L’importanza della riabilitazione respiratoria nel paziente pneumologico

Dott.ssa Vincenza Bellia, Fisioterapista, presso AOU Vittorio Emanuele – Ferrarotto – S.Bambino, Catania

Le patologie respiratorie dell’adulto e in età pediatrica, rappresentano una delle prime cause di mortalità e invalidità permanente dei paesi industrializzati e di quelli in via di sviluppo.

I dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stimano che attualmente centinaia di milioni di persone soffrono di malattie respiratorie croniche:

A livello epidemiologico le malattie respiratorie croniche di maggior peso includono l’asma, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), le malattie respiratorie professionali, le riniti allergiche e non allergiche, le rinosinusiti, la “sleep apnea sindrome” e l’ipertensione polmonare.

  • circa 300 milioni per l’asma
  • 80 milioni con broncopatia cronico ostruttiva (BPCO) di grado moderato o grave
  • altri milioni soffrono le conseguenze di BPCO lievi, riniti allergiche e altre patologie respiratorie croniche.

In Italia, secondo I dati forniti dal Ministero italiano della Salute (febbraio 2013), “le malattie cronico-degenerative, legate al noto processo di invecchiamento della popolazione italiana,e si confermano principali cause di morte: malattie circolatorie e tumori causano nel loro complesso ormai da anni circa i due terzi dei decessi (68% uomini, 66,4% donne) ma, mentre tra gli uomini il peso di queste due cause si equivale (34% ciascuna), tra le donne le malattie circolatorie superano di molto i tumori (41% vs 25%). Le malattie respiratorie sono la terza causa, sia per gli uomini sia per le donne (8% e 6%, rispettivamente), seguite per gli uomini dalle cause violente (5%) e per le donne dalle malattie endocrine (5%)”.

dati forniti dal  Report Istat 3 dicembre 2014
dati forniti dal Report Istat 3 dicembre 2014

L’applicazione di metodiche diagnostiche e lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici nella gestione delle patologie respiratorie hanno, negli ultimi anni, compiuto incessanti progressi.

La riabilitazione respiratoria sempre più integrata nella gestione del paziente pneumopatico, determina la personalizzazione del programma riabilitativo, punto essenziale dell’approccio al paziente con problematiche ventilatorie; questo passa inevitabilmente attraverso la capacità di identificare le caratteristiche funzionali del candidato al trattamento.

La Pulmonary Rehabilitation Committee of the American College of Physicians, nel 1974, definisce la riabilitazione respiratoria o polmonare: “La riabilitazione respiratoria è un’arte della parte medica in cui un programma individualizzato e multidisciplinare è formulato attraverso un’accurata diagnosi; la terapia, il supporto emozionale ed educazionale stabilizzano o fanno regredire la fisio e psicopatologia della malattia polmonare e tentano di riportare il paziente alla più alta capacità funzionale possibile consentita dal suo handicap respiratorio e dalla sua situazione di vita complessiva”.

Nell’ottobre del 2013, le due società respiratorie più rappresentative a livello mondiale, European Respiratory Society (ERS) e American Thoracic Society ( ATS ), dopo un lungo lavoro di revisione hanno elaborato un nuovo manifesto con diverse novità a partire dalla definizione: “La riabilitazione respiratoria è un’ intervento onnicomprensivo che si basa su una valutazione approfondita del paziente seguita da terapie su misura che comprendono, ma non sono limitate a, esercizio fisico,educazione e cambiamento comportamentale,progettata per migliorare la condizione fisica e psicologica delle persone affette da patologie respiratorie croniche e promuovere l’aderenza a lungo termine di comportamenti vantaggiosi per la salute”

Da questo nuovo documento il concetto di intervento multidisciplinare, inteso come esplicito punto di interazione di ideale collaborazione tra professionisti che si interfacciano con la patologia più che con la persona, scompare a vantaggio del concetto di intervento interdisciplinare, inteso come integrazione dei ruoli del team.

