RESPONSABILITÀ MEDICA: IL CHIRURGO HA L’ONERE DI ALLEGARE LE LINEE GUIDA OSSERVATE


Avv. Angelo Russo
Avvocato Cassazionista, Diritto Civile, Diritto Amministrativo, Diritto Sanitario, Catania

La Corte di Cassazione, con una recente pronuncia (sentenza n. 40708/15), torna ad occuparsi della questione della responsabilità penale del medico con particolare riferimento al profilo del rispetto delle regole di diligenza e dei protocolli ufficiali.
Secondo i Giudici di legittimità le linee guida possono essere utilizzate come parametro per l’accertamento dei profili di colpa ravvisabili nella condotta del medico solo se conformi alle regole della miglior scienza medica.
La vicenda processuale concerneva un chirurgo plastico imputato del delitto di lesioni personali per aver cagionato (per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia e violazione delle regole dell’arte medica) ad un paziente una malattia di durata superiore a quaranta giorni con rischio di indebolimento permanente della funzione sessuale e di perdita della capacità di procreare.
Nel ricorso per cassazione il medico, condannato nei due precedenti gradi di giudizio, rilevava che, erroneamente, i Giudici non avevano considerato il rispetto, durante l’intervento, delle regole di diligenza e dei protocolli ufficiali, alla luce delle disposizioni introdotte dalla Legge n. 189/2012 (Legge di conversione del Decreto Balduzzi).
La Suprema Corte ha respinto il ricorso ponendo in evidenza rilevanti considerazioni in relazione all’onere probatorio (incombente sul medico imputato) di allegazione e, più in generale, alle linee guida nella valutazione della responsabilità penale colposa del medico.

Come noto, l’art. 3 del D.L. 13.9.2012, n. 158, convertito in L. 8.11.2012, n. 189, esclude la responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria quando egli, nello svolgimento della propria attività medica, si sia attenuto a «linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica».
La giurisprudenza formatasi a seguito delle modifiche legislative (che hanno, seppur parzialmente, depenalizzato le fattispecie penali di cui agli artt. 589 e 590 c.p. per i casi di omicidio e lesioni personali commessi con colpa lieve, tali da potersi collocare all’interno delle linee guida o delle pratiche mediche, accreditate dalla comunità scientifica) ha delineato i confini del contenuto della disposizione normativa, fornendo importanti specificazioni.
Con la sentenza 5.11.2013, n. 18430, in particolare, la Corte di Cassazione ha definito le linee guida «raccomandazioni di comportamento clinico sviluppate attraverso un processo sistematico di elaborazione per coadiuvare medici e pazienti nel decidere quali siano le modalità di assistenza più appropriate in specifiche circostanze cliniche» avendo cura di precisare che per potersene apprezzare la rilevanza nell’accertamento della responsabilità del medico, esse devono indicare “standard” diagnostico-terapeutici conformi alle regole dettate dalla migliore scienza medica a garanzia della salute del paziente (ex plurimis, Cass., Sez. IV, 15.10.2013, n. 46753; Cass., Sez. IV, 18.6.2013, 39165).

Particolarmente controversa è, inoltre, l’applicabilità della limitazione di responsabilità ai soli casi di colpa lieve per imperizia ovvero a tutte le condotte colpose e, in particolare, anche a quelle caratterizzate da colpa lieve per negligenza.
La giurisprudenza maggioritaria si è espressa nel senso della applicazione della nuova disciplina ai soli casi in cui all’esercente la professione sanitaria venga mosso un addebito di imperizia e non anche nelle ipotesi in cui venga contestata la violazione del dovere di diligenza e di prudenza da cui sia dipeso l’evento.
Numerose pronunce hanno, sotto tale profilo, escluso la punibilità nelle ipotesi in cui la condotta del medico si sia discostata in modo non rilevante dallo standard di condotta.
Nelle ipotesi, invece, in cui l’imputazione riguardi l’inosservanza di regole di comune diligenza o prudenza, la colpa lieve se non consente di escludere la responsabilità penale potrà assumere rilevanza unicamente ai fini della quantificazione della pena (ex multis, Cass., Sez. IV, 27.4.2015, n. 26996, Cass., Sez. IV, 20.3.2015, n. 16944).
In senso contrario si registra, invero, la sentenza n. 47289/14 con la quale la Corte di Cassazione ha affermato l’applicabilità della limitazione di responsabilità anche ai casi in cui il parametro della condotta del medico sia quello della diligenza o della negligenza.
Le numerose pronunce sottolineano che, in ogni caso, il rispetto delle linee guida non è condizione sufficiente per l’esclusione della responsabilità penale, in quanto il Giudice deve sempre accertare se, in concreto, la specificità del quadro clinico del paziente era tale da imporre una condotta del medico differente da quanto indicato in termini generali dai protocolli ufficiali.
La Suprema Corte, peraltro, sottolinea “l’indole principalmente pratico-clinica della scienza medica, che si connota della capacità del medico di sottoposizione di ipotesi di partenza alle prove di resistenza avanzate dall’esperienza concreta in relazione al singolo caso clinico, con il possibile scostamento delle scelte terapeutiche dai canoni standard ove imposto dalle evidenze del caso” (fra le tante, Cass., Sez. IV, 22.4.2015, n. 24455).
La sentenza in esame si caratterizza per avere ulteriormente precisato che il medico che assume di aver agito nel rispetto dei protocolli medici ufficiali non può limitarsi ad affermarlo ma ha l’onere di allegare le linee guida alle quali egli afferma di essersi conformato.
Spetterà, naturalmente, al Giudice valutarne la conformità alle regole della miglior scienza medica ed utilizzarle quale parametro per la valutazione della colpa del medico.