Svelata l’identità del ‘paziente di Londra guarito da Aids

È un uomo di 40 anni, ‘voglio dare un messaggio speranza’ Il ‘paziente di Londra’, una delle due persone al mondo curate dall’aids grazie a un trapianto di midollo, ha ora un nome, Adam Castillejo. L’uomo, la cui vicenda è emersa un anno fa con la pubblicazione di un articolo sul caso su Lancet, ha deciso di raccontare la propria storia al New York Times. Castillejo ha 40 anni, ed ha scoperto di essere sieropositivo nel 2003. Nel 2011, quando era sotto terapia antiretrovirale, ha scoperto invece di avere un linfoma. Un tipo di tumore che può guarire con un trapianto di midollo. Nel suo caso è stato usato a fine 2016 il midollo di un donatore che aveva una rara mutazione del Dna che protegge dal virus, una procedura tentata prima solo nel 2008 sul cosiddetto ‘paziente di Berlino’, Timothy Ray Brown, e che non è usata come terapia per l’Hiv per i grandi rischi connessi. A più di due anni dal trapianto Castillejo è dichiarato ‘curato’ dall’Hiv. “È una posizione unica in cui essere – afferma al New York Times – e molto umiliante. Voglio essere un ambasciatore di speranza”.
Testicoli più piccoli con il binge drinking

Studio italiano su oltre 10.000 ragazzi adolescenti: testicoli piu’ piccoli con il binge drinking Tra i danni che il binge drinking può provocare nei giovani vi è anche una compromissione dello sviluppo dei testicoli, con conseguenze sulla salute sessuale. A metterlo in evidenza uno studio italiano condotto su oltre 10mila giovani, pubblicato sulla rivista scientifica Andrology. Lo studio ha utilizzato i dati il sondaggio Amico-Andrologo, un programma permanente di sorveglianza nazionale coordinato dalla Università Sapienza di Roma, condotto dalla Società Italiana di Andrologia e Medicina Sessuale (Siams) e supportato dal Ministero della Salute. Il sondaggio rappresentativo a livello nazionale degli studenti delle scuole superiori dell’ultimo anno (18 e 19 anni) ha analizzato 10.124 interviste strutturate e 3.816 esami medici. E’ emerso che il 16,6% dei soggetti era in sovrappeso, il 3% era sottopeso e il 2,3% era obeso. Tra gli studenti sessualmente attivi, ovvero circa 6 su 10, il sesso non protetto era molto comune (48%). Solo l’11,6% era stato trattato per disturbi andrologici e quelli prevalenti erano la riduzione del volume dei testicoli (14%), il varicocele (27%), la fimosi (7%), l’eiaculazione precoce (5%) e le infezioni trasmesse sessualmente (4,7%). In particolare, l’abuso di alcol, e nello specifico il binge drinking, ovvero le abbuffate alcoliche tipiche di questa età, andavano di pari passo con la riduzione del volume testicolare. “La grandezza dei testicoli è un indice della salute riproduttiva nell’uomo, e una diminuzione potrebbe essere collegata a una ridotta capacità di produrre spermatozoi”, spiega all’ANSA il primo autore, Daniele Gianfrilli, ricercatore della Scuola di Endocrinologia dell’Università Sapienza di Roma. Pertanto, “nell’adolescenza è necessaria una maggiore attenzione alla prevenzione della salute andrologica”
Coronavirus: corsa per vaccino, arriva test il rapido

Italia in prima linea,tra marzo e aprile attese prove su animali Un test veloce che riconosce la presenza del coronavirus SarsCoV2 in un’ora. Questo anziché nelle 5-7 oggi necessarie. Inoltre 20 progetti di vaccini basati su strategie diverse allo studio in tutto il mondo, Italia compresa. E’ scattata la corsa per mettere a punto armi capaci di contrastare il virus, anche se per i vaccini l’attesa è ancora lunga, quasi un anno. Considerando i tempi necessari per la sperimentazione su animali e uomo e poi per la produzione. Il test rapido per la diagnosi messo a punto dall’azienda Diasorin di Saluggia (Vercelli), sperimentato nell’istituto Spallanzani di Roma e nel Policlinico San Matteo di Pavia, dove sarà disponibile