Introduzione alla Pet Therapy

Dott. Giancarlo Giuliani, Medico, Specialista in Medicina Interna – Master in Giornalismo Scientifico, Responsabile Reparto di Medicina LungoDegenza Casa di Cura “Villa Iris” – Pianezza (To)

Da quando è stata definita negli anni ‘60, la Pet Therapy (P.T.) ha visto aumentare il proprio utilizzo a fianco di anziani, bambini, portatori di handicap e non solo. Ultimamente la P.T. ha ottenuto ulteriori riconoscimenti di credibilità, parallelamente al crescere delle evidenze scientifiche e la sua notorietà è confermata da come siano oltre 27milioni i risultati che si ottengono su Google e 15.000 nella sola Libreria di PubMed ricercando il termine P.T..

Definizione
Il termine deriva dall’unione di 2 parole inglesi: Pet (che significa animale d’affezione o domestico) e Therapy (che significa terapia). Questo ci fa capire come la P.T., seppur non lo sia ancora, abbia la pretesa di diventare una terapia dolce o complementare, che ben si presta non a sostituire ma a integrare altre terapie, pur risultando di per sé utile a migliorare il tono dell’umore e a ridurre l’ansia nei soggetti trattati.
Il termine P.T. comprende, in realtà, più tecniche operative:

a) Attività Assistite con gli Animali (definite con l’acronimo AAA), finalizzate a migliorare la Qualità di Vita delle singole persone;

b) Terapie praticate con gli Animali (AAT): si tratta di vere e proprie co-terapie praticate seguendo protocolli e definendo precisi obiettivi raggiungibili e idonei strumenti di valutazione dei risultati ottenuti;

c) Educazione Assistita dagli Animali (AAE), il cui scopo, sfruttando l’interazione della Popolazione con l’ambiente e l’animale, è quello educativo;

Accanto a queste 3 tipologie viene, da alcuni Autori, descritta una quarta:

d) HASS o Human Animal Support Service. Tale categoria comprende interventi assistenziali e di supporto rivolti a singoli Pazienti disabili.

Mentre le Attività Assistite con gli Animali (AAA) hanno l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e il tono dell’umore di alcune categorie di persone, attraverso interventi di tipo relazionali che non prevedono il coinvolgimento di particolari figure professionali, non richiedono specifici ulteriori obiettivi e non prevedono l’obbligo di raccolta di dati e parametri particolari nel corso delle singole attività, gestibili con spontaneità e con una durata temporale non definita, le Terapie Assistite dagli Animali (AAT) risultano invece dotate di una maggiore componente scientifica, risultando spesso finalizzate al miglioramento di disturbi vari (motori, fisici e/o psichici) talora complessi, necessitando di personale altamente specializzato operante in equipe (medico, veterinario, psicologo, conduttore di animali ecc …), oltre che di animali specificamente educati e addestrati.
Gli ambiti terapeutici, applicabili a svariate tipologie di Utenti e Pazienti, risultano riconducibili ai seguenti obiettivi: cognitivi (miglioramento di alcune capacità mentali, memoria, pensiero induttivo), comportamentali (controllo dell’iperattività, rilassamento corporeo, acquisizioni di regole), psicosociali (miglioramento delle capacità relazionali, di interazione) e psicologici (miglioramento dell’autostima ecc …).

I Luoghi della P.T.
La P.T. può essere praticata quasi ovunque e solo nel caso della ippoterapia risulta vincolante l’attività in appositi centri ove vivono gli animali.
Comuni invece le precauzioni di igiene e di cura degli animali (che devono regolarmente essere visitati da Veterinari, vaccinati ed essere dotati di aggiornata certificazione sulle proprie condizioni).
Relativamente ai Luoghi delle Cure, queste classificano gli animali coinvolti in 2 gruppi:

  • Animali stanziali: in questo caso i Pazienti si recano in visita agli animali, presso i Centri di Riabilitazione Equestre, le fattorie didattiche ecc … Alla pari si considerano come animali stanziali, quelli che risiedono all’interno di strutture residenziali.
  • Animali in visita: in questo caso gli animali non risiedono ove viene svolta la “terapia”, ma si recano in visita presso i Pazienti. Si tratta di quelle situazioni in cui gli animali idonei sono accompagnati dai loro proprietari e terapeuti nelle RSA e/o nelle comunità.

Una situazione intermedia prevede, invece, l’incontro di animali e Pazienti in un terreno neutro, quale può essere quello di un Ambulatorio.

