Arrivati dallo spazio interstellare i mattoni della vita

Le prove nella cometa della missione Rosetta, arrivati dallo spazio interstellare i mattoni della vita I mattoni della vita sono arrivati sulla Terra dallo spazio interstellare e potrebbero essere comuni a molti pianeti esterni al Sistema Solare. Lo indicano i composti organici scoperti sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, la prima sulla quale nel 2014 si è posato un veicolo costruito dall’uomo: la sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) È quanto emerge dalle analisi più recenti dei materiali presenti sul nucleo della cometa 67P, fatte dallo strumento italiano Virtis (Visual, Infra-Red and Thermal Imaging Spectrometer) a bordo della sonda. Realizzato da Leonardo con il contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). I dati sono pubblicati sulla rivista Nature Astronomy, nella ricerca coordinata da Andrea Raponi, dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Inaf (Iaps-Inaf). Le analisi mostrano per la prima volta su una cometa chiare tracce di composti organici formati da catene di atomi di carbonio e idrogeno. “Le nostre analisi indicano una composizione simile a quella che si osserva nel mezzo interstellare e in alcune meteoriti rinvenute sulla Terra, suggerendo una continuità tra questi ambienti. Possiamo dire – ha sottolineato Raponi – che questi risultati mettono in collegamento le stelle con la Terra”. L’ipotesi è che i composti organici presenti nello spazio interstellare siano stati catturati nella nube primordiale. Così si è formato il Sistema Solare, rimanendo intrappolati nelle sue regioni più fredde e periferiche in piccoli oggetti come asteroidi e comete. Questi corpi celesti sono rimasti inalterati negli impatti sui pianeti, compresa la Terra, “possono aver fornito il materiale alla base dei mattoni della vita. Questo affascinante scenario – ha concluso il ricercatore – suggerisce che lo stesso materiale organico possa essere piovuto sia sulla Terra che su altri sistemi planetari”.
Vaccino contro il colesterolo. In Gb iniziano i test

In Gb iniziano i test per il vaccino contro il colesterolo. Il Ministro Salute ha l’obiettivo di salvare 30 mila vite in 10 anni grazie al vaccino contro il colesterolo. Il governo britannico darà il via quest’anno ad una grande sperimentazione di un nuovo farmaco contro il colesterolo. Dai primi test sembra essere in grado di dimezzare il valore di quello ‘cattivo’ anche nelle persone su cui non funzionano le statine con appena due iniezioni l’anno, motivo per cui viene definito ‘vaccino’. Le prime 40mila persone, spiega la Bbc, verranno trattate quest’anno grazie ad un accordo firmato tra il National Health System (Nhs) e l’azienda Novartis. La terapia funziona con due iniezioni all’anno, e secondo i primi test ottiene i risultati voluti in poche settimane. La molecola, l’inclisiran, è un inibitore di un gene chiamatoPCSK9, obiettivo anche di altri farmaci messi a punto da diverse aziende, e permette al fegato di assorbire più colesterolo ‘cattivo’. Alla prima fase del test, che sarà limitata all’Inghilterra, parteciperanno soggetti che non hanno avuto un evento cardiovascolare grave ma sono considerati ad alto rischio. Se l’esito sarà giudicato positivo l’utilizzo verrà esteso, comprendendo almeno 300mila persone. “Questa collaborazione – ha sottolineato il ministro della Salute britannico Matt Hancock, ha il potenziale per salvare 30mila vite nei prossimi dieci anni, ed è la prova che la Gran Bretagna continua ad essere la destinazione principale al mondo per l’assistenza più all’avanguardia”. Seguici sui nostri social: Facebook Instagram Linkedin
Rinnovato il Day Hospital Oncologico grazie alla generosità di AMO

