Ipotesi e realtà dei “Green Jobs” e della “Green Economy”: quali i rischi?

SabbatiniDott. Vilma Sabbatini, Biologa e Ricercatrice. Coautrice di articoli scientifici e brevetti e brevetti farmacologici. Docente certificato per la Sicurezza sul lavoro.

Il report “Foresight of new and emerging risks to occupational safety and health associated with new technologies in green jobs by 2020” EU-OSHA 2013, permette di fare interessanti considerazioni sui temi della sicurezza, ad es. sull’analisi dei rischi connessi alle professionalità legate alla green economy.

L’unione europea (UE) entro il 2020 si è impegnata a ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra1, ad aumentare del 20% l’efficienza energetica e del 20% la quota di energie rinnovabili sul mercato (“Pacchetto clima-energia 20-20-20” Commissione Europea, 2010). La realizzazione degli obiettivi in materia di energie rinnovabili e l’incremento di efficienza energetica hanno il potenziale di creare oltre 1 milione di nuovi posti di lavoro che, seppur verdi, devono tener conto della salute e della sicurezza dei lavoratori.

La necessità di effettuare dei lungimiranti sforzi per “anticipare rischi nuovi ed emergenti” era stata già sottolineata nella strategia comunitaria 2002-06 (Commissione Europea, 2002) e nella seconda strategia comunitaria 2007-12 (Commissione Europea, 2007); quest’ultima, in particolare, ha sottolineato i rischi associati alle nuove tecnologie “come un settore in cui l’anticipazione dei rischi dovrebbe essere rafforzato” dando così impulso alla “green economy”, nonché maggiore attenzione all’innovazione. I lavori verdi non dovrebbero infatti portare solo un beneficio per l’ambiente, ma anche per i lavoratori. Si ritiene che questa sia la chiave per la crescita intelligente e sostenibile della green economy e il raggiungimento degli obiettivi della strategia UE 20202.

Il risultato del progetto è dato dalla costituzione di un insieme di scenari che comportano l’utilizzo di nuove tecnologie nei posti di lavoro verdi e che abbiano come conseguenza una maggiore sensibilità della salute e sicurezza dei lavoratori. L’elaborazione dei suddetti ha lo scopo di “informare” i responsabili politici dell’UE, i governi degli stati membri, i sindacati e i datori di lavoro, in modo che possano prendere decisioni per plasmare il futuro della SSL nei posti di lavoro verdi, come luoghi di lavoro più sicuri e più sani.

Definizione di “Green Jobs”

Ci sono molte definizioni, la più citata è quella utilizzata dal Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite – UNEP, 2008: “… il lavoro in agricoltura, produzione, ricerca e sviluppo, settore amministrativo e le attività di servizio che contribuiscono sostanzialmente a preservare o ripristinare la qualità ambientale. In particolare, ma non esclusivamente, questo include i lavori che aiutano a proteggere gli ecosistemi e la biodiversità, a ridurre l’energia, i materiali, e il consumo di acqua attraverso l’alta efficienza strategica e ridurre al minimo o evitare del tutto la generazione di tutte le forme di rifiuti e inquinamento”.

L’osservatorio europeo dei rischi dell’EU-OSHA (ERO) ha chiarito che l’obiettivo è stato quello di indagare nuovi tipi di rischio connessi alle nuove tecnologie all’interno dei green jobs. Sono state rilevate e studiate nuove combinazioni di rischio, per esempio nell’istallazione di pannelli solari, dove rischi elettrici si combinano con il rischio di lavorare in quota. Al contrario, non sono stati ritenuti d’interesse sociale alcuni rischi nelle industrie verdi, come ad esempio il trasporto di merci verdi fatte nelle stesse condizioni per altri tipi di prodotti.

Sono stati identificati come aventi la massima importanza sedici fattori di cambiamento:

  1. Ambiente: le emissioni di carbonio, gli effetti del cambiamento climatico (aumento di temperatura, disastri naturali), la scarsità delle risorse naturali (combustibili fossili, acqua);
  2. Incentivi statali: politiche, sovvenzioni, prestiti, sussidi per le attività verdi;
  3. Controlli nazionali: tasse, i prezzi del carbone, gli obblighi da ottemperare, la legislazione;
  4. Opinione pubblica: le opinioni del pubblico sul cambiamento climatico e le sue cause;
  5. Comportamento pubblico: la domanda di prodotti verdi, il sostegno per il riciclo;
  6. Crescita economica: lo stato dell’economia delle nazioni europee e la disponibilità di risorse per affrontare le questioni ambientali;
  7. Questioni internazionali: l’effetto della globalizzazione nell’unione europea, e il suo effetto sulla concorrenza per le diminuite risorse naturali, guida la necessità di attività verdi;
  8. Questioni di sicurezza energetica: necessità di sicurezza energetica, desiderio/volontà di ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia;
  9. Tecnologie per le energie rinnovabili: progressi nel e per il loro sviluppo e la disponibilità per la comunità europea;
  10. Tecnologie dei combustibili fossili: sviluppo di tecnologie per consentire l’uso continuato dei combustibili fossili (captazione ed immagazzinamento del combustibile e sviluppo di tecnologie pulite del carbone);
  11. Energia nucleare: estensione del suo utilizzo e problema non secondario, se l’uso è considerato come verde;
  12. Distribuzione di energia elettrica, immagazzinamento ed utilizzo: sviluppo di tecnologia per consentire una maggiore produzione di elettricità rinnovabile in modo decentrato;
  13. Miglioramento dell’efficienza energetica: risparmio energetico su edifici di nuova costruzione, ristrutturazione per i più vecchi, promozione del trasporto pubblico a basso consumo energetico;
  14. Aumento dei rifiuti e del riciclo: guidato dalla carenza di risorse, dall’opinione pubblica e la legislazione;
  15. Altre tecnologie: la disponibilità di tecnologie non energetiche, come le nanotecnologie e le biotecnologie;
  16. Demografia e forza lavoro: una crescita (invecchiamento) della popolazione e mutati stili di vita possono guidare la necessità di una maggiore domanda di energia e/o una maggiore efficienza energetica; l’invecchiamento della forza lavoro può causare la perdita di abilità, e mutate esigenze in materia di SSL, ma anche benefici. Da ricordare che l’invecchiamento della forza lavoro, così come l’impatto dei cambiamenti climatici, possono portare a maggiori migrazioni dei lavoratori.

Note

  1. Rispetto ai livelli del 1990: l’obiettivo è una riduzione del 30% delle emissioni “… a condizione che altri paesi sviluppati si impegnino ad analoghe riduzioni delle emissioni e che i paesi in via di sviluppo contribuiscano adeguatamente in funzione delle loro responsabilità e capacità rispettive …” (Commissione Europea, 2010).
  2. Progetto realizzato per l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) da un consorzio UK Health and Safety Laboratory, SAMI Consulting e Technopolis Group.