I Pregiudizi sulla P.T.
Dovendo trattare un argomento che solo negli ultimi anni si sta dotando di Evidenze Scientifiche, risulta di una certa utilità individuare i ricorrenti pregiudizi sulla P.T., vale a dire:

  • La P.T. funziona solo con i bambini e poco interessa gli Anziani
  • Gli Animali dopo un pò infastidiscono o sono pesanti da gestire
  • Gli Animali possono attaccare delle Malattie
  • La P.T. coincide con il possesso di animali, con l’amare gli animali o con l’essere animalisti
  • Non esistono evidenze scientifiche o studi sulla P.T.

Tali pregiudizi nel confronti della P.T. rappresentano il principale ostacolo alla diffusione di tale pratica.

Quali gli animali utilizzati
Attualmente vari sono gli animali utilizzati nella P.T., ma sicuramente sono i cani quelli che hanno avuto il maggior risultato e questo per numerose ragioni. Innanzitutto sono animali molto socievoli, in grado di dare un amore incondizionato, a tutti, indipendentemente dall’età, dal sesso, dall’apparenza, dalla salute e dal ceto sociale. I cani, inoltre, sono facilmente addomesticabili (anche nel realizzare non facili azioni a favore di disabili), comunicando con l’uomo sia attraverso la comprensione del linguaggio verbale umano che quello non verbale o gestuale. Mediante la loro propensione al gioco e alla compagnia, i cani sono facilmente in grado di stimolare i Pazienti all’interazione. I cani, inoltre, non giudicano, generalmente si lasciano accarezzare e presentano una tale varietà di razze e taglie da poter permettere un’ampia scelta sull’esemplare da utilizzare a seconda delle caratteristiche di autonomia del Paziente che necessita dell’aiuto. Generalmente si è portati a chiedere quale sia la razza di cane più adatta per la P.T., dimenticandoci come anche negli animali conti maggiormente il singolo esemplare rispetto alla razza e quindi si potrebbe erroneamente credere che un cane sia ideale per gli scopi prefissati solo perché di una certa razza. In generale la scelta dovrebbe ricadere su cani di buona indole, risultando invece da escludere animali individualmente aggressivi, con instabilità caratteriale tipica di alcune razze nonché quelli utilizzati per combattimenti e sorveglianza.
Per il coinvolgimento di un cane in programmi di P.T., qualunque essa sia, risulta fondamentale che siano rispettate le seguenti tappe valutative e formative:

1) Idoneità fisica
2) Idoneità comportamentale
3) Idoneità di coppia animale/conduttore-proprietario
4) Addestramento.

Solo dopo che saranno raggiunte tali 4 tappe, l’animale potrà iniziare la propria attività di co-terapeuta.

Altri animali utilizzati
Anche i gatti sono usati per terapie, pur risultando più indipendenti e perciò meno addomesticabili dei cani. Con i cavalli è stata creata la famosa ippoterapia, che deve essere praticata in strutture attrezzate, certamente idonea per soggetti con problemi motori e comportamentali e nei bambini autistici o con la “Sindrome di Down”. Gli uccelli risultano molto utilizzati su gruppi di anziani, che hanno mostrato di beneficiare dal doversi prendere cura di loro, per la complessità degli atti che richiedono. Relativamente all’utilizzo dei pesci è stato constatato come l’osservazione di animali di piccola taglia in un acquario può contribuire a ridurre la tachicardia e la tensione muscolare, agendo così da antistress. I delfini, invece, occupano un posto privilegiato nelle attività che prevedono terapie con gli animali. L’amicizia tra uomini e delfini è di vecchia data e il loro utilizzo quali co-terapeuti si è rivelato efficace per la depressione, l’autismo e i disturbi della comunicazione. Asini, criceti, cincillà, capre e mucche, animali con i quali esisteva una grande familiarità sino a pochi decenni or sono, ultimamente vengono anche loro utilizzati per la P.T.
In generale la Letteratura Scientifica risulta concorde nel ritenere:

  • Idonei per l’utilizzo per la P.T. solo gli animali domestici adulti (più cavalli e delfini), escludendo tutti gli animali selvatici, gli animali esotici nonché i cuccioli, gli animali gravidi, malati o convalescenti;
  • L’utilizzo di animali domestici quali cani, gatti, canarini, criceti, conigli prevalentemente indicati a favore di soggetti anziani, pazienti cronici, lungodegenti e affetti da depressione; quello dei cavalli più indicato per pazienti con disturbi psicomotori e per soggetti autistici, mentre i delfini risulterebbero particolarmente indicati per soggetti depressi e portatori di handicap;
  • Relativamente ai cani provenienti dai canili, questi possono essere considerati idonei solo dopo aver superato i test di idoneità e un apposito periodo di addestramento;
  • La scelta degli animali deve orientarsi verso animali che, per caratteristiche fisiologiche e comportamentali, siano compatibili con gli obiettivi del progetto.

