L’incoming del Turismo Sanitario: Un’opportunità di crescita per l’ospedalità privata

Foto ModicaAvv. Aldo Modica – avvocato d’azienda – manager e consulente per aziende sanitarie private ed imprese turistiche ed alberghiere.

Che cos’è una Casa di Cura se non un albergo dove si curano gli ospiti?

Il turismo sanitario (medical tourism o health travel nelle accezioni anglosassoni) è un settore in grande sviluppo in grado di generare nuove opportunità anzitutto per i pazienti, che grazie alla globalizzazione dell’offerta sanitaria e turistica possono accedere, sempre più facilmente, a cure specialistiche anche in Paesi diversi da quello di residenza. Non affronteremo qui le tematiche relative all’outgoing santario (turismo sanitario low cost, “viaggi della speranza”, e quant’altro…) ma piuttosto porremo l’attenzione alle possibilità di sviluppo dell’incoming turistico-sanitario.

I valori economici in gioco nel mercato mondiale del Turismo Sanitario sono impressionanti, come dimostra una recente ricerca della Deloitte. Per la 35a edizione della Fiera Internazionale del Turismo in Spagna, a FITUR 2015, una delle più grandi fiere del turismo mondiale insieme al WTM (World Trade Market) di Londra, è stato creato, per la prima volta, uno spazio autonomo dedicato al Turismo della Salute. Un nuova area, denominata “Fitur Salud” dove, nell’occasione, è stato appunto presentato uno studio, realizzato dalla società di consulenza internazionale Deloitte per la FNCP (Federación Nacional de Clínicas Privadas), il corrispondente spagnolo dell’italiana AIOP. Secondo questo studio nei paesi nei paesi recettori di turisti sanitari il volume d’affari registrato è superiore ai 7.400 milioni di dollari (circa 6.523,5 milioni di euro) dei quali un 51% riguarda le Americhe ed un 42% l’Europa. Secondo questo studio esistono due tipologie di di turismo sanitario, quello della “medicina avanzata” (con paesi come Stati Uniti, Germania, Regno Unito Francia o Italia) ed uno “low cost” (Thailandia, India Malesia, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia o Turchia).

Sia la domanda che l’offerta di servizi sanitari rientranti nella sfera del Turismo Sanitario, riguardano prestazioni cliniche e chirurgiche cosiddette di elezione e dunque programmabili nel tempo, e non riguardano quasi mai prestazioni sanitarie d’urgenza. I “turisti sanitari” sono pazienti che ricercano sopratutto la possibilità di usufruire di servizi che sono la risultante di; migliori tecnologie, personale maggiormente specializzato, organizzazione più efficiente, tempistiche ridotte rispetto al paese di origine, il tutto con la possibilità aggiuntiva di unire le cure ad un soggiorno in località turistiche attrattive. È altresì vero, come abbiamo detto, che esiste una grande mobilità sanitaria con motivazione prevalentemente economica, sopratutto verso i paesi dell’Est Europa e del Sud Est asiatico che perseguono politiche “low cost” di attrazione, però difficilmente replicabili in occidente, a causa di aspetti legati, ad esempio, al più alto costo dei materiali, o del lavoro (la cui qualità è però in entrambi i casi, mediamente, migliore).

Il Turismo Sanitario è, non solo per i numeri, una grande occasione di sviluppo per il servizio sanitario italiano nel suo complesso, e per l’ospedaltà privata in particolare. L’OMS infatti considera il SSN italiano come uno dei migliori al mondo per la qualità delle prestazioni mediche garantite, per la varietà di strutture pubbliche e private con reparti clinici di altissima specializzazione e per le numerose eccellenze riconosciute a livello mondiale. L’Italia può quindi diventare una meta di eccellenza per il turismo sanitario internazionale, perché offre la doppia possibilità di trascorrere un periodo di relax in rinomate località di attrazione turistica e quella di curare una patologia.

Per ciò che riguarda il mercato europeo, in particolare, bisogna inoltre ricordare, come già sancito dalla giurisprudenza europea (sentenze Kohll e Decker del 1998) che i cittadini UE possono beneficiare delle cure erogate in uno Stato membro anche se non preventivamente decise, e qualora sostenuta una spesa, ottenere un rimborso della stessa. Infatti, come previsto dal Regolamento n.883 del 2004, i cittadini UE e i residenti hanno pari dignità per quanto riguarda i diritti e gli obblighi previsti dalla legislazione nazionale. Dal 4 dicembre 2014 è inoltre operativa la direttiva 2011/24/Ue che consente ai cittadini europei di muoversi ed usare liberamente i servizi sanitari dei Paesi aderenti.