entro marzo. Il test si basa sulle sequenze genetiche del coronoravirus depositate nelle banche dati internazionali e riconosce tutte le varianti finora note. L’Italia è in buona posizione anche nella ricerca sul vaccino. Potrebbe arrivare entro marzo il via libera ai test sugli animali del vaccino progettato dalla Takis E’ un vaccino costruito al computer, ottenuto clonando un frammento dell’informazione genetica del virus nei filamenti circolari di Dna presenti nei batteri; il pacchetto così ottenuto viene iniettato nel muscolo e poi una breve scossa elettrica fa entrate il vaccino nella cellula, che comincia a produrre la sostanza (antigene) riconosciuta dal sistema immunitario. Un’altra azienda italiana, la ReiThera, attende in aprile il via libera per i test sugli animali del vaccino basato su un adenovirus degli scimpanzé reso inoffensivo e trasformato in una navetta che trasporta la sequenza genetica della proteina spike, ossia l’arma che il coronavirus utilizza per invadere le cellule del sistema respiratorio umano. Iniettato per via intramuscolare, il vaccino stimolerebbe la produzione di anticorpi e l’attività delle cellule immunitarie Sempre in Italia, la Irbm, si prepara a produrre il vaccino progettato dall’Istituto Jenner dell’ università di Oxford nel suo laboratorio Gmp (Good Manufacturing Practices) per preparare le dosi necessarie ai test sugli animali, che saranno condotti in Gran Bretagna. Nel mondo sono una ventina i progetti di vaccino allo studio, basati su tre approcci: virus intero, frammenti del virus e materiale genetico Sulla prima tecnologia stanno lavorando, per esempio, la Janssen (Johnson & Johnson) e la Codagenix e l’Istituto sierologico indiano. Utilizzano invece parti del vaccino l’Università australiana del Queensland in collaborazione con la Coalion for Epidemic Preparedness Innovation (Cepi), il Baylor College of Medicine, l’università cinese Fudan University, New York Blood Center, e l’università del Texas; sono impegnate in questo approccio anche le aziende Novavax, Clover Bipharmaceuticals e Vaxart. Si basano infine sul materiale genetico del coronavirus i vaccini progettati da Inovio, Beijing Advaccine Biotechnology e Cepi, Moderna, in collaborazione con i National Institutes oh Health (Nih) degli Stati Uniti e Cepi e infine CureVac e Cepi.
Coronavirus: Conte, stanziati 25 miliardi. Non c’è chiusura verso misure più restrittive in Lombardia
I contagiati in Italia sforano quota 10mila e dalle Regioni del nord arriva un appello per misure ancora più drastiche di chiusura. A Codogno zero contagi, è la prima volta. “Abbiamo stanziato una somma straordinaria 25 miliardi da non utilizzare subito ma sicuramente da poter utilizzare per far fronte a tutte le difficoltà di quest’emergenza”, ha annunciato il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa al termine del Cdm. “Sono lieti del clima che si sta definendo a livello europeo”, ha aggiunto. Il premier, riguardo alla ulteriore stretta che la Lombardia ha fatto sapere di voler chiedere al governo, Conte ha evidenziato: “Siamo in attesa delle richieste. Non c’è nessuna chiusura verso misure più restrittive”. LE MISURE ECONOMICHE MESSE IN CAMPO – “Tecnicamente – ha spiegato il ministro dell’Economia Gualtieri – è un’autorizzazione del Parlamento a stanziare fino a 20 miliardi in termini di indebitamento, 25 mld in termini di stanziamento. Il livello di deficit dipende da quanto effettivamente sarà impiegato. La prima misura impiegherà la metà di queste risorse, l’utilizzo dell’altra metà dipenderà anche da eventuali risorse europee. E’ ancora presto dire il livello di deficit che verrà raggiunto”. “Ieri con il Consiglio europeo era anche in collegamento Lagarde: grandi riconoscimenti e aperture sul fatto che è necessaria maggiore liquidità e tutti gli strumenti per far fronte a questa emergenza”, ha detto Conte. Il decreto sulle misure economiche per l’ emergenza coronavirus sarà varato “venerdì” e sarà da “12 miliardi”, ha fatto sapere Gualtieri. “Obiettivo prioritario è potenziare la risposta del servizio sanitario” all’emergenza. Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla richiesta di finanziare in deficit le misure anti-Coronavirus.”Voglio ringraziare medici, infermieri e tutti quelli impegnati in uno sforzo eroico per assicurare a tutti le cure necessarie”. MORTO IL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI DI VARESE – Il presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Varese e medico di base a Busto Arisizio (Varese) Roberto Stella, 67 anni, è morto la notte scorsa all’ospedale di Como, dove era ricoverato per insufficienza respiratoria dopo aver contratto il Coronavirus. La notizia è stata confermata dal sindaco di Busto Arsizio, Emanuele Antonelli. ULTERIORE STRETTA IN LOMBARDIA? – Si dibatte sulla possibilità di accogliere la richiesta di una ulteriore stretta in Lombardia. La richiesta della Lombardia di “chiudere tutto” per contenere il più possibile il contagio da coronavirus “ha senso, la pressione sul servizio sanitario regionale lombardo è spasmodica”. Ma la misura “che potrebbe essere proporzionata per la Lombardia”, visto che “è per l’Italia quello che Wuhan era per l’Hubei”, “non lo è per il resto del Paese, in particolar modo per le regioni centromeridionali dove questa situazione ancora non c’è”, dice Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute, parlando su Radio Capital. Le associazioni territoriali di Confindustria Lombardia “stanno lavorando sin dal primo giorno dell’emergenza, anche attraverso l’istituzione di task-force dedicate, e sono disponibili a mettere in campo un codice di autoregolamentazione in linea con le prescrizioni sanitarie più ferree e autoimporsi una sospensione in caso di impossibilità a soddisfare i requisiti di sicurezza richiesti dall’emergenza”, ha spiegato in una nota diffusa a seguito della seduta straordinaria del Comitato di Presidenza. E anche il Piemonte è pronto a chiudere per l’emergenza Coronavirus “Se il governo deciderà che la Lombardia farà questo passo – ha detto il governatore Alberto Cirio ai microfoni di Radio 24 – credo che anche il Piemonte dovrà in qualche modo essere compreso”. “Se le parole del presidente Fontana – ha precisato – vanno nella direzione di chiudere tutto, credo che a questa riflessione vada prestata grandissima attenzione. E’ per questo che l’ho sottoposta all’unità crisi e al comitato scientifico regionale, per avere già oggi un parere da trasmettere al governo. “Il modello zona rossa ha funzionato. Quel che è certo è che il trend dei contagi da qualche giorno è negativo e speriamo vada avanti così. Questo non vuol dire, però, che l’emergenza sia finita”, così Francesco Passerini, il sindaco di Codogno, uno dei 10 comuni del Lodigiano che per due settimane sono stati isolati con il divieto di ingresso e uscita dall’area. Passerini è stato prudente e all’ANSA ha detto che “è da prendere con le pinze” il dato per cui ieri a Codogno non si sono registrati nuovi casi “perché bisogna vedere l’andamento dei prossimi giorni” PIU’ CONTROLLI AL BRENNERO – In mattinata intanto sono arrivati controlli più stretti al Brennero, come annunciato ieri dal cancellieri austriaco Sebastian Kurz. I controlli sanitari, ieri ancora a campione, diventano serrati. Potranno lasciare l’Italia solo automobilisti in possesso di un certificato medico che poi dovranno stare in auto-isolamento per due settimane. I tir potranno, per il momento, invece transitare dopo la misurazione della temperatura corporea del camionista. Il confine con l’Italia resta aperto al traffico merci e ai frontalieri. Camionisti e lavoratori saranno sottoposti al termoscan.