I Professionisti coinvolti
Come già segnalato quelle della P.T. non sono attività da svolgersi in maniera improvvisata e senza l’intervento di professionisti idonei ed esperti. Questo vale di sicuro per le AAT, per le quali sono previsti appositi protocolli da definire e obiettivi (misurabili) da raggiungere; ma anche per le AAA, per le quali importanti risultano essere i requisiti di base relativi almeno agli aspetti di igiene, salute e benessere degli animali coinvolti.
Valutando le varie possibili realtà operative e le varie attività realizzabili possiamo, sulla base delle varie Linee Guide e dei singoli Manuali Operativi (es: della Regione Veneto), elencare le professionalità coinvolgibili nelle attività: Medico Veterinario, Direttore Sanitario o di Reparto, Medici di Struttura o di Reparto, altre figure sanitarie o assistenziali di Struttura e/o di Reparto, Psicologi, Psichiatri, Educatori, Fisioterapisti nonché i Conduttori di Animali.

Indicazioni della P.T.
Numerose sono le categorie di Pazienti alle quali gli interventi di P.T. possono arrecare dei benefici:

  • bambini e ragazzi affetti da disabilità neurologiche, del linguaggio, di apprendimento, di adattamento, del comportamento o da patologie neuropsichiatriche infantili;
  • adulti con disabilità fisiche permanenti, deficit motori, malattie psichiatriche croniche, disturbi della personalità, disturbi comportamentali, disadattamento sociale, con patologie mediche o disturbi del linguaggio;
  • anziani affetti da invecchiamento fisiologico o patologico, demenze senili, disturbi depressivi, al domicilio con patologie degenerative o istituzionalizzati in RSA;
  • pazienti oncologici in fase iniziale, avanzata o terminale di malattia;
  • altri soggetti istituzionalizzati, disabili neurologici, in Case Circondariali o in Comunità per tossicodipendenti;
    pazienti in trattamento riabilitativo: bambini, adulti, anziani, nell’ambito di Terapie Occupazionali e/o di Psicomotricità.

Controindicazioni
Come ogni Terapia che si rispetti, anche la P.T. ha anche delle controindicazioni, quali: ipocondria, disturbo ossessivo-compulsivo, depressione grave, oligofrenia grave, qualsiasi patologia psichica che possa portare al maltrattamento dell’animale, allergie a componenti vari degli animali (peli ecc…), gravi deficit del sistema immunitario o presenza di lesione cutanea scoperta o infetta (del Paziente); zoofobia; rischio di competizione all’interno del gruppo di Pazienti scatenata dalla presenza dell’Animale.

I meccanismi d’azione della P.T.
Lo stato di benessere ottenibile con la P.T. risulta collegato a:

  • Il rapporto uomo-animale, affettivo ed emozionale, in grado di arrecare non solo benefici emotivi e psicologici, ma anche (come dimostrato scientificamente) fisici, quali l’abbassamento della pressione sanguigna, il rallentamento del battito cardiaco ecc.;
  • La comunicazione uomo-animale, che si basa su una forma di linguaggio molto semplice, cadenzato, con ripetizioni frequenti, tono crescente ed interrogativo, che produce un effetto rassicurante, sia in chi parla, sia in chi ascolta;
  • La stimolazione mentale, che si verifica grazie alla comunicazione con l’altro, alla rievocazione di ricordi, all’intrattenimento al gioco, fattori che riducono il senso di alienazione e isolamento;
  • Il tatto, il contatto corporeo, il piacere tattile permettono la formazione di un confine psicologico, della propria identità, del proprio Sé e della propria esistenza;
  • Meccanismi biologici: dimostrato l’aumento del livello di endorfine e ossitocina, la diminuzione dei livelli di adrenalina corticosteroidi, e la diminuzione dell’attività del sistema colinergica.
  • Meccanismi affettivo-emozionali: negli uomini sono stati identificati neuroni (specchio, carenti nei Pazienti autistici) che si attivano quando il soggetto compie un’azione e quando osserva altri che fanno una azione;
  • Meccanismi fisici: responsabili di migliorare l’attività motoria stimolata nei Pazienti maggiormente compromessi;
  • Meccanismi psicologici: per mezzo degli animali, l’uomo può sviluppare o riprendere rapporti interpersonali efficaci e gratificanti;
  • Meccanismi psicosomatici: individuabili nell’osservazione di come i portatori di malattie psicosomatiche (quelle in cui un importante ruolo favorente o scatenante è ricoperto da elementi e/o disturbi psicologici ottengono un particolare beneficio dalla Pet Therapy come terapia adiuvante non farmacologica
  • Meccanismi associati: meccanismi singoli interagiscono tra loro in modo sinergico, determinando una stimolazione cerebrale, riducendo i sentimenti di isolamento e privazione, favorendo la comunicazione con altre persone ecc …
  • Meccanismo ludico: il gioco e il divertimento, che portano benefici psicosomatici.
    La responsabilità, proporzionale alla propria età e alle proprie possibilità, nella cura di un animale di proprietà o di comproprietà;
  • L’attaccamento, il legame che si viene a creare tra uomo e animale può, almeno in parte, compensare la mancanza eventuale di quello interumano, e favorire lo sviluppo di legami di attaccamento basati sulla fiducia, che potranno essere trasferiti ad altri individui;
  • L’antropomorfismo: l’attribuzione di caratteristiche umane all’animale, può rappresentare un meccanismo per superare un eventuale egocentrismo e focalizzare l’attenzione sul mondo esterno;
  • L’Effetto Placebo: di sicuro, come ogni terapia, anche la P.T. risulterebbe dotata di questa proprietà.
  • L’Empatia: termine con il quale si intende la capacità di immedesimarsi e fare propri gli stati d’animo di un’altra persona (o di un altro essere). Gli animali capiscono quando siamo felici o quando siamo addolorati e questa risulta essere una caratteristica da loro molto sviluppata.

