Pediatri, nel mondo un bimbo su 45 sta migrando, è emergenza

Fuggono da guerre; 500 medici già in porti e centri accoglienza

Oggi nel mondo, un bambino su 45 sta migrando perchè sta fuggendo da guerre, povertà, cambiamenti climatici. Una vera emergenza per arginare la quale anche i pediatri si stanno mobilitando. Il tema è al centro del 72/mo congresso della Società italiana di pediatria (Sip), apertosi oggi a Firenze. E’ necessaria dunque un’azione mirata e urgente: “La nostra società scientifica – afferma il presidente Sip Giovanni Corsello – ha già formato 500 tra medici e operatori sociali per accogliere chi arriva nel nostro Paese. Sono già nei porti e nei centri di accoglienza”. In Italia gli immigrati, ricordano i pediatri, sono più di un milione, il 91% è arrivato via mare e il 42% di loro ha meno di 5 anni. I bambini migranti, soli o con i genitori, sono sempre più numerosi e rappresentano una vera sfida anche per i pediatri. Il fenomeno “è in continua crescita – spiega Corsello – ed è nostro dovere seguire questi bambini anche nelle fasi successive, per aiutarli nell’integrazione”. In media, “ogni minuto 24 persone sono costrette a lasciare la propria casa e diventare migranti – sottolinea Rosalia Maria Da Riol del Centro Coordinamento Regionale Malattie Rare FVG -.Oggi sono 244 milioni i migranti internazionali nel mondo, dato che registra una crescita del 41% dal 2000. Di questi, 31 milioni sono bambini”. Quest’anno, 7 bambini su 10 hanno chiesto asilo in Europa, provenienti da zone di conflitto come Siria, Afghanistan e Iraq. L’Europa rappresenta la casa di un giovanissimo migrante su sei. E nel 2015 la percentuale di bambini richiedenti asilo è più che raddoppiata rispetto all’anno precedente. E’ “nostro compito dare voce a questo fenomeno – continua Da Riol – e nel 2014 la SIP ha messo a disposizione dei pediatri il Gruppo di Studio del Bambino Migrante, che si propone di individualizzare i bisogni dei bambini, razionalizzando le risorse e includendo la loro assistenza nel Sistema sanitario nazionale, come previsto dall’accordo Stato Regioni del 2012”. Gli operatori formati, conclude Corsello, “operano oggi nelle strutture portuali, nelle case famiglia, nelle strutture dei comuni dove i minori, sia accompagnati che non accompagnati, vengono ospitati”.