Egidio Avarotti è il nuovo direttore dell’U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia del Garibaldi di Catania

Con il nuovo direttore dell’U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia, Egidio Avarotti si rafforza ulteriormente l’assetto dell’Arnas Garibaldi, diretta dal dott. Fabrizio De Nicola. Sessantenne, il noto ortopedico approda all’azienda ospedaliera di piazza Santa Maria di Gesù, dopo un’esperienza di dieci anni vissuti a capo dell’U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale “Gravina” di Caltagirone. Laureato con il massimo dei voti nel 1984, il dott. Avarotti si specializza in Ortopedia e Traumatologia cinque anni dopo. Immediatamente inizia il suo percorso lavorativo presso la Divisione di Chirurgia d’Urgenza dell’ospedale Cannizzaro, all’epoca afferente all’USL 36, dove rimane fino al 2005, quando sarà chiamato a dirigere la medesima struttura complessa del nosocomio “M. Basso Ragusa” di Militello in Val di Catania. Nel corso della sua carriera ha partecipato a periodi di formazione in centri di alta specializzazione ortopedica e traumatologica in Italia ed all’estero, mettendo a frutto la sua esperienza in migliaia di interventi chirurgici, svolgendo spesso anche attività di Tutor e di docente per la formazione di numerosi Medici Specializzandi. Il nuovo primario si è già presentato alla propria equipe dell’ospedale Garibaldi-Nesima, dove ha trovato ottimi professionisti e una equipe sanitaria ben rodata. L’U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia rappresenta un importante tassello nella rete organizzativa dell’Arnas Garibaldi, con una attività fervente in entrambi i presidi ospedalieri, anche in funzione del supporto indispensabile ai percorsi di emergenza-urgenza. “Ringraziando per quanto fatto in questi anni dal dott. Restuccia, sono felice di accogliere oggi in Azienda il dott. Avarotti – ha detto Fabrizio De Nicola – uno dei migliori specialisti nel settore dell’ortopedia e della traumatologia. Sono sicuro che raccoglierà risultati importanti e che porterà una vera e propria ventata di novità sia dal punto di vista organizzativo che da quello strettamente sanitario”.
Concorso ENTE OSPEDALIERO «OSPEDALI GALLIERA» DI GENOVA

(Scad. 15 marzo 2020) due posti di dirigente medico, disciplina di medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza, presso la S.C. medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza, per il Dipartimento area di medicina e del Dipartimento funzionale emergenza accettazione. In esecuzione del provvedimento n. 942 del 16 dicembre 2019, sono aperti i termini per la presentazione delle domande di partecipazione al pubblico concorso per titoli ed esami di seguito specificato: numero due posti di dirigente medico – disciplina Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza – presso la S.C. Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza, nell’ambito del Dipartimento area di medicina e del Dipartimento funzionale emergenza accettazione (D.E.A.) dell’Ente. Le domande di ammissione, indirizzate al Direttore generale dell’E.O. ospedali Galliera, Mura delle Cappuccine n. 14, 16128 Genova, dovranno pervenire, corredate dei documenti richiesti, entro e non oltre il trentesimo giorno successivo a quello di pubblicazione del relativo avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami». Per le domande pervenute oltre il termine di scadenza fara’ fede ad ogni effetto la data di spedizione apposta dall’ufficio postale Si precisa che il relativo bando, pubblicato nel testo integrale nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria n. 2 dell’8 gennaio 2020, comprensivo dell’indicazione della data e del luogo di sorteggio dei componenti la commissione del concorso in argomento, come previsto dall’art. 6, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 483/1997, e’ in distribuzione presso l’Ente ospedaliero e sara’ altresi’ pubblicato sul sito internet al percorso www.galliera.it – home page – atti e documenti – bandi di concorso – dirigenza. Al riguardo si fa presente che e’ possibile presentare domanda di partecipazione al presente concorso esclusivamente tramite procedura on-line disponibile sul sito dell’Ente al percorso sopraevidenziato con le modalita’ evidenziate nel testo del bando di concorso. Si evidenzia altresi’ come sia disponibile sul sito istituzionale dell’Ente sull’albo on-line ovvero al percorso www.galliera.it – home page – atti e documenti – bandi di concorso – regolamentazioni – il provvedimento n. 767 del 5 novembre 2014 avente ad oggetto: «Disposizioni interne in merito alla convocazione dei candidati nelle procedure pubbliche da attivarsi presso l’Ente nell’ambito del reclutamento delle unita’» – riportate nel bando di cui al presente concorso – al quale si rimanda per quanto concerne le modalita’ di convocazione per la prova scritta, nonche’ gli esiti di tutte le prove d’esame e il calendario delle prove successive alla prova scritta. Per eventuali informazioni rivolgersi alla struttura complessa gestione risorse umane dell’Ente – settore organizzazione, selezione e gestione giuridica del rapporto di lavoro – dal lunedi’ al venerdi’ dalle ore 8,00 alle ore 10,00 e dalle ore 13,30 alle ore 15,00 (tel. 010-5632055).
