IL SISTEMA DI RICOMPENSA NEI DISTURBI ALIMENTARI STRESS CORRELATI


Dott.ssa Elena Guidotti
Nutrizionista e Specialista in Nutrizione Clinica e Metabolismo – Roma

L’obesità è diventata, in questi ultimi decenni, il maggior problema della sanità pubblica mondiale. L’anoressia segue, in maniera silente e crescente; portandosi dietro al pari della prima problemi come bullismo, depressione, disistima.
Purtroppo, oltre ad aumentare il numero di persone coinvolte, si abbassa la fascia di età degli individui malati, e non esiste più una “fascia protetta”. Non possiamo però affermare che a questo “allargamento” dello stato di patologia coincida una risposta sociale organizzata. Nonostante il proliferare delle pubblicazioni scientifiche sull’argomento, degli studi clinici, degli specialisti di settore, molti genitori faticano ad accettare che il proprio figlio/figlia non si trova in uno stato transitorio di cattiva alimentazione ma in uno stato di patologia, che spesso nasce come risposta ad uno squilibrio emozionale-educazione nonché sociale e che viene  più propriamente definito disturbo alimentare stress-correlato.
L’ “asse dello stress” o asse  HPA (ipotalamo/ipofisi/surrene), è “l’effettore” delle risposte del nostro corpo agli stimoli esterni (o stressor) e deve mantenere un suo equilibrio, un suo “ritmo”, per permetterci di vivere e invecchiare in salute. Quando si altera, in modo più o meno persistente, queste alterazioni convergono su importanti tra cui fegato, rene, pancreas, tiroide, gonadi.
Nonostante i danni fisiologici stress-correlati siano ampiamente conosciuti questa noxa, “lo stress”, fatica ancora a guadagnarsi una universale dignità scientifica per rimanere un agente logorante che entra in tutte le nostre abitudini, un elemento ricorrente nella nostra società.
Si possono riconoscere diversi tipi di stress: stress ambientale, stress socioeconomico, stress individuale, come se ogni individuo dovesse prediligerne una tipologia con cui necessariamente imparare a convivere. Se poi lo stress modifica un comportamento alimentare durante la gravidanza, l’errata alimentazione materna influenzerà il genotipo del nascituro, che sarà quindi metabolicamente stressato già nella sua vita fetale.
L’uomo è cosi riuscito a creare, in modo del tutto innaturale, uno stress antropogenico.
Un individuo stressato è un individuo di cui più facilmente si potranno sfruttare le debolezze,
e se il suo “sistema dello stress” si altera in modo cronico si potrà sfruttare cronicamente il suo alterato sistema mesolimbico di ricompensa, ovvero il suo sistema di gratificazione cerebrale ,
e lo si potrà “alimentare“ fino a portarlo alla ricerca ossessiva di alcol, di droghe, di cibo, o di una specifica (e anoressica) forma corporea, di una specifica qualità dei cibi, (ortoressia).
Il sistema mesolimbico della ricompensa, conosciuto anche come “centro del piacere del cervello”, è un perfetto ed evoluto sistema di risposta allo stress, deputato a proteggerci.
Attraverso l’aumento della produzione di dopamina, il “neurotrasmettitore del piacere e delle ricompensa”, si ha una gratificazione cerebrale, ma se il sistema viene sovra stimolato, la ricerca della ricompensa diventa ossessiva e la capacità riproduttiva viene compromessa.

