti psico-emotivi originati dalla menopausa. Tali modificazioni possono influire sulla salute sessuale, parte integrante dell’equilibrio psico-fisico della donna e del benessere di coppia. Grazie al supporto di ginecologi, dermatologi e ostetrici, sarà possibile effettuare visite ginecologiche e/o dermatologiche gratuite dalle ore 08:00 alle ore 13:00 presso la sede storica dell’Ospedale Israelitico di Roma in Piazza S. Bartolomeo all’Isola, 21. Le pazienti potranno usufruire di visite per i disturbi perinemopausali e riabilitazione del pavimento pelvico per incontinenza. “Il riconoscimento di 2 bollini rosa da parte della Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere – dichiara il Direttore Sanitario, Dott.ssa Gabriella Ergasti – è per l’Ospedale Israelitico di Roma motivo di grande orgoglio. E’ dunque con piacere che, in occasione della Festa della Donna, l’Ospedale Israelitico aderisce all’iniziativa (H)-Open Weekend.  Dedicato alla ginecologia aprendo i suoi ambulatori,il weekend nasce per visite e colloqui gratuiti. In particolare l’attività sarà rivolta alle donne in età di menopausa. Donne che soffrono di disturbi frequenti in questa fase della vita, come incontinenza urinaria, difficoltà nei rapporti, secchezza e dolore vulvare. Ci sarà una particolare attenzione alla diagnosi e cura del lichen sclero-atrofico patologia frequente e spesso invalidante”.

Giornata Mondiale delle Malattie Rare, iniziativa di AIFI per pazienti affetti da Sindrome di Sjogren