Le crescenti evidenze indicano la necessità di una presa in carico precoce del paziente soprattutto se critico, o nella fase post-acuta, in cui la gestione delle problematiche respiratorie si sposa con una valutazione delle abilità motorie residue. Ciò comporta un assetto organizzativo che prevede la fisioterapia respiratoria come una pratica stabile nei reparti di terapia intensiva e ospedalieri, nonché la presenza costante e distribuita del fisioterapista nell’ambito delle 24h per 7 giorni su 7 (per le competenze sull’adattamento del paziente alla NIV, per la conduzione del paziente allo svezzamento dalla ventilazione meccanica e all’estubazione, la rimozione e la gestione autonoma delle secrezioni, il riallenamento muscolare).

Per rispondere alla crescente incidenza delle patologie polmonari croniche diventa necessario il miglioramento dell’accessibilità alla riabilitazione respiratoria attraverso nuovi modelli

organizzativi che portino al raggiungimento della diminuzione del numero e dei tempi di ricovero ospedaliero (gestione delle riacutizzazione, monitorizzazione a distanza, tele-riabilitazione, cioè la creazione di quelle reti di cure domiciliari che realizzerebbe la cosiddetta Home care).

Inoltre, l’esperienza documenta che una stretta collaborazione tra ospedale e territorio permettono la gestione domiciliare sia di pazienti con gravi patologie respiratorie ad alta complessità clinico – assistenziale, sia condizioni che richiedono competenze specialistiche altrimenti disponibili solo in ospedale.
Il fisioterapista respiratorio per i suoi studi e per le sue competenze ha i presupposti per rispondere alle richieste di questa esigenza.

Dall’acquisizione di conoscenze allo sviluppo di competenze attraverso la formazione e la specializzazione del fisioterapista diventano condizione imprescindibile per stilare il piano di trattamento più idoneo e per la verifica dei risultati ottenuti. Ma non solo: interventi terapeutici come l’ossigenoterapia a lungo termine, la nebulizzazione di farmaci e la ventilazione non invasiva esigono una conoscenza adeguata e appropriata perché fortemente condizionante del management clinico.

La presa in carico del paziente pneumologico da parte del team di cura è la vera strategia per non frammentare le esperienze e per poter dare tutti gli strumenti più idonei per accompagnarlo (partendo dall’evento acuto) nella fase di mantenimento, aiutandolo a ricostruire la sua immagine nel nuovo presente. In questo percorso condiviso con le altre professionalità, il fisioterapista viene coinvolto in modo preponderante in quanto fisicità ed emozioni sono partecipate per molto tempo. Si crea, quindi, una relazione di fiducia che responsabilizza il professionista e lo pone in posizione privilegiata nel ruolo educazionale che deve incoraggiare il nuovo stile di vita.

L’innovativa strumentazione utilizzata per il raggiungimento dell’obiettivo riabilitativo pone l’attenzione sulle potenzialità residue del paziente e non sulla disability (ciò che è perduto) ma sull’activity (ciò che resta e che si può ragionevolmente ottenere ), dove l’attività fisica dovrebbe essere raccomandata come terapia complementare ai farmaci. Ciò favorisce l’intervento che diventa momento educativo e di abilitazione fisica e comportamentale; in presenza di paziente pediatrico o adolescente occorrerà coinvolgere genitori, fratelli e nonni perché parte integrante della vita del piccolo paziente.

Unicamente con un delicato e professionale lavoro si riuscirà a valutare, misurare, adattare il trattamento più personalizzato per il paziente che si affida al fisioterapista nella sfida quotidiana della sua patologia.

Bibliografia:

D’ambrosca F., Clini EM., Riabilitazione respiratoria: imparare dal passato per creare il futuro, Rivista Italiana di Fisioterapia Respiratoria D 2013

Spruit MA, Pitta F., Garvey C., et al, Differences in content and organizational aspects of pulmonary rehabilitation programs, Eur Respir J 2014