In un disturbo alimentare stress-correlato si arriva molto precocemente alla perdita della circadianità di ormoni fondamentali quali insulina e cortisolo, ad una perdita/disregolazione del senso fame/sazietà, nonché una perdita del senso di sete.
Se un individuo anoressico non sa quando ha fame, un invidio bulimico non sa quando è sazio, il cervello non riesce ad interpretare i segnali che vengono dal corpo e il corpo non manda i segnali corretti. Da una lato in un individuo obeso il sistema di ricompensa porta ad un eccesso di introduzione di cibo/calorie/energia, dall’altro in un individuo anoressico il sistema di ricompensa si fa più raffinato e si attiva attraverso tutto quello che serve ad eliminare cibo/calorie/energia: vomito auto indotto, esercizio fisico eccessivo, diuretici e lassativi.
Ma quali sono le reali conseguenze, fisiologiche e molecolari, del nutrirsi o denutrirsi per ricompensa?
Cosa succede alle nostre cellule e quali organi si danneggiano nel nostro corpo quando il disturbo alimentare ha preso il sopravvento? Come funziona il nostro corpo quando si trova a dover affrontare queste patologie?
L’eccesso di grassi e zuccheri aumenta anche la spesa energetica necessaria al nostro organismo per assorbire e digerire, e se la sovralimentazione persiste, le nostre cellule cominciano a trasformarsi in insulinoresistenti con la conseguenza di non riuscire più a stoccare l’energia negli organi.
Questo surplus energetico viene immagazzinato negli adipociti che diventando ipertrofici e iperplasici producendo citochine infiammatorie.
Gli zuccheri in eccesso invece si legano alle proteine e ai lipidi, creando gli Ages e Ales che si accumulano nella matrice extracellulare facendo perdere a questa la sua capacità di trasportare lipidi e neurotrasmettitori. Si instaura così una infiammazione silente che rischia facilmente di diventare cronica.
A questa infiammazione, il sistema immunitario risponde richiedendo minerali alla massa magra, con conseguente perdita della capacità muscolare e debolezza. Si arriva così molto spesso ad una osteosarcopenia associata ad una obesità.
La sindrome OSO (obesità osteosarcopenica) ha già sostituito la Sindrome Metabolica, anzi ne rappresenta la sua evoluzione in negativo, dal momento che si presenta anche in soggetti normopeso.
Una eccessiva richiesta di minerali dalla massa magra si ha anche nel soggetto anoressico, in cui il sistema immunitario e il cervello aumentano anche del trenta per cento la richiesta energetica complessiva. Non è rara inoltre una anche nel soggetto anoressico giovane una amenorrea poiché il disordine dell’asse ipotalamo ipofisi surrene porta ad una minore produzione di FSH ed LH, con conseguente poliuria.

La scuola e le mense degli ambienti lavorativi, ospedali in primis, non offrono facilmente la possibilità di mangiare carboidrati non raffinati, di bere a sufficienza, di nutrirsi di varietà di frutta e di verdura che sia di stagione. È molto più facile avere un menu per celiaci che un menu ricco di verdura e povero di carboidrati!  Se andiamo ad un “happy hour” non abbiamo problema a dichiarare di dover prendere una pasticca per il mal di testa o un gastro-protettore, ma abbiamo paura di minare la nostra immagine  sociale se rinunciamo a patatine e mohito per scegliere un succo di frutta o una macedonia.
L’imprescindibilità della terapia nutrizionale ci viene però ancora una volta confermata dagli studi degli ultimi cinque anni, in particolare modo quelli di Huttenhower e Hsiao.
Il cibo rimane la nostra unica via per ripristinare la qualità della biomassa del macrobiota gastro intestinale.
La permeabilità delle cellule epiteliali del tratto gastrointestinale costituisce la prima barriera da preservare.
Se questa barriera non viene preservata, l’endotossiemia metabolica che ne consegue potrà arrivare anche al cervello e portare ad una neuroinfiammazione.
L’importanza di preservare l’integrità dell’asse intestino cervello assume nuovi e inaspettati risvolti grazie anche ai recenti studi sui topi, e nasce il termine psicobioma, per sottolineare come il propagarsi di una infiammazione attraverso la barriera emato encefalica possa modificare i nostri comportamenti.
Ancora una volta il detto “mens sana in corpore sano” trova la sua verità nei tempi moderni, e ci insegna come sia importante, per guarire da un disturbo alimentare stress correlato, creare tanto una omeostasi psicosociale quanto una omeostasi gastro intestinale.