Combinare l’offerta sanitaria e quella turistica è economicamente e qualitativamente conventiente per tutti i soggetti coinvolti, sia per gli utenti che per le imprese che partecipano alla creazione della catena di valore dell’offerta turistico sanitaria, infatti: i pazienti sono spesso accompagnati da familiari o amici; gli interventi che non richiedono lunghe degenze consentono di usufruire di un periodo, post operatorio, di riposo in hotel; è più piacevole soddisfare i propri bisogni di salute in contesti gradevoli; si creano meccanismi virtuosi derivanti da un marketing territoriale frutto di sinergie positive; le prenotazioni non sono soggette a fattori legati alla stagionalità; i pazienti-turisti sono in genere buoni consumatori e con ottime potenzialità di acquisto; e per ciò che riguarda le Case di Cura si tratta di introiti extra budget.

Il boom del medical tourism ha fatto sorgere negli U.S.A., già da diversi anni, organizzazioni no profit, come la Medical Tourism Association (www.medicaltourismassociation.com) nata in Florida, e società di servizi come la Healt Flight Solution. (www.healthflightssolutions.com).

Nel luglio del 2013 si è costituito in Spagna il Cluster Spagnolo del Turismo della Salute (Spaincares) che raggruppa le entità turistiche e sanitarie più rappresentative del paese iberico: Federación Nacional de Clínicas Privadas (FNCP), Asociación Nacional de Balnearios (ANBAL), Federación Empresarial de la Dependencia (FED), Confederación Española de Hoteles y Alojamientos Turísticos (CEHAT), Confederación Española de Agencias de Viajes (CEAV). E questo perché si è compreso come un paese ricco di attrazioni turistiche e di eccellenze sanitarie (come anche in Italia) può mettere a sistema efficacemente le proprie risorse con un grande ritorno economico e qualitativo a beneficio di imprese e pazienti.

Anche in Italia stanno infatti nascendo inziative analoghe, sia pure ancora in fase di sviluppo. Tra queste, ad esempio, “Italiastarbene”, che ha avuto il plauso e la volontà di sostegno del ministro della salute, attraverso una lettera del 31 ottobre 2014, e che è dedicato alla promozione delle migliori strutture ospedaliere italiane che offrono servizi nel settore della salute, delle cure e del benessere, e che fornisce tutta una serie di informazioni e servizi turistici correlati al soggiorno dei pazienti.

È notizia di questi giorni che il gruppo sanitario italiano Humanitas ha di recente firmato un accordo con Global Medical Solutions (parte di Emirates Advanced Investment Group-EAIG) e Daman, la compagnia assicurativa sanitaria controllata dal Governo di Abu Dhabi. In particolare, oltre 3 milioni di titolari di assicurazione sanitaria Daman potranno liberamente richiedere prestazioni sanitarie presso una delle strutture controllate da Humanitas in Italia. Grazie all’accordo si aprirà il primo canale ufficiale e strutturato di “turismo sanitario” dagli EAU, Emirati Arabi Uniti, (e dagli altri Paesi del Golfo in cui opera Daman) verso l’Italia.

Ed allora è evidente come, da un lato il turismo sanitario può rappresentare un utile fattore di crescita per le strutture sanitarie pubbliche e per i sistemi regionali, considerando anche le importanti ricadute sia sul piano economico che di relazioni internazionali, d’altro lato è un’opportunità di crescita per le strutture private che possono attingere ad altri canali commerciali, oltre quello pubblico, sempre più ristretto in questi tempi di continua revisione della spesa sanitaria.

Per approfittare di questi nuovi mercati bisogna cominciare a lavorare in tal senso: conoscere i flussi turistici; creare pacchetti sanità–turismo in linea con i target potenziali; sviluppare una strategia on line che sappia ascoltare l’utenza creando interesse e coinvolgimento; partecipare ad eventi di settore turistico e non solo sanitario; convenzionarsi con le compagnie assicurative che operano in circuiti internazionali; curare gli aspetti relativi all’organizzazione interna, ai processi, alle procedure di accoglienza; abbattere le barriere linguistiche; valorizzare le proprie eccellenze (professionali, tecnologiche, ecc.); stabilire e consolidare contatti sinergici con operatori del settore turistico-alberghiero.

Non è difficile, e volendo utilizzare una metafora gastronomica (altra eccellenza Italiana), oggi televisivamente di moda, possiamo dire che gli ingredienti ci sono già tutti, l’Italia è il paese con il maggior numero di siti UNESCO, le bellezze artische e naturali italiane sono conosciute ed apprezzate in tutto il mondo, esistono già numerosissime riconusciute realtà di eccellenza sanitaria in tutto il territorio nazionale, ed ogni casa di cura ha le sue piccole ma grandi eccellenze. Bisogna aver la voglia di mettere insieme questi ingredienti e cominciare a cucinare queste nuove pietanze. Resta da chiedersi quanti siano gli imprenditori disposti a “sporcarsi le mani in cucina”, e quanti quelli che preferiscano “rimaner seduti al tavolo apparecchiato”, ma sempre più povero, del Servizio Sanitario Nazionale.