AIFI

Iniziativa a cura di AIFI Artisti e scrittori, specialisti di clinica e ricerca, operatori della fisioterapia e riabilitazione, istituzioni e associazioni di pazienti: in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare (28 febbraio 2020) il mondo della sanità, dei pazienti e della cultura si è mobilitato a Salerno per richiamare l’attenzione sulla Sindrome di Sjogren, patologia infiammatoria cronica autoimmune che si esprime con la secchezza di occhi e mucose, astenia, dolore cronico osteoarticolare, fibromialgia e pesanti alterazioni di altre funzioni incluso quelle cognitive. Grazie all’iniziativa di ANIMASS (Associazione nazionale italiana malati Sindrome di Sjogren) in collaborazione con Ordine provinciale dei Medici, AIFI, SIFiR ed altri soggetti autorevoli (tra cui FIMMG, Federfarma, Osservatorio OMAR) si è infatti tenuta presso la Provincia di Salerno la manifestazione “Benessere”, evento che ha proposto ai cittadini ed agli studenti (moltissimi questi ultimi) una collettiva d’arte, una serie di letture, la proiezione di un emozionante cortometraggio (“L’amante Sjogren”), ed alcuni interventi incentrati sulle problematiche della vita quotidiana dei pazienti che convivono con questa severa patologia. “Questo evento è stato di grande importanza per tutti coloro che sono attivi sulla sindrome di Sjogren, perché ci ha permesso ancora una volta di lanciare in modo unitario un importante grido d’allarme sulla necessità di riconoscere questa patologia come malattia rara”, ha sottolineato Mariaconsiglia Calabrese, presidente dell’Associazione Italiana Fisioterapisti (AIFI) Campania e presidente nazionale della Società italiana di Fisioterapia e Riabilitazione (SIFiR), ambedue tra i promotori dell’iniziativa, “Dobbiamo ricordare che il paziente con questa patologia non vive certamente una vita quotidiana serena: per questo da anni i pazienti e gli operatori sanitari direttamente coinvolti richiamano l’attenzione del Ministero sulla necessità del riconoscimento come malattia rara che permetterebbe ai pazienti di accedere ai LEA ed assicurare così ai malati una serie di importanti agevolazioni in termini di gratuità di farmaci e parafarmaci, oltre che ad assicurare fondi importantissimi alla ricerca di settore”. Descritta e identificata per la prima volta all’inizio del ‘900 dal medico svedese Henrik Sjögren, la sindrome si manifesta soprattutto tra i 50 e i 70 anni, colpisce soprattutto le donne e si esprime attraverso la degenerazione delle ghiandole esocrine salivari e delle ghiandole esocrine lacrimali, conducendo ad una serie di disabilità profondamente debilitanti, con una presa in carico diagnostica ed assistenziale che prevede ad oggi un range molto ampio di specialisti, dai reumatologi ai neurologi, che con il contributo fondamentale del fisioterapista sono in grado di assicurare ai pazienti una quotidianità meno dolorosa e complessa. Cosa si oppone dunque all’inserimento di questa patologia gravemente debilitante nell’elenco delle malattie rare, visto che la sua prevalenza è davvero ridotta almeno nella forma primaria sistemica(uno studio americano stima la percentuale dell’1% di malati di Sjogren sull’intera popolazione USA, Sjogren’s Syndrome Foundation)? “Affinchè sia dichiarata rara, la sindrome di Sjogren dovrebbe manifestare una prevalenza inferiore ai 5×10000 casi ”, precisa Calabrese, “Apparentemente dovrebbe essere un obiettivo facilmente dimostrabile, ma ad oggi il risultato non è ancora raggiunto, soprattutto perché non esiste un registro di riferimento e non c’è un censimento specifico di pazienti. L’azione di tutti è quindi indirizzata a raccogliere dati di riferimento per poi poter finalizzare l’azione in modo positivo con il Ministero, speriamo in tempi non troppo lunghi…”. In tutta questa realtà di presa in carico, quale è il ruolo del fisioterapista e la sua relazione con gli altri specialisti della sanità? “Prima di tutto bisogna dire che questa patologia è multisistemica”, sottolinea la presidente AIFI della Campania, “e quindi richiede una valutazione multidimensionale ed un intervento interdisciplinare, dove la presa in carico deve essere il più precoce possibile. In questo quadro il fisioterapista ha un ruolo trasversale importante, perché prende in carico i diversi sistemi colpiti, le articolazioni, il sistema muscolo-scheletrico, il sistema nervoso, con una proposta riabilitativa articolata. Questo a riprova del fatto che il programma riabilitativo creato dal fisioterapista è costruito a misura di paziente”. Un programma che ha quindi nel fisioterapista il vero riferimento, che permette ai malati un rapporto affidabile e autorevole, senza passare per scorciatoie non professionali o dilettantesche… ”Per affrontare la sfida proposta da questa sindrome, il paziente non può recarsi in una generica palestra per fare una altrettanto generica attività fisica”, conferma Calabrese, “Si tratta di una patologia complessa che si può affrontare con ottimi risultati se si è affiancati da personale preparato e capace di definire una proposta fisioterapica ampia”. Una patologia che colpisce soprattutto il mondo femminile: su dieci casi sono infatti ben nove le donne. “Questo aspetto anche a Salerno ha avuto una sua rilevante importanza”, conferma Calabrese, “la sanità più sensibile, ed anche il Ministero per la salute, ha una grande attenzione alla medicina di genere, indipendentemente dalla tipologia di malattia di cui si parla. Noi sappiamo che la modalità di affrontare qualunque malattia è diversa tra uomo e donna e nella sindrome di Sjogren la donna conferma di avere una disponibilità massima ad un approccio narrativo. Non stiamo parlando di una semplice raccolta di anamnesi: il paziente femminile è più propenso a raccontarsi, e questo approccio nei casi di sindrome di Sjogren è particolarmente utile per tutti i professionisti coinvolti nel dimensionamento multidisciplinare del singolo percorso diagnostico-terapeutico-riabilitativo”. L’evento di Salerno ha permesso ai presenti ed ai promotori di raccogliersi ancora una volta in una voce sola, richiamando le attenzioni di istituzioni ed agenzie nazionali sui disagi dei pazienti e sui loro diritti. I fisioterapisti erano in prima linea, come sempre nel sostenere queste giuste rivendicazioni. Quali sono i prossimi passaggi per chi si occupa da vicino del vissuto dei pazienti con questa sindrome? Conclude Mariaconsiglia Calabrese: “Sia AIFI che SIFIR continueranno a sostenere ANIMASS nella lotta per il riconoscimento della rarità della malattia e soprattutto faranno il possibile affinché la riabilitazione e la fisioterapia siano considerati momento fondamentali nelle varie fasi della malattia: ricordiamo che la precocità dell’intervento è decisiva per la qualità della vita del paziente. Senza dimenticare che questo è un paziente che non possiamo mai permetterci di perdere, e che pertanto ci chiede un follow up continuo e mirato”.

