Ruolo dell’ecografia articolare nella diagnosi delle Early Arthritis

tropeaDott. Sebastiano Tropea, Reumatologo, specialista interno Rete Reumatologica ASP 7 Ragusa

L’Artrite reumatoide (AR) è la più comune malattia reumatica immuno-mediata, colpisce lo 0,5 –1% della popolazione, caratterizzata da severa distruzione articolare e conseguente disabilità.

Un intervento tempestivo migliora la prognosi nella gran parte dei pazienti. Indubbiamente, esiste una fase pre-clinica, durante la quale, come hanno dimostrato studi su donatori sani che hanno poi sviluppato la malattia, sono presenti nel siero sia il fattore reumatoide (FR) che gli anticorpi anti-peptidi ciclici citrullinati (anti-CCP), citochine e chemokine pro-infiammatorie. Questa fase, clinicamente silente, sviluppa nel tempo una sinovite destruente e una malattia clinicamente diagnosticabile. Se non è attuabile identificare l’inizio della malattia da un punto di vista biologico, è oggi possibile effettuare una diagnosi precoce, già quando compaiono i primi segni clinici dell’artrite. Questo periodo che precede il danno conclamato viene identificato come “ window of opportunity” ed è quello durante il quale il trattamento sembra essere più efficace.

Il termine Early Arthritis (EA) indica la fase di esordio delle poliartriti croniche, con particolare riferimento all’artrite reumatoide e alle spondiloartriti sieronegative. Da un punto di vista temporale viene indicata come EA l’artrite sintomatica da non più di 12 mesi e “Very Early Arthritis” (VERA) quella da non più di 12 settimane. Alcuni studi hanno dimostrato che circa il 70% dei pazienti dopo 2 anni di malattia presenta un danno articolare irreversibile, ma il 40% presenta erosioni all’esame radiologico dopo 6 mesi e il 15-20% evidenzia erosioni già all’esordio della malattia stessa. Il concetto di EA non include soltanto una diagnosi precoce, ma soprattutto la possibilità di offrire al paziente un trattamento terapeutico idoneo e tempestivo. È stato dimostrato che nei pazienti con diagnosi precoce di artrite, nei quali venga iniziato un adeguato regime terapeutico entro 16 settimane, è possibile ridurre o ritardare il danno articolare nonché, in alcuni casi, portare a una vera e propria remissione clinica.

Tra le metodiche strumentali utilizzate per la diagnosi precoce il ruolo predominante è svolto senza dubbio dall’ecografia articolare alla quale viene affiancato l’esame radiografico.

La radiografia tradizionale, sebbene ha il vantaggio di essere diffusamente disponibile, economica, ben standardizzata e ripetibile nel tempo, presenta delle indubbie limitazioni riguardo alla possibilità di individuare erosioni solo se esse compaiono sul margine della corticale ossea e alla scarsa sensibilità al cambiamento. Pur con queste limitazioni, la radiologia tradizionale riveste un ruolo importante e rappresenta tuttora una misura di outcome raccomandata dalle società scientifiche internazionali.

L’ecografia, di contro, mostra alta sensibilità e specificità grazie all’ottima visualizzazione delle strutture tendinee, muscolari e articolari e può considerarsi come esame di prima scelta. L’utilizzo di sonde ad alta frequenza, la possibilità di usare il power-doppler e di eseguire esami dinamici rendono tale metodica ancor più indicata in determinati distretti, come le piccole articolazioni di mani e piedi particolarmente interessate nelle fasi precoci. Oggi si utilizzano apparecchi dotati di sonde lineari a elevata frequenza (6 – 20 MHz). L’introduzione della tecnica Doppler, che studia il flusso sanguigno e in particolare il power-Doppler, che visualizza i vasi a flusso lento, ha di gran lunga migliorato l’accuratezza del classico esame ecografico individuando l’aumentata vascolarizzazione a carico dei tessuti colpiti dal processo infiammatorio. Per quanto riguarda, invece, i limiti dell’esame eco power-Doppler la qualità dell’esame dipende dall’esperienza dell’operatore e dal tipo di apparecchio utilizzato.

L’esame ecografico, essendo una metodica dal costo accessibile, non invasiva, di facile esecuzione, è molto diffusa e risulta fondamentale nella prima valutazione dei pazienti con EA fornendo la possibilità di visualizzare la presenza di alterazioni precoci indicative di malattia.