A conclusione dei lavori, interamente finanziati dall’Associazione Malati Oncologici di Carpi, visita ai locali ristrutturati a vantaggio di operatori e utenti. Day Hospital Oncologico rinnovato. Attivati due nuovi ambulatori per le terapie di supporto al primo piano e ridisegnata l’area preparazione farmaci e deposito pulito al piano terra. Aggiunta una zona dedicata al personale infermieristico Il Day Hospital Oncologico dell’Ospedale Ramazzini di Carpi rinnovato nella sua veste strutturale e nella qualità dell’offerta dei servizi grazie alla generosità dell’Associazione Malati Oncologici (AMO). L’associazione carpigiana, da sempre al fianco dell’Azienda USL di Modena nel contribuire a innalzare il livello dell’assistenza sanitaria, ha infatti interamente finanziato la ristrutturazione di quattro ambienti all’interno dell’Unità operativa di Medicina oncologica del Ramazzini, diretta dal dottor Fabrizio Artioli. Sono stati realizzati due nuovi ambulatori per le terapie di supporto al primo piano ed è stata rinnovata l’area preparazione farmaci e deposito pulito al piano terra, con l’aggiunta di una zona dedicata al personale infermieristico. I lavori, per un importo totale di circa 200.000 euro, si sono conclusi a fine dicembre scorso; stamattina la visita ai nuovi locali, con l’inaugurazione alla presenza dei rappresentanti dell’Azienda sanitaria, delle Istituzioni e dell’associazione AMO. Franca Pirolo (AMO) e Antonio Brambilla (DG Ausl)) La ristrutturazione Al piano terra, gli spazi sono ridisegnati per ospitare una zona dedicata al personale arredata per il lavoro e il relax. Inoltre un locale destinato alla preparazione dei farmaci e al deposito pulito con spazi razionalizzati per le due attività. Inoltre è ricavato un disimpegno funzionale tra i due ambienti. Il lavoro ha compreso pavimenti, rivestimenti, controsoffitti e impianti e i nuovi arredi, realizzati su misura. Al primo piano i due nuovi locali a uso dell’Ambulatorio Terapie di Supporto, due stanze completamente attrezzate. Una dedicata ai colloqui e alle visite, l’altra, con la presenza costante di un’infermiera, con tre poltrone e attrezzature adeguate per le terapie di supporto. L’Ambulatorio Terapie di Supporto Nell’Ambulatorio Terapie di Supporto, nato nel 2010 all’interno del Day Hospital Oncologico, oggi operano due medici specialisti in Oncologia, la dottoressa Elena Bandieri (Palliativista e Responsabile) e il dottor Umberto Ferrari, e un’infermiera, Sonia Eliardo. Con la recente ristrutturazione strutturale è stato possibile dotare l’ambulatorio di nuovi spazi, confortevoli e adeguati a quello che nel tempo si è delineato come un luogo di cura importantissimo per i pazienti oncologici ed ematologici afferenti alla Medicina Oncologica dell’Ospedale di Carpi. Nel 2019 sono state erogate 1915 prestazioni, con 270 prime visite e 581 prestazioni infusive. Si tratta di un innovativo progetto assistenziale, che integra le cure oncologiche attive con le cure di supporto. In alcuni casi possono avere anche un valore palliativo, di “cura dei sintomi”. Sintomi fra cui il dolore, l’affaticamento, la difficoltà ad alimentarsi, i disturbi gastroenterici, la fatica a respirare e altro. (Staff Ambulatorio terapie di supporto DH Oncologico Carpi) La presa in carico avviene nella fase precoce della malattia, in modo tale da facilitare fin da subito le terapie attive contro i tumori, per una migliore tolleranza delle stesse. Obiettivo primario dell’Ambulatorio Terapie di Supporto è l’attenzione alla qualità della vita e il supporto ai famigliari. Inoltre, per rispondere ai bisogni di tipo relazionale del paziente, l’ambulatorio si prende cura della globalità della persona e del suo ambito famigliare. Insieme all’équipe dei medici specialisti e in stretta relazione con il Medico di Medicina Generale, pone particolare attenzione agli aspetti comunicativi. Nelle fasi avanzate di malattia l’Ambulatorio favorisce la realizzazione di programmi di continuità assistenziale con la rete di cure palliative territoriali (domicilio, Case della Salute, Hospice), coordinata dal dottor Paolo Vacondio che insieme a Medici di Medicina Generale e infermieri formati nel campo delle cure palliative, si prendono cura del paziente sul territorio. Da questo punto di vista l’Ambulatorio è funzionalmente integrato all’interno della rete di cure palliative, con la quale collabora in modo costante, rendendo fattivo il rapporto ospedale-territorio, elemento indispensabile per la miglior assistenza dei pazienti. (Ambulatorio terapie di supporto)
Reggio Emilia: aumenta la diffusione delle infezioni da virus HIV

