Embrioni sviluppati in provetta. Massimo 14 giorni

Dibattito tra gli esperti, serve un ampio confronto internazionale

Diventa ‘stretto’ il limite che impone ai ricercatori di non spingere oltre 14 giorni lo sviluppo di un embrione umano in provetta: accade dopo che due esperimenti hanno dimostrato la possibilità di coltivare embrioni umani in laboratorio fino al 13/mo giorno di sviluppo, un record mai raggiunto prima.
”Si tratta di un traguardo importantissimo, perché ci può aiutare a capire perché in natura quasi il 90% dei concepimenti va perso proprio nelle prime fasi pre-impianto”, spiega Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di Biologia dello sviluppo dell’Università di Pavia. Riguardo all’idea di spingersi oltre il limite del 14esimo giorno, Redi si dice possibilista: ”io andrei avanti, usando gli embrioni conservati nei freezer che sono già condannati a morte. Piuttosto che buttarli nel lavandino, sarebbe giusto impiegarli per progredire nella conoscenza per il bene comune. In ogni caso, l’opportunità di rivedere le regole va valutata con un’ampia discussione che coinvolga esperti di ogni genere: dai biologi ai medici, dagli esperti di bioetica fino ai filosofi e ai magistrati”.
La revisione della regola dei 14 giorni è giudicata legittima anche in un articolo pubblicato su Nature da tre esperti statunitensi: Insoo Hyun, bioeticista della Case Western Reserve University in Ohio, Amy Wilkerson della Rockefeller University di New York, e Josephine Johnston, direttrice della ricerca presso l’Hastings Center a Garrison, New York. ”Se le circostanze cambiano, è legittimo ricalibrare i limiti”, affermano i tre autori dell’articolo, sottolineando come la revisione delle regole richieda un ampio dibattito a livello internazionale che tenga conto delle necessità della ricerca scientifica così come delle preoccupazioni di tipo etico e morale. I tre esperti invitano il mondo della ricerca a ricoprire un ruolo attivo sulla scena, per informare i cittadini e spiegare l’importanza degli studi sugli embrioni.
Proposta per la prima volta nel 1979 negli Stati Uniti, la regola dei 14 giorni è stata recepita dalle linee guida della Società internazionale per la ricerca sulle staminali: è diventata legge in 12 Paesi del mondo (come Canada, Gran Bretagna e Australia), mentre altri cinque Paesi (tra cui Stati Uniti, Cina e India) l’hanno recepita nelle linee guida scientifiche nazionali.
Questo limite ”è stato scelto in base a ragioni di tipo biologico”, spiega il genetista Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. ”Nei primi 14 giorni di sviluppo nell’embrione abbiamo cellule totipotenti che continuano a dividersi e proliferare – precisa l’esperto – mentre dopo incomincia la differenziazione. Mi pare che questo abbia un senso, e non capisco quali sarebbero le indicazioni per cui andare al di là della fase proliferativa: dove vogliamo andare superando questo limite? Da vecchio medico un po’ romantico quale sono, ritengo che questo continuo abbattimento delle barriere non sia la ricetta per la felicità”.