Concorso AZIENDA SOCIO-SANITARIA TERRITORIALE DI BERGAMO OVEST DI TREVIGLIO

(Scad. 15 marzo 2020) tre posti di dirigente medico, disciplina di ortopedia e traumatologia, a tempo indeterminato. In esecuzione del provvedimento n. 1723 del 19 dicembre 2019 e’ indetto-concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura a tempo indeterminato di: tre posti di dirigente medico – Disciplina di ortopedia e traumatologia. Il termine per la presentazione delle domande scade il 30° giorno successivo a quello di pubblicazione del presente estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami». Il testo integrale dell’avviso pubblico e’ pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia Serie inserzioni e concorsi del 29 gennaio 2020 e sara’ disponibile sul sito web aziendale www.asst-bgovest.it – Area amministrazione trasparente – Bandi di concorso – Concorsi pubblici/mobilita’. L’Azienda si riserva la facolta’ di prorogare, modificare, sospendere, annullare o revocare il presente avviso per eventuali motivate ragioni. Per qualsiasi informazione rivolgersi all’ufficio concorsi dell’Azienda ASST di Bergamo Ovest, piazzale Ospedale n. 1 – 24047 Treviglio (BG) , orario apertura al pubblico: dalle ore 10,30 alle ore 12,30 e dalle ore 14,00 alle ore 15,00 dal lunedi’ al venerdi’ – telefono 0363/424533.
COVID-19, LICE: NESSUN RISCHIO MAGGIORE DI CONTRARRE IL VIRUS SE SI SOFFRE DI EPILESSIA

Tutto nasce dalla notizia del decesso a Napoli presso il proprio domicilio di una donna risultata positiva al Covid-19. Come fanno sapere i parenti, soffriva di epilessia. La notizia sta diffondendo grande preoccupazione tra le oltre 500.000 persone che in Italia soffrono di epilessia. La Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) e il suo presidente, Professor Oriano Mecarelli – Dipartimento Neuroscienze Umane Università La Sapienza (Roma), intervengono per fare chiarezza ed evitare inutili allarmismi. “Dopo il caso a Napoli di una donna deceduta per infezione da Covid-19, siamo inondati da numerosissime richieste di informazioni e chiarimenti da parte di pazienti e caregiver. L’Epilessia e il suo trattamento con i farmaci specifici non costituiscono in alcun modo – sottolinea il Prof. Mecarelli – un fattore di rischio maggiore riguardo la possibilità di essere contagiati dal Covid-19. Le persone con epilessia, a meno che non soffrano di altre patologie concomitanti, non sono immunodepresse. Quindi il rischio che possano contagiarsi è lo stesso della popolazione generale. Le terapie con farmaci antiepilettici vanno assunte con regolarità. Resta inteso, inoltre, che per le persone con epilessia valgono le stesse raccomandazioni del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità. Questo come per tutti i cittadini italiani. Raccomandazioni che ognuno di noi deve rispettare scrupolosamente per evitare ulteriore diffusione del contagio”. Sarà comunque sempre e solo il proprio specialista di riferimento, l’epilettologo, a valutare la situazione e concordare con il paziente e/o i familiari le eventuali precauzioni da adottare. Questo per minimizzare il più possibile i rischi, cercando di interferire il meno possibile con la qualità di vita del paziente stesso.