Aumenta la diffusione delle infezioni da virus HIV nella provincia di Reggio Emilia . I soggetti affetti da infezioni da virus HIV , alla data del 31.12.2019, seguiti dalle strutture sanitarie della provincia di Reggio Emilia, sono cumulativamente n. 2793 (171 stranieri): 2049 maschi 744 femmine Distribuiti per gruppo di appartenenza secondo il seguente schema: TOSSICODIPENDENTI n° 1435 OMO/BISEX / TRANS n° 416 ETEROSESSUALI n° 851 TOSSICODIPENDENTI/OMO n° 63 FIGLI DI MADRI HIV+ n° 3 DI INCERTA CLASSIFICAZIONE n° 21 EMOFILICI n° 1 TRASFUSI n° 3 Il numero complessivo dei casi conclamati di A.I.D.S. denunciati alla data del 31.12.2019 è n.2 (2 maschi omosessuali). I deceduti per patologie correlate all’A.I.D.S. nel 2° semestre sono stati n. 4 (3 maschi e 1 femmina) di cui 1 maschio tossicodipendente, 2 omosessuali e 1 femmina tossicodipendente. I nuovi casi di infezioni HIV nel 2° semestre 2019 sono stati in totale 21 di cui 18 maschi (2 tossicodipendenti, 7 eterosessuali, 8 omosessuali, 1 transessuale) e 3 femmine eterosessuali di cui stranieri: 7 maschi (1 tossicodipendente, 3 eterosessuali, 2 omosessuali e 1 transessuale). 3 femmine eterosessuali. Il prossimo comunicato sull’andamento dell’infezione da virus HIV nella nostra provincia verrà reso pubblico alla fine del 1° semestre 2020. Seguici sui nostri social: Facebook Instagram Linkedin
A breve si andrà dal medico portando il proprio Dna sul cellulare

Si potrà andare dal medico portando il proprio dna sul cellulare. Ci lavorano esperti del Gruppo Mpeg, fondato dall’ italiano Chiariglione. Andare dal medico portando il proprio Dna sul cellulare. A questo punta una nuova ricerca sulla compressione dei dati genomici del Gruppo Mpeg, noto per aver creato standard (Mp3, Mpeg-2, Mpeg-4, Dash) di riduzione delle dimensioni di file video per facilitarne la trasmissione. Lo ha spiegato Leonardo Chiariglione, fondatore del gruppo internazionale di esperti, durante un incontro organizzato dalla rete Digitalians nella sede della Regione Piemonte a Bruxelles. “Il modello che ho in mente è avere il mio sequenziamento del Dna direttamente sul telefonino, così se mi succede qualcosa in qualsiasi parte del mondo il dottore può controllare i miei dati dal telefono” ha affermato Chiariglione. L’idea proviene dalla startup svizzera GenomSys, che basandosi sul nuovo standard ISO MPEG-G ha cercato di sviluppare un software per rendere l’analisi del Dna facilmente accessibile, partendo proprio dal modello di compressione dei media digitali. Nello scambio di dati si sta impegnando anche la Commissione Ue. “L’idea è di codificare anche i dati medici che il viaggiatore potrà portare con sé con una propria cartella digitale” ha spiegato Roberto Viola, direttore generale della DG Connect. “Il prossimo passo sarà permettere la simulazione delle terapie mediche sul nostro gemello digitale, la sequenza di Dna” ha detto. Seguici sui nostri social: Facebook Instagram Linkedin
Nesso di causa-effetto tra tumore al cervello e uso cellullare