Coronavirus: la SIPPS fa chiarezza e propone strategie operative funzionali

SIPPS

La SIPPS fa chiarezza sul coronavirus La SIPPS – Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – cerca di chiarire alcuni principi di carattere generale. Ciò in attesa che i dati epidemiologici e gli esperti infettivologi possano meglio definire la pericolosità del coronavirus. In questi giorni di emergenza sanitaria nazionale e globale, sono troppi gli interrogativi che ognuno di noi ancora si pone quotidianamente. Molti sottolineano infatti che sulla base dei dati epidemiologici attuali non ci sono elementi sufficienti a definire il 2019-nCoV (Coronavirus) un virus più pericoloso dei comuni “virus influenzali”. Altri hanno chiesto di chiarire che cosa differenzi questo coronavirus dai comuni virus influenzali. “Bisogna ricordare che nei confronti dei virus che circolano da anni/decenni – sottolinea il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – i sistemi immunocompetenti umani sono in grado di rispondere in modo efficace e adeguato. Nei confronti, invece, di questi virus che hanno fatto il cosiddetto “salto della specie”, da animale a uomo, i nostri sistemi immunocompetenti tendono a reagire in modo pericoloso, sia per eccesso che per difetto”. “Quello che è avvenuto a partire dagli anni ’90 del secolo scorso – prosegue il Dott. Ernesto Burgio, dell’ECERI – European Cancer and Environment Research Institute di Bruxelles ed esperto SIPPS – è che molti virus animali sono passati dal loro serbatoio animale/naturale all’uomo: gran parte delle malattie acute emergenti sono infatti zoonosi. Finora questi virus non hanno provocato vere e proprie pandemie essenzialmente perché, per nostra fortuna, non hanno acquisito le mutazioni chiave, in particolare (per quanto concerne gli orthomyxovirus influenzali) nel gene codificante per la proteina in grado di agganciarsi ai recettori delle vie aeree superiori umane. Tutto questo – conclude il Dott. Burgio – per ricordare in caso di diffusione di questi virus, che bisogna agire correttamente in primis per limitarne/rallentarne la diffusione, poi per salvaguardare i sistemi sanitari e proteggere la salute degli operatori sanitari, che si trovano inevitabilmente ad essere i soggetti più esposti. Al momento attuale non possiamo definire con sufficiente certezza il grado di virulenza del 2019-nCoV con i dati in nostro possesso. A queste necessarie premesse dobbiamo aggiungere, però, che il nuovo coronavirus è caratterizzato da due fattori di rischio che ne rendono estremante difficile il confinamento. Questi sono il lungo periodo di incubazione, e il possibile stato di portatore sano”. La SIPPS quindi raccomanda di evitare ogni allarmismo. Urge però attenersi alle direttive istituzionali, senza iniziative personali inutili e dannose. Come è stato specificato, non si può parlare ancor di pandemia e le misure restrittive devono essere ragionevoli e commisurate, di volta in volta, ai dati epidemiologici in nostro possesso. Operativamente bisogna verificare e superare le difficoltà che molti medici stanno incontrando nel contattare il 112 ed il 1500. La SIPPS raccomanda, come unica strategia necessaria ed urgente al tempo stesso, la realizzazione di corridoi preferenziali in cui poter canalizzare i casi o supposti tali nei prossimi giorni o mesi che verranno. A tal fine la proposta che la SIPPS rilancia, già fatta quasi 20 anni fa in occasione dell’allarme pandemico per il Corona/SARS è la seguente: bisognerebbe rapidamente attrezzare centri di diagnosi e terapia dedicati. Per esempio gli ospedali militari delle grandi città (attualmente quasi inutilizzati). In modo tale da trasformarli in breve tempo in centri di diagnosi, isolamento, e smistamento per i casi necessitanti di terapia intensiva. E’ importante sottolineare come questa sarebbe la miglior strategia. Non solo per scongiurare i rischi potenzialmente connessi all’outbreak in corso. Soprattutto per garantire un intervento rapido ed efficace in caso di qualsiasi allarme analogo dei prossimi anni. In ogni caso è importante che, allo stato attuale, l’attenzione non sia solo concentrata sull’infezione da COVID-19. In questa stagione il personale sanitario deve far fronte a molte patologie infettive, anche gravi. Ogni intervento dovrà essere appropriato ed attentamente organizzato. A tal fine, dovrà essere garantita una puntuale e precisa informazione sull’evolversi della situazione ed ognuno dovrà fare la sua parte: istituzioni, medici e pazienti.

