Da un modello assistenziale incentrato sul MMG al sistema delle Cure primarie

Foto-antonelliDott. Domenico Antonelli, Coordinatore Nazionale SIICP

In risposta alla crisi del sistema sanitario e alla necessità di rivedere le politiche sociali regionali e nazionali, occorre pensare e proporre nuovi modelli organizzativi e gestionali in grado di rispondere al cambiamento della domanda di salute, e favorire lo sviluppo di un nuovo Sistema Sanitario nel quale le Cure Primarie svolgano un ruolo strategico e assistenziale indispensabile.

Alla base di questo cambiamento, non può non esserci una considerazione per quello che riguardano i percorsi formativi, sia del Medico di Medicina Generale che dell’Infermiere e di tutte le figure professionali coinvolte nell’assistenza primaria. Esistono, infatti, percorsi universitari con master e corsi di alta formazione finalizzati a sviluppare competenze professionali e capacità di governance tali da poter contribuire a pianificare modelli di gestione delle malattie croniche (da considerare patologie ad alta prevalenza e alto impatto socio-sanitario), in modo da ridurre i ricoveri impropri e gestire meglio le acuzie.

Obiettivo del medico di famiglia deve essere il miglioramento della qualità assistenziale in ambito territoriale; ma anche il coordinamento, la programmazione e l’organizzazione delle “Forme associative”, per una migliore integrazione e sinergia tra i diversi livelli di cura (ospedale/specialistica ambulatoriale/Medicina Generale).

Il medico di famiglia, infine, deve promuovere la formazione continua dei colleghi medici e di tutte le figure di un team di cure primarie, quali infermieri, dietisti, fisioterapisti…

Questo modello gestionale delle Cure Primarie vede protagonista un Infermiere con competenze sempre più appropriate e finalizzate ad un’assistenza al paziente cronico sulla base dei principi del Chonic Care Model. Vediamo infatti emergere la figura dell’infermiere Care Manager.

Il Care Manager è la figura di riferimento per il paziente e rappresenta colui/ei che è in grado di gestire in maniera efficace ed efficiente “la presa in carico” del paziente.

È questa la strada avviata dalla SIICP – Società Italiana Interdisciplinare per le Cure Primarie, un’associazione a carattere scientifico autonoma e indipendente, il cui obiettivo è quello di promuovere, valorizzare e sostenere il ruolo delle Cure Primarie sia nella sanità italiana che nelle organizzazioni sanitarie europee e extraeuropee. Rappresenta tutte le professionalità coinvolte e si pone al centro delle politiche emergenti e di sviluppo. Affianca e sostiene il cambiamento, contribuendo alla costruzione di un modello più funzionale di Cure Primarie a salvaguardia del futuro del SSN.

L’obiettivo di fondo è quello di favorire l’integrazione fra il medico di medicina generale e le altre professioni sanitarie in risposta alle emergenti esigenze assistenziali che sono sempre più orientate al lavoro in Team, inteso come insieme funzionale di figure professionali che si differenziano per competenze ed ambiti di intervento.

È dimostrato che l’assistenza primaria e un approccio preventivo/pro-attivo diretto ai malati cronici (la cui cura allo stato attuale assorbe circa i 2/3 dei costi della Sanità) determina un miglioramento in termini di esiti (ridotta mortalità-morbilità, migliore aspettativa di vita). Inoltre, produce un significativo risparmio di risorse (riducendo il tasso di ospedalizzazione e migliorando l’integrazione con l’assistenza ospedaliera e con quella sociale). Tuttavia, molti sistemi sanitari occidentali, incluso quello italiano, puntano ancora troppo poco, e in modo non uniforme, alla cura delle malattie croniche e al rafforzamento dei servizi territoriali. Si osserva, però, di recente in Italia, un nuovo fermento sui temi delle politiche sanitarie territoriali che non possiamo assolutamente lasciar cadere. I sintomi della ripresa ci sono, ma il malato è ancora da guarire.

Dobbiamo credere nelle potenzialità di tutte quelle persone in grado di dare delle risposte concrete in termini di efficacia, efficienza in un contesto sociale dove la domanda di salute aspetta soluzioni nuove, più articolate e più attente ai bisogni della persona.