Confermata pronuncia Ivrea del 2017. Iss, nessuna prova di correlazione tra tumore al cervello e uso cellulare Per i giudici di secondo grado, che hanno confermato la sentenza pronunciata nel 2017 dal tribunale di Ivrea, c’è un nesso di causa-effetto tra quel tumore al cervello e l’abuso del cellulare. Prove per la scienza, finora, non ce ne sono. Nel giudicare la causa di un dipendente Telecom Italia colpito da neurinoma del nervo acustico, la Corte d’Appello di Torino non ha avuto dubbi. Confermata dunque la condanna nei confronti dell’Inail, che dovrà corrispondere all’uomo una rendita vitalizia da malattia professionale. Decisione destinata a riaprire la discussione sulle conseguenze dell’eccessiva esposizione alle onde elettromagnetiche. “Basta usare il cellulare trenta minuti al giorno per otto anni per essere a rischio”, sostengono gli avvocati torinesi Stefano Bertone e Renato Ambrosio, dello studio Ambrosio&Commodo. Loro i legali di Roberto Romeo, l’uomo colpito dal tumore a cui i giudici hanno riconosciuto il risarcimento. “La sentenza è storica, come lo era stata quella di Ivrea”, sottolineano i suoi legali, gli avvocati Stefano Bertone e Renato Ambrosio, dello studio Ambrosio&Commodo di Torino. “La nostra è una battaglia di sensibilizzazione – dicono -: manca informazione, eppure è una questione che interessa la salute dei cittadini”. Uso cellulare: Iss, nessuna prova correlazione tumori -“L’ipotesi che l’uso prolungato del cellulare possa causare tumori alla testa”, alla base della sentenza della Corte d’Appello di Torino, “non è fondata su una base scientifica. Non esiste alcuna correlazione tra i campi elettromagnetici dei cellulari e l’insorgenza di tumori. Ci sono solo dei sospetti di cancerogenicità ma non confermati”. Così, all’ANSA, Alessandro Vittorio Polichetti, primo ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Già nella sentenza di primo grado del 2017, ricorda l’esperto di radiazioni elettromagnetiche dell’Iss, “ci esprimemmo sottolineando che la decisione non era fondata su una base scientifica. E, da allora, anche le successive evidenze non hanno fatto altro che confermare questa impostazione, comprese quelle esaminate nel Rapporto Istisan. Rapporto realizzato dall’Iss in collaborazione con Enea, Cnr e Arpa Piemonte nel 2019, che raccoglie i risultati di tutti gli studi in materia”. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), nel 2011 ha classificato, sulla base di studi epidemiologici, i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni. Questo significa, spiega Polichetti, che “di fatto, nessuna correlazione è stata ancora stabilita”. A differenza delle sostanze classificate come certamente cancerogene per l’uomo (raggi UV, alcol, sigarette) e di quelle probabilmente cancerogene. Con tali sostanze il nesso col tumore è stato dimostrato sugli animali (come il consumo di carni rosse). Nel mondo si studi ampiamente questo tema, ma i problemi metodologici sono un limite per tali studi . Problemi dovuti al fatto che sono indagini retrospettive condotte su persone che hanno avuto una diagnosi di tumore e che, nel ricordare l’uso fatto degli smartphone negli anni precedenti. Questi potrebbero esser portate a sovrastimarne l’utilizzo”
QI più basso a causa degli inquinanti

Colpiti i bambini esposti durante la gravidanza. QI più basso a causa degli inquinanti. Ritardanti di fiamma bromurati e pesticidi sono tra gli inquinanti più temibili, e negli Usa hanno fatto perdere in 15 anni oltre 180 milioni di punti di quoziente intellettivo ai bambini che vi sono stati esposti durante la gravidanza. Lo afferma uno studio della New York University pubblicato dalla rivista Molecular and Cellular Endocrinology. I ricercatori hanno stimato partendo dai dati di una ricerca nazionale l’esposizione in utero dei bambini nati tra il 2001 e il 2016 in tutti gli Usa a quattro inquinanti noti per il loro effetto negativo sul tessuto cerebrale, piombo, mercurio, pesticidi e appunto ritardanti di fiamma, che sono usati in diversi prodotti dai tessili ai dispositivi elettronici. Dall’analisi è emerso che solo quest’ultima categoria ha fatto perdere nel periodo considerato 160 milioni di punti di quoziente intellettivo. Si aggiungono ad essi 27 milioni persi per i pesticidi, 78 milioni per il piombo e 2,5 per il mercurio. Partendo dall’assunto che ogni punto di Qi perso vale circa 20mila dollari di produttività futura della persona il costo totale di tutti questi inquinanti ha superato i mille miliardi di dollari. “Il cervello dei bambini è il motore della nostra economia – spiegano gli autori -. Se un bambino perde un punto di Qi i genitori non se ne accorgono, ma se succede a 100mila bambini ne soffre l’intera economia”. Seguici sui nostri social: Facebook Instagram Linkedin
Catania, “La salute (non) è in vendita”. Conferenza con il prof. Remuzzi

“La salute (non) è in vendita”. A Catania la conferenza con il prof. Remuzzi Venerdì 17 gennaio alle 15, nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università, il prof. Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” e componente del Consiglio superiore della Sanità, terrà una conferenza dal titolo “La Salute (non) è in vendita”, dal titolo dell’omonimo libro da lui pubblicato per Laterza nel 2018. Nel volume Remuzzi, uno dei medici italiani più conosciuti all’estero, paventa il rischio che la sanità possa diventare sempre meno pubblica e debba ricorrere al sostegno finanziario dei privati. Costi dovuti all’invecchiamento della popolazione e all’arrivo di farmaci e strumenti sempre più all’avanguardia. A risentirne, secondo lo scienziato, sono la qualità delle cure, sempre più disomogenee di Regione in Regione, e il diritto a un uguale accesso alle prestazioni. Eppure, nonostante questo e altri difetti, per Remuzzi il sistema sanitario è un bene da difendere a tutti i costi, e vale la pena di analizzare ciò che non funziona facendo proposte concrete per risolvere i problemi e migliorarne gli standard. Da rivedere c’è anche la prevenzione di malattie, come quelle cardiovascolari e il diabete, attraverso un migliore stile di vita e un’alimentazione sana. Questo richiede un serio impegno nell’educazione alimentare, ad oggi carente. L’incontro è promosso nell’ambito delle attività del Master di II livello in Gestione del Trial clinico, coordinato dal prof. Renato Bernardini, ordinario di Farmacologia e componente del Consiglio superiore di Sanità che introdurrà l’ospite insieme con il dr. Giorgio Battaglia, primario del reparto di Nefrologia e dialisi dell’Ospedale Santa Marta e Santa Venera di Acireale e componente della Commissione nazionale Trapianti. Interverrà il rettore Francesco Priolo. Seguici sui nostri social: Facebook Instagram Linkedin
Ictus Cerebrale : l’afasia è una delle conseguenze maggiormente disabilitanti di questa patologia