Coronavirus, primo caso in Sicilia. Musumeci: “Abbiamo immediatamente informato la task force nazionale”

Coronavirus, primo caso in Sicilia. Musumeci: "Abbiamo immediatamente informato la task force nazionale"

Sul primo caso di coronavirus in Sicilia, il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, in stretto contatto dalla notte col sindaco Orlando e con il prefetto De Miro, ha dichiarato: “Abbiamo un sospetto caso positivo che è risultato tale dall’esame del tampone faringeo. Si tratta di una donna di origine bergamasca, presente in Sicilia assieme ad una comitiva turistica, arrivata a Palermo prima dell’inizio della emergenza in Lombardia. La procedura prevista dalle linee guida regionali, in conformità a quelle nazionali, ha consentito di determinare le seguenti azioni: è stato allertato il 118 e confinata la persona assieme al marito; quindi ripetuto due volte l’esame di laboratorio e, in conseguenza del risultato, sono stati confinati tutti coloro che hanno avuto contatti ravvicinati con la coppia, ai quali è stato nella notte prelevato un campione salivare mediante tampone faringeo. Abbiamo immediatamente informato la task force nazionale e l’Istituto Superiore di Sanità per concordare le procedure da adottare. Siamo impegnati dalla notte a mettere in atto le procedure previste, che sono state immediatamente eseguite grazie al lavoro di questi giorni”. “Il campione di coronavirus esaminato al Policlinico di Palermo – ha aggiunto il governatore siciliano – verrà immediatamente inviato allo Spallanzani per ulteriori verifiche. La signora, che è stata posta in isolamento al reparto di malattie infettive dell’Ospedale Cervello, è pienamente cosciente e mi è stato riferito che non presenta particolari condizioni di malessere. Ringrazio tutti gli operatori perché la macchina sanitaria regionale si è mossa con prontezza ed ha dimostrato di essere pienamente allertata. Al termine degli accertamenti daremo tutte le informazioni necessarie. Al momento restano ferme tutte le disposizioni già impartite: comunicare immediatamente la presenza nell’Isola alle autorità sanitarie per quanti provengano dalle c.d. “Zone gialle” e richiedere l’intervento medico nel caso di sintomatologia influenzale, chiamando il numero unico a dell’emergenza e il proprio medico di famiglia”. Leggi anche: https://medicalive.it/coronavirus-la-trasmissione-senza-sintomi-e-possibile/