Emergenza covid-19 : i farmacisti ospedalieri in azione per assicurare preparazioni galeniche salvavita

Emergenza covid-19: i farmacisti rispondono L’ emergenza covid-19 sta mettendo a dura prova il nostro Paese, il SSN e tutti gli operatori. I farmacisti delle Aziende Sanitarie stanno rispondendo con un presidio professionale. Questo li impegna h24 all’interno degli ospedali, sui territori, nelle unità di crisi attivate a livello regionale ed ospedaliero. E’ quanto sottolinea la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) con un comunicato stampa nel quale evidenzia le numerose attività svolte dai farmacisti ospedalieri in questo periodo di emergenza COVID-19 , in ambito strategico organizzativo, in ambito galenico e nella logistica e nell’approvigionamento di farmaci, disinfettanti e dispositivi per la sicurezza di pazienti e operatori. Nello specifico SIFO ha condiviso oggi una “Istruzione operativa per l’allestimento di preparati magistrali a base di antiretrovirali da somministrare a pazienti non in grado di deglutire forme solide intere”, documento tecnico che viene proposto a tutti i farmacisti ospedalieri italiani per l’assistenza di pazienti in terapia intensiva. Si tratta di un documento che – in previsione di un aumento della necessità di somministrare farmaci disponibili oggi solo in compresse a pazienti intubati e della mancanza sul mercato di altre forme farmaceutiche idonee alla somministrazione attraverso sondino – mette in comune alcune informazioni galeniche elaborate sulla base della letteratura scientifica internazionale. Il campo di applicazione di queste istruzioni si riferisce ad un galenico magistrale destinato a quei pazienti che non sono in grado di deglutire forme farmaceutiche orali solide e necessitano quindi della riduzione della compressa in una forma liquida di differenti formulazioni a base di lopinavir, ritonavir, darunavir e cobicistat. La sopradescritta procedura è stata elaborata dall’Area Galenica Clinica SIFO e da SIFAP (la Società dei Farmacisti Preparatori). Sempre per la parte galenica i farmacisti ospedalieri, con la collaborazione di esperti istituzionali in misure di sicurezza per agenti biologici, stanno inoltre operando per l’approvvigionamento e (in alternativa) per la produzione continua di una formulazione di gel idroalcoolico per la disinfezione-mani in caso di non reperibilità di prodotti disinfettanti per i quali sia dimostrata l’efficacia virucida in base alle norme tecniche europee vigenti. Per la parte approvvigionamenti il farmacista ospedaliero su tutto il territorio nazionale sta garantendo la dispensazione di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale (guanti, facciali filtranti FFP2 e FFP3, semi maschere con filtri specifici per agenti infettivi, camici, tute, visiere, occhiali…) e mascherine chirurgiche, che sono strumenti nevralgici per ridurre il rischio di contagio e di propagazione del virus. Inoltre la figura del farmacista ospedaliero sta garantendo la dispensazione dei farmaci utilizzati nei protocolli off label nel trattamento dei pazienti e la dispensazione dei farmaci per le terapie di supporto Tematiche su cui è anche sempre particolarmente attiva e quotidiana la collaborazione stretta con l’Agenzia Italiana del Farmaco. Inoltre la SIFO sta collaborando attivamente con l’European Association of Hospital Pharmacists (EAHP). Collaborazione che nasce per la definizione collaborativa di pratiche e modelli di farmacia ospedaliera. A tutto questo si aggiungono l’impegno e la collaborazione che i farmacisti ospedalieri italiani stanno offrendo alle direzioni strategiche e ai provveditori a dimostrazione della capacità di essere elemento di unione all’interno della filiera sanitaria. Si tratta quindi, nel complesso, di attività svolte da tutti i farmacisti ospedalieri italiani e fortemente orientate a governare alcuni tra i temi più critici e sensibili dell’emergenza COVID-19. Questo all’interno dell’immenso spiegamento organizzativo e professionale di forze, attività e responsabilità che sta coinvolgendo l’intero Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Proprio di fronte a questo scenario, SIFO coglie l’occasione per sottolineare la propria sorpresa e fortissima delusione di fronte al Decreto del 5 marzo 2020 Decreto nel quale si ipotizza l’assunzione con incarichi di lavoro autonomo di specializzandi o pensionati dell’ambito sanitario di varie specialità (dalla terapia intensiva alla radiodiagnostica). Queasto dimenticando proprio i farmacisti ospedalieri. Una sottovalutazione della necessità di risorse nell’ambito specifico che potrebbe rivelarsi tragica ai fini della corretta gestione di una crisi. Questa ad oggi ha dimensioni e ricadute non correttamente misurabili sui cittadini, sul SSN e sul sistema Paese.