Il problema dell’igiene e delle infezioni
L’utilizzo degli Animali a favore della Salute Umana tramite interventi di P.T. prevede che siano rispettati alcuni fondamentali criteri di sicurezza e di garanzia, sia a favore degli animali che degli Utenti. Tale tema, spesso controverso, è stato ed è ancora oggi oggetto di una ricca letteratura, da un lato finalizzata alla descrizione di casi clinici di trasmissione di infezioni e dall’altro alla definizione di Linee Guida per la Prevenzione della trasmissione di infezioni. Numerosi appaiono questi documenti, redatti da Organismi tipo la C.D.C. di Atlanta. Varie Società Scientifiche sono intervenute sull’argomento, definendo Protocolli di Sorveglianza, talora riprese e incoraggiate da singoli Istituti Zooprofilattici Regionali.
Tutte le Linee Guida conosciute sottolineano il ruolo delle vaccinazioni, delle visite veterinarie periodiche, dell’igiene degli animali, della definizione di corrette modalità di gestione degli animali, di una corretta scelta dei Pazienti che possono beneficiare del contatto con gli animali, della rapida e corretta eliminazione delle deiezioni animali, del non coinvolgimento di Pazienti immuno-depressi e di animali malati nonché di una corretta spazzolatura e verifica degli animali prima delle attività. Fondamentale, come nel caso di tutte le possibili “infezioni ospedaliere o assistenziali” il lavaggio della mani di Pazienti e Operatori al termine delle attività, nonché dopo ogni contatto accidentale con saliva o altri liquidi organici di provenienza animale.

Protocolli e Linee Guida: la Progettazione
Come già segnalato quelle di P.T. non sono attività che possano essere lasciate all’improvvisazione, proprio per quel carattere di scientificità che le sottende. A tal proposito molti Enti hanno realizzato Linee Guida, al fine di definirne le modalità operative.
Tra questi spicca la Regione Veneto, autrice del noto Manuale Operativo Regionale, documento di riferimento nazionale per le attività in oggetto. In tale Manuale si individua lo strumento applicativo delle Linee Guida regionali. Numerose le tappe definite, che vanno da chi coordina la progettazione, a quali siano gli strumenti da utilizzare, i parametri da utilizzare nonché gli obiettivi da raggiungere.

Il Problema del Benessere degli Animali
Per benessere animale si intende quella condizione di equilibrio psico-fisico che garantisce un buono stato di salute e in cui l’animale è in grado di esprimere i comportamenti tipici della specie e di adattarsi ai cambiamenti ambientali.
Come sottolineato anche nella Carta di Modena si evince come il preservare le valenze emozionali, cognitive, formative, assistenziali e terapeutiche nell’interazione uomo-animale, l’importanza della scelta dell’animale e la realizzazione di in programma educativo risultino fondamentali per salvaguardare il benessere psicofisico dell’animale, evitando il rischio di un maltrattamento finalizzato solo al benessere umano.
Ma come misurare il Benessere Animale? In questo ci viene in aiuto il Modello Operativo Regionale del Veneto che ci segnala quali siano i segni premonitori dello stress acuto dell’animale (leccamenti rapidi della punta del naso, sbadigli, sollevamento di una zampa anteriore a 45° ecc …), nonché quelli dello stress cronico (diminuzione del repertorio comportamentale, passività, scarsa interazione ecc …). Questi segni sono da ricercare sempre nel corso delle varie sedute, mentre nel caso si voglia meglio approfondire l’aspetto del benessere si dovranno valutare anche aspetti fisici quali i parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza ecc …) nonché parametri bioumorali tipo il cortisolo salivare, i cui valori possono bene indicarci una situazione di benessere o malessere vissuto dall’animale.

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