L’afasia è una delle conseguenze maggiormente disabilitanti dell’ ictus cerebrale . L’afasia è un disturbo del linguaggio causato da lesioni in particolari aree della corteccia cerebrale dell’emisfero dominante. La recente testimonianza del giornalista colpito da ictus cerebrale il 2 febbraio dello scorso anno, mette in luce un tema particolarmente sentito da A.L.I.Ce. Italia ODV, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale che da anni si occupa di informare e sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione di questa patologia e sulle conseguenze post ictus . Tra quelle maggiormente disabilitanti, che hanno infatti un impatto devastante sulle attività della vita quotidiana, sull’autonomia, sulle relazioni e, in una parola, sulla qualità della vita delle persone colpite, dei loro familiari e dei loro cari c’è sicuramente l’afasia. Alcune persone afasiche hanno difficoltà quando devono esprimersi verbalmente mentre può rimanere intatta la capacità di comprendere il linguaggio; altre, invece, riscontrano difficoltà quando si tratta di comprendere ciò che si dice. La gravità, ovviamente, è estremamente variabile e dipende dalla sede e dalla dimensione del danno cerebrale. Per la persona con afasia può essere difficile riuscire a seguire discorsi veloci, trovare le parole adatte da dire o comprendere frasi molto lunghe e complesse. Chi si trova a vivere con una persona afasica deve capire che convivere con un disturbo così grave può determinare cambiamenti di umore anche importanti. La difficoltà di linguaggio non va interpretata come “rifiuto di parlare”: la persona afasica comunica come e quando può, riuscendo un attimo prima a dire una parola, ma subito dopo mostrando difficoltà nel comunicare efficacemente il proprio pensiero. Fondamentale è l’approccio riabilitativo che è centrato anche sulla comunità circostante, prima di tutto la famiglia, che deve avvicinarsi a queste nuove modalità di comunicazione. La durata del trattamento è variabile, sicuramente il lavoro più intenso è quello che viene svolto nell’arco dei primi 12 mesi. Dopo questo primo periodo, il lavoro si concentra principalmente su quella che può essere definita “riabilitazione sociale”, con un percorso di adattamento costante. Oltre a logopedia, fisioterapia e terapia occupazionale c’è un altro strumento riabilitativo che sta emergendo come molto utile: la musicoterapia, che contribuisce ad attivare canali diversi da quelli verbali generalmente utilizzati. “La nostra Associazione esprime la massima solidarietà e vicinanza ad Andrea Vianello – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV. Ci auguriamo che, dopo l’opportuno percorso terapeutico e riabilitativo e con il sostegno di familiari e amici, possa presto tornare a fare quello per cui è conosciuto e apprezzato da tutti recuperando tutte le parole che sono alla base della sua professione”. L’ictus cerebrale è una patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. L’ictus colpisce Quasi 150.000 italiani ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione. Il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili. Seguici sui nostri social: Facebook Instagram Linkedin
Azienda socio sanitaria territoriale di Crema Concorso (Scad. 16 gennaio 2020)

Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di due posti di dirigente medico di psichiatria, a tempo indeterminato. E’ indetto concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di due posti di dirigente medico di psichiatria. Il termine per la presentazione delle domande, redatte su carta semplice, corredate dei documenti prescritti, scade il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami». Qualora detto giorno sia festivo il termine e’ prorogato alla stessa ora del primo giorno successivo non festivo. La copia del testo integrale del bando di cui al presente avviso e’ pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia – Serie avvisi e concorsi n. 48 del 27 novembre 2019 e nel sito internet aziendale all’indirizzo www.asst-crema.it nella Sezione Concorsi e Avvisi. Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Ufficio risorse umane dell’ASST di Crema (tel. 0373.280219).