Più casi di coronavirus in Italia, ci vuole del tempo per contenerlo

In Cina gli effetti del coronavirus dopo 2-3 settimane. La prevenzione dipende da ognuno I 3.296 casi di coronavirus SarsCoV2 in Italia registrati il 5 marzo, 590 in più rispetto al giorno precedente, segnano l’aumento più consistente rilevato finora, ma ancora una volta i numeri non sono in grado di raccontare in modo realistico la storia di un’infezione che secondo gli esperti richiede ancora tempo e pazienza, mentre si continuano a mettere in atto le contromisure per contenerla. Tra queste, hanno un ruolo di primo piano anche i comportamenti responsabili di ognuno per evitare la diffusione, innanzitutto lavarsi le mani. “I numeri ci dicono che non stiamo ancora vedendo gli effetti delle misure di contenimento”, ha detto Alessandro Vespignani, direttore del Network Science Institute della Northeastern University di Boston. “Tutti vorremmo vedere che i casi diminuiscono, ma bisogna aspettare ancora un po’ di tempo: le misure di contenimento non hanno mai un effetto immediato e i risultati si vedono nell’arco di settimane. In Cina ce ne sono volute due o tre. Bisogna avere pazienza”. Anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, ha rilevato che i numeri in più registrati il 5 marzo riguardano “molti casi nella zona rossa, che sta ancora sviluppando positività”. Anche “i contatti nella zona rossa possono manifestare infezioni” e che “la mobilità ha portato a focolai in altre regioni”, dove “i contatti a loro volta possono avere generato qualcosa”. E’ quindi “una situazione in evoluzione” e “solo monitorando questa evoluzione si potrà capire come si sta evolvendo”. Contemporaneamente è fondamentale continuare a spingere sulle misure di contenimento. Al di là della chiusura delle scuole e di altri provvedimenti che investono tutta la società, sono fondamentali i comportamenti che ognuno può mettere in atto per prevenire la diffusione. “E’importante il modo in cui ci comportiamo”: è “un appello importante” perché “nessuno si senta immune dalla possibilità di infezione”, ha detto Brusaferro. Lavare le mani, ha proseguito, “è essenziale, soprattutto se frequentiamo luoghi comuni”, attenzione a “non toccare occhi e bocca, possibili vie d’ingresso del virus” e a “una buona igiene degli spazi”. Sono queste le regole più efficaci, considerando il fatto che ci si trova ad affrontare un virus mai visto e che probabilmente fino al dicembre 2019 non esisteva nemmeno. Per quanto la ricerca accumuli ogni giorno nuovi risultati e per quanto si mettano in atto tutte le contromisure possibili, si vive necessariamente in una situazione di incertezza: una condizione che per i ricercatori è pane quotidiano, abituati come sono a ragionare per probabilità, mentre per i politici è cruciale dare risposte certe. A proposito della chiusura delle scuole, per esempio, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, ha rilevato che “la questione è definire quale debba essere il contributo di questa misura”, ossia in quale percentuale possa aiutare a contenere la diffusione dei casi. “I ricercatori vivono quotidianamente fra l’impossibilità e la certezza che qualcosa accada; escludendo entrambi questi estremi, viviamo costantemente nell’incertezza, come quando usciamo di casa consapevoli che possiamo correre rischi”, ha osservato il filosofo della scienza Stefano Moriggi, dell’università di Milano Bicocca. “Forse – ha aggiunto – dovrebbe diffondersi nei cittadini l’idea che viviamo e decidiamo costantemente in condizioni di incertezza”. Questo, ha concluso, “non deve certo significare gettare le persone nello sconforto, ma metterle in condizione di valutare i dati disponibili senza aspettarsi miracoli né scenari apocalittici”.